Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile
L’INCIDENTE IN UN TRATTO A BINARIO UNICO… EMERGENZA SANGUE: AD ANDRIA IN TANTI ALL’OSPEDALE PER DONARE SANGUE… “SEMBRA UN DISASTRO AEREO”
“Sembra un disastro aereo”. Chi ha visto i due treni accartocciati nella campagne della Murgia fra
Andria e Corato racconta così il disastro.
Oltre venti morti e 50 feriti, molti dei quali incastrati nei convogli, nello scontro frontale fra due treni di linea delle Ferrovie Nord Barese avvenuto in mattinata sul tratto a binario unico. Ma il bilancio delle vittime sembra purtroppo destinato ad aumentare.
L’ospedale da campo e gli psicologi.
Tra i feriti soccorsi negli ospedali di Andria, Barletta e Bisceglie – 18 dei quali sono in gravi condizioni – c’è anche un bambino di pochi anni portato in ospedale a bordo di un elicottero. Nella zona dell’incidente è stato allestito un ospedale da campo per i primi soccorsi.
La Asl ha messo in campo un coordinamento psicologico sia sul luogo della tragedia sia negli ospedali in collaborazione con l’Ordine degli psicologi. Le salme vengono trasferite all’Istituto di medicina legale di Bari.
L’intervento dal cielo.
Si sono mossi anche l’elisoccorso della Protezione civile e quello dei vigili del fuoco. I primi rilievi aerei effettuati dai vigili del fuoco avevano dato l’idea della violenza dello scontro. Uno dei treni ha soltanto due vagoni rimasti pressochè intatti; l’altro soltanto l’ultimo, quello di coda.
“E’ un disastro come se fosse caduto un aereo”, scrive sul proprio profilo Facebook il sindaco di Corato, Massimo Mazzilli.
L’emergenza sangue.
Il centro trasfusionale di Andria sta effettuando una raccolta straordinaria di sangue all’ospedale di Andria: servono donatori del gruppo 0 positivo.
Visto il notevole afflusso di donatori, fanno sapere dal centro, è consigliabile andare in ospedale nella mattinata di domani.
Il dipartimento regionale di Promozione della salute comunica che tutti i servizi trasfusionali della Regione Puglia rimarranno aperti oggi e domani dalle 8 alle 19. Tanti in coda anche al Policlinico di Bari.
Il centro di accoglienza.
La Protezione civile della Bat rende noto che presso il palazzetto dello sport in viale Germania ad Andria è allestito un centro di accoglienza per parenti delle vittime e un centro di informazione per il ricongiungimento familiare dei passeggeri. I numeri presso cui è possibile contattare i responsabili della struttura sono 331.171.31.03 – 0883.299.750 – 0883.299.416 e 0883.299.411.
La testimonianza del poliziotto.
“Una scena spaventosa, allucinante: questo è quello che ho visto”, racconta un agente di polizia, con la divisa impolverata, impegnato a scavare fra i detriti. “Ho visto persone morte, altre che chiedevano aiuto, persone che piangevano. La scena più brutta della mia vita”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile
SI PARLAVA DI LUI COME FUTURO ASSESSORE IN CASO DI VITTORIA DELLA MELONI ALLA COMUNALI
Soltanto pochi giorni fa Kappler – che prima delle amministrative aveva fatto campagna elettorale in Calabria a favore di Giorgia Meloni – era stato indagato dalla procura di Roma per una vicenda di mazzette legate ai lavori nei campi rom effettuati nella Capitale al tempo della giunta Alemanno.
Una lista di reati, a seconda delle posizioni, dal falso, all’inadempimento dei contratti sulle pubbliche forniture, dalla corruzione al favoreggiamento, dalla gestione illecita e la combustione di rifiuti all’errore indotto dall’altrui inganno.
Tutto era funzionale secondo l’impostazione dell’accusa coordinata dall’aggiunto Paolo Ielo, a giustificare interventi di bonifica in emergenza, spesso immotivati.
Lo stesso meccanismo utilizzato in Mafia Capitale in questo ed altri settori dell’amministrazione pubblica, come confermato dai tanti link fra le due inchieste. Kappler, in questo senso, è l’ennesimo punto di contatto.
