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“FINIREMO ALLEATI CON LA LEGA E IO ME NE ANDRO”: FINALMENTE UN GRILLINO ONESTO E CON LE PALLE

Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO PISANO NON CI STA A PRENDERE PER I FONDELLI LA BASE… “DI MAIO TROPPO INESPERTO PER FARE IL PREMIER”

“Con una legge elettorale proporzionale è naturale che si vada verso un’alleanza con la Lega. Io non ci sto, ma magari i prossimi che arrivano saranno più docili”.
Così il deputato M5S Girolamo Pisano in due interviste al Corriere della Sera e Repubblica.
“Ho già  detto ai miei in Campania che tra un pò gli sarà  chiesto di mettersi la cravatta verde della Lega. Io non la indosserò mai”, dice Pisano.
“Sono di Salerno e i meridionali con la Lega non possono andare d’accordo. Se ci alleiamo con loro, abbandono i 5 Stelle. In quel caso ci sarebbe una spaccatura, una parte se ne andrebbe”.
Per Pisano non sarà  Luigi Di Maio il candidato premier del Movimento. “È troppo inesperto. Le persone mi chiedono: Possiamo dare il Paese a un ragazzino?”.
Di Maio non sarà  spinto a un passo indietro: “Da noi arrivano solo i calci nel sedere. Se Grillo mette un Davigo, una personalità  del genere, Di Maio che fa? Esegue”.
In merito alle amministrative, “fino a quando non avremo anche noi liste d’appoggio, andremo a sbattere. Corriamo in 80 comuni e riusciamo a fare solo 22 consiglieri, di che stiamo parlando?”, dichiara Pisano.
“E poi deve finire il vincolo dei due mandati. La base chiede impegno, ma nei Comuni c’è chi perde soldi: guadagnano pochissimo, con la prospettiva di dover lasciare presto. Sono tutti inutili tabù che alla fine, di fatto, crolleranno. Altrimenti non si vince più”.

(da “Huffingtonpost”)

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SIBILIA ANNUNCIA QUELLO CHE E’ CHIARO DA TEMPO: “POSSIBILE CONVERGENZA CON LA LEGA”

Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile

PENOSO TENTATIVO DI OCCULTAMENTO DI CADAVERE DI DI BATTISTA: “NON FACCIAMO ALLEANZE CON NESSUNO” (OVVERO PRIMA PRENDIAMO I VOTI DEI PIRLA E POI CI ALLEIAMO CON I RAZZISTI)

In mattinata arriva l’apertura verso una possibile alleanza con la Lega Nord da parte di Carlo Sibilia, deputato M5S ed ex membro del direttorio: “Con la Lega ci può essere una convergenza se si libera dei suoi elementi più propagandistici – spiega intervistato sulla Stampa – Se vuole fare un ragionamento serio, senza posizioni estremiste. Per intenderci: la Lega è il partito di Umberto Bossi che diceva di voler sparare sui barconi. Ecco se si ripuliscono di queste forme di propaganda si può aprire un ragionamento”.
Le affermazioni di Sibilia fanno seguito a quelle della Raggi sul tema migranti: il sindaco aveva scritto al prefetto di Roma per limitare le strutture d’accoglienza.
Rispondendo a una domanda riguardo la stretta sull’immigrazione, Sibilia aveva aggiunto: “Le entrate indiscriminate in Italia non aiutano nessuno, quindi si può pensare anche a una alleanza con il Carroccio perchè sicuramente c’è più vicinanza con loro su questi temi che con il Pd che sento vorrebbe ripopolare le zone disabitate d’italia, come i borghi, con i migranti”.
Tuttavia, il deputato grillino conclude che “noi a differenza della Lega vogliamo eliminare il business dell’immigrazione inserendo un filtro. La situazione ormai è insostenibile”.
Politichese da prima Repubblica per coprire un’intesa già  fissata da tempo dai “cinquestelle in camicia verde” a cui cerca di porre una cortina fumogena Alessandro Di Battista .
Scrive il deputato grillino sul suo profilo Facebook: “Lo dico per la miliardesima volta. Il M5S non apre alla Lega, ai fuori-usciti del Pd, non apre a nessun soggetto responsabile dei disastri in Italia. Il M5S non fa alleanza con nessuno, valuta i provvedimenti punto per punto e, se ritiene che siano utili all’interesse generale, li vota. A volte abbiamo votato provvedimenti insieme alla Lega, a volte insieme alla sinistra, a volte, persino, insieme al Pd. Questo è il M5S e vi chiedo non di votarlo, ma di farne parte”.
Bene, l’elettore grillino si appunti questa frase, così quando il M5S si alleerà  con la Lega per due poltrone, se vedrà  passare per strada Dibba potrà  sputargli in faccia.

