Destra di Popolo.net

IL MONITO DEL PRESIDENTE EMERITO DELLA CONSULTA SULLA PATACCA DEI VITALIZI: “FORTE RISCHIO INCOSTITUZIONALITA’ UNA NORMA RETROATTIVA”

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

LO SANNO ANCHE GLI ANALFABETI, MA L’ELETTORATO GRILLINO E LEGHISTA HA BISOGNO DI ESSERE PRESO PER I FONDELLI

Un intervento sui vitalizi degli ex parlamentari, che passi attraverso il ricalcolo con metodo contributivo dei trattamenti in corso, potrebbe essere «a forte rischio di incostituzionalità ».
Per questo «bisogna riflettere, cercando di salvaguardare i principi in una disciplina ragionevole».
L’invito a «intervenire con molta delicatezza», perchè si rischia di ledere il «principio dell’affidamento», viene dal presidente emerito della Consulta Cesare Mirabelli, che ipotizza anche una possibile strada alternativa: un «contributo di solidarietà » per gli ex deputati e senatori, «graduato rispetto alla dimensione del trattamento in essere» e che incida di più su chi ha avuto il vitalizio per una breve attività  parlamentare.
«Un giudizio non si può dare a priori. Dipenderà  dall’analisi che verrà  fatta e dalla soluzioni che saranno prospettate – premette Mirabelli – Ma si tratta di un terreno abbastanza scivoloso. Il problema riguarda sia le fonti, cioè se possa bastare una delibera dell’Ufficio di presidenza della Camera o se non debba essere la legge a intervenire; sia in quali termini si possa intervenire su una situazione esistente, senza violare il principio di affidamento. La Corte ha già  detto che l’incisione sui godimenti in essere, con una revisione in percentuale, può essere consentita in situazioni di emergenza e in limiti temporali definiti. Si tratta di questo? il primo compito dei questori sarà  dunque fotografare la realtà  e individuare quali sono le situazioni irragionevoli».

(da “il Mattino”)

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CONFERMA DELL’OMS SULL’USO DI ARMI CHIMICHE A DUMA: “500 PERSONE INTOSSICATE DAL GAS”

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’ CHIEDE L’ACCESSO ALLA ZONA… OVVIAMENTE I SOVRANISTI DIFENDONO IL BOIA ASSAD

L’Organizzazione mondiale della sanità  si dice “profondamente allarmata dalle notizie sul sospetto uso di armi chimiche nella città  di Duma”, in Siria, e “chiede l’accesso immediato e senza ostacoli all’area, per fornire assistenza alle persone colpite, valutare gli impatti e dare una risposta globale di salute pubblica”.
A renderlo noto è Peter Salama, direttore generale dell’Oms per la risposta alle emergenze che, in una nota stampa, sottolinea: “Dovremmo essere tutti indignati per questi orribili report e immagini che arrivano da Duma”.
L’Oms fa riferimento all’attacco di sabato scorso.
Le circa 500 persone curate nelle strutture sanitarie a Duma mostravano segni di grave irritazione delle membrane mucose, disturbi respiratori e problemi ai sistemi nervosi centrali.
Più di 70 persone che si erano nascoste in cantine sono morte, 43 delle quali con sintomi coerenti con l’esposizione da agenti chimici altamente tossici.
Due strutture sanitarie sono anche state coinvolte negli attacchi.
L’allarme dell’Oms arriva all’indomani del veto posto dalla Russia alla bozza di risoluzione degli Stati Uniti per istituire un nuovo meccanismo d’inchiesta indipendente sull’uso delle armi chimiche in Siria.
Il documento ha ottenuto 12 sì, 2 no (tra cui il veto di Mosca) e un’astensione (la Cina). ”
Questo è un giorno triste per il Consiglio di Sicurezza, per il regime di non proliferazione e soprattutto per la popolazione di Duma”, ha commentato l’ambasciatrice britannica al Palazzo di Vetro, Karen Pierce.

