Destra di Popolo.net

LA SOLUZIONE ALL’ITALIANA DI ACEA PER L’ACQUA RAZIONATA A ROMA: ASPETTARE IL PRIMO DI AGOSTO QUANDO LA CITTA’ SI SVUOTA

Luglio 25th, 2017 Riccardo Fucile

FAR SLITTARE TUTTO DI QUALCHE GIORNO: COSI’ IN ITALIA SI AFFRONTANO LE EMERGENZE… E IL MONDO CI RIDE DIETRO

Far slittare lo stop alle captazioni dal lago di Bracciano dal 28 luglio al 1 agosto, contando sull’esodo dei romani e sullo svuotamento della Capitale.
Dopo aver terrorizzato Roma con ipotesi di prosciugamento dei rubinetti per un milione e mezzo di romani a turni di otto ore e con la città  divisa in due soli quadranti, ACEA tira fuori l’uovo di Colombo che oggi al tavolo delle trattative presenterà  alla Regione Lazio per trovare una soluzione diplomatica (leggasi: politica) all’emergenza idrica romana.
Stamattina quindi in Campidoglio si vedranno i due litiganti con il Comune di Roma nelle vesti di mediatore. Mentre la soluzione prospettata ieri dalla Regione Lazio — ovvero captare più acqua da altre fonti per ovviare alla mancanza del lago — secondo ACEA sarebbe impraticabile per motivi tecnici: gli attuali impianti non sono in grado di “pompare” più acqua per i loro limiti strutturali.
Anzi, ricorda oggi Il Messaggero, in una lettera inviata alla Regione la stessa ACEA aveva segnalato una serie di ammodernamenti tecnici che consentivano l’aumento della captazione che avevano consentito la riduzione del prelievo da Bracciano di circa 100 litri al secondo medi rispetto al 2016.
Zingaretti ieri è tornato a pressare Acea chiedendo all’ente gestore “di formalizzare una proposta alternativa”.
E fa due conti che non gli tornano: “Se è vero che veniva prelevato un millimetro al giorno (dal lago di Bracciano, ndr) dire poi che bisogna levare l’acqua per otto ore a gran parte dei romani è una esagerazione. Io non ho mai fatto polemiche, non le farò mai specie su temi così delicati”.
Intanto in provincia 21 comuni, per un totale di 58.742 utenti, fronteggiano l’acqua razionata. In alcuni casi il razionamento interessa solo una parte del territorio comunale o una singola strada, in altri le turnazioni si avvicendano in diverse aree.
I turni sono previsti tutti i giorni o a giorni alterni. E a Latina, rende noto la capogruppo M5s in Consiglio regionale del Lazio Gaia Pernarella, “sono quasi due mesi che l’acqua è razionata”. E l’onorevole si stupisce del fatto che l’emergenza romana sia su tutti i giornali.
La Regione Lazio ha spiegato ieri che lo stop al prelievo di acqua dal lago di Bracciano è determinato da alcune violazioni di ACEA: “Un decreto del ministero dei Lavori Pubblici (n.1170/1990) ha concesso all’Azienda Comunale Elettricità  Acque Acea di prelevare acqua dal lago di Bracciano per usi potabili — spiega la Direzione regionale delle Risorse Idriche Regione Lazio — assicurando comunque il mantenimento delle escursioni del livello del lago nell’ambito di quelle naturali. Per tale ragione, proprio nella relazione generale del Progetto del Nuovo Acquedotto del lago di Bracciano, redatto dalla stessa Acea, alla lettera b di pagina 39 si definiva il livello idrometrico minimo concesso per le captazioni, fissandolo a 161,90 metri sopra il livello del mare”.
Anzi, a tale proposito, rileva ancora la Regione Lazio, “si prescriveva quanto segue: verranno inserite le saracinesche di apertura e chiusura ed un sifone idraulico che provveda a disinnescare automaticamente le condotte, non appena il livello dell acqua scende sotto la quota minima di 161,90 metri”.
Attualmente “il livello del lago di Bracciano e’ al di sotto di questa quota minima prefissata — conclude la nota — e ancor più lontano dallo zero idrometrico che corrisponde a quota 163,04”.

