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I CENTO DEPUTATI IN MENO NEL PD SE SI VOTASSE OGGI

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

OTTERREBBE TRA 160 E 180 DEPUTATI, PER QUESTO LE DEROGHE ALLE TRE LEGISLATURE SARANNO RIDOTTE ALL’OSSO

In base ai sondaggi, se si votasse oggi il Partito Democratico avrebbe cento deputati in meno alla Camera con l’Italicum rivisto dalla Corte Costituzionale e nessun partito raggiungerebbe il 40% dei voti previsto per il premio di maggioranza: quindi i seggi a Montecitorio sarebbero spartiti con un proporzionale puro che porterebbe il PD ad ottenere tra i 160 e i 180 deputati.
Con cento e passa parlamentari in meno (se si scende al 25% gli eletti sarebbero circa 140, col 23% più o meno centoventi), Tommaso Labate spiega che le deroghe per chi ha fatto più di tre legislature saranno ridotte all’osso così come le candidature della società  civile:
Nel Pd, i sicuri di un posto alla Camera saranno i 100 capilista. Il primo eletto con le preferenze scatterà  in più di metà  dei collegi, un altro solo nelle regioni rosse. In caso di pluricandidatura, se la legge non cambia, l’eletto in più collegi non potrà  scegliere a chi regalare il posto. Ci sarà , sentenza della Consulta alla mano, un sorteggio. La dea bendata, insomma, si siede al tavolo delle candidature,là  dove il destino, una sua parte in commedia, la recitava anche in passato.
Nel 2013, segretario Bersani, Paolo Gentiloni era a un passo dall’esclusione dalle liste. Lo recuperò nella sua quota, insieme a Michele Anzaldi ed Ermete Realacci, l’allora leader della minoranza, Matteo Renzi. E oggi ne ha preso il posto a Palazzo Chigi.
Non erano stati così fortunati, cinque anni prima, nè Ciriaco De Mita nè Sergio Mattarella, che non ottennero la deroga dal Pd. Poco male.
Il primo combatte ancora con tenacia, e fa il sindaco a Nusco. Il secondo, com’è noto, è presidente della Repubblica.

(da “NextQuotidiano“)

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TRAGEDIA PIAZZA SAN CARLO: “NESSUN DIVIETO PER LE BOTTIGLIE DI VETRO”

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

INCREDIBILE: LE PRESCRIZIONI DELLA COMMISSIONE NON PREVEDEVANO IL DIVIETO ALLA VENDITA DELLE BOTTIGLIE DI VETRO… MANCAVANO ANCHE INDICAZIONI SU COME FILTRARE LE ENTRATE

