Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
LA VALLETTA NON CONCEDE L’ATTRACCO, DICHIARATA LA FINE DELLA MISSIONE DURATA SOLO CINQUE GIORNI
Dopo la Tunisia anche Malta ha respinto la nave di “Generazione Identitaria” (franco-tedesca-italiana), la C-Star, che solo per qualche giorno — e con qualche problema tecnico — ha pattugliato le acque a largo della Libia “per impedire alle navi delle ONG di aiutare i migranti in mare, segnalandone la presenza alla Guardia Costiera libica”.
Il gruppo in una dichiarazione umoristica ha accusato il governo de La Valletta sostenendo che “mentre i terroristi di Isis sono accolti di ritorno in Europa senza alcun problema, attivisti patriottici sono tenuti fuori dal proprio continente”.
Su Facebook Generazione Identitaria ha scritto che “al nostro equipaggio è stato negato anche il rifornimento di acqua e generi di prima necessità per l’equipaggio. Una situazione assurda, disumanità a senso unico.
Si lamentano pure, in altri Paesi avrebbero sequestrato la nave e arrestato l’equipaggio.
Così alla fine gli eroi di Generazione Identitaria hanno dichiarato comunque conclusa la loro missione, che in tutto è durata ben cinque giorni nella zona Sar.
Gli altri li hanno impegnati imbarcando 20 clandestini cingalesi a 10.000 dollari a testa da Gibuti a Cipro, a essere bloccati per documenti taroccati a Suez, a farsi rifiutare l’attracco in tutto il mondo civile, a dover ricorrere all’intervento di una Ong per avaria al motere, a farsi cacciare dalla Guardia costiera libica.
La parte più curiosa della vicenda è che persino tra i sostenitori di Generazione Identitaria, direttamente sulla pagina Facebook, c’è chi si domanda se la loro sia stata un’operazione o una vacanza.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
LA GUARDIA COSTIERA LIBICA INTIMA ALLA NAVE DEI MERCENARI IDENTITARI MONGOLI: “ALLONTANATEVI DALLA ZONA SAR, VALE ANCHE PER VOI”
Generazione identitaria, l’organizzazione dell’estrema destra europea in navigazione nel
Mediterraneo, si sente in missione per l’Europa contro le Ong che salvano vite umane.
In questo sporco lavoro di rifiuto dei migranti, millanta di avere l’appoggio della Guardia costiera libica. Che però, in realtà , nel ponte di Ferragosto ha invitato la C-Star ad abbandonare le acque territoriali della Libia.
E la nave “nera” degli xenofobi se n’è andata con la coda tra le gambe..
Si sentono in missione per conto dell’Europa. Tallonano giorno e notte le navi impegnate nei salvataggi in mare, intimando loro — senza nessuna autorità — di allontanarsi dalla Sar zone, l’area di ricerca e salvataggio.
E si offrono in aiuto alla peggior guardia costiera del Mediterraneo, quella libica, accusata dalla stessa ONU di accordi con i trafficanti di uomini.
Generazione identitaria, l’organizzazione dell’estrema destra europea in navigazione nel Mediterraneo, sventola, con una certa esultanza, l’alleanza con la Libia (immaginiamo quella di al-Sarraj), raccontata così sul profilo Facebook ufficiale: «Oggi pomeriggio, mentre sorvegliavamo da ore la Golfo Azzurro, nave della ONG Open Arms, siamo entrati in contatto con una pattuglia della guardia costiera libica. Il suo capitano conosceva la nostra azione e l’ha appoggiata, abbiamo dunque collaborato. La pattuglia ha dato ordine alla Golfo Azzurro di abbandonare la zona il prima possibile: ‘partite e non fate più ritorno’. Ora stiamo seguendo la Golfo Azzurro per assicurarci che obbedisca all’ordine che le è stato impartito».
Insomma, si sentono abili e arruolati e annunciano: «Con la marina libica noi…». Missione compiuta? Le cose non stanno proprio così.
Ponte di Ferragosto, in pieno mar mediterraneo. La nave di Generazione identitaria vaga alla ricerca dell’obiettivo.
Due le unità delle Ong rimaste in zona SAR, sulla rotta della C Star, per continuare a salvare vite umane, la Golfo Azzurro, di Open arms, e la Aquarius, di Sos Meditarranèe, che entrano nel mirino della C Star.
I tracciati lasciati sulle carte nautiche appaiono come serpentine, con il vascello della destra europea che segue, affianca, fa pressione.
