Luglio 14th, 2016 Riccardo Fucile
SEI MESI FA HA RILEVATO LE DUE TESTATE A 1 EURO… PER RIPIANARE UN BUCO DI 1,5 MILIONI CHIEDE AI DIPENDENTI UNA CASSA INTEGRAZIONE AL 70%, PENA IL LICENZIAMENTO
“Sono una che lavora, lavora e lavora”. “Pure quando sono a Roma lavoro dal mattino alla sera per contribuire ai conti economici dei miei giornali”, dice.
E infatti: da quando s’è improvvisata editore, l’onorevole Daniela Santanchè frequenta sempre meno il Parlamento. Nonostante le cure che dedica ai propri affari privati, però, i conti della sua “Visibilia” non vanno benissimo: sei mesi dopo aver rilevato Novella2000 e Visto ha deciso di mettere i suoi giornalisti in cassa integrazione, pena i licenziamenti.
Al telefono ancora si stupisce di quanto costino i giornalisti, nonostante la storica relazione con Alessandro Sallusti cui ha preferito — in ultimo — il bel principe Dimitri d’Asburgo.
Ora però gli stipendi sono diventati improvvisamente un problema. Chi non perde mai il gusto del gossip l’ha subito ribattezzato “l’effetto Dimitri”
Aveva comprato le due testate al prezzo simbolico di 1 euro da Prs (che le aveva rilevate a sua volta dal gruppo Rcs) accollandosi però 700 mila euro di debiti pregressi.
I dipendenti, una quindicina, sono così transitati da una scatola all’altra. Imbottire le pubblicazioni della pubblicità che Daniela vende a se stessa non è bastato a far quadrare i conti, e qualcosa bisogna pur fare.
Ai 15 dipendenti la Santanchè propone la cassa integrazione al 70%, prendere o lasciare. Loro non ci stanno, salgono sulle barricate.
Si arriva al muro contro muro e lei non molla un centimetro. “Non ho licenziato nessuno e non vorrei farlo adesso”, minaccia.
L’acquisizione è stata fatta con un patto di stabilità che la impegnava a non fare cambiamenti. “E’ scaduto il 30 giugno, dal primo luglio posso agire per mettere in equilibrio le testate e salvare i posti di giornalisti e grafici. Se collaborano e accettano la cassa integrazione. Meglio del licenziamento, no?”.
Il problema? “I miei dipendenti sono purtroppo troppi. Ma non è un problema solo mio, guardi quanti licenziamenti hanno fatto i grandi gruppi, da Rcs, Espresso. Io finora non ho licenziato nessuno ma non mi posso permettere di mantenere giornalisti con stipendi da 130-140mila euro l’anno, quando alcuni loro colleghi si accontentano di tre euro a pezzo, perchè queste sono le tariffe del web che ha rivoluzionato tutto. Non dico di arrivare a tanto, ma ai giornalisti chiedo di riconoscere che le cose sono cambiate, che il loro mondo non c’è più e per sopravvivere bisogna fare delle rinunce. Per avere uno sbocco, per salvare dei posti. Siccome vedono che fuori da Visibilia non c’è l’America e si parla di tagli, esuberi e licenziamenti ovunque chiedo loro di essere ragionevoli. Tra un anno, poco più, saremo tutti contenti”.
Dall’altra parte la rappresentanza sindacale chiede chiarezza sui conti e insiste: il problema non può essere il costo del lavoro, visto che le buste paga al momento dell’acquisizione erano lì da vedere, se solo l’imprenditrice Santanchè avesse voluto. Lamenta poi una serie di investimenti mancati: il piano per rilanciare Novella2000, l’idea di organizzare una mostra itinerante per l’Italia perchè “è il costume di questo Paese”.
Nessuno li ha visti, così come il progetto di uscita in formato ridotto a carta patinata. Roba che costa mentre qui si risparmia, puntando sul web dove non ci sono costi di stampa e di carta. “E’ lì che stiamo concentrando gli sforzi”, spiega l’imprenditrice parlamentare.