Kappler in passato aveva un suo feudo elettorale sul litorale romano, esattamente ad Anzio e Nettuno, dove era stato eletto senatore.
Il suo nome era nella relazione antimafia che aveva portato nel 2004 allo scioglimento del comune di Nettuno ma sul suo ruolo non v’era stato alcun addebito giudiziario.
Secondo indiscrezioni, in caso di vittoria della Meloni come sindaco di Roma, avrebbe potuto avere un assessorato di peso nella giunta.
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile
“PERSONAGGIO CHIAVE DELLA VICENDA CORRUTTIVA” SCOPERCHIATA DALLA PROCURA DISTRETTUALE ANTIMAFIA
L’ex senatore di An-Fratelli d’Italia, Domenico Kappler, 56 anni, di Roma, attuale commissario
regionale per la Calabria di Fratelli d’Italia, ad avviso degli inquirenti della Dda di Reggio Calabria, sarebbe stato un “personaggio cardine della vicenda corruttiva” nonostante non avesse cariche formali che giustificassero il suo coinvolgimento nella vicenda relativa ad un comitato d’affari che avrebbe orientato appalti pubblici multimilionari ad imprese riconducibili alla ‘ndrangheta.
Ex amministratore delegato della società pubblica Risorse per Roma Spa — società in house partecipata interamente da Roma Capitale per gestire le attività di alienazione del patrimonio immobiliare capitolino — Domenico Kappler sarebbe stato legato ad Alberto Scambia, 66 anni, anche lui fra i fermati.
Secondo l’accusa, avrebbe corrotto un dirigente del Comune di Reggio Calabria affidandogli un incarico professionale per conto di “Risorse per Roma”.
Il manager Domenico Kappler, ad avviso della Dda di Reggio Calabria, avrebbe avuto interessi in due società “Idrorhegion” e “Acquereggine” che ha gestito per molti anni, per conto del Comune di Reggio, il sistema di depurazione delle acque.
Kappler avrebbe corrotto l’allora dirigente del settore Servizi tecnici (attuale dirigente del settore Cultura, turismo, istruzione e sport del Comune di Reggio Calabria) conferendogli un incarico professionale tramite la società “Rosorse per Roma spa”.
(da agenzie locali)
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Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile
RENZO BOSSI A PROCESSO PER I FONDI SOTTRATTI ALLA LEGA: “ESCLUDO DI AVER STUDIATO”
Laureato a sua insaputa. “Ho saputo della mia laurea in Albania solo dopo questa indagine” sono le
parole di Renzo Bossi, detto il Trota, durante il processo che lo vede imputato per appropriazione indebita con il padre e l’ex tesoriere Francesco Belsito. Per l’accusa il figlio del senatur avrebbe comprato la laurea presso l’Università Kristal di Tirana con 77mila euro sottratti alle casse della Lega.
“Escludo di aver mai chiesto soldi a Belsito perchè non ne avevo motivo. Non ricevevo alcuna indennità ma semmai, come tutti gli altri eletti, davo un contributo al partito” ha detto il Trota davanti ai pm.
La vicenda della laurea in Albania “mi lascia perplesso. Escludo di aver fatto l’Università . Quei documenti li ho visti solo a indagini avviate e sul diploma c’è anche la mia data di nascita sbagliata”.
E l’Audi A6?
“E’una vettura acquistata dalla Lega per la Lega. Veniva usata da me e altri del partito per essere accompagnati ad appuntamenti politici e non è mai stata un’auto mia esclusiva. Avevo la mia personale”.
Infine, tra i vari punti toccati quello delle multe che lui mai ha messo in conto al partito e che sarebbero state prese dai due autisti che “quando divenni consigliere regionale, mi accompagnavano”, anche per questioni di sicurezza: “misi a diposizione la mia macchina” e “di fatto pagai io le multe. Mi trovai a fare la rateizzazione con Equitalia e a versare 14 mila euro”.
Insomma il Trota ha respinto le contestazioni e ha concluso con una frase secca: “Sono accusato per una appropriazione che non vedo”
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile
PRIMA L’ADDIO ALLA POLITICA, POI IL DIETROFRONT
Per fortuna sul palmo della mano di Marcello Pera la linea della vita è lunga, e pure un po’ tortuosa. E dopo si spiegherà il perchè.