Sull’orizzonte appaiono le motovedette della Guarda costiera libica, anche lei alla caccia di Ong da allontanare, forte dell’appoggio — non solo politico — del Governo italiano.
Sui loro radar appare anche il battello, vecchiotto e un po’ malandato della C Star, arrivato da Gibuti, pieno di ragazzotti in camicia azzurra, con la bandiera della Mongolia accanto al vessillo “Defend Europe”.
– C Star, qui è la Guardia Costiera libica, mi sentite? Gracchia la radio sui canali aperti delle comunicazioni in mare.
– Guardia Costiera libica, qui è la C Star, vi sentiamo forte e chiaro! Rispondono, con un tono che trasuda entusiasmo.
Finalmente i libici, finalmente il rendez-vous tanto atteso dai maggiordomi identitari.
– Siamo pronti a seguire i vostri ordini, e se volete potete offrirci un canale dove potremo riportare tutto dell’azione delle Ong, aggiungono subito dopo.
La risposta libica arriva immediata:
“Abbiamo capito qual è il vostro lavoro, ma…”
e qui si sente una risata appena trattenuta…
– “anche voi non potete stare qui nelle nostre acque”
Seguono i saluti di rito, la C Star si allontana.
Peccato, la C-Star seguendo i trafficanti della Guardia costiera libica avrebbe potuto vedere e documentare come scorta i profughi e come lucra sui traffici di esseri umani.
Figuriamo se i libici gradiscono la presenza di cazzari mongoli che vanno a disturare i loro traffici.
(da “Famiglia Cristiana”)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
UN MILITANTE DELLA CAPITALE LA PROPONE NELLA CHAT WHATSAPP DEGLI ISCRITTI
Alcuni attivisti M5S romani vorrebbero fare la guerra a Virginia Raggi a Rimini e organizzare un gruppo di dissenso da portare all’incontro dei 5 Stelle a Rimini.
Ne parla oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica citando i messaggi Whatsapp di una chat interna:
A tirare le fila della protesta è Gaetano Savoca, membro del tavolo Bilancio, il board di cui era coordinatore l’assessore Andrea Mazzillo (dato sempre in uscita dalla giunta a fine settembre). Venerdì mattina, poco dopo le 10, ha affidato a quattro messaggi WhatsApp la sua dichiarazione di guerra: «Ho da farvi una proposta esplosiva e dirompente che potrebbe trovare qualche consenso e molto dissenso: organizzare un gruppo di dissenso contro il Campidoglio, Virginia Raggi, la sua giunta e il servilismo dei portavoce capitolini, lo spostamento a sinistra del M5S romano e le sue scelte insensate».
Savoca, che sul suo profilo facebook si definisce pensionato ed esponente del tavolo economia e bilancio M5S Roma (oltre che avere eccellenti gusti musicali), non risparmia critiche anche pubbliche a Virginia Raggi (come sulla vicenda del nuovo a.d. ATAC):
Nei messaggi inviati sulla chat del tavolo Bilancio mette alla gogna la giunta. Nell’elenco c’è di tutto: si parte dal falso dossier che sarebbe stato architettato proprio contro De Vito prima delle comunarie per la scelta del candidato sindaco e si arriva al cv fallato della nuova assessora ai Lavori pubblici Margherita Gatta, nomina contro la quale due consigliere municipali legate alla base degli attivisti sono pronte a ricorrere al Tar. Ancora: il caso Marra, lo stadio, il piddino Bergamo vicesindaco, «le nomine ad cazzum (cit.)», il triplo incarico in Atac dell’ad e dg Simioni. E, ovviamente, il rischio che Mazzillo possa essere defenestrato.
Per questo il pasionario a 5 Stelle è pronto a «organizzare il gruppo di dissenso e portarlo nel cuore della festa del M5S a Rimini. Alla luce del sole».
Postilla: «So bene di rischiare il linciaggio – scrive Savoca nei messaggi che in queste ore stanno facendo il giro del Campidoglio – ma sarebbe una protesta dirompente non contro il M5S, ma pro M5S. So che questa mia proposta fra 5 minuti sarà sul tavolo di Grillo e Casaleggio e proveranno a ostacolarla. Il coraggio è degli audaci e non del gregge di pecore».
