Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
I RENDICONTI DI FICO SBUGIARDANO LA MESSA IN SCENA USO GONZI… E HA LA SCORTA COME TUTTI I PRESIDENTI DELLA CAMERA, E’ OBBLIGATORIA
Il nuovo Presidente della Camera, Roberto Fico non perde “le buone abitudini”.
Come spiegava questa mattina l’Huffington Post oggi infatti Fico è arrivato a Montecitorio in autobus.
Il Presidente-cittadino (perchè gli altri non lo erano) «non sembra voler derogare al “low profile” che vuole imprimere al suo mandato». Direzione Camera dei Deputati ha scritto su Instagram il primo deputato del MoVimento 5 Stelle ad essere eletto Presidente della Camera. A corredo della didascalia una foto di un Fico sorridente che scende da un mezzo ATAC
Le buone abitudini di Fico? Prendere il taxi
Le cronache raccontano che oggi Fico è arrivato in treno da Napoli dove era sceso da Roma (classe Standard fanno sapere) per festeggiare con parenti e amici l’elezione Dalla stazione Termini ha poi preso l’autobus (l’85) e si è accomodato nella parte posteriore, come tutti i
cittadini.
Finalmente un Presidente cittadino tra i cittadini insomma. Uno di quelli che rinuncia all’auto blu e a tutti i privilegi della sua carica per vivere come tutti gli altri.
La svolta pauperista della terza carica dello Stato ovviamente piace.
Nessuno però ricorda di quando Fico ci spiegava di essersi dimezzato lo stipendio (falso) e voleva dimostrare che i 5 Stelle non si erano arricchiti con la politica (nel suo caso passando da 0 a 98mila euro all’anno).
Al Fatto Fico ha detto che tutto deve rimanere normale, semplice e umile: treno e tassì.
In realtà per il suo primo giorni di lavoro da Presidente della Camera Fico ha scelto l’autobus, ma la sua non è “una vecchia abitudine”.
Per scoprirlo basta dare un’occhiata ai rendiconti di Fico pubblicati sul sito Tirendiconto del M5S.
Da questi si evince che Fico molto raramente utilizza l’autobus o la metropolitana. Preferisce invece spostarsi in taxi avendo rendicontato zero euro per le spese dei biglietti dell’ATAC tra i 150 e i 205 euro al mese per le corse in taxi.
Fico poi spende poco meno di duemila euro al mese per l’affitto, il che ci fa pensare che sia solito prendere il taxi il lunedì quando rientra da Napoli, per andare a Montecitorio.
Probabilmente poi abita in una zona abbastanza centrale e non ha bisogno di utilizzare i mezzi pubblici durante la settimana.
Il fatto che però utilizzi spesso e volentieri il taxi ci fa pensare che la buona abitudine sia il taxi, non l’autobus.
Se guardiamo poi anche i rendiconti di altri deputati o senatori a 5 Stelle (ad esempio la romana Paola Taverna o Danilo Toninelli) scopriremo che in pochi sono soliti utilizzare l’autobus o la metropolitana
No, Roberto Fico non ha rinunciato alla scorta
E dagli importi rendicontati si evince che non ne facciano un uso regolare e abituale. Perfino un uomo della ggente come Alessandro Di Battista non rendiconta spesso le corse dell’ATAC.
E il motivo della disaffezione degli eletti a 5 Stelle per autobus e metropolitane (a parte qualche sporadica photo opportunity) lo si può trovare in questa interrogazione al Senato del 2016 dove tutto l’arco parlamentare si lamentava dello stato del trasporto pubblico locale a Roma.
Siamo quindi alle solite. Alla foto di Di Battista che addenta una focaccia sugli scalini del Palazzo e poi rendiconta 1.500 euro al mese di spese tra alimentari, pranzi, cene e colazioni al bar.
Il nuovo potere vuole sempre mostrarsi vicino ai cittadini, gente tra la gente. Era già successo a Renzi quando disse che la sua scorta “sarebbe stata la gente” e poi per tre anni abbiamo visto i pentastellati rinfacciare a Renzi il ricorso alla scorta.
Già oggi circolano foto di Fico tra la “folla” (per lo più giornalisti e addetti alla sicurezza in borghese) che vengono usate per dimostrare che il Presidente della Camera avrebbe rinunciato alla scorta.