(da “NextQuotidiano”)

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CRISTINA GRANCIO, LA DISSIDENTE CACCIATA DALLA FESTA DEL M5S ROMA

Luglio 25th, 2017 Riccardo Fucile

IL BUTTAFUORI GRILLINO CHE INTIMA A UNA ELETTA: “TU NON PUOI PASSARE”

Ieri al Teatro Flaiano si è svolta una reunion degli eletti del MoVimento 5 Stelle a Roma a cui hanno partecipato anche Virginia Raggi e Beppe Grillo.
Alla riunione avrebbe voluto presenziare anche Cristina Grancio, consigliera M5S in Campidoglio ancora nel gruppo dei grillini ma nel frattempo sospesa dal MoVimento 5 Stelle per dissidenza sullo stadio della Roma a Tor di Valle.
Ma a un certo punto, racconta Lorenzo De Cicco sul Messaggero, qualcuno si è presentato davanti a lei come Gandalf e le ha intimato: “Tu non puoi passare”.
«Festa privata, ci dispiace, non può entrare». «Ma come no? Gli altri sono tutti dentro, controlli meglio». «No, mi dispiace. Non è in lista». Non siamo davanti al Qube o al Piper; e lo scambio di battute, per quanto più che verosimile in quel contesto, non è tra un buttafuori e un discotecaro in cerca di accesso alla pista da ballo.
Ad essere vittima dell’anomalo“rimbalzo” (nel gergo dei club: essere respinti all’entrata) è Cristina Grancio, consigliera dissidente del M5S, sospesa dal Movimento (ma non dal gruppo consiliare) dopo avere difeso il «no alla speculazione» per il progetto Tor di Valle, mentre gli altri colleghi grillini votavano a favore dello stadio sempre bocciato in campagna elettorale.
A svolgere il ruolo di buttafuori è stato Rocco Casalino:
A sbarrarle la strada verso l’ingresso del Teatro Flaiano -dove ieri Grillo e Casaleggio jr, insieme alla sindaca Virginia Raggi, hanno riunito i rappresentanti romani del Movimento, dal Comune ai municipi — è stato il capo della comunicazione nazionale dei Cinquestelle, Rocco Casalino. Subito avvertito da un addetto stampa, alle prime proteste della consigliera.
Inutili le lamentele — «Ma io sono un’eletta del M5S! Faccio parte del gruppo consiliare» — la dissidente hadovuto tornarsene a casa.
«Non è nella lista, questo è un evento privato, gli inviti sono partiti per mail», la replica gelida che si è sentita ripetere per diversi minuti, prima della resa, la consigliera rimbalzata.

(da “NextQuotidiano”)

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“MI AVETE SALVATO LA VITA”: IL PROFUGO SORPRESO IN BICI IN AUTOSTRADA RINGRAZIA I POLIZIOTTI

Luglio 25th, 2017 Riccardo Fucile

HA DIMOSTRATO PIU’ BUON SENSO E UMANITA’ DEL POLIZIOTTO SOSPESO CHE HA POSTATO IL VIDEO CON COMMENTI RAZZISTI

“La polizia mi ha salvato la vita. Io pensavo di aver imboccato la statale come faccio sempre”. Moussa Qattara, 19 anni, ivoriano è ospite di un comunità    a Sant’Ambrogio.
È lui il ragazzo che una settimana fa, il 17 luglio, è stato scortato sull’autostrada Torino-Bardonecchia da una pattuglia della polizia stradale di Susa che lo ha intercettato nella galleria della Perosa in sella a una Graziella al buio.
Ed è sempre lui l’oggetto del video che l’agente ha registrato con il suo cellulare dall’abitacolo della macchina di servizio che gli è costata una sospensione e l’avvio di un procedimento disciplinare.
Nel video si sente il suo commento infarcito di frasi offensive nei confronti del profugo e della presidente della Camera Laura Boldrini.
“I vigili sono stati gentili con me e mi hanno accompagnato al sicuro –   dice ancora il giovane che è scappato dalla Costa d’Avorio –   Quando mi sono reso conto del pericolo che ho corso ho avuto davvero paura”.
Il giovane – che parla solo francese –   era stato scortato fino alla prima piazzola e poi caricato su un furgone insieme alla bicicletta e portato al sicuro. Il giovane era stato identificato e multato per la contravvenzione al codice della strada.
Qualche giorno dopo quel fatto, il video   – che il capopattuglia aveva diffuso solo tra alcuni amici – è finito in su Facebook diventando virale.
Il capo della polizia ha deciso di sospendere l’autore del filmato e di sottoporlo a un procedimento disciplinare.
L’agente rischia anche un processo penale perchè il video è finito sul tavolo della magistratura torinese. Il suo telefonino è stato sequestrato.
“E’ una vergogna che una sfumatura di ilarità  in Italia susciti reazioni simili”, commenta Gianni Tonelli, segretario generale del Sap.
Forse è una vergogna che vi sia un sindacato di polizia che giustifichi frasi razziste e insulti a chi rappresenta le istituzioni, ma difficile che qualcuno lo comprenda.