(da agenzie)

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MOVIMENTI POPULISTI IN CADUTA LIBERA

Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile

DALL’ANALISI DEL WEB EMERGE UN PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DAI TEMI CARI AI POPULISTI

Circa un anno fa il tormentone indie del momento, scritto e cantato da Tommaso Paradiso dei The Giornalisti chiamava in causa “la fine dell’estate e delle chiacchiere nei bar”.
A livello elettorale, parafrasando la band romana, potremmo affermare che stiamo assistendo in questi ultimi giorni alla fine del populismo e delle chiacchiere reazionarie sui social network.
Facendo un bilancio di quanto successo nell’ultimo anno sembra abbastanza evidente come si possa individuare una fase calante a livello di consenso elettorale di quello che è stato definito come il populismo ultra-nazionalista.
La Brexit e l’elezione di Donald Trump avevano aperto le porte ad uno spauracchio globale che per molti commentatori avrebbe avuto come conseguenza la disgregazione dell’Europa e della moneta unica.
Non da ultimo, anche l’esito del referendum costituzionale italiano aveva fatto parlare tantissimi analisti di crisi irreversibile dell’establishment.
Oggi a neanche poche settimane da questi discorsi il vento del consenso popolare sembra aver improvvisamente cambiato verso.
Le recenti elezioni amministrative italiane parlano di una clamorosa dèbacle del Movimento 5 stelle e si sprecano le dichiarazioni che parlano di “flop” del populismo. In realtà , la prima battuta di arresto di un leader appartenente alla cerchia dei seguaci delle dottrine conservatrici e protezionistiche è avvenuta in Olanda, con la mancata vittoria di Geert Wilders.
Di lì a pochi mesi Marine Le Pen, la leader populista per eccellenza, la paladina che avrebbe dovuto portare la Francia fuori dall’Euro si è schiantata contro l’europeista Macron.
La stessa mancata vittoria di Theresa May ed il collasso dell’Ukip suonano come una sconfitta per chi ha scelto posizioni favorevoli ad una hard Brexit.
Una sconfitta così netta dei movimenti populisti era difficile da prevedere, ma sicuramente da mesi qualcosa si stava muovendo in questa direzione.
Pochi giorni prima delle elezioni in Inghilterra abbiamo monitorato come sulla rete gli elettori inglesi cercassero molte informazioni sulla Brexit e quasi nessuna sulla sicurezza, tema centrale per i movimenti populisti.
E a marzo, in occasione dei 60 anni dai trattati di Roma a Londra è esploso un forte movimento online contrario all’uscita dall’Europa.
Anche per lo stesso Macron la rete è stato un formidabile alleato: nonostante partisse con uno svantaggio di popolarità  online nei confronti della Le Pen, negli ultimi mesi è riuscito ad attrarre più elettori digitali dell’avversaria.
Nel contesto italiano invece registriamo come il disastroso risultato del Movimento 5 stelle alle amministrative sia figlio anche della perdita di attrattività  che sta attraversando il Blog di Grillo.
Oggi il principale strumento di propaganda dei 5 stelle non riesce più a monopolizzare, come nel passato, l’attenzione dell’opinione pubblica digitale.
Le campagne online, da ultimo quella sul reddito di cittadinanza, hanno ancora numeri alti per livello di engagement, ma sicuramente molto più bassi rispetto a quelli di solo un anno fa.
Questa velocità  di cambiamento avvenuta nell’opinione pubblica nel giro di pochi mesi si spiega quindi con la maggiore invadenza che hanno le dinamiche della rete nel dibattito pubblico.
Anche perchè i repentini cambi di scenario si sposano in maniera perfetta con i cardini della rete: liquida, virale ed istantanea.
Il sempre crescente numero di ore passate online dalla popolazione globale stanno dunque elevando l’opinione pubblica digitale a soggetto determinante nelle scelte dell’offerta politica.
Se a questo aggiungiamo l’alto numero di astensionismo possiamo tranquillamente affermate che il web sta assumendo i contorni di un formidabile termometro per conoscere gli umori del cittadino che vota.

