Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
DIMENTICA CHE IL COMUNE E’ L’AZIONISTA DI MAGGIORANZA DI ACEA E CHE IL M5S AVEVA PRESENTATO DENUNCE CONTRO IL PRELIEVO A BRACCIANO
“Sono chiaramente molto preoccupata, mi auguro sia assicurata l’acqua a tutti i cittadini
romani, agli ospedali, ai vigili del fuoco, e agli esercizi commerciali e auspico che sia la Regione che Acea trovino quanto prima una soluzione condivisa”.
Lo ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, oggi a Trastevere per la festa della Madonna de’noantri. “Dobbiamo tutelare al massimo — ha aggiunto — oltre un milione di cittadini romani”.
L’uscita della sindaca pare curiosa.
Il 14 giugno il M5S ha infatti depositato in Parlamento una risoluzione che chiede al governo di rivedere le concessioni siglate con i gestori degli Ato «al fine di sospendere o ridurre i livelli di captazione dai bacini idrici per evitare danni ambientali». Non solo. Spiega oggi Repubblica:
Fin dall’anno scorso Roma ha dovuto ricorrere alla riserva del lago di Bracciano. Prosciugandolo. Al ritmo di 1.110 litri succhiati al secondo. Scatenando un’autentica guerra. A base di denunce e diffide. Condite pure da qualche cortocircuito. Uno dei sottoscrittori dell’esposto in Procura per disastro ambientale contro Acea, che secondo l’accusa starebbe distruggendo l’ecosistema lacustre, è infatti il “Consorzio Lago di Bracciano”.
La presidente dell’assemblea consortile è Virginia Raggi, nella sua veste di sindaca della Città metropolitana. Ma Raggi è anche principale azionista di Acea, la società che starebbe danneggiando il lago.
Con il curioso esito di riunire in sè il ruolo di accusatrice e accusata.
Per trovare una soluzione entro giovedì sono attesi uno o più incontri tra la Regione Lazio e l’Acea, che — in caso di fumata nera — potrebbe procedere ad un ricorso contro la decisione sullo stop ai prelievi al lago di Bracciano.
Giovedì è prevista al ministero dell’Ambiente una riunione dell’Osservatorio permanente sull’Italia centrale.
Le parole del presidente di Acea Ato 2 Paolo Saccani pesano come macigni: “In sette giorni non troveremo altra soluzione che razionare l’acqua a 1,5 milioni di romani, alle attività produttive, turistiche, ai palazzi delle istituzioni, al Vaticano: questo succederà . Non faremo il bene dell’immagine della Capitale d’Italia”.
Anche il Movimento 5 Stelle va all’attacco: “La Regione si è spinta troppo avanti senza coordinarsi con il Comune — sostiene il capogruppo in Campidoglio Paolo Ferrara -. Avrebbero dovuto sentire prima il Comune visto che è una misura molto impattante sui cittadini”.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LA FORNITURA SARA’ INTERROTTA A ROTAZIONE IN DUE QUADRANTI DA ALMENO 1,5 MILIONI DI RESIDENTI
Il piano di emergenza di ACEA che partirà dopo il 28 luglio, quando la multiutility non potrà prelevare acqua dal lago di Bracciano, prevede che per otto ore al giorno in due quadranti da almeno 1,5 milioni di residenti, con turni di stop da otto ore consecutive.
Ogni 24 ore per almeno sedici ore una parte della città rimarrà senza acqua e la regola varrà per tutti: appartamenti, uffici, negozi, imprese.
Spiega oggi Salvatore Giuffrida su Repubblica Roma che il piano draconiano di ACEA prevede che la fornitura venga interrotta a rotazione:
La città sarà divisa in due quadranti da almeno 1,5 milioni di residenti, con turni di stop da otto ore consecutive; in sostanza, ogni 24 ore almeno un quadrante rimarrà senza acqua per almeno sedici ore (due turni da otto non consecutivi). E questo riguarda appartamenti, uffici, negozi, imprese, ospedali, vigili del fuoco, insomma tutti i circa 3 milioni di utenti romani dentro il Raccordo. In media l’acqua sarà disponibile un giorno sì e un giorno no.
Saranno comunque messe a disposizione, nelle aree strategiche della città , un numero ancora imprecisato di autobotti e cisterne, ma servirà a poco.
