Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
UNA TALE SMANIA DI POTERE E POLTRONE PORTA DI MAIO A FARE ACCORDI CON TUTTI
Un passo alla volta tutto inizia a definirsi realmente. Come ampiamente previsto, il partito di
Luigi Di Maio per le elezioni dei presidenti della Camera e del Senato si è messo tranquillamente d’accordo con Berlusconi, Salvini e la Meloni.
Nessuna scelta fatta dalla rete o in streaming ma tutto semplicemente con l’accordo “telefonico” fra 5Stelle e centrodestra. Al Senato, il partito 5Stelle ha fatto eleggere la berlusconiana di ferro, Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Inutile ricordare le evidenti ipocrisie e contraddizioni ma così è: il Movimento 5 Stelle non esiste più.
Ora i 5Stelle sembrano avere una smania di potere e poltrone tale che farebbero accordi con tutti. Non sono inciuci, sono accordi sui programmi per il bene del Paese. Il loro leader è diventato dimaiocristiano.
Tutte le parole e le offese da campagna elettorale continua di questi ultimi cinque anni sono volate via. Accordi su tutto con Berlusconi e la Lega, quella stessa Lega che i grillini dimenticano chi sia. Tutto perdonato.
Il paradosso dei 5Stelle è proprio questo: accusare per anni il Pd e poi allearsi con il partito di Dell’Utri e con il partito di Bossi (rieletto al Senato nonostante le due condanne).
Insomma, una Lega, con gravi problema giudiziari, diventata la grande alleata di Di Maio. Ma va tutto bene, l’importante era gettare fango sul nemico comune, il Pd.
Di Maio e Salvini si fanno i complimenti a vicenda e dimenticano le loro mirabolanti promesse della campagna elettorale. Non si parla più di reddito di cittadinanza, non si parla più di flat tax ma di diminuire genericamente le tasse.
Tutto ammorbidito. Tutto diluito. Ora l’importante è prendere tutte le poltrone del sistema.
Le contraddizioni a cui stiamo assistendo sono talmente complesse che in questo momento non vale neanche la pena discuterle, tutto ha una giustificazione. Come diceva Indro Montanelli su Berlusconi. La gente capirà i grillini solo quando gli avrà provati al governo. Semplici constatazioni.
Il leader cinquestelle pur di fare il premier non avrebbe problemi ad avere ministri del centrodestra. Stesso vale per Matteo Salvini.
Dimentichiamoci il passato e prepariamoci alla Dimaiocrazia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
IL PRIMO COSTA 3 MILIARDI, IL SECONDO 38, IL TERZO 54
Il Sole 24 Ore riepiloga oggi i punti del reddito di inclusione, del reddito di cittadinanza proposto dal MoVimento 5 Stelle e del reddito di avviamento proposto dalla Lega.
Il REI, che è appena entrato in funzione e andrà a regime a luglio, prevede un bonus mensile per 18 mesi insieme a un progetto di attivazione lavorativa con l’obiettivo di superare le condizioni di povertà ; il reddito minimo garantito che il M5S chiama (erroneamente) reddito di cittadinanza si rivolge invece alle persone in povertà relativa e prevede che il beneficiario si iscriva ai centri per l’impiego e non rifiuti tre proposte di lavoro congrue, altrimenti perderà il bonus.
Il reddito di avviamento al lavoro invece si rivolge ai disoccupati sotto i 9360 euro di reddito ed è un prestito che serve a raggiungere la soglia di sopravvivenza e va restituito in vent’anni quando si è trovato lavoro.
E mentre tutto il MoVimento 5 Stelle va all’attacco del Presidente dell’Inps per le sue affermazioni sui costi, qualcuno si ricorderà di quando il Direttore del Fatto Quotidiano disse ad Otto e Mezzo che nè l’abolizione della Legge Fornero nè il Reddito di Cittadinanza erano proposte realizzabili perchè costerebbero troppo. Qualche giorno fa ad in Mezzorainpiù Marco Travaglio ha corretto il tiro dicendo che il Reddito di Cittadinanza del M5S va considerato come reddito minimo.
Travaglio sostiene anche che una misura del genere sia presente in molti — se non tutti — i paesi europei. Ed è vero.
Non è vero però che il reddito minimo proposto dal M5S sia “meno generoso” di quello erogato in altri paesi.
