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CHI E’ IL NUOVO AMBASCIATORE USA IN ITALIA: IL SOLITO FINANZIERE AMICO PERSONALE DI TRUMP

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

EISENBERG E’ UN EX GOLDMAN SACHS, CONSERVATORE MODERATO E   CAMPIONE NELLA RACCOLTA DI FONDI

Finanziere, investitore e filantropo. Repubblicano moderato, è stato anche tesoriere del partito. È amico personale di Donald Trump.
Lewis M. Eisenberg sarà  il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Lo ha comunicato nella notte italiana la Casa Bianca, indicando la scelta del presidente che stando all’iter istituzionale deve essere confermata dal Senato.
Il nome di Eisenberg circolava da tempo. È noto per il ruolo di spicco che ha avuto nella elezione di Donald Trump, con efficacissime raccolte fondi durante la campagna elettorale, che da noto moderato gli hanno conferito una certa autorità  nell’avvicinare l’establishment moderato al tycoon, contribuendo così in maniera incisiva nella sua elezione alla presidenza.
Eisenberg è nato nel 1942 in Illinois da famiglia ebraica.
La sua città  adottiva è però New York, dove si trasferì nella prima metà  degli anni ’60 per frequentare la Cornell University.
Laureatosi nel 1966 cominciò immediatamente la sua carriera a Wall Street, assunto da Goldman Sachs lo stesso anno, vi rimase fino al 1989: fu nominato prima partner nel 1978, poi guidò la divisione equity.
Nel 1990 fondò la Granite Capital International, ma negli anni successivi ricoprì diverse cariche nel settore pubblico, tra cui quella di presidente della Port Athority di New York e New Jersey, anche durante gli attacchi dell’11 settembre.
L’anno successivo fu nominato direttore della Lower Manhattan Development Corporation che gestì la ricostruzione del World Trade Center.
Nell’ambito della sua attività  politica significativa è la fondazione del Republican Leadership Council, un gruppo politico che si definisce fiscalmente conservatore e socialmente inclusivo, a conferma del suo posizionamento da moderato all’intermo del Grand Old Party.

(da “Huffingtonpost”)

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MAY CHIEDE IL SOCCORSO ROSSO PER LA BREXIT, MA CORBYN PREPARA GIA’ LA CORSA ALLE URNE

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

LA PREMIER E’ SEMPRE PIU’ DEBOLE

Nella richiesta di collaborazione avanzata oggi da Theresa May al partito laburista c’è tutta la difficoltà  di una leader che, dopo la delusione delle urne, fatica a rilanciare la sua premiership.
È passato solo un anno dal suo insediamento a Downing Street, quando promise di trasformare la Brexit in un successo per il popolo britannico.
La realtà , oggi, ha un sapore molto più amaro: alla vigilia del prossimo round di negoziati con l’Ue (il 17 luglio), il suo governo non ha la forza politica, da solo, per guidare il Paese in un percorso che si sapeva complesso, ma non ci si rendeva conto quanto.
Così oggi, intervenendo a Londra sulla protezione dei diritti dei lavoratori nella cosiddetta gig economy, May ha dovuto chiedere pubblicamente il supporto dei parlamentari laburisti per portare a termine la Brexit e altri progetti di legge che rischiano lo stallo dopo che il suo partito ha perso la maggioranza in Parlamento nelle elezioni dell’8 giugno scorso.
Come scrive il Telegraph, la premier si è appellata direttamente ai parlamentari dell’opposizione, chiedendo loro di “contribuire, non di criticare e basta” e di aiutare a “chiarificare e migliorare” le sue proposte politiche nella Camera dei Comuni.
“Il mio impegno e la mia determinazione sono gli stessi di un anno fa”, ha assicurato May nel suo speech.
“Sebbene il risultato nelle elezioni politiche del mese scorso non è quello in cui speravo, non è cambiata la mia volontà  di cambiare la Gran Bretagna”, ha aggiunto, rispondendo alle voci di una corsa alla sua successione per la guida dei Tories. May ha aggiunto di essere convinta che la strada intrapresa un anno fa, con il suo insediamento a Downing Street, sia quella giusta. Ora — ha spiegato — si tratta di vincere una “battaglia delle idee” in Parlamento e nel resto del Paese dopo l’insuccesso elettorale.
Il punto è che per vincere questa battaglia la premier ha bisogno anche dell’opposizione laburista, che però in questo momento non ha alcun interesse a mettersi al servizio dell’esecutivo conservatore.
Un recente sondaggio di Yougov dà  il partito laburista guidato da Jeremy Corbyn in vantaggio di ben otto punti sui Tories. Se si votasse oggi, insomma, Corbyn avrebbe la strada spianata verso Downing Street, uno scenario inimmaginabile fino a pochi mesi fa.
Le ultime mosse in casa laburista suggeriscono che Corbyn e i suoi non abbiano alcuna intenzione di perdere il vantaggio accumulato, anzi.
Secondo l’Independent, Corbyn si appresta a lanciare un tour vorticoso in decine di collegi elettorali chiave.
Di pari passo, i membri del governo ombra si sparpaglieranno in tutto il Paese per cercare di convincere gli elettori che è arrivato il momento di ridare fiducia ai laburisti.
Sotto la leadership del 68enne, il partito si sta organizzando per farsi trovare pronto nel caso in cui l’amministrazione May dovesse collassare.
“Sarà  un’estate movimentata. Jeremy girerà  tra 40 e 70 collegi elettorali chiave e anche il governo ombra si muoverà  per il Paese”. La campagna elettorale, insomma, è già  iniziata, nella consapevolezza che l’elettorato britannico potrebbe essere richiamato al voto prima del previsto.
Domani, intanto, il Collegio dei commissari Ue, nella sua riunione settimanale, farà  “il punto della situazione sui negoziati per la Brexit in vista del prossimo round del 17 luglio”.
Lo ha annunciato il portavoce dell’esecutivo comunitario Margaritis Schinas. A partecipare alla riunione sarà  anche il caponegoziatore Michel Barnier, su invito del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Ieri i leader dei principali gruppi politici all’Europarlamento hanno bocciato la proposta della premier britannica sui diritti dei cittadini, ritenendola insufficiente in quanto rischia di creare uno status di “seconda classe” per i cittadini dell’Ue.
Un brutto colpo per la May, la cui mossa di chiedere aiuto ai laburisti sembra più un tentativo disperato che una speranza fondata.