(da “Huffingtonpost”)

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I FANS DI PAOLA TAVERNA, QUANDO LA CLASSE NON E’ ACQUA

Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO UN CONFRONTO ACCESO IN TV TRA LA SENATRICE E   MAURIZIO COSTANZO, A BASE GRILLINA GLI DA’ EDUCATAMENTE DEL RINCOGLIONITO E LO COPRE DI INSULTI

Ieri a DiMartedì è andato in scena un gustoso faccia a faccia tra Maurizio Costanzo e Paola Taverna sulle elezioni amministrative: il giornalista è partito all’attacco della senatrice M5S usando l’arma del sarcasmo.
Ovvero dicendo “Forse sbaglierò io, ma…” e poi sciorinando dati e numeri che raccontano il flop grillino alle urne.
Costanzo ha chiesto alla Taverna se gira in carro armato per evitare le buche di Roma e la Taverna ha risposto a tono, ovvero raccontando di Mafia Capitale e delle gare riprese sotto l’amministrazione del M5S, il giornalista ha chiesto se venissero asfaltate solo le strade sotto casa sua e la senatrice ha replicato ricordando che con la Raggi non corre buon sangue ma che adesso la gestione di Roma non è in mano a Buzzi e Carminati e così via.
La parte divertente della vicenda è che sulla pagina del M5S in molti sono arrivati a insultare Costanzo, chiamandolo “vecchio rincoglionito”, leccaculo di Silvio e ipotizzando che il conduttore si droghi mentre il pubblico che applaude viene definito “schiavo”.
«Ma questo rincoglionito a che titolo fa le domande? La Taverna gli risponde con competenza e il tricheco gli da ragione…!? Ma che cazzo di televisione è mai questa ??? Bohhh…!?!?! L’Italia è un Paese che è sull’orlo del baratro non solo economico ma soprattutto etico e culturale!!!», scrive ad esempio Giuseppe mentre per l’intenditore Rodolfo, Costanzo è un «Povero Vecchio Babbione che tristezza di persona…da una vita sopravalutato in realtà  è sempre stato un Minus….e questa sera ‘ha dimostrato pubblicamente che preferiva mafia capitale !!!»
Anche Umberto ritiene di doversela prendere con quel “vecchio decrepito rincoglionito bavoso che trascina la lingua quando parla , e sarebbe ora che si ritirasse per lasciare spazio ai giovani”, mentre per Michele, Costanzo «manca di obbiettività¡… per nn dire corrotto… le buche e i topi c erano pure prima, il problema è che, alla stregua di questi politici, sono difficili da debellare e sanare…».
Strano, ma non doveva sorgere il Sol dell’Avvenire con il M5S al governo?

(da “NextQuotidiano“)

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IL PALIO DI ASTI: PRIMA DI FERRAGOSTO SI SAPRA’ CHI HA VINTO LE COMUNALI?

Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile

SPOGLIO NEL CAOS, M5S SCAVALCA IL PD, ANZI NO… SI RICOMINCIA LA CONTA

I colpi di scena non finiscono ad Asti e a due giorni dal voto ancora non si sa chi andrà  al ballottaggio.
Dopo il ribaltone di ieri mattina, col candidato del M5s Massimo Cerruti che superava Angela Motta del Pd per cinquanta voti, accedendo quindi al secondo turno contro Maurizio Rasero del centrodestra, nel pomeriggio sono stati scoperti molti altri errori nei verbali dei seggi.
Una situazione che, a detta di molti, non si è mai vista prima.
Alla fine, intorno alle 18, la commissione elettorale ha deciso di rinviare gli ultimi controlli a domattina. Forse domani, a tre giorni dal voto, si saprà  ufficialmente il nome del candidato sindaco che se la vedrà  contro Rasero.
E’ emerso che nel seggio numero 28 chi ha redatto il verbale coi voti ha confuso l’ordine dei candidati sindaci. Così ad Angela Motta erano andati soltanto tre voti, quelli di Biagio Riccio, esponente di una lista civica, al quale invece erano andate 83 preferenze. Nello stesso seggio ad altri candidati era stato attribuito un numero di voti ottenuti da altri. Errori giganteschi che in pratica hanno riportato l’esponente del Pd al secondo posto, in vantaggio su Cerruti di undici voti.
Tutto risolto? Ma neanche per idea.
Dopo altre verifiche effettuate dalla commissione e dopo quelle richieste dai rappresentanti del Movimento 5 stelle, infatti, sono stati scoperti altre imprecisioni nei verbali di altri tre seggi.
All’aspirante sindaco grillino erano stati assegnati meno voti di quelli reali e così il margine dalla Motta è passato da undici a due voti di scarto.
Vista l’incertezza, nessuno dei due candidati ha ritenuto che fosse il caso di rilasciare dichiarazioni sulla situazione.
Tutti questi errori, spiegano alcuni, sarebbero da imputare a una serie di circostanze. In primis, il ridotto scarto tra Motta e Cerruti — all’inizio era di sole 13 preferenze a favore della dem — rende ogni voto fondamentale.
Inoltre molti dei presidenti dei 78 seggi cittadini erano alla loro prima esperienza e tanti hanno commesso degli sbagli nella compilazione dei registri. Infine lo spoglio è cominciato nella notte di domenica ed è proseguito tutta la notte fino alla tarda mattinata di lunedì, quando la stanchezza si è fatta sentire.
Così le verifiche sono andate avanti per tutta la giornata di oggi fino a quando, in serata, la presidente della commissione ha deciso di riconvocare i commissari domattina per gli ultimi controlli.
Lì gli esponenti del Movimento 5 Stelle intendono farsi valere e chiedere di verificare anche i risultati degli altri seggi sperando di ottenere i voti necessari ad accedere al secondo turno e sfidare Rasero, che al primo turno ha ottenuto il 47,7 per cento, con circa undicimila voti di scarto sia su Cerruti che sulla dem Motta.
Nel suo caso neanche il più marchiano degli errori può impedirne l’approdo sicuro al ballottaggio.
In mattinata è ripartito il conteggio dei voti   in Tribunale per determinare chi il 25 giugno, tra la candidata del Pd Angela Motta e il portabandiera del Movimento 5 Stelle Massimo Cerruti, sfiderà  l’esponente del centrodestra Maurizio Rasero.
La presidente del commissione elettorale centrale, la giudice Teresa Maria Francioso, ha convocato il presidente del seggio numero 40, uno di quelli contestati dove, a detta della stessa Francioso, la situazione sarebbe “terrificante”.
Dall’aula 1 del tribunale di Asti trapela che la differenza tra i due candidati, dapprima calcolata in un voto solo a vantaggio di Motta, varia di volta in volta a favore dell’uno o dell’altro dei candidati con una manciata di voti di distanza.
Poco prima delle 15 la commissione ha stabilito una piccola pausa in attesa di continuare i lavori, che potrebbero ripartire con la decisione di estendere il riconteggio ad una o più sezioni elettorali.
Ed è probabile che si andrà  avanti ore prima di definire il nome del secondo classificato. Anche   perchè i Cinque Stelle presenteranno un’istanza per chiedere di ricontrollare la situazione su tutte le 78 sezioni. In particolare le corrispondenze tra il registro delle spunte, i fogli dove per ogni candidato viene segnato il voto con una “X”, e il verbale finale del seggio.
“Se si sono verificate anomalie in tre sezioni – dice l’avvocato Alberto Pasta – è plausibile che il problema si possa presentare anche per altre”. In ultima battuta i Cinque Stelle utilizzeranno anche la carta delle schede contestate e non attribuite, dove, secondo quello che narrano i rappresentanti di lista pentastellati, almeno in due casi è chiara l’espressione di voto nei confronti di Cerruti. Le schede contestate e non assegnate sono 34.
Si profila un’altra giornata di conta e riconta ad Asti.

(da agenzie)

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IL FATTORE PRODI A SINISTRA DI RENZI: L’AREA DI PISAPIA ATTENDE IL PROF