Ovviamente non è così, perchè la legge 2/2002 stabilisce che è il Ministero dell’Interno ad assegnare i servizi di scorta e che non è facoltà del Presidente potervici rinunciare.
Insomma la scorta è un obbligo (e ci mancherebbe altro) e chiunque guardi i video di Fico sulla linea 85 si renderà conto che il Presidente è costantemente seguito nei suoi spostamenti dalla scorta.
Come è giusto che sia e non c’è nulla di scandaloso in questo.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
ESAURITO IL TENTATIVO TOCCHERA’ A DI MAIO… PER UN INCARICO ISTITUZIONALE FUORI GIOCO SIA FICO CHE LA CASELLATI… SE A FINE MAGGIO NON ESCE UNA MAGGIORANZA SI TORNA AL VOTO
Dieci giorni esatti per elaborare, decantare, metabolizzare l’esito delle elezioni dei presidenti delle Camere di sabato scorso.
Con Pasqua in mezzo, le attese e difficilissime consultazioni del capo dello Stato cominceranno martedì 3 aprile.
Al Quirinale, la realtà consegna due schemi politici complicati ma in ogni caso la cornice temporale è stata già tracciata.
La gestazione per un possibile governo, con il sostegno di una maggioranza certa, non potrà durare all’infinito.
E di fronte a scenari anche autorevoli di una proroga autunnale dell’esecutivo dimissionario di Paolo Gentiloni, la strada maestra del Colle dovrebbe andare in senso opposto. Non superare, cioè, l’estate.
Senza la possibilità di formare un governo, non resta che sciogliere.
Lo dice la Costituzione. E Mattarella, da docente di Diritto parlamentare nonchè ex giudice della Consulta, non ama le soluzioni extra ordinem talvolta studiate e adottate dal suo predecessore.
Sessanta giorni dunque, sino alla fine di maggio. Questa la cornice.
Ma se la direzione è quella impressa dagli accordi sulle presidenze di Camera e Senato, allora forse i tempi saranno più brevi.
Il realismo del Colle non può che muovere dalle forze che si sono accordate per eleggere Casellati a Palazzo Madama e Fico a Montecitorio.
Certo, entrambi i leader vincitori e vincenti, Di Maio e Salvini, precisano che è stato un accordo “slegato da tutto il resto”, ossia da un’eventuale maggioranza. Allo stesso tempo però non mancano continua segnali di stima tra Lega e Cinquestelle.
Sia Grillo, sia Di Maio hanno detto che Salvini è “uno che mantiene la parola data”. È la prima volta che dal mondo pentastellato arriva un’attestazione di stima per un leader di partito. Non solo.
Nella sua lunga intervista di ieri al Corriere della Sera, il candidato premier del M5s non ha specificato tra le cose da fare il reddito di cittadinanza.
Contemporaneamente, su Facebook, Salvini ha risposto omettendo nel suo programma da premier la flat tax.
Il primo, Di Maio, ha optato per un più generico “aiuti alla disoccupazione”. E anche il secondo, Salvini, si è mantenuto sul vago, con “tasse giù”.
Tentativi per costruire un terreno comune, seppure “parzialmente”, come ammesso dal numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti? Queste le parole di Giorgetti: “Esecutivo con i Cinquestelle? Sì, ma parzialmente”.
Rispetto però ai titoloni e ai metri quadri dedicati dalla stampa a un esecutivo Lega-Cinquestelle, lo schema è cambiato.
Se Salvini riuscirà a mantenere la bandiera del Carroccio issata sabato su Palazzo Grazioli, per dirla con Denis Verdini ieri sul Tempo, la formula di partenza varia. Non più Lega-Cinquestelle ma centrodestra-M5s.
Ed è per questo che Salvini diventa favorito per il primo giro da pre-incaricato.
Da leader di una coalizione che venerdì scorso è morta salvo risuscitare sabato mattina, tocca a lui. Ovviamente c’è l’incognita Berlusconi.
Per Di Maio e i grillini è un’opzione (quasi) impossibile l’accordo organico con il centrodestra. Anche perchè stavolta l’ex Cavaliere difficilmente rinuncerà alla sua condizione di incontrare il capo politico del Movimento.
Esaurito il primo giro di Salvini, il pre-incarico dovrebbe andare a Di Maio.
