Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
ALL’ORIGINE UNA FUGA DI GAS IN PIENO CENTRO STORICO … L’ESPLOSIONE APPENA INTERVENUTI I VIGILI DEL FUOCO… ALTRI DUE VIGILI SONO GRAVI
È una tragedia. Sarebbero almeno quattro le vittime. E tra queste alcuni Vigili del Fuoco. Tre i feriti gravi.
Un’esplosione, dovuta probabilmente ad una fuga di gas, si è verificata nel cuore del centro storico catanese. In un palazzo di via Vittorio Emanuele, angolo via Plebiscito.
Nella deflagrazione sarebbero rimasti coinvolti alcuni vigili del fuoco che erano intervenuti sul posto.
Ma è ancora presto per avere un bilancio definitivo delle vittime. Sono otto le squadre dei Vigili del Fuoco presenti sul posto. Inoltre presenti carabinieri, polizia, unità cinofile, vigili urbani e tecnici dell’Asec.
Da una prima ricostruzione pare che una squadra dei Vigili del Fuoco sia arrivata sul posto per una perdita di gas, ma poi – per cause ancora da accertare – sia avvenuta l’esplosione e poi la tragedia.
Tutta la zona, da piazza Palestro a via Garibaldi, è stata transennata ed inibita al traffico.
(da “Sicilia Live”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI E’ PROPRIO LEGATO ALLE SUE ORIGINI DI EX LEONCAVALLINO, VUOL PORTARE L’EX ATTIVISTA DEL CENTRO SOCIALE LINK A UN RUOLO ISTITUZIONALE… DA BARISTA DEI COMPAGNI RIPUDIATI A TACCO 12, SIAMO ALLA FARSA
Il Movimento 5 Stelle ha deciso. Sarà Roberto Fico il candidato alla presidenza della Camera. È il
nome estratto nella terna che comprendeva Riccardo Fraccaro ed Emilio Carelli, che rimangono allertati nel caso si dovesse passare repentinamente a un piano B.
Una candidatura che procede su un binario parallelo a quella che avanzerà la Lega al Senato. Anche qui le riserve sono a un passo dall’essere sciolte.
E la carta è una di quelle a sorpresa. Si tratta di Lucia Borgonzoni, fedelissima di Matteo Salvini, un passato agitato come attivista del centro soicale Link di Bologna, denominata “sindachessa della fattanza” quando si presentò come candidata a sindaca di Bologna dai suoi ex compagni di merenda.
La fotografia del momento è questa. Le variabili per arrivare a dama tante.
E riguardano soprattutto il centrodestra. Perchè i 5 Stelle sono convinti che con il segretario leghista non ci sia alcun problema sui nomi.
Ognuno decide il suo, e si va avanti. Più complicato farlo digerire agli alleati, con una Forza Italia ancora riottosa a dare il via libera a una camicia verde a Palazzo Madama, e che nel caso di disco verde sembrerebbe puntare invece su Giulia Bongiorno, uno stretto rapporto con Niccolò Ghedini, tra i più stretti plenipotenziari di Silvio Berlusconi.
Fico l’ha spuntata sugli altri nomi in lizza per due ragioni fondamentali.
La war room di Di Maio è convinta che il profilo del presidente della Vigilanza Rai sia quello giusto per intercettare qualche voto anche dal centrosinistra, o quantomeno disinnescare pericolose manovre di disturbo.
Puntando molto sulla pattuglia di Leu, ma anche su una manciata di voti Pd, soprattutto se si dovesse arrivare a chiudere un accordo complessivo sull’intero ufficio di presidenza.
In secondo luogo, il deputato napoletano è uno dei capofila — se non il principale — dell’ala del Movimento più ancorata alle istanze originarie della creatura che fu di Beppe Grillo.
Quella che digerisce meno la mano tesa al Carroccio, e che si vedrebbe riconosciuto dalla leadership un ruolo fondamentale negli equilibri interni della nuova legislatura.
La bocciatura di Di Maio di “indagati e condannati” come figure apicali delle Camere ha dato una mano notevole a Salvini.
Mettendo un serio argine alle candidature di Roberto Calderoli (che il capo leghista non è mai arrivato a considerare come un suo uomo) e di Paolo Romani, nome forte degli azzurri.