Secondo LaVoce.info infatti dal punto di vista del beneficio monetario i 780 euro al mese “garantiti” dal DDL del M5S sono più generosi: «in Francia il beneficio mensile per un single è di circa 500€ al mese, in Germania di 400€, in Svezia di 300€, in Gran Bretagna di 450€».
La proposta del M5S, scrivono su Facebook, è la più alta (60%) anche se si considera il reddito mediano.
Anche per quanto riguarda gli obblighi quelli previsti dal M5S non sono così stringenti come quelli imposti ai beneficiari britannici (che non possono rifiutare alcuna proposta di lavoro).
In Francia, Portogallo e Belgio è previsto un riesame periodico dell’erogazione mentre in Olanda il beneficiario che non si attiene agli obblighi può essere passibile di una sanzione. Solo in Danimarca e in Finlandia — conclude LaVoce.info — gli obblighi sono simili a quelli della proposta a 5 Stelle.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
IL MONDO ALLA ROVESCIA: FACCIAMO I CORSI CONTRO IL BULLISMO NELLE SCUOLE E POI NON SI HA IL CORAGGIO DI ESPELLERE LA TEPPAGLIA
La storia ha fatto il giro del web e non solo. La storia è quella di un’insegnante di un istituto
superiore di Alessandria “bullizzata” dai suoi studenti.
Agli inizi di febbraio la professoressa, supplente, sarebbe stata prima ridicolizzata e poi addirittura immobilizzata con lo scotch alla sedia, quindi presa a calci.
Ma considerato che la bravata era di quelle delle quali vantarsi, l’accaduto sarebbe stato ripreso dai cellulari di alcuni alunni e quindi pubblicato su Instagram e poi sulle chat di Whatsapp. La notizia così è stata riportata su quotidiani nazionali e locali e ripresa anche dalle radiotelevisioni.
Insomma, la disabilità della professoressa, quasi il pretesto per infierire su di Lei. Anche i genitori sono intervenuti. Per minimizzare, ovviamente. “È vero che hanno mancato di rispetto ad una insegnante che peraltro ha delle difficoltà fisiche, deridendola e non dando ascolto alle sue richieste, è vero che è intervenuto un ragazzo più grande a riportare ordine, ma è assolutamente falso ed infamante che l’insegnante sia stata legata su una sedia, che sia stata presa a calci e pugni la sedia stessa. Come è assolutamente falso che filmati dell’accaduto siano stati postati sui social”, scrivono in un comunicato che dicono “condiviso” con la scuola.
Ma “Vittima questa volta sono i ragazzi, si sono visti descrivere come delinquenti, sono stati demonizzati ingiustamente”, affermano.
A parte l’incongruenza, a proposito della divulgazione dei filmati dell’accaduto, di quanto scrivono i genitori dei “ragazzi… demonizzati ingiustamente”, rimane la scena. Grave, anzi gravissima.
Anche se il Consiglio di classe ha adottato per l’intera classe la punizione di un mese di sospensione con l’obbligo della presenza. Anche se i ragazzi a turni di tre hanno il dovere di svuotare i cestini delle altre classi.
Un provvedimento ridicolo di fronte alla gravità dei fatti.
La vicenda è seria, nonostante i provvedimenti della Scuola e il biasimo intermittente dei genitori. Forse lo è ancora di più in ragione proprio della reazione dei genitori.
Del loro tentativo di ricondurre la questione ad una bravata inconsapevole.
Provare a trovare qualche plausibile giustificazione alla vicenda chiamando in causa la società contemporanea, ormai priva di punti di riferimento, di figure autorevoli, un esercizio sterile.
Ad emergere, anche in questa occasione, sono ancora una volta i genitori. Hanno bullizzato un’insegnante, ma “non sono deliquenti”, dicono.
La vittima non è l’insegnante ridicolizzata, ma quei poveri “ragazzi demonizzati ingiustamente”. D’altra parte, bisogna pur giustificare. I ragazzi hanno scherzato. Non pensavano di far nulla di male. La professoressa poi, “ha compreso”, per questo non ha sporto denuncia. I genitori sono sicuri, e da quel che scrivono anche un po’ indignati per la reazione che si è scatenata contro i loro ragazzi. Non sono i soli. Anche un nutrito gruppo di genitori di occupanti di alcuni licei romani, alcuni mesi fa, hanno protestato per le accuse di danni agli immobili rivolte ai loro figli. Senza contare i genitori che si sono fatti giustizia da soli, aggredendo fisicamente dei professori.