(da agenzie)

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“IL TAGLIO DEI VITALIZI CON EFFETTO RETROATTIVO E’ UNA BEFFA POPULISTA”: MASTELLA E SPOSINI GUIDANO LA CARICA DEGLI SCONTENTI

Luglio 25th, 2017 Riccardo Fucile

COME FINIRA’? CHE LA LEGGE VERRA’ DICHIARATA INCOSTITUZIONALE DALLA CORTE AI PRIMI RICORSI, MA TUTTI AVRANNO FATTO LA LORO BELLA FIGURA ANTIKASTA PER I PIRLA

La proposta di legge Richetti per tagliare i vitalizi pregressi ai parlamentari dovrebbe ricevere l’ok della Camera entro domani, ma c’è chi non si arrende all’idea.
Uno di questi è Clemente Mastella, sindaco di Benevento ed ex Guardasigilli, che in un’intervista al Giorno spiega il perchè della sua indignazione.
“[I vitalizi parlamentari] sono una cosa che esiste, in un modo o nell’altro, in tutti i Parlamenti del mondo […]. Alla base di questo testo c’è la sfida a chi la spara più grossa. È un espediente populista che ha gioco facile perchè c’è lo sputtanamento del mondo della politica”.
Mastella prevede che la nuova legge darà  molto lavoro alla Corte Costituzionale: “un parlamentare decurtato e mortificato ingiustamente è ovvio che si appellerà  alla Corte”. “I risparmi saranno risibili — prosegue — e lo Stato sarà  costretto a difendersi davanti alla Corte”.
Mastella assicura di non fare il proprio interesse:
“A me del vitalizio non frega nulla […]. Mi sono dimesso da ministro e da vicepresidente della Camera con tutti i privilegi connessi. Da sindaco non prendo l’emolumento di 4.200 euro al mese. Ma mi scoccia il modo, il principio, questo sì”.
Il sindaco di Benevento lamenta il fatto di essere stato “beffato prima e dopo”:
“Quando diventai parlamentare per la prima volta, ero giornalista Rai e guadagnavo molto di più di quanto si prendeva col gettone […]. Io rifiutai di prendere il doppio stipendio, mentre deputati del Pci e del Psi intascarono per anni il doppio emolumento. I comunisti della doppia morale e del doppio portafoglio”.
Sulla Stampa, invece, è Ugo Sposetti, senatore da cinque legislature ed ex tesoriere Ds, a spiegare il suo no convinto al taglio dei vitalizi. Neanche Enrico Berlinguer — assicura — lo avrebbe voluto: “lui ha sempre difeso la democrazia e le istituzioni”.
Come Mastella, anche Sposetti mette in guardia dal “mare di ricorsi” che seguirà  l’approvazione della legge:
“Il punto dei diritti acquisiti è che solleverà  un mare di ricorsi. Si apre una voragine, un tunnel che porterà  a ricalcolare la pensione a milioni di lavoratori: l’opinione pubblica dovrebbe capirlo e non godere per i tagli a questo o quel vecchio parlamentare”
Anche lui assicura che la sua contrarietà  alla riforma non ha nulla a che fare con l’interesse personale:
“Non so quanto prenderei di pensione con la Richetti e non mi faccio fare il conto. Perchè quando ho lasciato le ferrovie per andare a lavorare come funzionario del Pci a Viterbo non mi sono chiesto quale sarebbe stato lo sviluppo della mia carriera. Seppi subito che lo stipendio era molto più basso di quello da ferroviere. Non mi vergogno del lavoro in difesa dei partiti e dell’istituzione. E se il senso comune è un altro io lo combatto”.
Durissimo il giudizio su Renzi e Richetti:
“Io non capisco questi quarantenni che non difendono il Parlamento”, afferma Sposetti. “Sono degli sprovveduti, quello che mi spaventa è questo, l’improvvisazione senza pensare a quello che succede dopo, agli ostacoli”.
Intervistato dal Giornale Radio Rai, Matteo Richetti, “padre” del testo per l’abolizione dei vitalizi, risponde così alle critiche sui prevedibili ricorsi:
“Ci saranno ricorsi, lo so. Ma se c’è un’ingiustizia, come quella di regalare 2500 euro a qualcuno che ha messo piede in Parlamento solo un giorno, il legislatore deve porvi rimedio […].Il rischio c’è, ma io sulla Costituzione – rimarca il deputato Pd – leggo che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. E dunque tutti devono avere lo stesso trattamento, compresi i parlamentari. Se la Corte dirà  che questa legge è incostituzionale se ne prenderà  al responsabilità . Ma una resa preventiva non è possibile, altrimenti l’Italia non cambia mai”.
Altro tema, l’appoggio M5S al testo Richetti. Una sorpresa? “Ma no, più che altro ne sono contento, al di là  di alcune mistificazioni, perchè ho letto delle dichiarazioni fuori dalla realtà … Intanto – puntualizza – la proposta Lombardi non toccava minimamente la riduzione per i vecchi vitalizi. E poi se uno vuole proporre una legge se la fa scrivere dal partito avversario? Mi fa molto piacere che si uniscano i grillini, ma loro hanno firmato questa legge solo poche settimane fa. Questa legge è depositata dal 2015. Se avessero voluto fare sul serio, perchè in questi due anni non si sono uniti alla battaglia lasciando che sulla proposta ci fossero solo 80 firme, tutte del Pd?”.
E se il rischio fosse quello di dare l’impressione di ‘inseguire’ i 5 Stelle?
“Ma no, anzi. In questi giorni sto notando una santa alleanza, piuttosto curiosa. Chi non vuole rinunciare ai privilegi si sta alleando proprio con i populisti, ovvero i grillini, che non vedono l’ora di veder fallire questa legge per poi accusarci, in campagna elettorale, di non aver cambiato nulla. Ma io a questo gioco non ci sto. Il Pd combatte una battaglia che ritiene giusta. Se altri vogliono unirsi sono i benvenuti”.

