Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
IL VIDEO INCHIODA LA GENDARMERIA FRANCESE CHE RIMETTE SUL TRENO DUE MINORI DEL CHAD CHE AVREBBERO DOVUTO PER LEGGE ACCOGLIERE… MINNITI, IL “FERMO”, NON HA NULLA DA DIRE
È un collettivo di attivisti francesi, “Roya Solidaire”, a denunciare con immagini girate di
nascosto il comportamento della polizia di frontiera del loro paese.
“Sono scene che si ripetono ogni giorno — scrivono nel video diffuso questa mattina ai media di tutta Europa — ai minori non accompagnati che arrivano in Francia non viene concesso di vedere un avvocato, un assistente sociale nè un mediatore, vengono respinti caricandoli direttamente sui treni per l’Italia”.
Secondo il Regolamento di Dublino, i richiedenti asilo devono attendere il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezioni umanitarie nel paese d’approdo.
Diverse le regole per i minori, tutelati dalla normativa europea, dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo e anche dalle stesse leggi francesi.
L’interesse preminente del minore va considerato superiore alle altre normative, ed è quindi obbligo dei paesi europei dargli accoglienza, sostegno e protezione.
Non potendo quindi riconsegnare i minori alla polizia italiana, come viene fatto quotidianamente con i profughi maggiorenni a ponte San Luigi (Ventimiglia), la polizia francese li caricherebbe sui treni che dalla stazione di Menton Garavan vanno verso l’Italia.
Una denuncia alla quale oggi si uniscono le immagini che documentano il respingimento di due minorenni e una donna incinta in treno, mentre, nell’ambito della stessa operazione i maggiorenni vengono riaccompagnati in Italia e consegnati alla polizia italiana dai colleghi francesi.
“Perchè le autorità italiane chiedono aiuto all’Europa, ma non denunciano questo comportamento illegittimo della polizia francese che va avanti da oltre un anno?» si chiedono gli attivisti francesi, che denunciano “Violazioni specifiche da parte della Francia del Regolamento Dublino 604/2013, con numerosi casi di respingimenti verso l’Italia di minori non accompagnati e di cittadini stranieri che, giunti in Francia, avevano espresso la volontà di richiedere asilo”.
Se per i minori si tratterebbe, infatti, di una violazione del diritto internazionale in ogni caso, gli ormai “sdoganati” respingimenti dei maggiorenni sarebbero legittimi solo nel caso questi ultimi non facessero richiesta di protezione internazionale, richieste difficili da formulare in mancanza di mediatori o personale preposto ad accoglierle.
La Francia sta agendo in aperta violazione delle procedure previste da diversi articoli del Regolamento comunitario 604 del 2013., ma Minniti e il governo italiano tacciono vergognosamente.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
SOLIDARIETA’ E DIFESA DEI DIRITTI UMANI STRACCIATI DA GOVERNI DI VIGLIACCHI: MEGLIO PERDERE VITE UMANE CHE VOTI
Ha spazzato via ciò che restava, ben poco per la verità , dell’asse euromediterraneo, portando nel proprio campo la Spagna di Rajoy e la Francia del poco solidale Macron. Non importa il colore politico, ciò che conta è la geopolitica.
Pagato lautamente, con soldi Ue, il “Gendarme di Ankara”, al secolo Recep Tayyp Erdogan, per svuotare la “rotta balcanica”, dell’Africa e della sua moltitudine di disperati che cercano di fuggire dall’inferno di guerre, pulizie etniche, povertà assoluta e disastri ambientali, attraversando il Mediterraneo per raggiungere le coste italiane (facendo del “Mare nostrum “il mare della Morte”), di queste donne e uomini al “Fronte del Nord” importa poco o niente.
I porti non si aprono mentre le porte vengono sbarrate. Nel nome di un sovranismo nazionalista mai pronunciato ma sempre praticato.
Il “Fronte del Nord”, umilia l’Italia e fa a pezzi quei principi che furono a fondamento dell’Europa comunitaria: la solidarietà , l’inclusione, la difesa dei diritti umani.
La capitale del “Fronte del Nord” è a Berlino, ma le sue diramazioni abbracciano la grande maggioranza dei Paesi dell’Unione: a Nord, con Belgio, Olanda, Austria, per arrivare in Finlandia e Norvegia.
E ad Est, in cui il sovranismo nazionalista si insedia e governa in Ungheria, in Polonia, in Romania, spingendosi fino alle Repubbliche baltiche.
Al vertice di Tallinn, il “Fronte del Nord” gioca in casa. E stravince.
