Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
GLI ANTAGONISTI: “STESSO CONCETTO DI ACCOGLIENZA”
Seduti l’uno accanto all’altro ci sono i “disobbedienti” e ci sono i diaconi, ci sono gli uomini di Chiesa
e chi “la lotta la fa sporcandosi le mani, ma anche la fedina penale”. A Bologna, ieri sera 16 aprile, per la prima volta un arcivescovo ha varcato la soglia di un centro sociale in città .
Monsignor Matteo Zuppi, il prete di strada che nel 2015 Papa Francesco ha inviato in città , ha portato i discorsi di Bergoglio in quello che è forse il più “ribelle” dei centri sociali del capoluogo emiliano, finito più volte al centro delle indagini della Procura, il Tpo.
Assemblea a microfono aperto, sacro e profano assieme per la presentazione di “Terra, casa, lavoro”, il libro, edito da Il Manifesto, che riunisce tre discorsi di Papa Francesco con i movimenti popolari in giro per il mondo.
“Ad accomunare noi e la Chiesa di Francesco è l’accoglienza senza se e senza ma per tutti”, spiega Domenico Mucignat, storico attivista del Tpo, che ha iniziato a tessere la trama del dialogo con Zuppi da tempo sulla questione dell’accoglienza migranti. Più volte Francesco li ha invitati a alzare la testa e prendersi quello che gli spetta, senza aspettare i grandi interventi delle ong e degli Stati”.
“Se parlare qui fa notizia siamo messi male”, ha detto monsignor Zuppi riferendosi all’eco mediatica che la sua visita ha suscitato. “Il dialogo serve a costruire ponti, bisogna aggiornare le geografie, anche perchè parlare non significa diventare uguali. Siamo liberi da qualunque strumentalità , per questo siamo qui”, continua prima di leggere e commentare alcuni passi del libro.
Accanto a lui c’è Luciana Castellina, fondatrice del Manifesto. Si parla di Marx e di Lenin, di Papa Giovanni XXIII e della tesi del nono congresso del Pci che volle inserire Togliatti, “una religiosità autenticamente vissuta può essere un grande contributo alla critica del capitalismo”.
Sinistra e Chiesa tornano a parlarsi su terreni comuni, “la Chiesa sta esternando alcune sue ibridazioni con i movimenti sociali latinoamericani — dice uno dei partecipanti — per noi di sinistra è un incontro, non una delega alla Chiesa”.
“Il fatto che il popolo dialoghi con chi ogni giorno, tra gli ultimi, pratica forme di illegalità , come la resistenza e le occupazioni, è interessante”, osserva Mucignat. Le divergenze restano, ma le affinità ci sono: “Sull’accoglienza è più facile trovare un rapporto con un parte della Chiesa che con il ministro Minniti o quello che è stato il governo Gentiloni”
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
LA LICENZA EDILIZIA ERA STATA RILASCIATA NEL 1957 PER UNA VILLETTA BIFAMILIARE, INVECE C’ERA UNA PALAZZINA CON DIVERSI APPARTAMENTI… E I LAVORI AL SECONDO PIANO NON SONO MAI STATI SOSPESI NONOSTANTE LE LESIONI SUL PALAZZO
Il 7 luglio una palazzina in via Rampa Nunziante a Torre Annunziata crollò causando la morte di otto persone. All’epoca si parlò del cane Peky sopravvissuto al crollo e di un presunto Bed & Breakfast acquistato da misteriose società finanziarie smentito dall’amministratore del palazzo.
Oggi sedici avvisi di conclusione delle indagini sono stati emessi dalla Procura.
Secondo gli inquirenti a causare il crollo sono stati i lavori di manutenzione straordinaria non autorizzati eseguiti al secondo piano del palazzo.
Responsabilità nella tragedia sono individuate a carico, tra gli altri, degli architetti Massimiliano Bonzani (individuato come direttore dei lavori ‘di fatto’), Aniello Manzo e Giacomo Cuccurullo (deceduto nel crollo).