Tra le tante risposte all’appello su WhatsApp, anche una di un certo peso. «Se non cambiano le cose dopo le Politiche, me ne vado», firmato Monica Montella, la consigliera già finita nel mirino dei 5S che per aver difeso la collega e amica Cristina Grancio.
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
LEI E’ SFUGGITA AI PAPARAZZI, MA LE FOTO DI SEVERINI SVELANO LA LOCALITA’
Andrea Severini colpisce ancora. 
Virginia Raggi è in vacanza, a quanto pare in Campania, e la sindaca, comprensibilmente, per evitare i paparazzi ha deciso di mantenere top secret la località di villeggiatura.
Ma, ci racconta oggi Il Messaggero, suo marito pubblica una serie di scatti su Instagram dai quali si potrebbe facilmente evincere dov’è.
«Non sappiamo neanche quando è partita», trapela solo che sia in Campania ma, anche qui, dove? — è il marito della sindaca, Andrea Severini, che sembra cedere alle lusinghe da social networke tra una photo sphere (cioè panoramica) su Facebook e una scogliera immortalata dall’alto con i filtri di Instagram, qualcosa sembra svelare. Come il figlio che si arrampica sui faraglioni assolati, con la stessa dimestichezza con cui espugnò la poltroncina del sindaco in Aula Giulio Cesare, assieme alla mamma, quando la maggioranza Cinquestelle si presentò in Campidoglio, giusto un anno fa.
Alle ferie, la sindaca, non ha rinunciato; ieri al Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato d’urgenza dopo l’attentato sulla Rambla di Barcellona c’era il suo vice, Luca Bergamo, plenipotenziario di Palazzo Senatorio dal 10 al 21 agosto.
La Raggi, che a marzo, sempre per stare in famiglia, saettò tra le Alpi di Siusi in settimana bianca, tornerà nel suo ufficio con vista Fori ad inizio settimana.
Del resto, come ha detto a fine giugno durante un evento al Teatro dell’Opera, «quest’anno il mio obiettivo è ritagliare più tempo per Virginia».
E perchè non cominciare ad agosto?
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
NIENTE TICKET MUSUMECI-ARMAO, FORZISTI PRONTI ALLO STRAPPO
L’intesa sul ticket Musumeci-Armao era vicina, ma poi Berlusconi ha frenato con forza. Anzi, adesso il leader di Forza Italia sembra sempre più convinto che il candidato governatore giusto per la Sicilia sia l’avvocato Gaetano Armao e continua a fare pressioni su Salvini e Meloni per fare un ticket, ma con Nello Musumeci al massimo vice.
Al momento Lega e Fratelli d’Italia rispondono picche: “Il nostro candidato è Musumeci”, dicono Angelo Attaguile di Noi con Salvini e Francesco Storace di Fratelli d’Italia.
Da qui le frasi al vetriolo del coordinatore degli azzurri in Sicilia, Gianfranco Miccichè, a Rai news24: “Ci sono le condizioni per andare da soli, come nel ’94 potremmo ripetere la stessa esperienza – dice Miccichè – non c’è dubbio che ogni autocandidatura è sbagliata, ma stavamo per raggiungere un’intesa. Ma per vincere ci vuole una coalizione larga. Andare con una coalizione stretta e con gli stessi partiti e basta, non è un’offerta che può attrarre l’elettorato”.
Lega e Meloni dicono poi no ad accordi con Alfano: “Nella cultura occidentale – ribatte Miccichè – il concetto del non perdono non esiste. Non penso che avremmo dovuto uccidere il vitello grasso per annunciare e festeggiare il ritorno del figliol prodigo, ma ragionare però sul fatto che la vittoria in Sicilia dovrebbe essere il nostro primo obiettivo per il bene dei siciliani”.
Forza Italia pronta quindi ad andare su Armao?
Le resistenze nel partito non mancano: “Regionali Sicilia, il centrodestra eviti il bis di Roma. Errare umano, perseverare…”, scrive su twitter Maurizio Gasparri. “Spero che Miccichè ricordi quanto accaduto alle comunali di Roma, ripetere alle regionali in sicilia lo stesso errore sarebbe davvero imperdonabile per tutti, il centrodestra ha l’obbligo politico di presentarsi unito al voto anche inghiottendo qualche rospo, se occorre”, dice il senatore di Forza Italia Altero Matteoli.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
SENSIBILITA’ MOLTO DIFFUSA NEL PAESE… E NEI PARTITI SI FANNO AVANTI GLI ALFIERI DELLE BATTAGLIE PER GLI ANIMALI
Animalisti in politica? Pochi ma combattivi. 