Però sarebbe ingeneroso individuare l’inclinazione alla gimcana dell’ex presidente del Senato nel recente approccio al lavoro di Matteo Renzi.
La decisione di istituire un Comitato per il Sì alle riforme costituzionali del filosofo ex berlusconiano, ora vicino agli ex montiani di Scelta civica, ha il tracciato di un arabesco per responsabilità anche di altri, bisogna ammetterlo.
E le ipotesi del quotidiano romano Il Tempo a proposito di un astuto arruolamento di Pera fra gli amici del governo e delle riforme trascura forse un dettaglio: il professore non è un buon politico nè un bravo rastrellatore di voti perchè non sarà mai dedito al rasoterra.
Oltretutto, raggiunto al telefono nella sua Lucca, Pera aveva ieri il tono malinconico e scocciato di chi ha combattuto già troppe battaglie, e sopravvive di poche certezze e molte disillusioni.
«Forse c’è qualcuno che vuole usare il mio nome», ci ha detto prima di confermare che il Comitato lo si sta allestendo ma di interviste non se ne parla.
E qui il solco è dritto, nemmeno una curva: Pera è per il superamento del bicameralismo da decenni, ha sostenuto le riforme di Silvio Berlusconi nel 2006, ha promosso un’Assemblea costituente che riscrivesse l’intera Carta da sottoporre poi a giudizio referendario, e quando ha riconosciuto il «talento politico» di Maria Elena Boschi doveva essere in conseguenza della delusione per la morte della «rivoluzione liberale» troppe volte proclamata da Forza Italia e dal suo leader.
Niente interviste, dunque, ma un chiarimento: «Se promuovo il Sì sono con Renzi e se promuovo il No sono con D’Alema. Che devo fare?».
Restare sul vecchio sentiero riformista, dice: nessuna alternativa. Ed è notevole in un animo in fermento come quello di Pera, che di alternative ne ha spesso avute.
Nel 2007 era alla testa del Family Day contro Romano Prodi e i suoi Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) che estendevano le unioni civili alle coppie omosessuali.
Ora osserva con distacco quasi nichilista l’approvazione della legge: «La Chiesa italiana ha subito il divorzio e l’aborto. Si rassegnerà anche alle unioni civili».
Quanto a monsignor Nunzio Galantino, assume scialbi toni da «teologia della liberazione».
Analisi comprensibile in un vecchio ratzingeriano per il quale «solo Benedetto XVI può unificare l’Europa: è diventato il vero punto di riferimento dei popoli e l’autentico artefice dell’identità europea» (2008).
Purtroppo anche Benedetto fallì, ma Pera ne ha conservato l’amicizia e con rigore accademico continua a denunciare il rischio islamista, decisamente più elevato dei tafferugli leghisti.
Da lì l’antico passaggio dal no a Dio nella costituzione europea al sì a Dio nella costituzione europea. Si noterà che qualche gimcana c’è, ma non oltre il tollerabile. Infatti per sostenere la teoria delle oscillazioni periane tocca ritirare fuori gli editoriali di sostegno a Mani pulite scritti nel ’92 e nel ’93 («Il garantismo, come ogni ideologia preconcetta, è pernicioso») e quelli neogarantisti scritti più avanti, specie sulla «vocazione al golpe» della procura di Milano.
Coerentemente, Berlusconi «ha fatto i soldi con il regime… Si candida perchè è in serie difficoltà economiche», anzi no, Berlusconi «ha salvato la libertà degli italiani».
Non è un buon esercizio quello di impiccare la gente ai cambi di opinione.
Almeno, non è questo il nostro obiettivo. E se ricordiamo l’addio alla politica del 2013 («Ritengo che il mio contributo si sia esaurito») e il ritorno alla politica di queste settimane è perchè un altro professore di Forza Italia, Antonio Martino, un giorno disse: «Pera era stato uno straordinario presidente del Senato. Come abbiamo potuto mettere al suo posto Renato Schifani?».
A dar retta ai pettegolezzi, se lo è chiesto anche Renzi.
Mattia Feltri
(da “La Stampa“)
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Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile
GEOGRAFO, GIORNALISTA, UOMO POLITICO E UFFICIALE DEGLI ALPINI… FI IMPICCATO NELLA SUA TRENTO A 41 ANNI GRIDANDO “VIVA L’ITALIA”
Gli venne negata sia la fucilazione che la divisa militare. Gli procurarono un ridicolo vestito a
quadri, troppo largo per lui, alto e allampanato com’era.