“Su Novella il Corriere non aveva mai fatto il web e lei sa quanto tira il gossip in rete, abbiamo debuttato il 9 febbraio su Internet e oggi abbiamo circa 3 milioni di pagine viste e un milione di utenti in esclusiva. Abbiamo fatto “Ciack Generation” per intercettare gli appassionati di serie. Insomma stiamo cercando di intercettare la domanda del mercato alle condizioni del mercato. Sono una che lavora, lavora e lavora. Lo riconoscono tutti, tolto quando sono a Roma e pure quando sono lì lavoro dal mattino alla sera per contribuire ai conti economici dei miei giornali”.
Lo si vede dall’indice Openpolis sull’attività parlamentare: le sue presenze non vanno oltre il 27% e per produttività è in fondo alla classifica: 622esima su 630 deputati.
In tre anni di legislatura, per dire, la Santanchè ha collezionato un solo disegno di legge, un’interrogazione, due emendamenti.
Effetto Dimitri, a carico dei contribuenti.
Thomas Mackinson
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Stampa | Commenta »
Luglio 14th, 2016 Riccardo Fucile
RECORD DAL 2005… LE PIU’ COLPITE LE FAMIGLIE NUMEROSE… GIOVANI IN DIFFICOLTA’ IL DOPPIO DEGLI ANZIANI
Nel 2015 vivevano in povertà assoluta in Italia 1 milione e 582 mila famiglie, pari a 4 milioni e 598
mila, il numero più alto dal 2005.
Lo comunica l’Istat, sottolineando che l’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013); cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013).
Questo andamento nel corso dell’ultimo anno, spiega ancora l’Istituto di statistica, si deve principalmente all’aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.
In aumento al Nord, in particolare per gli stranieri, la povertà colpisce le famiglie numerose, chi vive in città , e molti più giovani accanto agli anziani.
Parliamo di persone e nuclei familiari che, secondo la definizione stessa dell’Istat, hanno difficoltà a “conseguire uno standard di vita minimamente accettabile”, “non accedono a beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali”.
Tra le persone coinvolte 2 milioni 277 mila sono donne (7,3% l’incidenza), 1 milione 131 mila sono minori (10,9%), 1 milione 13 mila hanno un’età compresa tra 18 e 34 anni (9,9%) e 538 mila sono anziani (4,1%).
Un minore su dieci, quindi, nel 2015 si trova in povertà assoluta (3,9% nel 2005). Negli ultimi dieci anni l’incidenza del fenomeno è rimasta stabile tra gli anziani (4,5% nel 2005) mentre ha continuato a crescere nella popolazione tra i 18 e i 34 anni di età (9,9%, più che triplicata rispetto al 3,1% del 2005) e in quella tra i 35 e i 64 anni (7,2% dal 2,7% nel 2005).
L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%) sia di persone (da 5,7 a 6,7%) soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%).
Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono in area metropolitana (l’incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).
L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare).
Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%).
Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).
Anche la povertà relativa risulta stabile nel 2015 in termini di famiglie (2 milioni 678 mila, pari al 10,4% delle famiglie residenti dal 10,3% del 2014) mentre aumenta in termini di persone (8 milioni 307 mila, pari al 13,7% delle persone residenti dal 12,9% del 2014).
Analogamente a quanto accaduto per la povertà assoluta, nel 2015 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie numerose, in particolare tra quelle con 4 componenti (da 14,9 del 2014 a 16,6%,) o 5 e più (da 28,0 a 31,1%).
(da “La Repubblica”)
argomento: povertà | Commenta »
Luglio 14th, 2016 Riccardo Fucile
PARLA IL FERROVIERE DI ANDRIA: “ANCH’IO VITTIMA DI QUESTO DRAMMA, ADESSO TUTTI CI ODIERANNO”… MA I COLLEGHI LO DIFENDONO
“In questa storia anche noi siamo delle vittime. Siamo disperati ma un solo errore non può aver causato tutto questo”.