Il cedimento fu preceduto dalla comparsa di lesioni: gli interventi messi in opera dai tre tecnici sarebbero stati insufficienti in quanto frutto di una sottovalutazione del pericolo.
Secondo la Procura, avrebbero dovuto segnalare la situazione di pericolo ai vigili del fuoco: lo sgombero della palazzina avrebbe salvato la vita alle otto vittime.
Per la Procura di Torre Annunziata (Napoli), la responsabilità nel crollo, oltre che ai tre architetti, è addebitabile anche all’amministratore della palazzina, Roberto Cuomo, che era a conoscenza di quanto stava accadendo.
Non si mosse neppure quando alcuni condomini, preoccupati, gli segnalarono l’uso di un martello pneumatico.
Anche lui, per gli inquirenti, si sarebbe dovuto attivare per far scattare l’allarme. “I lavori non furono sospesi, fermati o impediti, nè dall’amministrazione del palazzo (Roberto Cuomo), nè dagli architetti (Bonzani, Manzo e il deceduto Giacomo Cuccurullo)”, sottolinea il procuratore Alessandro Pennasilico, “nonostante il fenomeno di crollo fosse stato preceduto dalla comparsa di lesioni”.
Quel tragico giorno di luglio persero la vita Giacomo Cuccurullo, Adele Laiola, Marco Cuccurullo, Giuseppina Aprea, Pasquale Guida, Anna Duraccio, Francesca Guida e Salvatore Guida. Le perizie eseguite dal consulente Alberto Coppola hanno anche evidenziato lavori illegittimi al primo piano ma che non hanno avuto nessuna rilevanza sul crollo.
Il procuratore sottolinea anche “l’allarmante quadro” emerso in ordine alle falsità idrologiche commesse dai proprietari degli appartamenti.
I reati di falso ideologico in atto pubblico vengono contestati anche a Rita Buongiovanni, Giuseppe Buongiovanni, Donatella Buongiovanni e Roberta Amodio che, in occasione della vendita degli appartamenti, attestarono — falsamente — che il fabbricato era stato realizzato in epoca antecedente al primo settembre del 1967, in conformità alla normativa vigente.
Invece la licenza edilizia era stata rilasciata, nel 1957, per una villetta bifamiliare: invece c’era una palazzina con diversi appartamenti.
Secondo gli investigatori l’architetto Massimiliano Bonzani, attualmente sottoposto all’interdizione dall’esercizio della sua professione per 10 mesi, avrebbe reiteratamente attestati in atti a sua firma che il palazzo fosse legittimo dal punto di vista urbanistico, mentre l’intero fabbricato risulta realizzato in assenza di titolo abilitativo, risultando agli atti solo una licenza edilizia rilasciata il 5 giugno 1957 per una villetta bifamiliare, composta da una piccola rimessa padronale, un piano rialzato con due vani e accessori e da un piano superiore con 4 vani.
Un edificio “completamente diverso” da quello effettivamente realizzato.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE DI UN COMUNE DEL REGGIANO ALLA FINE SI SCUSA
Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Campagnola (Reggio Emilia), Rajinder Singh,
attraverso un post su facebook (nel quale è stato però solo taggato) ha augurato la morte al leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.
Questo il testo pubblicato dal consigliere: “Berlusca, se vuoi risolvere tu la situazione in Siria, muori è l’unico modo”.
La vicenda, raccontata dall’edizione odierna della Gazzetta di Reggio, ha sollevato un vespaio di polemiche.
La consigliera della Lista insieme di Novellara, nella Bassa Reggiana, Cristina Fantinati ha chiesto le pubbliche scuse e le dimissioni del consigliere. Il quale, raggiunto dalla Gazzetta di Reggio, non ha chiesto scusa e ha aggiunto: “Il mio profilo è pubblico, ma è personale” e quindi “non c’entra nulla con il consigliere comunale. Quindi si sta sollevando un polverone per nulla. Figuriamoci chiedere le mie dimissioni”.