E questa volta si potrebbe tornare allo schema originario Lega-Cinquestelle, dove però il Carroccio da solo sarebbe la metà del M5s, invertendo i rapporti di forza.
Insomma, Salvini ha due abiti a disposizione per la trattativa: uno maggioritario, a capo del centrodestra; l’altro minoritario, da leader leghista.
Due schemi, due tentativi. Dopo si entra davvero in una terra incognita, dove serviranno altri esploratori e altre formule.
E in cui sia Casellati sia Fico sarebbero fuorigioco per un eventuale incarico istituzionale. La prima chè troppo caratterizzata dal suo berlusconismo ad personam. Il secondo perchè si tratterebbe di un doppione di Di Maio.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
QUANDO QUALCHE MESE FA, SCRIVEVAMO CHE SI STAVA LAVORANDO DIETRO LE QUINTE ALL’ALLEANZA, MOLTI LETTORI GRILLINI CI DEFINIVANO ELEGANTEMENTE “MESTATORI DI MERDA”
Poichè a restare nella memoria collettiva sono i titoli più che gli articoli dei giornali va
riconosciuto che ieri il titolo di prima pagina di maggiore effetto è stato vergato dal direttore del Tempo Gianmarco Chiocci: “L’inciucio è un sacco Fico”.
Quella di “inciuciare” è l’accusa che gli antiberlusconiani a tempo pieno e il Movimento 5 Stelle avevano ripetuto per anni, in favore di telecamere, all’indirizzo al Partito Democratico, colpevole di aver provato a raggiungere accordi duraturi con l’ex Cavaliere e i suoi alleati.
Pur attento a non usare questo napoletanismo assurto nel politichese a sinonimo di “intelligenza con il nemico”, il 31 ottobre scorso raccontai in un commento che “da mesi si sta lavorando dietro le quinte sull’ipotesi di un’alleanza tra M5S e la Lega a vocazione nazionale”.
Fui sommerso dagli insulti via Facebook e Twitter: eccolo, urlavano in maiuscolo i militanti grillini, “il solito mestatore di m.” (sempre educati) che scrive di “scambi di opinioni” tra gli sherpa di Matteo Salvini e Luigi Di Maio finalizzati a valutare “le affinità , più numerose delle differenze” tra il partito eterodiretto dalla Casaleggio e Associati e quello fondato da Umberto Bossi. Tutte bugie, le mie.
Dopo che il centrodestra a guida salviniana e i Cinquestelle hanno eletto insieme i reciproci candidati dalle presidenze di Camera e Senato, è consentito affermare che le affinità ravvisate cinque mesi fa si sono trasformate in bozze di patti governativi, la consistenza dei quali sarà compito del presidente della Repubblica andare a verificare?
Tra Di Maio e Salvini non c’è stato nei giorni nè ci sarà alcun “inciucio”.
Tra simili non si inciucia bensì si procede sulla base di compromessi: se troveranno un minimo comun denominatore programmatico, nei primi mesi a Palazzo Chigi il centrodestra e il M5S governeranno cancellando la legge Fornero, realizzando una versione compact del reddito di cittadinanza, introducendo una specie di flat tax, facendo finta di concretizzare il proposito di Salvini di rimpatriare 600mila migranti, schierando l’Italia al fianco dei paesi più euroscettici.
Perchè è di queste misure e non di altre che si discuterà durante le trattative per la formazione di un esecutivo che abbia i voti alla Camera e al Senato.
A proposito di coerenza: Oscar Wilde sosteneva che è “semplicemente la confessione di un fallimento”. Va dato atto che Di Maio è coerente quando mette il veto a Paolo Romani, candidato di Forza Italia alla guida del Senato, in quanto condannato a un anno e quattro mesi per peculato: aveva dato alla figlia adolescente uno smartphone di servizio del Comune di Monza, del quale era assessore.
Il capo politico del Movimento è un po’ meno coerente quando dà ordine ai suoi senatori di votare la collega Elisabetta Alberti Casellati, che volle con sè la figlia nel 2005 come capo della segreteria del ministero della Salute. Non c’è reato, nel suo caso, ma garantire a un familiare, a spese dello Stato, uno stipendio di 60mila euro l’anno è peggio che regalare un telefonino comunale con annesso abbonamento).