Sebbene Michela Vittoria Brambilla stia monopolizzando il campo con il suo Movimento animalista, fondato a maggio con la benedizione di Silvio Berlusconi, non è l’unica a sostenere gli animali dentro e fuori il Parlamento.
Dal M5S al Pd, da Sinistra italiana a Mdp, l’animalismo può contare su diversi esponenti politici. Piccole “lobby” in senso buono, che premono affinchè i rispettivi partiti di appartenenza mostrino più impegno su questo fronte.
60 MILIONI DI “PET”
Un manipolo di nudi e puri che difendono, con battaglie trasversali tanto i diritti della fauna selvatica quanto quelli degli animali che vivono nelle nostre case.
Che – tra cani, gatti, uccelli, criceti, tartarughe e pesci – sono ormai più di 60milioni. Secondo i dati del Rapporto Italia Eurispes 2016, infatti, quasi un italiano su due ha un pet (43,3%), e magari anche più di uno.
ANIMALI E VOTI
La sensibilità animalista è dunque molto diffusa nell’opinione pubblica, forse più di quanto lo sia in politica. Al punto che per i sondaggisti il movimento di Brambilla potrebbe valere, in termini di mercato elettorale, dal 3 al 5 per cento.
Che comunque è più o meno quanto oggi potrebbero raccogliere singolarmente Mdp, Sinistra italiana e alfaniani. Dati che fanno riflettere: il bacino di voti degli animalisti potrebbe avere un peso non trascurabile nelle alleanze per le prossime elezioni
CICLONE BRAMBILLA
Sta di fatto che il lancio del nuovo partito dell’ex ministra berlusconiana ha creato scompiglio e aperto profonde spaccature nel variegato mondo animalista. Che si divide fra chi ha scelto di aderire al movimento di Brambilla per “entrare nelle istituzioni “, come afferma lei stessa, e chi invece ha deciso di rimanerne fuori.
Di fatto la deputata di Forza Italia sta facendo grossi passi avanti sul piano organizzativo: strutturati già i livelli regionali e provinciali, ora sta passando a quelli comunali.
L’ultimo acquisto di peso nel direttivo nazionale è quello di Rinaldo Sìdoli, fino a pochi giorni fa dirigente nazionale dei Verdi con la delega ufficiale alla responsabilità per i diritti animali.
A dimostrazione, secondo Brambilla, di quanto la nuova forza politica sia “indipendente e trasversale”, sebbene il colore politico dell’iniziativa, nata sotto il segno del Cavaliere, sia difficile da confondere.
DAL PD UN DIPARTIMENTO AD HOC
Persino l’Enpa, associazione storicamente legata alla sinistra e presieduta da Carla Rocchi, ha virato a sorpresa verso il movimento brambilliano. Segno che il centrodestra sta dimostrando più abilità nel cavalcare il tema animalista.
La risposta del segretario del Pd Matteo Renzi allora è stata quella di creare, nell’ambito del riorganizzato esecutivo del partito, un dipartimento ad hoc per la difesa degli animali.
La responsabile è Patrizia Prestipino, già minisindaca del municipio romano dell’Eur, che ammette: “Nel Pd non c’è mai stato un forte animalismo. Ma le cose stanno cambiando. Parto da zero, sto mettendo in piedi una squadra seria che lavori per gli animali senza sfruttarli a fini elettorali. Spero di avere il sostegno del partito oltre che dei cittadini”.
LA TASK FORCE DELLE SENATRICI
Nel Pd in verità anche le senatrici Monica Cirinnà e Silvana Amati hanno da sempre sostenuto i temi animalisti. Entrambe fanno parte di una singolare task force bipartisan, che ha pure una chat interna su Whatsapp dal nome evocativo di “Animali/circhi”, in riferimento alla norma che entro il 2018 toglierà i finanziamenti agli spettacoli che sfruttano gli animali.
L’animatrice del team è Loredana De Petris, capogruppo di Sinistra italiana, paladina della legge che inasprisce i reati contro la fauna protetta.
Un tema caldo dopo l’abbattimento in Trentino dell’orsa KJ2, nonostante il progetto di ripopolamento delle Alpi orientali. Le altre combattenti del drappello animalista a Palazzo Madama sono Alessia Petraglia di Si, le ex forziste Manuela Repetti e Cinzia Bonfrisco, l’ex M5S Serenella Fucksia e Manuela Granaiola di Art1-Mdp.