A Palazzo si rincorrono le voci di una mossa concordata fra i due, boatos che non trovano conferme.
Il leader della Lega al momento punta sulla Borgonzoni, anche se nel centrodestra la partita resta ancora da giocare. Salvini stima la Bongiorno, ma non si fida del suo profilo eccessivamente autonomo, in grado di dare grattacapi nella seconda fase, quella ancor più complicata che porterà alla formazione di un governo.
All’avvocato ex Fli, viene preferita la pasionaria Borgonzoni, un passato di sinistra che potrebbe farle gioco nel farla finire nel vortice dei veti incrociati.
E che soprattutto viene considerata una fedelissima, sulla quale contare nel complicato incastro delle consultazioni.
Sarà decisivo il vertice di domani, nel quale il capo della Lega dovrà far passare la propria linea nei confronti di una Forza Italia che procede con il freno a mano tirato.
E saranno importanti anche le consultazioni che nel pomeriggio avranno i capigruppo 5 Stelle, Danilo Toninelli e Giulia Grillo, con le altre forze politiche, soprattutto sul versante della composizione degli uffici di presidenza.
L’istantanea del momento è pronta a essere strappata nel giro di qualche ora, ma al momento fotografa uno schema a due nel quale si è anche parlato di nomi.
E mai un venerdì è stato così lontano dal martedì. Anni luce.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
MA LA RUGGIERO HA DIMENTICATO DI DIRE CHE IL BIGLIETTO ERA DI PRIMA CLASSE
Manca poco alla prima seduta del Parlamento, i neoeletti a 5 Stelle sono pronti. E non vogliono certo fare brutta figura.
Per questo motivo Francesca Anna Ruggiero, deputata eletta al collegio uninominale (quindi scelta personalmente da Luigi Di Maio) di Bari-Bitonto ha già preso il biglietto del treno per andare a Roma.
Roma, stiamo arrivando, scrive su Facebook in un impeto di entusiasmo dovuto anche al fatto di aver conquistato poco meno di 84mila preferenze.
La Ruggiero vuole partire col piede giusto, ed ecco perchè ci tiene a far sapere che andrà a Roma «Con le mani libere e in esse solo il biglietto in classe SUPER ECONOMY, per non incidere troppo nelle tasche dei contribuenti».
Già ce la immaginiamo in uno di quei posti striminziti, con pochissimo spazio per le gambe, con il trolley appoggiato sulle ginocchia.
Ma non è così, perchè “super economy” è la tariffa scontata di Trenitalia. La classe invece è un’altra cosa e la Ruggiero ha scelto di viaggiare in prima classe
Non c’è nulla di sbagliato nel viaggiare in prima classe spendendo poco. Per la verità non c’è nulla di sbagliato nemmeno nel viaggiare in prima classe.
Ma per il MoVimento è diverso: il “lusso” (tra virgolette perchè stiamo parlando di un freccia argento e non certo di un volo privato sul Concorde) è uno dei simboli della casta.
§Fa sorridere il tentativo di far passare la decisione di spendere poco per “non incidere sulle tasche dei contribuenti”.
Il che tenuto conto che un parlamentare oltre allo stipendio (sarà da vedere a quanto ammonterà quello pentastellato) riceve dai seimila agli ottomila euro al mese (di soldi pubblici) per pagarsi tutte le spese è ridicolo.
Tanto più che i 5 Stelle hanno dimostrato di saper usare i rimborsi forfettari fino all’ultimo centesimo, con buona pace dei “risparmi” veri o presunti.
La deputata pentastellata ha acquistato il biglietto due giorni prima della partenza, ma se lo avesse acquistato qualche giorno prima avrebbe risparmiato ancora di più.
La tariffa Super Economy per la prima classe parte infatti da 29,90 euro.
E volendo spendere ancora meno è possibile acquistare il biglietto di seconda classe (ben 5 euro di risparmio).
La tariffa base per la prima classe è di 80 euro, la Ruggiero ne ha spesi 50 risparmiando la cifra stellare di 30 euro.
La Ruggiero conclude dicendo «Ci rivediamo presto per rendicontare direttamente cosa sarà successo a Montecitorio in questa importantissima settimana».