Tutti i nasoni rimarranno senza acqua: al momento, secondo l’azienda, ne sono stati chiusi quasi 200 su oltre 2mila, ne rimarranno aperti solo 85 per la campionatura prevista per legge. I parchi e le ville, invece, non avranno problemi: l’acqua proviene dal Tevere, dall’impianto di Grottarossa, e non c’è bisogno di renderla potabile.
Già oggi l’erogazione dell’acqua, soprattutto nelle zone limitrofe alla capitale ma anche in molti quartieri dell’urbe, ha subito molti problemi con abbassamenti di pressione e interruzione in alcune aree della città come Roma sud e Cesano.
Ma secondo la mappa di Acea, anche altri quartieri erano a rischio, come Primavalle, Torrevecchia, Prenestino, centocelle, Roma est e anche alcune zone del centro storico. Ora invece lo stop dell’acqua riguarderà tutta la città .
La Regione Lazio ha spiegato ieri che lo stop al prelievo di acqua dal lago di Bracciano è determinato da alcune violazioni di ACEA: “Un decreto del ministero dei Lavori Pubblici (n.1170/1990) ha concesso all’Azienda Comunale Elettricità Acque Acea di prelevare acqua dal lago di Bracciano per usi potabili — spiega la Direzione regionale delle Risorse Idriche Regione Lazio — assicurando comunque il mantenimento delle escursioni del livello del lago nell’ambito di quelle naturali. Per tale ragione, proprio nella relazione generale del Progetto del Nuovo Acquedotto del lago di Bracciano, redatto dalla stessa Acea, alla lettera b di pagina 39 si definiva il livello idrometrico minimo concesso per le captazioni, fissandolo a 161,90 metri sopra il livello del mare”.
Anzi, a tale proposito, rileva ancora la Regione Lazio, “si prescriveva quanto segue: verranno inserite le saracinesche di apertura e chiusura ed un sifone idraulico che provveda a disinnescare automaticamente le condotte, non appena il livello dell acqua scende sotto la quota minima di 161,90 metri”.
Attualmente “il livello del lago di Bracciano e’ al di sotto di questa quota minima prefissata — conclude la nota — e ancor più lontano dallo zero idrometrico che corrisponde a quota 163,04”.
Da dove arriva l’acqua di Roma
Il volume d’acqua immessa in rete a Roma è di circa 500 milioni di metri cubi annui e gli abitanti serviti tra la capitale e altri Comuni del Lazio 3,7 milioni.
L’approvvigionamento idrico, gestito dalla societa’ Acea Ato2 Lazio centrale Roma, e’ assicurato per l’85% da sorgenti, per il 12% da pozzi e per il 3% da fonti superficiali.
Sono sei le grandi sorgenti: Peschiera, Capore, Acqua Marcia, Acquoria, Salone Vergine e Simbrivio. I principali pozzi sono: Finocchio, Torre Angela, Pantano Borghese, Laurentino, a cui si aggiungono altri minori.
E poi c’è il lago di Bracciano.
Ecco nel dettaglio le grandi sorgenti:
ACQUEDOTTO PESCHIERA-CAPORE, FORNISCE IL 70% DELL’ACQUA A ROMA Il 70% circa dell’acqua immessa quotidianamente nelle rete di distribuzione della Capitale, pari a circa 1,4 milioni di metri cubi, proviene dall’acquedotto del Peschiera-Capore, che recapita a Roma le sorgenti del Peschiera e della Capore, miscelate tra loro nel centro idrico di Salisano.
Il sistema di acquedotti Peschiera-Capore, che utilizza l’acqua captata presso due grandi formazioni idrogeologiche, situate nell’alta e media Sabina in provincia di Rieti, nelle quali hanno origine le sorgenti Peschiera e Capore puà addurre quasi due terzi della portata massima complessivamente disponibile per Roma che a ammonta a circa 21 metri cubi al secondo.
ACQUEDOTTI ANIENE, MARCIO, APPIO-ALESSANDRINO, VERGINE
Gli altri acquedotti che alimentano la città di Roma sono l’acquedotto Marcio, proveniente dalla valle dell’Aniene (con portata variabile da 3,5 a 5,8 metri cubi al secondo in relazione all’andamento idrogeologico delle sorgenti), a cui si affiancano due acquedotti minori detti Appio-Alessandrino e Nuovo Acquedotto Vergine, alimentati da sorgenti e pozzi situati nel comune di Roma (portata 2 metri cubi al secondo).
