Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
DA GENNAIO 2019 SI PERDE FINO AL 24% DEGLI INCREMENTI DI QUEST’ANNO
La firma dei contratti con gli aumenti per i lavoratori statali nasconde una sorpresa. Dopo gli
accordi per gli aumenti dei dipendenti pubblici firmati, come da tradizione, prima delle elezioni, sono arrivati gli arretrati una tantum e gli aumenti nel cedolino per lo stesso mese per chi lavora nei ministeri o negli enti pubblici non economici. Negli altri settori l’attesa non dovrebbe essere lunga: gli accordi sono stati firmati tra il 9 e il 23 febbraio e, dopo i passaggi in Corte dei conti e Consiglio dei ministri per il via libera finale, dovrebbero far sentire i propri effetti sulle buste paga di aprile: più o meno nei giorni in cui gli oltre tre milioni di dipendenti pubblici voteranno il rinnovo delle Rsu nei loro uffici. La corsa pre-elettorale, anche se non ha avuto grosse ricadute sul voto degli statali, è riuscita insomma a sbloccare uno stallo pluriennale.
Ma, ha spiegato ieri il Sole 24 Ore, ha contribuito a un inedito assoluto per i rinnovi contrattuali: gli aumenti “con l’elastico”.
Le buste paga di oltre due dei tre milioni di dipendenti pubblici entrano infatti in una sorta di altalena che vede aumentare gli stipendi in questi mesi, per poi perdere un pezzo a partire dal 1° gennaio prossimo.
A muovere l’altalena è il cosiddetto «elemento perequativo», cioè un tassello aggiuntivo pensato per sostenere un po’ i redditi più bassi. Aggiuntivo ma temporaneo, con il risultato che i dipendenti di regioni e sanità (un milione di persone in tutto) perderanno da gennaio una ventina di euro al mese, cioè circa il 24% dell’aumento.
E una sorte simile toccherà a chi occupa gli scalini più bassi nella gerarchia statale e agli insegnanti con meno anzianità . Un dato chiave emerge chiaro proprio dai numeri qui a fianco: per la natura «perequativa» dell’aumento ballerino, a perdere di più sarà chi guadagna meno.
E lo stesso principio vale per dipendenti di enti statali come le Regioni o per i ministeriali: l’aumento medio che verrà percepito nel 2018 è di 84,5 euro, mentre quello stabile sarà di 64 euro per i dipendenti di regioni ed enti locali. I dipendenti dei ministeri partiranno invece da un aumento medio di 94 euro e si stabilizzeranno sugli 85 euro nel 2019.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
SULLA TERRAZZA CON VISTA SAN PIETRO TRA POLITICA E AFFARI
La prima novità è geopolitica. La cena dell’Associazione Gianroberto Casaleggio da Milano si è spostata a Roma, nuova capitale del grillismo a trazione governativa.
È qui infatti che risiedono i palazzi del potere e dunque non è possibile mancare.
La seconda è una diretta conseguenza della prima. La kermesse “Sum”, che quest’anno sarà il 7 aprile sempre a Ivrea, era l’evento di un Movimento che ambiva al governo, questa volta invece sarà la convention di un partito che, in teoria, potrebbe essere al governo.
Dalla terrazza di un hotel vista San Pietro, Davide Casaleggio, davanti a 125 invitati e degustando un menù prettamente romano (costo politico, 60 euro), lancia la seconda edizione di “Sum”, l’evento organizzato in memoria del padre e che, nel giro di un anno, ha visto rivoluzionati il contesto politico e il ruolo del M5S.
“Verso l’associazione l’affetto c’era già l’anno scorso, oggi forse c’è più attenzione”, ammette Casaleggio. E per “attenzione” si intende attenzione politica nei confronti del primo partito italiano. Perchè è vero che “Sum” è organizzato dall’associazione Casaleggio, creata subito dopo la morte di Gianroberto, ma è anche vero che è impossibile separare questa creatura dal marchio M5s.
Quindi, ci sono sì vecchi amici di Gianroberto Casaleggio, ma ci sono anche imprenditori e professionisti, molti di questi invitati da persone già iscritte all’associazione e approfittano della serata per aderire incuriositi dal nuovo corso.
