Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile
LE SUE CRITICHE FANNO INFURIARE GRILLO E CASALEGGIO, LA SINDACA GLI LANCIA MESSAGGI IN CODICE… MA LUI TORNA A CRITICARE IL METODO DI SCELTA DEI MANAGER E RISCHIA IL POSTO
«A tutti i componenti della mia squadra di consiglieri e di giunta dico infatti di non
distrarsi dal lavoro alimentando sterili polemiche. Chi preferisce polemizzare si mette da solo fuori dalla squadra»: nel post dedicato ad ATAC che la sindaca Virginia Raggi ha pubblicato ieri sera non è sfuggito il riferimento ad Andrea Mazzillo, “colpevole” di aver fatto finire il suo malumore per le scelte della giunta addirittura sui giornali.
Su Repubblica ieri sono infatti comparsi — e non sono stati successivamente smentiti — molti suoi virgolettati in cui si criticava esplicitamente la gestione degli assessori e si andava a colpire anche la Casaleggio: «Le decisioni sono adottate centralmente, senza alcun confronto con l’assemblea che spesso e volentieri viene tenuta all’oscuro. Molti assessori non hanno alcun rapporto con gli eletti».
I bersagli palesi sono Luca Bergamo, Pinuccia Montanari e Massimo Colomban.
Gli spifferi dal Campidoglio raccolti oggi da Giovanna Vitale su Repubblica dicono che la sindaca abbia sottoposto allo stesso Mazzillo un comunicato di due righe che smentiva nel merito l’intervista a Repubblica, ricevendo in cambio un rifiuto.
Ma qualcuno vuole la sua testa:
E ora ecco: tocca correre di nuovo ai ripari, prima che l’argine torni a rompersi e il malumore anti-Raggi resuscitato da Mazzillo dilaghi.
«Faccia retromarcia oppure è out», è la linea tracciata dai vertici.
Rocco Casalino, il capo supremo della comunicazione cinquestelle, assume il comando dell’operazione-diga: prima ordina la consegna del silenzio, dagli assessori allo staff capitolino nessuno deve azzardarsi a parlare con la stampa; quindi, predispone il lungo post che la sindaca pubblicherà a sera, sul suo profilo Facebook, dopo aver dato a distanza l’ok. […] Il cappio intorno al collo dell’assessore al Bilancio è ormai stretto. Ora dipende solo da lui se allentarlo o (politicamente) morire
Una via d’uscita ce l’ha: l’intervista chiesta dal Sole 24Ore, formalmente su Atac, in cui Mazzillo potrà fare ammenda. Stamattina i vertici del Movimento la leggeranno con attenzione. Se saranno soddisfatti, potrà cavarsela con un’ammonizione. Altrimenti il destino è segnato.
Nel colloquio con Manuela Perrone pubblicato oggi sul quotidiano di Confindustria però Mazzillo reitera le critiche nei confronti di Colomban per averlo tenuto all’oscuro della nomina di Rota:
Mazzillo sostiene di essere stato «tenuto all’oscuro» delle vicende della partecipata, dove è caccia al successore di Rota (in settimana arriverà il nome, trapela dal Campidoglio). Una critica neanche tanto velata all’assessore alle Partecipate Massimo Colomban, l’imprenditore veneto vicinissimo a Davide Casaleggio, che Mazzillo non cita mai ma con cui la collaborazione non c’è stata.
Dopo l’addio di Rota e le sue dichiarazioni al vetriolo, però, il re è nudo: «Non posso più sottovalutare, per la città e per i romani, il fatto che Atac non abbia un piano industriale».
Per Mazzillo, «alla partecipata dei trasporti serve un serio piano di ristrutturazione e di rilancio, cui sono pronto a contribuire, e un management responsabile, che non si dimetta dopo pochi mesi, e che riconosca al comune il suo ruolo: non un semplice spettatore, di cui ci si ricorda quando ci sono debiti e contenziosi da pagare, ma un partner.
Per questo occorre condivisione, a livello tecnico e politico: lasciamo ai cittadini, rappresentati dagli eletti di maggioranza e opposizione in assemblea capitolina, la facoltà di scegliere come i servizi devono essere erogati».