Prova ad addolcire la pillola il ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti: “Ma su Ong e Libia accolte all’unanimità le nostre posizioni”. Sai che sforzo, visto che in Libia, lo Stato fallito dove dettano legge oltre 250 tra milizie e tribù in armi molte delle quali in combutta d’affari con i trafficanti di esseri umani.
Il “Fronte del Nord”, su un tema cruciale come è quello dei migranti, si fa forte del rinnovato asse franco-tedesco, quello rilanciato dalla Cancelliera “a vita” (Angela Merkel) e dal giovane Presidente (Emmanuel Macron).
A dar man forte al duo, Paesi che non ti saresti aspettato.
Un esempio? L’Olanda. Non erano ancora finiti i festeggiamenti europei per la sconfitta nelle recenti elezioni legislative, dei populisti xenofobi di Geert Wilders, che il premier liberale Mark Rutte, soprannominato il “maghetto” (per i suoi occhialetti tondi degli anni scorsi e alla pettinatura simile a quella di Harry Potter), si arruola nel “Fronte del Nord” guardando, anche lui, al Sud come a una minaccia da arginare.
Un altro esempio? L’Austria.
Che sull’apertura ai migranti provenienti dall’Italia è tutt’altro che “felix”. Da Vienna viene una dura lezione: più che destra/sinistra, la nuova dicotomia che crea fronti e fa o disfa alleanze è quella inclusione/esclusione.
Lo testimonia Alexander Van der Bellen, colui che ha salvato l’Austria dall’affermarsi di una destra xenofoba. Anche qui: neanche il tempo di festeggiare che il leader di governo di una coalizione rosso-verde, der Bellen per l’appunto, si schiera col “Fronte del Nord” e minaccia (tornando poi sui propri passi) di schierare 750 soldati e addirittura quattro blindati anti-migranti al Brennero.
L’Austria sostiene che il piano di redistribuzione di 160 mila richiedenti asilo giunti in Italia e in Grecia dal settembre 2015 — quasi duemila dovrebbero andare in Austria — sarà disatteso perchè Vienna ha già accolto quasi lo stesso numero di migranti, giunti illegalmente nel paese.
Per la Commissione europea invece nessuno dei quasi 27 mila migranti finora ricollocati è stato accolto in Austria.
E cosa dire allora della Norvegia?.
Il governo di Oslo ha deciso, nell’aprile 2016, di offrire Mille euro ai rifugiati perchè scelgano la via del ritorno: 10.000 corone (1.200 dollari statunitensi) a chi decide di lasciare il Paese. La cifra, però, verrà pagata solo ai primi 500 che presenteranno domanda, in aggiunta alle 20.000 corone che già vengono assegnate a chi lascia il Paese: ”
Chi primo arriva — è il principio alla base del provvedimento — primo viene servito”. Nord Europa sempre più off limits per i migranti.
Nel 2016, il ministro dell’Interno svedese, Anders Ygeman, ha annunciato che il Paese si prepara a espellere tra i 60mila e gli 80mila richiedenti asilo, un numero talmente elevato da richiedere speciali voli charter.
A ruota segue Finlandia, che prevede di rimpatriare circa 20mila dei 32mila profughi che hanno chiesto asilo nel 2015.
Agli annunci seguono i fatti. A questo variamente colorito “Fronte” sovranista fa parte a pieno titolo, e con un ruolo guida, il padre-padrone dell’Ungheria, l’Edificatore di muri, l’Esaltatore delle frontiere blindate (altro che porti aperti): il primo ministro Viktor Orban.
La parola inclusione non esiste nel suo vocabolario politico, e non parlategli di migranti da ospitare o di quote da alzare: sarebbe come dichiarargli guerra.
Il sovranista magiaro Orban, nella sua politica di chiusura, conta sul Gruppo di Visegrad (oltre l’Ungheria, ne fanno parte Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia).
Lo scontro è in Europa e sull’Europa. È lo stesso Orban a evidenziarlo, quando minaccia di agire legalmente contro la Commissione europea e resistere contro le quote obbligatorie di redistribuzione dei migranti, fino a porre il veto, se Bruxelles non le cancellerà dalla sua agenda.
Per inciso: il premier ultra conservatore ungherese, è un membro del Partito popolare europeo. Eppure per primo ha sbarrato la frontiera; gli uomini del polacco “Giustizia e Diritto” (il partito di Kaczynski ora al governo) guidano l’opposizione alle politica delle quote.