Le prescrizioni della Commissione provinciale di vigilanza su Piazza San Carlo non prevedevano il divieto alla vendita delle bottiglie di vetro.
Il particolare, raccontato oggi da Paolo Griseri su Repubblica Torino, emerge dal racconto di Maurizio Rafaiani, tenente in congedo dei carabinieri e presidente dell’associazione di protezione civile dei militari in pensione.
E rischia di mettere in discussione ulteriormente la catena di responsabilità  che ha portato al disastro con l’attacco di panico collettivo su cui la procura di Torino ancora indaga.
In questi giorni i giornali hanno riportato i verbali della commissione comunale di inchiesta sul 3 giugno, dai quali si evince, ad esempio, che non c’è stato alcun controllo sul garage sotterraneo, dove un volontario ha visto due pulmini che potevano contenere le bottiglie di vetro poi portate in piazza. Ma non si racconta solo questo:
Dai lavori della commissione emerge una nuova verità : le prescrizioni della Commissione provinciale di vigilanza, i famosi diciannove punti che dovevano essere rispettati per ottenere il via libera alla manifestazione, non prevedevano il divieto alla vendita delle bottiglie di vetro. Così come non c’è un punto specifico su come effettuare il filtraggio agli ingressi della piazza. «Ricordo che nel piano era prevista la sorveglianza degli accessi», dice Giorgio Villani della Commissione provinciale di vigilanza.
Ma quando i commissari gli chiedono di produrre il documento, Villani non sa indicare di preciso dove si trovi e risponde in modo generico: «Quella del filtraggio era una questione di cui abbiamo parlato» in commissione. Rafaiani, che quel giorno si trovava in piazza, spiega invece che non c’era filtraggio all’uscita del parcheggio sotterraneo.
E aggiunge anzi un particolare inquietante: «Quando siamo andati a chiudere gli accessi alle 14 purtroppo in piazza c’era già  gente. E questo è stato il problema più grosso». Perchè è evidente che chi era arrivato il mattino presto da fuori Torino e si era sistemato davanti allo schermo alle 8, non sarebbe stato contento di uscire per bonificare la piazza.
La Stampa invece racconta che in un passaggio delle carte della Commissione Comunale si parla anche delle ondate di panico che hanno scatenato l’ecatombe di feriti e alla fine hanno fatto una vittima.
E si sostiene che una non fosse fortuita:
È in quel momento che tra gli spettatori, per la prima volta, si è scatenata la paura. «Quando è scoppiato l’evento io ero vicino alla prima ondata, che è partita dal lato di via Lagrange, all’altezza della discesa verso il parcheggio. Io e un uomo della celere abbiamo visto la gente saltare: erano appollaiati sulla ringhiera della discesa. Un attimo prima abbiamo sentito un rumore sordo. Probabilmente a qualcuno è caduta una bottiglia nel buco. Non credo l’abbiano fatto apposta».
Gli effetti, però, sono stati subito evidenti. «Saltando giù hanno iniziato a spingere. Noi ci siamo messi sotto alle volte. La folla ci ha portato via per metri. Abbiamo protetto due anziani con un bambino, mentre passava l’onda. Il poliziotto è rimasto lì, io e un vigile del fuoco siamo andati al cavallo. C’era gente a terra».

(da “NextQuotidiano”)

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“AVVISAI LA RAGGI DEL DISASTRO, NON E’ MAI VENUTA ALLE RIUNIONI”: LA DENUNCIA DELLA SINDACA M5S DI ANGUILLARA

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

SABRINA ANSELMO: “C’ERANO TUTTI, TRANNE LEI”… “VOGLIONO CACCIARMI DAL MOVIMENTO PERCHE’ HO DIFESO IL LAGO”