Pensare che in molti istituti scolastici ogni anno si organizzano corsi rivolti agli studenti per proteggerli dal fenomeno del bullismo, tramuta questi accadimenti in autentici paradossi.
Già , perchè sempre più frequentemente a subire violenze sono i professori.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 29th, 2018 Riccardo Fucile
DI MAIO INCARTATO, CENTRODESTRA UNITO PER NECESSITA’, PD ALL’OPPOSIZIONE… E GLI ESPERTI LA VEDONO NERA
Il governo della Camera, per offrire agli elettori lo scalpo della Casta con la solita questione dei vitalizi, nell’incertezza del governo del paese.
È chiaro il senso della forzatura dei Cinque Stelle sulle vice-presidenze: è come dire: noi siamo pronti, ad ogni evenienza…
È quel che ha spiegato Matteo Salvini ai suoi, piuttosto contrariato, per la violazione del “patto”: la maggioranza o quasi in quegli uffici significa poter realizzare una parte del programma senza andare al governo, anzi magari in vista di un ritorno al voto.
E non è un caso che poi ha diffuso una nota per ricordare che “siamo pronti al dialogo con tutti, ma mai subalterni”, come a dire che la Lega non farà la stampella dei Cinque Stelle, rompendo una coalizione che è arrivata prima alle elezioni.
Sembrano questioni da addetti ai lavori, le vicepresidenze, ma il dettaglio rivela lo stato dell’arte.
Bastava parlare con qualche colonnello della Lega: “Se davvero ci fosse stato tra noi non un accordo sul governo, ma uno schema di accordo, sarebbe andata in modo diverso. Non ci sarebbe stato motivo di umiliare il Pd. Noi, per quel che ci riguarda, abbiamo lavorato per il bene della nostra coalizione rinunciando a un posto per darlo a Fratelli d’Italia”.
E invece lo schema non c’è in quella che appare la più classica delle pause di riflessione, prima decantazione pasquale che precede l’annunciata decantazione quirinalizia.
La verità è che Luigi Di Maio si è incartato, sottovalutando la tenuta del centrodestra nel suo insieme perchè il leader della Lega non ha dato un solo segnale di smarcamento da Berlusconi.
E durante il pranzo a Maccheroni, a due passi del Parlamento, anche di questo si è parlato: “Noi — dice un commensale — Berlusconi non lo reggiamo, con quel che ci siamo detti in campagna elettorale, noi gli abbiamo dato del mafioso, lui del pericolo democratico”.
E anche se l’ambizioso leader pentastellato si è realisticamente dedicato all’oblio di ciò che è stato nel corso della trattativa sulle presidenze delle Camere, il 24 aprile uscirà nelle sale il film di Sorrentino, ad accompagnare le consultazioni proiettando sui maxischermi qualche ora di bunga bunga e nipoti di Mubarak.
Ve lo immaginate Di Maio che prepara il governo anche con Berlusconi, mentre i suoi attivisti vanno a cinema e postano sui social coloriti commenti sulle abitudini edonistiche del Cavaliere.
Sarebbe, quello sì, uno spettacolo. Parliamoci chiaro: il giovane leader non reggerebbe alla pressione di un pezzo della sua opinione pubblica, attivisti, intellettuali opinion maker che gli ricorderebbero, come Marco Travaglio oggi, che “Berlusconi è un criminale, un pregiudicato, nella sentenza c’è scritto che è un delinquente naturale, lo dice la Cassazione”.
Il problema non è che “Berlusconi deve nascondersi”, magari non andando al Quirinale per le consultazioni o indicando, altra chiacchiera che gira, un paio di “ministri di area”.
È la sua stessa presenza in maggioranza, anche silente, che farebbe esplodere i Cinque Stelle, perchè l’abbraccio col Caimano equivale alla mutazione genetica: “Noi — prosegue il commensale — confidiamo che col tempo Salvini possa smarcarsi da Berlusconi. Mettiamo in conto almeno tre settimane di attese”.
E nel conto sono state messe una serie di offerte, recapitate a Salvini, di ministeri chiave – Interni, Economia, ruolo di vicepremier — per agevolare il grande passo, con la disinvoltura di quei politici di una volta che ti promettevano la scoperta del bel mondo, se ti fossi arruolato nella loro marina.