Successivamente Rajinder Singh ha pubblicato un post di scuse:
“Dichiaro fin da subito che il mio “post” non voleva essere assolutamente discriminatorio o offensivo nei confronti di nessuno e soprattutto riguardo al Personaggio politico cui si fa riferimento, altresì mi rendo conto che le mie parole, se pur copiate da altro profilo, danno un senso sbagliato del commento che era da me inteso come “battuta sul piano professionale e non umano, del personaggio in questione”; cioè voleva essere una battuta (pesante) in riferimento a lasciare lo spazio politico che rappresenta non di certo un augurio per la sua dipartita.
Intanto sotto il post incriminato si raccolgono molti commenti di critica e offesa nei confronti del consigliere
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
DAI PARTITI NESSUN SEGNALE DI TRATTATIVA, TRA DOMANI E GIOVEDI IL PRE-INCARICO O IL MANDATO ESPLORATIVO CHE NESSUNO DEI BIG VUOLE
Il tempo è scaduto. Perchè al Quirinale si è preso atto che, anche il supplemento di qualche giorno di riflessione, non ha portato consiglio. E non sono arrivati segnali degni di questo nome che attestassero l’innesco di una trattativa convincente nè tra centrodestra e Cinque stelle, nè tra Lega e Cinque Stelle.
È per questo che attorno a metà settimana — tra mercoledì e giovedì — il capo dello Stato si prepara a compiere le sue scelte, dopo oltre 40 giorni in cui i partiti non sono riusciti a prendere atto che nessuno, partito o coalizione, ha vinto le elezioni e per formare un governo è necessario, innanzitutto prendere atto di un sacrosanto principio di realtà .
Anzi, se possibile, gli ultimi giorni hanno acuito le divergenze tra i due ambiziosi vincitori su un tema che un dettaglio non è, come la collocazione geopolitica del paese.
Per cui, nell’ipotetico contratto offerto da Di Maio a Salvini, alla lettera S come Siria non si capisce cosa ci potrebbe essere scritto, se Nato come dice il leader pentastellato o Putin come dice Salvini. Proprio le dichiarazioni e le posizioni sulla politica estera di questi giorni sono state vagliate dal capo dello Stato con grande attenzione. E con grande attenzione sarà ascoltato il dibattito in Parlamento sulla Siria prima di decidere quale sarà il tipo di “mandato”: se cioè sarà conferito un pre-incarico, a chi sarà conferito, o se sarà tentata tentare la carta di un mandato esplorativo al presidente di una delle due Camere.
Tra i frequentatori del Colle in parecchi ragionano in questi termini: “In condizioni normali, Mattarella avrebbe potuto iniziare con un incarico a Salvini, come primo tentativo, anche mettendo nel conto un giro a vuoto. Ma le sue posizioni assunte in questi giorni sulla Siria creano un’evidente difficoltà “.
E chissà se in fondo l’escalation dichiaratoria del leader della Lega in materia non sia un modo per togliersi reciprocamente dall’imbarazzo, perchè rendono difficile per il capo dello Stato dare quel mandato che Salvini non vuole, consapevole che assumere un pre-incarico e non riuscire a fare il governo equivale, come si dice in gergo, a “bruciarsi”.
È come se il leader della Lega avesse scelto di fare necessità virtù.
Perchè — nella Lega questo ragionamento lo fanno i più esperti — se aveva una possibilità di andare a palazzo Chigi, se l’è giocata sulla Siria, agli occhi della Comunità internazionale, dei mercati e di Mattarella. E ora su questo prova a costruirci una strategia di opposizione.