“Il nostro obiettivo è condividere e raccogliere idee sul futuro”, spiega Casaleggio che, prima di gustare una vellutata di ceci e cacio pepe, ripresenta il decalogo degli obiettivi della sua associazione.
Obiettivi che vanno dalla cittadinanza digitale al voto ai sedicenni fino alla tutela del reddito e all’implementazione delle energie rinnovabili fino al 50% di quelle totali. Obiettivi che fanno parte del programma grillino e che, ad Ivrea, potranno essere implementati con i risultati di un sondaggio che Casaleggio, nelle cene di Milano e Roma, ha lanciato tra gli iscritti all’associazione.
La politica è formalmente bandita, proprio come a Milano, ma il contesto è tutto politico. Non solo per la presenza di tanti parlamentari della vecchia guardia, da Roberta Lombardi a Paola Taverna fino a Vito Crimi, Paola Carinelli e Laura Castelli – ma anche perchè la mente va al governo.
C’è il capo politico Luigi Di Maio con tutto il suo staff e il potenziale ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli. Senza togliere la scena a Casaleggio, in tanti si avvicinano al capo politico M5s per complimentarsi del risultato raggiunto alle elezioni e sapere cosa succederà nei prossimi giorni.
Ci sono poi alcuni dei protagonisti della prima edizione di Sum, dalla psicologa Maria Rita Parsi al sociologo Domenico De Masi: “È vero, al vaffa day non andavo perchè non ero invitato. Qui sì, ma in realtà preferivo il vaffa”, ammette.
Su questa terrazza romana c’è una fetta di classe dirigente che adesso, come dice lo stesso Casaleggio, presta più attenzione a questo modo. “Cinque anni fa nessuno ci filava, questo è un Movimento 2.0, pronto a governare”, per dirla in modo schietto con le parole di Arturo Artom, presidente di Confapri e elemento di raccordo tra il M5S e il mondo delle imprese del Nord.
Un mondo che, secondo il M5S, va ricostruito. “C’è un’ossatura di 3-4 mila imprese che sono il futuro del Paese”, spiega Artom disegnando un rilancio economico e industriale in pieno stile anni Sessanta.
Dalla Toscana arrivano tre imprenditrice che non vogliono rivelare il loro nome ma garantiscono: “Alle cene di Renzi non andavamo”. Quella organizzata da Davide Casaleggio potrebbe essere replicata in altre città italiane, soprattutto se aumenteranno gli iscritti quindi i soldi nelle casse dell’associazione.
E considerato il vento che tira a favore dei 5Stelle altri eventi avranno come location le terrazze romane.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
SILVIO BERLUSCONI SCRIVE ALLE OLGETTINE
“Cara, sarai venuto a conoscenza che da alcune settimane sono state depositate le motivazioni
relative agli incredibili processi sulle cene in casa mia. Inutile dirti che non c’è nessun riguardo per te e per gli altri ospiti delle nostre cene e che continua su di noi l’ignobile denigrazione che tutti abbiamo assurdamente dovuto subire”. Inizia in questo modo la lettera del 29 dicembre 2013 che Silvio Berlusconi scrive a ciascuna delle circa 20 ragazze indagate nell’inchiesta ‘Ruby ter’ per spiegare perchè, da quel momento, non le avrebbe più aiutate economicamente. Nella lettera, tra gli atti depositati dalla Procura di Milano al Tribunale del riesame, l’ex premier ribadisce a ognuna delle ragazze il suo affetto.
Berlusconi spiega che la scelta di non pagarle più è stata presa dai suoi legali in vista di possibili, nuovi guai giudiziari: “Ma c’è qualcosa in più – scrive -. C’è che l’aiuto che io, seguendo l’impulso della mia coscienza, ho continuato a dare a te e alle altre ospiti per lenire gli effetti della devastazione che questi processi hanno causato alla vostra immagine, alla vostra dignità , alla vostra vita, rischia di essere incredibilmente strumentalizzato ipotizzando addirittura dei possibili reati a carico non solo mio ma anche vostro. A questo punto i miei legali pur comprendendo la generosità e l’altruismo della mia iniziativa, mi invitano con assoluta determinazione, a non continuare con il sostegno economico mensile, perchè si potrebbe attribuire al mio aiuto e alla mia accettazione una finalità diversa da quella reale. Per queste ragioni sono obbligato a sospendere da gennaio ogni mio contributo”.
“Sono sicuro – conclude l’ex premier – che tu sei consapevole di quale attacco mi è stato inflitto da una magistratura militante, che fa un uso politico della giustizia per eliminare l’unico ostacolo che si è opposto e che si oppone alla definitiva presa del potere da parte della sinistra. Questa è l’Italia di oggi. Un’Italia senza giustizia, dove per avere giustizia devi rivolgerti alla Corte Europea di Strasburgo come sto facendo per correggere l’assurda e l’indegna sentenza del primo agosto (Mediaset Cassazione). Mi spiace, mi spiace tanto. Spero, a processo finito, di poterti rivedere e riabbracciare. Ti voglio bene. Silvio”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
88 GIORNI PER UNA VISITA OCULISTICA, 90 PER UNA COLONSCOPIA
Cgil contro le liste di attesa nel sistema sanitario pubblico. Il sindacato presenta uno studio di Crea (Consorzio per la ricerca economica applicata) dal quale si ricava che i tempi di sarebbero allungati per chi ha bisogno di visite ed esami, passando da una media di 20 a una di 27 in 3 anni.
Il privato, come è noto e come confermato dal lavoro in questione, è più rapido. “Solo con più occupazione e con un potenzialmente della sanità pubblica si possono cambiare i dati negativi emersi dal report – dice Serena Sorrentino, segreteria generale della Funzione pubblica Cgil – Un modello positivo da seguire può essere l’Emilia Romagna dove sono riusciti a ridurre le liste d’attesa. Occorre invertire la rotta del definanziamento del Ssn e garantire un adeguato livello occupazionale attraverso un piano di assunzioni”.
Lo studio valuta i dati di quattro Regioni molto diverse in fatto di sanità : Lombardia, Veneto, Lazio e Campania. Viene fatta una media delle attese per le varie prestazioni, cosa che ovviamente non tiene conto dei tempi realmenente necessari ai pazienti a seconda della zona del Paese e addirittura della città dove vivono.
“Nel dettaglio, se si vuole prenotare una visita nel pubblico, per una rx articolare si dovranno aspettare 22,6 giorni prima di avere un appuntamento; attesa che sale a 96,2 giorni per una colonscopia. Le stesse prestazioni in intramoenia registrano attese di 4,4 e 6,7 giorni, nel privato convenzionato di 8,6 e 46,5 giorni, nel privato a pagamento a 3,3 e 10,2 giorni” . Crea sostiene che le attese siano aumentate, confrontando i suoi dati con ricerche svolte da altri istituti e associazioni negli anni passati. Così si dice che una visita oculistica nel pubblico richiedeva nel 2014 circa 61 giorni a fronte degli attuali 88, per una ortopedica si è passati da 36 a 56 giorni.
L’indagine ha analizzato anche i costi per le visite mediche. “La spesa dei cittadini per prestazioni in intramoenia e a pagamento risultano abbastanza consistenti – osserva lo studio – ma in tanti casi non molto distanti dal costo del ticket pagato nelle strutture pubbliche e private accreditate”.
La Cgil dice che “la sanità privata fa riferimento all’offerta pubblica per calibrare la propria e rendersi competitiva, puntando sul rapporto qualità -prezzo e dunque accorciando notevolmente, con prezzi di poco superiori al ticket, i tempi di attesa. Il privato trovato un suo specifico posizionamento derivante dalle inefficienti del pubblico e il servizio sanitario nazionale continua ad arretrare soccombendo al privato”.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
ORA I RAZZISTI HANNO TROVATO UN NUOVO MITO CUI GENUFLETTERSI
Non li sopportava, non voleva vederli lì nei pressi della sua abitazione e più volte aveva tentato di
mandarli via. E per convincerli il 27 febbraio scorso ha tentato di bruciarli vivi nella baracca di fortuna che avevano costruito nella zona sud di Reggio Calabria.
Per questo motivo, questa notte è finito in manette Antonio Labate, boss 68enne dell’omonimo clan di ‘ndrangheta, con l’accusa di tentato omicidio plurimo e incendio doloso aggravati dalle modalità mafiose.
È stato lui, per gli investigatori, a dare fuoco al rifugio in cui aveva trovato riparo una donna rumena di 46 anni senza fissa dimora, che ospitava quel giorno altri connazionali con due bambini di tenerissima età .
Gli occupanti della casa stavano festeggiando un compleanno quando improvvisamente si sono accorti delle fiamme che divampavano all’interno, facendo appena in tempo a mettersi in salvo scavalcando una finestra posteriore che dava su un cortiletto circondato da alti muri di cinta
I fatti risalgono al 27 febbraio di quest’anno, quando veniva data alle fiamme l’abitazione di fortuna in cui aveva trovato riparo una donna romena di 46 anni senza fissa dimora, che ospitava quel giorno altri connazionali con bambini.
Gli occupanti della casa stavano festeggiando un compleanno quando improvvisamente si sono accorti delle fiamme che divampavano all’interno, facendo appena in tempo a mettersi in salvo scavalcando una finestra posteriore che dava su un cortiletto circondato da alti muri di cinta. I Vigili del Fuoco e le Volanti erano accorsi sul luogo per domare l’incendio, appena scattato l’allarme al servizio 113 della Questura.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
AL CENTRO DELL’INDAGINE LA SUA CAMPAGNA ELETTORALE DEL 2007 E L’AIUTO RICEVUTO DA GHEDDAFI
L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è in stato di fermo per essere interrogato dalla polizia di Nanterre nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti a una sua vecchia campagna elettorale. La notizia è stata data da fonti giudiziarie.
Secondo Le Monde, la magistratura sta indagando su presunti finanziamenti illeciti dalla Libia alla campagna elettorale di Sarkozy nel 2007. È la prima volta che l’ex capo dell’Eliseo viene interrogato su queste accuse, dopo l’apertura dell’inchiesta nel 2013. Lo stato di fermo può durare fino a 48 ore.
Le indagini partono dalla Libia di Muammar Gheddafi per arrivare alla donna più ricca di Francia, Liliane Bettencourt.
Sullo sfondo, accuse di fondi neri per finanziare la campagna elettorale del 2007 e una rete di alti funzionari dello Stato che hanno passato informazioni riservate per intralciare o condizionare le inchieste in corso. Sarkozy ha sempre negato ogni accusa.
A gennaio era stato arrestato all’aeroporto londinese di Heathrow il 58enne uomo d’affari francese Alexandre Djouhri per un mandato di arresto internazionale emesso dalla Francia: sarebbe stato lui a fare da tramite per il denaro con cui l’ex leader libico Muammar Gheddafi avrebbe finanziato la campagna elettorale di Sarkozy del 2007, quando venne eletto presidente. L’udienza per l’estradizione inizierà il 17 aprile.
A sostegno dei sospetti sui finanziamenti illeciti da parte della Libia di Gheddafi a Sarkozy ci sono le dichiarazioni di diversi personaggi, a cominciare da Ziad Takieddine, che nel novembre 2016 aveva affermato di aver portato 5 milioni di euro in contanti da Tripoli a Parigi tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, consegnandoli a Claude Gueant e allo stesso Sarkozy, all’epoca ministro dell’Interno.
Affermazioni che confermavano quanto espresso il 20 settembre 2012 da Abdallah Senoussi, ex direttore dell’intelligence militare libica. Anche Choukri Ghanem, ex ministro del petrolio di Tripoli, in un libro aveva menzionato l’esistenza di pagamenti di Gheddafi a Sarkozy.
Anche l’ex ministro e fedelissimo di Nicolas Sarkozy, Brice Hortefeux, è stato interrogato questa mattina, ma in libera audizione e contrariamente a Sarkozy non è in stato di fermo.