Sarà interessante, mentre le delegazioni dei partiti faranno la spola con il Quirinale, seguire il dibattito tra i Cinquestelle sul blog ufficiale del partito, che non è più quello di Beppe Grillo, e sui social network.
Quali saranno le prese di posizione dei militanti della prima ora, i duri e puri delle battaglie per i beni comuni che Roberto Fico ha ricordato nel suo discorso di insediamento, rispetto alla possibile alleanza con gli eredi della destra estrema, con i tartufi berlusconiani o anche solo con la seconda generazione degli ex separatisti padani?
E quali le reazioni dei tanti ex elettori del Pd che tre settimane fa hanno scelto nelle urne il M5S nella convinzione che Di Maio e compagni avrebbero portato avanti il cambiamento da soli, mica con l’appoggio diretto o esterno del signore di Arcore?
La base grillina è abituata a farsi sentire, non si materializza solo il giorno delle elezioni (e questo è uno dei suoi indiscutibili pregi).
Ne fa parte anche il ventenne che una domenica pomeriggio provò a fare la pipì sul portone chiuso di Montecitorio. Fermato e identificato dai carabinieri in servizio davanti alla Camera, piagnucolò e fu lasciato andare.
Chissà se rifarebbe lo stesso gesto di disprezzo delle istituzioni, ora che il “padrone” del palazzo è uno di quelli che, in quell’autunno 2013, dicevano di volerlo aprire come una scatoletta di tonno.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
IL POVERETTO VIVE A TUNISI DA 5ANNI ED E’ STATO PRELEVATO DAL BAR DOVE LAVORAVA MA NON C’ENTRA NULLA: “ORA QUERELO TUTTI”
E’ rientrato l’allarme terrorismo che nel fine settimana era scattato in Italia, in particolare a Roma, per un presunto attentatore tunisino, come segnalava una lettera anonima indirizzata all’ambasciata italiana a Tunisi.
Dell’uomo, il 41enne Atef Mathlouthi, era stata diffusa alle pattuglie di forze di polizia in servizio di vigilanza anche la fotosegnaletica relativa a quando era stato fermato in Italia in passato per reati comuni.
Poi i successivi accertamenti hanno escluso ogni collegamento tra l’uomo e le vicende terroristiche, e pertanto il tunisino in questione, che vive e lavora nel Paese d’origine, al momento – riferisce la stessa Questura di Roma – “non è ritenuto un pericolo concreto e attuale”.
E l’intera vicenda, sebbene resti comunque “in fase di ulteriore approfondimento”, non ha determinato alcuna allerta “in considerazione del fatto – dice ancora la Questura romana – che, l’innalzamento standard della misure di sicurezza per Pasqua era stato già pianificato”.
L’uomo è stato raggiunto telefonicamente a Mahdia, sulla costa tunisina, da un’inviata della trasmissione di Rai3 ‘Chi l’ha visto?’ “Tutte falsità su di me e non sono in fuga” ha risposto alla chiamata, minacciando querele su querele nei confronti degli organi di informazione.
L’uomo, che lavora in un bar, è stato prelevato sul posto di lavoro e trattenuto dalla polizia per tutta la giornata di ieri.
Dal 2012 in Tunisia, non riesce a rientrare in Italia a causa del permesso scaduto e non rinnovato per i problemi con la giustizia avuti in passato.
Prima di rintracciarlo in Tunisia, la polizia italiana si è recata nella casa dove si trova la moglie, italiana, che vive a Palermo con i 4 figli avuti dall’uomo: “Mi sono spaventata molto”, ha detto la donna, anch’essa intervenuta a ‘Chi l’ha visto?’.
Alla trasmissione è intervenuto anche l’avvocato dell’uomo che ha dichiarato che a spedire la presunta lettera anonima sarebbe stata una donna, moglie di un collega di Mathlouthi, con cui avrebbe un contenzioso economico.
Ma prima di far scattare allarmi immotivati, non basterebbe informarsi?
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
INTERVISTATO DA “LE IENE” SULLA CORRELAZIONE AL MISTERO DELLA MORTE DEL DIRIGENTE DEL MPS
Magistrati, imprenditori, prelati, manager, giornalisti, massoni, uomini delle forze dell’ordine,
politici, tra cui un ex ministro: sono numerosi i soggetti riconosciuti da un gigolò come partecipanti ad alcune cene e festini consumati nelle ville attorno a Siena, in particolare in una a Monteriggioni.