Tra le contro-indicazioni a un pre-incarico a uno dei leader dimezzati, ha riflettuto qualche consigliere quirinalizio, c’è anche la campagna elettorale in atto per Molise e Friuli, alla luce dell’enfasi che i protagonisti in campo stanno attribuendo ai due appuntamenti. Inevitabilmente la passerella mediatica del prescelto, che certo non rinuncerebbe ai comizi e alla sua campagna elettorale Trieste o Campobasso, potrebbe essere abilmente utilizzata per trarne un vantaggio politico, a scapito degli altri.
È altrettanto vero che non è scritto da nessuna parte che il preincarico possa essere dato solo a un leader, soprattutto a chi non vuole essere messo alla prova, e non ad altre figure comunque in grado di compiere un tentativo.
La sensazione, a 24 ore dalla decisione, è ci sono due bussole che orientano il Mattarella pensiero: 1) la vicenda internazionale rende necessario un governo compatibile con i nostri vincoli tradizionali; 2) se il capo dello Stato deve arrivare, come è stato messo nel conto, a una scelta solitaria — ovvero a un governo del presidente — la prospettiva deve nascere dalla certificazione dell’altrui impotenza. Questa certificazione può avvenire con un pre-incarico politico o attraverso un mandato esplorativo a una delle due cariche istituzionali, con tutta la delicatezza del caso.
Perchè dentro l’M5s Di Maio accoglierebbe con disperazione pura la scelta di Fico e il nome della Casellati equivale a far sentire Berlusconi destinatario di un mandato esplorativo.
Al momento l’unico dato certo è che dai partiti è arrivato solo l’ennesima richiesta di tempo, che a questo punto sarebbe un’autorizzazione a “perdere” tempo.
Dopo la discussione parlamentare sulla Siria la decisione sul tipo di incarico.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: elezioni | Commenta »
Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DEL “FOGLIO” EVIDENZIA COME BEN 20 PUNTI VOTATI SONO STATI SOSTITUITI CON ALTRI RADICALMENTE DIVERSI
“La versione del programma elettorale attualmente disponibile sul sito del movimento è
completamente diversa da quella che c’era a febbraio”.
È quanto scrive il Foglio che oggi denuncia in prima pagina quella che definisce la “grande truffa” del M5S.
Scrive il Foglio:
“Qualcuno al vertice del partito, probabilmente Di Maio […] con il placet di Casaleggio […], ha sostituito il programma votato dagli iscritti con un altro completamente differente […]. I venti pdf che componevano il programma votato online […] sono stati sostituiti da venti pdf diversi, a cui ne sono stati aggiunti quattro su temi mai proposti nè votati su Rousseau”.
Il quotidiano spiega come ha fatto a recuperare il vecchio programma:
“[…] basta andare su “Internet Archive” […] e utilizzare la funzione “Wayback Machine”, che consente di risalire alle pagine web modificate o cancellate.
Fino al 2 febbraio sul sito del M5S c’era un programma, il 7 marzo — tre giorni dopo le elezioni — ce n’era un altro. Totalmente diverso e spesso diametralmente opposto”.
Il Foglio illustra il caso del “programma Esteri”:
“Gli iscritti avevano votato per un’impostazione radicale, terzomondista, filorussa e anti atlantica. Il nuovo “programma Esteri” è stato bonificato: tolte le contestazioni alla Nato e agli Stati Uniti, addolcite le critiche all’euro e all’Ue, smussati gli elogi alla Russia”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
“ORA PRESEGUO NEL MIO COMPITO NEL GRUPPO MISTO”… AVEVA DENUNCIATO GLI INTERESSI DIETRO LA COSTRUZIONE DELLO STADIO
«Espulsa da un Movimento 5 stelle avvelenato dal potere». Così, con un durissimo post su Facebook, la consigliera capitolina Cristina Grancio annuncia il suo addio al gruppo dei Cinque stelle in Campidoglio.
Una storia, quella di Grancio, «che ci racconta due cose — si sfoga la consigliera – La prima è che il M5S deve ancora imparare tutto in tema di democrazia e rispetto per le persone che manifestano correttamente idee anche diverse, ma collaborative. La seconda cosa vale per me e ne sono fiera: ho sempre tenuto la schiena dritta e ho mantenuto fede alle promesse e ai patti con i cittadini romani. Ora proseguo il mio compito nel gruppo Misto».