«La Raggi? Alle riunioni sul lago di Bracciano non è mai venuta».
Sabrina Anselmo è la sindaca, M5S, di Anguillara Sabazia, uno dei tre comuni lacustri assieme a Bracciano e Trevignano che formano, con Roma Capitale, il Consorzio del lago.
Anselmo è una grillina convinta, ambientalista, e sta facendo da molto tempo una battaglia affinchè Acea e il Comune di Roma (che ne detiene il 51%) stoppino le captazioni di acqua dal lago.
In coincidenza con questa battaglia, è spuntata giovedì una lettera anonima spedita in comune che ricorda una vicenda cui fin qui i vertici M5S non avevano prestato attenzione: Anselmo omise nel suo curriculum di candidata di aver subito una condanna per calunnia nove anni fa.
La pena fu condonata e estinta per indulto, non compare sul casellario giudiziale, ma ora la storia è stata fatta tornare a galla, e il M5S ha motivo per espellerla. «È fango contro di me».
È un pretesto? Il vero motivo per cui vogliono espellerla è lo scontro con Roma sul lago di Bracciano?  
«Sì, è inutile negarlo. E non le nascondo che non è il primo che fa questa riflessione. I fatti parlano chiaro. Pago la battaglia per fermare le captazioni di acqua dal lago, battaglia che ho fatto assieme agli altri due sindaci del lago».
Acea cosa ha risposto a questa richiesta?  
«Intanto Acea non ci ha mai fornito i dati reali».
Parlano di un mero 8% dei prelievi dal lago. Questo però non quadra con l’ira di Paolo Saccani, il presidente di Acea Ato 2, per lo stop imposto da Zingaretti. Saccani parla di «atto abnorme e illegittimo». Ma perchè Acea è così adirata per lo stop?  
«È quello che gli abbiamo detto anche noi. Solo che Acea non ci ha mai dato i dati; il monitoraggio ce l’hanno solo loro. Anche Zingaretti, che stimo per ciò che ha fatto, glieli chiede, nell’ordinanza. Perchè Acea parla sempre solo di “media di captazione”? Non c’è chiarezza. Anche noi abbiamo scienziati e geologi. Acea dice che il lago sarebbe solo trenta centimetri sotto, in realtà  lo zero idrometrico va calcolato in riferimento al fiume Arrone: il lago è sotto di 1 metro e 70».
Sul disastro ecologico le chiederò dopo. Quali sono esattamente i passi che avete fatto? Da quando, e in quali sedi, denunciate il disastro, che ormai è arrivato?  
«Da novembre abbiamo allertato i tavoli con i rappresentanti di Acea sul territorio. Poi a marzo sono cominciate le riunioni periodiche in regione. Gli attori c’erano tutti, Acea, la Regione, l’unico sempre assente è stato la Città  Metropolitana, che non si è mai presentata»
Stiamo parlando della Raggi? Non è mai venuta?  
«Non ho problemi a dirlo».
Scusi, ma perchè non veniva? E comunque, siete dello stesso partito, lei non l’ha avvisata direttamente del disastro?  
«Sì. Io ho avuto occasione di parlarle in un paio di occasioni di quello che stava succedendo sul lago. La situazione era visibile, c’erano anche le foto. L’ho invitata a venire a vedere con i suoi occhi».
E lei non è mai venuta?  
«Se è venuta, io non l’ho mai saputo. Non so se la cosa sia stata presa sottogamba, o se sia stata delegata Acea a gestire la situazione. Fatto sta che è stata gestita malissimo. Se da novembre si fossero presi i provvedimenti giusti, magari si sarebbero salvati quei 40 centimetri che a noi avrebbero fatto la differenza. Questo non prendere mai in considerazione la realtà  dei fatti mi amareggia. Acea a volte è venuta ai tavoli anche con arroganza».
Raggi cosa le disse quando ne parlaste?  
«Disse che conosceva bene il problema, che si sarebbe attivata per risolverlo. Capisco perfettamente che un sindaco sale su un treno in corsa. Però un piano più tempestivo non avrebbe portato a questi risultati».
Voi avete fatto anche un esposto alla procura di Civitavecchia per disastro ambientale.  
«Sì, abbiamo chiesto alla Procura di aprire un’indagine per accertare le responsabilità . L’acqua sta finendo. Sta morendo un’alga rara, che abbiamo salvato per miracolo espiantandola in un laboratorio. C’è l’ipotesi di disastro ambientale, e archeologico».
Sindaco, lei sarà  espulsa dal M5S?  
«Io non mi tiro indietro. Dovessi scontrarmi con tutto e tutti. Ero entrata nel Movimento proprio per fare battaglie come questa per l’ambiente»”.

(da “La Stampa”)

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“A ROMA TUBATURE COLABRODO E SPERPERO D’ACQUA ADDEBITATI IN BOLLETTA”

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

CRISI IDRICA E SPRECHI, LA DENUNCIA DEI CONSUMATORI: “OGNI FAMIGLIA PAGA 95 EURO IN BOLLETTA A CAUSA DELL’INEFFICIENZA”