E chiede un tavolo con il governo per risolvere i problemi di liquidità della città , pur assicurando di non avere l’intenzione di andarsene. La sensazione è che senza risultati anche per lui presto arriverà il redde rationem.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile
NE ESCE UNA FORMAZIONE CON QUELLI ALLONTANATI DALLA GIUNTA CAPITOLINA
Il Corriere della Sera Roma pubblica una meravigliosa infografica in cui mette in campo la squadra dei cacciati dalla Giunta Raggi, ovvero tutti gli amministratori e i tecnici che Virginia e i suoi hanno fatto fuori per un motivo o per un altro da quando governano Roma.
Nella formazione, che scende in campo con il 3-4-3, spiccano i nomi di tutti i manager che si sono avvicendati in questi mesi, spesso per contrasti con la giunta e qualche volta a causa dell’azione della magistratura.
Intanto la difesa, chiamata a fare argine contro il degrado e i rifiuti sparsi a caso in città .
Antonella Giglio sicura in porta, Paola Muraro a guidare i tempi del fuorigioco e con lei Daniele Fortini e Alessandro Solidoro, che senza andare troppo per il sottile si dicono pronti a spazzare l’area della Capitale.
Poi il centrocampo, dove la mobilità della squadra filtra dalle idee del ragioniere generale Stefano Fermante, corre sulle gambe a motore diesel di Marco Rettighieri e Armando Brandolese, sfocia nel rigore tattico di Marcello Minenna.
A completare il 3-4-3, un trio di fuori classe composto dalla punta di diamante Bruno Rota (strappato alla storica rivale del nord), spalleggiato dal mancino Paolo Berdini a sinistra e dalla destrorsa Carla Raineri sulla fascia opposta.
E attenti che non finisce qui.
Pronti a subentrare ci sono i guizzi del sempre imprevedibile Raffaele De Dominicis, il tocco artistico dell’esperto Albino Ruberti, con Massimo Colomban chiamato a fare pulire la manovra quando serve.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile
“SIAMO UN BERSAGLIO SU CUI TUTTI SPARANO, COMPRESO MACRON”
“Più osservo le evoluzioni del quadro politico ed economico in cui oggi si trova ad operare
l’Italia più mi viene spontaneo paragonare il suo ruolo a quello della Croce Rossa Internazionale”.
Lo dice Romano Prodi in un editoriale sul Messaggero in cui sottolinea che il ruolo seppur “nobile” non è “proprio il compito di uno Stato sovrano che dovrebbe operare in un clima di solidarietà europea”.
L’ex premier si riferisce in primis ai migranti dalla Libia, “che vengono raccolti dalle navi appartenenti a tanti paesi europei ma che, come avviene per i feriti nei conflitti bellici, vengono tutti portati all’ospedale della Croce Rossa, cioè in Italia. E, come è il caso della Croce Rossa, quando si parla delle trattative di pace, l’Italia viene regolarmente esclusa perchè le cose importanti si trattano in un piano superiore”.
In questo contesto, sottolinea, “ci sacrifichiamo almeno per uno scopo nobile, anche se accompagnato da una vergognosa mancanza di solidarietà da parte dei nostri partner europei”.
Ma il paragone va avanti, “siamo diventati un bersaglio su cui tutti possono sparare senza provocare alcuna reazione”, ad esempio la Francia di Macron.
“Mentre era stata accolta senza alcun problema la proprietà coreana dei cantieri navali di Le Havre, si procede addirittura alla loro nazionalizzazione (a cui si aggiunge il ridicolo aggettivo di provvisoria) purchè non finiscano in mani italiane. Il tutto dopo che la Francia si è comprata mezza Italia”.
Per Prodi “l’unica onorevole via d’uscita è che l’Italia usi tutti gli strumenti di difesa di cui può disporre”.