(da “Huffingtonpost”)

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MATTARELLA PRONTO A DARE UN PRE-INCARICO PER METTERE I LEADER ALLA PROVA

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE PRETENDE NOVITA’: UN CONTO E’ CONCEDERE TEMPO, ALTRA COSA E’ SPRECARLO

Sergio Mattarella concederà  altro tempo, ma non troppo e soltanto se i protagonisti della politica sapranno meritarlo.
In particolare Luigi Di Maio e Matteo Salvini, nella loro qualità  di vincitori, dovranno presentarsi domani al Quirinale con degli elementi tali da far ben sperare il Capo dello Stato.
Ad esempio, garantendo che una trattativa tra loro è già  avviata e sta sviluppandosi costruttivamente; oppure assicurando che questo negoziato ancora non inizia, però entro pochi giorni loro due si vedranno e sarà  la volta buona per chiarirsi; o ancora, spiegando al padrone di casa in che modo pensano (contro ogni aspettativa) di rimettere in gioco il Pd. In altre parole, avranno l’onere di giustificare una dilazione ulteriore. E
se invece dal prossimo giro di colloqui non dovesse emergere alcunchè?
La novità  delle ultime ore, di cui sul Colle nessuno vuol dare conferma, sa un po’ di ultimatum. Dinanzi a leader fermi immobili sulle rispettive posizioni, inchiodati ai soliti giochi tattici, dunque incapaci di garantire sbocchi concreti, Mattarella potrebbe decidere che l’attesa è stata sufficiente e passare dunque alla fase successiva, quella degli incarichi. O meglio, dei pre-incarichi.
Che consisterebbero nel convocare all’inizio della prossima settimana Salvini oppure Di Maio, prima l’uno e poi eventualmente anche l’altro, perchè provino a mettere in piedi una maggioranza, salvo tornare dal Presidente a riferirgli come è andata.
Fin qui Mattarella ha evitato di metterli in pista poichè, perdurando pregiudiziali e veti, il rischio di fallimento sarebbe elevato.
Chi dovesse ricevere il pre-incarico, difficilmente potrebbe rifiutarlo in quanto non saprebbe come spiegare alle proprie tifoserie una rinuncia così clamorosa. Nello stesso tempo, però, il prescelto non sarebbe affatto felice di essere tale nella quasi assoluta certezza di bruciarsi, forse per sempre.
Ecco dunque in che modo va interpretata la voce, circolata ieri, di Mattarella orientato a mandare in campo uno dei due: come una forma di pressione, una maniera per invogliare tutti a prendersi le proprie responsabilità . A carte scoperte, alla luce del sole e senza ulteriori dilazioni. Sei settimane sono già  trascorse, un lasso sufficiente per pretendere qualche novità .
La pazienza sul Colle non è mancata. Per esempio, durante il primo giro di consultazioni era stato chiesto al Presidente di aspettare qualche giorno in più perchè loro due, Di Maio e Salvini, si sarebbero certamente incontrati.
Non a caso l’inizio dei nuovi colloqui è rimasto in sospeso fino a ieri: se Luigi e Matteo si fossero visti stamane, gli incontri al Quirinale sarebbero scivolati di 24 ore. Invece si è saputo in extremis che il faccia a faccia non ci sarebbe stato.
Nè è stato messo in agenda un nuovo appuntamento. Nei palazzi si sospetta che il leader della Lega voglia far trascorrere tre settimane di vuoto pneumatico per arrivare al voto del 29 aprile in Friuli Venezia Giulia, dove si prevede che la Lega strapperà  un trionfo.
In modo sancire l’irrilevanza di Berlusconi e chiudere l’accordo con i Cinque stelle da posizioni più vantaggiose. Ecco: con l’Italia che attende un governo, sono tatticismi cui Mattarella non pare intenzionato a prestarsi.
Del tutto escluso un terzo giro di colloqui. E se i leader dichiareranno la propria impotenza, oppure lo stallo verrà  sancito dai pre-incarichi, non resterà  che l’ultima risorsa in grado di evitare una sedia vuota dell’Italia ai summit Ue (decisivo quello del 28 giugno) dove si deciderà  di euro e immigrazione: un governo del presidente,, l’ennesimo, che tutti dicono di non gradire. E sono ancora in tempo per evitare.