Tutti collegati a Mps.
L’ultimo tassello del mosaico sulla morte di David Rossi, il manager di Monte dei Paschi trovato morto la sera del 6 marzo 2013, lo rivela le Iene in un servizio mandato in onda ieri sera e che ora passerà al vaglio dei magistrati di Genova, competente sull’operato dei pm senesi.
Un tassello che sarebbe dovuto essere individuato e approfondito già nel 2013 dagli inquirenti toscani e invece portato alla luce — come molto altro in questa vicenda — da inchieste giornalistiche.
In particolare un libro pubblicato a ottobre da Chiarelettere e le Iene hanno denunciato le lacune delle indagini spingendo la procura di Genova ad aprire un fascicolo a carico dei colleghi di Siena per individuare possibili negligenze nelle indagini sulla morte di Rossi.
Troppe infatti sono le carenze — per incapacità o dolo — registrate nella prima fase dell’inchiesta sulla scomparsa del manager di Mps.
In particolare alcune prove fondamentali distrutte dal pm Aldo Natalini, come sette fazzoletti sporchi di sangue trovati nell’ufficio di Rossi e mandate al macero nell’agosto 2013 con indagini ancora in corso, prima ancora che il giudice per le indagini preliminari disponesse l’archiviazione o un supplemento di indagini e senza avvisare neanche i legali dei familiari di David.
Non solo. I fazzoletti sono stati distrutti senza neanche essere prima analizzati.
Con loro molte altre prove che sarebbe state fondamentali a ricostruire l’accaduto. I video delle 12 telecamere, le celle dei telefonini presenti nella zona, l’elenco dei possibili testimoni, l’esame dei presenti nell’area di Mps: giusto per citare alcune delle ormai evidenti lacune investigative.
Lo scorso novembre l’ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini, ha rivelato a Le Iene l’esistenza di alcuni festini nelle colline senesi ai quali avrebbero partecipato anche i magistrati.
Secondo il racconto fatto alla trasmissione televisiva, le indagini sulla scomparsa di Rossi non sono state compiute e il caso rapidamente liquidato come suicidio proprio perchè alcuni magistrati avrebbero avuto dei rapporti diretti con altri personaggi di spicco della banca e della città interessati a non approfondire la verità .
Questa versione trova ora un riscontro concreto nella testimonianza del gigolò raccolta e trasmessa ieri dalle Iene e che ora passerà al vaglio dei magistrati di Genova.
Il ragazzo, di appena 26 anni, racconta con dettagli le serate, riconosce i partecipanti sia come suoi clienti sia come commensali o clienti di suoi altri colleghi.
Inoltre garantisce di avere le prove di quanto afferma: numeri di telefono, pagamenti, mail e altro. “Sono persone pericolose, con le quali bisogna stare attenti”, dice tra l’altro.
Una testimonianza molto importante che offre agli inquirenti una strada precisa da seguire per accertare almeno una parte di verità . Ci sono nomi e cognomi di almeno dieci partecipanti alle serate. Ci sono i reclutatori del ragazzo, gli organizzatori di questi particolari eventi che possono essere facilmente rintracciati e riscontri individuabili.
Il ragazzo parla anche di rapporti sessuali di gruppo, di cocaina, droghe. Ma al netto della prostituzione maschile e dell’uso di stupefacenti, ciò che colpisce e sembra ormai evidente è l’esistenza di una sorta di “cupola” che univa i controllori di Siena con i controllati.
Se quanto raccontato da questo testimone dovesse rivelarsi anche solo in parte dimostrabile, l’intera vicenda Mps dovrebbe essere letta sotto un nuovo punto di vista. Perchè due magistrati della procura di Siena partecipavano a feste e cene insieme a personaggi sui quali negli anni avrebbero dovuto indagare?
E che tipo di rapporti avevano? Sicuramente di amicizia e amicali.
Inoltre il giovane parla anche dell’esistenza di video delle serate. Quindi i partecipanti a quelle sere erano e sono ricattati o comunque ricattabili?