E non si capisce se si limiterà a rendicontare le spese (compreso lo scontrino per il caffè al bar o alla Buvette) o se relazionerà su quello che è successo in Aula.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
LUIGI LAINA’ INCONTRO’ IL RAGAZZO NEL CENTRO CLINICO DI REGINA COELI NELLA NOTTE TRA IL 16 E IL 17 OTTOBRE DEL 2009
“Stefano mi disse che con lui i carabinieri si erano ‘divertiti’. Era ridotto che sembrava una
zampogna, in quelle condizioni non doveva essere portato in carcere”.
È quanto ha affermato Luigi Lainà , che incontrò Stefano Cucchi nel centro clinico di Regina Coeli, dove si trovava anche lui, la notte tra il 16 e il 17 ottobre del 2009, nel corso del processo davanti alla I corte d’Assise che vede imputati cinque carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale.
“Gli ho chiesto di alzarmi la maglietta – ha raccontato Lainà , rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò che lo interrogò una prima volta nel novembre del 2014 – e lui mi ha mostrato la schiena: era uno scheletro, sembrava un cane bastonato, roba che neanche ad Auschwitz. Aveva il costato di colore verdognolo-giallo, come quello di una melanzana. Gli ho chiesto se a ridurlo così fosse stato qualcuno della penitenziaria… ero pronto a fare un casino… e invece lui rispose che erano stati i carabinieri che lo avevano arrestato… ‘si sono divertiti’, mi aggiunse. Volevano che facesse la spia, che parlasse per far arrestare altri spacciatori, ma lui è stato un grande, non ha fatto un nome. Mi spiegò che era stato picchiato da due militari in borghese mentre un terzo in divisa intervenne per invitare i due a smetterla”.
“Quando sbagliamo – si è sfogato Lainà – è giusto essere arrestati, messi in carcere e giudicati da un tribunale. Non è giusto, invece, essere massacrati di botte. È successo pure a me qualche volta, e anche io come tanti altri ho dovuto dire di essere caduto per evitare di essere pestato di nuovo. Ma devo ammettere che non ho mai visto un detenuto, come Cucchi, portato in cella in quelle condizioni”.
Fu proprio Lainà , sconcertato da quello che aveva visto, a sollecitare l’intervento del medico di Regina Coeli Pellegrino Petillo che ne dispose il ricovero al Fatebenefratelli anche se poi Cucchi il giorno dopo venne spedito al reparto di medicina protetta del Pertini. “A Petillo dissi che se non fosse intervenuto in tempo, Cucchi sarebbe morto subito a Regina Coeli per quanto stava male – ha precisato Lainà – . Io una cosa così non l’avevo mai vista”.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
IL PADRE AVEVA SCRITTO UNA LETTERA APPELLO, IL FIGLIO E’ AFFETTO DALLA SINDROME DI WEST: “NON SO QUANTO POTRA’ ANDARE AVANTI”
“Fra tutti i cantanti che ascolto sei l’unica che mi rilassa e se piango per qualche dolore appena sento la tua voce smetto di piangere e ascolto incantato, a volte sorrido”. L’appello era partito sui social: Vittorio Muroni aveva scritto un post a nome del figlio Fabio, affetto dalla sindrome di West, grande fan di Laura Pausini.
In un post, il padre chiedeva alla cantante di trovare un minuto “fra i tuoi super impegni” per andarlo a trovare.
“In questo momento non sto attraversando un buon momento anzi, a detta dei medici non so quanto possa andare avanti”, ha scritto Vittorio su Facebook.
Il post è stato condiviso da diversi utenti e infine l’obiettivo è stato raggiunto: Laura Pausini ha fatto visita al 12enne all’ospedale Maggiore di Lodi, dove si trova ricoverato.
“Ho scritto quella lettera a gennaio, dopo lo sconforto dovuto all’intervento: da allora, infatti, abbiamo fatto dentro e fuori dall’ospedale e Fabio non si è più ripreso”, dice papà Vittorio, come riporta il Giorno,
“Domenica eravamo stati preavvisati dell’arrivo di un pacco dono da parte della cantante per lunedì, e invece poi è venuta a portarlo lei di persona! Un bel regalo per Fabio e per la festa del papà “.
*Qualche tempo prima, Vittorio aveva postato una video del figlio sorridente, mentre ascoltava il singolo della sua cantante preferita,”Non è detto”.