ANIMALISMO A 5 STELLE
E il M5S? Non sta certo a guardare. L’alfiere della difesa degli animali in Parlamento è Paolo Bernini, deputato bolognese, vegano e amante delle colombe bianche.
“Il Movimento è sensibile a questi temi”, afferma Bernini e aggiunge: “Siamo stati noi a far incardinare in commissione Giustizia della Camera la legge che prevede pene più severe contro chi maltratta gli animali. L’iter riprenderà a settembre”.
Un provvedimento, quest’ultimo, promosso anche in un post sul blog di Beppe Grillo a firma dello stesso Bernini, uscito a fine maggio, pochi giorni dopo la “conversione animalista” di Berlusconi.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
TRUMP SEMPRE PIU’ RIDICOLO: PRIMA CRITICA POI SI CONGRATULA: “C’E’ BISOGNO DELLA PROTESTA PER GUARIRE”
In quarantamila contro il razzismo. E’ la risposta di Boston alle violenze di Charlottesville di una settimana fa.
Molte associazioni hanno invitato a partecipare alla protesta dopo che un gruppo di nazionalisti bianchi ha organizzato una manifestazione nel centro di Boston per difendere la “libertà di espressione”.
Inizialmente erano circa 4.000 i dimostranti antirazzisti che hanno iniziato a sfilare lungo Tremont Street verso Boston Common, una delle piazze più famose della città del nord-est degli Stati Uniti, roccaforte del partito democratico.
Polizia e autorità municipali hanno moltiplicato gli appelli alla calma dopo gli scontri di sette giorni fa che avevano provacoto la morte di una persona e a 19 feriti.
“Non tollereremo alcuna violenza, di nessun genere – ha scritto su twitter il sindaco di Boston – chiedo a tutti di rimanere pacifici e di rispettare la nostra città . Noi siamo uniti contro l’intolleranza”. Circa 500 gli agenti coinvolti per mantenere l’ordine
Il numero dei manifestanti è poi cresciuto di metro dopo metro e alla fine erano circa 40.000 a rispondere allo sparuto gruppo di ultradestra, costretto poi ad abbandonare frettolosamente il suo “Free Speech rally” e ad evacuare a bordo di furgoni della polizia.
Gli attivisti del gruppo avevano preso pubblicamente le distanze dai neo-nazisti, dai suprematisti bianchi e da altri movimenti di estrema destra che hanno fomentato la violenza a Charlottsville ma i contro manifestanti li hanno sommersi di cori e slogan anti razzisti costringendoli a battere in ritirata.
Ci sono stati anche alcuni tafferugli con la polizia, sfociati in almeno otto arresti.
Si tratta del primo ‘duello’ tra estremisti di destra e anti razzisti dopo i tragici fatti di Charlottsville e le polemiche scatenate dall’equiparazione fatta da Trump fra le due fazioni, che hanno riaperto in America la mai sanata ferita del razzismo. La Cnn riferisce che a Boston sono state fermate 27 persone
In precedenza il presidente Donald Trump aveva twittato: “Sembra che ci siano molti agitatori anti polizia a Boston. Ma la polizia ha dimostrato di essere tenace e intelligente. Vi ringrazio. Grande lavoro di tutti gli agenti delle forze dell’ordine e del sindaco di Boston (il democratico Marty Walsh, ndr)”.
Parole destinate ad alimentare ulteriormente la tensione ad una settimana dalla tragedia in cui il neonazista, James Field, si è scagliato con l’auto contro una folla di manifestanti di sinistra, uccidendo una donna di 32 anni, Heather Heyer.
Sono bastati pochi minuti e il presidente Usa si è corretto sempre su Twitter esprimendo il suo plauso “ai molti manifestanti che a Boston stanno facendo sentire la loro voce contro l’intolleranza e l’odio. Il nostro Paese presto sarà unito!”.
“Il nostro grande Paese è stato diviso per decenni. Qualche volta c’è bisogno della protesta per guarire e noi guariremo e saremo più forti che mai!”
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX POLIZIOTTO, ORA CONTRACTOR, AL TELEFONO RIVELA CONTATTI CON I SERVIZI SEGRETI, IL VIMINALE, LA SEGRETERIA DI SALVINI E LA TEMPESTIVA INTERPELLANZA DELLA MELONI… I GIOCHI SPORCHI VENGONO A GALLA
“Il nostro obiettivo? Era mettere la questione Ong sul tavolo politico. Per trovare soluzioni e imporre
regole più rigide a chi operava nel Mediterraneo”.