Giunto al patibolo gridò. “Evviva l’Italia! Evviva Trento italiana!”. Lo sollevarono da terra fino a che il boia di Vienna, Josef Lang, un omaccio dalla faccia di birraio, salendo su una scala, arrivò a gettargli il cappio al collo.
Tolto lo sgabello, lui tenne gli occhi aperti per qualche istante, poi li chiuse, respirò ancora a lungo mentre Lang, con una mano, gli storceva lentamente la testa.
Alla fine, tutti in posa per un’ultima, agghiacciante foto rimasta famosa.
Cento anni fa, il 12 luglio 1916, concludeva così la sua ardente parabola terrena, presso il Castello del Buonconsiglio, a Trento, l’ultimo apostolo del Risorgimento, Cesare Battisti.
Geografo, giornalista, uomo politico e ufficiale alpino era nato, 41 anni prima, in quella stessa città , quando ancora era parte dell’Impero austro-ungarico.
Il nome di Battisti ricorre ovunque, su strade, piazze e monumenti, ma in pochi ricordano, oggi, chi fu realmente quest’uomo che si battè, insieme agli altri irredentisti, perchè il Trentino diventasse italiano e si concludesse, in tal modo l’Unificazione.
Era un socialista, un uomo di sinistra, fu amico del giovane Mussolini che scriveva per “Il Popolo”, il suo giornale.
Il Fascismo esaltò in senso nazionalista la sua figura perchè l’Italia repubblicana potesse, poi, riappropriarsene con equilibrio.
Di nascita mezzo nobile e mezzo borghese, prese a cuore le condizioni delle classi più deboli, nella sua regione, che era, all’epoca, una delle più povere dell’Impero asburgico.
Nel ’14 comprese che l’unica via era quella di staccare il Trentino dall’Austria manu militari; passò il confine, divenne un acceso interventista, tenendo ben 85 discorsi in tutta Italia.
Alle parole fece seguire i fatti: si arruolò volontario come soldato degli Alpini, chiedendo di combattere in prima linea. Per il suo valore fu promosso ufficiale.
Il 10 luglio del ’16 fu catturato in azione dai Landesschà¼tzen di Cecco Beppe. L’attacco italiano era mirato a conquistare il Monte Corno, sul Pasubio, una vera spina nel fianco per il Regio esercito, poichè da lì gli austriaci potevano orientare il fuoco su ogni obiettivo nella vallata.
L’attacco fu respinto e la ritirata italiana impedita da uno sbarramento d’artiglieria.
Il tenente Battisti fu catturato insieme al suo sottotenente Fabio Filzi, altro eroe dell’irredentismo. Declinò subito le sue generalità , senza batter ciglio, e fu immediatamente riconosciuto come il “traditore” dell’Austria.
Ancor oggi qualche nostalgico asburgico cancella la parola “martire” dalla lapide commemorativa che ricorda la sua cattura sul Monte Corno.
Solitamente, traditore è uno che cambia casacca, all’improvviso, ma Battisti erano almeno 15 anni che conduceva la propria guerra politica contro l’Austria Ungheria, a viso aperto, addirittura nella funzione pubblica di deputato alla Camera di Vienna e alla Dieta del Tirolo.
Al processo dichiarò fieramente: « Ammetto di aver svolto, sia anteriormente che posteriormente allo scoppio della guerra con l’Italia, in tutti i modi – a voce, in iscritto, con stampati – la più intensa propaganda per la causa d’Italia e per l’annessione a quest’ultima dei territori italiani dell’Austria […] Rilievo che ho agito perseguendo il mio ideale politico che consisteva nell’indipendenza delle province italiane dell’Austria e nella loro unione al Regno d’Italia».
Andrea Cionci
(da “La Stampa”)
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Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile
“SIAMO UN PAESE CHE E’ VISSUTO DI PREGIUDIZI RAZZIALI PER INTERE GENERAZIONI”…”LA CLINTON VINCERA’, TRUMP E’ DIVISIVO”
“I terribili incidenti razziali che l’America sta vivendo in quest’ultima settimana non dovrebbero purtroppo sorprenderci”. dice Woody Allen a Repubblica.
