Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile
MA NONOSTANTE LE PROVE SI AGISCE SOLO CONTRO LA NAVE IUVENTA CHE RACCOGLIE I PROFUGHI, NON CONTRO CHI INCASSA TANGENTI PER SCORTARLI FINO ALLA NAVE DELLA ONG: SIAMO AL RIDICOLO
“Consegne concordate di migranti, caratterizzate dalla presenza passiva di motonavi della
Guardia Costiera Libica“.
Una situazione “di grave collusione tra singole unità della Guardia Costiera ed i trafficanti di esseri umani”.
Ovvero le organizzazioni libiche che gestiscono la tratta.
Nel provvedimento di sequestro della Iuventa, la nave della ong Jugend Rettet accusata dalla Procura di Trapani di connivenze con gli scafisti, emerge il ruolo di quella che su questa sponda del Mediterraneo viene comunemente definita “Guardia costiera libica”, ma che a osservarla sulle coste di Tripoli è una galassia di milizie prestate al mare espressione di singoli potentati locali.
Una realtà complessa in supporto della quale è partita la missione navale approvata il 2 agosto dal Parlamento italiano
Scortano le barche carichi di disperati fino alle navi delle ong, assistono ai trasbordi e poi se ne vanno senza intervenire, neanche quando imbarcazioni non identificate presenti nel luogo delle operazioni “sparano raffiche di mitra”.
Comportamenti rendicontati dai pm di Trapani nel decreto di sequestro della Iuventa: “Alle 6.15 del 18 giugno 2017 — scrivono i magistrati ricostruendo uno dei tre episodi contestati alla Jugend Rettet — una imbarcazione non identificata ed una motovedetta della Guardia Costiera Libica hanno scortato 3 barconi pieni di migranti nella zona di mare al largo della località di Zwara ove stazionava la Iuventa per poi allontanarsi immediatamente dopo l’inizio delle operazioni di imbarco dei migranti a bordo della motonave, modalità che dimostrano inequivocabilmente l’effettuazione di una vera e propria “consegna concordata” di migranti”.
“La Guardia Costiera Libica — scrivono ancora i magistrati — ha assistito passivamente al trasferimento a bordo della Iuventa senza mai intervenire per procedere all’identificazione ed al controllo delle imbarcazioni utilizzate dai trafficanti durante le successive fasi di rientro”.
Un caso isolato? No.
Anche il 26 giugno i guardacoste di Tripoli presente ad un evento Search and Rescue finito sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati: “Alle ore 06.00 una imbarcazione piena di migranti è giunta in acque internazionali nei pressi delle motonavi Iuventa e Vos Hestia (la nave di Save The Children, ndr), seguita dopo pochi minuti da un gommone con tre soggetti a bordo muniti di apparato ricetrasmittenti; uno dei tre soggetti riferiva in lingua araba a personale della Vos Hestia l’imminente arrivo di “tanta gente”, circostanza che si realizzava dopo pochi minuti con l’arrivo di barconi e gommone con a bordo centinaia di migranti”.
“Alle successive ore 08.00 — si legge ancora — giungeva una nave della Guardia Costiera Libica che non effettuava alcun tipo di operazione“, proseguono pm.
Che parlano nel caso della Iuventa di “consegne concordate di migranti, precedute da contatti tra le parti e caratterizzate dalla presenza passiva di motonavi della Guardia Costiera Libica”.
Anche i racconti dei testimoni ritagliano per gli uomini di Tripoli il ruolo di controllori delle operazioni ritenute illecite dalla magistratura italiana.
Il 1° giugno 2017 Pietro Gallo — operatore della ditta di security al lavoro sulla Vos Hestia la cui denuncia ha dato avvio al procedimento penale — dichiara ai pm che il 5 maggio “nella zona dei soccorsi c’erano 11 imbarcazioni di migranti. Erano presenti altri assetti quali Aquarius e Iuventa. Anche in questo caso nel tratto di mare era presente la Guardia Costiera libica. Inoltre c’era una imbarcazione più grande, senza segni di riconoscimento, con due mitragliatrici, una poppa e una a prua, che ha sparato alcune raffiche di mitra senza uccidere nessuno”. E senza che i militari libici muovessero un dito.