Nel labile confine tra calcolo e speranza, al momento non arrivano segnali di cedimento in tal senso. Anzi, parlottando tra loro, Giorgetti e Fontana, braccio destro e sinistro di Salvini, si sono detti che la vedono “nera”.
Perchè non c’è nessun motivo politico per cui Salvini dovrebbe rompere, interrompendo un processo già in atto che lo sta consacrando capo di una coalizione del 37 per cento.
E chissà se anche il giallo sull’incontro tra il leader pentastellato e il leader leghista è una conferma di questa previsione “nera”. Perchè ciò che fino a qualche giorno fa era scontato, scontato non è, nel senso che non è affatto detto che i due, Salvini e Di Maio, si vedranno martedì o mercoledì, prima di salire al Colle.
C’è addirittura, tra fonti degne di questo nome, chi sostiene — si sa che il mistero alimenta misteri — che l’incontro sarebbe già avvenuto nei giorni scorsi e il suo esito negativo spiegherebbe la dinamica che si è prodotta. Chissà .
E ora, la famosa pausa di riflessione su una situazione che appare bloccata.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 29th, 2018 Riccardo Fucile
ORA COME VICEPRESIDENTE DEL SENATO DOVREBBE “MODERARE” QUELLI CHE HA CHIAMATO “MAFIOSI, SCHIFOSI, MERDE, DOVETE MORIRE”
Oggi parliamo di un vero e proprio patrimonio dell’umanità , la senatrice del MoVimento 5 Stelle
Paola Taverna, che ieri è stata eletta Vicepresidente del Senato. La senatrice Taverna ottiene così il giusto riconoscimento per tutto quello che ha fatto in questi cinque anni sui banchi dell’opposizione.
La scelta di candidare la senatrice romana che più romana non si può (è del Quarticciolo, come ama ripetere spesso) forse ha sorpreso i più, ma non sì può dire che sia giunta inaspettata.
Paola Taverna è la gente e voi non siete gnente
Alle Parlamentarie Paola Taverna è infatti risultata essere la candidata più votata in assoluto (2.136 clic). Un risultato del quale senza dubbio il MoVimento non poteva non tenere conto. E c’è da dire che a fianco di altri due senatori del calibro di Roberto Calderoli (quello da ministro che bruciava le leggi col lanciafiamme) e Ignazio La Russa la Taverna è sicuramente una scelta azzeccata.
Da sempre nota per il suo carattere verace e sanguigno la Taverna si è distinta per la sua notevole vis polemica. Durante una seduta al Senato dell’autunno 2013 la Taverna disse «Voi non siete Gnente» rivolta ai senatori degli altri partiti.
Una performance surreale dove la Taverna elenca tutti i crimini di PD e PDL lanciando una serie di fortunati slogan a 5 Stelle che vengono ripetuti tali e quali ancora oggi. L’intervento in Aula della Taverna deve essere talmente piaciuto alle alte sfere del M5S che su YouTube c’è una versione che è stata sapientemente mixata dal gruppo comunicazione ufficiale del MoVimento 5 Stelle Roma.
Che Paola Taverna sia una che buca il video e che sa andare dritta al cuore degli elettori non ce lo dicono solo i risultati delle parlamentarie.
Nel 2015 fu scritturata per il famoso spot dove il M5S “spiegava” che uscire dall’euro è possibile, ed anzi molto facile. Tre anni dopo il MoVimento 5 Stelle ha cambiato idea e uscire dall’euro pare che non si farà .
Rimarrà negli annali il trucco di magia con cui la Vicepresidente del Senato trasforma una monetina da un euro una banconota da mille lire. Dimenticandosi di restituire al malcapitato le restanti 936,27 lire.
Dal minidirettorio alla vicepresidenza di Palazzo Madama
Grillina ortodossa e appartentente all’aria movimentista la Taverna ha fatto parte del mini-direttorio romano che fino allo scandalo delle email non lette da Luigi Di Maio ha fatto da tutor alla sindaca di Roma Virginia Raggi.
«La macchina amministrativa è partita ed è giusto che ora proceda spedita. Per questo, riteniamo che oggi il nostro compito non sia più necessario» annunciavano sul blog nel settembre 2016. Siamo a marzo del 2018 e il MoVimento cerca di coprire le difficoltà della giunta Raggi dicendo che “serve altro tempo”.