Al primo piano di una palazzina nella zona dello stadio di Corato, il capo stazione di Andria Vito Piccarreta e sua moglie sono barricati nel dolore. Lia è appena tornata da Medjugorje dove era andata con don Vito, il prete della parrocchia del Sacro Cuore che la famiglia frequenta da sempre. Sua figlia non è andata al lavoro, un negozio di telefonini in centro che gestisce nel centro della città .
“È gente per bene, saranno distrutti”, dicono al panificio di fronte. E hanno ragione. Sono distrutti: “Stiamo soffrendo, quelle immagini sono inaccettabili, tutto quel dolore, quello che è accaduto è incredibile. Ma non è pensabile dare la colpa di quello che è successo soltanto a un errore umano. Non è così”, dice la signora.
E probabilmente ha ragione: non può essere soltanto un errore umano.
Lo ha detto chiaramente il procuratore aggiunto Francesco Giannella: “Non ci fermeremo assolutamente alle prime responsabilità . L’errore umano è soltanto il punto di partenza di questa storia”.
Spiega un investigatore: “Il problema non è il binario unico perchè in Italia la maggior parte dei treni viaggiano sul binario unico. Il problema è il sistema di controllo che ovunque è automatizzato tranne che qui”.
Qui fanno tutto i capistazione e i macchinisti. E se sbagliano tocca soltanto a loro rimediare. Gli intoppi sono sempre accaduti. Ma prima era molto più facile rimediare perchè su questa linea viaggiavano pochi treni.
Da qualche anno, da quando le Ferrovie del Nord Barese sono state rilanciate, e ancora di più negli ultimi mesi con l’introduzione del metro per l’aeroporto di Bari, le corse sono aumentate.
E c’è stata grandissima attenzione ai ritardi: treni supplementari, corse eccetera. Questo ha portato un carico di lavoro maggiore pur lasciando inalterate però le obsolete tecnologie di sicurezza. Risultato: lo scontro.
Piccarreta d’altronde non fa un mistero di quello che ha accaduto: “È vero quel treno non doveva partire. E quella paletta l’ho alzata io: non sapevo che da Corato stesse arrivando un altro treno per questo ho dato il via libera”, spiega oggi, così come ha confermato ai funzionari che stanno conducendo l’inchiesta interna.
A loro ha provato a spiegare che quella era stata una giornata complicata, i treni che portavano ritardo, c’era stata l’aggiunta di un treno supplementare e dunque in quel lasso di orario era previsto l’arrivo di tre treni e non dei soliti due, i macchinisti che assemblavano nuove vetture per sopperire il ritardo.
“È stata una giornata molto particolare”, dice. “Ma quello che è successo è troppo”. Troppo. “So che ora se la prenderanno tutti quanti con noi”, dice la signora Lia, a casa. “Mio marito è il capro espiatorio perfetto. Ma non è giusto: perchè è un lavoratore serio, in questi anni ha fatto sempre e soltanto il suo dovere. Questa è una tragedia troppo grande per noi. È un lutto, abbiate rispetto del nostro dolore”.
Ecco perchè questo capostazione di Andria non è Schettino. Non c’era alcuna ragazza che ballava nella sua stanzetta dello scalo di Andria. Non ha abbandonato nessuna nave. Ha commesso un errore, un gravissimo errore ma ha perso un amico. Un caro amico: Pasquale Abbasciano, uno dei macchinisti morti nello scontro era come uno di famiglia. Stessa città , stesso lavoro, tutti i giorni l’incrocio su quel binario.
Uno a bordo del treno, l’altro alla guida delle vetture. “Era uno di noi”, racconta fuori dalla chiesa Cataldo Angione, uno dei colleghi.
“Vito è persona seria e scrupolosa. Grandissima esperienza. Ma sotto pressione, come sono i nostri colleghi negli ultimi tempi, è più facile sbagliare”.
Dicono gli amici e colleghi alla stazione di Andria, dove l’azienda ha dato loro la consegna del silenzio: “Non dovete chiedere a Vito perchè ha alzato quella paletta ma a qualcun altro perchè non è in grado di controllare il nostro lavoro. Noi guidiamo treni. Non siamo piloti di aereo”.