Lo hanno incontrata New York per parlare del film Cafè Society, in uscita negli Stati Uniti dopo la sua premiere a Cannes.
«Il problema degli Stati Uniti, adesso e nel passato, è che questo è il prezzo che il paese paga per aver messo le sue fondamenta sulla schiavitù, per la complicità nel rapire la gente dall’Africa, portarla qui, renderla schiava, senza nessun programma per il loro benessere. Siamo un paese che è vissuto di pregiudizi razziali per intere generazioni. Cosa ci si aspetta da un paese nato così male? Quando succedono queste brutte cose, questi incidenti razziali, da bianchi nei confronti dei neri, e da parte dei neri che ora rispondono in modo violento, cosa ti aspetti da un paese che ritualmente è stato insensibile per centinaia di anni? È il prezzo che gli Stati Uniti dovranno pagare fino a quando quell’antipatia così profondamente radicata tra una razza e l’altra sarà finalmente smussata e la gente non la sentirà più».
E anche Obama, secondo il regista, ha fatto poco:
Si sperava che la presenza di un presidente afroamericano come Obama alla Casa Bianca potesse cambiare qualcosa.
«Una singola persona non può cambiare questa situazione, è un problema che richiede un’enorme mole di lavoro per tanta gente, è così intrinseco al tessuto di questo paese, da centinaia di anni, che è molto difficile da risolvere. Ci vuole uno sforzo comune e concentrato da parte di tutti, un singolo presidente non ce la puo’ fare.
Sta seguendo queste elezioni, vede speranze?
«Non sui problemi razziali che stiamo attraversando. Ciò detto non ho mai fatto misteri del fatto che io sia un grande sostenitore di Hillary Clinton, sono democratico geneticamente, lo sono sempre stato, ho contribuito alla campagna democratica».
Pensa che vincerà ?
«Ne sono sicuro. Ho conosciuto Donald Trump, era nel mio film Celebrity, ed era stato anche bravo! Ogni tanto lo incrocio in qualche ristorante o evento ed è sempre cordiale e piacevole, ma non penso abbia nessuna chance di diventare presidente. Non si preoccupi, non c’è bisogno che nessuno si trasferisca in Nuova Zelanda o in Canada! Hillary vincerà , credo sia qualificata e brava, mi piace molto anche se non l’ho mai incontrata. Me lo dicono gli istinti e il senso comune. In America la gente sa che Donald Trump, con tutte le sue teatralità e il suo essere cosi’ flamboyant, non potrebbe mai essere un buon presidente. E sento che la gente istintivamente lo sa e voterà di conseguenza. Certo è una strana campagna elettorale, il partito repubblicano è da anni in uno stato pietoso, ma anche questo strano anno elettorale passerà e ne avremo solo un vago ricordo. E Donald Trump continuerà ad essere soggetto di barzellette e scenette in televisione.
(da “Huffingtnopost“)
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Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile
IN REGIONE ILLEGALITA’ E SPESE SENZA CONTROLLI NONOSTANTE DENUNCE E INCHIESTE
«I presidenti parlano e passano, i dirigenti restano», dicono i dipendenti della Regione Calabria
Lo ripetono come un mantra per tenere ben a mente le gerarchie e orientarsi in quella torre di babele che è la Cittadella regionale.
La politica è confinata al dodicesimo piano, tutto il resto è area riservata ai colletti bianchi.
Per il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri sono loro il nuovo centro di potere: «Prima ancora della politica e della ‘ndrangheta, il problema della Calabria sono i quadri della pubblica amministrazione».
Nella regione dove su cento lavoratori 65 hanno un impiego pubblico e circa la metà delle imprese ha come primo cliente la pubblica amministrazione, un imprenditore deve attendere 5 mesi per ottenere il pagamento di una fattura, il doppio della media italiana. È qui che per usare le parole di Gratteri «si gestisce la cosa pubblica con metodo mafioso».
Crollo per lentezza
Questa estate i turisti in vacanza a Fuscaldo, località di mare in provincia di Cosenza, non potranno concedersi una passeggiata sul lungomare, semplicemente perchè non c’è più.