A pagina 145 il gip opera una distinzione illuminante: scrivendo delle “imprudenti ed illecite modalità di gestione dei soccorsi da parte della Jugend Rettet“, ne sottolinea la pericolosità “in caso di incontri con motovedette della Guardia Costiera in acque territoriali libiche non colluse” con gli scafisti.
Sottolineando, quindi, che una parte degli uomini addestrati dall’Italia per contrastare i traffici ha collusioni con le organizzazioni che speculano sui viaggi della speranza.
Come spiegano i magistrati di Trapani il comportamento della Libyan Coast Guard?
Con poche, precise parole: “Una scelta incomprensibile se non nell’ottica di una situazione di grave collusione tra singole unità della Guardia Costiera ed i trafficanti di esseri umani”.
Sono pezzi deviati, “singole unità ”, scrivono i magistrati.
Ma, alla luce della missione navale votata il 2 agosto dal Parlamento che prevede che navi della Marina militare saranno presto impegnate in suo “supporto tecnico e logistico“, il Viminale farebbe bene a spiegare bene di cosa si parla quando si parla di “Guardia costiera libica”: spiegare, ad esempio, che solo sotto il governo di Fayez Al Sarraj ce ne sono almeno due, una che fa riferimento al ministero della Difesa e una che risponde al ministero dell’Interno.
E magari mettere in chiaro che quella di Tripoli con cui Roma stringe accordi in cambio di motovedette, addestramento e qualche centinaia di milioni di euro è una realtà in via di formazione: una galassia di milizie prestate al mare ma soprattutto al miglior offerente, espressioni di potentati locali che dalla caduta di Gheddafi sono in lotta tra di loro per il controllo di traffici illegali, quello dei migranti in primis.
Una realtà complessa che l’Italia sta cercando di trasformare in forza di sicurezza affidabile, ma che oggi tale non è.
Se ne deduce che la Guardia costiera libica che prende mazzette per favorire l’immigrazione clandestina deie profughi non commette reati perseguibili dalla magistratura italiana, la nave che fuori dalle acque territoriali che accoglie i profughi come dalle norme di soccorso internazionali invece compie un atto illecito.
Interessante tesi giurisprudenziale, non c’è che dire.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile
I MERCENARI DELLA SOCIETA’ DI SICUREZZA PRIVATA E LE PRESUNTE ANOMALIE DELLA NAVE DIETRO L’OPERAZIONE DELLA PROCURA DI TRAPANI, MA EMERGONO DEI FALSI
Un link lega l’indagine sulla nave Iuventa con l’operazione della destra europea “Defend Europe”. E’ il contatto tra la società di sicurezza privata Imi Security Service di Cristian Ricci — ovvero il gruppo di contractor che ha denunciato le “anomalie” della nave Iuventa, facendo aprire il fascicolo della Procura di Trapani – con l’ex ufficiale della Marina militare Gian Marco Concas, uno dei portavoce di Generazione identitaria.
Esperto di navigazione e skipper, Concas è stato definito come il “direttore tecnico” dell’operazione navale della rete europea anti migranti, che in queste ora sta muovendo la C-Star nella zona Search and Rescue (Ricerca e Salvataggio) davanti alle acque libiche.
E’ apparso in un video della fine di luglio leggendo un comunicato ufficiale di Generazione identitaria, dove l’organizzazione si rivolgeva — con tono di scherno — alle associazioni antirazziste, all’Arci e alla redazione di Famiglia cristiana.
Il nome di Concas è inserito nel gruppo social ufficiale della società che nell’ottobre dello scorso anno inviò prima all’Aise (servizio segreto militare) e poi alla squadra mobile di Trapani la segnalazione sui movimenti “sospetti” della nave dell’Ong tedesca, sequestrata lo scorso 2 agosto dal Gip di Trapani.
Il gruppo non è aperto al pubblico, è collegato al sito web ufficiale della Imi e prevede l’approvazione della richiesta di iscrizione da parte degli amministratori.
L’elenco degli iscritti è invece liberamente consultabile, e composto da diversi contractor, molti dei quali con esperienze militari attive nel curriculum.
In sostanza si tratta dello stesso contesto di provenienza della società di mercenari inglese che ha fornito a Generazione identitaria la nave C-Star, ora in arrivo sulle coste libiche.
