Aprile 24th, 2018 Riccardo Fucile
MA I SEGUACI CELLA MELONI NON SONO (A PAROLE) CONTRO L’EUROPA DEI BANCHIERI E DEI MASSONI?
Il vicesindaco Stefano Balleari, Fratelli d’Italia, è nelle liste della massoneria italiana. Il suo nome
compare in un elenco di 26.410 massoni italiani, un dossier compilato in base alle liste comunicate alle prefetture.
Gli elenchi contengono le indicazioni anagrafiche, il luogo e la data di nascita, la residenza e la professione dei soggetti interessati, Balleari figura come commercialista, anche se non lo ha mai fatto.
Il vicesindaco ha lavorato infatti a lungo come imprenditore nelle aziende di famigliea specializzate nel commercio delle carni.
Ha fatto il consigliere comunale e vicepresidente del consiglio comunale all’opposizione ocn la giunta Doria.
Eletto un anno fa è diventato ed è diventato vicesindco con la giunta Bucci. “E’ una roba vecchia, che esplorai per curiosità _ ha dichiarato al Secolo XIX a proposito della sua appartenenza alla massoneria. Ero entrato a fine anni ’80. Al tempo ero un imprenditore, lo feci spinto da una certa curiosità ”
Quasi in contemporanea, un’indagine dei carabinieri del Ros ha svelato come d’una loggia abbia fatto parte in tempi molto più recenti Roberto Garbarino, odontoiatra e per dieci anni (dal 2002 al 2012) consigliere comunale nel capoluogo ligure per il centrodestra. In questo caso il suo gruppo, denominato “Loggia del Falcone”, non aveva comunicato la propria esistenza e gli iscritti in via ufficiale.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2018 Riccardo Fucile
SE FALLISCE FICO IL DISCORSO ALLA NAZIONE DEL PRESIDENTE
Come lungo i binari, Sergio Mattarella sta procedendo lento (secondo alcuni troppo) però inesorabile.
Non gli è bastato che l’esplorazione di Elisabetta Casellati si fosse conclusa venerdì con un buco nell’acqua: il Presidente, per maggiore scrupolo, ha atteso altri tre giorni prima di prendere atto definitivamente che tra Lega e Cinque stelle non c’è nulla di concreto, soltanto una voglia reciproca, al massimo un’attrazione o, per usare un’altra immagine, un «annusamento» tra vincitori destinato tuttavia a rimanere tale.
A questo punto, sfidando serenamente l’ira di Salvini, e mettendo nel conto le reazioni a caldo dei pasdaran renziani che non hanno ben capito la mossa, alle ore 17 di ieri Mattarella ha voltato pagina.
D’ora in avanti si lavorerà solo per un governo M5S-Pd perchè insistere con la formula precedente sarebbe stata, quella sì, una perdita di tempo, anzi una presa in giro.
Logica euclidea
Per essere più inattaccabile, il Presidente non si è limitato a mettere una bella lapide sul sogno di governo grillo-leghista. Ha scelto il nuovo esploratore secondo una logica geometrica, euclidea, identica a quello che una settimana fa l’aveva portato a lanciare in pista la presidente del Senato, e con un «perimetro» perfettamente speculare. Casellati aveva battuto la savana sulla destra, Roberto Fico si inoltrerà nella giungla a sinistra: tutto assai lineare e molto prevedibile, sostengono i frequentatori del Quirinale, per cui gli attacchi leghisti (parecchio sguaiati) e le critiche (nel loro caso invece piuttosto rispettose) delle due capogruppo berlusconiane Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini non hanno fatto al Capo dello Stato «nè caldo nè freddo».
Semmai, ieri sera, l’attenzione del Colle era tutta orientata altrove.
I consiglieri presidenziali avevano i radar puntati chi sul Pd e chi sui Cinque stelle, per capire in che modo la scelta di Fico era stata accolta nei due partiti, con quali prospettive di riuscita e se le voci giunte insistenti sul Colle trovavano conferma.