(da “La Stampa“)

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TONELLI, L’ONOREVOLE LEGHISTA CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

ILARIA CUCCHI: “E’ LO SPECIALISTA DEL FANGO SULLE FAMIGLIE VITTIME DI ABUSI, HA FATTO POLITICA SULLA NOSTRA PELLE”

Gianni Tonelli, sindacalista del SAP e deputato della Lega, è stato condannato per diffamazione nei confronti della sorella e dei genitori di Stefano Cucchi, il giovane morto nel 2009 nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini di Roma.
Il tribunale di Bologna lo ha condannato a 500 euro di multa con un decreto penale di condanna emesso dal pubblico ministero: il parlamentare può appellarsi e aprire così un processo nel contraddittorio delle parti.
Proprio ieri i rappresentanti del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) hanno disertato la festa per il 166/o anniversario della fondazione della Polizia di Stato, per il procedimento per sospensione dal servizio avviato nei confronti dell’ex segretario generale Gianni Tonelli
“Tonelli — ha commentato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano — specialista del fango sulle famiglie di vittime di abusi e ora promosso a parlamentare, ha fatto e fa politica sulla nostra pelle. Ora aspetto di incontrarlo al Tribunale di Roma, dove sarà  a processo per imputazione coatta assieme ai sui colleghi Maccari e Capece per aver offeso più volte me e la mia famiglia”.
Il deputato leghista ha annunciato che farà  opposizione al provvedimento.
Tonelli è accusato di falso nella vicenda dei servizi delle trasmissioni tv Ballarò e Piazzapulita in cui vennero mostrati giubbotti antiproiettile e caschi che secondo l’accusa non erano più in uso spacciandoli come prove dei mezzi inadeguati in dotazione agli agenti per combattere la minaccia del terrorismo.

(da agenzie)

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LAGARDE: “IL PROTEZIONISMO DANNEGGERA’ I PIU’ POVERI, IL MONDO HA DEBITI MAI VISTI”

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

“L’INDEBITAMENTO PUBBLICO E PRIVATO A 164.000 MILIARDI DI DOLLARI”

“I governi devono evitare il protezionismo in ogni sua forma. La storia ci insegna che le restrizioni all’import fanno male a tutti, soprattutto ai consumatori più poveri”.
Da Hong Kong, il direttore generale del Fmi Christine Lagarde sottolinea che “il sistema di scambi commerciali internazionali ha trasformato il mondo. Ha contribuito a dimezzare la percentuale della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà ” mentre le barriere protezionistiche impediscono al commercio di “svolgere il suo ruolo fondamentale per rafforzare la produttività “.
“Ma questo sistema di regole e responsabilità  condivisa corre ora il pericolo di essere distrutto. Questo sarebbe imperdonabile, un fallimento collettivo”.
Nello stesso tempo, Lagarde denuncia “le troppe pratiche sleali, che devono essere eliminate perchè possono lasciare tracce sugli equilibri commerciali tra Paesi”. In concreto, bisogna proteggere ad esempio proprietà  intellettuale e ridurre le distorsioni che favoriscono le imprese di statali.
Lagarde lancia anche l’allarme debito: quello pubblico e privato ha raggiunto a livello globale la quota record di 164.000 miliardi di dollari. Il debito pubblico nelle economie avanzate è, dunque, a livelli non visti dalla Seconda Guerra Mondiale. “Un indebitamento elevato rende i governi, le aziende e le famiglie più vulnerabili a una stretta delle condizioni finanziarie”, mette in evidenza Lagarde.
Ma Lagarde resta ottimista, a patto che governi, imprese e persone singole abbiano coraggio: “I governi – spiega – dovrebbero usare l’attuale crescita per portare avanti le riforme: la finestra di opportunità  è aperta, è necessario riparare il tetto nei periodi in cui splende il sole
Le riforme necessarie sono spesso spesso politicamente difficili, ma sono più efficaci e facili da attuare quando le economie crescono.
Il direttore generale dell’Fmi cita Henri Matisse: “La creatività  richiede coraggio. Abbiamo bisogno di più coraggio, nelle stanze dei governi, nelle aziende, e nelle nostre menti”.
Nel mese di gennaio, il Fondo Monetario ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell’economia mondiale al 3,9% per il 2018 e il 2019. E il Fondo continua ad essere ottimista perchè “le economie avanzate cresceranno sopra il potenziale di crescita media quest’anno e il prossimo” e perchè gli Stati Uniti sono in piena occupazione. Parallelamente   in Asia, le prospettive restano solide, “il che è un bene per tutti, perchè questa regione contribuisce a quasi due terzi della crescita globale”.
Tuttavia, il ritmo di “crescita prevista per il 2018 e il 2019 finirà  per rallentare” nella misura in cui le politiche a sostegno dell’economia si interromperanno soprattutto in Usa e Cina.