Il Gip di Trapani, nel ricostruire l’origine dell’inchiesta sulla nave dell’Ong tedesca Jugend Rettet, riporta il contenuto delle dichiarazioni di due contractor legati alla società Imi: “In particolare, Montanino Lucio e Gallo Pietro, operatori a bordo della motonave “VOS HESTIA” (appartenente alla ONG “Save the Children”) assunti temporaneamente quali dipendenti dell’agenzia “IMI Security Service” e le cui dichiarazioni hanno dato origine al presente procedimento penale…”.
Sono loro che per primi segnalano “talune anomalie del servizio di search and rescue svolto ad opera della “IUVENTA” riguardante le fasi decisive del soccorso in mare, spesso effettuate proprio a ridosso delle coste libiche”.
Lo fanno nel corso di un interrogatorio il 14 ottobre dello scorso anno. Da quel momento la Procura di Trapani inizia ad indagare sulla Iuventa.
In realtà la prima segnalazione i due contractor la inviano ai servizi di sicurezza italiani: “Durante un soccorso datato 10 settembre 2016 abbiamo inoltre notato che (…) si allontanava un gommone, dirigendosi verso le coste libiche con a bordo solo due uomini. (…) Di questa circostanza redigevamo una relazione che inviavamo all’Aise (il servizio segreto competente per il territorio estero, ndr)”.
Dopo il primo interrogatorio i magistrati di Trapani decidono di intercettare i telefoni dei due contractor e del titolare della Imi Cristian Ricci.
Quest’ultimo in una intercettazione del 27 febbraio scorso mostra di conoscere alcuni dettagli dell’inchiesta in corso: “Sì, ho visto che c’è un procedimento, una specie di reato aperto, ho visto anche chi è il procuratore”.
Risponde Gallo: “Sì, sì, è un’indagine internazionale, non è soltanto localizzata”.
LA STRANA INTELLIGENCE DI DEFEND EUROPE
Quello che oggi sorprende è la convergenza tra quella prima denuncia e il piano di azione di Generazione identitaria. Sul profilo Facebook del gruppo il 3 agosto è stato pubblicato un post, mentre sulle pagine di tutti i giornali scoppiava mediaticamente l’inchiesta di Trapani: “Il lavoro di intelligence di Gian Marco Concas, capitano di #DefendEurope, sull’operato delle #ONG comincia a dare i suoi frutti”, scrivono gli attivisti della estrema destra europea.
“La C-Star deve ancora arrivare alla meta, ma abbiamo già colto la Open Arms e la Golfo Azzurro con le mani nel sacco mentre operano nelle acque territoriali libiche, come ben evidenziato dai dati distanziometrici”.
Al post sono allegati due screenshot che risalgono alla fine di luglio; uno in particolare ha aspetti curiosi, se non inquietanti.
Mostra il tracciato su carte marittime della nave Open Arms, che arrivano fino a ridosso della costa libica. La data riportata è quella del 23 luglio scorso.
Un tracciato molto simile — sempre relativo a una presunta presenza della nave della Ong Open arms davanti alla costa libica — era già stato pubblicato sull’account twitter dell’organizzazione con il 25 luglio.
Quel dato era però falso, come ha raccontato Famiglia Cristiana che ha raccolto la testimonianza diretta di Marine Traffic, l’hub digitale che raccoglie e pubblica i dati di navigazione. Il trasponder della nave Open Arms era stato manipolato, hanno confermato i tecnici, da ignoti hacker.
Alcuni esperti di sicurezza informatica consultati da Famiglia cristiana hanno spiegato che l’operazione è possibile e diffusa, soprattutto ai fini di frode delle assicurazioni. Non solo.
Gli stessi esperti hanno spiegato come attraverso appositi software sia fattibile un attacco più sofisticato, in grado di sabotare i sistemi di navigazione di una nave a distanza, simulando una comunicazione radio da autorità marittime.
Gian Marco Concas risulta, nella pagina Facebook della IMI Security, come mebro della IMI stessa. La pagina in questione di FB è di un gruppo chiuso, non ci si può iscrivere liberamente, ma per esserne accettati occorre il consenso dell’amministratore del gruppo.