La spaccatura che porta all’addio di oggi si apre nella primavera del 2016 intorno alla costruzione dello stadio della Roma a Tor di Valle.
«Nominata vicepresidente della commissione Urbanistica – ricorda Grancio – esprimo perplessità sulla proprietà dei terreni ed altro ancora, e non partecipo alla votazione in commissione e in consiglio, proprio per non assumere una posizione politica contraria al mio gruppo. Per questa mia posizione di suggerimento alla prudenza e all’approfondimento dei fatti, immediatamente dopo la riunione in commissione vengo sospesa. Il M5S giudica “grave il mio comportamento” e motiva la sospensione con implausibili ipotesi (espresse peraltro tutte con verbi al condizionale)».
Lo sfogo di Grancio continua ripercorrendo le tappe fondamentali che portano al suo allontanamento.
Nel mese di luglio, scrive la consigliera capitolina, «decido di difendermi da quella che reputo una grave ingiustizia nella sede più opportuna: il tribunale civile», difesa dall’avvocato Lorenzo Borrè.
«Vengo materialmente isolata dal gruppo M5S con l’estromissione dalle chat e subisco quello che di fatto viene definito “mobbing”».
Poi, prosegue Grancio, il 3 agosto 2017 «il gruppo consiliare M5S firma per chiedere al Segretario Generale la mia estromissione dalla carica di consigliera, oppure “farmi passare” al gruppo misto.
La risposta del Segretario fu che non era una sua competenza».
A ottobre 2017, però, il Movimento è costretto a ritirare la sospensione di fronte al giudice, perchè “mal impostata”».
Di fatto, però, dopo il ricorso intentato contro il Movimento «non solo non vengo più reinserita – accusa Grancio – ma anzi si aggravano la volontà e i comportamenti del gruppo per emarginarmi e impedirmi qualsiasi confronto, impedendomi di lavorare».
Dal Campidoglio, il Movimento guidato da Virginia Raggi risponde sottolineando «la reiterata condotta contraria alla linea del gruppo della consigliera».
Motivo per cui «il 12 aprile scorso il gruppo si è riunito e ha ritenuto di espellerla». Un addio, questo, maturato a lungo ma comunque doloroso. E che crea maggiori difficoltà , rispetto ai tanti allontanamenti di assessori nel corso degli ultimi anni, per una questione puramente di forma più che politica: Grancio non è rimpiazzabile e la maggioranza perde un pezzo in assemblea.
Un voto in meno che, visti i presupposti, rischia di finire tra le braccia delle opposizioni.
(da “La Stampa”)
argomento: Roma | Commenta »
Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
“MA CHE RAZZA DI PAESE E’ QUELLO IN CUI CI SI LAMENTA DELLA DISOCCUPAZIONE E POI SI RIFIUTA UN LAVORO ONESTO”… “LA PAGA E’ TRA 1300 E 1500 EURO AL MESE, FORMAZIONE A NOSTRO CARICO, IL CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO, NON CAPISCO PERCHE’ NON CI RISPONDE NESSUNO”
«Su 25 posizioni aperte, in due mesi e mezzo abbiamo potuto assumere solo 4 nuove figure, un
problema che rallenta il nostro piano di investimenti e tiene ferma una rotativa da 10 milioni di euro».
È questa la denuncia del patron di Grafica Veneta, Fabio Franceschi, che non si capacita delle difficoltà che la sua struttura di gestione del personale sta facendo nel reperire nuovi addetti alle rotative.
Cosa offre?
«Non siamo un’azienda sconosciuta, la paga è buona e oscilla tra i 1.300 e i 1.500 euro al mese a seconda dell’inquadramento e la proposta è finalizzata ad un assunzione a tempo indeterminato. Non so proprio spiegarmi perchè non ci risponde nessuno».