(da “Huffingtonpost”)

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BONAIUTI E IL RITORNO DA BERLUSCONI: SI ALLONTANO’ PER DISSENSI CON IL CERCHIO MAGICO

Luglio 25th, 2017 Riccardo Fucile

NEL 2014 LO STORICO PORTAVOCE DEL CAVALIERE LASCIO’ FORZA ITALIA MA SENZA NESSUNA POLEMICA CON IL SUO EX PARTITO

I rumor lo vorrebbero di ritorno a casa. Di nuovo vicino a quel leader con il quale ha vissuto fianco a fianco, quasi giorno e notte, per 18 anni.
E con il quale tutto finì nella tarda primavera del 2014, dopo settimane di gelo e un doloroso addio a villa San Martino tra accuse reciproche e reciproci rimpianti.
Sarebbe un bel finale per una lunga storia, intensa e mai del tutto spezzata, quello del rientro in Forza Italia di Paolo Bonaiuti, storico portavoce e collaboratore di Silvio Berlusconi dal 1996 al 2014, quando passò nell’allora gruppo dell’Ncd dove quasi silenziosamente e senza mai una polemica è rimasto da tre anni.
Ma è ancora presto per prendere in mano la penna.
Lo spiega lui stesso in una nota, per mettere un freno ad eventuali ricostruzioni ed ipotesi su un suo imminente passaggio dalla maggioranza a FI, diretto o attraverso quella sorta di camera di compensazione che sarebbe un partito centrista da affiancare agli azzurri.
«La verità  – spiega Bonaiuti – è che con Berlusconi ci siamo sentiti qualche giorno fa, il giorno del mio compleanno (il 7 luglio, ndr) e i suoi auguri mi hanno fatto molto piacere, come è facile pensare da parte di tutti quelli che hanno seguito per 18 lunghi anni le vicende di FI». E però, continua il senatore «un rapporto personale del genere non può entrare nel gioco estivo delle affermazioni e delle smentite».
Insomma, se ricongiungimento sarà  – sembra di capire – sarà  per rapporto diretto tra i due, per una sorta di ripresa di una relazione lavorativa e umana assieme che finì male e lasciò entrambi addolorati. Senza intermediari.
E si capisce che la lontananza di questi anni, politicamente, non sarebbe certo incolmabile. Anzi. Bonaiuti – da quando se ne andò da FI sostanzialmente perchè privato di quel ruolo di portavoce e fedelissimo collaboratore del leader che venne via via occupato da quello che fu definito «il cerchio magico» – non ha mai parlato del suo rapporto con Berlusconi, nè delle vicende del suo ex partito o dei suoi ex colleghi azzurri.
Con i quali peraltro ha sempre mantenuto un rapporto di amicizia e vicinanza, lui che li conosceva tutti, che ne seguiva vite e vicende dalla sedia, non sempre comoda, accanto a quella di Berlusconi, dalla quale spesso faceva partire calcetti di avvertimento alle caviglie del leader per frenarne l’irruenza e attutirne le gaffe.
Anche nel gruppo centrista Bonaiuti ha mantenuto una sua autonomia (recentemente ha votato contro alcuni passaggi del processo penale e del codice antimafia, sulla linea dell’ex ministro Costa) e non ha avuto ruoli di potere o visibilità .
Ma quel che conta di più per un possibile ritorno a casa resta il suo rapporto con Berlusconi. Che in questi anni non si è interrotto: i due si sono sentiti manifestandosi il reciproco affetto in momenti difficili, come quando Berlusconi fu operato al cuore, così come in occasioni più felici, come per l’assoluzione nel processo Ruby.
Cosa si siano detti, se abbiano prospettato un nuovo inizio, è impossibile saperlo.
Ma che una decisione spetti a loro due, e a loro due soli, guardando agli anni passati e alla scena futura, è una certezza.