Rispetto ai contatti tra la società di contractor IMI — riconducibile agli operatori che hanno avviato le indagini sulla Iuventa — e il “capitano” di Defend Europe specializzato in intelligence marittima Gian Marco Concas, Famiglia Cristiana ha cercato di contattare la società telefonicamente e via email, già il 4 agosto, prima della pubblicazione dell’articolo.
Avevamo chiesto se la IMI Group – direttamente o attraverso altri dipendenti – avesse o avesse avuto rapporti con Gian Marco Concas.
Una mail di risposta da parte di IMI Security è arrivata il 5 agosto, a firma di Cristian Ricci, nella quale scrive: “Non abbiamo mai avuto nessun tipo di rapporto collaborativo o di conoscenza diretta con la persona che ci indica”.
Nell’immagine in nostro possesso però c ‘è lo screenshot dei membri di IMI Security nella pagina Facebook.
(da “Famiglia Cristiana”)
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Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile
FINISCE IN CARCERE PER CORRUZIONE, ORA LA LEGA NON LO CONOSCE
Fondi neri, corruzione, appalti pilotati: è per queste accuse che la Guardia di Finanza ha
eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere per il sindaco di Torre del Greco (Napoli), Ciro Borriello, e di altre cinque persone.
Si tratta dei rappresentanti della società Fratelli Balsamo Srl e di altri due imprenditori di Torre del Greco. Secondo l’accusa, le investigazioni “hanno rivelato un mercimonio della funzione pubblica svolta dal sindaco”.
In carcere sono finiti anche due imprenditori, Massimo e Antonio Balsamo.
Ai domiciliari vanno invece Ciro Balsamo, Francesco Poeti e Virgilio Poeti.
Secondo l’accusa, il sindaco avrebbe avvantaggiato la ditta Balsamo. Nello specifico le indagini hanno documentato che la società F.lli Balsamo, si legge in una nota della Procura di Torre Annunziata, ha “costituito mediante escamotages contabili, fondi neri di denaro contante, funzionali a ripagare lautamente gli atti contrari ai doveri di ufficio posti in essere dal primo cittadino”.
Tali somme “venivano consegnate al sindaco nel corso di incontri mensili in luoghi appartatati, privi di copertura di cellulari, mediante passaggi da un’auto all’altra”. Nonostante tutto questo, gli incontri sono stati integralmente documentati con video-riprese e intercettazioni ambientali.
Ciro Borriello, eletto con una coalizione di centrodestra, aveva manifestato simpatie “leghiste” nei mesi scorsi, quando aveva dichiarato che le frasi contro i napoletani e la secessione erano “solo folklore”, e aveva poi espresso contrarietà all’accoglienza dei trecento migranti in arrivo dal piano di riparto nazionale.
In pieno stile leghista. “Creeranno solo numerosi problemi a Torre del Greco — sottolineava all’epoca al Fatto e poi aggiungeva — in Nigeria non c’è alcuna guerra civile, i migranti che arrivano lo fanno perchè nel loro paese guadagnano 40 euro al mese e da noi invece basta restare pochi minuti fuori a un negozio per guadagnare la stessa cifra. Gli immigrati non ci portano di certo ricchezza, io credo che 35 euro al giorno sarebbero felici di averli anche i torresi. Devono restare a casa loro” concludeva.
Borriello si era anche dimesso il 29 luglio scorso per contrasti con la sua maggioranza durante il voto sull’assestamento di bilancio: «Non è possibile andare avanti in condizioni del genere. La politica in città è morta. Sono dispiaciuto per quanto è accaduto, ho però la coscienza a posto: so di aver lavorato per la crescita della città ». Dario Del Porto su Repubblica racconta che negli ultimi tempi Borriello aveva più volte annunciato di pensare ad una nuova candidatura alla Camera.
Per questo si era avvicinato sempre con maggiori insistenze alle posizioni della Lega Nord di Matteo Salvini (hanno fatto il giro d’Italia le sue foto con il leader leghista durante il comizio partenopeo, tenuto da Salvini nel Palacongressi della Mostra d’Oltremare).
Ma l’ufficio stampa della Lega ora fa sapere che “nonostante le richieste per entrare in Noi Con Salvini, questo signore non è mai entrato e non si è mai tesserato”.