Nel pomeriggio le finestre di casa Piccarreta sono chiuse. In serata un lungo fiume di persone è per strada. Sono qualche centinaio, portano candele in mano e hanno la faccia rigata dal pianto.
Corato è una città segnata dal dolore, molte delle vittime, a partire proprio dai colleghi di Vito, vivevano in questo paese. La città è a lutto, le saracinesche sono abbassate, questa marea di ragazzi è partita da piazza Cesare Battisti e si dirige in silenzio verso la stazione. In testa c’è un prete e un fascio di fiori bianchi. Lia dice: “Ci odieranno” e invece qui in mezzo in molti conoscono Vito, ne parlano con calore misto anche ad affetto.
“Uno come lui, seppur con la sua fede, non potrà reggere un dolore così grande” dice Luca Fiore, un ragazzo che frequentava la stessa parrocchia.
Il corteo si spinge fino alla stazione, le candele si poggiano per terra. Qualcuno abbozza un applauso, si piange, i ferrovieri si abbracciano.
Da poche ore è arrivata la notizia che Vito è stato sospeso.
Una ragazza inserisce i soldi in una biglietteria automatica. In lontananza, nessun rumore di rotaie.
(da “La Repubblica”)
argomento: ferrovie | Commenta »
Luglio 13th, 2016 Riccardo Fucile
MANICOMIO PADANO: C’E GIA’ ARIA DI CRISI NEL VARESOTTO, IL CENTRODESTRA IMPLODE… IN UN MUNICIPIO DI MILANO LA LEGA FA LO SGAMBETTO A UN ESPONENTE DI FRATELLI D’ITALIA
Giunta di centrodestra a Busto Arsizio appena eletta e già in bilico. 
Il neo sindaco forzista Emaunele Antonelli rischia di dimettersi dopo la dèbacle in Consiglio comunale, vittima della guerra interna tra Lega e Forza Italia.
Con un’imboscata, infatti, il gruppo del Carroccio ha impallinato il candidato azzurro alla presidenza del Consiglio comunale, l’ex sindaco Gigi Farioli, e favorito la vittoria di un esponente del Pd, Valerio Mariani, che è stato eletto nuovo presidente dell’aula.
L’esito del voto e il tradimento leghista ha mandato su tutte le furie Forza Italia che ha minacciato di aprire formalmente la crisi di giunta.
Immediata e clamorosa la reazione del leader della Lega Matteo Salvini che ha annunciato la sospensione dell’intero gruppo del suo partito in consiglio comunale e ha dato mandato al segretario provinciale Matteo Bianchi di trovare i colpevoli.
La sezione di Busto del Carroccio è stata addirittura commissariata.
A Busto Arsizio, però, si sente aria di crisi.
Il sindaco appena eletto Antonelli ha convocato per il pomeriggio una riunione di giunta alla quale potrebbe presentarsi dimissionario. Un vero smacco per la coalizione di centrodestra che a Busto ha vinto le elezioni al primo turno il 5 giugno scorso con il 50,3 per cento dei voti.
Si tratta in extremis per evitare un’altra figuraccia. Riunione tra i segretari provinciali della Lega e di Forza Italia, mentre il candidato sconfitto Farioli potrebbe rivolgersi al sindaco e alla città con una lettera aperta per invitare tutti ad andare avanti ed evitare la crisi.
Certo l’episodio di Busto Arsizio non è un caso isolato.
Anche a Milano, in occasione dell’elezione del presidente del consiglio del municipio 2 ieri sera, Lega e Forza Italia si sono fatte lo sgambetto.
Con il risultato che il centrosinistra all’opposizione, approfittando delle divisioni interna alla maggioranza ha fatto eleggere a sorpresa come presidente, Carlo Sorrentino. Leghista dissidente che è stato subito disconosciuto dal partito.
Mentre il candidato scelto dal centrodestra era il consigliere Truppo di Fratelli d’Italia. Anche in questo caso si parla di vendette e veleni.
Tra i sospettati dell’imboscata ancora una volta i consiglieri leghisti.
C’è chi racconta che ieri il Carroccio avesse chiesto perfino ai propri consiglieri di fotografare le schede per controllare i voti.