Laura ha regalato al bambino il suo ultimo cd.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
SI SPACCA IL FRONTE DI TOTI IN LIGURIA
Il segretario provinciale imperiese della Lega, Giulio Ambrosini, si è dimesso dall’ incarico. 
La scorsa settimana aveva partecipato alla convention dell’ex ministro Claudio Scajola (Fi) , che si è candidato a sindaco alle elezioni di primavera provocando le reazioni critiche del segretario ligure della Lega Edoardo Rixi e del governatore Giovanni Toti (Fi) che vogliono invece un candidato alternativo.
La decisione è stata presa nella tarda serata di ieri al termine del direttivo convocato per discutere delle amministrative.
Determinante è stata la partecipazione di Ambrosini alla serata con l’ex ministro. «Dopo un appassionante dibattito ho ritenuto necessario rassegnare irrevocabilmente le dimissioni da segretario provinciale – afferma Ambrosini -. La mia scelta chiarisce la posizione della Lega nell’assetto politico di coalizione di centrodestra per evitare equivoci e fraintendimenti, già oggetto di confusione nell’elettorato e all’interno del partito».
Il consigliere regionale della Lega Alessandro Piana, proposto commissario del partito a Imperia, ha commentato su Ambrosini: «La sua partecipazione alla convention di Scajola è stata inopportuna. la sua partecipazione come segretario è stata colta da alcuni con imbarazzo, da altri con stupore».
Secondo Piana «in questo modo si mettono in discussione le alleanze e noi non possiamo mettere in discussione un modello regionale che ci ha fatto vincere».
Altri leghisti erano alla serata di Scajola: «Non siamo tagliatori di teste e ognuno è libero di decidere cosa meglio crede. Se esiste qualche militante nostalgico è libero di andarsene» dice Piana.
«Dopo 27 anni di appartenenza coerente ritengo da uomo responsabile delle proprie azioni di affrancare il mio partito da qualsiasi illazione interpretativa» ha spiegato Ambrosini.
L’impressione è che sia il primo di una lunga serie.
(da “il Secolo XIX”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
GLI ADESIVI TROVATI A CASA DI UNA MILITANTE TORINESE ANTAGONISTA SONO QUELLI DI ZEROCALCARE: L’ESTREMA DESTRA COMPLOTTISTA HA PRESO UNA CANTONATA
Ieri La Stampa ha dato la notizia dei provvedimenti di arresto e delle perquisizioni effettuate dalla Digos per individuare gli autori degli scontri con la polizia al corteo antifascista del 22 febbraio a Torino.
Dai verbali delle perquisizioni risulta che gli investigatori hanno sequestrato nella casa di una studentessa “quasi 800 adesivi con la scritta «qui abita un@ antifascista»: riconducibili al movimento antagonista di Pavia”.
Fin qui la notizia, nuda e cruda, come riportata dal giornale senza alcun ricamo.
Il ritrovamento degli adesivi ha subito fatto scattare il braccio teso ad alcuni utenti che hanno collegato il fatto a quello degli adesivi appiccicati sulle porte delle case di alcuni cittadini di Pavia.
Il caso aveva ottenuto una considerevole risonanza mediatica anche perchè era avvenuto a ridosso delle elezioni politiche.
Ignoti avevano “marchiato” le case degli antifascisti (ma non solo, visto che ad essere colpite non erano solo le abitazioni dei militanti dei centri sociali) con un adesivo con la scritta “Qui ci abita un antifascista” e il simbolo della rete antifascista barrato.
A dare il via è stato il giornalista Maurizio Murelli, ex militante di vari movimenti neofascisti negli anni Settanta e Ottanta.
Diversi simpatizzanti di destra e di Casa Pound hanno condiviso la notizia dopo che un utente ha fatto notare quello che per lui era “ovvio”. Vale a dire che tutto il piagnisteo sugli antifascisti “marchiati” era stato organizzato ad arte proprio dalle stesse presunte vittime. Sono state loro ad attaccare gli adesivi e poi ad accusare i movimenti di estrema destra per poter dare credito alla tesi dell’onda nera che rischiava di travolgere l’Italia alle elezioni.
Nelle condivisioni del post è un diluvio di insulti.