(da “Huffingtonpost”)

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L’ITALIA BRUCIA: DAL VESUVIO ALLA SICILIA, DA ROMA ALLA PUGLIA E’ EMERGENZA INCENDI

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

DECINE DI CANADAIR IN AZIONE, LA MAGGIOR PARTE SONO DI ORIGINE DOLOSA

L’Italia brucia. Numerosi incendi, di origine dolosa e altri ancora da stabilire, stanno mettendo a dura prova la Sicilia, la zona del Vesuvio, Roma e la Puglia.
Anche oggi, dalle prime ore del giorno, gli equipaggi di Canadair ed elicotteri della flotta aerea dello Stato coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile, a supporto delle operazioni svolte dalle squadre di terra, hanno ripreso le operazioni di spegnimento dei tanti incendi boschivi: al momento sono 18 le richieste di concorso aereo ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento.
Quattro dalla Campania, rispettivamente 3 dalla Basilicata e dalla Sicilia, 2 rispettivamente dalla Puglia, dall’Abruzzo e dalla Calabria e 1 rispettivamente dal Lazio dall’Umbria.
Al momento, l’impegno dei mezzi disponibili – 16 Canadair e 4 elicotteri del Corpo dei Vigili del Fuoco, a cui si aggiungono 3 elicotteri della Difesa – è concentrato sulle situazioni più critiche. Finora sono stati messi sotto controllo o spenti 2 roghi nelle province di Enna e di Trapani.
SICILIA
L’incendio che ieri ha bruciato la valle Scaldaferro, tra Enna e Calascibetta, ha danneggiato la linea ferroviaria Catania-Palermo che è stata interrotta. I passeggeri provenienti in treno da Catania alla volta di Palermo, vengono trasportati in pullman da Enna fino alla stazione di Caltanissetta.
Il fuoco ha devastato oltre 10 chilometri di territorio tra il viadotto Ferrarelle, da dove si è sviluppato, sulla A 19, fino a risalire le pendici di Enna e Calascibetta. Già  dalle prime ore dell’alba è entrato in azione il canadair dei vigili del fuoco che sta spegnendo alcuni focolai. La situazione, però, secondo la sala operativa della Forestale che insieme ai vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte, sembrerebbe ora sotto controllo. Stanotte intorno alle tre è stata riaperta l’autostrada nel tratto tra lo svincolo di Caltanissetta ed Enna.
La situazione legata all’emergenza incendi sta migliorando anche a Messina, dove si stimano danni per centinaia di migliaia di euro.
Nel pomeriggio riprenderanno le lezioni e l’attività  didattica nelle facoltà  che ieri erano state evacuate nel rione Annunziata. Intanto i vigili del fuoco sollecitano un rafforzamento dell’organico ritenuto insufficiente a fronteggiare l’emergenza. Ieri su Twitter anche Fiorello ha lanciato un appello chiedendo un aiuto mentre oggi il presidente della Regione Rosario Crocetta sarà  a Messina per esprimere la sua solidarietà  al sindaco Renato Accorinti. Gli esperti annunciano anche un probabile rischio di dissesto idrogeologico nei mesi invernali visto che sono andati distrutti numerosi ettari di bosco.
VESUVIO