Di quali voci si trattava? Delle stesse anticipate ieri mattina sulla Stampa che ha raccontato come, durante il weekend, ci fossero stati contatti preliminari tra Di Maio e il mondo renziano: niente di chissà che, giusto un sondaggio riservatissimo grillino per capire se il Pd avrebbe sbattuto la porta davanti a un’offerta di dialogo o magari l’avrebbe socchiusa in cambio di qualche solenne impegno.
Per esempio, della promessa di non trafficare mai più con la Lega, per nessuna ragione e nemmeno nel caso in cui Salvini, pentito, volesse tornare sui suoi passi.
La carta finale
Prima di cena, puntualissimo, Di Maio ha postato su Facebook quello che i vertici Pd si attendevano: un bye bye Salvini, anzi «buona fortuna» (che suona più elegante). Dopodichè, quasi in tempo reale, il reggente dem Maurizio Martina ha aperto uno spiraglio ai Cinque stelle.
Presto per dire che i due partiti inizieranno a ragionare di programma, ma le premesse ci sono. E se Fico, pure lui, tornasse da Mattarella a mani vuote?
Per il momento, al Quirinale, non si prendono in esame «piani B». Se ne parlerà eventualmente giovedì. Però viene dato per certo che, una volta esauriti tutti i tentativi di mettere d’accordo i protagonisti, il Presidente dovrà necessariamente calare l’asso.
Sotto forma di governo da lui nominato e spedito davanti alle Camere per raccogliere la fiducia di chi ci sta.
Quello che Mattarella ha detto a Fico, ed è filtrato all’esterno, non lascia dubbi: «A distanza di quasi due mesi dal 4 marzo, va sottolineato il dovere di dare al più presto un governo all’Italia».
È l’ultima chiamata ai vari leader, quasi un estremo appello alla responsabilità perchè poi scatterà , appunto, il «dovere» di intervenire comunque. E si può star certi che, nel caso in cui dovesse esporsi di persona per mettere in piedi il «suo» governo, anche transitorio, Mattarella ne spiegherebbe le ragioni con grande schiettezza.
Ipotizzare un discorso alla nazione per adesso è prematuro, suonerebbe perfino minaccioso (non è lo stile dell’uomo).
Ma la pazienza presidenziale è agli sgoccioli: dei giochi tattici l’Italia non ne può più, se non decolla il dialogo M5S-Pd una decisione verrà presa.
(da “La Stampa”)
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Aprile 24th, 2018 Riccardo Fucile
E DOPO LO SPAM SULLA PAGINA DEL GRILLINO MINACCIA LA MANIFESTAZIONE DEL “MARCIO SU ROMA”
Non una marcia, ma una passeggiata. Matteo Salvini contro l’esecutivo M5S-PD, che il mandato di
Roberto Fico dovrebbe esplorare, annuncia una manifestazione di piazza da Udine, dove è in campagna elettorale per il voto in Friuli Venezia Giulia.
«Faremo una bella passeggiata a Roma, e credo che saremo in tantissimi». Perchè «noi faremo di tutto per evitare all’Italia un governo dell’estrema sinistra».
Poi ci ritorna sopra: «Ma come è possibile pensare di fare un governo con chi prende legnate sempre più forti ad ogni occasione elettorale?».
Un riferimento al magro esito del voto molisano per i democratici. E c’è di più, visto che il bot della pagina Salvini Premier, ovvero l’utente che gestisce la community del gruppo con trentatremila iscritti legata alla pagina, ieri sera ha mandato i suoi utenti a protestare sulla pagina di Luigi Di Maio, nel post in cui il candidato premier M5S annunciava la chiusura del forno della Lega.
Lo spam di Salvini premier sulla pagina di Di Maio ha trovato terreno fertile in un elettorato che non si aspettava la svolta del M5S pur se ampiamente annunciata e non ha intenzione di seguire il leader grillino nelle sue interlocuzioni.