(da “Il Corriere della Sera”)

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LA NAVE DEI RAZZISTI CONTINUA IL GIRO TURISTICO: INVECE CHE ANDARE A OVEST VERSO LA LIBIA, SALE A NORD A CIPRO

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

ALLE 16.30 E’ ATTRACCATA A FAMAGOSTA… IL 18 LUGLIO NON DOVEVA ESSERE A CATANIA? CHE SI FA, SI PERDE TEMPO SENZA BLOCCARE L’INVASIONE?

Dopo diversi giorni di sosta forzata a Port Said per regolarizzare la documentazione, la   C-Star ha ripreso la navigazione nel Mediterraneo.
Ma la nave che il 18 luglio avrebbe dovuto arrivare a Catania ancora non si vede all’orizzonte.
Dopo aver dato comunicazione di destinazione Tunisi, oggi la C – Star, invece di dirigersi a ovest è andata a nord e alle 16.30 è arrivata nel porto di Famagosta, a Cipro, come certificato dall’ “Ufficial Marine Traffic Global” che monitora le posizioni delle navi in tempo reale, con relativa mappa, velocità  di navigazione e destinazione dichiarata dall’armatore.
Alle ore 23 risulta sempre ferma nel porto di Famagosta.
La missione sta assumendo i contorni di un tour di propaganda degno del peggiore avanspettacolo e già  si dichiara che la missione ha solo un’autonomia di dieci giorni ma che “potrebbero anche essere meno”.
Sulla pagina ufficiale degli organizzatori da due giorni non si parla più della posizione della nave.
Restiamo sempre in attesa di conoscere i dettagli dei finanziatori di questa missione, visto che lo si richiede alle Ong.
Siamo certi che Minniti si farà  parte diligente perchè gli xenofobi tirino fuori costi della missione e relativi nomi, cognomi e indirizzi di chi li paga.

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A 40 CENTIMETRI DAL DISASTRO: IL CNR SEGNALA CHE IL LAGO DI BRACCIANO E’ 163 CM SOTTO IL LIVELLO