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

MA C’E ANCHE UNA SINISTRA CHE PENSA IN PROPRIO

Dall’area di Giuliano Pisapia lo cercano per la manifestazione del primo luglio a Roma: organizzata apposta a piazza Santi Apostoli, proprio sotto al palazzo che ospitava gli uffici dell’Unione, quando il leader del centrosinistra era lui, Romano Prodi.
A distanza di venti anni, il minimo comune denominatore di chi cerca un centrosinistra sembra essere ancora lui: il professore bolognese, attivo più che mai, tanto da aver sfornato pure un libro, ‘Il piano inclinato’.
E’ a lui che guarda mezzo mondo di sinistra che vorrebbe un’alleanza col Pd, ma non la vorrebbe con Renzi.
Il prof riesce persino a mettere pace nella variegata galassia che ruota intorno a Pisapia: tra gli ex Pd votati all’anti-renzismo e chi come l’ex sindaco di Milano ha un atteggiamento più laico verso Matteo Renzi.
Queste sono le parole di Pisapia, fresche fresche, di stasera: “Ci vorrebbe qualcuno che ha vinto contro il centrodestra unendo la sinistra, ci vuole una personalità  sopra le parti. Prodi se fosse disponibile a candidarsi a Palazzo Chigi ci metterei la firma, però mi sembra che lui non sia disponibile”.
Solo questa settimana Prodi ha tre appuntamenti pubblici in programma. Domani sarà  a Roma a presentare il suo libro al centro studi americani, intervistato dal radicale Massimo Bordin.
Dopodomani è a un convegno sulla Cina al Senato, con il premier Paolo Gentiloni. Sabato nella sua Bologna alla festa di Repubblica, ‘Repubblica delle idee’, intervistato dal vicedirettore dell’Espresso Marco Damilano.
Dopo un primo turno di amministrative che ha resuscitato la vecchia dinamica tra coalizioni di centrosinistra e di centrodestra ai ballottaggi, in molti si aspettano da Prodi parole di conforto sul maggioritario, sulla necessità  di ricostruire un centrosinistra e non arrendersi all’ineluttabilità  di un’alleanza con Silvio Berlusconi. “E’ questo il suo pensiero — dice Sandra Zampa, deputata del Pd della mozione Orlando, collaboratrice di Prodi premier e prodiana doc — E lui non ha problemi a dirlo, se gli viene chiesto”.
Parole che tra l’altro il prof ha detto in una recente intervista, cascata in piena bufera proporzionalista alla Camera, mal digerita dai renziani che addebitano al prof una parte di responsabilità  nel fallimento dell’intesa con Berlusconi e Grillo sulla legge elettorale.
L’altra parte Renzi la attribuisce a Napolitano, ma questa è storia della scorsa settimana.
E ora? E’ chiaro che Renzi teme l’attivismo del professore. Per lui l’intesa con Pisapia era già  pronta ai tempi del referendum costituzionale. Ma poi la sconfitta del 4 dicembre, la scissione del Pd e l’approdo di Bersani, Speranza, D’Alema più gli ex Sinistra Italiana, insomma Mdp, dalle parti dell’ex sindaco di Milano ha guastato i giochi.
Da un lato, Renzi considera “fuori dalla realtà  un dialogo con D’Alema: quelli che se ne sono andati perchè non volevano dialogare con noi hanno fatto una scelta, nessuno li ha cacciati”, ha detto oggi a Repubblica.it.
Dall’altro, gli ex Dem non vogliono più avere a fare con lui. “Noi con Pisapia stiamo lavorando a un centrosinistra in netta discontinuità  con il Pd degli ultimi anni e non sarà  Renzi a dare le carte in questa nuova stagione, non si affanni, per lui è fatica sprecata”, ha detto Bersani in un’intervista a La Stampa alla fine della scorsa settimana.
E oggi rincara: “Nella sostanza l’ispirazione di Renzi resta quella: pensare che gli ideali della sinistra siano una zavorra” e dunque finire per allearsi con Berlusconi contro il M5s.
Pisapia ha cercato di ricucire come poteva. Oggi dice di aver “parlato con D’Alema, lui ha una visione diversa da me, io credo in un nuovo centrosinistra molto più aperto che sappia esser in discontinuità  e non essere solo un’alleanza elettorale”.