ACQUEDOTTO DI BRACCIANO
Il lago di Bracciano è fonte di risorse strategiche e di compenso stagionale da cui Acea può prelevare 1.100 litri al secondo medi, fino a un massimo di 5.000 litri al secondo in condizioni eccezionali.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA UNITO AL 35,1%, M5S al 27,6%, PD AL 26,9%… FORZA ITALIA E LEGA AL 15,1%, FDI AL 4,9%…. MDP 3,8%
Il centrodestra avanza nei sondaggi e a guadagnare voti è soprattutto Forza Italia. 
La rilevazione di IPSOS che oggi pubblica il Corriere della Sera disegna un quadro in cui la somma dei tre partiti – FI, Lega e FdI – fa 35,1%, e già questo dato li farebbe arrivare, se insieme, in testa.
Ma soprattutto tutti e tre oggi guadagnano voti e crescono mentre gli altri sono in calo. Questo li mette in pole position, vista la legge elettorale attualmente vigente, per le prossime elezioni.
Il MoVimento 5 Stelle, che resta il primo partito, è infatti in calo di consensi nei sondaggi da tempo, e le tattiche estemporanee di inseguimento della Lega nella ricerca del consenso della destra non sembrano per nulla sfondare, anche perchè gli elettori continuano a preferire l’originale alla copia.
Il Partito Democratico ha da tempo perso l’appeal elettorale che le nuove primarie avevano riportato incoronando di nuovo Renzi.
In più, spiega il sondaggio, dai dati emerge, per la prima volta, un movimento a sinistra: dopo una serie di rilevazioni deludenti, Mdp-Articolo 1 ha un incremento dello 0,9%,esattamente la percentuale che perdono i dem.
Segno che i cugini separati di D’Alema e Bersani (in attesa che il tentativo di Pisapia prenda una forma) sono in grado di erodere qualche consenso.
I due partiti restano non paragonabili (Pd al 26,9%, Mdp al 3,8%), ma il segnale potrebbe far aumentare la competizione.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
GRANDI RITORNI: PAOLO BONAIUTI PRONTO A TORNARE ALL’OVILE
Repubblica racconta oggi in un articolo a firma di Monica Rubino che l’esodo centrista verso Forza Italia sta prendendo forma in maniera molto consistente.
Ma il partito di Berlusconi accoglierà , a quanto pare, anche chi proviene da altri schieramenti.
Ad esempio tra i nomi c’è quello dell’ex M5S Adele Gambaro.
Tra i nomi di peso interessati a entrare nel partito satellite di Berlusconi c’è innanzitutto quello del senatore Paolo Bonaiuti, per 18 anni uomo della comunicazione del Cavaliere, praticamente la sua ombra, uscito dolorosamente da Forza Italia nell’aprile 2014 per aderire ad Ap.
Un ritorno con stile, quello di Bonaiuti, personalità che gli azzurri pensano possa «portare valore aggiunto» al progetto di Costa e Niccolò Ghedini, finalizzato a rafforzare la gamba di centro del centrodestra a trazione forzista.
Altri due senatori di Ap sarebbero pronti all’addio. Si tratta del lucano Guido Viceconte e del siciliano Pippo Pagano, attuale vicepresidente del gruppo a Palazzo Madama.
Alla pattuglia di alfaniani transfughi si aggiungerebbe anche una ex cinquestelle: Adele Gambaro, la prima grillina “espulsa” dai militanti in Rete nel giugno 2013 e poi approdata in Ala.
La Gambaro diventò famosa quando in un’intervista a Sky Tg 24 criticò Beppe Grillo dopo le elezioni amministrative 2013 dicendo che il M5S aveva perso per colpa di Grillo. In una votazione lampo sul blog la senatrice venne quindi espulsa per direttissima.
Sempre dal gruppo dei verdiniani proverrebbero altri due potenziali transumanti: Eva Longo, già di Forza Italia, che l’altro giorno su Repubblica ha decretato la fine del suo “amore” per Matteo Renzi, e Lionello Pagnoncelli, non nuovo ai cambi di casacca: eletto con Berlusconi, passato con i Conservatori e riformisti di Raffaele Fitto che abbandona poi per Ala, ora è pronto ad abbracciare il progetto dell’ex ministro degli Affari regionali.