“Come gruppo Visegraad, non possiamo lasciarci intimidire”, aveva Orban in una recente conferenza stampa con i colleghi Bohuslav Sobotka (Repubblica Ceca), Robert Fico (Slovacchia) e Beata SzydÅ‚o (Polonia), proprio nel giorno in cui in Ungheria è entrata in vigore la legge che prevede la detenzione sistematica di tutti i migranti e i rifugiati in attesa che sia valutata la loro posizione.
Secondo le nuove norme, tutti i profughi che entrano nel paese, insieme a quelli già presenti, saranno trasferiti in due centri di detenzione allestiti nelle “zone di transito” alle frontiere con Serbia e Croazia, dove saranno trattenuti in attesa dell’esame della domanda di asilo.
La legge, approvata agli inizi di marzo e fortemente voluta da Orban, si applica a tutti i rifugiati e i migranti, compresi i minori di 14 anni.
Il “Fronte del Nord” arruola le Repubbliche baltiche: a dire “no” ai migranti (che provengono dalla rotta mediterranea e dall’Italia) sono la Lettonia, la Lituania, l’Estonia. la Lettonia si è detta disposta ad accettare, se proprio deve, solo rifugiati con bambini e persone qualificate con esperienza e conoscenza delle lingue straniere e condizioni simili sono stare imposte anche da Estonia e Lituania.
Il “Fronte del Nord” è specialista in barriere. Non solo politiche, ma fisiche.
Quella realizzata dall’Ungheria è una barriera alta 4 metri di filo spinato che corre lungo i 175 chilometri della frontiera fra lo Stato magiaro e la Serbia. Così viene spezzata la cosiddetta rotta balcanica, possibile via di fuga dei popoli del Medio Oriente nella morsa della guerra e della povertà . .
In Macedonia, nell’area confinante con la Grecia, c’è un pre-muro, che va di fatto erigendosi nell’area presidiata dai militari della Fyrom ( ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia).
Un’altra muraglia è in costruzione sul fianco sud dell’ex-Patto di Varsavia.
La Bulgaria erige uno sbarramento alto tre metri in metallo con tanto di filo spinato che si estenderà sul confine con la Turchia, per fermare l’ondata di profughi delle guerre mediorientali.
In un periodo di crisi migratorie cui si risponde con muri, la notizia della realizzazione di una barriera sul confine con la Federazione Russa da parte della Lettonia non desta particolare scalpore.
Scopo ufficiale dell’opera, secondo Riga, è impedire il passaggio di immigrati irregolari provenienti dall’Asia. Secondo Evgenij Pozniak, portavoce della guardia di frontiera lettone, la barriera — in costruzione dal 2015 — ha già raggiunto i 23 chilometri di lunghezza.
A questa recinzione alta 2,7 metri e sormontata da filo spinato si aggiunge una fascia di sicurezza lunga 65 chilometri dalla parte lituana della frontiera con la Federazione. Obiettivo ultimo del progetto — cui saranno consacrati 17 milioni di euro, due dei quali provenienti dall’Unione europea – — è di estendere entro il 2019 la barriera a circa duecento chilometri del confine con l’ingombrante vicino su un totale di 276 chilometri; la parte rimanente è già difesa da barriere naturali (come zone paludose) . Muri, barriere, soldi se te ne torni a casa, leggi anti-inclusive, porti chiusi: il “Vento del Nord” imperversa in Europa.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
AUSTRIA E FRANCIA VOTANO CONTRO I RAZZISTI PER POI RITROVARSI UN GOVERNO FOTOCOPIA DEGLI XENOFOBI
Non c’è media che non lo sottolinei: l’Europa che di fronte al problema dei migranti ha
lasciato il nostro Paese da solo. Innegabile.
Come innegabile è che l’Europa al di fuori della moneta unica è un teatrino popolato da burocrati che non ha strumenti per imporre nulla ai ventisette riottosi stati membri.
Persino il presidente della commissione europea Jean-Claude Junker di fronte a un parlamento chiamato a discutere sulla situazione lo scorso 4 luglio ha avuto un moto di stizza nel trovarsi praticamente solo in mezzo a decine di poltrone vuote: 32 presenti (tra cui pochissimi italiani) in un’assemblea che ne conta teoricamente 751).
Magari ci fosse un’Europa con un solo parlamento, un solo esercito e un solo bilancio! Ma questa per ora è fantascienza. Sepolcri imbiancati! Questo sono i politici che guidano molti dei Paesi che la compongono.
