Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile
GIOCA NEL CAMPIONATO DI PROMOZIONE E HA IL PERMESSO DI SOGGIORNO IN SCADENZA
Ha trovato il portafoglio di un giocatore avversario e gliel’ha restituito. Per questo, gli hanno offerto un lavoro.
Protagonista della storia un giovane calciatore, ivoriano d’origine e con il permesso di soggiorno in scadenza. Jean-Marc M’Boua, 20 anni, che gioca nella Vaianese Impavida Vernio, nel campionato Promozione, in Toscana, alla fine della partita contro il Folgor Marlia ha trovato un portafoglio fuori dagli spogliatoi. Dentro, 145 euro.
È allora che, come racconta il «Tirreno», il 20enne si attiva prima per cercare di contattare telefonicamente il proprietario, poi decide di prendere il treno da Prato a Lucca per trovarlo. Nulla anche qui.
Finchè decide di andare allo stadio dove si allena la Folgor. L’allenatore lo mette in contatto con colui che aveva perso il portafoglio, Andrea Della Maggiora. Che per ringraziarlo gli dà 50 euro.
È Davide, il padre di Andrea però a decidere di non fermarsi qui: decide di fare di più per questo 20enne, con il permesso di soggiorno in scadenza.
E gli offre un posto di lavoro nella sua azienda che produce contenitori per la conservazione di alimenti a Cremona. «Vogliamo aiutare Jean-Marc in ogni modo possibile – ha spiegato l’uomo – Non so davvero quante persone si sarebbero comportate in questo modo. Mi ha stupito la sua bontà . La mia famiglia gli sarà sempre vicino»
(da “Il Corriere della Sera”)
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Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile
UNO DEI RAGAZZI ABUSATI FINI’ TRAGICAMENTE SOTTO IL TRENO A PISA… MOLTE VITTIME MINORENNI ERANO NORDAFRICANI
Clamorosi sviluppi sul caso della morte di Nicolay Vivacqua, il pisano di 19 anni travolto dal treno
la mattina dello scorso 21 dicembre all’altezza di Riglione-Oratoio, in seguito ad un altro caso allora dai contorni poco chiari, quello dell’incendio doloso di una Ford Focus parcheggiata nella vicina via Alberello.
Nella mattina di giovedì 22, personale della squadra mobile della questura di Pisa ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa del gip Giulio Cesare Cipoletta nei confronti di un pensionato di 75 anni, residente a Pisa, proprietario dell’auto incendiata.
«L’uomo — si legge in una nota della polizia – è ritenuto responsabile di aver compiuto ripetuti atti sessuali e violenze sessuali nei confronti di quattro giovani che all’epoca dei fatti erano quasi tutti tredicenni. L’attività investigativa era già nata nell’ambito di un procedimento penale della locale Procura per i reati di violenza sessuale e prostituzione minorile avviato da una denuncia resa da un giovane cittadino marocchino per fatti avvenuti quando era ancora minorenne, denuncia che è apparsa oltremodo fondata sulla base delle risultanze investigative».
Nel corso delle indagini, sottolinea la questura, «si verificava un altro drammatico evento: il 21 dicembre 2017 due giovani 19enni che avevano casualmente scoperto di condividere la terribile esperienza di aver subito abusi sessuali da parte dell’indagato, con un gesto inconsulto avevano deciso di vendicarsi incendiando l’autovettura dell’uomo, che per anni era stata il teatro delle violenze sessuali. Purtroppo da questo gesto era derivata l’inimmaginabile conseguenza della tragica morte di uno dei due ragazzi, investito dal treno in corsa mentre fuggiva a pochi metri dal luogo dell’incendio».
L’orco militava nelle amicizie del calcio
Quest’ultimo evento «ha indirizzato le indagini in maniera serrata — si legge ancora – ed ha consentito di acquisire non solo prove per i fatti reato avvenuti in passato, ma di individuare alcune vittime attuali dell’indagato, in particolare minori di etnia rom e nordafricana. L’uomo, difatti, da tempo gravitante negli ambienti delle squadre giovanili di calcio locali, avvicinava le giovanissime vittime, millantando di avere contatti influenti con squadre di calcio di serie A e carpendo la loro fiducia di fatto li soggiogava ai suoi voleri.