Una situazione inedita, visto che la sua azienda negli anni è stata un punto di riferimento occupazionale per l’intero territorio.
«Poco meno di tre mesi fa avevo chiesto al mio direttore del personale che si attivasse per reperire 25 nuovi lavoratori. Non cerchiamo figure specializzate, meglio se con qualche esperienza tipografica, da inserire su una nuova rotativa, un investimento da 10 milioni, che abbiamo montato da pochissimo in azienda. Oltre tutto la formazione è a carico nostro. Una ricerca di personale come ne abbiamo fatte tante, ma questa volta qualcosa si è inceppato: in quasi tre mesi di ricerche abbiamo reperito solo quattro persone».
Magari avete cercato poco…
«Macchè, le abbiamo provate tutte: dalle agenzie interinali, agli annunci, dal passaparola fino alle chiamate dirette fatte dal nostro direttore del personale a chi aveva lavorato qui anche solo per poche settimane: nessuno ci ha dato risposta. Molti ci hanno detto che erano già impegnati, altri che non avevano intenzione di lavorare su turni».
Che ripercussioni ci possono essere per la vostra attività ?
«Nel 2018 avevamo preventivato ulteriori investimenti in 4. 0, «ma se nessuno ci lavora la spesa è inutile. Questa nuova rotativa di ultima generazione ad esempio necessita di personale ridotto rispetto a quelle di anni fa, ma per quanto 4.0 possa essere per farla funzionare ci vogliono operai. Mi domando che razza di paese sia quello in cui ci si lamenta della disoccupazione ma si rifiuta il lavoro».
I dati sulla disoccupazione in Veneto raggiungevano, a marzo di quest’anno, un 5,9% che è l’indicatore più basso dal 2012, una percentuale che i tecnici considerano quasi fisiologica. Il vostro caso sembra confermare la validità dei dati ufficiali.
«Al di là delle statistiche, noi ci troviamo a fare i conti con un’azienda reale che va bene e che anche per il 2018 dovrebbe continuare a crescere».
Meglio il mercato italiano o estero?
«Il mercato italiano è un po’ stagnante ma quello europeo ci dovrebbe dare ottime soddisfazioni e il Centro Africa già da alcuni anni si sta consolidando come un’area di grande crescita. Abbiamo un piano di investimenti capace di supportare lo sviluppo del nostro business ma se non troviamo il personale che ci serve rischiamo di rallentare. Una situazione che trovo assurda e che spero potremo superare al più presto anche perchè puntiamo ad inserire in azienda altri dipendenti nel prossimo futuro».
(da “Il Mattino di Padova”)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
NON CI SONO PIU’ PAROLE PER UN PAESE SGANGHERATO: IL DETERIORAMENTO DEL MATERIALE CHE DEVE ESSERE ANCORA ESAMINATO PUO’ PREGIUDICARE IL LAVORO DEGLI ESPERTI
Le “prove” ovvero i pezzi di binario che devono essere analizzate dai consulenti per stabilire cosa causò il deragliamento del treno regionale 10452 a Pioltello (Milano) bagnate dalla pioggia.
È quanto ha mostrato il Tg3 in un servizio sulle indagini sull’incidente che provocò la morte di tre persone il ferimento di molte altre. Sono otto gli indagati — vertici e addetti della Rfi — nell’inchiesta. Ed è proprio in un deposito Rfi a Milano-Greco che sono custoditi i binari.
La società aveva garantito che i reperti sarebbero stati conservati con cura.
Giovedì scorso i consulenti della procura e gli investigatori si sono trovati davanti ai pezzi di binario posizionati sotto alcuni teli scuri, ma coperti di acqua.
Anzi nel capannone pioveva, come si vede nelle immagini del servizio, anche nel momento in cui i consulenti sono entrati all’interno. Secondo uno degli esperti ci sarebbero segni di “ossidazione recente” cioè ruggine.