Il segretario cittadino del Carroccio Davide Boni, però, respinge le accuse: “Io i nostri li controllo, ma è evidente che c’è un problema nella coalizione. E questo è molto preoccupante”.
(da “La Repubblica”)
argomento: LegaNord | Commenta »
Luglio 13th, 2016 Riccardo Fucile
INCARICHI DI SOTTOGOVERNO DISTRIBUITI “IN FAMIGLIA” E TRUCCHI PER AGGIRARE IL VINCOLO DEI DUE MANDATI
Il Movimento di lotta si fa di governo e i vizi della vecchia politica, che a parole si dice di voler combattere, tornano puntuali come un orologio svizzero.
Basta guardare cosa sta accadendo a Roma: non solo la rissa fra correnti, ma pure incarichi di sottogoverno distribuiti a go-go a mogli, fidanzate, portaborse.
Il peggio del familismo amorale sempre denunciato dai grillini, ora applicato in Campidoglio con metodo scientifico.
Antipasto del banchetto che verrà , visto che le nomine più pesanti, circa 300, a cominciare dallo staff della neosindaca, devono ancora venire.
L’inizio non fa ben sperare.
I primi passi dei pentastellati seguono liturgie da prima Repubblica: legami di sangue, d’amore o d’amicizia trasformati in poltrone, dunque in stipendi.
Specie alla periferia dell’impero, dove è più facile sfuggire ai controlli.
Accade allora nel popoloso III municipio che Giovanna Teodonio, moglie di Marcello De Vito, protegè della deputata Roberta Lombardi, il più votato in assemblea capitolina di cui è diventato presidente, venga reclutata come assessore alla Sicurezza del personale e Polizia locale.
Una parentela da lei stessa rivendicata su Fb.
Mentre per favorire la fidanzata del bis-consigliere comunale Enrico Stefà no si è dovuto ricorrere a un escamotage: la 27enne Veronica Mammì, uscente in VI municipio, è stata traslocata in VII, dove ha ricevuto la delega al Sociale.
Uno spostamento tattico, raccontano fonti interne al Movimento, necessario per aggirare il tetto dei due mandati consecutivi.
Così si salta un giro, ma si riscuote comunque un incarico, in attesa delle prossime consultazioni. Che, per la Mammì, già portaborse della deputata Daga, potrebbero essere le Politiche o le Regionali, fra un anno o due.
Una strategia molto in voga fra i grillini. Alla faccia della sbandierata diversità a 5 stelle. I quali, per selezionare la classe dirigente, usano ormai lo stesso criterio degli altri partiti: la fedeltà .
Alle persone che contano, prima che ai principi.
Capita perciò che l’assistente alla comunicazione del deputato Enrico Baroni, Mario Podeschi, venga nominato assessore al Sociale in V municipio.
Mentre l’architetto Giacomo Giujusa – consulente per le tematiche ambientali dell’onorevole Vignaroli, compagno della senatrice Taverna – conquisti la delega all’Ambiente e Lavori pubblici in XI.
Con il dipendente Atac Alfredo Compagna, appena eletto presidente in XIV, a suo tempo candidato per aver condiviso i banchi di scuola con Andrea Severini, marito separato di Virginia Raggi, che proprio in quel territorio risiede.
Dove è risultato eletto pure il suo avvocato, che però poi ha rinunciato.
È infatti la famiglia il canale privilegiato dei 5 stelle per entrare nelle istituzioni.
La prova è l’VIII municipio: in consiglio siedono Teresa Leonardi (40 preferenze) ed Eleonora Chisena (91), madre e figlia; Giuseppe Morazzano (41 voti) e Luca Morazzano (34), padre e figlio.
Basta una vasta parentela, un po’ di organizzazione e il seggio è assicurato.
Da declinare nella “variante Mastella”, ovvero le coppie che fanno carriera insieme. Daniele Diaco e Silvia Crescimanno erano fidanzati quando, nel 2013, approfittando della doppia preferenza di genere, divennero entrambi consiglieri in XII.