Dietro lo spam di Salvini il tentativo di recuperare alla causa del centrodestra i voti di chi ha scelto il M5S perchè non si fidava dei suoi leader. E c’è da pensare che un “esecutivo fantoccio” guidato dal M5S con l’appoggio del PD o scelto dal presidente della Repubblica in assenza di scelte da parte dei partiti favorirebbe la carica “antisistema” del leghista nella prossima campagna elettorale.
Carmelo Lopapa su Repubblica spiega però che tanto Salvini quanto Di Maio confidano piuttosto che dopo Fico maturi un pre-incarico che a quel punto consenta di sondare l’opzione iniziale, dei quasi-vincitori del voto: M5S e Lega.
Salvini brinderebbe se venisse affidato al “suo” Giancarlo Giorgetti.
Il capo dei 5 stelle a quel punto lo rivendicherebbe per sè: l’ultima chance per Palazzo Chigi.
Quel che è certo è che i due partiti insieme partirebbero da un bottino di 347 voti alla Camera e 167 al Senato. Peccato che quel sondaggio ultimo il Quirinale lo concederebbe solo a fronte di un preciso e preventivo accordo, a cominciare dalla premiership.
E lì, tra i due leader, cascherà l’asino.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 24th, 2018 Riccardo Fucile
“COI DEM LOTTA ALLA POVERTA'”…E NON CEDE SULLA PREMIERSHIP
Sommerso di delusione e ancora spaesato, Luigi Di Maio è costretto a scrivere il post che non avrebbe mai voluto scrivere. «A Salvini auguro buona fortuna».
Ma per capire quale sia l’umore ai vertici del M5S bisogna fare un passo indietro di una cinquantina di ore.
Sabato pomeriggio, dall’entourage di Luigi Di Maio, filtra un’indiscrezione: «Matteo Salvini ha ancora 24 ore, ma abbiamo buoni segnali da Giancarlo Giorgetti. Speriamo, non vogliamo fare il governo con il Pd».
Domenica pomeriggio, la certezze sembrano sfumare: «Ormai non ci crediamo più. Dobbiamo rassegnarci ad aprire al Pd. Da domani dobbiamo chiudere con la Lega. Lo abbiamo promesso al presidente Mattarella».
Ieri mattina: «Inutile che Salvini si affanni. Con la Lega è game over. C’è solo il Pd». Ieri pomeriggio: «Per noi è un lutto non fare il governo con la Lega».
Ci hanno provato fino all’ultimo, non c’è che dire. E fino all’ultimo, forse ingenuamente, ci hanno creduto. Ora invece sembra davvero finita, anche se una piccola remota speranza che il fallimento di questa settimana di negoziati con il Pd possa riaprire a Salvini, dopo il Friuli, ancora abita il cuore di Di Maio.
Intanto, molto controvoglia, il leader è costretto a intavolare una trattativa con gli avversari degli ultimi cinque anni, mentre sullo sfondo la sfiducia di militanti ed elettori si comincia a registrare sui social e nei commenti sotto forma di sfoghi rabbiosi contro il Pd.
«Mai con Renzi» echeggia, proprio come qualche ora prima echeggiava «Mai con Berlusconi». Ma tant’è: Di Maio è rimasto imprigionato dalla sua stessa strategia dei due forni.
Lui dice di sentirsi «ottimista», ma sa che non è così semplice. Il post pubblicato sul blog arriva come risposta ai leader del Pd che pretendevano – come precondizione per sedersi al tavolo – che il grillino seppellisse definitivamente l’asse con Salvini.
La versione ufficiale che il M5S veicola in serata asseconda questa impressione, ma in realtà la chiusura verso la Lega non è così netta.
Ricominciare, tutto da capo, è sconfortante, e non aiuta la riluttanza verso i dem. Dunque, le basi di partenza non sono le migliori.