Nel frattempo anche Sinistra Cazzate e Libertà scrive “Ora, che se li fossero attaccati da soli era palese per chiunque conoscesse un minimo l’ambiente. Oggi è giunta la conferma. Che figura di merda ragazzi”.
Ovviamente però nell’articolo della Stampa non c’è nessuna conferma alle tesi di chi sostiene che sia tutta una congiura di sinistri per infangare il buon nome dei neofascisti italiani.
Perchè la cronaca locale ci ricorda che dopo quell’episodio di “marchiatura” i movimenti e i centri sociali reagirono producendo un altro adesivo, disegnato da Zerocalcare, che aveva scritto “Qui abita un@ antifascista“.
Esattamente come in quelli rinvenuti a Torino.
Per i più duri di comprendonio si tratta chiaramente di una reazione successiva alla provocazione notturna.
Non solo i due adesivi sono graficamente diversi ma anche il testo è differente (manca il “ci”).
Ed è per questo che quelli ritrovati a Torino sono “riconducibili al movimento antagonista di Pavia”. Nell’adesivo di Zerocalcare è infatti scritto “Movimento Pavia”. E non c’è solo l’adesivo realizzato da Zerocalcare, la Rete Antifascista ha distribuito altri adesivi dove il “ci” è sbarrato e il simbolo Antifa invece non è sbarrato.
Il tutto è avvenuto alla luce del sole e non nottetempo, come invece è il caso della “marchiatura” fatta dagli ignoti di ispirazione neofascista.
Gli adesivi “sequestrati” a Torino quindi non mettono in relazione la ragazza che li deteneva con la “marchiatura” delle abitazioni. Al massimo costituiscono una “prova” (semmai ce ne fosse bisogno) che la persona in questione è antifascista.
La storia degli antifascisti che si marchiano da soli per poi accusare i “poveri neo-fascisti” è una balla e la notizia riportata dalla Stampa non conferma nulla.
Eppure anche secondo Gino Tornusciolo consigliere comunale per Casa Pound Italia a Grosseto “in pratica se li attaccavano da soli”.
Ed è vero, gli Antifa si attaccavano da soli gli adesivi, ma erano quelli disegnati da Zerocalcare, non gli altri.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
SINDACO , ASSESSORI E CORTE DEI MIRACOLI TENTANO LA STRADA DELL’AUMENTO… LA SICUREZZA A CUI TENGONO E’ QUELLA ECONOMICA
Qualcuno, abituato a ben più nobili standard retributivi ed evidentemente poco informato, se n’è
accorto solo a cose fatte, osservando la busta paga.
Altri, più avvezzi all’ambiente, hanno invece accettato incarichi non di prima linea – leggi: i consiglieri delegati – ma dietro la promessa che l’aspetto economico sarebbe stato risolto.
A ogni modo, la mission ai tecnici è stata assegnata: alzare gli stipendi del sindaco, del vicesindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali a partire da quelli con delega.
Così desidera la giunta, seppure non nella sua interezza, ma è questa la linea dettata dal sindaco Marco Bucci.
Il tentativo prosegue sottotraccia da qualche tempo.
A coordinarlo è un consigliere delegato e avvocato, Federico Bertorello. Ed è in qualche modo coerente con alcune dichiarazioni pubbliche e impegni privati assunti dal primo cittadino.
Tuttavia, è chiaro che il tema sia assai sensibile, prova ne sia la massima riservatezza con cui è stato trattato.
Il puro e semplice spirito di servizio ha infatti abbandonato da tempo questi lidi, ed è stata cosa rarissima anche in passato.
Avvocati, architetti, commercialisti, ingegneri, in caso volessero cimentarsi con incarichi in Comune, devono mettere in conto una penalizzazione economica. A cui fa da contraltare un carico crescente di responsabilità e rischi. Per la fedina penale e il patrimonio.
(da “il Secolo XIX”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO PASQUA VIA AI NEGOZIATI TRA DIFFIDENZE E APERTURE
Luigi Di Maio fa trapelare una frase alle agenzie durante l’incontro con i senatori: «Dei ministri si parla col presidente della Repubblica, dei temi invece con i partiti politici». Sfumature che tradiscono grandi passi in avanti. Mai il leader grillino aveva prima di ora aperto una crepa alla granitica certezza che la squadra dei ministri sarebbe stata quella presentata con tanto di grande scenografia mediatica prima del voto.
Segno che Di Maio vuole trattare. Anzi, sta trattando. Per ora i leader si studiano, si tengono a distanza di telefono.
Tocca agli ambasciatori incontrarsi e parlarsi. E i 5 Stelle lo stanno facendo soprattutto con la Lega. A sentire i grillini che lavorano a stretto contatto con Di Maio, la speranza di avere un governo in qualche modo sostenuto dal Pd, sotto la regia del Colle, si sta via via affievolendo.
Certo, non sono sfuggiti i nuovi importanti segnali di apertura del Pd: «Vediamo però se fanno davvero il referendum tra gli iscritti» è il pensiero di Di Maio. Ma non c’è solo l’idea di una consultazione interna tra i dem che potrebbe comunque finire male. Un renziano eretico come Matteo Richetti propone di ragionare su «un governo di scopo di pochi punti». Qualcosa di non dissimile a quella formula immaginata dai vertici del M5S prima del voto, quando non sapevano che il peso del Movimento sarebbe stato maggiore.
I grillini lasceranno che Mattarella tenti un’ultima carta con il Pd durante le consultazioni dopo Pasqua. Se andrà male, l’asse costruito nel frattempo con i leghisti sulle presidenze di Camera e Senato, diventerà la struttura portante di un’alleanza di governo ancora tutta da disegnare.
I 5 Stelle hanno cambiato schema, temono di tornare al voto con una legge elettorale sfavorevole, «magari con un premio di maggioranza incostituzionale» che favorisca Matteo Salvini e non loro, dopo mesi a tenere in vita un parlamento rissoso.
Nessuno, poi, nel M5S ha la sicurezza che i gruppi, consumati da settimane o mesi di crisi, terranno compatti, o che invece messi di fronte al timore di perdere la poltrona per colpa di nuove elezioni, non imploderanno.
Di Maio è confortato anche dalla convinzione che sarebbero pochi a opporsi a un esecutivo grillo-leghista. Anche chi, come Matteo Mantero, è stato incasellato nell’ala di sinistra del M5S, è ormai pronto a digerire persino la Lega «purchè l’alleanza sia blindata su punti specifici».
Mantero è ligure, «sono diventato pragmatico ortodosso» scherza: «E’ vero che in Liguria i leghisti stanno spolpando la Sanità », ma un conto sono i territori, un altro il governo, condizionato «da un programma che affronti le priorità economiche del Paese».
Nello sguardo dei senatori del M5S c’è la curiosità spaesata di chi debutta in parlamento senza sapere se sarà maggioranza o opposizione. Luigi Di Maio non può che offrire un incoraggiamento: «Per il governo sono sereno e fiducioso. Sarà difficile metterci all’angolo».
Ma la strada deve essere sgombra di inciampi sin dal principio. Di sicuro, non aiuterebbe partire con un pasticcio sugli uffici di presidenza. Di Maio ha offerto una governance condivisa, con due punti fermi: il presidente della Camera va al M5S, il Senato alla Lega o male che vada a qualcun’altro del centrodestra.
I grillini dovranno solo trovare il modo di placare le ire di Forza Italia, compatta nell’insistere su Paolo Romani. L’ipotesi di Giulia Bongiorno, leghista da pochi mesi, potrebbe essere il perfetto nome di mediazione.
Ma Di Maio sta dando prova di un realismo politico capace di molti sacrifici. E lo stesso è pronto a fare sulla squadra di governo. In quest’ottica, pur di avviare un governo, «ogni posto da ministro diventa negoziabile», ragionano nello staff di Di Maio, ma in cambio il M5S vuole la certezza che non si metta in discussione il ruolo da premier del capo politico grillino.
E questo potrebbe essere l’unico vero scoglio da qui a due mesi nelle trattative con la Lega, quando e se entreranno nel vivo. Lo stesso vale se invece sarà il Pd ad aprire un canale di dialogo serio con i grillini. In entrambi i casi Di Maio potrebbe lasciare spazio per ministri politici o, (sarebbe una soluzione preferibile per i 5 Stelle) per tecnici d’area.
(da “La Stampa”)
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