Ma quando ha proposto le primarie di coalizione è stato Renzi a ritirarsi.
“Pisapia è un alleato naturale” ma “le primarie non sono all’ordine del giorno”, dice oggi il capogruppo del Pd Ettore Rosato.
“Pisapia dovrà  decidere se approfondire un dialogo programmatico con il Pd, o fare il candidato di D’Alema e Speranza. Noi vogliamo dialogare con Pisapia, ma costruire un’alleanza con chi è contro Renzi a prescindere mi pare complicato”, dice Matteo Ricci, responsabile Enti locali del Pd. “Non credo che Pisapia abbia una preclusione contro Renzi, il primo luglio ascolteremo le sue parole d’ordine”.
Bene: per il primo luglio, Pisapia spera in una partecipazione di Prodi o almeno un suo messaggio per chi sarà  in piazza Santi Apostoli per chiedere un centrosinistra ispirato all’Ulivo che fu.
“Un centrosinistra rinnovato — ci dice Marco Furfaro, ‘pisapiano’ di Campo Progressista — aperto al civismo, che faccia i conti con 20 anni di politiche sbagliate. Lo abbiamo chiamato ‘Insieme’ per differenziarci dalla stagione degli uomini soli al comando, ma non sarà  una sinistra che si accontenta dell’opposizione, tanto meno quella della compatibilità  al sistema, ma un processo che possa tornare ad appassionare chi non si sente rappresentato”.
Tra Pisapia e il prof i contatti sono continui. E le parole che Prodi potrebbe dire questa settimana saranno indicative del clima estivo intorno alla galassia a sinistra del Pd.
Anche perchè non c’è solo quella di Pisapia. Come sempre il caos a sinistra è infinito, in questa stagione ancor di più, vista l’anarchia di tutta l’area di centrosinistra.
Domenica prossima al Teatro Brancaccio di Roma si riunisce la sinistra che vorrà  rispondere all’appello all’unità  lanciato da Anna Falcone e Tommaso Montanari, rispettivamente vicepresidente del Comitato per il No alla riforma costituzionale e presidente di Libertà  e Giustizia.
“Un percorso unitario aperto a tutti e non controllato da nessuno, che non tradisca lo spirito del 4 dicembre, ma ne sia, anzi, la continuazione”, recita l’invito inviato anche al quartier generale di Pisapia.
Dove però non hanno ancora deciso se aderire e chi mandare: difficile che partecipi l’ex sindaco di Milano, schierato sul sì alla riforma costituzionale di Renzi.
Sarà  invece ben rappresentato il fronte del no. Ci sarà  il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, Francesca Redavid della Fiom, ci sarà  il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Domenica può partire un percorso per una lista unica di sinistra alternativa al Pd, gli elettori chiedono questa chiarezza — ci dice Fratoianni alla Camera – Oggi lo ha detto anche Renzi: ‘No all’alleanza con Fratoianni perchè su Jobs Act e investimenti la pensiamo in modo opposto’. Per una volta sono d’accordo con lui”.
Domenica ci sarà  anche Pippo Civati, che però ci tiene a precisare: “Io andrò anche all’iniziativa di Pisapia il primo luglio: domenica nasce una cosa che deve dialogare con l’altra. Nessuno capirebbe se facessi una lista senza Bersani…”.
Già  ma Renzi? Per ora i giochi sono congelati anche tra lui e Pisapia. Figurarsi con gli altri. “Quando arriverà  il momento del voto, si vedrà  — dicono i fedelissimi di Renzi — orizzonte 2018”.
Tempi lunghi, ognuno trova spago per presentarsi come trazione dell’altro: Renzi verso Pisapia e company, Mdp verso Renzi, Falcone e Montanari provano a trainare al sinistra tutta.
A ben vedere, oltre a Prodi, un altro minimo comune denominatore c’è: sabato prossimo tutti saranno alla manifestazione della Cgil e della Fiom contro la reintroduzione dei voucher (domani il voto di fiducia al Senato, con Mdp che uscirà  dall’aula).
Ci saranno quelli di domenica 18 giugno e quelli del primo luglio. Unità  che dura lo spazio di una manifestazione. Il resto, chissà .