“Nell’Unione Europea esistono limiti alle asimmetrie di comportamento anche perchè, pur pienamente consapevole delle debolezze italiane, non posso ignorare le grandi fragilità della Francia nei suoi equilibri di bilancio e nei livelli di produttività del suo sistema industriale”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile
IL LEADER DI FORZA ITALIA LANCIA STOCCATE A SALVINI E SI DICE PRONTO A RIAPRIRE LA TRATTATIVA SULLA LEGGE ELETTORALE… CON ALFANO INTESA SOLO IN SICILIA
“Sto bene, l’aiuto di Dio e la bravura dei chirurghi mi hanno restituito l’energia di sempre. E ora certo non me ne andrò, escludo di farlo proprio alla vigilia della sfida decisiva per il mio Paese”.
Parla Silvio Berlusconi, che si concede una parentesi ‘politicà nei giorni di relax nella beauty Spa Palace di Henri Chenot a Merano, prima di spostarsi in Costa Smeralda.
Il Cavaliere si sente a tutti gli effetti guida, tutt’altro che padre nobile del centrodestra, assestando più di una stoccata a Salvini (mai citato in questo colloquio) e ai populismi.
Pronto a riaprire la trattativa sulla legge elettorale, disponibile a un sostegno condizionato alla missione in Libia, porte aperte agli ex di ritorno ma in una formazione ad hoc diversa da Fi. Quanto ad Alfano e al suo “partito di governo”, un’intesa ci sarà solo in Sicilia e a livello locale.
Emergenza immigrazione, il governo vara l’operazione navale nelle acque libiche, la sosterrete? Voterete il decreto per la missione?
“A quanto pare il governo sta per imboccare dopo tanti anni una strada simile a quella che avevamo seguito noi: un accordo con le autorità libiche per bloccare le partenze. Bisogna però vederne bene i termini: per ora c’è una certa confusione tra annunci e smentite da parte libica ma anche da italiana. Valuteremo senza pregiudiziali, ma voglio essere molto chiaro: ha senso mandare le navi militari – che fra l’altro opererebbero senza una copertura internazionale – solo se avranno il potere di riportare in Libia, dopo averli soccorsi in mare, coloro che tentano la traversata. Mai più taxi del mare. Spero che il governo non stia prendendo in giro un’altra volta gli italiani”.
Sulla Libia come sulla politica industriale, l’Italia paga un eccesso di protagonismo di Macron? Lei l’ha vissuto col caso Vivendi-Mediaset, pensa che il nostro Paese sia sotto un attacco francese?
“Direi che la politica di Macron non è nè liberale, nè europeista: mi pare anzi abbia una visione colbertiana della politica estera al servizio dell’economia francese. Per la verità dai tempi del Ministro del Re Sole ad oggi questa è stata una tendenza ricorrente nella storia di Francia. Nella mia vita di imprenditore ho vissuto anche sulla mia pelle le conseguenze negative di questo atteggiamento. La Cinq fu osteggiata da subito e poi chiusa per le pressioni del governo francese di allora. Quanto a Vivendi, non sta a me giudicare se il comportamento di Bollorè nei confronti della mia famiglia sia riconducibile a questa linea di condotta: so però che la Francia è storicamente molto più attenta di noi a tutelare l’interesse nazionale, identificandolo con quello delle aziende francesi”.
C’è stato l’ennesimo appello del capo dello Stato per la riforma elettorale. Ci sono margini per una ripresa della trattativa a settembre?
“Sarebbe assurdo se non accadesse. Ha ragione il capo dello Stato, non è pensabile andare al voto con due sistemi contraddittori fra Camera e Senato. Il segretario del Pd Renzi ha detto che è pronto a cambiare la legge con l’accordo di Grillo e Berlusconi. Lo prendo in parola. Una legge elettorale con queste caratteristiche esiste già , votata due mesi fa in commissione alla Camera. Si sono espressi a favore non soltanto Grillo e Berlusconi, ma anche Salvini e lo stesso Renzi. Non capisco perchè non si possa ripartire da lì: un sistema di tipo tedesco adattato alla situazione italiana”.
Pensa anche a una possibile intesa con il Pd, magari sul premio alla coalizione, se il M5S dovesse ritirarsi?
“Cos’è cambiato oggi rispetto a da due mesi fa? Un semplice incidente parlamentare non è una buona ragione per gettare via un buon accordo. Il voto degli elettori deve finalmente tornare a contare, dopo quattro governi consecutivi non scelti dagli italiani: un partito che ottiene il 20% deve avere il 20% dei parlamentari. Diversamente la sfiducia nella politica aumenterà ancora. Mi auguro che il segretario del Pd non ragioni come i grillini, anche perchè l’idea che Renzi possa definirsi un anti-casta fa davvero sorridere”.