Nel frattempo si sono sposati: oggi lei è presidente del municipio, lui ha preso uno scranno in Campidoglio.
Dove, nello staff della neosindaca, sta per entrare Francesco Silvestri, ex collaboratore del senatore Endrizzi, già fidanzato di Ilaria Loquenzi, capo comunicazione alla Camera.
In ossequi alla teoria Nugnes, verace senatrice partenopea: “Quando scegliamo il nostro esercito, i soldati devono essere fedeli”.
Giovanna Vitale
(da “La Repubblica”)
argomento: Grillo | Commenta »
Luglio 13th, 2016 Riccardo Fucile
“FALSITA’ IDEOLOGICA IN ATTO PUBBLICO”… I PM PUNTANO A TEMPI RAPIDI
Atteso e temuto per i possibili sviluppi che potrebbe innescare, come anticipato da La Stampa, la
documentazione dell’Autorità nazionale anticorruzione sul caso delle consulenze alla Asl di Civitavecchia della neo sindaca della capitale Virginia Raggi alla fine è arrivata a destinazione.
Negli uffici della Procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone, che aprirà un fascicolo nel quale il nome della prima cittadina figurerà come indagata.
L’ipotesi di reato formulata sarebbe, secondo quanto filtra da Piazzale Clodio, quella contemplata dall’articolo 483 del codice penale: «Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico».
Pena massima prevista 2 anni di reclusione.
I magistrati puntano a chiudere l’inchiesta, qualunque dovesse essere l’esito (archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio), in tempi rapidi.
Per evitare che lo scontato clamore delle indagini nei confronti della prima carica istituzionale della Capitale possa condizionare, oltre ragionevoli termini di durata, l’azione della nuova Giunta capitolina alle prese con la delicatissima situazione della città . A cominciare dall’emergenza rifiuti.
Il caso era esploso alla vigilia del ballottaggio che ha visto la Raggi spuntarla sullo sfidante del Pd Roberto Giachetti.
Aperto da un articolo del Fatto che dava conto delle consulenze legali ottenute dall’avvocato Raggi per il recupero crediti della Asl Rm-F di Civitavecchia. Tra il giornale e l’allora candidata sindaca si innescò un acceso botta e risposta.
Il 13 luglio 2012, sostiene il quotidiano, la Raggi ha ottenuto un primo incarico legale (per 8 mila euro lordi) dall’azienda sanitaria locale. E nel 2014 un secondo per altri 5 mila euro.
L’attuale sindaca dichiara nel 2015 1.878 euro a titolo di «acconto e rimborso» della consulenza da lei fatturata nel 2014 e pagata l’anno successivo. Nient’altro.
Per legge chi riveste incarichi politici e amministrativi (nel 2014 la Raggi era consigliera comunale) è tenuto a dichiarare «i dati relativi all’assunzione di altre cariche, presso enti pubblici e privati, e i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti».
E «altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e indicazione dei compensi spettanti».
Compensi «corrisposti», quindi, manche quelli solo «spettanti».
La Raggi si difende tramite il suo avvocato, secondo il quale l’«incarico di recupero credito» era stato «regolarmente comunicato» al Comune di Roma e all’Asl. Ed entrambi gli enti ne avevano dato conto sui rispettivi siti.
Quanto all’incarico di circa 8 mila euro, aggiunge il legale, «Raggi ha emesso fattura nel 2014 per euro 1.878,00 a titolo di acconto, fattura pagata solo nel 2015, ragione per cui la somma entra nella dichiarazione dei redditi del 2016».
Se sia o meno tutto regolare saranno, a questo punto, i magistrati ad accertarlo.
Antonio Pitoni
(da “La Stampa”)
argomento: Roma | Commenta »
Luglio 13th, 2016 Riccardo Fucile
DON ALBANESI: “PORTE DELLA COMUNITA’ APERTE PER AMEDEO”
“C’è una sola specie umana e vi apparteniamo tutti. Le differenze tra di noi come colore della pelle, colore degli occhi, struttura del viso sono accessorie, non hanno nessuna influenza sulla natura dell’essere umano”.