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

AVANTI COSI’ E’ CI SARANNO RIPERCUSSIONI SU ECOSISTEMA E FALDA

L’Istituto di Ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle Ricerche (Irsa-Cnr), che da oltre 15 anni svolge attività  di monitoraggio sul lago di Bracciano segnala che negli ultimi giorni si è registrato un abbassamento di circa 10 centimetri, portando il livello del lago a -163 cm: se le condizioni meteo climatiche dovessero rimanere inalterate, portando il livello del lago a -200 cm, si rischiano ripercussioni sull’ecosistema e sulla falda circumlacuale.
Intanto l’emergenza acqua lambisce la Capitale. Sono venti i Comuni in provincia di Roma già  interessati dalla turnazione dell’acqua.
Il razionamento della risorsa idrica predisposto da Acea come misura per fronteggiare la crisi idrica era partito a giugno con 15 Comuni ed ora, a quanto si apprende, è arrivato a quota venti.
Lo stop dell’acqua in questi centri avviene alcune ore a settimana previa comunicazione. Tra i paesi interessati dai turni: Rocca Priora, Rocca di Papa, Zagarolo, Montecompatri, Grottaferrata e Lariano.
L’Irsa-Cnr svolge attività  di monitoraggio volontaria da oltre 15 anni sul lago di Bracciano acquisendo dati quantitativi e qualitativi sulle acque che possono essere utili per valutare i limiti dell’impiego sostenibile.
Le evoluzioni registrate nell’ultimo anno, “che trovano puntale riscontro nelle campagne di misure, non lasciano dubbi circa il significativo avanzamento della linea di riva che ha fatto emergere rocce e sabbia”, spiega in una nota. “La situazione odierna vede un abbassamento del livello del lago pari a -163 cm. Rispetto allo zero idrometrico. Negli ultimi giorni il livello si è abbassato di circa 10 cm.”.
La ricostruzione del modello digitale della cuvetta lacustre “ha consentito di simulare e valutare gli effetti prodotti dalle oscillazioni del livello del lago- avverte l’Irsa Cnr- à‰ stata valutata un’escursione massima sostenibile dal sistema di -150 cm (pari al 13,4% della superficie di fondale adibita ai processi di depurazione)”.
Questo valore “doveva rappresentare il limite minimo di equilibrio che l’ecosistema lacustre di Bracciano potesse sostenere” quindi “ad oggi l’abbassamento di -163 cm.
Espone a significativi rischi il sistema lacustre che necessità  di un’attenta valutazione dello stato di salute, migliorando ulteriormente le conoscenze relative alle debolezze ambientali del lago”.
Gli scenari che si configurerebbero, se le condizioni meteo climatiche e gli emungimenti dovessero rimanere inalterati portando il livello del lago a -200 cm. “Potrebbero corrispondere ad una perdita di superficie adibita ai processi di autodepurazione pari al 22,5% (in pratica il lago si comporta come un grande ecosistema filtro, con effetto tipico dei lagunaggi e dei sistemi di fitodepurazione a pelo libero, con abbattimento in particolare della sostanza organica e dei nutrienti)”, avvertono i ricercatori.
Gli effetti degli abbassamenti idrici nel lago determinano, inoltre, “significative ripercussioni anche sulla falda circumlacuale che svolge un’importante funzione di alleggerimento delle criticità  legate al potenziale innesco di processi eutrofici, influendo sulla diluizione dei nutrienti, sulla circolazione e movimentazione idrologica, sulla riduzione termica eccetera”.
Il caso Bracciano “deve fare scuola a livello nazionale ed internazionale, rivalutando l’importante ruolo della pianificazione e della collaborazione interistituzionale che veda il supporto scientifico strutturato di enti di ricerca ed università , con la consapevolezza che il valore della risorsa acqua con i suoi impieghi antropici ed i numerosi servizi ecosistemi che esprime, deve incoraggiare ad un uso attento e consapevole dell’acqua”.
In aggiunta, le sfide che i cambiamenti climatici impongono, “devono alimentare un sistema diffuso e multiforme di tutela e razionalizzazione dell’acqua in una visione ecologica che la vede parte attiva di ciascuno dei 94 processi ambientali che regolano la vita del nostro pianeta”, conclude l’Irsa Cnr.

(da “Huffingtonpost“)

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I CONTI ACEA NON TORNANO

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL COMITATO PER LA DIFESA DEL LAGO DI BRACCIANO: “NON DICE LA VERITA’ AI ROMANI”