Roma è sempre nel cuore della senatrice. Durante la campagna elettorale per le amministrative 2016 arrivò ad ipotizzare che ci fosse un complotto per far vincere i 5 Stelle. Abbiamo visto poi come sono andate a finire le cose, gli imbarazzi dei pentastellati a Roma non hanno impedito al M5S di prendere il 33% alle politiche. Un’ altra volta se ne venne fuori con l’idea di posticipare le Olimpiadi. Ma non ci volle molto perchè la senatrice tornasse a parlare di macchinazioni occulte, come ad esempio i brogli sul referendum costituzionale.
Memorabile la frase della Taverna riportata da Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera il giorno dell’approvazione della Riforma Renzi-Boschi (che prevedeva l’abolizione del Senato elettivo): «Ma lo sa che io quanno so’ arrivata qua me la so’ studiata tutta la Costituzione? Cioè, no, capito? Io me so’ voluta fa’ trovà preparata. E questi invece mo’ ce chiudeno er Senato…».
E come dimenticare di quando, rispondendo alle contestazioni dei residenti del quartiere romano di Tor Sapienza che la invitavano a tornarsene “al Quarticciolo” ricordandole che loro non volevano politici disse «Io non sono politica». Chissà se non lo è ancora.
Paola Taverna e il rispetto per gli altri
Si potrebbe pensare che le frequentazioni nei palazzi del Potere abbiano cambiato Paola Taverna. La risposta è no: nel 2016 durante un comizio elencava con orgoglio le sue definizioni nei confronti del PD e dei suoi parlamentari «Il Corriere dice che io mi sono girata dalla parte del PD, e quindi gli ho detto “zozzoni”. No, rettifichiamo: io al Pd ho detto mafiosi, schifosi, siete delle merde, ve ne dovete andare, dovete morire!». Non che a sua volta Taverna non si sia presa qualche insulto, ad esempio quando deputato del Partito Democratico Gerardo Giannone la insultò su Facebook, dandole della “zoccola”.
Ora la Taverna è chiamata dal suo ruolo istituzionale a moderare il dibattito parlamentare tra “i suoi” e tutti gli altri eletti che considera a vario titolo schifosi o mafiosi e ai quali augura la morte.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 29th, 2018 Riccardo Fucile
CHI ALLORA PIAGNUCOLAVA UN POSTO GIURANDO DI “ESSERE GARANTE DI TUTTI”, OGGI LO NEGA AGLI ALTRI
Ma quanto sono importanti gli uffici di presidenza delle Camere? Nelle ore febbrili delle trattative con i capigruppo 5 stelle Grillo e Toninelli che chiedono il voto Pd sui questori in cambio dell’offerta di due vicepresidenze ai dem, può essere utile tornare a 5 anni fa, e ricostruire come da una vicepresidenza della Camera, al di là dei consueti giochi di posizione nel parlamento, può nascere anche una rilevante carriera politica.
Erano i giorni tumultuosi del marzo 2013, i grillini in Parlamento ancora “scatola di tonno” erano il fenomeno del momento, e l’allora ventiseienne Luigi Di Maio iniziò a essere “preso d’assalto” – parole sue – per essere stato nominato il più giovane vicepresidente della Camera della storia della Repubblica.
Una partenza che, col senno di poi, – “sarò garante” di tutti i deputati – rivelerà tutte le doti del politico di Palazzo piuttosto che di Movimento, il che, considerati i tempi caldi, era primizia assoluta.
Ma oltre che dallo stile, il destino manifesto di Di Maio si annuncerà a partire dalle modalità della sua nomina, arrivata con il sostegno decisivo del Partito democratico, allora perno della legislatura, che, complice “la non vittoria” alle elezioni aveva l’arduo compito di cercare una qualche forma di governo da sottoporre a Napolitano.
Fu così che per lasciarsi aperte tutte le strade, i dem decisero di dividere tutte le cariche istituzionali con le opposizioni.
Anche in ossequio al regolamento che chiede massima rappresentanza “di tutti i gruppi parlamentari nell’Ufficio di presidenza”.
Complice anche la decisione del Popolo della libertà di indicare un solo vicepresidente (Maurizio Lupi), via libera dunque allo sconosciuto webmaster studente di giurisprudenza di Pomigliano, “mollato dalla fidanzata” per il troppo impegno “nel progetto a 5 stelle” (e ok anche a un questore del Senato, ma non anche alla Camera, come richiesto dai grillini “per sapere tutto, anche sulle caramelle”).