Da chi? Sarà Genova ora a rispondere.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
LA MATTINATA DIFFICILE A PALAZZO DI GIUSTIZIA DI AVERSA
Beppe Grillo atteso al processo al Tribunale di Napoli Nord di Aversa per deporre come teste d’accusa nel processo per diffamazione contro l’ex attivista pentastellato Angelo Ferrillo, contro il quale sporse denuncia Gianroberto Casaleggio nel gennaio del 2015, dopo le primarie del M5S di allora per la Regione.
Ferrillo era candidato alle “Regionarie” e in seguito ad un post pubblicato su Facebook fu espulso dal Movimento.
Dopo la morte del fondatore del M5S, il figlio Davide Casaleggio si è costituito parte civile dando seguito al procedimento.
Oggi, all’esterno del Tribunale, Ferrillo ha parlato ai giornalisti con una mela in mano: “La voglio dare a Grillo, perchè la mela marcia che deve uscire dal Movimento è lui: dove sono i fondi raccolti per 10 anni con la pubblicità sul blog?”
Ferrillo è stato querelato da Gianroberto Casaleggio nel gennaio del 2015 per una frase offensiva sulla sua pagina Facebook.
L’attivista criticava il metodo del conteggio dei voti online sui candidati alle primarie per le Europee e adombrava il sospetto che la Casaleggio guadagnasse con il MoVimento 5 Stelle. Davide Casaleggio nell’udienza dell’ottobre scorso ha dichiarato che c’era una partnership commerciale tra Beppe Grillo e la Casaleggio ma questa riguardava il blog, non il movimento politico.
Ferrillo invece ha pubblicato su Facebook una cronistoria della sua versione dell’udienza.
Alla fine Ferrillo ha cercato di impedire l’uscita in taxi del garante dei 5 Stelle chiedendogli provocatoriamente: ‘Grillo dove sono i fondi del blog?’ e mostrando un cartello con la scritta ‘Dove sono finiti i fondi per la pubblicità ?’.
Ferrillo si è messo davanti al taxi sbarrando la strada a Grillo. Sono intervenute le forze dell’ordine per allontanare Ferrillo e consentire così a Grillo di guadagnare l’uscita.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
WOLFGAND MUNCHAU SUL FINANCIAL TIMES: “NESSUN PARTITO ITALIANO HA PROMESSO RIFORME SERIE”… “SE L’ECONOMIA GLOBALE VA GIU’, TRASCINERA’ L’ITALIA NEL BARATRO”
“Le carenze dell’Italia potrebbero essere una tragedia Ue“, in quanto “l’Italia non è la sola fonte
potenziale di futura instabilità economica ma è la più prevedibile”.
In questo contesto, “nessuna società può mantenere un consenso pro-europeo insieme a uno stato di calamità economica permanente”.
E’ quanto scrive l’analista Wolfgang Munchau in un commento sul ‘Financial Times’. Di fronte una situazione internazionale sempre più a rischio con la guerra dei dazi Usa, “un rallentamento economico sarebbe tossico per l’eurozona — e per l’Italia”, avverte Munchau, dove “nessun partito politico italiano ha promesso riforme serie” e, alla luce del risultato elettorale, i vincitori M5S e Lega “hanno minacciato di far partire l’esatto opposto del rigore fiscale”.
E, quindi, “se l’economia globale va giù, porterà l’Italia con sè”.
I mercati, però, sono la momento calmi. Secondo l’analista questo è dovuto a “due errori di giudizio”.
Il primo, che il presidente della Bce Mario Draghi garantisca la stabilità sino alla fine del suo mandato a fronte di un nuovo governo che violi le regole fiscali.
Secondo, che “l’establishement troverà sempre un modo di tenere gli estremisti alla larga dal potere”.
Ma ormai questo non è più possibile in quanto “quello che vediamo è la risposta prevedibile di decenni di politiche economiche che non sono riuscite a produrre posti lavoro per i giovani”.
Nuove elezioni non risolverebbero il problema. “E’ stata la tragedia dell’eurozona che l’Italia sia troppo grande da salvare e troppo grande da essere lasciata fallire”, e tuttora non esiste uno strumento Ue per affrontare una crisi del genere.
E, sottolinea Munchau, “le chances politiche di una tale riforma” da parte di Parigi e Berlino “sono pari a zero”.