L’ultima mareggiata lo ha sbriciolato. Un evento decisamente prevedibile. Tanto è vero che tre anni fa era stato presentato alla Regione un progetto per la sua messa in sicurezza.
Sono partite consulenze ed è stato subito realizzato un bel masterplan con un progetto definitivo, ma i lavori non sono mai partiti. Tutto bloccato, manca il visto sulla valutazione di impatto ambientale.
Mentre a Fuscaldo il mare ormai bussa alle case, in Regione la discrezionalità sembra essere la regola. Per metterci un freno l’anticorruzione ha dovuto inviare una circolare per precisare una cosa ovvia: i pagamenti devono seguire un ordine cronologico, prima le pratiche più datate poi quelle recenti.
Nonostante l’appello i dirigenti continuano a decidere chi e quando pagare.
Benvenuti nella giungla
«L’apparato amministrativo della giunta regionale è una giungla, anzi un muro di gomma». L’affondo del capo della Protezione civile calabrese Carlo Tansi è durissimo. Geologo del Cnr, da meno di un anno è stato nominato dal presidente Mario Oliverio: «Ho trovato una illegalità diffusa, c’è una commistione tra alcuni dirigenti e ben individuabili imprenditori». Insomma la torta andrebbe a finire sempre nelle stesse mani o almeno «così è stato fino adesso».
Tansi scende nello specifico: «Succede per esempio che il bando per acquistare mezzi fondamentali per la pulizia dei letti dei fiumi sta fermo per mesi e invece la gara per le divise degli operai si affida subito e va immediatamente in pagamento».
Tutto quello che ha scoperto Tansi l’ha portato all’attenzione della guardia di finanza. Nell’elenco c’è di tutto, oltre 28 milioni di euro per le alluvioni nel Vibonese spesi senza uno straccio di rendicontazione, antenne radar pagate fior di milioni e abbandonate in un magazzino, e poi ci sono le jeep.
Poche settimane fa, infatti, una pratica monstre è stata stoppata appena un attimo prima della firma del governatore.
Il direttore generale al ramo aveva approvato l’acquisto di 220 pick up che la Regione avrebbe dovuto pagare ben 85 mila euro cadauno.
Imprenditori vittime
Ancora più deciso l’ex presidente della Confindustria, Pippo Callipo: «Taglieggiano gli imprenditori molte volte costringendoli a chiudere».
Parla per esperienza personale, del suo personale calvario se ne sta occupando il tribunale di Catanzaro: «Quando ho iniziato a denunciare questo stato di cose sono stato vittima di una serie di controlli e ispezioni. Mi volevano far tacere, ma non ce l’hanno fatta, io sono un uomo libero».
La proposta di Callipo adesso è «di istituire un numero verde della Procura per favorire le denunce di cittadini e imprenditori vessati».
In attesa del fil rouge con il procuratore Nicola Gratteri qualcuno ha pensato di risolvere il problema in modo più originale: un imprenditore agricolo esasperato dai ritardi ha atteso il dirigente del dipartimento nel parcheggio e gli ha rovesciato addosso un secchio di letame.
Un altro con interessi nel fotovoltaico invece si è affidato alla politica. Dal dirigente «lumaca» ha mandato l’allora assessore Domenico Tallini che ha pensato di convincere il funzionario non solo con le parole: ora deve rispondere di violenza privata.
Potere permanente
Ma nonostante critiche, denunce e botte la gran parte dei dirigenti resta sulla sua poltrona, e non solo.
È il caso di Domenico Pallaria, sindaco di Curinga, entrato come consulente in Regione negli Anni Novanta, ha superato spoils system e mutamenti politici, ora è direttore generale per Ambiente, Lavori Pubblici, Urbanistica e Trasporti.
Ma il super dg è anche responsabile del procedimento per alcuni dei più importanti appalti calabresi: la metro di Cosenza, i quattro nuovi ospedali (Sibari, Palmi, Catanzaro e Vibo) e il nuovo sistema depurativo.
Un record che il Movimento 5 stelle ha segnalato all’autorità anti corruzione. Non è il solo a cumulare più cariche.
Carmelo Barbaro è dg dell’Audit, l’organo che controlla la spesa dei fondi comunitari. Ma da alcuni mesi è anche commissario della fondazione Calabria etica che lavora proprio con i finanziamenti europei. Insomma, controlla se stesso.