Fu il primo riconoscimento formale del ruolo del Movimento, che passò all’incasso ma non aprì – come sappiamo – alcuna linea di credito col Pd.
Anzi, ci fu persino chi palesò l’insoddisfazione. “Abbiamo preso il 25% e non mi sembra che una carica su sette rispecchi il risultato delle urne”, commentò il neodeputato Alfonso Bonafede. Fedeli al dogma del “no all’inciucio” con altri partiti, i 5 stelle continuarono a votare soltanto i loro.
Tanto da far perdere la pazienza a Pier Luigi Bersani: “Ho sentito cose curiose: che noi dobbiamo votare i loro per rispetto degli elettori, ma loro non votano i nostri. Noi oggi abbiamo dimostrato rispetto per i loro elettori, loro non hanno dimostrato rispetto per i nostri”. Sei giorni dopo arrivarono le consultazioni Pd-5stelle e il fatidico streaming
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 29th, 2018 Riccardo Fucile
PROTESTA ANCHE LA MELONI: “DI MAIO SCORRETTO”… UN UFFICIO DI PRESIDENZA DEGNO DEI REGIMI MILITARI PER CONTINUARE A PRENDERE PER IL CULO GLI ITALIANI CON LA BUFALA DEI VITALIZI
È come se i 5 Stelle avessero calato sul tavolo un asso-pigliatutto incassando sei componenti
dell’ufficio di presidenza della Camera su 15, oltre lo scranno più alto con Roberto Fico.
“Con Fico alla presidenza e Fraccaro questore per i vitalizi non c’è più scampo”, esulta Luigi Di Maio.
Peccato che i vitalizi siano stati aboliti dal governo Monti già da anni e che il tentativo di renderli retroattivi anche per i vecchi parlamentari è destinato a essere dichiarato incostituzionale al primo ricorso, lo capirebbe persino un fuoricorso di giurisprudenza.
Ma finche’ ci saranno dei coglioni che amano farsi prendere per il culo, problemi loro.
“Hanno deciso di occupare tutto”, si sente dire dal dem Francesco Boccia un po’ perplesso davanti a questa spartizione quanto mai irrituale.
Nell’en plein grillino infatti c’è anche un vicepresidente, Maria Edera Spadoni, nonostante i pentastellati abbiano già la presidenza.
La mossa lascia spiazzato il Pd che ottiene il vicepresidente Ettore Rosato, ma non il questore, stesso schema del giorno prima al Senato, e scatena l’ira di Fratelli d’Italia che pensava di eleggere il vicepresidente al posto del Movimento 5 Stelle e invece deve accontentarsi del questore
I deputati pentastellati si muovono con arrogante spavalderia, non curanti dei malumori attorno a loro.
I toni sono questi, di chi nel 2013 era entrato con l’apriscatole in tasca e adesso invece è partito alla conquista delle poltrone.
Nulla contro il regolamento, sia chiaro, piuttosto si può dire che sia venuta meno la buona creanza tra i partiti. Ammesso che ci sia mai stata. Oggi pare proprio di no.
Alla fine la composizione è la seguente, al netto della necessità di integrare l’ufficio di presidenza con un componente del gruppo Misto non ancora rappresentato.
Vengono eletti vicepresidenti Mara Carfagna (Fi), Maria Edera Spadoni (M5S), Lorenzo Fontana (Lega) e Ettore Rosato (Pd). I questori sono Riccardo Fraccaro (M5S), Gregorio Fontana (Fi) ed Edmondo Cirielli (Fdi). Cappotto di M5s e Lega anche sui segretari. Sono stati eletti Francesco Scoma di FI, tre del Carroccio Silvana Comaroli, Marzio Liuni, Raffaele Volpi, e quattro pentastellati Azzurra Cancelleri, Mirella Liuzzi, Vincenzo Spadafora e Carlo Sibilia.
Guido Crosetto, il cui nome era stato fatto per la vicepresidenza in quota FdI, è seduto su un divanetto del Transatlantico. Il suo partito ha portato avanti la decisione di non andare all’incontro con i capigruppo M5s per parlare di programma.