Il perimetro in cui si muoverà Fico è stretto e non sono stati del tutto accantonati i sospetti sulle vere intenzioni del Pd sul presidente della Camera.
Ad accomunare 5 Stelle e dem c’è poco. Ad allontanarli la violenza delle offese di questi anni. Ma a venire in aiuto c’è la prima stesura della sintesi dei programmi affidata da Di Maio al professor Giacinto della Cananea e a un pool di accademici.
La pubblicazione era prevista per il 30 aprile, all’indomani del voto in Friuli, una data non scelta a caso, che serviva a dimostrare a Salvini la buona disposizione dei grillini verso le richieste del leghista.
Il timing dell’anticipazione è rivelatorio. Ieri scadeva l’ultimatum di Mattarella ai tentativi di un esecutivo M5S-Lega.
«L’accelerazione degli scenari politici – confessa Di Maio – ha costretto a far lavorare anche di notte il comitato scientifico per pubblicare prima i risultati». La prima stesura del contratto alla tedesca, declinata in dieci punti, però, ha una chiara indicazione politica in alcuni dei suoi pilastri. Scompare la revisione della legge Fornero sulle pensioni, che accomunava Lega ed M5S, mentre creava una radicale distanza con il Pd.
Il reddito di cittadinanza rimane ma riformulato con un altro nome, un dettaglio che fa pensare a un ampliamento del reddito di inclusione partorito dal governo di centrosinistra.
Su questo punto la convergenza può essere semplice ma non è scontata. Sicuramente Di Maio è pronto a offrire la lotta alla povertà come asso per attrarre la sinistra, ma è anche deciso a non concedere troppo, visto l’alto tasso di consenso che si porta dietro un argomento come il reddito di cittadinanza.
E in vista di una possibile campagna elettorale è bene tracciare un confine. Altro assist al Pd è la scomparsa di argomenti controversi come i vaccini e la conferma dell’adesione totale all’Ue e alla Nato.
Anche se, spiega Della Cananea «la mia impressione è che gli italiani siano poco interessati alla partecipazione del nostro Paese nella Nato e più interessati ai problemi della Sanità , del Lavoro, del sostegno al reddito in periodo di crisi, degli investimenti pubblici per le infrastrutture».
Tutti argomenti su cui, sulla carta, non sarebbe difficile trovare convergenze con i dem senza troppa contaminazione: «Perchè sarà un governo di contratto, non una alleanza» precisa Di Maio.
Resta da superare sempre il solito scoglio. «Sono curioso di capire a questo punto quale può essere il veto del Pd» dice un deputato più vicino a Fico che a Di Maio, come Carlo Sibilia, ben sapendo che il veto potrebbe essere uno solo: la premiership. «Ma quella – continua a giurare Di Maio – non la mollo. Se non l’ho fatto con la Lega…».
(da “La Stampa”)
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Aprile 24th, 2018 Riccardo Fucile
IL RIFERIMENTO A DI MAIO E’ EVIDENTE: “UN GOVERNO M5S-PD SI PUO’ FARE A BREVE”
Carlo Sibilia su Facebook oggi ha gettato il cuore oltre l’ostacolo della diffidenza degli attivisti del
MoVimento 5 Stelle nei confronti del Partito Democratico sostenendo esplicitamente che un governo M5S-PD s’ha da fare, domani o il prima possibile.
Di più: Sibilia nello status si spinge a dire che bisogna andare “oltre i nomi”, ovvero l’unico nome che oggi è sul tavolo: quello di Luigi Di Maio candidato presidente del Consiglio del MoVimento.
Inutile dire che i commentatori e gli iscritti alla pagina di Sibilia non sembrano essere esattamente entusiasti della presa di posizione del deputato del MoVimento 5 Stelle e gli rinfacciano l’idea di governare con “i criminali che hanno ammazzato la nostra terra”, “quelli dell’euro e della globalizzazione selvaggia”.