È apparso evidente come l’indagato individuasse quali vittime, minori che non erano sotto il diretto controllo delle famiglie, di cui agevolmente riuscisse ad ottenere la fiducia, facendo leva sui sogni e le aspirazioni di una carriera calcistica, in tal modo isolandoli. I minori erano accomunati da caratteristiche sociali ed economiche come il disagio, l’emarginazione e il bisogno di denari, e l’indagato li spingeva a sopportare riprovevoli condotte di abuso, prospettando loro un futuro nel mondo del calcio e comunque nell’attesa li accontentava anche solo con qualche sigaretta, un gelato o pochi euro».
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile
CHIESTI 6 ANNI E MEZZO DI CARCERE PER PECULATO, TRUFFA E FALSO: ANDAVA PURE A FARE LA SPESA CON L’AUTO DI SERVIZIO… IL PM: “UN METODO AGGHIACCIANTE”
Il pubblico ministero Grazia Pradella ha chiesto oggi una condanna complessiva a 6 anni e 6 mesi di reclusione nei confronti della dottoressa Simona Del Vecchio, ex dirigente della struttura complessa di medicina legale dell’Asl 1 imperiese.
La Del Vecchio è accusata dei reati di falso, truffa e peculato.
I primi due per aver certificato sulla carta autopsie mai eseguite.
In particolare, avrebbe compilato referti in bianco, anzichè presentarsi, quando c’era da effettuare una ricognizione cadaverica per morti naturali o in caso di esami necroscopici su incarico della Procura.
L’accusa di peculato, deriva dal fatto che gli investigatori della Guardia di Finanza l’avrebbero sorpresa a fare la spesa o altre commissioni a bordo dell’auto di servizio. Nel mirino ci sono 46 certificati su salme che non sarebbero mai state viste.
L’unica parte civile, l’Asl 1 imperiese, ha formulato una richiesta risarcitoria complessiva pari a 153.769,64 euro, 120mila dei quali come danno di immagine.
Nel corso della discussione, il pm ha messo in luce l’esistenza di un metodo di lavoro, secondo cui i certificati venivano falsificati, di fronte alla morte di anziani, mentre venivano “scientificamente” escluse le morti di giovani o quelle cosiddette «strane», per evitare sospetti.
«Un metodo agghiacciante – ha affermato Pradella -. Quasi a fare una drammatica tabella di valori tra morti». Ed ha aggiunto: «Sono indignata come pubblico ministero, come paziente e come familiare di persona anziana».
Il pm ha parlato di «quadro avvilente», tanto da negare le attenuanti generiche all’imputata, malgrado sia incensurata.
L’accusa porta, poi, un caso emblematico, in cui la Del Vecchio avrebbe fatto scrivere sul certificato di un’anziana che era deceduta per «insufficienza respiratoria» e non per «trauma cranico», soltanto per fare un favore all’amica di un’agenzia funebre preoccupata di dover rimandare il funerale che era già stato fissato.
(da “il Secolo XIX”)
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Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile
CONTATTI TRA LOTTI E GIANNI LETTA: I DEM OTTERREBBERO DUE VICEPRESIDENZE E MAGARI ANCHE IL COPASIR
Astensione. Dovrebbe essere questa la posizione del Pd nelle votazioni per i presidenti di Camera
e Senato al via domani in Parlamento.
Una decisione che evidentemente lascia fare agli altri gruppi, ma di fatto in Senato aiuta il candidato di Forza Italia Paolo Romani, nome sul quale Silvio Berlusconi è irremovibile nonostante il no del M5s e le critiche del leghista Matteo Salvini.
Ecco, in questo modo Romani verrebbe eletto con il lascia passare del Pd, una sorta di astensione tecnica frutto anche dei contatti continui di questi giorni tra i Democratici e Forza Italia.
In particolare, i fili della trattativa li sta tenendo Luca Lotti con Gianni Letta, ma non solo. Sono interlocuzioni certo non nuove al cerchio magico renziano.
Ma sembrerebbe che l’accordo tenga insieme anche altre caselle, tra cui una per la minoranza orlandiana che otterrebbe una vicepresidenza al Senato.
Il nome più quotato è quello di Anna Rossomando, senatrice dell’area del Guardasigilli. Inoltre i Dem otterrebbero una vicepresidenza anche alla Camera, con Ettore Rosato, il capogruppo uscente.
Sono queste le carte sul tavolo dei Democratici, almeno della parte renziana che su queste basi avrebbe un asse anche con gli orlandiani.
Un patto che ai renziani frutterebbe anche l’elezione dei due capigruppo: Lorenzo Guerini per la Camera e Andrea Marcucci per il Senato.