(da agenzie).
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Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile
TOTI E LO ZIO D’AMERICA DESIGNANO LUCA BIZZARRI A CAPO DELLA MAGGIORE ISTITUZIONE CULTURALE CITTADINA
Luca Bizzarri è il nuovo presidente del Palazzo Ducale di Genova.
E’ arrivata la conferma della nomina dell’attore comico e presentatore alla guida della più importante istituzione culturale cittadina: “Sarà l’attore Luca Bizzarri il nuovo presidente della Fondazione Palazzo Ducale — fanno sapere dalla sede di De Ferrari — Il nome è stato indicato in maniera concorde dal Comune di Genova e da Regione Liguria ed è stato comunicato oggi al termine di un incontro a cui hanno preso parte il Presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Edoardo Rixi e il sindaco di Genova Marco Bucci”.
“Ho detto sà, alla fine di mille pensieri, per un motivo soltanto: perchè sono genovese e qualsiasi genovese, davanti alla possibilità concreta di impegnarsi per la propria città , avrebbe detto si — ha scritto su Facebook il comico.
Probabilmente un genovese si sarebbe fatto un esame di coscienza circa le capacità di assumere un incarico verso il quale non ha alcuna esperienza e qualifica, ma evidentemente per Bizzarri questo conta poco.
Genovese, 46 anni, cresciuto tra il Teatro Stabile e il cabaret dei Cavalli Marci e arrivato ad essere (in coppia con Paolo Kessisoglu) tra i volti più noti della televisione italiana, l’incarico di Bizzarri è stato fortemente voluto dal governatore regionale Giovanni Toti ma anche sponsorizzato dalle assessore alla cultura in Regione e Comune, Ilaria Cavo (altro volto Mediaset sbarcato nelle istituzioni liguri) ed Elisa Serafini.
In puro asse Mediaset, come in altri casi.
.A parole ndipendente, in tv (da Mtv, Mediaset fino a La7 e Rai, dove in autunno andranno in onda i nuovi episodi della sit come cult “Camera Cafè”), in passato molto critico con le giunte di centrosinistra cittadine, la scelta di Bizzarri come successore di Luca Borzani rappresenta una discontinuità rispetto al passato.
“Siamo contenti di questa decisione — ha commentato il sindaco di Genova Bucci — non per la volontà di andare contro il passato ma per prendere quel che c’è di buono dal passato e soprattutto per fare qualcosa per il futuro anche in altre direzioni. Perchè la cultura è fatta di tante cose e noi vogliamo che questo siano tante offerte diverse per i genovesi e per i turisti”.
Come se la cultura fosse un prodotto da supermercato.
Preferito (anche e soprattutto per questioni economiche, la collaborazione del presidente del Ducale è gratuita per statuto) alle candidature di Vittorio Sgarbi e Carlo Freccero, a dare il via libera alla nomina di Bizzarri è stata anche e soprattutto una lunga trattativa politica tra le forze di maggioranza, e l’ok decisivo dell’assessore regionale Edoardo Rixi, per conto della Lega, fino all’ultimo la forza politica meno convinta di affidare all’attore la guida della Fondazione per la cultura.
“Avremmo preferito altri, con profili diversi, ma non ci opponiamo — aveva già fatto capire sabato scorso il segretario regionale leghista, che nel ruolo aveva proposto anche il professor Paolo Becchi — Anche perchè fare meglio di Luca Borzani sarà difficile, e da parte nostra verrà solo supportato”.
Si tratta di nomina “positiva” anche per il Pd, ormai in ppeino delirio qualunquista.
Raffaella Paita, capogruppo dem in Regione Liguria, spiega: “è una persona capace, fu il gruppo del Pd in Regione a proporlo come componente dell’Assemblea del Teatro Stabile, dove si è formato artisticamente”. E allora siamo a posto.
Insomma una grande coalizione che alla fine ha scelto la persona meno adatta, come se gestire Palazzo Ducale e le scelte culturali e artistiche fossero materia di un comico che non si è certo distinto finora in idee per la città , a parte aprire locali commerciali per fini legittimamente privati.
Ci sarà da ridere, almeno questo lato non mancherà , come sempre nella giunta dell Gabibbo bianco e dello zio d’America.
(da agenzie)
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