Comunque promossi
Eppure a guardare il decreto 5416 del 12 maggio scorso i dirigenti calabresi sono fra i più efficienti d’Italia: hanno tutti ottenuto l’indennità di risultato.
Un bonus da un milione e mezzo di euro. Tutti promossi a pieni voti anche quelli che in Regione non ci potrebbero proprio stare.
Il consiglio di Stato con la sentenza 4139 del 21 aprile 2015 ha annullato la promozione a funzionari di 985 dipendenti regionali.
Uno tsunami che sembrava dovesse travolgere la struttura burocratica. A distanza di nove mesi nulla è cambiato.
Nessuno stupore «tutto passa, i dirigenti restano».
Gaetano Mazzuca
(da “La Stampa”)
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Luglio 11th, 2016 Riccardo Fucile
SONDAGGIO DEMOS: UN TERZO DEGLI ELETTORI DI M5S E FORZA ITALIA PRONTO A VOTARE SI’
Il sì crolla, ma è sempre in vantaggio. Il no aumenta, ma è ancora minoritario.
Gli indecisi rappresentano ancora un terzo dell’elettorato (33%), un oceano di voti dal quale le due fazioni possono pescare a piene mani, se imposteranno bene la loro campagna elettorale.
Di certo il referendum costituzionale per Matteo Referendum – Intenzioni di voto – DemosRenzi si è trasformato da plebiscito a vicolo cieco.
A dirlo è un sondaggio di Demos pubblicato da Repubblica che non rileva il “sorpasso” (sia pure di misura) che registrano altri istituti di rilevazione, ma indica una flessione di 13 punti dei favorevoli al referendum nel giro di 4 mesi, dal 50 per cento al 37.
Nel frattempo i no incrementano i propri voti del 6 per cento e arrivano al 30.
Un distacco di 7 punti che si riduce a 3 (38-35) tra coloro che dicono che sicuramente andranno a votare.
Quanto abbia pesato l’atteggiamento del presidente del Consiglio sul referendum d’autunno lo spiega un altro quesito dell’istituto diretto da Ilvo Diamanti.
Quel 37 per cento di sì, infatti, è la media del 53 per cento di chi esprime un giudizio positivo sul capo del governo e il 27 di chi invece esprime un giudizio negativo su Renzi (ma sostiene comunque il referendum).
Questo apre uno scenario sul quale Renzi almeno a parole ha detto di confidare. Cioè: la conquista di voti che non siano dei partiti della maggioranza. E un margine, almeno sulla carta, c’è.
Lo scorporo degli orientamenti sul referendum sulle riforme costituzionali in base al voto dice che due elettori su 3 dell’area di centro voterà sì, così come il 62 per cento degli elettori del Pd. Ma il ddl Boschi raccoglie consensi anche dagli elettorati di varie forze politiche d’opposizione, M5s compreso.
Tra chi si definisce elettore di Forza Italia, per esempio, il 42 per cento voterà sì al referendum, una quota superiore di chi è contrario (35 per cento, il 23 per cento è indeciso).
Questo in contrasto con la linea politica recente di Silvio Berlusconi (anche se applicata da Renato Brunetta e pochi altri), ma in coerenza con l’inizio dell’iter legislativo al quale partecipò anche Forza Italia (anche collaborando al testo) che poi cambiò idea perchè non era d’accordo nella scelta del presidente della Referendum
La Lega Nord ha la quantità di elettori più indecisi (36 per cento), anche se i contrari sono la maggioranza (36 contro il 26 dei favorevoli).
L’elettorato “più duro e puro” a sorpresa non è quello dei Cinquestelle.
La quota di contrari più alta, infatti, si trova tra chi si dice elettore di Fratelli d’Italia (e il resto dei partiti di destra) o — all’estremo contrario — di Sinistra Italiana, Sel e gli altri di centrosinistra. In entrambi i casi si tratta del 45 per cento.
In particolare la quantità di sì più bassa è proprioquella dell’elettorato di Sel e Sinistra Italiana (26 per cento).
Si divide invece in modo più omogeneo l’elettorato M5s. Il 40 per cento si dice contrario alle riforme costituzionali, ma il 30 si dice favorevole e un altro 30 non sa o non risponde.
(da “La Repubblica”)
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