Qualcosa non torna nelle spiegazioni date da Acea-Ato2 spa per giustificare il razionamento dell’acqua potabile per un milione e mezzo di romani, previsto a partire da venerdì prossimo se non verrà  trovata una soluzione alternativa ai prelievi dalla riserva idrica di Roma, il Lago di Bracciano.
La multi-utility controllata dal Comune, senza troppi giri di parole, ha rimandato al mittente, la Regione Lazio, la richiesta di conciliare lo stop alla captazione idrica dal Lago con la necessità  di evitare il razionamento con turnazione di otto ore per i cittadini della Capitale: “Spieghi la Regione qual è il piano, altrimenti procederemo con le turnazioni”.
Nei documenti prodotti dal Comitato per la difesa del lago vengono sollevati diversi dubbi che, al momento, non trovano risposta nelle note diramate dall’Acea Ato2 (che l’HuffPost ha provato a contattare senza riuscirci).
I conti, che ruotano intorno ai dati diffusi dalla stessa Acea, non tornano.
Secondo la controllata del Comune dal Lago di Bracciano viene prelevata una quantità  d’acqua pari all’8% del fabbisogno dell’Ato2, l’ambito territoriale in cui rientra anche la città  Roma.
Come risulta dalla Concessione tra Ministero dei Lavori pubblici e Acea e recepita dal decreto interministeriale 1170/90, le risorse idriche prelevate dal lago di Bracciano servono solo il territorio della Capitale, e non altri Comuni.
A non quadrare, quindi, è come lo stop alle captazioni dal lago di Bracciano, a serio rischio di danno ambientale a causa del notevole abbassamento del livello dell’acqua con conseguenti ripercussioni sull’equilibrio del suo ecosistema chimico e fisico, possa comportare la chiusura dei rubinetti, a turno, per un milione e mezzo di cittadini della Capitale. “Il nodo del problema è che Acea non dice la verità  ai romani”, dichiara all’HuffPost l’avvocato Francesco Falconi, membro del Comitato.
Nella richiesta di intervento urgente inviata dallo stesso Comitato alla Regione Lazio il 26 giugno scorso, viene rilevato “il fondato dubbio sull’attendibilità  dei dati forniti da Acea in relazione all’entità  della captazione”.
A fronte dei 1200 litri al secondo comunicati, si legge nella lettera inviata alla Pisana, “da fonti interne ad Acea Ato2 è trapelata la notizia che attualmente si raggiungono i 3500 l/s”, scrive il Comitato. Non solo: perchè, denuncia, “nessuno, oltre ai dipendenti Acea, ha accesso ai locali dell’acquedotto, quindi nessun controllo esterno è mai stato effettuato, contrariamente a quanto dovrebbe avvenire in forza di legge”.
Secondo il presidente di Acea Ato2 spa Saccani, al prelievo d’acqua da parte dell’azienda corrisponde “un abbassamento di 1,5 millimetri al giorno”. Un’oscillazione minima che confligge per forza di cose con la relazione dei ricercatori Azzella e Casasanta, impegnati nello studio del clima e dell’ecologia del Lago di Bracciano, presentata dal Comitato alla Regione per motivare lo stop ai prelievi. In questo studio si legge come “l’abbassamento del livello del lago è sicuramente eccezionale, a cui gli emungimenti di Acea contribuiscono in modo significativo”. Anche il Centro Funzionale Regionale ha registrato dati dissimili da Acea, per un “incremento in discesa giornaliero di circa un centimetro dovuto essenzialmente al prelievo per l’approviggionamento idropotabile e all’evaporazione”, scrive la Direzione Regionale per le risorse idriche nella risposta alla richiesta di intervento urgente arrivata da Bracciano.
“Qui il paradosso è uno solo: oggi Acea minaccia il razionamento, ma la colpa è del lago che l’acqua la dà  o di Acea che l’acqua la butta?”, chiede l’avvocato Falconi. Perchè qui si apre il capitolo della dispersione idrica dovuta a una rete ridotta ormai a colabrodo, con il 44% di acqua sprecata.
“Pur a fronte dell’enorme profitto realizzato, Acea e Acea Ato2 non hanno provveduto, nel corso degli scorsi anni, a porre in essere tutte le dovute misure atte a ridurre gli sprechi di acqua lungo la rete idrica”, denunciano.
Utili corposi che il Comitato ha portato all’attenzione della Regione Lazio: “Nel 2013 Acea Ato2 s.p.a. ha prodotto un utile di quasi 75 milioni di euro, nel 2014 di 77 milioni e nel 2015 di 70 milioni circa. Tali utili sono resi possibili anche e soprattutto dalla mancata effettuazione delle adeguate spese infrastrutturali volte a ridurre la dispersione idrica, a favorire il riciclo delle acque e la loro conservazione”, denuncia il Comitato nella sua relazione.
A fronte, fa notare l’avvocato Falconi, “di un canone annuo di 727,17 euro pagati da Acea per la concessione”. Poca roba. Mentre gli utili di Acea Ato2 spa, controllata al 96,4% da Acea (a sua volta partecipata al 51% da Roma Capitale, al 23,3% dai francesi di Suez e al 5% dal Gruppo Caltagirone) e per il restante dal Comune di Roma, costituiscono, negli ultimi cinque anni, circa un quarto dell’utile di tutto il gruppo Acea. In altre parole, il 25% dei guadagni distribuiti ai soci della multi-utility, arriva dall’acqua.
Ci sono poi altre mancanze da parte di Acea Ato2, secondo gli esperti che stanno lottando per difendere il bacino di Bracciano: “Secondo il Testo Unico Ambientale, ci sono obblighi inadempiuti da parte del concessionario che non riguardano solo la manutenzione della rete idrica. Ad esempio non è mai stato creato un sistema virtuoso del riciclo delle acque piovane, Acea non ha mai provveduto a questo”, dice sempre l’avvocato Falconi.
“Come non ha mai creato le cisterne di accumulo: così, in caso di pioggia in abbondanza, l’acqua in accumulo non viene raccolta e conservata per i periodi di siccità  ma viene dispersa. Buttata”.