Anche i sei fittiani del Senato, entrati da poco in Gal, sono in cerca di collocazione e guardano al soggetto centrista nascente, che potrebbe chiamarsi “Italia civica”.
Ma Costa non si sbilancia: «Non è male, ma non partecipo al totonomi, tantomeno al le attività di scouting». Quelle sono demandate a Ghedini, il vero regista dell’operazione “nuovo centro”, che tiene costantemente aggiornato Berlusconi, assicurandogli che «c’è la fila per rientrare in Forza Italia».
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LA POLEMICA ORA E’ SULLA FUGA DI NOTIZIE DOPO LA PUBBLICAZIONE DEI VERBALI DELLA COMMISSIONE D’INDAGINE
Sembra paradossale ma il punto di vista di Osvaldo Napoli, capogruppo di Forza Italia, potrebbe
diventare la road map per le prossime mosse della giunta Appendino e della maggioranza a Cinquestelle di Torino dopo la pubblicazione da parte della «Stampa» dei verbali della commissione d’indagine che mettono in evidenza la catena degli errori nella notte di piazza San Carlo.
La sua tesi è che ci sia stata una fuga di notizie e «se c’è un’inchiesta da aprire, allora è necessario farlo per accertare come sia potuto accadere che atti che dovevano essere secretati siano finiti sulle pagine di un giornale».
L’altro giorno, durante la conferenza dei capigruppo, il segretario generale del Comune, Mauro Penasso, aveva spiegato che per ottenere i documenti i consiglieri comunali avrebbero dovuto fare un accesso agli atti. Napoli la vede così: «Se dietro la diffusione di questi atti c’è l’intento di colpire il sindaco, allora chi ha fatto questo calcolo ha preso un abbaglio perchè Appendino si cala agevolmente nei panni della vittima di una macchinazione politica».
Ma i grillini sembrano aver particolarmente apprezzato un altro ragionamento del consigliere azzurro: «Quanto è accaduto costituisce oggettivamente un intralcio al lavoro della Procura».
La posizione ufficiale del M5S è solo più cauta: «Chi ha divulgato i verbali ha manifestato una mancanza di rispetto nei confronti del lavoro della magistratura, lavoro tuttora in corso». I grillini, che di fatto accusano le opposizioni di aver reso pubblici i verbali, non hanno alcuna intenzione di presentare un documento finale e aspettano le conclusioni della Procura.
Lo scontro con i consiglieri di minoranza che hanno partecipato alla Commissione d’indagine è totale. «Non abbiamo alcuna intenzione di cedere nonostante gli espedienti utilizzati dal M5S per evitare, o per lo meno procrastinare il più possibile, l’identificazione della verità dei fatti», fanno sapere Pd (Lo Russo e Lavolta), Moderati (Magliano) e Direzione Italia (Rosso).
Dal loro punto di vista è necessario concentrarsi sul contenuto di quei verbali che mettono in evidenza le criticità nell’organizzazione – dai varchi di accesso messi in ritardo al parking sotterraneo utilizzato dai venditori abusivi – e soprattutto, sull’assenza della politica.
La sera del 3 giugno la sindaca, sino ad allora titolare della delega alla sicurezza, è a Cardiff. Il vicesindaco è in vacanza.
E i due assessori supplenti non sono stati allertati. «Dal punto di vista politico – conferma Appendino ascoltata dalla Commissione – non c’era un assessore delegato ad essere presente».
Dalle carte, poi, viene confermato che per preparare la proiezione di Juventus-Real Madrid vennero fatte soltanto tre riunioni, un terzo di quelle impiegate per l’organizzazione della festa di San Giovanni. In questo caso in piazza Vittorio non è entrato uno spillo, nell’altro la piazza si è trasformata in una distesa di vetri rotti.
Ecco perchè per i commissari di minoranza è «giusto accertare le responsabilità ». In Consiglio Comunale si annunciano momenti di forte tensione. Le minoranze, infatti, malgrado lo scioglimento della Commissione d’indagine vogliono comunque «presentare discutere e votare in Consiglio» le loro osservazioni.