L’acqua è un bene comune e un diritto primario essenziale. A parole.
Nei fatti, secondo le associazioni a tutela dei consumatori, gli sprechi e le inefficienze della rete idrica di Roma hanno portato nel corso degli anni a un considerevole aumento nelle bollette dei romani.
Nella capitale la dispersione di acqua nei quasi seimila chilometri di tubature e condutture che si snodano sotto la città , è in media del 45%: secondo il Codacons ogni anno questo spreco si traduce in bolletta in un costo di 95 euro per abitante: non poco rispetto alla tariffe attuali, che in media, secondo l’associazione di viale Mazzini, sono di 300 euro all’anno per una famiglia di quattro persone.
L’aumento negli ultimi anni è continuo e riguarda tutta la regione: rispetto a dieci anni fa, nel Lazio le tariffe sono aumentate del 75%.
Secondo l’ultimo dossier di Cittadinanzattiva pubblicato nel 2016, a Roma l’aumento della bollette è del 57,8%: nel 2007 la tariffa media annuale era di 192 euro ma il boom c’è stato dal 2013 al 2015, quando è aumentata di oltre l’11%. Fino ad arrivare agli attuali 300 euro all’anno.
A non essere aumentati, in base ai calcoli del Codacons, sono però gli investimenti per risanare le tubature e le condutture sotto il suolo di Roma: a Roma un cittadino paga in media in bolletta 36 euro all’anno per interventi di riparazione e rifacimento sulla rete idrica.
Nei paesi del nord Europa, gli investimenti rappresentano 90 euro. È pur vero che Acea, società  quotata in Borsa con un capitale sociale di oltre un miliardo e partecipata al 51% dal Comune di Roma, ha speso 500 milioni negli ultimi quattro anni per mettere in sicurezza la rete fognaria e ha inaugurato il nuovo sito completando la digitalizzazione dell’azienda; inoltre nelle ultime settimane è corsa ai ripari anche sulle infrastrutture idriche e ha messo a punto un piano per limitare le perdite di acqua e riparare tubature e condutture, soprattutto nelle zone critiche sotto il centro e nei quartieri lungo il Raccordo. Secondo le stime dell’azienda di piazzale Ostiense, l’obiettivo è di completare i lavori entro la fine dell’anno.
Eppure negli ultimi anni gli sprechi di acqua sono aumentati: secondo l’ultimo dossier di Cittadinanzattiva sulla base di un calcolo di Legambiente, a Roma la dispersione di acqua nelle tubature di Acea era di appena il 25% nel 2007, poi è salita al 35% nel 2013 e adesso è arrivata al 45%.
In sostanza l’emergenza idrica viene da lontano; la siccità  di quest’anno ha fatto il resto, riducendo la capacità  delle fonti di approvvigionamento di Roma e portando allo stop dei prelievi di acqua dal lago di Bracciano, che peraltro è un bacino idrico chiuso, privo di affluenti. In altri termini, se non piove non si alimenta da solo e infatti è sceso di oltre 35 cm sotto il livello minimo consentito.
Il timore, con l’avvio del piano di razionamento dell’acqua a Roma, è un altro, come segnala il Codacons: “Ci potrebbe essere il rischio concreto di speculazioni e comportamenti errati da parte di esercenti e cittadini – spiega in una nota l’associazione guidata da Carlo Rienzi – già  oggi abbiamo registrato il tentativo di alcuni utenti che hanno provveduto a rifornirsi di acqua presso le fontanelle in funzione nei quartieri centrali della città “.
Le conseguenze potrebbero essere pesanti anche per le tasche dei romani: “il taglio delle forniture – prosegue il Codacons – spingerebbe in su l’acquisto dell’acqua in bottiglia con possibili ricarichi dei prezzi al dettaglio soprattutto nei piccoli esercizi commerciali. I rincari – conclude l’associazione – potrebbero partire lentamente per poi arrivare ad aumenti del 20% se il razionamento dovesse prolungare”.

(da “La Repubblica”)

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POLONIA, IL PRESIDENTE BLOCCA LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA CHE AVREBBE ANNULLATO L’AUTONOMIA DEI GIUDICI

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

LA RIVOLTA POPOLARE FERMA UNA LEGGE LIBERTICIDA CHE AVREBBE APERTO LA STRADA A UNA DITTATURA… L’82% DEI GIOVANI POLACCHI CONTRO IL GOVERNO E PER I VALORI EUROPEI