Focolai di incendi probabilmente di origine dolosa sono attivi, di nuovo, anche sul Vesuvio. Le fiamme divampano nella Valle delle Delizie ad Ottaviano, in via Vesuvio ad Ercolano già  danneggiata da incendi nei giorni scorsi, nella zona a valle di Cappella Bianchini a Torre del Greco. Stanno operando carabinieri forestali, vigili del fuoco, protezione civile e personale dell’antincendio boschivo della Sma Campania oltre a squadre di volontari. Un aiuto è dato da un Canadair e da un elicottero. Le strade di accesso al Vesuvio, al momento, sono aperte.
ROMA
“Dal 1 giugno ad oggi il numero degli incendi boschivi si è quasi quadruplicato rispetto all’anno scorso. E questo anche a causa della siccità  eccezionale. Ieri mattina ho partecipato ad una riunione di coordinamento in Prefettura per discutere delle misure da adottare per contrastare quest’emergenza” scrive su Fb la sindaca di Roma Virginia Raggi.
“Tutti noi, dal Campidoglio al Prefetto di Roma, dalla Regione, alle forze dell’ordine ai vigili del fuoco, ci siamo impegnati a rafforzare immediatamente i dispositivi di prevenzione – scrive Raggi -. In particolare si è deciso di monitorare le zone a rischio, prevalentemente vicine alle aree abitate, provvedendo alla manutenzione del verde prevalentemente a ridosso delle strade e delle linee ferroviarie e garantendo la costante pulizia dei terreni”. “In questi mesi Roma Capitale – osserva ancora la sindaca di Roma – benchè in stato di gravissima carenza di personale e mezzi, dovuta anche agli attacchi vandalici alle strutture del Servizio Giardini del Comune, ha avviato lavori di manutenzione del verde pubblico. In qualità  di Sindaca della Città  Metropolitana invierò una lettera ai primi cittadini del territorio invitandoli ad alzare il livello di attenzione e ad adottare, qualora non l’avessero ancora fatto, il Piano di Emergenza della Protezione civile. Dobbiamo mettere in campo ogni misura per scongiurare quest’emergenza. E ogni istituzione, sono sicura, farà  la sua parte”.
PUGLIA
Da diverse ore alcune squadre di vigili del fuoco sono impegnate, anche con l’ausilio di Canadair, a spegnere incendi che si sono sviluppati in alcune zone del Gargano. Già  dal tardo pomeriggio di ieri le fiamme hanno interessato la zona di Carpino e in serata sembrava che la situazione fosse sotto controllo, ma a causa delle alte temperature e del forte vento, il fuoco si è propagato su altre zone del promontorio garganico, a Cagnano Varano e Mattinata. Decine di ettari di bosco e macchia mediterranea sono già  andate distrutte.
Disagi si sono verificati questa mattina in Puglia anche per gli automobilisti in transito sull’A14 Bologna Taranto dove a causa del fumo proveniente da un incendio sviluppatosi in una scarpata, è stato chiuso attorno alle 10 e da poco riaperto il tratto tra Foggia e Cerignola est in entrambe le direzioni.

(da “Huffingtonpost”)

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“L’ASSE D’ALEMA-BERLUSCONI FECE SALTARE IL NAZARENO”: IL RETROSCENA DI RENZI RACCONTATO NEL SUO LIBRO

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

LA TELEFONATA FATTA ALLE SUE SPALLE PER CONCORDARE UN NOME PER IL QUIRINALE: “IN QUEL MOMENTO CAPISCO CHE IL PATTO NON ESISTE PIU'”