Quindi, conclude, “sino a che le cose restano così, siamo sicuri di definire un periodo di stabilità economica come il tempo tra due crisi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
MIGLIORA SOLO PER POCHI IL REDDITO DELLE FAMIGLIE, NON C’E’ OTTIMISMO SULLE PROSPETTIVE
La ripresa c’è, ma non sembra toccare me.
È questa la percezione più diffusa fra le famiglie italiane che, negli ultimi anni, paiono in parte aver assorbito le difficoltà patite con l’avvio della crisi di 10 anni fa. Non sono uscite ancora (tutte) dal tunnel nel quale sono entrate dal 2008: alcune (poche) hanno visto migliorare le proprie disponibilità economiche, altre (la maggioranza) ritengono di avere un reddito rimasto stabile, talune (diverse) invece sono salite su un ascensore economico discendente.
Le loro previsioni per quest’anno si polarizzano fra chi avverte che la stagione più critica sia alle spalle e, per contro, chi intravede un’incertezza sulle prospettive. Come se la società italiana, lasciando dietro di sè il periodo economico più buio, si trovasse più divisa al suo interno. Una polarizzazione che s’è riverberata anche nel voto del 4 marzo scorso.
Che il leggero miglioramento non si fondi solo su percezioni, è testimoniato anche dai dati della Banca d’Italia.
Nel 2016 il reddito medio annuo delle famiglie italiane si è attestato a 31.469 euro, in leggera crescita rispetto a due anni prima (+3%), ma ancora ben distante dal raggiungere la soglia dei 36.142 degli anni precedenti la crisi (2006).
A sostegno ulteriore di un miglioramento complessivo dell’economia nazionale vengono i dati del Pil e le sue proiezioni non solo del governo, ma anche di diversi istituti nazionali e internazionali che registrano una progressione del nostro sistema produttivo.
Progressione lenta rispetto agli altri Paesi europei, ma comunque con un segno positivo crescente nel tempo. Tuttavia, il nuovo slancio dell’economia richiede tempo prima che si manifesti concretamente nelle risorse disponibili alle famiglie (salari).
Le famiglie colpite
La crisi, com’è noto, ha eroso una parte consistente delle disponibilità economiche delle famiglie, la cui più immediata conseguenza si è registrata nel crollo dei consumi. E, più in generale, ha alimentato un sentimento di impoverimento che per una parte è diventata effettivamente una condizione oggettiva di povertà .
Per altri ha preso la forma di una deprivazione relativa: la difficoltà a mantenere il livello di vita sperimentato in precedenza, che ha colpito soprattutto una parte del ceto medio. Di qui, un sentimento di cautela e incertezza sul futuro che pervade gli italiani: resilienti alle difficoltà economiche, cui hanno fatto fronte coi risparmi e intaccando i propri patrimoni, ma più attendisti sul domani nonostante i segnali positivi degli indicatori istituzionali.
Sono questi gli esiti principali dell’ultima rilevazione di Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, sulle condizioni economiche degli italiani e sulle prospettive future.
Indubbiamente, rispetto a quattro anni fa (2014) si può certamente affermare che il reddito degli italiani non sia ulteriormente peggiorato: più della metà (56,6%) dichiara come sia rimasto stabile nell’ultimo triennio, ben più di quanto affermato nel 2014 quando la soglia s’era fermata al 44,7%.
La situazione è migliorata per un quinto degli interpellati (19,1%) e in misura superiore a qualche anno fa (8,7% nel 2014). Per converso, diminuisce chi ha visto calare le proprie risorse dal 46,6% del 2014 al 24,3% odierno.
Una diminuzione significativa, ma che coinvolge ancora un quarto degli italiani. Come sempre, il dato medio oscura le diversità che sono rilevanti sul piano territoriale.
Se a Nord-Est ben il 25,8% ha conosciuto un miglioramento del reddito familiare nell’ultimo triennio, analogamente accade solo nel 13,7% del Mezzogiorno. Rimarcando una volta di più le divisioni territoriali dell’Italia.
Più dubbiosi che ottimisti
Questi primi indizi di leggero miglioramento nelle condizioni economiche delle famiglie italiane, trovano un primo riverbero nelle proiezioni sul futuro. Se nel 2015 si era potuto osservare un tenue segno di inversione di tendenza, rispetto all’anno precedente, a distanza di un triennio le percezioni si fanno più consistenti.