(da “Huffingtonpost”)

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GRILLO PREPARA IL PASSO INDIETRO: A SETTEMBRE L’INCORONAZIONE DI DI MAIO

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

E LA BASE RECLAMA: DIVENTIAMO PARTITO, VIA I VINCOLI SUI DUE MANDATI… SE GRASSO SI CANDIDA IN SICILIA PER IL M5S SONO DOLORI

«Successi, fallimenti e obiettivi» è la sintesi che fa Beppe Grillo per tentare un’analisi difensiva sul crollo del M5S nelle città .
È un bel titolo per raccontare il Movimento che sarà , alla luce delle strategie attuali. I successi sono i sondaggi: Roma può affondare, l’eroina Chiara Appendino inciampare in una maledetta notte di calcio, Grillo sfiduciare la candidata di Genova, eppure il M5S resta lì sempre a galleggiare tra il primo e il secondo partito d’Italia.
I fallimenti sono sotto gli occhi di tutti: l’incapacità  di radicarsi sui territori e di offrire una classe dirigente locale autonoma non preda di guerriglie quotidiane. Roma è ormai vissuta come un peso e c’è chi ai vertici vive con sollievo il fatto di non essersi caricati le amministrazioni di altre grandi città  con tutti i problemi che queste comportano.
Perchè, ecco il terzo punto, l’obiettivo è sempre lo stesso: arrivare al governo del Paese. Tutto il resto passa in secondo piano. Anche il tonfo alle amministrative, da assorbire al più presto.
Ma c’è un’incognita che comunque peserà  e che in qualche modo dovrà  saldarsi ai piani nazionali di chi guiderà  il M5S: le ambizioni di chi resta sul territorio.
Grillo e la leadership  
A settembre è fissata l’incoronazione di Luigi Di Maio candidato premier. In quell’occasione Grillo farà  il suo agognato passo indietro.
A quel punto, è quello che si ripetono il comico e Davide Casaleggio, «ci sarà  un leader riconosciuto», già  legittimato da Grillo poche settimane fa quando ha detto che potrà  scegliersi la squadra di governo.
Il fondatore genovese resterà  a fare il frontman d’assalto, presente quando ci sarà  da chiamare la folla in piazza o da inviare fatwe via web. Ma con un ruolo politico defilato. L’istituzionalizzazione del M5S avrà  la sua fase preparatoria in estate e in autunno la sua consacrazione. E c’è chi non aspetta altro per farsi avanti con un bagaglio di richieste che arrivano dalla base.
Via i due mandati  
A livello locale il malumore per il cattivo risultato diventa l’occasione per dare sfogo a vecchie rivendicazioni. C’è chi chiede più automatismo nelle certificazioni delle liste per sciogliere la bizantina burocrazia grillina. A Chiavari, per esempio, è stato un consigliere regionale ligure, di certo non in odore di eresia, Gabriele Pisani a lamentarsi per l’assenza della lista, causa mancata certificazione della Casaleggio. Lo schema è ribaltato: non sono gli ortodossi a chiedere una svolta, ma chi è più vicino ai governisti di Di Maio.
In Sicilia soprattutto, nell’area che fa riferimento agli amministratori, come Federico Piccitto sindaco di Ragusa o Giancarlo Cancelleri, futuro candidato alla Regione e braccio destro di Di Maio nella cabina di regia sugli enti locali, aspettano con ansia che il deputato si candidi al governo.
Dall’isola, prossimo fondamentale obiettivo di Grillo, c’è chi chiede di strutturare il M5S nei territori per renderlo qualcosa di simile a un partito, con sedi, dirigenti riconoscibili e premiati per la capacità  di portare voti. «Ma come si fa a creare una classe dirigente locale se c’è il vincolo dei due mandati?» si chiedono.
Non deve stupire quindi che ieri sia stato proprio uno come Max Bugani, consigliere bolognese ma soprattutto fidatissimo dell’Associazione Rousseau accanto a Casaleggio, a picconare la regola aurea dei due mandati: «Ha fatto da freno a molti. C’è chi non si è ricandidato, come a Mira con il sindaco uscente».
Il vincolo è la chiave per capire l’affanno locale del M5S, un partito nato sui meet-up e le campagne del territorio: i due mandati scoraggiano chi vuole fare politica, cominciando nella propria città  per poi tentare il salto nazionale.
Vuoi fare il consigliere a Canicattì o magari essere il nuovo-Di Battista? L’appeal (anche economico) del Parlamento è diverso e costringe ad anticipare le tappe
Alleanze e incubo Grasso  
Ma c’è un’altra richiesta che avanza: le alleanze con le liste civiche. Su cui pende un divieto. «Perdiamo perchè corriamo da soli» ripetono i 5 Stelle.
Due anni fa diversi parlamentari posero la questione a Gianroberto Casaleggio che li fulminò con un netto no. Eppure avere liste civiche a supporto può aiutare, soprattutto in vista della sfida in Sicilia.
Una strada che sembrava in discesa, fino a quando dal Pd non è spuntato il nome di Piero Grasso. «Lui – temono Di Maio e la sua cerchia – sarebbe un grosso problema per noi».

(da “La Stampa”)

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BANCHE POPOLARI VENETE, ORA A ZAIA FA COMODO INVOCARE IL SALVATAGGIO DA PARTE DI ROMA LADRONA