(da agenzie)

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SANITA’ LOMBARDA, UNA OPPORTUNITA’ PER CHI VUOLE LUCRARE SULLA NOSTRA SALUTE

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

LA CURA DELLE PERSONE E’ DIVENTATO UN ENORME BUSINESS …. AUMENTO VERTIGINOSO DI STRUTTURE PRIVATE FINANZIATE DA SOLDI PUBBLICI IN SETTORI ALTAMENTE REMUNERATIVI

Ancora arresti nella sanità  lombarda, ancora accuse pesantissime contro medici e dirigenti sanitari. Un triste rituale che si ripete periodicamente e che in questi anni ha coinvolto tutti i ruoli istituzionali: presidente regionale, assessore alla Sanità , direttori generali, direttori sanitari, primari, medici oltre ovviamente imprenditori e politici loro amici.
Alcune cliniche milanesi sono diventate famose in tutta Italia e non sempre per meriti proprio scientifici: S. Rita, Maugeri solo per citarne alcune, senza dimenticarsi che, nell’ormai lontano 1992, l’inchiesta di Mani Pulite cominciò proprio con un arresto alla casa di cura Pio Albergo Trivulzio.
Non siamo di fronte ad un sistema sanitario che funziona in modo ottimale ed eventualmente a poche mele marce che delinquono, come afferma l’assessore regionale.
E’ il sistema stesso, così com’è congegnato, che offre immense opportunità  per chi vuole arricchirsi illegalmente sul corpo e sulla pelle dei propri concittadini.
La cura delle persone è stata trasformata in un grande business; la presenza delle strutture sanitarie private accreditate e quindi finanziate dalla Regione con soldi pubblici attraverso il sistema dei rimborsi è aumentata in modo vertiginoso soprattutto nei settori più redditizi: le chirurgie, l’alta specialità , le strutture per ricovero degli anziani ecc.
La torta da spartirsi è enorme. Giovanni Falcone diceva “seguite i soldi e troverete la mafia” e di soldi nella sanità  ce ne sono veramente tanti.
La spesa sanitaria in Lombardia supera i 18 miliardi, pari ad oltre il 70% del bilancio regionale. Era ampiamente prevedibile che pratiche illegali si sarebbero concentrate in questo settore ed è inaccettabile che dentro l’istituzione pubblica (quando non è collusa con chi delinque!) poco o nulla sia stato fatto per contrastare tale possibilità .
Alcuni semplici esempi.
Nell’epoca digitale e delle banche dati, è mai possibile che la Lombardia non abbia costruito un osservatorio per identificare i macroscopici conflitti d’interesse presenti nel mondo sanitario?
Oggi si scoprono primari che direttamente, o attraverso propri familiari, sarebbero azionisti di aziende che producono strumenti diagnostici e protesi e si scopre che “casualmente” gli ospedali, ove costoro operano, indirizzano le ordinazioni verso queste stesse società .
Sarebbe stato sufficiente intrecciare qualche dato per far scattare un’attenzione particolare su determinati acquisti; andrebbe resa obbligatoria una dichiarazione pubblica sulle relazioni e gli interessi economici e finanziari dei medici e dei dirigenti del Servizio Sanitario.