Di certo l’apertura di Sibilia va oltre quello che ha annunciato ieri Di Maio da capo politico eletto (?) del M5S.
Il mandato esplorativo a Roberto Fico per la ricerca di una maggioranza PD-M5S potrebbe essere davvero un modo per movimentare il dibattito interno di un MoVimento che fino a ieri sembrava graniticamente pronto ad appoggiare Di Maio fino alla fine.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 24th, 2018 Riccardo Fucile
FRANCESCHINI ESCE ALLO SCOPERTO E INVITA AL CONFRONTO CON IL M5S… MARCUCCI: “NON OTTIMISTA, MA POSSIBILI SORPRESE” … ALLE 14,30 FICO INCONTRA IL PD
Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini apre al confronto col M5s per la formazione di un governo: “Non si può rispondere con un semplice ‘no’ – dichiara a Repubblica – quando il Pd incontrerà l’esploratore Fico. Mi ha sconcertato leggere una raffica di dichiarazioni di totale chiusura di esponenti del mio partito mezz’ora dopo il conferimento dell’incarico. Abbiamo invece l’obbligo di verificare nei contenuti la possibilità di un’intesa”.
Franceschini spiega come, a suo parere, sia necessario “tentare questa strada senza pregiudiziali. Mettiamo in campo le proposte del Pd come ha iniziato a fare Martina. Vediamo se c’è uno spazio di confronto basato sui programmi. Certo, se ci rivolgiamo solo alle spalle, è chiaro che la collaborazione è impensabile”.
Quindi, chiede Repubblica, sarebbe accettabile anche Di Maio premier? “Andiamo per gradi. Vediamo – replica Franceschini – i programmi e anche come si può realizzare un’intesa. Esistono i governi politici, l’appoggio esterno, varie formule. Certo, se esisterà un interesse a formare un governo, allora più sarà stabile e meglio sarà “.
Ma un accordo del genere si potrà fare senza il consenso di Renzi?
“Certo che no. A tutti però io dico: fermiamoci e parliamo: Ci si ascolti reciprocamente”.
Ma se fallisce l’esplorazione di Fico, ci sono altre strade per formare un governo? “Non mi sembra – conclude Franceschini – che il clima dei rapporti tra le forze politiche consenta di far nascere un governo di tutti. E fatico a vedere una maggioranza in cui stanno insieme noi, Di Maio, Salvini e Berlusconi. Questa è l’ultima speranza che c’è”.
Timida apertura dei renziani
“Non sono ottimista, non vedo le condizioni perchè i programmi (M5S e Pd, ndr) si possano allineare, ma le sorprese in politica sono sempre dietro l’angolo”. Così il capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci a Radio Anch’Io.
“La situazione è molto delicata, i numeri in Parlamento molto risicati (di M5S e Pd assieme, ndr). Siamo preoccupati dalla lontananza programmatica, il lavoro dei professori (per M5S, ndr) evidenzia posizioni molto distanti”. “Siamo disponibili a confrontarci ad esempio sugli investimenti. Per esempio – domanda Marcucci – la Tav è strategica?”.
Il calendario di Fico: alle 14.30 l’incontro con la delegazione Pd, poi M5S
Si svolgeranno oggi gli incontri del Presidente della camera dei deputati, Roberto Fico, con le delegazioni del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle, in seguito al mandato esplorativo conferito dal capo dello Stato.
Alle ore 14.30 si terrà l’incontro con la delegazione del Pd e alle ore 18 l’incontro con la delegazione del M5S. Le consultazioni si svolgeranno nel salottino del presidente e a seguire le dichiarazioni alla stampa nella Sala della Lupa.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 24th, 2018 Riccardo Fucile
SERGIO RIZZO CRITICA LA PASSEGGIATA DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA: MEGLIO L’AUTO DI SERVIZIO
Sergio Rizzo, coautore del libro La Casta, oggi su Repubblica critica la scelta di Roberto Fico di
andare ieri al Quirinale per l’incarico a piedi, ma contornato da una ventina tra poliziotti e carabinieri ritratti nelle tante fotografie scattate durante il percorso.