Da giorni il controesodo dalle file di Ap e Ala alla “casa madre” forzista. Quanto ravvedimento e quanto opportunismo pre elettorale, secondo lei?
“Non lo so, non sta a me giudicare le intenzioni. Se alcuni parlamentari eletti nel centrodestra vogliono cambiare le loro scelte degli ultimi anni, dare vita a una formazione politica che guarda alla nostra coalizione, non solo non posso impedirlo, ma la ritengo cosa buona e utile”.
Porte aperte anche al loro leader, Angelino Alfano?
“Sul piano nazionale direi che il problema non si pone. Il partito di Alfano in questi anni ha mantenuto in piedi due governi di sinistra, che non sono stati scelti dai cittadini e che oggi presentano un bilancio desolante su tutto. Lei pensa che chi ha collaborato a ridurre il nostro paese in queste condizioni possa davvero tornare a lavorare con noi?”.
Lo dica lei.
“Non avrebbe alcun senso. Altra cosa sono le realtà locali, in molte delle quali governiamo noi del centrodestra. Se questo potrà accadere anche in Sicilia, per battere sia la disastrosa gestione uscente della sinistra, sia l’incubo che una regione così importante possa cadere in mano ai grillini, credo sia un bene per i siciliani. Io lavoro sempre per unire, mai per dividere “.
Silvio Berlusconi è davvero pronto alla settima campagna per le politiche, nonostante la sua età ne faccia il più longevo tra i leader europei
“Se è vero che sono il più longevo, mi impegno – come disse Ronald Reagan – a non far uso di questo vantaggio per mettere in difficoltà i miei più giovani e inesperti avversari (sorride, ndr). Ho disegnato un simbolico ‘albero della libertà ‘. Ogni ramo un problema del paese e tre frutti: le nostre soluzioni. Non me ne andrò fino a quando non avremo colto tutti questi frutti. Mai lasciato un compito a metà , escludo di farlo nella sfida decisiva per salvare il mio paese”.
I sondaggi danno il centrodestra in testa. La coalizione con Lega e Fdi è obbligata? Esclude una lista unica?
“Non posso dire nulla fin quando non sapremo con quale legge elettorale si andrà a votare. Posso dire però che l’unità del centrodestra è un grande valore. Naturalmente il modello dev’essere quello oggi vincente in tutt’Europa: quello del Ppe che noi orgogliosamente rappresentiamo in Italia. L’esistenza di una destra estremista ha portato in Francia alla vittoria di Macron, un leader di sinistra che di liberale ed europeista ha davvero poco, come dimostrano le ultime vicende. Nel nostro centrodestra i temi della destra e della Lega diventano parte integrante del progetto complessivo. Ma da soli non bastano, se vogliamo vincere e governare il Paese in modo credibile”.
Quindi il tormentone premiership del centrodestra è rinviato a dopo il voto?
“Credo che anche questo sia un tema che appassiona pochi addetti ai lavori. Dopo la vittoria alle elezioni la forza che avrà preso più voti nella nostra coalizione proporrà al capo dello Stato il nome del candidato premier. Quanto alla leadership, mi limito ad osservare che in 23 anni gli italiani mi hanno espresso il loro voto più di 200 milioni di volte: se la leadership si basa sul consenso mi sembra che le discussioni non abbiano molto significato”.
Presidente, come è cambiata la sua vita in questo anno seguito al delicato intervento al cuore?
“È cambiata in meglio, dopo un primo periodo fisicamente doloroso. L’aiuto di Dio e la bravura dei chirurghi mi hanno restituito le energie di sempre. Ma soprattutto ho sentito l’affetto di milioni di italiani. Verso un popolo così meraviglioso so di avere dei doveri”.
Il film su di lei di Sorrentino la incuriosisce, la lusinga, lo teme?