L’obiettivo è di stanare il M5S che a questo punto, così come Forza Italia, farà melina aspettando la magistratura.
(da “La Stampa”)
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Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
DAL 64% AL 54%: PAGA I TAGLI ALLA DIFESA
Crolla la popolarità del presidente francese Emmanuel Macron: meno 10 punti in un mese, dal 64 al 54%, secondo un sondaggio Ifop per il Journal du Dimanche (Jdd).
In tre mesi, Macron perde l’8%. Quando è stato eletto a maggio il consenso era al 62%, per poi crescere al 64% il mese successivo.
Solo Jacques Chirac aveva fatto peggio nel 1995 secondo il Jdd.
Nicolas Sarkozy, eletto nel maggio 2007 con una inedita popolarità pari al 65%, aveva vissuto uno stato di grazia durato tutto l’anno e nell’agosto i consensi erano cresciuti al 66%.
Il predecessore di Macron, Franà§ois Hollande, aveva iniziato al 61%, per poi scendere al 59% al mese successivo e al 56% il mese seguente.
In passato Charles de Gaulle aveva perso 5 punti in tre mesi (dal 61 al 56%), e Franà§ois Mitterrand, dopo la prima elezione il 10 maggio del 1981, aveva perso 7 punti in tre mesi (dal 54 al 47%).
Il meno popolare dei presidenti della Quinta Repubblica francese rimane Valery Giscard d’Estaing, giunto al potere con un indice di popolarità inferiore al 50%. Un mese dopo, a giugno del 1974 solo il 44% dei francesi era soddisfatto del suo operato.
Il caso Chirac, infine. Un percorso da montagne russe secondo il Jdd: perde 20 punti in tre mesi alla sua elezione nel 1995 (dal 59 al 39%), ma rieletto nel 2002 con una popolarità del 51%, la vede crescere al 53% due mesi dopo.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
A MILANO NEL CENTRO SOCIALE CI SI ALLENA PER IL TORNEO CONTINENTALE
Dal Leoncavallo di Milano ai campionati europei di Perpignan in sella a una bici. 
Forse non diventerà mai uno sport olimpico, ma il bike polo ha conquistato una nicchia di appassionati. La squadra milanese è una piccola comunità impregnata della cultura dei messenger americani e andrà il 2 agosto in Francia per cercare di vincere il titolo europeo. Per prepararsi si ritrovano ogni mercoledì nel salone dei concerti del centro sociale trasformato in campo per gli allenamenti.
Sono i migliori in Italia, insieme a due squadre di Vicenza, e sfideranno 32 team continentali.
Quattro giorni immersi in gare da 10 minuti per un ritrovo diventato esperienza sportiva collettiva. Per cimentarsi occorrono bici, mazze, protezioni e un campo in cemento. E poche regole: si gioca 3 contro 3, si segna un punto nella porta avversaria colpendo la pallina solo con la mazza dal verso più piccolo, vietato appoggiare i piedi per terra. Il resto è sudore e polso.
Lo spirito è quello degli sport underground: gioco pulito, pochi soldi e tanta voglia di condivisione.
Il polo metropolitano ha sostituito il cavallo con una bici ultraleggera alla fine degli Anni 90 a Seattle, e poi New York tra i corrieri che consegnano la posta.
In quegli anni erano i «fissaioli» di tutto il mondo a dettare la linea: un solo rapporto a scatto fisso per la ruota di dietro che non permette di pedalare a vuoto ma solo di rallentare bruscamente l’andatura. Nata per i velodromi è diventata una vera e propria moda globale. Sbarcata in Italia alla fine degli anni zero, ha coinciso con le prime reunion di bike polo a Milano. Replicate nel Nord Est, nelle Marche fino a Taranto, Catania e Cagliari. Oggi nella Penisola si contano venti squadre, sfide ogni mese e nell’ultimo anno anche un torneo tutto femminile.
«Dopo anni di vagabondaggio nei parchi e in piazza San Fedele abbiamo trovato casa al Leoncavallo dove abbiamo un campo dotato di sponde, porte regolamentari e fari per giocare di sera», racconta Davide, 39 anni, uno dei primi fondatori della onlus Bike Polo Milano: «Siamo partiti nel 2008, trovandoci tra “fissaioli” uniti dalla stessa cultura e passione. Una ragazza finlandese del nostro gruppo ci ha raccontato di questo sport e ci siamo fatti le prime mazze da soli».