Un accordo sul Quirinale fra Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema fece cadere il Patto del Nazareno e compromise il percorso delle riforme istituzionali.
È il racconto di Matteo Renzi sul suo libro “Avanti”, di cui Democratica pubblica un’anticipazione
“Scrivere le regole insieme agli altri impone flessibilità  e capacità  di ascolto. Non puoi fare come ti pare, mai. E questa regola, che abbiamo sempre seguito, continuiamo a ritenerla più vera e necessaria che mai. Non siamo stati noi a tirarci indietro dalle riforme che avevamo scritto insieme all’altra parte politica”.
Renzi racconta la sua verità  sul Patto del Nazareno e dice che “chi ha partecipato a quei tavoli sa perfettamente che è stata Forza Italia a rompere con noi”.
“Quando, a fine gennaio del 2015, si tratta di votare per il Quirinale, Berlusconi mi chiede un incontro, che resterà , ma io non posso ancora immaginarlo, l’ultimo per anni. Perchè quando si siede — accompagnato da Gianni Letta e Denis Verdini — mi comunica di aver già  concordato il nome del nuovo presidente con la minoranza del Pd. Mi spiega infatti di aver ricevuto una telefonata da Massimo D’Alema, di aver parlato a lungo con lui e che io adesso non devo preoccuparmi di niente, perchè “la minoranza del Pd sta con noi, te lo garantisco”. Te lo garantisco? Lo stupore colora — o meglio sbianca — il volto di tutti i presenti. Berlusconi ha sempre un modo simpatico di raccontare la realtà . La sua ricostruzione della telefonata con D’Alema è divertente, ma lascia tutti i partecipanti al tavolo senza parole. Non solo non avevamo mai inserito l’elezione del capo dello stato nel Patto del Nazareno, ma l’idea che Berlusconi abbia già  fatto una trattativa parallela con la minoranza del mio partito sorprende anche i suoi. In quel momento — sono più o meno le due di pomeriggio del 20 gennaio —, nel salotto del terzo piano di Palazzo Chigi, capisco che il Patto del Nazareno non esiste più: il reciproco affidamento si è rotto”.
Renzi precisa che non è un problema del nome scelto da Berlusconi e D’Alema.
Nel libro non fa il nome di Giuliano Amato, che è quello su cui convergono tutte le indiscrezioni, scrive che la personalità  individuata “è di indubbio valore e qualità “, ma è “difficile da far accettare ai gruppi parlamentari — sempre pronti a esercitare l’arte del franco tiratore — e all’opinione pubblica”. E poi…
“C’è un fatto di metodo, prima ancora che di merito. Io ho scelto un percorso trasparente e partecipato, con tanto di streaming, dentro il Pd e davanti al paese per evitare di tornare allo stallo del 2013. Sono impegnato in un iter parlamentare difficilissimo per condurre una maggioranza su un nome condiviso. E in una sala ovattata al terzo piano di Palazzo Chigi devo scoprire che si è già  chiuso un accordo tra Berlusconi e D’Alema, prendere o lasciare? E, come se non bastasse, da questo prendere o lasciare dipende la scelta se continuare o meno con il percorso di riforme, che pure erano state scritte insieme”.
Renzi rivendica la scelta di Sergio Mattarella, “le sue qualità  parlano per lui”.
“Quando mi trovo a dover scegliere tra l’asse Berlusconi-D’Alema (non ricordo un solo accordo Berlusconi-D’Alema che alla fine sia stato utile per il paese) e la soluzione più logica per il parlamento e per l’Italia, non ho dubbi, con buona pace di tutti i retroscenisti. Del resto, come canterà  Vasco Rossi qualche mese dopo: “Essere liberi costa soltanto qualche rimpianto”. Da quel momento Berlusconi mi dichiara guerra.
Dopo la rottura del Patto del Nazarano i rapporti fra Renzi e Berlusconi “si interrompono”, malgrado, scrive il segretario Pd, “sono tra i pochi della sinistra che non ha mai voluto fargli la guerra sulle sue vicende giudiziarie. Ho sempre spronato i miei compagni di partito a portare avanti una proposta per l’Italia, non contro Berlusconi”.
Nel giugno 2016, quando viene ricoverato, un nuovo contatto e “come sempre, il Cavaliere è simpatico e gentilissimo”. Berlusconi lo aveva attaccato pubblicamente, ricorda Renzi, ma al telefono non esita a dirgli: “E poi, caro Matteo, sappi che mi dispiace molto per quanto ti stanno attaccando, ce l’hanno tutti con te”.
“Ma come? Lo stesso che pubblicamente mi dà  dell’aspirante dittatore a distanza di due giorni mi porta la sua solidarietà  per gli attacchi? Mentre pigio il tasto rosso che mette fine alla telefonata, scoppio in una risata: è inutile, anche se mi sforzassi, Berlusconi non mi starà  mai antipatico. Sul Quirinale però non potevo consentire nè a lui nè a D’Alema di sostituirsi al Parlamento e decidere per tutti. La simpatia è una cosa, la politica è un’altra”.

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI E’ PURE CORNUTO? LA COPERTINA DI “CHI” CON ELISA ISOARDI CHE BACIA UN ALTRO A IBIZA

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

LO SCATTO TESTIMONIEREBBE LA FINE DELL’INTESA CON LA ZECCA PADANA… I MALIGNI SOTTOLINEANO CHE LO SCOOP E’ STATO FATTO DA UN PERIODICO BERLUSCONIANO