Basterebbe incrociare i dati relativi ad alcune pratiche diagnostiche e ad alcuni interventi chirurgici (quelle con i rimborsi più elevati) realizzati nelle strutture private accreditate con quelle realizzati nelle corrispondenti strutture pubbliche per far sorgere il sospetto che non tutte le operazioni fossero necessarie; si sarebbero evitate amputazioni e trapianti finalizzati solo a produrre guadagni per singoli professionisti e per le strutture dove questi operano, verso le quali andrebbe immediatamente annullato l’accreditamento concesso dalla Regione.
Non basta avere i Nuclei Operativi di Controllo alle dipendenze delle Asl; è necessario metterli in condizione di svolgere efficacemente il proprio lavoro: non avvisare in anticipo la clinica interessata dell’imminente ispezione; non concentrare l’attenzione su aspetti puramente formali quanto piuttosto sull’appropriatezza degli interventi chirurgici e della prestazioni diagnostiche erogate.
Non è sufficiente mettere sul proprio sito web “Il piano anticorruzione” se poi nessuna autorità  indipendente ne verifica la realizzazione spulciando, ad esempio, i vari contratti d’acquisto.
Sarebbero necessari anche interventi a livello nazionale.
Ad esempio per interrompere la catena di nomine politiche che costruisce in ogni regione la piramide della sanità : i direttori generali sono nominati dalla regione, primari non si diventa più per concorso con relativi punteggi, ma si acquisisce l’idoneità  al primariato attraverso un bando basato sui titoli e su un colloquio; poi è la direzione della struttura sanitaria a compiere la scelta definitiva.
E spesso non è la competenza scientifica a prevalere ma una vicinanza che può trasformarsi in complicità .
“Non vedo, non sento, non parlo”, il motto delle famose tre scimmiette, pare essere diventato, con i tempi coniugati al passato, il mantra dei direttori generali, dei direttori sanitari e degli assessori alla sanità  regionale ogni volta che la magistratura fa scattare qualche arresto.
Tutte le inchieste che si sono susseguite non sono centrate su singoli isolati reati, ma su sistemi delinquenziali complessi con una molteplicità  di attori, sistemi che difficilmente possono sfuggire a chi dovrebbe vigilare.
Sarebbe quindi lecito aspettarsi, e chiedere, le dimissioni almeno dei direttori generali degli ospedali coinvolti e una verifica di idoneità  alla mansione per i funzionari regionali addetti alla direzione dei sistemi di controllo.
Un’ultima enorme preoccupazione.
La Regione Lombardia sta cercando di convincere i cittadini lombardi con malattie croniche, 3 milioni e 350.00 persone, ad affidare la cura di tali patologie ad un “gestore” che nel 70% dei casi è una società  privata che opererebbe con soldi pubblici. Essendo enti profit è legittimo pensare che il loro obiettivo più che la salute sarà  il profitto. Alla voracità  non c’è limite e la torta è immensa (la spesa sanitaria per i malati cronici in Lombardia supera i 10 miliardi).
O li fermiamo ora o ben poco rimarrà  del tanto decantato sistema sanitario lombardo.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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AVEVANO DIFFUSO FOTO OSE’ DI COETANEA MINORENNE: GENITORI CONDANNATI A PAGARE 100.000 EURO PER “CARENZA EDUCATIVA”