Non c’era soltanto l’intento di denunciare in Procura, quindi, nè era stato sufficiente inviare più informative all’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise).
No, l’ex poliziotto Pietro Gallo, della Imi Security, aveva contattato, insieme con la collega Floriana Ballestra, anch’ella ex poliziotta, la segreteria di Matteo Salvini e quindi la Lega Nord.
Dice di aver provato anche con il M5S, con Alessandro Di Battista dal quale, però, non avrebbe ricevuto risposta.
Il Fatto ha provato a ricostruire alcuni passaggi a margine dell’inchiesta condotta dalla Procura di Trapani sulle ong Jugend Rettet, Save the Children e Medici senza Frontiere.
Un’indagine — partita proprio dalle denunce di Gallo e del titolare della Imi Security, Cristian Ricci.
Uno dei personaggi chiave è proprio Pietro Gallo che è un testimone e non un indagato.
Abbiamo chiesto a Ricci quando ha assunto Gallo nella Imi. Risposta: “Settembre 2016, pubblicando un’inserzione”.
E quindi: l’ex poliziotto viene assunto a settembre e, nello stesso mese, già invia all’Aise un’informativa su alcuni episodi (poi riscontrati dalla Procura) che riguardano le Ong.
Il suo titolare, Cristian Ricci, sapeva che Gallo informava l’Aise?
“No — dice Ricci — l’ho saputo soltanto dopo”.
Una fonte riservata ci spiega che Gallo avrebbe contattato anche altri funzionari dei Servizi segreti. E che saprebbe che queste nuove informazioni, a breve, potrebbero essere pubblicate dai giornali.
Perchè Gallo informa l’Aise? Li informa una sola volta? Lo fa prima o dopo la denuncia alla Procura di Trapani?
Glielo abbiamo chiesto. Attraverso l’avvocato Vincenzo Perticaro, che lo assiste, Gallo ci fa sapere che, sui suoi rapporti con l’Aise, preferisce non rispondere.
Eppure non vi sarebbe nulla d’illecito. Perchè questo riserbo?
Il dato — peraltro — non sposterebbe di una virgola la solidità dei riscontri trovati dalla Procura di Trapani. Anzi. Di lì a poco, infatti, la Procura di Trapani, che da anni gestisce decine di fascicoli sull’immigrazione clandestina, può contare sull’èlite investigativa del ministero dell’Interno: lo Sco della Polizia di Stato.
Sarà un caso, ma fino a settembre, seppur sommersi di fascicoli, le indagini per questo reato, a Trapani, erano affidate a pochi instancabili agenti della Squadra Mobile.
Ma andiamo avanti.
Dagli atti emergono un paio di intercettazioni che meritano attenzione.
La prima. È il 27 febbraio 2016.
L’inchiesta è partita da soli cinque mesi. Ricci valuta di aprire una società a Malta. “Senti, io ho questa idea — dice Ricci a Gallo — …di fare una società a Malta con la quale lavorare… perchè pagando meno tasse… mi permette di aumentarvi lo stipendio…”. “Per me non è un problema… che me frega a me?”, risponde Gallo. Non gliene frega niente. Eppure, si sta parlando del suo stipendio.
Ricci lo incalza: “… ho paura che adesso si dica: ‘ora fa la società a Malta per non avere problemi’…”.
Al Fatto Ricci spiega: “Gli chiedevo se, secondo lui, creando una società a Malta, per motivi fiscali, qualcuno avrebbe potuto sospettare di noi”. Chi poteva sospettare?
“I poliziotti che indagano”, spiega Ricci.
Intanto Gallo, al telefono, lo tranquillizza. Ma Ricci insiste: “Non puoi sentire qualche…”. Ecco: chi dovrebbe sentire, Gallo, per tranquillizzare Ricci? “Volevo che lo chiedesse ai poliziotti che stanno indagando sulle Ong”, spiega Ricci, “e comunque questa società non l’ho creata”.
Gallo per tranquillizzare ulteriormente Ricci, aggiunge: “Gli interessi so’ altri Cristian. Gli interessi so’ soltanto… ma non bloccare Save the Children, blocca’ tutte ‘ste Ong, hai capito Cristian?”.