La liberalissima Svizzera, quella capace di accogliere denaro da ogni parte del mondo (per lo più illegale) lo scorso anno ci ha de-portato più di 8000 migranti che avevano provato a raggiungerla; dispiegati cani, elicotteri attrezzati per la ricerca notturna e boxeur in divisa: ti squadrano come fossi un rifiuto maleodorante appena scendi da un treno proveniente dall’Italia (esperienza vissuta personalmente da uno di noi).
Poi c’è l’Austria. E qui il limite che separa comico grottesco e tragico è sottile.
La coalizione rosso-verde guidata da Alexander Van der Bellen al governo, quella che nel dicembre 2016 sul filo del rasoio ha fermato la destra xenofoba si è detta pronta a schierare 750 soldati e addirittura quattro blindati anti-migranti al Brennero. Pochi giorni dopo l’inversione a U: avevamo scherzato…
Di Mariano Rajoy che chiude i porti del Mediterraneo alle navi delle Ong che battono bandiera spagnola c’è poco da dire: è un leader traballante a casa sua e opportunista all’estero, si è nascosto nell’ombra proiettata dalla super star del momento: Emanuel Macron.
Il fenomeno, la nuova stella mediatica della politica europea e internazionale; giovane, brillante autore di un libro che si intitola Rivoluzione a capo di un non-partito la cui sigla EM (La France en Marche) corrisponde alle sue iniziali.
Lui – così dice – è un liberal i valori della sinistra nel cuore. Macron è quello che ha salvato la Francia dalla deriva lepenista. Però. Alla prima uscita pubblica di rilievo durante lo scorso vertice di Parigi del 2 luglio ha disegnato senza incertezze la sua posizione: porti chiusi nel Mediterraneo e accoglienza solo per rifugiati politici non quelli economici.
Perfetto. Di fronte a un gommone che affonda stendi un verbale per ogni naufrago mentre quello sputa acqua salata… i bambini e le donne a sinistra e gli uomini a destra, in file il più possibile ordinate. Marine Le Pen non avrebbe saputo fare di meglio.
Vorremmo dare umilmente un suggerimento a questo convinto europeista (così si definisce). Appena ha un week end libero ci raggiunga sulle banchine di Pozzallo, Augusta, Catania o Palermo: a sua scelta.
Lì non si usa il photoshop come per i suoi ritratti presidenziali: però le forze dell’ordine italiane sono impegnate a scattare moltissime foto-tessera e a raccogliere le prime informazioni per capire da dove diavolo vengono questi disperati.
Quanto costa in politica la vergogna? Evidentemente molto poco.
I protocolli e i rituali delle cancellerie assorbono e neutralizzano quei sentimenti rapidamente. Le Ragioni di Stato fanno il resto.
Poi magari si candida la Sicilia al premio Nobel per la pace. Così il rosso della vergogna sbiadisce e non si vede quasi più.
Ci vorrebbe una grande voce che dicesse: non vi vergognate?
Una voce che si facesse sentire anche da lontano. Non può essere quella di ciascuno di noi. Deve essere quella dei governi e dei rappresentanti politici. Locali o nazionali. Ma quelli sono impegnati a cercare candidati presentabili per questo o per quell’altro incarico.
Forse è una vergogna anche quella.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
BANDERUOLE SOVRANISTE: VA DOVE TI PORTA IL VENTO DELLE POLTRONE
Il Front National sarebbe sul punto di rinunciare all’uscita dall’euro, una delle principali rivendicazioni di Marine Le Pen durante la campagna presidenziale della scorsa primavera contro il candidato, Emmanuel Macron. Stando al quotidiano Le Figaro, dopo la batosta presidenziale, la leader del Front National vuole «cambiare tutto».
E nel partito, scrive oggi il giornale, sono sempre più numerosi a chiedere all’ormai ex “Candidate di Peuple” di rinunciare alla battaglia per il Frexit, sostenuta a suo tempo dal numero 2 del partito Florian Philippot, che però a sua volta non demorde e garantisce che «l’uscita dall’euro non verrà abbandonata».
Un nodo che verrà affrontato nel seminario del Front National il 21 e 22 luglio, con sette atelier tematici per riflettere sulle future linee politiche del Fronte, dalla moneta unica all’ipotesi di cambiare nome, in attesa del grande congresso di rifondazione del partito a inizio 2018.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
UNA PERFORMANCE ART HA INCURIOSITO I PASSANTI E LANCIATO UN MESSAGGIO FORTE
Erano quasi in 1000 a muoversi per le strade di Amburgo, trasformando la città che
ospita il G20 in un set degno dei migliori film sugli zombie.