Quasi un quarto degli italiani (23,0%) pensa che la crisi sia ormai conclusa e i segnali di ripresa evidenti, ma un’analoga visione vedeva coinvolti solo l’8,0% degli intervistati nel 2015.
Quindi, migliora in modo sensibile l’opinione sulle prospettive future, per quanto ciò sia confinato a una parte ancora contenuta della popolazione. Tuttavia, più che aumentare quanti prolungano temporalmente il termine delle difficoltà economiche, crescono molto quelli che esprimono incertezza: dal 13,6% del 2015 al 28,5% del 2018. Con un novero di dubbiosi superiore a chi immagina il Paese già fuori dal tunnel della crisi. Anche in questo caso, le divisioni territoriali sono evidenti. A un Nord (25,1%) che avverte già l’uscita dalla crisi, fa da controcanto un Centro-Sud (30%) in balia di una forte preoccupazione.
È significativo, a tal riguardo, considerare quali siano gli ambiti ritenuti crescere economicamente nel prossimo futuro.
Per gli italiani il miglioramento economico riguarderà in misura decisamente maggiore il territorio in cui vivono (37,2%), l’Italia in generale (42,0%) e ancor di più l’Europa (59,5%), ben più che per se stessi e la propria famiglia (27,3%).
Dunque, le attese positive sul futuro s’intravedono più per il contesto esterno e lambire solo marginalmente gli interpellati. Come se la ripresa fosse al di fuori delle mura di casa. Un simile esito trova nell’indice di fiducia sul futuro un sintetico orientamento.
Gli «ottimisti», ovvero quanti esprimono valutazioni sostanzialmente positive per tutti gli ambiti considerati, sono il 15%, in deciso calo rispetto alle precedenti rilevazioni. Crescono gli «attendisti» (51,3%) le cui prospettive paiono improntate a una maggiore cautela. Rimangono stabili quanti sono «preoccupati» (23,1%, prevalgono valutazioni negative su quelle positive sul futuro) e «pessimisti» (10,6%, i cui giudizi sono totalmente negativi).
L’agenda politica
Migliorano leggermente le condizioni economiche degli italiani rispetto ad alcuni anni fa, ma le ferite di una lunga crisi non sono ancora del tutto suturate. Per una minoranza cospicua delle famiglie il peggioramento delle risorse disponibili non sembra terminare. Il periodo di difficoltà dal quale lentamente l’Italia sta uscendo lascia dietro di sè almeno due divisioni che si acuiscono: sociale e territoriale. Temi sui quali l’agenda politica del nuovo parlamento dovrebbe interrogarsi fattivamente.
(da “La Stampa”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
E’ BASTATA UNA SEGNALAZIONE ANONIMA ALL’AMBASCIATA ITALIANA A TUNISI PER SCATENARE UNA CACCIA ALL’UOMO RIDICOLA
“Non sono un terrorista, non sono latitante, la polizia tunisina mi ha interrogato tutto il giorno.
Denuncio tutti!”.
Sono le dichiarazioni di Atef Mathlouthi, il tunisino ricercato da ieri per una segnalazione su possibili attentati a Roma, che è stato rintracciato da “Chi l’ha visto?” in Tunisia.
Secondo una segnalazione anonima inviata all’ambasciata italiana a Tunisi Matholuthi avrebbe voluto preparare un attentato in una stazione della metropolitana o in un altro luogo sensibile.
La segnalazione è stata presa sul serio proprio perchè il periodo pasquale ha fatto salire l’allerta terrorismo.
Ma a quanto pare il tutto è stato un buco nell’acqua: l’uomo si trova ancora in Tunisia e ieri è stato interrogato dalla polizia.
La sua foto segnaletica è stata diramata a tutti gli uffici investigativi e anche alle pattuglie sul territorio.
L’uomo, secondo quanto riportato nella lettera, avrebbe potuto pianificare attentati nella capitale e, in particolare, nella metropolitana ma anche in “caffè, siti turistici e centri commerciali”.
La foto segnaletica del 41enne tunisino, sospettato di essere un islamista radicale, è stata diramata a tutti gli uffici investigativi e anche alle pattuglie sul territorio.
Il tutto senza uno straccio di prova.
(da agenzie)
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