Come dire: a nessuno interessa se crei una società a Malta. Il motivo? Gli interessi sono altri. Quali? Bloccare le Ong.
Ma a chi si riferisce Gallo? “Credo — spiega Ricci — che si riferisse ad ambienti politici. Ma non so quali. Non so se millantava rapporti che non aveva”.
Il punto è che questa non è una chiacchiera da bar. Gallo è un testimone chiave; fa partire un’indagine sulle Ong; invia informazioni all’Aise; prova a contattare il M5S; sostiene di averne parlato, attraverso una sua collega, anche con la Lega.
Sa quel che dice: chi, secondo lui, era interessato a bloccare le Ong? “Io no”, spiega Ricci, “perchè la mia società lavora per loro”.
Si riferiva agli investigatori? Inimmaginabile. Perseguono reati. Non interessi.
Ma allora chi? Imprecisati “ambienti politici” come ritiene Ricci? O ambienti dei servizi, con i quali è entrato in contatto?
Gallo non intende spiegarlo. Eppure la sua profezia s’è avverata: le Ong in mare, in questo momento, sono pochissime.
Attraverso il suo avvocato ci fa sapere: “Preferisco non rispondere perchè ci sono indagini in corso”. Ma le indagini riguardano le Ong. Non chi — stando alle sue parole — avrebbe avuto interesse a bloccarle. Gallo evoca il segreto d’indagine?
Eppure, dopo l’apertura dell’inchiesta, si attiva per contattare la segreteria di Matteo Salvini. “Non pensava all’aspetto del reato — spiega l’avvocato Perticaro — ma al suo rilievo politico”.
È l’unico punto sul quale Gallo risponde: la politica.
Nelle intercettazioni appare bene informato sull’iter delle interrogazioni parlamentari. “La Meloni”, dice, “non sapevo che s’è affiancata a Salvini, me lo hanno detto stamattina… stanno facendo un’interrogazione parlamentare sulla Golfo azzurro… quell’articolo che ti ho inviato… un gran casino, capito?”.
È il 1° marzo, quando Gallo dice queste parole, e la leader di Fratelli d’Italia, quell’interrogazione parlamentare sulle Ong, la presenta nello stesso giorno. Anzi: nelle stesse ore.
“Mai conosciuto Gallo”, dice al Fatto la Meloni, “nè altri dipendenti della Imi Security. Lo stesso vale per l’intero gruppo parlamentare”.
E Salvini? Ci risponde con un sms: “Non conosco Gallo nè la società , ma li avrei incontrati volentieri”.
Forse — chiediamo — hanno contattato qualche parlamentare della Lega per presentare interrogazioni? Altro sms: “Può darsi, molti operatori della sicurezza ci danno suggerimenti”.
Nel frattempo Gallo, sempre attraverso l’avvocato, precisa di “aver contattato, insieme con Floriana Ballestra, che se n’è occupata personalmente, la segreteria politica di Salvini.
Che ha prima dato un riscontro telefonico, poi non ha fatto nulla di concreto. Sebbene — ci tiene a sottolineare — i due l’avessero informato di cosa avevano visto nel Mediterraneo”. Salvini, su questo punto, non risponde.
Di concreto, comunque, c’è l’inchiesta di Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La procura indaga alcuni volontari di Jugend Rettet, Save the Children e Medici senza Frontiere, spiegando che, con l’esclusivo scopo di salvare vite, a volte hanno violato il codice.
Il reato più grave? Aver permesso che gli scafisti in un caso si riprendessero un barcone.
Forse avrebbero dovuto, disarmati, prendersi una raffica di mitra dai trafficanti.
Meglio stendere un velo pietoso.
Ovviamente la procura si è ben guardata da indagare su chi ha “tirato le fila” di questo disegno illecito volto a eliminare la scomoda presenza delle Ong davanti alla Libia.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 19th, 2017 Riccardo Fucile
L’ANALISTA DELL’ISPI: “DA UNA PARTE ATTRAGGONO I GIOVANI VULNERABILI, DALL’ALTRA LE REAZIONI IDIOTE DI CERTE FAZIONI POLITICHE CHE INCITANO ALL’ODIO VERSO I MUSULMANI”
Sempre più giovani. Hanno 17 anni, come Moussa Oukabir, o come il suo amico Said Aallaa, compagno nella cellula che ha organizzato l’attentato, che ne aveva 18.