È stata questa, infatti, la protesta ideata da un migliaio di attivisti e artisti del gruppo 1000 Gestalten, che poche ore prima dell’inizio del meeting tra i venti grandi della Terra ha messo in scena un’opera di performance art con un obiettivo preciso: sensibilizzare al tema dell’impotenza dell’individuo nella società odierna.
Gli attivisti hanno dipinto facce e vestiti di grigio e hanno avanzato – lentamente ma inesorabilmente – verso Burchard platz, in un’azione dimostrativa che è durata all’incirca 2 ore e ha anticipato l’apertura dei lavori delle autorità politiche.
Una volta raggiunta la piazza, gli zombie hanno pian piano riscoperto la loro umanità : ogni dimostrante, infatti, ha aiutato gli altri a svestire gli abiti ingrigiti e ha dare spazio al colore della vitalità , in un tripudio di urla e gioia finali.
I manifestanti sono riusciti a suscitare la curiosità della gente: in molti hanno attivato il cellulare per scattare foto alla “marcia degli zombie”, mentre altri hanno fermato alcuni di loro chiedendo delucidazioni sul significato della protesta: far capire che ogni individuo ha un’importanza fondamentale, nonostante la spersonalizzazione sia sempre più accentuata nella nostra società .
Per il secondo giorno di meeting è attesa un’altra manifestazione altrettanto spettacolare, autorizzata dalle forze dell’ordine e convocata dalla sinistra radicale sotto lo slogan “Benvenuti all’inferno” (l’inferno del “capitalismo e le relazioni patriarcali”).
Gli organizzatori – una serie di collettivi e simpatizzanti del Rote Flora, casa occupata di Amburgo – contano sulla partecipazione di circa 10mila persone.
Ma sono giorni che la città a nord della Germania ospita proteste spesso violente, quasi tutte sotto l’egida del gruppo internazionale di attivisti Block-G20.
In più di un’occasione, infatti, le manifestazioni sono finite in scontri con la polizia, utilizzo di idratanti urticanti e sgomberi forzati dei campeggi allestiti nei parchi di Amburgo.
Tutti i grandi del mondo, del resto, parteciperanno al summit e l’incontro più atteso, probabilmente, è quello tra Trump e Putin, un faccia a faccia che, dopo le settimane di fuoco del Russia Gate, ancora non c’era stato.
Di sicuro sarà quindi un G20 di quelli che scotta.
(da agenzie”)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
SETTE DATE E 486 TAGLIANDI OMAGGIO, UN ELETTO SU DUE NON SI E’ PERSO UN APPUNTAMENTO… SOLO SALA, MAJORINO, DE BERTOLE’ GELMINI, PARISI E I CINQUESTELLE HANNO RINUNCIATO
La corsa per vedersi i concerti di San Siro, anche quest’anno, non ha visto soltanto cittadini affannati in coda o attaccati al pc per aggiudicarsi l’ultimo posto disponibile. Anche i biglietti istituzionali, infatti, sono andati a ruba: in totale, tra membri del Comune, personale amministrativo a vario titolo e associazioni, 2223 persone sono andate ai concerti gratis.
Sono soprattutto i consiglieri, gli assessori, i dirigenti comunali e i presidenti di Municipio a non essersi fatti mancare la loro poltronissima gratuita: da Davide Van De Sfroos ai Coldplay passando per Tiziano Ferro e i Depeche Mode, la richiesta di ticket è stata molto alta.
Ai 48 consiglieri comunali, che hanno diritto a due biglietti a testa per evento, sono stati assegnati in tutto per le sette serate della stagione 486 biglietti.
Gli 11 assessori più la vicesindaca, invece, ne hanno richiesti complessivamente 72, mentre 56 ticket sono stati stampati per il gabinetto del sindaco Sala, il quale invece ha deciso di farne a meno.
Anche i nove presidenti di Municipio che, a differenza dei loro consiglieri, hanno diritto agli ingressi gratis, si sono fatti assegnare 110 posti.
Tra i consiglieri di Palazzo Marino, più della metà (27 per l’esattezza) ha fatto l’en plein, portandosi a casa cioè tutti i biglietti disponibili, 14 a testa.
La febbre da concerto ha contagiato un po’ tutti, in maniera decisamente bipartisan: da Matteo Salvini della Lega a Paolo Limonta di SinistraXMilano, da Diana De Marchi, Angelica Vasile e Bruno Ceccarelli del Pd a Fabrizio De Pasquale, Silvia Sardone e Gianluca Comazzi di Forza Italia.