Certo bisogna vedere come reagirà la parte non-renziana del Pd che va dal capogruppo uscente al Senato Luigi Zanda a Dario Franceschini. Ma la scommessa renziana è che su Romani nessuno potrà sfilarsi.
Tanto più che formalmente si tratta di un’astensione, anche se torna vitale per un candidato voluto fortemente soltanto da Forza Italia, mal digerito dalla Lega che però a questo punto per contrastarlo dovrebbe votargli contro e mettere in crisi definitivamente la coalizione di centrodestra.
Salvini certo continua a dire che per lui è tutto “azzerato”, ma pare che il messaggio non sia stato ricevuto da Berlusconi che insiste su Romani, confidando nel Pd. A lui la scelta.
“Noi non voteremo Romani. Non abbiamo nessuna intenzione di votare Romani. Gli riconosciamo serietà ma non lo vogliamo votare”, dice Ettore Rosato a Porta a Porta, anticipando evidentemente le indicazioni che verranno esposte dal reggente Maurizio Martina all’assemblea dei gruppi Pd, gruppi che si riuniscono oggi ma probabilmente verranno riconvocati domattina prima delle votazioni.
Perchè? Perchè, anche se la decisione è quella esposta fin qui, stasera si terrà il vertice tra tutti i capigruppo proposto da Luigi Di Maio dopo che il Pd ha deciso di disertare la riunione convocata da Berlusconi a Palazzo Grazioli. “Non partecipiamo a vertici con posizioni precostituite”, recitava infatti ieri sera la nota in cui il Pd ha rifiutato l’invito.
Stasera invece i Dem ci andranno, ascolteranno le posizioni degli altri, “sta a loro, dire”, ci dice Rosato. Dopodichè la via dell’astensione sembra segnata, anche perchè — almeno dal punto di vista renziano — non ci sono le condizioni per proporre nomi del Pd per le presidenze, come Franceschini alla Camera per esempio oppure come Emma Bonino al Senato, carta pensata in area orlandiana per mettere in crisi il M5s.
Non succederà , si scommette tra i dirigenti Dem che stanno tenendo le trattative tentando allo stesso tempo di non far scoppiare la guerra sotterranea sempre viva nel partito.
E’ chiaro che l’astensione dei Democratici alla Camera lascia il candidato del M5s — Roberto Fico o chi per lui – alla mercè del voto, interamente dipendente dai voti della Lega per avere la maggioranza ed essere eletto in una votazione a scrutinio segreto che non prevede il ballottaggio finale tra due candidati come al Senato.
Ma allo stesso tempo l’astensione riesce a tenere insieme un partito spaccato tra diverse tentazioni all’indomani della debacle elettorale.
Anche se — e questo i renziani non se lo nascondono — se il candidato del M5s venisse eletto alla Camera con i voti della Lega, il tutto risulterebbe propedeutico ad un accordo di governo tra Di Maio e Salvini.
Tutto da vedere, certo, perchè dovranno discutere di premiership e programmi, ostacoli da non poco conto. Ma in questo quadro verrebbe salvaguardata la posizione del Pd all’opposizione, scelta iniziale di Matteo Renzi sulla quale ha comunque votato quasi tutta la direzione nazionale dei Democratici.
E al Pd all’opposizione potrebbero spettare importanti incarichi, come per esempio la presidenza del Copasir, la commissione di vigilanza sui servizi segreti.
Per questo ruolo sul tavolo c’è il nome di Lotti, che però prima dovrebbe chiudere la sua vicenda giudiziaria nell’inchiesta Consip. Ma c’è tempo per sperare in un’archiviazione, chissà , sono i giudici a decidere.
Certo però è che c’è tempo: le presidenze delle commissioni si decidono solo dopo la nascita di un nuovo governo.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile
SE QUALCOSA FOSSE DAVVERO CAMBIATO NELLA POLITICA ITALIANA, I PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO DOVREBBERO ESSERE ASSEGNATI A FORZE MINORI, COME FIGURE DI CONTROLLO… DUE NOMI? BONINO E MELONI
Siamo alle solite.
Alla vigilia della votazione per la presidenza di Camera e Senato, i vincitori delle elezioni non hanno neanche raggiunto l’accordo sul nome di Fico alla Camera e di Romani al Senato.
Il primo è oggetto di pugnalate alle spalle, in quanto “ortodosso”, dall’ala destrorsa del M5S che gli preferisce Fraccaro.