“Donne e giovani adulti, anche ragazzini, giocano un crescente ruolo operativo in attività terroristiche nell’Unione europea — si legge nel Terrorism situation and Trend Report 2017, pubblicato a giugno dall’Europol — non soltanto facilitando altre figure operative, ma anche partecipando in prima persona all’esecuzione di attacchi terroristici“.
Una deriva, commenta Arturo Varvelli, esperto di terrorismo dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, legata alla questione sociale nelle città europee: “L’esclusione crea estremismo, in Medio Oriente come in Europa. La dialettica politica con la quale abbiamo a che fare oggi, la radicalizzazione delle varie fazioni, non fa che accentuare lo scontro”.
Quasi un terzo delle persone arrestate nel 2016 in Europa per fatti di terrorismo (291) aveva dai 25 anni in giù.
Ne aveva 24 Anis Amri, autore della strage al mercatino di Natale di Berlino del dicembre 2016.
Due in meno Salman Abedi, il ragazzo di origine libica che il 22 maggio 2017 si è fatto esplodere alla Manchester Arena.
Poi ci sono i cuccioli: il ragazzino che nel gennaio 2016 provò a uccidere con un machete un rabbino a Marsiglia non aveva ancora festeggiato i 16.
La stessa età della marocchina che un mese dopo ridusse in fin di vita a furia di coltellate un poliziotto che l’aveva fermata alla stazione di Hannover, in Germania, per un controllo documenti.
Un anno in meno del 17enne afghano che il il 18 luglio 2016 aveva ferito cinque persone a colpi di ascia e coltello su un treno per Wà¼rzburg, prima di essere ucciso dalle autorità .
Moussa Oukabir è il primo under 18 a compiere una strage in territorio europeo. “Vorrei uccidere tutti gli infedeli e lasciare solo i musulmani che seguono la religione”, scriveva due anni fa su Facebook interpretando i pensieri di molti coetanei. Di anni ne aveva 15. Segno che il processo di radicalizzazione può cominciare molto presto, e non solo in quella Spagna la cui cronaca giudiziaria racconta da anni di una generazione sempre più sensibile alla fascinazione del jihad.
L’ultimo allarme è del 9 novembre 2016: quel giorno, il governo annunciava di aver smantellato a Ceuta una cellula riconducibile a Isis — tre uomini e una donna — che indottrinava e reclutava giovani, anche minorenni, attraverso Internet: il gruppo terroristico islamico, avvertiva il ministero dell’Interno, aveva diramato direttive per il reclutamento di candidati alla jihad sempre più giovani.
Ma il destino dei giovanissimi soldati del Califfato non è solo quello di rimpolpare le file degli aspiranti martiri.
Secondo il rapporto dell’Europol, i nativi digitali sono diventati il mezzo per sfruttare applicazioni o codici che permettono di raccogliere e spostare piccole somme di denaro grazie a trasferimenti criptati.
Se il 40% circa dei finanziamenti al terrorismo di matrice jihadista proviene da traffici illeciti, furti, rapine e truffe, la nuova generazione ha permesso alle organizzazioni di mettere in piedi raccolte fondi apparentemente legali e, attraverso coperture e piccole operazioni anonime, far confluirei soldi nelle mani dei vertici delle cellule.
Per raggiungere il risultato le organizzazioni hanno adattato al target la propaganda.
Si è passati “da Al Qaeda che aveva un messaggio più centralizzato sull’aspetto religioso — spiegava il 26 maggio il capo del Centro antiterrorismo di Europol, Manuel Navarrete Paniagua — a uno più pragmatico”, quello di Isis, incentrato sulla contrapposizione tra un mondo e una cultura occidentale ormai deviati e la Umma, la comunità musulmana.
La contrapposizione “noi-loro” da qualunque lato la si guardi è la chiave di lettura: “Molti di questi ragazzi vivono ogni giorno in una situazione di esclusione — continua Varvelli — stiamo assistendo a una radicalizzazione dello scontro che è proprio quello che i movimenti terroristici cercano. Da una parte, i jihadisti riescono ad attrarre le giovani menti vulnerabili, dall’altra ci sono le reazioni idiote di certe fazioni politiche che incitano all’odio e alla guerra contro i musulmani, facendo sentire questi giovani cresciuti in Europa ancora più esclusi dalla società in cui vivono. In questo, la dialettica e il livello sul quale si è deciso di portare lo scontro politico hanno le loro responsabilità ”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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