Parla tra gli applausi nella manifestazione che chiude la giornata di lutto per Emmanuel Chidi Namdi, morto a Fermo.
Ovadia chiede di stringersi tutti insieme non solo per la morte di un uomo, ma per quella “zona grigia della società , una sottovalutazione, una volontà di autoassolversi”. “Questo – dice – non serve al nostro paese, non serve al nostro futuro. Un paese è tanto più alto quando riconosce le proprie responsabilità e le affronta per diventare migliore”. “E vorrei fosse chiaro una volta per tutte — conclude – che non esiste una civiltà degna di questa nome che non sia anche una civiltà dell’accoglienza”.
Quello di Moni Ovadia è uno dei tanti interventi, tra musica e parole, che si susseguono sul palco, moderati dalla grazia di Claudia Koll.
In tanti portano la propria voce di denuncia e insieme speranza.
Il primo a intervenire è il sindaco della Città , Paolo Calcinaro che chiede scusa per una vita che non si è riusciti a difendere, ma chiede anche di ripartire.
Nel cuore e nelle parole la voglia di ricominciare e riaffermare la natura ospitale e non razzista della sua città , il desiderio di rimetterla città al centro di un progetto che costruisce integrazione, rispetto e armonia.
“Lavoriamo per questa città . Ci vuole tanta forza, anche per me”. “Ripartiamo dalla scuola, – dice – entriamo nelle classi”.
Sul palco salgono anche don Vinicio Albanesi e Chinyeri, a compagna di Emmanuel, che ringrazia tutti i presenti e chiede di pregare; poi viene soccorsa per un malore. Don Albanesi annuncia che desidera andare a trovare, in carcere, Amedeo Mancini, accusato della morte di Emmanuel. “Se vorrà ricominciare la sua vita, avrà le porte della comunità aperte”.
Ma il cuore della serata è quel lungo corteo che dalle 21,30 si snoda da Piazza del Popolo lungo Via Veneto per dire no al razzismo: tante famiglie, bambini, associazioni, sigle sindacali, scout, cittadini, i migranti che aprono il corteo tutti insieme.
Tanti i palloncini colorati lasciati nel luogo in cui Emmanuel ha trovato la morte. Tante le persone arrivate da ogni parte della regione e qualcuno anche da fuori.
Una grande bandiera arcobaleno accompagna il corteo, tanti striscioni e cartelli: “Sono fermo contro il razzismo”.
E poi c’è la musica che parla il linguaggio di tutti e arriva dritta al cuore.
Sul palco il cantautore Federico D’Annunzio e gli Insilenzio, Enrico Capuano e i Turkish Cafè.
Immancabile “Imagine” di John Lennon ma tocca anche l’interpretazione di “Le Traiettorie delle mongolfiere” di Gianmaria Testa.
“Anche noi, anche noi con gli occhi controvento al cielo abbiamo cercato e perso le tracce del loro volo dentro le nuvole del pomeriggio, nei pomeriggi delle città , ma chissà dove è incominciato tutto. Chissà ”.
(da “Redattore sociale”)
argomento: Razzismo | Commenta »
Luglio 13th, 2016 Riccardo Fucile
LA MOBILITAZIONE DEL CENTRO ISLAMICO DI BARI: “CI SENTIAMO COLPITI ANCHE NOI PUGLIESI MUSULMANI, ABBIAMO APERTO UNA SOTTOSCRIZIONE”
Tra le centinaia di pugliesi che anche mercoledì stanno in coda per donare il sangue dopo il
disastroso incidente ferroviario hanno voluto esserci anche fedeli della comunità islamica
“Una ventina di fratelli del Centro islamico di Bari hanno deciso di donare il sangue per contribuire alla grande gara di solidarietà partita già da ieri pomeriggio negli ospedali di Bari e provincia”, è scritto in un comunicato.
“Dalle 7 di oggi sono in coda nel centro trasfusionale di Bari uno dei due imam della Comunità Shwandy Gazi, il responsabile organizzativo del Centro Islamico Alì Pagliara, e una decina di musulmani per donare il sangue a chiunque ne abbia bisogno. Nel corso della giornata altri fratelli raggiungeranno il Policlinico per contribuire alla raccolta di sangue”.