Il secondo, in quanto condannato per peculato, è giustamente giudicato “improponibile” dai Cinquestelle.
Il sedicente erede di De Gasperi a questo punto propone di ricominciare con una riunione dei capigruppo, come se cambiasse qualcosa se non si cambia il metodo.
E continua a parlare di “figure di garanzia”, proprio lui che ha proposto Fico e Fraccaro, ovvero due uomini del suo partito.
Stesso discorso nel centrodestra dove l’alternativa a Romani sarebbero la Bernini e la Casellati, altre espressioni di Forza Italia.
Nessuno che faccia un semplice ragionamento: le elezioni le hanno vinte M5S e Lega?
Bene, le presidenze “di vera garanzia” vadano a chi le ha perse o almeno a persone qualificate appartenenti a forze minori, altrimenti “di garanzia” non sono.
Questa sarebbe una vera svolta politica di “cambiamento”, non le manfrine democristiane di sagrestani improvvisati.
Si abbia il coraggio di indicare una “rosa di nomi” graditi tra i quali scegliere fuori da schemi di potere, altra cosa è votare un premier per cui necessita una maggioranza, qua si tratta di scegliere per l’appunto “figure di garanzia” per far capire che il metodo è cambiato.
Qualche nome? Due donne, ad esempio.
Emma Bonino, espressione di una forza alleata al centro sinistra, personaggio stimato a livello internazionale e sicuramente indipendente da logiche partitocratiche.
Giorgia Meloni espressione della forza minoritaria del centrodestra che in quel ruolo avrebbe tutto da guadagnarci come immagine super partes, piuttosto che passare la vita a fare il clone di altri.
Ovviamente non sono le uniche, ma potrebbero rappresentare una soluzione temporanea. per quanto potrà durare questa legislatura.
Poi Di Maio e Salvini provino a trovare una maggioranza, se ci riescono, altrimenti tra un anno si torni al voto senza tanti schiammazzi: gli italiani non hanno dato una maggioranza a nessuno, fatevene una ragione.
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Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile
LA MAMMA DELLA RAGAZZA: “LICENZIATA PER COLPA DI UNA TELEFONATA DI SALVINI”…LA TITOLARE: “NON L’ABBIAMO LICENZIATA NOI”… SCOPPIA LA POLEMICA TRA MINACCE DI QUERELE
“Io non servo i razzisti”: così una giovane gelataia di Milano, davanti a
un cliente. Non uno qualsiasi: il segretario della Lega Matteo Salvini.
Una reazione che sta provocando centinaia di reazioni su Facebook, ma anche minacce di querele.
Tutto nasce da un post su Facebook che diventa virale, provoca la reazione delle persone coinvolte e anche quella dell’involontario protagonista della storia: Salvini, appunto.
Tutto accade martedì pomeriggio, in una gelateria di piazzale Siena a Milano.
“Qui Salvini viene spesso, anche con i suoi figli”, racconta Rosaria Di Stefano, la titolare di “Baci Sottozero”.
Quel pomeriggio, quando tocca a lui scegliere il gelato, la commessa al banco si rifiuta di servirlo, tanto – racconta sempre la titolare, “interviene un’altra commessa, che serve il gelato a Salvini e, dopo, mi riferisce l’accaduto”.
A quel punto c’è un confronto tra la titolare e la ragazza, assunta in prova da 10 giorni attraverso una agenzia interinale.
“Le ho detto chiaramente che comportamenti del genere non sono ammessi, perchè per me tutti i clienti sono uguali. La ragazza mi ha risposto: “Io non servo i razzisti, Salvini è un razzista”, e a quel punto si è tolta il grembiule ed è andata via, lasciandomi tra l’altro con il negozio pieno di clienti”.
Ma una versione molto diversa arriva dalla mamma della ragazza, autrice del post che ha scatenato la polemica.
Cristina Villani – ex assessora del comune di Corsico, di Forza Italia – scrive su Facebook: “Signor Matteo Salvini, sono la mamma della ragazza che serviva al banco della gelateria. Desidero informarla che a seguito della telefonata che lei ha fatto alla titolare del negozio in quanto non soddisfatto del servizio da parte di mia figlia, mia figlia ha perso il lavoro”.
Il post si chiude con una frase. “Credo che, invece di fare il bambino offeso e dirlo alla mamma, avrebbe potuto, da persona adulta, fare le sue rimostranze direttamente a mia figlia”.