La voglia di sfide non si è fermata alla penuria di spazi ad hoc da 40 metri per 20.
Matteo ha 42 anni, gioca ed arbitra: «A metà strada tra l’hockey e il basket, all’inizio valeva tutto: blocchi, bici contro bici e spintoni. Spesso si rischiava la rissa. Poi è arrivato il fair play, si gioca più pulito, più veloce. È diventato quello che noi chiamiamo “polo pleasure”, piacere puro che ci unisce con le altre realtà francesi, svizzere, tedesche e polacche che ospitiamo quando organizziamo i tornei».
La breve storia del polo su cemento coincide con l’esplosione dei social media. In Rete si discute di regolamenti, location adatte per infinite partite e altrettanti infiniti dibatti se aprire a sponsorizzazioni e brand del settore.
«Noi abbiamo scelto di restare autonomi, fedeli allo spirito della cultura di strada. Nessuno di noi vuol diventare ricco e preferiamo restare puri: a Perpignan c’è in palio una coppa e tanta gloria», sottolinea Riccardo che ha unito passione e professione con il lavoro di corriere.
Puri e senza sponsor oggi gravitano a Milano una ventina di giocatori dai 20 ai 40 anni: si fanno costruire telai su misura e montano freni a disco potenziati. I prezzi variano da 500 a oltre duemila euro. Le bici le usano esclusivamente in pista e per andare agli allenamenti. In pochi hanno resistito al fascino dello scatto fisso e sono passati a quelle classiche con un solo rapporto per accelerazioni e frenate violente. Tutti i biker concordano che uno dei limiti alla sua espansione è la difficoltà di trovare nuove leve.
«Per chi si avvicina non è facile: in equilibrio su due ruote, una mano sul manubrio e l’altra a provare di colpire la pallina. Senza cadere nè investire gli altri giocatori. In tanti provano e mollano», racconta Pietro, 31 anni, grafico. Resiste uno zoccolo duro di vecchi e new entry, dotati di resistenza e abilità . Anche due ragazze in questa comunità che condivide viaggi e serate.
Anastasia, insegnante di yoga metà russa e metà americana si è appassionata dopo che ha visto un cortometraggio: «Ho cercato questo gruppo su Facebook, sono venuta qui, mi hanno prestato una bici e dopo un po’ di pratica ho giocato. Mi è piaciuto subito questo spirito, molto poco milanese».
Uno spirito così forte che spinge Eleonora, 35 anni, ad arrivare ogni mercoledì da Genova per gli allenamenti: «Tre anni fa ero in una fase di noia e cercavo un nuovo sport. Nel bike polo devi crederci, farti male, è uno gioco fisico e pericoloso».
(da “La Stampa”)
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Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
DA NORD A SUD, PREZZI PIU’ ALTI CON PICCHI DA RECORD
Il Messaggero pubblica un’infografica riepilogativa su dati del Codacons in cui si racconta quanto costano ombrellone e lettino nelle spiagge italiane: nella gran parte dei casi, dal Nord al Sud, quest’anno sono più cari, con picchi da “record”. Quest’anno balza in prima posizione Marina di Pietrasanta.
AlTwiga, per il Presidential Gazebo — due letti marocchini, tavolo centrale, quattro lettini e, su richiesta, televisione e musica — si spendono mille euro.
Al secondo posto, l’hotel Excelsior di Venezia, dove una capanna — due lettini, due sdraio, tavolino con quattro seggiole e tre teli da mare — in posizione centrale il costo è 410 euro in prima fila, area centrale. L’estate scorsa, con un lettino in meno, era 355 euro.
Anche Porto Cervo ha sfondato il tetto dei 400 euro mentre l’anno scorso se ne pagavano 250.
Anche il Tuscany Bay all’Argentario — balzato nella top list — dove una tenda con quattro lettini costa 150 euro, e Borgo Egnazia in Salento, dove per una “cabana” attrezzata, inclusi acqua no-stop e frutta, ne servono 120 a fronte dei 100 di agosto 2016.
Più bassi, ma comunque alti, i picchi a Fregene e Capalbio, dove per un ombrellone e due lettini la spesa si aggira sui 50 euro al giorno. Poco meno, 42 euro, a Sabaudia, e, con 35 euro, al Circeo.