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

FORSE ADESSO PENSERANNO A SEGUIRE I FIGLI INVECE CHE AI FATTI LORO

Sono tutti minorenni gli undici ragazzini che sono stati «condannati» a risarcire una loro coetanea per aver fatto circolare sui telefonini una sua foto nuda.
Una sentenza destinata a far discutere perchè con loro sono stati «sanzionati» anche i genitori, considerati co-responsabili.
La sentenza è stata emessa dal giudice del tribunale di Sulmona Daniele Sodani, la cittadina abruzzese dono si sono svolti i fatti, il quale ha ritenuto responsabili i genitori per le colpe dei loro figli.
L’episodio risale al 2013 quando una ragazza, all’epoca 14enne, denunciò di essere apparsa nuda su Facebook per alcune ore e poi sui telefonini di amici e conoscenti. Quello che all’inizio sembrava agli occhi dei ragazzini un semplice gioco è finito al centro di indagini giudiziarie condotte dai carabinieri di Sulmona, sollecitati dai genitori della ragazza.
L’accusa: diffusione di materiale pedopornografico. All’inizio furono una trentina i ragazzi, quasi tutti minorenni, chiamati a deporre dai carabinieri.
La colpa degli educatori
Da questo elenco sono poi stati estrapolati gli undici ritenuti autori materiali della diffusione delle foto osè. In sede di udienza preliminare gli indagati sono stati tutti prosciolti. Non così in sede civile dove il giudice accogliendo parzialmente le richieste dei genitori che avevano avanzato un risarcimento di 650 mila euro, per danni patrimoniali e non, ha stabilito che i convenuti debbano versare, a vario titolo, la cifra in totale di oltre 100 mila euro, come danno non patrimoniale.
Il giudice ha disposto che a pagare il risarcimento debbano essere i genitori degli allora minorenni perchè «è in capo al genitore l’onere di provare e di dimostrare il corretto assolvimento dei propri obblighi educativi e di controllo sul figlio, solo in tal modo potendosi esonerare dalla condanna risarcitoria».
Per il giudice nulla invece sarebbe stato dimostrato. Anzi sempre secondo la sentenza «i fatti esprimono, di per sè, una carenza educativa degli allora minorenni, dimostratisi in tal modo privi del necessario senso critico di una congiura capacità  di discernimento e di orientamento consapevole delle proprie scelte nel rispetto e nella tutela altrui. Capacità  che invece avrebbero già  dovuto godere in relazione all’età  posseduta. Tanto è vero che alcuni coetanei ricevuta la foto non l’hanno divulgata».
Il giudice non ha risparmiato neanche i genitori della minorenne: per loro nessun risarcimento perchè «non avrebbero vigilato sulla condotta imprudente della propria figlia, da cui sarebbero partite le foto osè».

(da “Il Corriere della Sera”)

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“NELLE NUOVE CASETTE VOLA TUTTO, ADESSO BASTA!”