Da Enrico Marcora ed Elisabetta Strada della Lista Sala a Manfredi Palmeri di Io corro per Milano. Da Basilio Rizzo di Milano in Comune a Matteo Forte di Milano Popolare.
Un po’ più morigerati sono stati Elena Buscemi del Pd (6 biglietti), Sumaya Abdel Qader (4 )e Laura Molteni della Lega (4).
A rinunciare, invece, a qualsiasi benefit sono stati, oltre a tutti e tre i rappresentanti del Movimento 5 Stelle (Gianluca Corrado, Patrizia Bedori e Simone Sollazzo), Carlo Monguzzi del Pd, Stefano Parisi e Maria Stella Gelmini.
Per quanto riguarda gli assessori, a richiedere tutti i ticket disponibili sono state la vicesindaca Anna Scavuzzo e l’assessora alla Sicurezza Carmela Rozza.
A restare a casa, o a pagarsi tutti i biglietti, sono stati invece Filippo Del Corno (Cultura), Lorenzo Lipparini (Partecipazione), Pierfrancesco Majorino (Welfare)e Cristina Tajani (Attività produttive).
Anche il sindaco Sala e il presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolè non hanno chiesto nulla, mentre al Gabinetto del sindaco sono andati 56 posti.
Tra i nove presidenti di Municipio nessuno ha rinunciato al posto gratis: il più parsimonioso è stato Santo Minniti del Municipio 6 con “soltanto” sei biglietti. Mentre a fare piazza pulita, con 14 richieste a testa, sono stati Fabio Arrigoni (Municipio 1), Caterina Antola (3), Paolo Guido Bassi (4), Alessandro Bramati (5), Marco Bestetti (7).
Comune in senso stretto a parte, a poter usufruire del posto gratis sono anche i vigili del fuoco (che hanno richiesto soltanto 35 biglietti) e dirigenti e membri dell’amministrazione penitenziaria (168 ticket).
Altri 490 posti, poi, sono stati assegnati al personale. Infine, un capitolo a parte, è quello delle associazioni benefiche e ai centro socio ricreativi, dove il biglietto gratuito rappresenta un premio per l’attività svolta.
Qui, tra chi si occupa di anziani, di malati, di bambini e di persone in difficoltà sono stati distribuiti più di 800 biglietti.
Preferenze per gli artisti? Nessuna in particolare, complice un palinsesto attrattivo, più o meno la richiesta è omogenea. Il pienone lo hanno fatto Tiziano Ferro, richiestissimo in tutte e tre le serate del 16, 17 e 19 giugno e i Coldplay sia il 3 sia il 4 luglio.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
NONOSTANTE GLI ANNUNCI RIPRENDONO AD AUMENTARE SOPRATTUTTO NEI COMUNI DEL SUD… DATI INCREDIBILI: UN COMUNE DI 271 ABITANTI HA 4 AUTO BLU CON TRE AUTISTI
La valanga delle auto di Stato non si arresta. 
Anni di polemiche e denunce hanno solo scalfito un sistema che continua a proliferare nonostante la spending review e la necessità di moralizzare la vita pubblica.
A conti fatti parlare di riduzione è stato un bluff.
I dati sono pubblici, ma nessuno ha fatto le somme: l’ultimo censimento sulle auto della Pubblica Amministrazione, concluso il 28 febbraio del 2017, ha prodotto un immenso tabellone in pdf. Repubblica ha chiesto alla società di data management Twig, guidata da Aldo Cristadoro, di trattare e confrontare le cifre con il precedente censimento chiuso nel febbraio dell’anno scorso.
Ebbene: il risultato è che nel 2016 sono emerse 8.791 auto di servizio in più, si è passati da quota 20.891 a 29.682.
L’emersione di circa 9.000 auto in più dipende per buona parte dalla maggiore accuratezza del censimento e dal numero di risposte pervenute dove si dichiara il possesso di almeno una auto di servizio: ciò significa che basta fare una rilevazione più approfondita per scoprire che le auto di servizio in Italia sono molte di più di quanto si pensi.
Eppure, nel comunicare i dati del 2016, il governo sottolineò una riduzione di 1.049 auto, pari al 3,3 per cento rispetto al 2015.
Invece secondo la rielaborazione e il riallineamento dei dati fatta da Twig per quei due anni, anche per via della maggiore partecipazione al censimento delle amministrazioni, sarebbero emersi quasi 2.000 veicoli in più.
Ma la vicenda delle auto di servizio, per le quali lo Stato spende una cifra considerevole ogni anno, e che si tenta di prendere di petto dal 2012, quando fu varato il primo decreto di contenimento, si presta ad altre sorprese.
Quando Matteo Renzi annunciò, nei primi mesi del 2015 di voler vendere su eBay le Maserati blindate di Stato, la mastodontica platea delle auto di servizio italiane era già stata più che dimezzata.
Peccato che era avvenuto solo sulla carta: alla fine del 2014 un decreto del ministero della Funzione pubblica aveva infatti cambiato i criteri del censimento, cancellando dall’insieme delle auto censibili circa 40 mila veicoli con un colpo di bacchetta magica.
Il decreto infatti eliminava le auto destinate al contrasto delle frodi alimentari, alla manutenzione della rete stradale Anas, alla difesa, alla pubblica sicurezza e ai servizi sociali e sanitari.
Così si è scesi da quota 60 mila a quota 20 mila sulla quale oggi ragioniamo: cambiando i criteri del censimento sono sparite circa 20 mila auto delle Asl e in genere della sanità regionale.
La domanda è: ma se si tratta di semplici auto al servizio della collettività e non di scandalose auto blu con autista, perchè non censirle? Contare non vuol dire, mettere all’indice.
Il vero boom delle auto di servizio e blu è nei Comuni: si moltiplicano man mano che i censimenti si fanno più approfonditi.
Nel 2016 siamo arrivati a quota 16 mila, quasi il doppio rispetto all’anno precedente e al numero dei municipi che sono circa 8 mila. Senza contare che il panorama dell’auto di servizio non è ancora tutto delineato perchè i municipi sono riluttanti e quelli che hanno denunciato il numero delle proprie auto è ancora solo il 60,6 per cento.
La posizione di testa nella classifica dei Comuni che denunciano il maggior numero di auto blu (cioè con annesso autista) è occupata da Oristano: ce ne sono 20 (il che significa 63,2 ogni 100 mila abitanti).
Seguono – con netta prevalenza del Sud – Trapani, Brindisi, Messina, Cosenza e Matera.
In termini assoluti, e con riferimento alle semplici auto di servizio (cioè senza autista dedicato), in testa c’è Torino con 294 auto, seguita da Roma con 146 auto. Spicca Sassari con 106 auto (83,1 ogni 100 mila abitanti).
Paradossali i casi di Roccasecca dei Volsci (Latina) che denuncia 10 veicoli con autista (sarebbero 872,6 auto su una ipotetica platea di 100 mila abitanti). E delle tre regine dell’auto di servizio: Roseto degli Abruzzi (Teramo), Monopoli (Bari) e Bagheria (Palermo), Comuni con più di 50 vetture a disposizione.
A Pietracamela (Teramo) invece, con 271 abitanti, ci sono 4 auto di cui 3 con autista.
Forse l’unico settore dove qualche sforzo è stato fatto è quello dei ministeri.
La ministra della Funzione Pubblica, Marianna Madia, disse la verità quando nel febbraio 2016 affermò che le auto delle amministrazioni dello Stato l’anno precedente si erano dimezzate scendendo, come risulta, a quota 274.
I conteggi di Twig dicono che il processo è andato avanti e nel 2016 siamo scesi a quota 212.
Ma anche in questo caso ci sono problemi di rilevazione statistica che possono trarre in inganno. L’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, che aveva avviato un serio intervento di riduzione, nel suo libro “La lista della spesa”, le valutava prima del decreto di riduzione in 1.800, tenendo conto che mancano all’appello del censimento le auto del ministero dell’Interno e le auto fornite ai vari dicasteri dai cinque principali corpi di polizia.
Tanto per fare un esempio: il “car pool” britannico per i dicasteri conta di solo 80-90 auto. Ma noi siamo lontani.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
UN ALTRO MIRACOLATO DALLO ZIO D’AMERICA BUCCI A GENOVA… MEGLIO ROMPERE LE PALLE A QUATTRO POVERACCI DI VENDITORI AMBULANTI DI COLORE CHE A CHI NON RISPETTA I DIVIETI
Indulgenza per le soste irregolari, inflessibilità per l’abusivismo commerciale.
È la nuova linea di Palazzo Tursi, interpretata dall’assessore alla Sicurezza e alla Polizia locale, il leghista Stefano Garassino, che ieri ha incontrato il comandante della polizia municipale, Giacomo Tinella.
Mentre la nuova giunta, riunita ieri per la prima volta dal sindaco Marco Bucci, deve fronteggiare le “fughe” di personale dalle segreterie degli assessori che non hanno intenzione di stare dietro alle paturnie della nuova corte dei miracolati .
«Ho detto al comandante Tinella che le priorità sono cambiate – spiega Garassino – Per quanto riguarda il traffico credo che si debba essere meno intransigenti rispetto alle infrazioni sulla sosta.Vanno contrastate e punite, invece, tutte le forme di abusivismo».
Resta da vedere, però, che effetti produrrà sulla mobilità cittadina il combinato di questa strategia della tolleranza verso le soste irregolari e della scelta, annunciata dal sindaco Bucci, di abbassare drasticamente le tariffe dei parcheggi in centro.
E’ evidente che si tratta del solito spottone per ingraziarsi la lobby dei commercianti, di cui il leghista è espressione emaciata.
Si annuncia una riduzione delle tariffe dei parcheggi (senza dire ovviamente dove si recupereranno gli introiti mancanti), la possibilità di non venire multati quando si viola la legge (con altre mancate entrate), salvo prendersela con quattro poveracci di colore che tirano a campare facendo gli ambulanti (negli spazi assegnati dal Comune della giunta Doria).
Forse qualcuno non ha capito che la gente compra meno perchè non ha soldi in tasca, non perchè costa caro il posteggio, ma per certi fighetti privilegiati che abitano nei quartieri bene come Carignano e Piazza della Vittoria è concetto difficile da comprendere.
Poi il leghista annuncia: “Venerdì dopo le 23 farò un giro nel centro storico assieme all’assessore Paola Bordilli (responsabile del Commercio, ndr). Vorrei coinvolgere anche polizia e carabinieri, così potremo vedere com’è il centro storico quando ci sono controlli. Non è ammissibile che si possa avere una sorta di mappa dello spaccio nei vicoli».
Il poveretto dimentica: 1) che la Questura i controlli li ha sempre fatti, non ha aspettato che arrivasse Garassino “per farsi accompagnare” 2) che l’assessore poteva farsi un giro anche prima, come fanno migliaia di genovesi, senza attendere di diventare assessore 3) La mappa dello spaccio dei vicoli quale sarebbe? E’ forse a conoscenza di elementi sconosciuti alle forze dell’ordine? O forse sarebbe meglio che i clienti in cerca di coca che abitano nei quartieri bene si rifornissero sotto casa?
Potrebbe essere un’idea, magari non multando il pusher se parcheggia in divieto di sosta per qualche minuto.
Boh, forse anche questo è commercio.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
INQUALIFICABILE COMPORTAMENTO DEL PORTIERE: INVECE CHE DARE L’ESAME CHE AVEVA RICHIESTO DA PRIVATISTA VA A IBIZA IN VACANZA… BELL’ESEMPIO DA UN UOMO DI SPORT
“Un comportamento che rappresenta una grave mancanza di rispetto per la scuola, per
la Commissione e per gli studenti delle classi coinvolte”.
E’ il severo commento della professoressa Elda Frojo, presidente della Commissione d’esame di fronte alla quale Gianluigi Donnarumma doveva sostenere l’esame di maturità per diplomarsi, da privatista, in ragioneria all’istituto paritario Leonardo da Vinci di Vigevano.
“Il signor Donnarumma — ha spiegato l’insegnante, che è preside all’istituto professionale Pollini di Mortara — ha chiesto di sostenere le prove suppletive. Il Miur, giustamente, cerca di incoraggiare coloro che si dedicano allo sport ma vogliono comunque proseguire negli studi. Nel caso del signor Donnarumma si è ritenuto che la partecipazione ai Campionati Europei under 21 giustificasse la richiesta. Chiaramente questo ha comportato un rallentamento dei lavori: i colloqui d’esame sono stati interrotti per consentire all’ormai ex candidato di sostenere le prove scritte”.
Invece il signor Donnarumma, che avrebbe voluto diplomarsi ragioniere ma continuare a fare il portiere, all’esame di maturità non si è presentato, ha preferito andare in vacanza a Ibiza con la fidanzata.
“Faccio presente che oltre al signor Donnarumma ci sono 57 candidati che stanno affrontando l’esame, alcuni dei quali hanno problemi familiari gravi. Eppure sono venuti ad affrontare le loro prove. Forse supereranno gli esami, forse no, in ogni caso non si sono sottratti”, sottolinea la presidente della Commissione .
“Nessuno ha obbligato il signor Donnarumma a chiedere di svolgere le prove nella sessione suppletiva — ha concluso la professoressa Frojo -. Evidentemente lui riteneva di poter fare fronte a tutti i suoi impegni. Si sarà ricordato, poco prima di volare a Ibiza, che il giorno dopo aveva la prima prova scritta?”.
(da “La Repubblica”)
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