La rottura si è consumata proprio sulle cariche degli uffici di presidenza. “Di Maio non è stato in grado di mantenere la parola data. È inutile andare a parlare con lui”
Se al Senato il capogruppo dem Andrea Marcucci si era detto “preoccupato per la concezione che i 5Stelle hanno della democrazia, il suo omologo alla Camera Graziano Delrio usa toni più miti, come è nel suo stile, ma il concetto è simile quando sottolinea il fatto che il Pd “non ha partecipato alla trattative perchè crediamo che il Parlamento debba rappresentare tutti”. Il risultato è che anche i capigruppo dem non si sono seduti al tavolo con il Movimento.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 29th, 2018 Riccardo Fucile
“CONTENTO, RISTABILITA LA VERITA’ STORICA”
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala è stato prosciolto, “perchè il fatto non sussiste”, dall’accusa di abuso di ufficio.
Sala era finito sotto inchiesta non per il suo incarico di sindaco, ma per essere stato amministratore delegato di Expo.
L’indagine riguardava l’affidamento senza gara della fornitura di 6 mila alberi alla ditta Mantovani Spa. Il gup Giovanna Campanile, in relazione all’inchiesta, ha dichiarato il non luogo a procedere.
L’ex ad di Expo non andrà a processo dunque. “Ho sentito il sindaco è contento – ha detto l’avvocato Salvatore Scuto – dice che è stata ristabilita la verità storica. Questa decisione ha dimostrato che l’affidamento era legittimo e non era necessaria alcuna gara”.
L’ex manager di Expo Angelo Paris, invece, è stato rinviato a giudizio per l’accusa di falso (prosciolto, invece, dall’accusa di abuso d’ufficio) e il processo per lui e per gli altri imputati Piergiorgio Baita, ex ad della Mantovani, e per l’ex dg di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni, si aprirà il prossimo 7 giugno davanti alla decima sezione penale di Milano.
Il processo a carico di Franco Morbiolo, ex presidente della Coveco, consorzio di Coop rosse del Veneto, per l’architetto Dario Comini e per lo stesso Baita oltre che per le due società Coveco e Mantovani Spa, invece, si aprirà il prossimo 11 ottobre a Como. Il primo cittadino è a processo in un’altra tranche dell’indagine con l’imputazione di falso, per questa prima tranche il sindaco ha chiesto il giudizio immediato.
Positive, ovviamente, le reazioni che arrivano dalla giunta. Tra i primi a commentare gli assessori Pierfrancesco Majorino (“Andiamo avanti a lavorare, molto felice per Beppe)” e Pierfrancesco Maran (“Ottima notizia, davvero contento per Beppe Sala”).
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2018 Riccardo Fucile
“MAI NESSUNA ALLEANZA CON LORO: SONO DEMAGOGICI, POPULISTI ED EUROSCETTICI”
L’Europe en Marche, l’associazione affiliata a La Rèpublique En Marche del presidente francese
Emmanuel Macron, smentisce in una nota qualsiasi discussione con il Movimento Cinque Stelle per formare un’alleanza a livello europeo.
La presa di posizione della componente europea del movimento fondato dal presidente francese arriva dopo le notizie di stampa pubblicate in Italia tra ieri e oggi che riferivano di una ‘svolta macroniana’ di Luigi di Maio e di ‘segnali’ da parte di ambienti vicini all’inquilino dell’Eliseo nei confronti del Movimento Cinque Stelle per iniziative politiche comuni in Europa.
“L’Europe en Marche, associazione affiliata a LaREM, non ha in alcuna maniera ingaggiato delle discussioni con il Movimento Cinque Stelle per formare una qualunque alleanza a livello europeo”, si legge nella nota firmata a nome dell’ufficio esecutivo dalla presidente Marianne Escurat.
E ancora, prosegue Europe en Marche:
“I valori progressisti di apertura e umanesimo che formano la colonna vertebrale di Europe en Marche non sono compatibili con le posizioni demagogiche e populiste, e apertamente euroscettiche, del Movimento Cinque Stelle.
L’Europe en Marche si iscrive in un partito apertamente riformista per fermare la strumentalizzazione, la paura e la diffidenza e ritrovare uno spirito pioniere.
L’Europe en Marche si impegna per fare del progetto europeo un plebiscito di tutti i giorni […].
Più in generale, Europe en Marche chiede ai diversi media che diffondono questo tipo di informazioni sbagliate di verificare le loro fonti per non propagare inutilmente delle fake news.
(da “Huffingtonpost”)
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