Colpo di scena a Varsavia e vittoria della società  civile e delle proteste, soprattutto giovanili, contro le leggi del governo nazionalconservatore che detiene la maggioranza assoluta.
Inaspettatamente, il giovane capo dello Stato Andrzej Duda, che pure aveva vinto le elezioni presidenziali come candidato del PiS (il partito di governo) ha deciso di porre il veto alle leggi sulla Corte suprema e sul Consiglio nazionale della magistratura.
Leggi che – secondo le opposizioni europeiste, il movimento giovanile, la società  civile e anche secondo i moniti della Commissione europea – mettevano a rischio gravissimo l’autonomia del potere giudiziario, violando quindi un valore costitutivo della democrazia e dei Trattati dell’Unione europea. Della quale la Polonia è il più importante membro orientale.
È la prima sconfitta per il PiS e per il suo leader storico, il popolare Jaroslaw Kaczynski, dall’arrivo al potere con le libere elezioni del 25 ottobre 2015.
È stato il presidente in persona, disinnescando l’escalation della tensione, ad annunciare in una conferenza stampa la decisione di non firmare le due leggi, e quindi di accogliere la richiesta dei dimostranti, della società  civile, della Ue.
Ha aggiunto di non essere stato consultato prima dell’approvazione in Parlamento e ha contestato che secondo le nuove leggi i giudici dovrebbero essere indicati dal ministro della Giustizia, che già  ha superpoteri ricoprendo anche la carica di Procuratore generale.
Il mio ufficio, ha precisato il capo dello Stato, preparerà  un nuovo progetto di legge in due mesi.
Egli ha anche lanciato, per la prima volta da quando il PiS è al potere, un appello alla pace sociale. Rivolgendosi sia alle forze di governo guidate da Kaczynski sia alle opposizioni, al Comitato di difesa della democrazia (organizzazione dei cittadini che da mesi organizza grandi manifestazioni contro ogni svolta autocratica in tutti i weekend) e ai movimenti giovanili europeisti, Duda ha invitato alla responsabilità  e alla saggezza. Perchè “lo Stato dove regna l’inquietudine e dove è in corso una guerra politica non si può sviluppare”, ammonendo poi che “il potere si rifiuta alle elezioni, non in piazza”.
Comunque, egli ha continuato contestando duramente Kaczynski per la prima volta, “il sistema giudiziario polacco non ha bisogno di una riorganizzazione progonda, deve prima di tutto garantire senso di sicurezza. E nessun cambiamento del sistema legale dovrebbe aprire fratture tra società  e Stato, dunque ho dovuto prendere la mia decisione dopo che le modifiche proposte hanno suscitato reazioni cosà­ sentite da molti cittadini”.
Le dimostrazioni contro l’abrogazione de facto dell’indipendenza di Consulta e magistratura erano cresciute nel weekend scorso con cortei in ben cento città , e ieri sera con una spettacolare “marcia delle candeline” davanti al palazzo presidenziale. Sabato a Danzica si era unito alla protesta anche il padre della rivoluzione democratica non violenta che nel 1989 con l’aiuto di Giovanni Paolo II e di Gorbaciov aprà­ la strada al crollo del Muro di Berlino e alla fine del cosiddetto “Impero del Male” sovietico.
Il fatto nuovo della forte ondata di protesta è la forte partecipazione giovanile: secondo i sondaggi 82 giovani polacchi su cento sono contro le scelte e la politica dell’attuale governo e rifiutano uno scontro con la Ue e una negazione dei valori europei.

(da agenzie)

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L’ASSESSORE LEGHISTA ALLA SICUREZZA CHE NON RIESCE NEANCHE A GARANTIRLA NELLA SEDE DEL COMUNE

Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

GENOVA, VANDALI ENTRANO A PALAZZO TURSI E DANNEGGIANO I BAGNI, NESSUNO SI ACCORGE DI NULLA… ALTRO CHE SPOT PER I CREDULONI, CERCATE ALMENO DI PROTEGGERE CASA VOSTRA, SE CI RIUSCITE