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

SI AVVICINA LA “SOLUZIONE DI SISTEMA”… ZAIA VUOLE L’INDIPENDENZA, MA NON SE SI TRATTA DI PAGARE I DEBITI VENETI

Sembra ormai prossima una soluzione di “sistema” in grado di evitare il bail-in delle due banche venete.
Lo ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e lo ha confermato Bruxelles sottolineando che “la Commissione Ue, il Single Supervisory Mechanism e le autorità  italiane lavorano fianco a fianco” e “sono in corso contatti costruttivi per raggiungere una soluzione per le due banche in linea con le regole Ue, senza il bail-in degli obbligazionisti senior. I depositi saranno in ogni caso pienamente garantiti”.
Come verrà  fatto l’intervento, però, è ancora tutto da vedere perchè tolti i due maggiori istituti di credito — Intesa Sanpaolo e Unicredit — quasi tutti gli altri si sono tirati indietro, alcuni dichiarandosi indisponibili a mettere altri soldi nelle due banche venete dopo il flop di Atlante.
Come più volte scritto, l’intervento dei privati si è reso indispensabile per coprire le perdite previste e prevedibili di Veneto Banca e Popolare Vicenza derivanti soprattutto dalla differenza tra il valore cui sono iscritti a bilancio i crediti in sofferenza e il loro effettivo prezzo di vendita.
Secondo le autorità  europee, il gap che i privati devono coprire è di almeno 1,2 miliardi di euro.
Nonostante “l’attenzione, la competenza e il senso di responsabilità  istituzionale” con cui i vertici di Intesa Sanpaolo e quelli di Unicredit seguono il dossier, sembra alquanto improbabile che i due gruppi da soli si facciano carico dell’intero intervento. Sicuramente questa volta Cassa depositi e prestiti non parteciperà  nè direttamente nè indirettamente all’operazione di salvataggio, mentre si intensificano le voci su un possibile impegno di Poste Vita che, attraverso il fondo Atlante, già  aveva gettato nel pozzo senza fondo delle due banche venete 260 milioni dei suoi ignari assicurati.
Ad alimentare queste voci il fatto che solo pochi giorni fa la presidente di Poste Italiane, Maria Bianca Farina, si era detta disponibile a valutare un nuovo “investimento”.
Quaestio sgr, la società  di gestione del fondo Atlante azionista al 99% di Popolare Vicenza e Veneto Banca, aveva scritto a chiare lettere ai consigli d’amministrazione delle due banche che non avrebbe partecipato alla ricapitalizzazione e nel recente passato il numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha ribadito l’indisponibilità  di Ca’ de Sass a partecipare a un nuovo round di finanziamenti del fondo.
Difficile quindi che Atlante torni a giocare da protagonista in quest’operazione di salvataggio, ma mai dire mai: per perfezionare l’iniezione di 1,25 miliardi di euro di capitali “privati” occorrerà  pure un veicolo e il cosiddetto “braccio volontario” del Fondo interbancario non pare adatto allo scopo se all’operazione di “sistema” dovessero partecipare — oltre a qualche banca — anche altri soggetti quali appunto Poste Vita o altri gruppi finanziari e assicurativi.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL SOVRINTENDENTE E’ REINTEGRATO E IL VINCOLO SULL’IPPODROMO DI TOR DI VALLE SPARISCE

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

MA CHE STRANA COINCIDENZA: PROSPERETTI REINTEGRATO AL COLOSSEO RICAMBIA L’AIUTINO ALLA RAGGI E AI COSTRUTTORI PER LO STADIO DELLA ROMA

“La mia posizione è che quella proposta era impraticabile per una serie di motivi”. Lo dice il soprintendente unico di Roma, Francesco Prosperetti, intervistato dall’agenzia Dire all’uscita della riunione dei soprintendenti statali del Lazio che ha discusso il vincolo sull’ippodromo di Tor di Valle.
Prosperetti si riferisce alla proposta di vincolo precedente, avanzata dalla ex soprintendente Margherita Eichberg.
Dunque, alla domanda se il vincolo sull’Ippodromo rimanga lo stesso, Prosperetti risponde che “non c’è mai stato il vincolo su Tor di Valle, c’è stata una proposta”.
E quella proposta che fine ha fatto? Il vincolo è stato tolto, modificato o confermato? “La decisione non è mia, è collegiale, e la voce finale l’esprime il segretario generale. Dobbiamo sistemare il verbale e poi faremo un comunicato stampa. In ogni caso, il vincolo è stato oggetto di una discussione complicata”.
A porre il vincolo è il Ministero dei Beni Culturali, che a livello amministrativo si esprime definitivamente con determinazioni del segretario generale, su proposta del soprintendente.
Oggi è attesa la proposta del soprintendente.
Intanto Giovanni Zannola del Partito Democratico attacca il soprintendente: «È davvero sospetto il tempismo con il quale il soprintendente Prosperetti, reintegrato al Colosseo dopo il ricorso presentato dal sindaco Raggi contro il Mibact, si attarda solo oggi a spiegare che il vincolo proposto dalla sua collega Eichberg sull’area dove dovrebbe sorgere lo Stadio della Roma, non ha ragione di essere. Un tempismo che svela, forse, una sorta di ‘benevolenza’ verso l’amministrazione M5S della Capitale che era inciampata in un vincolo paesaggistico posto da organi terzi e indipendenti dell’amministrazione centrale dello Stato che dovrebbero evitare di entrare nella diatriba politica a mani basse. Esattamente il contrario di quello che sembra fare il Soprintendente Prosperetti che solamente oggi, dopo la vittoria al Tar dell’amministrazione M5S grazie alla quale e’ stato reintegrato anche alla gestione del Colosseo, afferma che quel vincolo era impraticabile».

(da “NextQuotidiano”)

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