“Mi incuriosisce molto. Ho incontrato Sorrentino e, da produttore di cinema, pur non conoscendo la trama gli ho messo a disposizione, se gli dovessero servire, le mie residenze per le riprese. In passato sono stati girati altri film su di me, modeste opere di propaganda. Spero che Sorrentino realizzi un’opera libera, creativa, di successo ma rispettosa della realtà e delle vite dei protagonisti. D’altronde, cosa dovrei temere? Gli italiani mi vogliono bene”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile
UNA SEQUELA DI BALLE STRATOSFERICHE PER GIUSTIFICARE LA RINUNCIA: “LA NAVE SE N’E’ GIA’ ANDATA PASSANDOVI SOTTO IL NASO”: PECCATO CHE SIA ANCORA TRA CIPRO E GRECIA, A MILLE CHILOMETRI… FUORI I CONTI E I NOMI DI CHI FINANZIA QUESTA MISSIONE ILLECITA
La nave anti-migranti non arriverà più al porto di Catania. A comunicarlo è il portavoce
nazionale di “Generazione Identitaria”, Lorenzo Fiato, che annuncia il ritiro dal capoluogo etneo.
“Il problema, a Catania, non era economico ma politico. Abbiamo ricevuto pressioni da diversi personaggi politici. Gli attivisti di sinistra hanno fatto un sit-in ma questo era il minimo dei nostri problemi”.
Nel corso della loro permanenza nel capoluogo etneo, gli attivisti sarebbero stati “seguiti per tutto il tempo dalla polizia” ma — sottolineano — “la cosa più importante e pericolosa è stata la pressione del governo italiano”.
Rvoluzionari che ritengono “pericoloso” essere monitorati dalla polizia? Roba da scompisciarsi dalle risate.
Lorenzo Fiato, irraggiungibile al telefono in questi giorni, ha precisato che il “ministro dell’Interno avrebbe fatto tutto il possibile per fermare la nostra missione”.
Per questo motivo “Generazione Identitaria” ha deciso che “Catania non era più un porto sicuro”.
Una giustificazione ridicola dopo aver annunciato a Famagosta, da cui erano stati espulsi, che la meta era Catania.
Qunato alla presunta pressione delle autorità italiane si tratta semplicemente di applicare la legge vigente che non consente di compiere missioni illecite a nessuna nave. Non hanno scalato Catania per paura di finire in galera e di vedersi sequestrare la nave, tutto qua.
Ma ci sarà occasione appena entreranno nelle acque sotto il controllo della nostra Guardia costiera, se mai arriveranno al confine delle acque libiche.
Poi la solita balla stratosferica.”I ragazzi sono salpati, la nave non ha mai sfiorato le coste italiane ma noi le siamo andati incontro”.
Per giustificare la disfatta (e, dunque, la vittoria delle associazioni anti-razziste che ieri hanno manifestato al porto), in un video intitolato “La beffa di Catania”, gli attivisti della missione “Defend Europe” hanno aggiunto: “Voi che presidiate il molo vuoto della C-Star sappiate che la nave se n’è già andata. Magari a 15 miglia di distanza, passandovi sotto il naso. Questa la potrete chiamare la nostra piccola beffa, la beffa di Catania”.
Peccato che i satelliti non sbagliano: la nave “C-Star in questo momento si trova tra la Grecia e Cipro, come mostra il sito MarineTraffic, a 1000 km dalla Sicilia: ne hanno da nuotare i presunti identari che le starebbbero andando incontro
L’imbarcazione noleggiata da “Generazione Identitaria”, era stata sottoposta ad una “brusca ispezione” da parte delle autorità egiziane al largo di Suez, poi è stata fermata dalle autorità di Cipro che hanno arrestato l’equipaggio europeo, compreso il capitano e il vice-comandante, per aver falsificato i documenti di 20 cittadini dello Sri Lanka che si trovavano a bordo della nave. Le autorità locali avevano decretato l’espulsione dal Paese, come riportato dalla stampa turca.
Restiamo sempre in attesa di conoscere i costi di questa missione e nomi e cognomi di chi finanzia un’impresa illecita che finora risulta aver incassato 140.000 euro da sconosciuti e 10.000 dollari a testa da clandestini cingalesi ospitati a bordo con documenti falsi.
(da “Fanpage)
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