Atto vandalico questa mattina a Palazzo Tursi.
Delle persone non identificate si sono introdotte nella sede del Comune di Genova danneggiando i bagni e poi si sono date alla fuga.
L’assessore all'(IN)sicurezza del Comune di Genova, Stefano Garassino, leghista, dopo aver suonato la grancassa del “ritorno della sicurezza” in città  ha subito in pratica un atto illegale a casa sua.
Poveretto, era più pallido del solido quando ha dovuto ammettere che non è piu’ “padrone neanche a casa sua”.
Non sono serviti i nuovi ordini di servizio ai vigili urbani, evidentemente, per impedire a un semplice teppista di danneggiare cinque rubinetti.
Forse i vigili erano fuori servizio dopo aver dovuto scortare l’assessore nella movida genovese (altrimenti se andava da solo si perdeva) per lo spottone uso media e pirla.
Eh sì, perchè uno deve essere assessore per rendersi conto della movida genovese nel centro storico, si vede che prima andava a dormire al tramonto.
Ma eccolo denunciare il fattaccio dei bagni come se fosse un assalto dell’Isis: “Consideriamo gravissimo quanto è accaduto,   non ci faremo intimidire in alcun modo. La Pg della polizia municipale sta già  indagando. Chiunque abbia compiuto questo atto deve sapere che non lasceremo correre”
Insomma il messaggio è chiaro: “Non pensino che ce la faremo addosso”.
In effetti, con la chiusura dei bagni per sistemare i danni, sarebbe un problema.

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LA NAVE DEI RAZZISTI ORA DIROTTA SU TUNISI: PIU’ CHE UNA MISSIONE ANTI-PROFUGHI SEMBRA UN GIRO TURISTICO

Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

RIPARTITA DA PORT SAID DOVEVA ARRIVARE A CATANIA, MA IL SITO UFFICIALE MARINE TRAFFIC GLOBAL SHIPPING RIVELA IL CAMBIO DI DESTINAZIONE… PREVISTO ARRIVO IN RADA A TUNISI MERCOLEDI SERA

Dopo diversi giorni di sosta forzata a Port Said per regolarizzare la documentazione, la C -Star ha ripreso la navigazione nel Mediterraneo ufficialmente in direzione Catania. Ma dopo le richieste da parte delle istituzioni locali di vietarne l’attracco in quanto indesiderata per motivi di ordine pubblico, la confraternita xenofoba pare abbia ripiegato su Tunisi dove proverà  l’attracco giovedi mattina.
La missione anti-migranti sta diventando un tour turistico dopo la partenza della nave dal porto di Gibuti il 7 luglio, siamo già    infatti a quasi 20 giorni di navigazione.
La nuova   destinazione, di cui nessuno finora ha dato notizia, risulta dal sito specializzato “Ufficial Marine Traffic Global” che monitora le posizioni delle navi in tempo quasi reale, con relativa mappa, velocità  di navigazione e destinazione dichiarata dall’armatore.
La necessità  di rifornimento impone alla C- Star uno scalo e per evitare di rimanere bloccata in Italia vista la illegittimità  della missione dichiarata, ora tenta con la Tunisia.
Strano che, visto lo scopo di fare le guardie bianche del regime di Tripoli, non abbiano chiesto ai loro compagni di merende della Guardia costiera libica, la possibilità  di scalare un porto libico.
La missione sta assumendo i contorni di un tour di propaganda degno del peggiore avanspettacolo e già  si dichiara che la missione ha solo un’autonomia di dieci giorni.
Restiamo sempre in attesa di conoscere i dettagli dei finanziatori di questa missione, visto che lo si richiede alle Ong.
Siamo certi che Minniti si farà  parte diligente perchè gli xenofobi tirino fuori costi della missione e relativi nomi di chi li paga.
In attesa che raggiungano prima o poi il “fronte caldo” della mission, evitando altri giri turistici, così ci divertiamo.