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

LA RABBIA SUI SOCIAL NELLE ZONE DEL TERREMOTO… SOTTO ACCUSA LE SAE, SOLUZIONI ABITATIVE IN EMERGENZA

Mobili distrutti, scaffali crollati, utensili per terra. Gli utenti sui social postano immagini scattate all’interno delle casette Sae, le soluzioni abitative in emergenza, dopo la scossa di magnitudo 4.6 che stamattina ha colpito la zona di Muccia, Pieve Torina e Pievebovigliana, in provincia di Macerata.
Sui social monta la rabbia, gli utenti accusano: sono state costruite senza alcuna accortezza, considerando la zona sismica.
“Scatoloni dove bisognerebbe sopravvivere sicuri”, scrive in un post Antonella Paganelli, “Sappiamo quanto sono costate, il doppio di una villa fatta bene (dalle nostre parti), ecco il risultato dopo una scossa 4,7 in una casetta, dentro la casetta e fuori dalla casetta”.
Le fa eco, sempre su Facebook, Riccardo Pompei, che nella didascalia di una foto con diversi pensili sparsi a terra scrive: “Provate a immaginare se fosse successo intorno a questa ora con i bambini già  alzati”. “Adesso basta!”, commenta qualcun altro.
Tra i commenti al post, qualcuno però difende le casette: “La colpa non è loro, ma di come siano stati fissati i mobili, forse con qualche accorgimento in più come ad esempio le sbarre fissate meglio e più forti al movimento non sarebbe accaduto”. “Che c’entrano le case” aggiunge qualcun altro, “lì non ha tenuto la piastra che tiene il mobile”. E ancora: “Mi intendo un po’ di mobili e da quello che vedo la stecca reggi pensili è fissata solo con due stop e non ha retto, comunque mi spiace per l’accaduto”.
“La scossa che ho sentito verso la fine della nottata è stata terrificante”, ha commentato all’Ansa Ebe Meo, pensionata di Muccia, “Ha fatto sobbalzare tutto, nella casetta si è avvertita molto più forte che nelle altre abitazioni normali, ma ovviamente è più sicura”.
La Repubblica si era chiesta come venissero costruite le casette consegnate agli sfollati e documentando le promesse mancate: interventi in ritardo, poche casette consegnate.
Le prime risposte arrivavano dalle lamentele dei cittadini appena entrati, costretti a convivere con piccoli disagi quotidiani: dalla mancanza dell’acqua calda durante l’inverno alle infiltrazioni in quelle che avrebbero dovuto essere — sulla carta e per costi — piccoli gioielli di ingegneria edilizia. Le inchieste della magistratura e lo zelo della Cgil di Macerata hanno documentato che nei cantieri delle Sae erano presenti operai non specializzati e sottopagati, a volte costretti a pagare il pizzo alle ditte per poter lavorare.

(da “Huffingtonpost“)

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PD, CONGRESSO PER CHIUDERE IL “FORNO M5S”: FINO ALLE PRIMARIE PIENI POTERI A ORFINI