Rizzo comincia citando Beppe Grillo e le sue parole su Monti:
«Volevo contare insieme a voi il numero di agenti di scorta che Monti si porta appresso, probabilmente occupando tutta una carrozza del Frecciarossa Roma- Milano. Non so se sia giusto o sbagliato: forse è necessario. Ma certamente non è economico».
Anche se qui, a dire il vero, il problema economico rischia di essere addirittura secondario.
Caro presidente, riguardi i video e le foto che la ritraggono attorniato da un manipolo di agenti in borghese e protetto da un cordone sanitario di uomini in divisa che tengono lontani curiosi e giornalisti. Ne converrà che stonano alquanto con la sobrietà che il Movimento ha sempre predicato, al punto da ritenerla giustamente un pilastro della politica. Quelle scene mandano un segnale opposto: la presunta sobrietà finisce per trasformarsi nella esibizione, fosse pure involontaria, del potere.
La scelta, spiega Rizzo, ha ormai valicato le porte del buonsenso:
Come diceva il Garante del Movimento a proposito del viaggio in treno di Monti, forse quello spiegamento di forze era necessario. Nè il presidente della Camera può sottrarsi a certe misure di sicurezza, fermo restando che esistono comunque dei limiti al buonsenso: il cordone dei carabinieri che si tengono per mano per allontanare la gente, ad esempio, evoca atmosfere sudamericane più che quelle di una democrazia occidentale.
Ciò detto, la terza carica dello Stato può sempre limitare la propria scorta a cinque persone anzichè venti (almeno) ed evitare di paralizzare con un corteo le strade del centro della capitale senza per questo rinunciare alla propria sicurezza. In che modo è semplice: prendendo l’auto di servizio.
Ci guadagnerebbe la città , ma anche le casse dello stato (cui giustamente il M5S tiene assai) e l’immagine di Fico. Delle auto blu o di qualunque altro colore deve fare scandalo l’abuso, non il loro utilizzo per esigenze istituzionali reali e comprovate. I cittadini le pagano apposta per questo. E non soltanto in Italia.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2018 Riccardo Fucile
IN CONFUSIONE TOTALE SE LA PRENDE CON TUTTI , DA DI MAIO A MATTARELLA A BERLUSCONI, SALVO CHE CON SE STESSO… LEGGA MEGLIO I RISULTATI ELETTORALI: L’83% DEGLI ITALIANI NON LO VUOLE PREMIER, INFATTI NON L’HA VOTATO, SE NE FACCIA UNA RAGIONE
La Lega in Molise si posiziona sotto Forza Italia. Dati alla mano il nervosismo di Matteo Salvini cresce con il passare delle ore fino a raggiungere il culmine a tarda sera, quando dal palco di Codroipo in provincia di Udine il leader del Carroccio annuncia: “Se saremo esclusi dal governo ci ritroveremo a fare una passeggiata a Roma”.
Non dice “marcia” ma poco ci manca: “Un governo M5s-Pd è una presa in giro”.
Le sue parole tradiscono tutta la rabbia nei confronti di Luigi Di Maio che gli ha appena chiuso la porta in faccia per aprire invece un dialogo con il Pd alla luce del mandato esplorativo affidato a Roberto Fico.
“Vediamo cosa sono capaci di fare. Di Maio fallirà e a quel punto toccherà a noi ”
Ma ancora è presto e per adesso Salvini si mette ad aspettare l’esito del secondo mandato esplorativo. Se andrà male però vorrà tornare in partita da protagonista.