Poco più di un anno fa, Sarkozy era stato inoltre rinviato a giudizio per alcuni presunti fondi neri alla campagna per le presidenziali del 2012, poi vinte dal socialista Franà§ois Hollande.
Il premier francese Edouard Philippe, intervistato questa mattina dai media francesi, ha detto di non voler fare “alcun commento” sul fermo di Nicolas Sarkozy nel quadro dell’inchiesta sui presunti soldi libici alla sua campagna presidenziale del 2007 invocando “rispetto”.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2018 Riccardo Fucile
LA SOCIETA’ TRAVOLTA DALLO SCANDALO NEGLI USA PER L’USO ILLECITO DEI PROFILI FB NELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI TRUMP NON DICE IL NOME MA LO DEFINISCE “UN PARTITO CHE NEL 2012 ERA IN VIA DI RINASCITA”… SE ERA LA LEGA QUANTO HA PAGATO, PER QUALE LAVORO E COME MAI I SOLDI NON SONO A BILANCIO?
Ha avuto anche un misterioso cliente nel mondo delle formazioni politiche italiane Cambridge
Analytica, la società di analisi dati che ha lavorato per la campagna di Donald Trump e che è finita nella bufera con l’accusa di avere utilizzato illecitamente i profili Facebook di 50 milioni di elettori americani a scopi elettorali.
Dal sito della società si apprende infatti che nel 2012 Cambridge Analytica ha portato avanti “un progetto di ricerca” anche per conto di un partito italiano.
La società non cita l’identità della formazione, limitandosi a definirla un partito che nel 2012 era “in via di rinascita” e che “ebbe i suoi ultimi successi negli anni ’80”.
Per questo partito non meglio identificato, Cambridge Analytica “ha fatto una ricerca su membri e potenziali simpatizzanti, per sviluppare una strategia di riorganizzazione”.
Sempre secondo la società “la struttura organizzativa flessibile e moderna derivata dalle riforme suggerite ha permesso al partito di avere una performance superiore alle aspettative iniziali in un periodo di turbolenza nella politica italiana”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2018 Riccardo Fucile
A 73 MIGLIA DALLA COSTA SI E’ IN ACQUE INTERNAZIONALI….NON ESISTE UNA SAR LIBICA, L’IMO, ENTE INTERNAZIONALE PREPOSTO, NON HA MAI RATIFICATO L’AUTOINVESTITURA DELLA LIBIA A SFORARE IN ACQUE INTERNAZIONALI… L’ITALIA HA VIOLATO LA LEGGE PER COMPIACERE DEI CRIMINALI
Una delle questioni più spinose che si sta riaccendendo rispetto ai soccorsi nel Mediterraneo centrale riguarda la zona di ricerca e soccorso (Sar) affidata alla guardia costiera libica. Dal 2013 le operazioni nelle acque internazionali di fronte alle coste libiche erano state affidate alla guardia costiera italiana in seguito all’operazione Mare nostrum, ma dalla scorsa estate le autorità italiane vogliono che il coordinamento torni in mano ai guardiacoste libici.
La guardia costiera libica nell’agosto del 2017 ha reclamato la sua sovranità sulle acque internazionali e ha chiesto l’attribuzione della propria zona Sar alle autorità marittime internazionali.
Questa autorizzazione non gli è stata mai concessa.
Tuttavia in un comunicato il 16 marzo 2018 la guardia costiera italiana per la prima volta afferma che i soccorsi avvenuti il 15 marzo erano sotto il coordinamento di Tripoli e implicitamente critica la condotta dell’organizzazione umanitaria che ha rifiutato di riconsegnare alla Libia i migranti appena salvati.
Le autorità marittime internazionali non hanno concesso ai libici la giurisdizione su quel tratto di mare. “Anche in ragione della mancanza di adeguati requisiti per essere riconosciuta dall’International maritime organisation (Imo) si deve ritenere che un’area Sar libica non esista”, scrive l’Asgi in un comunicato.
“Non sussistendo la responsabilità di alcuno stato sull’area del mar libico a sud di quella maltese e confinante con le acque territoriali della Libia, la prima centrale contattata ha la responsabilità giuridica di attivarsi per salvare le barche dei migranti e dei rifugiati in pericolo e per condurli in un porto sicuro”, conclude l’Asgi.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2018 Riccardo Fucile
ACQUISTATI ILLEGALMENTE DATI DI 50 MILIONI DI UTENTI DEL SOCIAL NETWORK
Facebook accusa il colpo dello scandalo dei profili rubati dalla società Cambridge Analytica e il
titolo a Wall Street arriva a perdere quasi otto punti percentuali in una seduta complessivamente molto negativa per la Borsa Usa. A fine seduta la società di Mark Zuckerberg cede il 6,8%, una perdita che è la più pesante degli ultimi quattro anni, e trascina al ribasso tutto il comparto tecnologico.
Cinquantuno milioni di profili di elettori americani – secondo quanto rivelato dall’inchiesta giornalistica del Guardian e del New York Times- sono stati violati dalla società Cambridge Analytica, quando era al servizio della campagna di Donald Trump per la Casa Bianca, e i dati sono stati usati per influenzare il voto.
Una vicenda sulla quale prende posizione l’Unione europea con la commissaria alla Giustizia Vera Jourova secondo la quale “da una prospettiva Ue, il cattivo uso per fini politici di dati personali appartenenti agli utenti di Facebook, se confermato, è inaccettabile e orripilante”.
Jourova è appena arrivata negli Usa dove incontrerà i responsabili della società con cui è già in contatto, e i rappresentanti del governo Usa, in particolare i segretari Wilbur Ross e Jeff Sessions, con cui dovrà discutere dell’applicazione dell’accordo Ue-Usa sulla protezione della privacy e le nuove regole su Internet e cloud.
“Non sono una spia e sono pronto a parlare con l’Fbi e davanti al Congresso americano”, afferma – secondo quanto riporta la Cnn – Aleksandr Kogan, l’accademico che attraverso l’app ‘Thisisyourdigitallife’ ha raccolto le informazioni su 50 milioni di americani, provocando lo scandalo che sta travolgendo Facebook.
Quelle informazioni, infatti, sono state acquistate da Cambridge Analytica, la società di dati che avrebbe aiutato Donald Trump nelle elezioni del 2016, ma avrebbe giocato un ruolo importante anche nel voto sulla Brexit e in decine di altre consultazioni. Kogan, respingendo con forza l’accusa di essere una spia russa, contraddice quindi Facebook, che finora si è difesa affermando di aver autorizzato la raccolta di dati dei suoi utenti per scopi accademici. “Non abbiamo mai detto che il nostro progetto era finalizzato a una ricerca universitaria”, afferma, contestando il fatto che Facebook lo abbia radiato dal social network con l’accusa di aver violato gli accordi.
Per accedere ai dati, Cambridge Analytica avrebbe sfruttato un’applicazione chiamata ‘thisisyourdigitallife’ e presentata a Facebook e ai suoi utenti come uno strumento per ricerche psicologiche la cui raccolta dati sarebbe servita per fini esclusivamente accademici (una sorta di test che prometteva di rivelare alcuni lati della personalità ). Scaricata da oltre 270mila persone, la app avrebbe consentito – attraverso le posizioni geografiche, le pagine seguite, i contenuti a cui gli utenti mettevano i ‘mi piace’ e anche le attività degli amici – di accedere ai loro dati e a quelli di ‘amici’ e ‘contatti’ di Facebook.
La pressione sul social network è cresciuta anche perchè secondo le rivelazioni dell’inchiesta, la società sarebbe stata a conoscenza dell’utilizzo illecito dei dati già dal 2015 e si sarebbe attivata per chiederne l’immediata cancellazione, senza però informare gli utenti della violazione.
Anche per questo paralementari americani e britannici si sono già mossi per chiedere chiarimenti a Facebook. Il parlamentare inglese Damian Collins, del partito conservatore, ha già chiesto a Zuckerberg di testimoniare in una commissione d’inchiesta della Camera dei Comuni.
(da “La Repubblica”)
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