Non è difficile capire che il deterioramento del materiale, che deve essere esaminato per stabilire la causa dell’incidente che nell’ipotesi della Procura di Milano è da individuare nella giunzione del binario la cui sostituzione era già stata prevista, può pregiudicare il lavoro degli esperti.
Adesso i reperti, tra cui il punto zero cioè dove il binario cedette e anche lo spessore di legno ch era stato usato come rattoppo, verranno spostati altrove.
Con comodo.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
UN IMPUTATO LEGATO AI CLAN: “UNA MADRE DI FAMIGLIA DEVE STARE ATTENTA A SCRIVERE CERTE COSE”
Le disse: “Federì, sei giovane, hai una famiglia”. Ma non era una minaccia, secondo lui. Solo un
consiglio. Eppure, è stato lui stesso, Paolo Riccardo Papagni, socio e fratello del presidente di Assobalneari, sentito come imputato nel processo per tentata violenza privata ai danni della giornalista di Repubblica Federica Angeli, a raccontare della volta in cui, nel tentativo di bloccare un’intervista, le disse quelle spaventose parole.
E all’avvocato di parte civile che lo incalzava chiedendo cose volesse dire con quelle parole, Papagni ha risposto: “Nulla. Non sono abituato a minacciare io. Era solo un consiglio. Un con-si-glio!”.
Consiglio che, però, suona come qualcosa di ben più spiacevole. Anche perchè ripetuto in un’aula di tribunale.
“Non volevo dire nulla. Volevo soltanto dire che una madre di famiglia deve stare attenta a scrivere certe cose”.
Poi, ancora, “quando le ho detto che non era con questa intervista che avrebbe fatto carriera, volevo dire quello che ho detto. Lo si dice tante volte: non sarà questo che ti fa fare carriera”. Così anche sui millantati rapporti con i vertici delle forze dell’ordine: solo un modo per dire che lui era una persona perbene.
Sono state queste le ultime, concitate, battute della deposizione di Papagni nel processo che, fino a ieri, lo vedeva imputato insieme ad Armando Spada, quest’ultimo accusato di minacce sempre ai danni della giornalista.
Da ieri i procedimenti si separano: il giudice ha deciso per lo stralcio. I fatti risalgono al maggio del 2013. E il tono con il quale Papagni li ha ripercorsi era sicuro, forse in maniera ostentata.
Il balneare ha rivendicato ogni frase, ogni parola delle conversazioni per le quali, poi, la giornalista di Repubblica ha sporto denuncia. Il racconto si apre con un voluto lapsus: Papagni chiama Angeli “giornalaia” per poi correggersi immediatamente “giornalista”.
E tutta la deposizione mira a svilire la professionalità della parte offesa: solleva dubbi sul fatto che Angeli sia laureata quando viene chiamata “dottoressa” e in un passaggio la definisce “signora perchè per me non è una giornalista”. Durante l’esame, Papagni ha anche ammesso di avere gestito, molti anni fa, un giro di scommesse clandestine.
Poi, le domande sono tornate sul giorno dell’intervista. L’imputato ha ripercorso quell’incontro durante il quale “Angeli mi chiese anche se era vero che ero andato in America per assoldare un sicario per far uccidere Carmine Fasciani. Una cosa assurda”. E quando l’avvocato di Angeli gli chiede quali siano i suoi rapporti con Carmine Fasciani, il boss di Ostia condannato in via definitiva per 416bis, lui spiega: “Ci conoscevamo da piccoli. Sono lavoratori, credo che il padre facesse il panettiere”. A quel punto Vasaturo lo esorta: “Lei sa che è stato condannato per mafia?”. “Da ragazzetti – questa la risposta – forse hanno fatto qualche furtarello, poi quello che ha fatto non mi riguarda”.
D’altronde a Ostia la mafia non c’è.
(da “La Repubblica”)
argomento: mafia | Commenta »