È una di quelle notizie di dubbio interesse se non fosse per l’interessante cà’tè politico che ne consegue.
Il settimanale Chi, diretto da Alfonso Signorini, pubblica in copertina una fotografia che ritrae Elisa Isoardi, da un anno e mezzo legata sentimentalmente a Matteo Salvini, mentre bacia una persona a Ibiza.
“Ma quali nozze con Salvini! Lei ama un altro“, scrive in prima pagina il settimanale di gossip.
Nell’anticipazione data oggi ai giornali Chi fa sapere che si la persona ritratta nella foto è Matteo Placidi, avvocato ben inserito nella movida dell’isola.
Fino a pochi giorni fa la presentatrice — fidanzata da un anno e mezzo col leader della Lega — ha pubblicato sui social fotografie e dediche per il suo compagno, insieme al quale aveva assistito al concerto-evento di Vasco Rossi a Modena.
Chi, naturalmente, è edito dalla Mondadori. E ovviamente la notizia è finita strombazzata su tutti i siti dei giornali della galassia berlusconiana, come TgCom e Il Giornale:
Insomma, è sicuramente una coincidenza, ma di quelle succose: proprio mentre è chiara la competizione tra il Cavaliere e il leader della Lega Nord per la leadership del centrodestra e il nome del suo candidato premier in vista delle elezioni, in copertina di un settimanale mondadoriano esce il “tradimento” della fidanzata di Matteo Salvini.

(da “NextQuotidiano”)

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LA PREFETTURA RICHIAMA I SINDACI DI ROMA E DELLA PROVINCIA SU INCENDI E STERPAGLIE

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

LA CODA DI PAGLIA DELLA RAGGI E IL BANDO DI QUALCHE MESE FA

I sindaci della provincia di Roma devono curare e tenere pulito il verde vicino alle case, alle strade e alle ferrovie per prevenire il rischio di incendi come quello di ieri a La Barbuta che ha costretto la polizia municipale a chiudere il Grande Raccordo Anulare.
La prefettura lo ha scritto nero su bianco in una circolare che ha inviato ai primi cittadini, con Virginia Raggi in testa, e, racconta Lorenzo D’Albergo su Repubblica, suona come un aut aut:   in un modo o nell’altro, i Comuni dovranno provvedere.
Anche con ordinanze urgenti e affidamenti diretti, anche a costo di creare debiti fuori bilancio: in piena emergenza incendi non c’è tempo per bandire gare e vagliare le offerte dei privati interessati ad aggiudicarsi il servizio.
Bisogna intervenire subito. Magari con l’aiuto della Regione.
Già , perchè il vertice straordinario convocato ieri pomeriggio a Palazzo Valentini ha partorito anche una comunicazione bis: sarà  inoltrata alla Protezione Civile e chiederà  di considerare come una delle misure principali per uscire dallo stato di calamità  il supporto ai primi cittadini alle prese con discariche abusive.
Sono state considerate tra gli inneschi più pericolosi dai partecipanti al tavolo convocato dopo la lettera inviata venerdì dal governatore Nicola Zingaretti alle prefetture del Lazio, ma la loro rimozione costa.
Troppo se le amministrazioni e le loro partecipate, Ama in testa, hanno le casse in rosso.
L’idea, se la controparte accetterà , è di arrivare a un contributo – anche economico – ai Comuni in difficoltà  da parte della Protezione Civile. Così, su doppia richiesta delle numero uno del Campidoglio e di Palazzo Valentini, si dovrebbe arrivare a una ridefinizione dei contenuti del piano d’emergenza antincendio. Un masterplan che deve tenere conto da una parte della mancata manutenzione del verde urbano e dall’altra della piaga dei roghi tossici.
Forse proprio per questo Virginia Raggi poco fa sulla sua pagina Facebook ha cominciato a mettere le mani avanti, sostenendo che il Campidoglio sta già  lavorando alla manutenzione del verde pubblico.
Il problema è che Virginia Raggi forse non ricorda cos’è successo al bando — anzi ai bandi — per la manutenzione del verde pubblico a Roma.
Ad aprile l’assessora Pinuccia Montanari dava notizia dell’apertura di due bandi di gara europei per la manutenzione del verde pubblico a Roma.
Si tratta di due bandi attesi da tempo che però nel 2016 l’assessorato guidato all’epoca da Paola Muraro non aveva approntato.
Ma, come dice la Raggi, per fare le cose per bene ci vuole tempo. E così il 24 aprile veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando di gara, per l’affidamento del servizio per interventi di manutenzione delle alberature.
Il problema è che appena cinque giorni prima, il 19 aprile, il governo ha emanato il DL 56/2017 con il quale è andato a modificare il codice degli appalti. Risultato: quel bando al quale l’amministrazione capitolina aveva lavorato “per bene” per oltre otto mesi è stato sospeso “a data da destinarsi”.
Si tratta di bandi con un importo complessivo pari a 9 milioni di euro, di cui 5 per la manutenzione del verde verticale e 4 per il verde orizzontale. Ma al momento sono scomparsi perchè gli uffici dovranno correggerli per adeguarli alla normativa vigente.
Dal 1 luglio è partito un programma (da 3,5 milioni di euro) per il monitoraggio delle alberature. Ma nel frattempo la cura del verde pubblico di molti parchi cittadini (tra cui Villa Borghese, Villa Ada e il Lungotevere) è a rischio perchè la gara è stata sospesa.
Ma per fortuna che c’è la Raggi, mentre Roma brucia.

(da “NextQuotidiano”)

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LA RAGGI LASCIA LE SLOT E GLI AMBULANTI MUTANDARI AL LORO POSTO: TANTO RUMORE PER NULLA

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

LA GUERRA AL GIOCO D’AZZARDO E’ RIMANDATA, I CAMION DEI TREDICINE NON VENGONO RIMOSSI E NESSUNA SOLUZIONE AGLI SFRATTI DELLE ONLUS… PER LA SERIE “AVEVAMO SCHERZATO”

Virginia Raggi ad un anno dal suo insediamento sembra voler essere intenzionata a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Prendiamo ad esempio la dichiarazione di guerra alle sale slot e al gioco d’azzardo.
In un post sul blog di Beppe Grillo datato novembre 2016 la Raggi annunciava l’avvento dell’era #RomaNoSlot.
La lotta alle slot machine è uno dei punti del programma nazionale del M5S e in campagna elettorale la Raggi aveva molto insistito su questo aspetto. Il 9 giugno finalmente l’amministrazione capitolina ha partorito il regolamento basato sulla delibera depositata a novembre.
Delibera che non va a risolvere il problema delle slot machine già  esistenti perchè il nuovo regolamento interesserà  solo le nuove aperture. Che dovranno essere posizionate ad almeno 350 metri dai luoghi sensibili in centro e 500 metri al di fuori dall’anello ferroviario.
I luoghi sensibili indicati nella delibera sono istituti scolastici, luoghi di culto, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, strutture residenziali o operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale e i centri anziani.
Roma quindi continuerà  ad essere la “capitale” del gioco d’azzardo legale con le sue 294 sale slot e 50mila slot machine, pari al 12% del totale di quelle presenti sull’intero territorio nazionale.
Il problema principale della delibera infatti è che non va a toccare le slot e le sale già  esistenti.
È scritto espressamente che il Regolamento Sale da gioco e giochi leciti «si applica a far data dalla sua entrata in vigore per l’apertura delle nuove attività ».
Per gli esercizi precedentemente autorizzati la Giunta Capitolina disporrà  “con apposito provvedimento” entro 120 giorni. Anche per quanto riguarda gli orari di apertura il regolamento demanda ad una specifica e futura ordinanza della sindaca.
Sul blog la Raggi però diceva chiaramente quale sarebbe stato l’orario di esercizio: “sarà  possibile l’utilizzo degli apparecchi automatici di intrattenimento con vincite in denaro, le cosiddette new slot e Videolottery, dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22 mentre nei giorni festivi non sarà  consentito”. Il Comune probabilmente vuole studiare (ancora) come evitare di venire trascinato in tribunale dagli esercenti.
Si vedrà  quindi ad ottobre quanto questo nuovo regolamento riuscirà  a ripulire Roma dalle slot machines. Ma è difficile che il Comune possa risolvere la questione delle concessioni già  date perchè non può emanare un regolamento con valore retroattivo senza appoggiarsi ad una legge nazionale o regionale.
Le sale non aumenteranno, ma la guerra del MoVimento alle slot machines rimarrà  una guerra a metà  che non va minimamente a toccare i numeri di quelle presenti.
Altro capitolo è quello del nuovo regolamento sul commercio ambulante.
La proposta presentata dal Presidente della Commissione Commercio Andrea Coia è stata votata ad inizio giugno ma è già  stata messa in discussione dopo le proteste della settimana scorsa di un centinaio di commercianti.
L’Assemblea Capitolina metterà  nuovamente mano al regolamento sul commercio per ammorbidirlo ulteriormente. Quello che doveva essere un regolamento che doveva risolvere la questione del commercio su strada, che ha trasformato Roma in un suq a cielo aperto, è diventato l’ennesimo dispositivo che lascia tutto come è sempre stato.
Non solo viene premiata l’anzianità  di servizio su piazza, favorendo i soliti noti.
Ma per “salvaguardare l’occupazione” si concede ai titolari di autorizzazioni per i posteggi a rotazione una proroga che eviterà  ai titolari di vederle decadere il 31/12/2018. Qui la volontà  di “ripulire Roma” del M5S si scontra con la lotta del MoVimento contro la direttiva Bolkestein.
Nel frattempo è ancora in alto mare la proposta di regolamento per fermare la diffusione di minimarket in Centro Storico.
E i Centurioni torneranno ad importunare i turisti sotto il Colosseo perchè il Comune non può più ricorrere allo strumento delle ordinanze per bloccarne l’attività .
Servirebbe anche qui   un regolamento, ma la Giunta non è stata molto produttiva in questo primo anno di attività . Eppure in campagna elettorale la Raggi aveva convinto i romani a votarla promettendo che avrebbe rivoluzionato la città . Spiace per chi ci ha creduto, ma Roma è una città  complessa da amministrare, e il MoVimento non ha ricette speciali per farlo.
Ancora più distante da una soluzione è la questione degli sfratti delle Onlus romane. L’assessore al bilancio Andrea Mazzillo da mesi promette l’apertura di tavoli di confronto per la stesura di un regolamento partecipato.
In un primo momento però Mazzillo ha detto di non poter far nulla per evitare gli sfratti e le ingiunzioni di pagamento. Dopo la sentenza della Corte dei Conti invece ha detto che le richieste non erano legittime.
Il Comune in buona sostanza non sa cosa fare se non continuare a dire di essere disposto ad un dialogo con le parti coinvolte.
Ma la vicenda del regolamento sul commercio ambulante è indicativa delle reali intenzioni dell’Amministrazione. Dopo la protesta di piazza dei cosiddetti “mutandari” Coia è corso in Aula Giulio Cesare per modificare il regolamento. Dopo le proteste delle Onlus invece il Comune ha continuato a prendere tempo. Non male per un’Amministrazione che è stata eletta a furor di popolo annunciando che avrebbe scardinato il sistema delle lobby.
Per ora la lobby dei commercianti vince sulle associazioni e sulle Onlus.

(da “NextQuotidiano”)

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RAGGI PROVA A SCARICARE LA NOMINA DI MARRA SULLA SCHIENA DI ADRIANO MELONI

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

LA SINDACA DECIDE DI NON FARSI INTERROGARE E MANDA UNA MEMORIA DIFENSIVA IN CUI ACCUSA IL SUO ASSESSORE AL COMMERCIO… MA LA SUA RICOSTRUZIONE NON TORNA

Virginia Raggi ha deciso di non farsi interrogare nell’ambito delle inchieste che la vedono indagata per falso, per la nomina a capo del Turismo del Campidoglio di Renato Marra, e per abuso d’ufficio, per la promozione a capo della Segreteria di Salvatore Romeo.
In compenso, racconta oggi Il Messaggero in un articolo a firma di Sara Menafra e Michela Allegri, la sindaca ha consegnato la sua memoria difensiva: un documento di dieci pagine in cui si sostiene che la nomina di Raffaele Marra sia stata frutto di un’idea dell’assessore al Commercio Adriano Meloni.
Così il sindaco, spiega il quotidiano, ha di fatto alleggerito la posizione di Raffaele Marra, che è indagato per abuso d’ufficio nello stesso procedimento per aver sponsorizzato l’assunzione del fratello, infrangendo il regolamento comunale che vieta ai funzionari di partecipare ai meccanismi di nomina di parenti:
Nella memoria della Raggi, arrivata dopo la chiusura dell’indagine sulle nomine, si sottolinea anche l’insistenza con cui Meloni pretese di avere in squadra Marra senior.
A sostegno di questa tesi, sono state depositate alcune mail e chat, nelle quali l’assessore dice di aver scelto Marra, considerato una persona qualificata. Il sindaco è accusato anche di aver dichiarato alla responsabile Anticorruzione del Comune di aver agito in autonomia nella decisione di promuovere Renato.
A smentirla, per i pm, un messaggio inviato a Raffaele Marra, quando sui giornali era emerso che, grazie a quell’incarico, il fratello avrebbe avuto 20mila euro in più in busta paga.
«Questa cosa dello stipendio me la dovevi dire, mi mette in difficoltà », aveva scritto la prima cittadina. Per il pm Francesco Dall’Olio, sarebbe stata la prova che la Raggi sapeva che la nomina in questione era stata gestita da Marra junior.
Ora, il sindaco tenta di chiarire. Nella memoria specifica che, affermando di aver agito in autonomia, intendeva dire di aver vistato l’interpello sottopostole da Meloni e che era convinta che Marra avesse avuto un ruolo compilativo, essendo il capo del Personale.
La prima cittadina sostiene di aver saputo della sponsorizzazione di Raffaele nei confronti di Renato solo leggendo gli atti dell’inchiesta.
E riguardo l’sms in cui diceva a Marra di non sapere dell’aumento di stipendio, la sindaca ha detto che dava per scontato che il capo del personale ne fosse a conoscenza.
Per i difensori della Raggi, gli avvocati Alessandro Mancori ed Emiliano Fasulo, questa circostanza dimostrerebbe l’assenza di dolo da parte della sindaca.
Tuttavia c’è qualcosa che cozza con la ricostruzione della sindaca.   Ovvero, un particolare curioso a proposito della vicenda dell’assessore Meloni, il quale ha dichiarato ai magistrati che la nomina di Renato Marra a capo dell’ufficio turismo fu suggerita da Raffaele:
Adriano Meloni, […]sentito dai magistrati come persona informata sui fatti, ha dichiarato che a suggerirgli la nomina di Renato Marra era stato suo fratello Raffaele. Concetto ribadito anche in un’email agli atti dell’inchiesta. Questa è stata inviata da Meloni al delegato al Personale, Antonio De Santis e per conoscenza a Raffaele Marra e Raggi. Nella email Meloni ringrazia per il suggerimento su Renato e ne loda l’operato.
Quella email   — così si difenderà  la Raggi — è stata inviata mentre lei si trovava ad Auschwitz e su un indirizzo pubblico, quello che si trova sul sito del Comune di Roma: virginia.raggi@comune.roma.it, dove ogni giorno arrivano centinaia di segnalazioni dei cittadini.
Non l’ha letta quindi? Vedremo cosa risponderà  ai pm. Di certo spiegherà  che in tanti, compreso l’assessore Meloni, le avevano parlato in modo positivo di Renato Marra, che pensava essere la persona giusta al posto giusto.
La motivazione “Virginia non ha letto la mail perchè è stata inviata all’indirizzo sbagliato” ci ricorda i fasti di Luigi Di Maio e delle email su Paola Muraro non lette e/o non capite.
Ma soprattutto non si capisce che senso abbia una replica del genere di fronte a un magistrato: se è vero — come è vero — che Meloni ha detto ai giudici che la nomina di Raffaele Marra fu suggerita dal fratello Raffaele, sono le sue parole verbalizzate che valgono: il fatto che Meloni abbia inviato una mail in tempi non sospetti per ringraziare della nomina è soltanto un dettaglio.

(da “NextQuotidiano”)

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TOTI E I COMPAGNI DI MERENDE: 100.000 EURO DELLA REGIONE LIGURIA PER FINANZIARE GLI SPETTACOLI DEL COLLEGA MEDIASET DEL DEBBIO

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

LA PROPAGANDA LEGHISTA LA PAGANO I CONTRIBUENTI, TAGLIATI I FONDI AI COMUNI CHE VOLEVANO REALIZZARE INIZIATIVE IN PROPRIO

Centomila euro di fondi pubblici per portare il giornalista e conduttore Paolo Del Debbio e il suo format televisivo nelle piazze della Liguria.
Quattro serate, per adesso: una ieri ad Alassio, il 17 luglio a Santa Margherita Ligure, il 24 luglio a Genova e il 31 luglio ad Ameglia.
Ma la spesa per patrocinare l’evento non è di quelle che passano inosservate. «Ma una quota, credo più o meno vicina a quella che abbiamo messo noi, viene pagata da degli sponsor privati», spiega Toti.
Certamente Del Debbio, uomo di punta dell’informazione Mediaset (come lo era Toti, ex direttore di “Studio Aperto”) e cachet milionario, fa parte della “compagnia di giro” del nuovo e vincente centrodestra targato Toti-Salvini.
Una specie di fiancheggiatore sul fronte culturale, capace di creare – grazie alle trasmissione di successo su Rete 4, “Dalla vostra parte”, “Quinta colonna” – una sorta di “egemonia” sul piano del discorso pubblico della becerodestra.
Nel corso degli ultimi anni Del Debbio è stato tirato in ballo più volte: come possibile candidato sindaco sempre a Milano, o addirittura come papabile leader della coalizione del centrodestra a livello nazionale.
Lui, molto legato anche al segretario della Lega, ha sempre declinato ogni invito. «Mi diverto troppo a fare quello che faccio, chi me lo fa fare di buttarmi in politica?», la risposta classica a chi gli chiede se mai cambierà  idea.
Tra gli ospiti della prima puntata, la forzista Elisabetta Gardini (Forza Italia), Daniela Santanchè (Forza Italia anche lei) e il direttore di Rete4 Mario Giordano.
«Anzichè distribuire cifre minime a pioggia come è stato fatto in passato – dice Toti – abbiamo deciso di dare una coerenza ai progetti culturali, di intrattenimento così come abbiamo fatto con il Red carpet. Invece di rispondere alle numerose richieste dei comuni per contribuire agli spettacoli che organizzano, abbiamo fatto l’opposto: abbiamo preso una manifestazione nazionale e la portiamo sul territorio».
I quattro comuni coinvolti metteranno a disposizione del tour di Del Debbio palco, apparecchiature e ospitalità  degli invitati.
Del Debbio aprì la vincente campagna elettorale di Marco Bucci per il comune di Genova, lo scorso aprile, con una lunga intervista pubblica
Del Debbio quindi diventa l’inventore di uno spettacolo itinerante pagato con i soldi pubblici che farà  le veci degli eventi sul territorio che volevano mettere su i sindaci liguri. I quali, c’è da scommetterlo, saranno entusiasti dell’ideona del governatore.

(da agenzie)

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