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

ANCHE GLI ORLANDIANI MOLLANO MARTINA

“Congresso e primarie subito”, dice Marco Di Maio intervenendo all’assemblea dei gruppi parlamentari del Pd subito dopo Dario Franceschini.
Sì, anche il Pd ha un ‘Di Maio’, naturalmente antitetico rispetto al Luigi del M5s.
Il deputato in questione è infatti un esponente dell’area di Maria Elena Boschi e la sua richiesta di lanciare subito il congresso, invece che eleggere un segretario all’assemblea del 21 aprile, segnala la volontà  dei renziani del Pd di chiudere il ‘forno di dialogo’ che il leader pentastellato vorrebbe aprire con i Dem sul governo. All’assemblea Matteo Renzi non si presenta, ci sono però sia Boschi che Lotti.
Il congresso subito (da statuto, dal 21 aprile ci sarebbero 4 mesi di tempo per avviarlo) prende quota anche nella minoranza: è questa la novità . Farebbe decadere tutti gli organismi dirigenti, a cominciare dal reggente Maurizio Martina, e assegnerebbe pieni poteri al presidente Dem Matteo Orfini, contrarissimo a qualsiasi forma di dialogo con il M5s.
C’è questo sullo sfondo, mentre, alla vigilia del secondo giro di consultazioni con Mattarella, il Pd tenta la discussione nella riunione dei deputati e dei senatori al Nazareno.
L’ipotesi del ‘congresso entro l’anno’, intimamente legata alle scelte sul governo, non è più solo una richiesta renziana.
Anche per la minoranza orlandiana Martina — che solo la settimana scorsa sembrava saldamente avviato verso l’elezione a segretario in assemblea – è diventato un candidato “non adatto a gestire questa fase complicata”, ci dice una fonte.
C’è chi pensa ancora di convincere Graziano Delrio a candidarsi, ma finora il neoeletto capogruppo alla Camera si è detto indisponibile a correre per la segreteria. A fronte di questo no e scartate le altre ipotesi pure esplorate (per esempio la carta Ettore Rosato), resta all’orizzonte il congresso.
Due candidati sono già  in pista: il renziano Matteo Richetti e Nicola Zingaretti per la minoranza non-renziana, e chissà  chi altri. Con primarie in autunno o al massimo all’inizio del 2019: in tempo per le europee di maggio. Le liste verrebbero decise dal nuovo segretario: bocconcino goloso per tutte le aree del partito.
Ancora non c’è nulla di ufficiale, ma il congresso oggi prende quota anche per via dell’ultimo segnale di avvicinamento tra Lega e Cinquestelle: l’elezione del leghista Giancarlo Giorgetti alla presidenza della commissione speciale sul Def. Niente da fare per il candidato Dem Francesco Boccia. Benzina per la tesi renziana: “C’è già  un accordo spartitorio tra Lega e Cinquestelle”, dice Ettore Rosato. “Fanno finta di litigare ma l’accordo c’è ed è confermato dall’elezione della commissione speciale della Camera”, è sicuro il capogruppo al Senato Andrea Marcucci.
All’assemblea dei deputati e dei senatori, chi nel Pd avrebbe voluto aprire al M5s ci arriva senza benzina. Tanto che la discussione, pur chiesta da Franceschini prima del primo giro di consultazioni al Colle, non produce novità , se non uno scontro tra Franceschini e Orfini. Il primo la mette così: “Nessuno ha vinto per governare il paese. Io penso che non basti più assistere. La prima fase è stata giusta ma adesso dobbiamo prepararci alla seconda fase. Non sto proponendo il governo con i Cinque Stelle, ma dobbiamo impedire un governo tra Lega e M5s. Perchè non ci infiliamo nelle loro contraddizioni? Perchè non diciamo ‘siamo pronti a dialogare con chi condivide i nostri quattro punti’ e vediamo come funziona? Non c’è solo la possibilità  di andare al governo, si può graduare l’opposizione a seconda del numero dei punti condivisi. In politica c’è anche la riduzione del danno al Paese”.
Ma Orfini gli risponde senza mezzi termini: “Non possiamo non stare all’ opposizione. Qui nessuno pensa che voi vogliate fare i ministri in un governo Di Maio ma dobbiamo chiudere il ragionamento di Dario ricordando che il 50% degli italiani ha votato i sovranisti. Noi li abbiamo contrastati nella legislatura scorsa, oggi hanno l’onere primo di tentare di governare l’Italia”.
Il reggente Martina cerca di rappresentare le posizioni di tutti. Parte dal “Pd sta sulla linea decisa dalla direzione del 5 marzo” e cioè l’opposizione: “Non siamo noi a poter esprimere una opzione di governo”. Ma la conclude dicendo che “non stiamo sull’Aventino, il Pd interpreta una posizione limpida: noi siamo parte di un’iniziativa che non starà  mai alla finestra, non saremo indifferenti a ciò che accade”. Persino Boccia però deve registrare che sul dialogo con il M5s “oggi è prematuro dire ci stiamo”, anche se “non possiamo permetterci di dire ‘non ci stiamo e basta’”.
Per dire che per il Pd è finito il tempo della responsabilità  al governo, Rosato arriva anche a dire che il Pd ha sbagliato ad appoggiare Monti nel 2011. “Nell’unico incontro tra Pd e M5s abbiamo registrato la strafottenza dei loro capigruppo”, rincara la dose Marcucci intervenendo in assemblea, “il punto è che hanno vinto le elezioni e noi dobbiamo costringerli a governare”.
Perchè la convinzione dei renziani del Pd, suffragata dai contatti con i parlamentari di Forza Italia, è che alla fine il veto di Di Maio su Berlusconi verrà  superato da Berlusconi stesso, con un passo indietro dell’ex Cavaliere, un lasciapassare per Salvini affinchè faccia un governo con il M5s, un appoggio esterno garantito da Fi, a distanza per non turbare i pentastellati. Tutto per non tornare al voto, opzione che finora, da Mattarella in giù, piace solo al leader leghista.

(da “Huffingtonpost”)

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