Ci prova già lanciando frasi volutamente ambigue. Infatti parlando davanti agli elettori del Friuli dice: “Se quelli con cui dovreste ricostruire cominciano a litigare e non si mettono d’accordo, alla fine possiamo tirarci su le maniche e provare a far da soli”.
Quelli che litigano sono Di Maio e Berlusconi. Coloro che dovrebbero provare a fare da soli sono i leghisti, ma dal Carroccio viene confermato che il centrodestra non verrà sacrificato, quindi con il leader di Forza Italia non ci sarà alcuno strappo: “Se Di Maio fallirà con il Pd sarà lui a dover fare un passo indietro”. Questo è quanto emerge sempre nei ragionamento in corso tra lo stato maggiore della Lega.
Dunque Salvini ha in mente di indicare, quando e se sarà chiamato per un terzo giro di consultazioni al Quirinale, una nuova strada: “Io non dico ho vinto e comando io, va bene anche un nome terzo che sia scelto da partiti che hanno vinto”. Ma in questo caso, il nome vuole farlo lui.
Ormai la rabbia è diventata quasi isterismo, nonostante Salvini parli di “delusione”. Forse nei riguardi di Di Maio con cui per cinquanta giorni ha messaggiato e scambiato telefonate. Per la Lega è la giornata più lunga, vissuta al cardiopalma. È mattina presto quando Salvini osserva i risultati del Molise che, pur avendo consegnato la vittoria al centrodestra, pongono per il leader del Carroccio un ulteriore ostacolo nella formazione del governo.
Per lui le percentuali diventano la prova che l’asse Lega-Forza Italia non può essere rotto. A effetto domino ci sarebbero ricadute su tutti i territori e con le elezioni comunali alle porte non se lo può permettere.
La confusione è tale che Salvini per l’ennesima volta chiede a Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi di sedersi insieme attorno a un tavolo, nonostante dal capo del Movimento 5 Stelle da giorni arrivi una risposta negativa.
Poco dopo, quando ancora Roberto Fico non ha ricevuto l’incarico esplorativo dal presidente Mattarella, il leader della Lega chiede di essere ricevuto. Eppure poche ore dopo si saprà che è un incarico ristretto al campo Pd-M5s. Quindi lo sfogo: “Bisogna rispettare sempre le indicazioni del Presidente ecc. ecc. ma farò di tutto perchè non accada questa presa in giro”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 23rd, 2018 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE IRRITATO PER DOPPIEZZE E TATTICISMI… IPOTESI GOVERNO DI TRANSIZIONE
C’è uno schema, che cambia radicalmente. E che si vede. Il capo dello Stato, certificato il fallimento
del confronto tra centrodestra e Cinque Stelle, inchioda il presidente della Camera alla verifica di un perimetro preciso, simmetrico rispetto al mandato esplorativo conferito la scorsa settimana alla Casellati, quello tra Pd e Cinque Stelle.
Perimetro stretto, mirato, tempi brevi: solo 48 ore, per scongelare il Pd nei confronti dei Cinque Stelle e i Cinque Stelle nei confronti del Pd.
Non un mandato totale, che in parecchi si aspettavano perchè, dopo che la Casellati ha certificato il fallimento del tentativo, non sono arrivati segnali di ravvedimento, anzi l’intero fine settimana è stato segnato dalle stesse doppiezze che hanno avvolto le settimane precedenti.
Il “rompo o non rompo” di Salvini, i forni accesi di Di Maio, eterni giochi che hanno trasformato la richiesta di tempo in una perdita di tempo: “Ho atteso altri tre giorni — ha lasciato trapelare il capo dello Stato – per registrare eventuali novità pubbliche, esplicite e significative nel confronto tra i partiti. Queste novità non sono emerse”.
Ora si cambia. È chiaro, nel nuovo tentativo c’è la consapevolezza che, difficilmente, giovedì Roberto Fico possa portare al Colle l’armistizio tra nemici.