“Ci sentiamo anche noi musulmani pugliesi colpiti profondamente da questa tragedia che ha sconvolto le nostre famiglie – dichiara Sharif Lorenzini, presidente della Comunità islamica d’Italia -. Per questo abbiamo deciso di aiutare concretamente i feriti lacerati nel corpo e nell’anima”.
Oltre alla donazione del sangue, la Comunità Islamica di Puglia si sta mobilitando per altre azioni concrete di solidarietà .
“Abbiamo intenzione anche noi, nel nostro piccolo – conclude Lorenzini – di lanciare all’interno della Comunità una sottoscrizione a favore dei feriti e delle famiglie delle vittime di questa tragedia. Chiunque vorrà potrà donare il suo contributo”
La straordinaria solidarietà messa in moto nelle ore immediatamente successive alla tragedia ha fatto raccogliere in 24 ore 2724 sacche di sangue, cinque volte di più delle 464 unità raccolte in media ogni giorno nella regione.
A donare sono state soprattutto le persone geograficamente più vicine al luogo del disastro ferroviario, nella provincia di Barletta-Andria-Trani, ma anche a Bari i centri per la donazione del sangue sono stati presi d’assalto da coloro che volevano offrire un aiuto prezioso alle vittime ricoverate.
Generosità anche da parte dei medici, come avverte il coordinatore del centro regionale sangue della Puglia, Michele Scelsi. “Nella mia struttura, nell’ospedale San Paolo di Bari sono spontaneamente tornati dalle ferie medici, infermieri e ausiliari”.
A testimoniare l’impressionante gara di solidarietà sono le decine di foto e video che corrono sul web, dove si vedono lunghe file di persone pronte a donare sangue in tutta la Puglia, anche davanti agli ospedali Perrino di Brindisi, Vito Fazzi di Lecce e Santissima Annunziata di Taranto.
I centri trasfusionali sono stati letteralmente invasi dai donatori: le direzioni generali delle Asl salentine hanno espresso apprezzamento e gratitudine.
L’Istituto Superiore di Sanità ha spiegato che grazie a questa ondata di persone disposte a donare non c’è stato bisogno di richiedere sacche di sangue da altre regioni, pur disponibili a dare un aiuto: “I pugliesi hanno saputo fronteggiare l’emergenza da soli”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: radici e valori | Commenta »
Luglio 13th, 2016 Riccardo Fucile
PRIMA LO FANNO COMMISSARIO STRAORDINARIO DELLA CALABRIA, POI FANNO FINTA DI NON CONOSCERLO E LO SCARICANO QUANDO HANNO SENTORE DELL’AVVISO DI GARANZIA
“L’ing. Domenico Kappler non ricopre alcun incarico nel nostro movimento. Da commissario pro tempore di Fratelli d’Italia in Calabria era stato rimosso a seguito dell’avviso di garanzia pervenutogli il 30 Giugno per ragioni legate al suo ex ruolo di Presidente di Risorse per Roma”.
L’autogol è firmato dal “Gabbiano” Fabio Rampelli, co-fondatore e componente l’Ufficio di presidenza di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale.
Il classico caso che ai tempi del Msi, quando qualcuno era coinvolto in una indagine, si soleva liquidare con un “non è mai stato iscritto al partito”, anche se fino al giorno prima era in sezione.
Con la differenza che allora era spesso militanti coinvolti al massimo in una rissa, ora si parla di un “colluso” con la ‘ndrangheta, del cui comportamento ovviamente nessuno si era accorto di nulla nel partito della Meloni.
Quanto a selezione del personale politico non c’è male nel nominare Kappler come commissario dell’intera Calabria.
E visto che era stato senatore di An e poi nominano amministratore delegato della partecipata “Risorse per Roma” (anche qui è indagato) da parte della giunta Alemanno (di cui faceva parte Fdi), difficile dire che non lo conoscesse nessuno…
Evviva la destra della legalit�
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »