Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile
PARTITI DALL’ENTROTERRA DI VENTIMIGLIA MA SUL VERSANTE FRANCESE DELLA VAL ROYA IN TRENO CON LA REGIA DI “ROYA CITOYENNE” DI CEDRIC HERROU… NON POSSONO ESSERE RESPINTI IN ITALIA
Oltre cento migranti partiti dalla stazione ferroviaria di Breil-sur-Roya, sul versante francese
della val Roya, nell’entroterra di Ventimiglia, hanno raggiunto in treno, stamani, Nizza, per presentare domanda di asilo politico.
La «spedizione» è stata organizzata dall’associazione «Roya Citoyenne», che fa capo all’attivista Cedric Herrou che nei mesi scorsi per la sua attività finì sotto processo e il tribunale di Nizza lo condannò a una pena pecuniaria di 3000 euro, dando luogo a un precedente: quello dei passeur solidali.
Anche in passato ci sono stati altri viaggi di questo genere.
I richiedenti asilo, che sono stati accompagnati presso gli uffici di boulevard Francois-Grosso, dove hanno potuto presentare il dossier, potranno restare in Francia per il tempo necessario alla valutazione della domanda.
Ma è difficile che venga accettata perchè la Francia potrebbe eccepire il fatto che la richiesta doveva essere presentata nel primo Paese di approdo, quindi l’Italia.
Inoltre ci sono casi in cui analoga richiesta era già stata presentata in altri Paesi e, dunque, non può essere accolta una seconda volta.
Qualora la domanda non venga accettata, i richiedenti dovranno essere respinti, ma non con la normale riammissione in Italia.
In questo caso, è necessaria una procedura più articolata prevista dal Trattato di Dublino.
(da “il Secolo XIX”)
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Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile
PARLA IL COMPOSITORE DE “L’URLO DI LAMPEDUSA”, COLONNA SONORA DELL’ORO DELL’ITALIA NEL NUOTO SINCRONIZZATO AI MONDIALI DI BUDAPEST
Inatteso e insperato, il primo oro italiano ai Mondiali di nuoto arriva dal duo misto di nuoto sincronizzato — specialità nella quale l’Italia non aveva mai vinto un titolo — grazie a Giorgio Minisini e Manila Flamini.
La coppia azzurra è riuscita a battere la Russia e gli Stati Uniti con un esercizio che — al di là dell’esecuzione tecnica — è risultato assai attuale e intenso per il tema proposto: A scream from Lampedusa.
Curato da Michele Braga con la coreografia di Anastasija Ermakova, “L’urlo da Lampedusa” interpretato da Minsini e Flamini ha portato in acqua il dramma e la speranza di tante famiglie che ogni giorno fuggono da guerra, fame e persecuzioni politiche e religiose.
I due azzurri hanno incantato in una prova che è valsa un 90.2979, maggiore di tre centesimi rispetto ai russi e decisamente migliore dell’87.6682 raccolto dagli Stati Uniti.
Il compositore del brano eseguito da Minisini e Flamini ha spiegato all’Adnkronos come è nata la musica dedicata agli sbarchi sull’isola di Lampedusa: “Era appena affondato l’ennesimo barcone pieno di uomini, donne e bambini, e molti erano morti — racconta Braga ricostruendo i giorni in cui ha partorito l’idea — Sapevamo che dare un contenuto sociale e politico poteva essere anche sbagliato a livello strategico in una competizione sportiva, ma ci abbiamo provato lo stesso, anche per battere un colpo nella comunità internazionale, per dire: “Il dramma c’è, ve lo facciamo vedere anche durante i mondiali di nuoto, è inutile che vi girate dall’altra parte”. Questo era un po’ il senso”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile
DA NOI SONO IL 19,9% CONTRO UNA MEDIA EUROPEA DELL’11,5%
Un Paese dove il numero di lavoratori autonomi è fra i più alti d’Europa (più del 22,6%), i
giovani fra 15 e 24 anni che non hanno e non cercano lavoro (i cosiddetti Neet) toccano il record Ue del 19,9% (la media europea è 11,5%), la differenza fra uomini e donne che lavorano è al 20,1%, e il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania.
È la fotografia dell’Italia offerta dall’indagine 2017 sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) pubblicata dalla Commissione.
Il report evidenzia non solo le difficoltà che i giovani incontrano nell’affacciarsi al mondo del lavoro, ma anche tutte le conseguenze che questo comporta.
Nel 2016, la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni è stata al 37,8%, in calo rispetto al 40,3% del 2015, ma comunque la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%).
Chi riesce a trovare un lavoro, invece, in più del 15% dei casi ha contratti atipici (fra i 25 e i 39 anni, nel Regno Unito è meno del 5%, dati 2014), è “considerevolmente più a rischio precarietà “, e se ha meno di 30 anni guadagna in media meno del 60% di un lavoratore ultrasessantenne.
Ne consegue che i giovani italiani escono dal nido familiare e fanno figli fra i 31 e i 32 anni, più tardi rispetto a una decina di anni fa e molto dopo la media Ue, che si arresta intorno ai 26 anni.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile
VOCI DI VENDITA DELLA SUA CASA IN SARDEGNA
«Siamo pronti a gestire l’emergenza», scherzano nella cerchia ristretta di Silvio Berlusconi. Perchè «qua, quest’estate, rischiamo gli sbarchi di massa di tutti quelli che vorranno essere candidati o ricandidati».
Il «qua» in questione è Villa Certosa. Che, nell’estate del 2017, come ogni estate pre-elettorale che si rispetti, si prepara all’esodo di massa degli azzurri di ogni ordine e grado che sognano un posto al sole del Parlamento italiano.
E che per coronarlo, il sogno, si spingeranno sull’isola per incrociare la propria volontà con la benevolenza del «Capo».
Tutto questo succede mentre sulla residenza estiva dell’ex premier tornano a circolare le voci di una cessione imminente.
Un tema antico, che torna ciclicamente ogni paio d’anni. Con la differenza che, stavolta, Berlusconi avrebbe davvero incontrato, pochi giorni fa, un nuovo compratore arabo.
«Se puoi sognarlo puoi farlo»
Vendita o non vendita, che comunque si materializzerebbe in un futuro non certo immediato, l’inaugurazione della lunga estate di Villa Certosa – a mo’ di antipasto dell’esodo di massa previsto dalla fine di luglio in poi – è stata celebrata ufficialmente l’altro ieri.
Quando una torta a cinque piani – uno per ogni classico Disney scelto tra i preferiti della festeggiata, da La Bella e la Bestia a La spada nella roccia, passando per La carica dei 101 e Peter Pan – ha fatto da sfondo alle foto ricordo per il compleanno di Francesca Pascale, che ha posato di fronte a una scritta di panna che ben si sposava con i migliori auspici del futuro politico del fidanzato: «Se puoi sognarlo puoi farlo».
Le ultime due estati
E dire che le ultime due estati alla Certosa, specchio fedele delle contemporanee fortune o sfortune (politiche e non) del suo proprietario, erano state decisamente sottotono.
L’anno scorso, il Berlusconi che arrivava in Sardegna era reduce dall’operazione al cuore e salvo le visite di qualche amico, come Flavio Briatore, la residenza era stata dichiarata off limits.
Due anni fa, invece, lo scenario era stato forse ancor più malinconico. Visite ridotte all’osso, giusto qualche ex transfuga del partito di Angelino Alfano che sognava un biglietto di ritorno verso l’antica casa.
In villa spuntarono prima Renato Schifani e poi Nunzia De Girolamo. Poi toccò al neosenatore Michele Boccardi, appena subentrato in Senato al defunto Donato Bruno, che si era precipitato in Sardegna per marcare le distanze dal suo vecchio capocorrente Raffaele Fitto e per giurare fedeltà al berlusconismo ortodosso.
E che tornò raccontando agli amici di aver visto, dentro quella casa, «cose da pazzi», compresa una rissa scoppiata a tavola tra due deputate azzurre.
«Girare il male in bene»
Tutto questo, oggi, sembra lontano anni luce. «Vedrete il traffico che ci sarà quest’anno con Berlusconi di nuovo in sella», è il ritornello della grande vigilia.
Un habituè della villa racconta come, di solito, fior di peones azzurri riescano a superare il fuoco di sbarramento dell’ingresso.
«La maggior parte di loro non è mica attesa. Fanno così, prenotano le loro vacanze nei dintorni di Porto Rotondo e si attaccano al telefono per farsi passare il padrone di casa con la scusa di salutarlo. Una volta che riescono a parlargli e gli dicono “sa, sono in vacanza a pochi chilometri da lei”. E Berlusconi risponde con l’invito a pranzo…». Perchè è nel dna della villa, così come in quello del suo proprietario, trasformare «il male in bene».
Disse proprio così, una volta, Gianni Gamondi, l’architetto di fiducia dell’ex premier. «Girare il male in bene».
E raccontò di quando «una notte si è bruciata una valle del parco della Certosa e io ero disperato. Non si è potuta salvare anche perchè non c’era l’acqua e i pompieri non sapevano come fare. Allora lui mi ha fatto fare un lago. Un lago di ventimila metri, mica una piscina. Così ora abbiamo l’acqua e abbiamo salvato la visuale della valle». Il «lui» in questione era Berlusconi, ovviamente.
(da “La Stampa”)
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Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA FIGURA PIETOSA DEL FUORICORSO CINQUESTELLE
“Un certo Boneschi, dopo un giorno in Parlamento”, riceve “3.108 euro al mese di vitalizio”. 
Ma l’esponente del Partito Radicale, eletto il 12 maggio 1982 nella VIII legislatura con i Radicali e dimessosi il giorno dopo l’elezione, è morto il 13 ottobre 2016.
A incappare (per due volte) nella gaffe è stato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, M5s: prima in una conferenza stampa indetta in mattinata dal gruppo del Movimento 5 stelle a Montecitorio, poi in una diretta facebook trasmessa sul suo profilo.
In entrambe le occasioni, Di Maio ha fatto l’elenco dei parlamentari che percepiscono il vitalizio per denunciare questo “privilegio da Medioevo”
C’è quindi anche Boneschi tra i parlamentari citati dai 5 Stelle come percettori di vitalizi.
Luca Boneschi, avvocato e a lungo militante nel Partito Radicale, deceduto però ad ottobre del 2016. Nelle cronache parlamentari è noto per essere il deputato rimasto in carica per meno tempo: eletto il 12 maggio 1982 in sostituzione del dimissionario Marcello Crivellini aveva presentato le proprie dimissioni dall’incarico, accettate dall’Aula, il giorno successivo.
E si dimise per difendere la famiglia di Giorgiana Masi, la diciottenne uccisa nel 1977 con un colpo di pistola a Roma, sul Ponte Garibaldi, durante gli scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine.
Boneschi si dimise e rinunciò all’immunità parlamentare dopo essere stato denunciato dal giudice istruttore che aveva disposto l’archiviazione del processo sulla morte della giovane Giorgiana, perchè ritenutosi diffamato.
Boneschi ripeterà in seguito di essere l’unico “imputato” per la morte della Masi, sulla quale la giustizia non ha mai fatto luce.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA DIFFUSA DA LAHUR TALABANY, DIRETTORE DELLA INTELLIGENCE CURDA
“Abu Bakr Al Baghdadi è vivo, abbiamo le informazioni che lo provano”. I servizi curdi aggiungono un nuovo tassello alla ridda di ipotesi scatenatasi attorno alle sorti del leader dello Stato islamico.
Secondo Lahur Talabany, direttore dell’agenzia Zanyari, servizio di intelligence nella regione del Kurdistan, il sedicente Califfo non sarebbe quindi morto in un bombardamento russo lo scorso 28 maggio vicino a Raqqa, come affermato dal ministero della Difesa di Mosca il 16 giugno, ma si trova nella città assediata dalle forze curde.
Gli Stati Uniti avevano già spiegato di non aver le prove dell’uccisione del leader dello Stato islamico: “Il nostro approccio è considerarlo vivo sino a prova contraria e ora non posso provare che non lo sia”, aveva detto il segretario alla Difesa americano, James Mattis.
“Non dimentichiamo che le sue radici risalgono al periodo di Al Qaeda in Iraq. Ha anni di esperienza in clandestinità , sa come nascondersi dai servizi segreti, sa cosa sta facendo”, spiega ancora a Reuters Talabany, secondo il quale “il territorio controllato, ancora oggi, dall’Isis è un territorio molto difficile. Non è ancora la fine per lo Stato Islamico, anche se hanno perso quasi tutta Mosul e sono vicini a perdere anche Raqqa”.
L’11 luglio, all’indomani della caduta di Mosul, erano arrivate nuove voci sulla morte di Al Baghdadi dalla tv irachena al-Sumaria (che citava fonti interne all’Isis).
Oggi sono emerse invece due testimonianze in senso opposto: anche il capo dell’intelligence irachena, Abu Ali al Basri, ha detto di ritenere che il leader dell’Isis sia vivo e si trovi in Siria. E pure i servizi di sicurezza russi sono tornati sui loro passi, sostenendo di non avere “informazioni precise”.
“I nostri servizi stanno verificando” se Al Baghdadi sia ancora vivo, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov. Che ha aggiunto: “Arrivano informazioni contraddittorie. I nostri servizi le stanno verificando”.
L’ultima prova di vita del terrorista risale a novembre, quando l’Isis pubblicò un suo presunto messaggio audio. Ma l’autenticità dell’audio non fu confermata.
Inoltre a novembre scorso il governatore della provincia irachena di Ninive, Nofal Hamadi al Sultan, aveva riferito che Al Baghdadi era fuggito da Mosul, ma non ne aveva precisato la destinazione.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile
TREDICI MILIONI DI PASSIVO IN SEI PARTITI… SE GLI ISCRITTI DELLA LEGA SONO CALATI DEL 99% IN UN ANNO, CHI HA VOTATO ALLORA ALLE PRESUNTE PRIMARIE ? DOVE SONO GLI ISCRITTI?
I conti 2016 delle sei principali formazioni parlamentari italiane sono andati in archivio con un
passivo di 13 milioni, portando a 200 milioni il buco della politica nazionale negli ultimi sette anni.
I rimborsi elettorali — ovvero i contributi a carico dei contribuenti — sono scesi dai 290 milioni del 2010 ai 7 del 2016.
E ora che sono azzerati, la strada per far quadrare i bilanci è ancora più in salita. Un’infografica di Repubblica a corredo di un articolo di Ettore Livini ci spiega che nel 2016 il Partito Democratico, il cui bilancio è in rosso di 9 milioni, ha ricevuto tre milioni e 445mila euro di contributi di Stato, 6,4 milioni di euro dal 2 per mille e 8,1 milioni dalle erogazioni individuali; Forza Italia ha invece ha ricevuto 1,7 milioni di euro di contributi di Stato e 767 mila euro dal due per mille, mentre le erogazioni individuali sono arrivate a 1,5 milioni di euro: anche il partito di Berlusconi ha un rosso di 1,45 milioni di euro.
Ma il partito di Berlusconi ha un’esposizione di 100 milioni (91 li deve proprio a Silvio) e lo scorso anno ha subito diversi pignoramenti.
I costi sono stati tagliati del 30% grazie a una procedura di licenziamento collettiva per 69 persone e al cambio di sede. E non è bastato.
Berlusconi ha dovuto garantire in pegno 3 milioni in titoli per ottenere un prestito e non chiudere baracca.
Meno marcato lo sbilancio di Lega e SEL (il partito di Salvini intasca anche 1,4 milioni di euro dal 2 per mille: nei contributi supera Forza Italia e arriva secondo dopo il PD) mentre Fratelli d’Italia e NCD hanno i conti in attivo.
Spiega Livini:
La svolta “sovranista” del Carroccio ha frenato l’entusiasmo dei militanti padani: i contributi da manifestazioni sono crollati da 1,6 milioni a 20 mila euro, il tesseramento ha reso 8 mila euro contro le 880 mila del 2015.
E il buon risultato del 2 per mille, con gli incassi saliti da 1,1 a 1,4 milioni, non è bastato a colmare questi vuoti.
Le entrate fiscali testimoniano la diversificazione geografica della base della Lega: 58 mila euro arrivano dalla Lombardia, 28 mila dal Veneto 3.249 euro sono arrivati dal Lazio e 1.032 dalla Sicilia. In Lucania, invece, sono stati raccolti solo 64 euro.
E i 5 Stelle?
Il Movimento 5 Stelle non ha mai ricevuto rimborsi elettorali e non pubblica alcun bilancio che certifichi entrate e uscite.
I pentastellati calcolano in 42 milioni i finanziamenti pubblici cui avrebbero rinunciato e grazie alla scelta di devolvere metà dello stipendio e diaria non rendicontata hanno messo a disposizione del microcredito perle piccole imprese 20 milioni di euro e versato nel fondo di ammortamento del debito pubblico 1,6 milioni.
Per il resto bisogna fidarsi della parola di Beppe Grillo e di Davide Casaleggio e di pochi scarnissimi documenti depositati.
L’associazione Rousseau ha gestito nel corso del 2016 donazioni per 405 mila euro. L’Associazione Movimento 5 Stelle — gestita dall’ex-comico con il nipote e il commercialista di famiglia — è una scatola vuota. Zero dipendenti, una sola donazione da 500 euro e attività limitata per ora alla contabilità propria, chiusa con un passivo di 5 mila euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile
“RENZI IMPRIGIONATO DAL SUO EGO”
Arturo Parisi è il padre dell’Ulivo e delle primarie. Da sempre è considerato uno degli uomini politici più vicini a Romano Prodi.
Assume particolare credito quanto afferma in un’intervista al Corriere della Sera in merito alla “tenda” del Professore, ormai sempre più lontana dal Pd: “Più che a spostarla in un’altra parte del campo, credo che il rifiuto del progetto da parte di Renzi abbia spinto Prodi ad arrotolarla e ad allontanarsi dal campo” dice Parisi, che si iscrive anch’egli alla schiera dei delusi del Partito democratico targato Matteo Renzi.
Una lista che aumenta ogni giorno di più, soprattutto nei Territori, con una diaspora silenziosa dal Pd che riguarda anche nomi rilevanti a livello locale.
“Più che il contributo di Prodi, Renzi ha respinto il progetto della costruzione di un nuovo centrosinistra, che mettesse di nuovo al suo centro il governo del Paese. Ha respinto l’idea di costruire una coalizione capace di governare insieme alle forze di centro e di sinistra, con le quali già oggi governa a più livelli il Paese. A quelli che non riescono a credere come il Pd possa mai raggiungere questo obiettivo da solo, sembra che Renzi preferisca perdere, piuttosto che provare a vincere insieme”.
Parisi ha letto il libro “Avanti” e ne ha tratto una conclusione, un’analisi psicologica dell’autore.
“Anche a me il tema dell’Io sembra cruciale. Nel racconto del libro, come nella realtà , è interessante l’oscillare tra l’Io e il Noi. Hai voglia a ripetere che, se senza un Io non si parte, senza un Noi non si arriva. Renzi sembra seguire il percorso inverso. Così come sette anni fa la sua avventura esordì con un Noi giovani, premessa di una inevitabile rottamazione dei vecchi, tutta la successiva galoppata di Renzi si è svolta dentro un Io che è andato trasformandosi in una prigione”.
L’alternativa poteva essere Giuliano Pisapia, ma Parisi commenta con delusione il suo annuncio di non presentarsi alle prossime elezioni
“Ascoltando le sue parole quando ha riproposto, quasi per inciso, la sua scelta, ne ho riconosciuto la coerenza. Allo stesso tempo nei volti dell’uditorio zoomati dalla telecamera ho letto sconcerto e preoccupazione. Come se ai passeggeri di un aereo venisse annunciato d’improvviso che il pilota li guiderà da terra”. […] “Se per Pisapia Insieme non è, come credo, un invito rivolto soltanto a una parte ma a tutte le forze del centrosinistra, a cominciare dal Pd, ad operare insieme per il governo del Paese, quella che conta è la meta piuttosto che i percorsi per raggiungerla. Dentro un comune progetto è bene che ognuno faccia la sua parte. Penso che il progetto ora respinto prima o poi ritornerà attuale. Non ha alternative”
L’alternativa D’Alema-Bersani non può essere accantonata, la loro voce, spiega Parisi, deve restare in campo.
“Come nessuno può chiedere al Pd che Renzi si faccia da parte, nessuno può avanzare verso loro una pretesa uguale. Per chi ragiona con me sulla necessità della ricomposizione di un centrosinistra di governo, anche se come me non condivide le loro scelte, è difficile negare che essi facciano parte del nostro campo. E anche se caricati di una rappresentanza incomparabile con quella di un tempo, non posso dimenticare che la loro voce ha avuto finora il timbro di una sinistra di governo”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile
IL PICCOLO E’ NATO DUE MESI FA A CALGARY
Justin Trudeau ha incontrato Justin Trudeau, anzi, lo ha preso in braccio. 
Nel corso di una manifestazione tradizionale a Calgary, in Canada, il primo ministro del Nord America ha infatti avuto modo di incontrare il suo omonimo di appena due mesi, nato da una coppia di rifugiati siriani accolti in Canada nel 2016 e che per sdebitarsi hanno chiamato il terzogenito proprio come il premier.
Mamma Afraa e papà Muhammed, infatti, hanno dato in braccio a Trudeau il loro figlioletto – il cui nome completo è Justin Trudeau Adam Bilan -, che ha continuato a dormire beatamente nonostante le braccia famose che lo stringevano.
La famiglia fuggì da Damasco a causa della guerra e arrivò nel febbraio 2016 in Canada, quindi prima che Afraa partorisse Justin Trudeau Jr.
Il piccolo, infatti, è nato a Calgary, città che ospita all’incirca mille rifugiati siriani, tra cui la famiglia Bilan.
Salutato il piccolo omonimo, poi, il leader canadese ha continuato a festeggiare insieme ai suoi compatrioti, servendo da mangiare, salutando i bambini presenti e accogliendo una comunità di rappresentanza degli indiani d’America.
La giornata – sicuramente emozionante – di Trudeau si è poi conclusa con un rodeo visto tra gli spalti della locale struttura.
Tra sorrisi e disponibilità , Justin ha fatto innamorare di sè i canadesi (e il mondo) ancora una volta.
(da agenzie)
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