Si risparmia bastano 20 euro — a Torre di Cerrano. I rincari però sono diffusi.
Secondo un’indagine Adoc, i prezzi per ingresso, ombrellone, lettino e sdraio, in media, sono aumentati del 2,3%. In Sicilia, dell’8%. Seguono Sardegna, con +7,5%, ed Emilia Romagna, con +6,6%. Stabili i costi in Lazio, Puglia, Marche, Campania, Abruzzo, Molise. Scendono in Basilicata, con una riduzione del 3,7%.
Tullio Galli, coordinatore Fiba-Federazione italiana imprese balneari, segnala però che i prezzi degli esercenti sono liberi e che gli aumenti possono arrivare nelle strutture che hanno fatto investimenti per migliorare i servizi.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
LA NAVE E’ DI UNA COMPAGNIA IL CUI DIRETTORE SVEDESE E’ STATO CONDANNATO PER FRODE A DUE ANNI DI GALERA E ATTUALMENTE GESTISCE UN NETWORK DI MERCENARI CHE COMBATTONO A PAGAMENTO IN VARI SCENARI DI GUERRA
La nave C-Star, battente bandiera mongola ma normalmente ancorata nello stato di Gibuti, è
stata noleggiata dal movimento razzista “Generazione Identitaria”, per andare a caccia di migranti nel Mediterraneo e consegnarli alla Libia.
Dove li aspetta, fame, tortura, sfruttamento e morte.
La C-Star risulta appartenere alla compagnia Maritime Global Service Ltd, con sede a Cardiff.
Il direttore della compagnia è lo svedese Sven Tomas Egerstrom, condannato dai tribunali svedesi a due anni di reclusione per frode nel 2002 e attualmente al vertice di un network di società che operano nell’ambito della sicurezza privata.
Il sito della Maritime Global Service è composto da una sola pagina, e indirizza a un altro sito, quello della C-Vessel, anch’essa con sede a Cardiff, società fondata nel 2012 per “lo sviluppo di servizi di sicurezza forniti dalla costa dell’Africa orientale”.
Generazione Identitaria è presente in almeno sei città italiane (Roma, Brescia, Bergamo, Modena, in Sardegna, in Friui
Gli identitari intendevano approdare in questi giorni a Catania, con la C-Star, per fare rifornimenti e reclutare volontari, ma sono stati fermati nel porto di Suez per irregolarità nei documenti. E lì ancora si trovano.
Su Instagram ci sono le foto delle attività come i corsi di addestramento organizzati dal movimento, definiti “corsi di autodifesa”
Sul sito c’è un programma di 25 punti che ricorda le leggi razziali. Come per esempio il punto 11 che prevede la possibilità di accesso agli ospedali e a tutti i servizi sociali riservata solo agli italiani.
Tra i coordinatori nazionali degli identitari figurano Lorenzo Fiato e Gian Marco Concas. Ma a Bolzano recentemente Fiato ha organizzato una conferenza insieme al leader del movimento giovani padani, Andrea Crippa che è pure il collaboratore parlamentare in Europa (leggi portaborse) di Matteo Salvini.
Che ruolo ha Crippa e per conto di chi, in questa iniziativa?
Tra i moderatori della fanpage di Generazione Identitaria, invece, sembrerebbe esserci Mattia Olivero, security operator, laureato all’Esa, l’accademia di sicurezza europea con sede a Breslavia, in Polonia.
L’Esa sforna ogni anno centinaia di mercenari destinati ai diversi teatri di guerra, dall’Ucraina all’Iraq.
Infine a prendere posizione è il sindaco di Catania Enzo Bianco: «Questa missione sembra avere l’unico scopo di alimentare conflitti da parte di chi ha interesse a spargere benzina sul fuoco. Su quel natante ci sono persone non gradite e non mancherò di chiedere alle Autorità di pubblica sicurezza di impedire per ragioni di ordine pubblico l’attracco nel nostro porto. Lo considero molto pericoloso».
E l’ultimo aggiornamento pare aver dato ragione al sindaco di Catania perchè la nave sarebbe “costretta” a cambiare scalo, rinunciando a gettare le ancore nella città siciliana.
(da “L’Urlo” di Catania)
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