(da “Huffingtonpost”)

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COSA SANNO GLI ITALIANI DELL’IMMIGRAZIONE? NIENTE

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

LA COMMISSIONE “JO COX”: UN PAESE IN PREDA ALLA PAURA DEL DIVERSO CON PREGIUDIZI SU IMMIGRATI E MUSULMANI, MA ANCHE SU GAY, DONNE E DISABILI

La relazione della Commissione “Jo Cox” fotografa un Paese in preda alla paura del diverso e che cede volentieri e pregiudizi su immigrati, rifugiati, rom, sinti e musulmani. Ma anche gay, donne e disabili non se la passano bene
La Commissione della Camera dei Deputati “Jo Cox” su fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia, e razzismo ha pubblicato la sua relazione finale dal titolo “La piramide dell’odio in Italia”. La Commissione è stata istituita nel maggio 2016 e la relazione è stata approvata dalla Camera il 6 luglio scorso.
Il lavoro della Commissione ha dimostrato l’esistenza di una vera e propria “piramide dell’odio” alla cui base si trovano stereotipi, rappresentazioni false o fuorvianti, insulti, linguaggio ostile “normalizzato” o banalizzato.
E anche quello che gli utenti di Facebook e dell’Internet hanno imparato a conoscere come hate speech.
Ma non solo, ci sono anche gli stereotipi e le errate interpretazioni della realtà  già  evidenziate dal rapporto IPSOS-MORI di due anni fa e ribadite lo scorso anno da Nando Pagnoncelli nel suo libro.
Alla base dei veri e propri crimini d’odio e delle discriminazioni (razziali e di genere) ci sono proprio le false rappresentazioni, gli stereotipi che generano pregiudizi e che danno corpo agli insulti fondanti spesso e volentieri su vere e proprie menzogne.
Tra gli stereotipi di genere ad esempio c’è quello di chi crede che gli uomini siano dirigenti di impresa e leader politici migliori delle donne.
A pensarlo è il 20% degli italiani. Il 25% degli italiani invece ritiene che l’omosessualità  sia una malattia.
Gli immigrati e la popolazione considerata di origine straniera sono le vittime della maggior parte dei pregiudizi.
Secondo l’Ignorance Index di IPSOS MORI in Italia la maggior parte degli italiani pensa che ci siano troppi stranieri.
Non è una novità , ci sono molti partiti politici che hanno fatto e stanno facendo campagna elettorale contro “l’invasione”. Ma mentre gli italiani pensano che il 30% degli abitanti della Penisola sia straniero in realtà  gli immigrati residenti in Italia rappresentano appena l’8% della popolazione totale.
Tra i principali stereotipi troviamo ad esempio quello secondo il quale la presenza di immigrati è sinonimo di criminalità  e contribuisce a “degradare un quartiere”.
A pensarlo è il 56,4% degli italiani.
Mentre il 48.7% dei nostri connazionali ritiene che i datori di lavoro debbano preferire un lavoratore italiano ad uno straniero. Questo perchè secondo il 35% degli abitanti del Bel Paese gli immigrati rubano il lavoro agli italiani.
La Commissione non dice quali sono le cause di questi pregiudizi. Ma guardando quel 65% di italiani che ritiene che i rifugiati politici siano un peso non si può non pensare a quei leader politici che in questi anni hanno diffuso ogni sorta di bufala sugli immigrati contribuendo ad orientare il pensiero dell’opinione pubblica.
A fare le spese dei pregiudizi sono anche i rom e i sinti.
Il 68,4% degli italiani ritiene che non siano cittadini italiani. Ne consegue che spesso quando una casa popolare viene assegnata ad una famiglia rom gli italiani protestino dicendo “prima gli italiani” ma lo fanno ovviamente senza sapere che le graduatorie per gli alloggi popolari sono aperti a tutti e che i rom hanno diritto tanto quanto gli altri italiani.
C’è infine una fetta considerevole della popolazione italiana che non vuole l’apertura di sinagoghe, chiese ortodosse o templi buddisti vicino a casa.
Nel caso delle moschee ad opporsi è il 41,1% della popolazione.
La commissione descrive un’Italia che è letteralmente preda dei pregiudizi e che si sente assediata da stranieri e da persone diverse. Siano questi omosessuali, stranieri o rom molti italiani fanno fatica ad accettare che si possa vivere diversamente da come lo fanno loro. O meglio, lo accettano ma vorrebbero che i “diversi” se ne stessero ben distanti. L’Italia non è un paese per “diversi”.

(da agenzie)

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