In poche ore decine sono le reazioni al post, molte di sostegno alla signora e di accuse di razzismo alla titolare della gelateria e allo stesso Salvini.
Sulla pagina Facebook di “Baci Sottozero” arrivano decine di messaggi di accuse – con riferimenti alla perdita del lavoro, al razzismo, alla mancanza di tutele di una commessa di fronte a un politico – e recensioni negative.
La signora Di Stefano scrive la sua versione, che ripete a Repubblica: “Non ho ricevuto nessuna telefonata, ho solo rimproverato la ragazza, che è andata via di sua iniziativa”.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile
TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE SU VOTI, QUORUM E PROCEDURE
Venerdì le due Assemblee saranno chiamate (rispettivamente alle 11 a Montecitorio e alle 10:30 a Palazzo Madama) ad adempiere al loro primo atto della legislatura: l’elezione dei successori di Laura Boldrini e Pietro Grasso.
Ecco, in dettaglio, le procedure per eleggere chi siede negli scranni più alti di Montecitorio e Palazzo Madama.
Le sedute saranno presiedute da Roberto Giachetti (Pd) e dal senatore a vita Giorgio Napolitano: il primo è il più anziano dei vicepresidenti della Camera rieletti della scorsa legislatura; il secondo è il senatore più anziano d’età .
E’ previsto che entrambi i presidenti provvisori tengano un breve discorso prima di dare il via alle votazioni.
ALLA CAMERA
La votazione avviene per schede ed in modo segreto. Nella prima votazione è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea (comprese nel computo le schede bianche), ovvero 420 voti.
Per il secondo e terzo scrutinio il regolamento di Montecitorio prescrive che il quorum si abbassi ai due terzi dei votanti, contando anche le schede bianche.
Si prevede che i primi tre scrutini si terranno tutti nella giornata di venerdì. Per gli eventuali scrutini successivi, da sabato, è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti, contando pure in questo caso anche le schede bianche.
Ciascun deputato esprime il proprio voto nella scheda all’interno di cabine allestite tra il banco della presidenza e quello del governo e la deposita in un’urna. Lo spoglio delle schede è pubblico ed avviene in Aula.
Nel caso in cui fossero necessari più scrutini per eleggere il presidente, la seduta potrebbe protrarsi per più di una giornata; in ogni caso, formalmente si tratta di una seduta unica. Nelle ultime sei legislature il presidente è stato eletto il giorno successivo all’inizio della seduta (quarto scrutinio).
I gruppi alla Camera sono così composti:
M5S: 227 deputati
Lega: 124 deputati
Pd: 112 deputati
Forza Italia: 106 deputati (mancano 10 seggi)
Fratelli d’Italia: 31 deputati
LeU: 14 deputati
Altri: 6 deputati
AL SENATO
Anche a Palazzo Madama la votazione avviene a scrutinio segreto, ma il meccanismo assicura comunque l’elezione del presidente entro la quarta votazione.
Al primo scrutinio è eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato, che è pari a 161 voti.
Qualora non si raggiunga questa maggioranza neanche con un secondo scrutinio, si procede, nel giorno successivo, ad una terza votazione nella quale basta la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche.
Se nella terza votazione nessuno ha riportato detta maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno ad un ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa.
A parità di voti, è eletto il più anziano di età . Pure a Palazzo Madama lo spoglio delle schede votate è pubblico e avviene in Aula.
I gruppi al Senato sono così composti:
M5S: 112 senatori
Lega: 58 senatori
Forza Italia: 58 senatori (mancano 10 seggi)
Pd: 54 senatori
Fratelli d’Italia: 16 senatori
LeU: 4 senatori
Altri: 3 senatori
Senatori a vita: 6
I GRUPPI PARLAMENTARI ED I CAPIGRUPPO
Entro due giorni dalla prima seduta, e quindi il 27 marzo i parlamentari devono dichiarare a che gruppo aderiscono: a quel punto i gruppi sono convocati per eleggere i rispettivi presidenti.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Da quando son eletti i presidenti delle due Camere il presidente del Consiglio uscente può salire al Quirinale per dimettersi: resterà comunque in carica per il disbrigo degli affari correnti fino alla nuova del nuovo premier.
GLI UFFICI DI PRESIDENZA
Le due Camere verranno convocate tra il 27 ed il 28 marzo per eleggere i rispettivi vicepresidenti, questori e segretari d’Aula.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile
NUOVO VERTICE A PALAZZO GRAZIOLI, CONFERMATO IL NOME DI PAOLO ROMANI PER LA PRESIDENZA DEL SENATO … SALVINI ANNULLA LA REGISTRAZIONE A PORTA A PORTA
Resta Paolo Romani, attuale capogruppo di Forza Italia al Senato, il nome su cui il centrodestra
punta per la presidenza di palazzo Madama.
È questa, a quanto si apprende, la decisione presa da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni nel corso di un vertice a palazzo Grazioli.
Dopo la riunione che si è tenuta ieri, sempre nella residenza romana del Cavaliere, oggi un nuovo vertice del centrodestra al quale hanno preso parte, oltre a Berlusconi, Meloni e Salvini, anche il leghista Giancarlo Giorgetti, il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta e lo stesso Romani.
Il segretario della Lega ha annullato la registrazione delle 16 a Porta a Porta, secondo quanto comunica la produzione.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile
SILENZIO ASSOLUTO ALLE RICHIESTE DI INCONTRO DEL CENTRODESTRA
Trentasei ore di assoluto silenzio.
In una fase politica difficilissima, nella quale le grandi manovre di posizionamento, le tattiche da guerriglia d’attacco e di difesa spesso segnano il discrimine tra una strategia vincente e un fallimento totale.
Il ricompattamento del centrodestra e, soprattutto, la mossa di Silvio Berlusconi di chiedere a tutti i leader di sedersi intorno a un tavolo, hanno mandato in profonda difficoltà il Movimento 5 stelle.
Crisi che con il passare delle ore nessuno si preoccupa di smentire.
Luigi Di Maio da ieri mattina è un fantasma. Si va a registrare alla Camera, pubblica le foto dei tesserini sui social, poi si inabissa in una serie di riunioni senza soluzione di continuità . Incerti i luoghi, incerta la composizione della schiera dei consiglieri che lo affiancano.
La comunicazione non comunica, taglia tutti i ponti, i cellulari di chi solitamente ne condivide le giornate squillano a vuoto.
C’è la paura, che con il passare delle ore si innerva di schegge di terrore, di essere fatti fuori dalle presidenze delle Camere.
L’uno-due tra l’apertura dell’ex Cavaliere (raccontano suggerita da Gianni Letta) e il caminetto serale del Pd che ha certificato la possibilità di un rientro in gioco dei Dem “se il dialogo riparte dall’inizio” hanno a cascata generato una chiusura totale.
Sintomatico l’annullamento dell’assemblea di tutti i parlamentari 5 stelle, che all’ora di pranzo avrebbe dovuto incoronare Roberto Fico candidato alla presidenza di Montecitorio.
Doveva essere lo snodo principale del percorso comune intrapreso, pur con tutte le difficoltà , negli scorsi giorni con Matteo Salvini. Ma il banco è saltato.
“Noi al tavolo con Berlusconi non possiamo sederci”, spiega una qualificata fonte del Movimento. Oltre a un problema d’immagine, il vero dilemma riguarda il dopo. Perchè se già l’alchimia di un governo gialloverde sarebbe complicata, ai confini della realtà si collocherebbe un Di Maio che accettasse di entrare in un governo con tutto il centrodestra, interpretandone il ruolo di partner di minoranza.
In Transatlantico alla Camera i 5 Stelle si fanno vedere poco. C’è Stefano Buffagni, volto lombardo molto vicino alla leadership, che non sembra affatto all’esordio in Parlamento e scherza ostentando sicurezza: “Vi stupiremo”.
Poco più in là si intercetta uno dei più influenti tra i deputati del nuovo gruppone stellato. Coperto dall’anonimato svela i dubbi veri. Che dici? “Dico che con questi numeri governare è un suicidio”. Con la stessa sicurezza però afferma: “Le Camere sono un’altra cosa, Montecitorio spetta a noi”.
Lo sguardo non oltrepassa le prossime quarantott’ore, perchè la certezza di ieri, oggi si è frantumata come un vaso di cocci.
Giancarlo Giorgetti, il leghista già saggio di Napolitano, è il vero spauracchio, con il consenso largo che raccoglie anche dalle fila del Pd. Ci si guarda alle spalle.
Ieri mattina un senatore di lungo corso ragionava ad alta voce: “Non vorrei che trattassimo trattassimo e poi rimanessimo con niente in mano”.
Una profezia?
(da “Huffingtonpost”)
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