Sarebbe già un successo se riuscisse a riferire di un “innesco” di trattativa.
Basterebbe cioè che i due nemici mostrassero la volontà di sedersi a un tavolo per ragionare di programmi e il capo dello Stato, a quel punto, non mostrerebbe tutta questa fretta, accordando anche un altro po’ di tempo, purchè l’innesco sia serio e concreto.
Ma c’è, dentro questo tentativo che nasce nello scetticismo di tutti, un non detto, che rappresenta il punto di caduta. E non è un caso che, per la prima volta, Sergio Mattarella ha lasciato trapelare che il tempo sta per scadere perchè “a distanza di quasi due mesi dalle elezioni del 4 marzo va sottolineato il dovere di dare al più presto un governo all’Italia”.
Ecco, un dovere finora poco sentito, in un’orgia di tatticismi, mentre l’opinione pubblica, secondo le antenne del Colle, inizia a nutrire una certa insofferenza e un certo sconcerto.
E se, dopo oltre due mesi di consultazioni, esplorazioni, tentativi falliti, se cioè dopo averle provate tutte, ma proprio tutte, i partiti non avranno dimostrato questo senso del dovere, sarà inevitabile una scelta, diciamo così, solitaria di un governo che nasce su iniziativa del capo dello Stato.
Qui sta il non detto. Perchè l’operazione è tutt’altro che scontata, in questo contesto, e in questo clima.
Al momento non c’è un Parlamento pronto ad accogliere un nome del presidente, in un rigurgito, si sarebbe detto una volta, di “responsabilità nazionale”.
Anzi, al momento un governo del genere, proposto a freddo, rischierebbe di essere figlio di nessuno. Non si registrano, in Parlamento, forze politiche pronte a sostenerlo. Forse il Pd. Chissà Forza Italia. Con Salvini che già si è posto all’opposizione di un governo “imposto da Bruxelles”.
Altro discorso è se, nel nuovo perimetro da esplorare in questi giorni, matura qualcosa in questa direzione. Se cioè questo perimetro può diventare la base di un governo di transizione sostenuto da Pd, Cinque Stelle, Leu.
Anche i renziani più barricaderi dicono no a un “accordo politico” con i 5Stelle, ma tra un accordo politico e il ritorno alle urne non escludono un governo — si chiami istituzionale, del presidente, balneare — votato da entrambi e benedetto dal Colle. Anche perchè c’è il rischio che, andando avanti così, il ritorno al voto, certo non a giugno, sia una possibilità concreta.
E non si capisce quale vantaggio possa avere il Pd da una eventualità del genere.
Scongelamento che, contestualmente, dovrebbe avvenire tra i Cinque Stelle.
Finora, l’eventualità di un governo del presidente, e comunque di un governo che nasca sulla rinuncia di Di Maio a palazzo Chigi è stata sempre esclusa.
Anzi, è stata la condizione che ha fatto saltare ogni trattativa. Ma tra i frequentatori del Colle è stato notata una certa responsabilità del leader penstastellato che ha compiuto passi impensabili fino a poco tempo fa, compiuti in perfetta sintonia con gli auspici del Quirinale, a partire dalla scelta netta della collocazione atlantica, dall’atteggiamento molto più istituzionale rispetto a quello di Salvini, dagli sforzi compiuti per evitare il ritorno alle urne.
Ed è stata apprezzata la dichiarazione che ha certificato la chiusura del forno leghista, che dà un alone di serietà al tentativo in atto.
Questi almeno gli auspici, che saranno verificati nei prossimi giorni. Palazzo Chigi resta un tabù. E un macigno sul detto e sul non detto.
Tra il non detto però c’è anche una certa inquietudine, da parte dei Cinque Stelle, a creare una linea di frattura col Colle che, al momento della scelta solitaria, stilerà l’elenco dei responsabili e degli irresponsabili.
(da “Huffingtonpost”)
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