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IN CALABRIA IL COMUNE RISORTO GRAZIE ALL’ACCOGLIENZA

Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

ACQUAFORMOSA NEL POLLINO RISALE NELLE CLASSIFICHE DELLA RICCHEZZA PRODOTTA: “AIUTARLI A CASA NOSTRA CI HA RESO GRAZIE ALL’ECONOMIA SOLIDALE”

L’accoglienza dei migranti può diventare “economia sociale”.
È il caso di Acquaformosa, borgo antico di circa mille abitanti all’interno del Parco Naturale del Pollino, in provincia di Cosenza.
“Grazie al progetto Sprar e ai fondi stanziati dal ministero dell’Interno in questi anni abbiamo dato una casa a un centinaio di migranti e ai minori stranieri non accompagnati”, spiega il vicesindaco Giovanni Manoccio , delegato all’immigrazione per la Presidenza della Regione Calabria.
E se il leader del Partito democratico Matteo Renzi dichiara la necessità  di “aiutarli a casa loro”, Manoccio, già  critico con le parole del suo segretario che a suo giudizio “insegue la destra xenofoba”, rilancia: “Grazie alla loro presenza e alla ricchezza prodotta da questa economia solidale, Acquaformosa è passata dal 380° al 210° posto nelle classifiche del Censis sulla ricchezza prodotta. Lo diciamo a chi parla di invasione”

(da “il Fatto Quotidiano”)

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GLI ORSI SONO UNA SPECIE PROTETTA, NO A UN NUOVO CASO DANIZA

Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

LA LEGA VUOLE SPARARE ANCHE A LORO: INVECE CHE ANDARE A ROMPERGLI I COGLIONI, STATE A CASA A SENTIRE SALVINI IN TV

L’orso che nel tardo pomeriggio di sabato ha attaccato un uomo di 69 anni nella zona di Predera, nei pressi del lago di Terlago nella Valle dei Laghi in Trentino verrà  “rimosso” (cioè prelevato e poi trasferito in un’area protetta) per effetto di un’ordinanza urgente del presidente della provincia di Trento, Ugo Rossi.
È questa la decisione presa da un vertice tenutosi nel capoluogo trentino.
Durante l’incontro è stato fatto il punto sull’intensificazione delle misure di presidio di prevenzione del rischio nell’area interessata.
Da stamani è attiva una squadra di emergenza composta da quattro persone e da due cani. Viene intensificata l’attività  di monitoraggio con fotocamere già  avviata in primavera. L’area dove è avvenuto l’attacco presenta un’alta densità  di orsi, in particolare sono presenti anche delle femmine riproduttive, alcune con cuccioli.
Il no delle associazioni animaliste
Le associazioni per la tutela degli animali non ci stanno e annunciano battaglia. «Benchè non sia ancora chiara ed accertata la dinamica relativa alla presunta aggressione di un escursionista da parte di un orso, i soliti noti, sfruttando una situazione assolutamente confusa, non hanno perso tempo per sollecitare l’adozione di misure di emergenza, quali la rimozione di un non meglio identificato esemplare. Insomma è ripartita la grancassa della campagna anti-plantigradi, che poi altro non è se non un riflesso della più generale campagna antiselvatici da tempo in atto nel nostro Paese» spiega l’Enpa.
“Solo un pretesto per la guerra agli orsi”
«In realtà  – prosegue l’associazione animalista – si vogliono soltanto avere dei pretesti per dichiarare guerra agli orsi, così come agli altri animali cercando di fomentare paure e guadagnare consensi. Lo dimostra il fatto che mentre si cerca di capire cosa sia accaduto nei boschi del Trentino, costoro non abbiano perso neanche un istante a emettere una sentenza di condanna. Contro quale “colpevole” poi non è dato saperlo, visto che le “indagini” sono ancora in corso».
«Diciamo no ad ogni ipotesi di “Daniza bis” – aggiunge l’Enpa – diciamo no ad ogni tentazione di ricorrere alla forza. I problemi nella convivenza con i selvatici, se e quando esistono, si risolvono con la scienza e la ragione, non certo sull’onda di un’emotività  fuori controllo, strumentalizzata dalla politica».
L’Enpa, che ricorda come gli orsi siano specie particolarmente protetta, «è pronta a una mobilitazione totale nel caso in cui la situazione dovesse sfuggire di mano».
La Lega Nord della Valle dei Laghi   aveva sostenuto in un comunicato umotistico che “è ora che la Provincia liberi i nostri boschi, vogliamo tornare ad essere padroni in casa nostra”.

(da agenzie)

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