Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
PER L’ANALISTA DI POLITICA ESTERA MACRON E LA MAY HANNO ARRUOLATO TRUMP… “FINCHE’ NON CI SI LIBERA DI ASSAD NON CAMBIERA’ NULLA”
“Macron e May hanno cercato di ‘arruolare’ Trump, un po’ come Sarkozy e Cameron fecero con Obama per la Libia. Solo che Trump è più difficile di arruolare perchè è meno attendibile e prevedibile”.
A sostenerlo, in questa intervista concessa a Huffpost, è uno dei più autorevoli analisti italiani di politica estera: il professor Stefano Silvestri, già presidente dell’Istituto Affari Internazionali (Iai).
Professor Silvestri, dopo la notte di fuoco in Siria, quali mosse c’è da attendersi da parte del presidente americano e del suo omologo russo?
“Credo che Trump e Putin per il momento non faranno nulla di sostanziale. Si scambieranno accuse, magari insulti, si rimpalleranno le responsabilità , arriveranno alle minacce, insomma faranno del teatro. Ma da questo a determinare azioni più pervasive, tali da determinare reazioni altrettanto dirompenti che come tali non si limiterebbero al solo teatro siriano, ce ne passa. Il problema, semmai è un altro…”.
Quale?
“Il problema è che la questione siriana resta irrisolta e questo può creare in qualsiasi momento una nuova occasione di crisi e bisognerà vedere come verrà affrontata..”.
E quella che sembra essersi conclusa, come è stata affrontata?
“Direi con estrema moderazione. La moderazione è stata e tale che Assad ha potuto presentarla come una sua vittoria. Ora, nell’atteggiamento del presidente siriano c’è molto di propagandistico. Rimango convinto che Bashar al-Assad non ha un grande futuro davanti a sè, ma proprio per questo lui rappresenta una variabile ‘impazzita’ nel gioco siriano. Perchè Assad potrebbe interpretare la reazione moderata alla strage di Douma come un segno di debolezza dei suoi nemici e dunque alzare ancora l’asticella, magari portando avanti altre iniziative come quella di Douma, in quel caso ci sarà un problema molto grosso che non riguarderà solo Washington, Parigi e Londra, ma anche Mosca. Putin dovrà decidere se continuare a proteggere Assad anche di fronte ad attacchi più forti delle altre potenze. La risposta non è scontata, perchè spesso si commette l’errore di considerare non solo Assad figlio ma anche Assad padre, come altri dittatori presenti e passati che hanno imperversato in Medio Oriente, come dei semplici burattini che rispondono a bacchetta ai comandi dei loro burattinai. La storia ha dimostrato che le cose sono un po’ più complicate, e questo chi comanda a Mosca lo sa molto bene. Tanto più che nel sistema di alleanze realizzato, con indubbia maestria, da Putin c’è anche un’altra incognita di non poco conto: l’Iran. E qui il discorso deve necessariamente estendersi oltre la questione siriana e investire altri attori regionali, a partire da Israele e Arabia Saudita per finire con la Turchia. Teheran è nel libro nero di Trump, oltre che di Israele e del Regno Saud. Generalmente si parla di crisi siriana ma essa è strettamente legata alla situazione, tutt’altro che stabilizzata, nel vicino Iraq, altro Paese in cui l’Iran è fortemente impegnato. Se la crisi siro-irachena dovesse sfociare in una crisi con l’Iran, allora le cose si complicherebbero di molto e finirebbero per investire il Grande Medio Oriente. Perchè in quel caso, un altro teatro di confronto diretto diverrebbe l’Afghanistan, perchè a quel punto il Pakistan dovrebbe schierarsi..”.
Professor Silvestri, la guerra in Siria è entrata ormai nel suo ottavo anno. Ci si indigna a corrente alternata, si fissano innumerevoli red line, a volte si esercita la forza da parte dell’Occidente o di parte di esso. Ma tra gli attori principali di questa tragedia, ce ne è uno che abbia una idea politica sul futuro della Siria?
“A mio avviso, no. La Russia sembrerebbe pensare ad una Siria governata nominalmente da Assad, con aree di influenza controllate dai vari attori interni e regionali. Ritengo che questa soluzione non possa reggere di fronte alle preoccupazioni della Turchia, che mai accetterebbe un ‘cantone’ amministrato dai curdi, o di Israele, che vedrebbe minacciata la sua sicurezza da un’area di fatto controllata dagli sciiti con il supporto iraniano e degli hezbollah libanesi, per non parlare di Assad che farebbe la fine di un prestanome senza potere. Se questa dovese essere la ‘pax russa’ per la Siria, la vedo estremamente fragile perchè troppo esposta a crisi, a scontri tra comunità . Il problema è capire se si può trovare un’autorità centrale che venga accettata da tutti i siriani: questa, tra mille incertezze e contraddizioni, sembrerebbe essere il fondamento di una “pax occidentale’. In passato si è provato a capire se all’interno del regime baathista, fuori dal clan Assad, magari nelle fila dell’esercito, vi fossero figure alternative al rais. Non sembra che siano state trovate. Sul tavolo resta anche una effettiva spartizione che, se dovesse essere la strada perseguita, finirebbe per investire anche l’Iraq e il Libano. Certo, è estremamente complicato immaginare di mantenere una unità della Siria senza doverla ‘colonizzare’ Per tornare all’altra notte, diciamo che si è fatto il minimo sindacale della reazione annunciata, ma questa era diventata una scelta obbligata a fronte del rischio di un confronto diretto con la Russia, che avrebbe determinato una riedizione, ancor più allarmante per le sue conseguenze, di uno scontro Est-Ovest”.
Tornando agli eventi di questi giorni. Come valuta l’atteggiamento assunto dall’Europa?
“Direi niente di nuovo sotto il sole. L’Europa si è mostrata divisa come al solito quando in ballo c’è l’uso, anche se moderato, della forza. Eppure l’Europa dovrebbe essere molto più interessata degli Usa alla soluzione della crisi siriana. Penso alla minaccia terroristica o al problema dei rifugiati. Stiamo parlando di un Paese che conta già oltre sei milioni di profughi, e il numero potrebbe ulteriormente crescere se la situazione si farà ancora più grave, investendo anche le aree dove è più presente la comunità curda. Ora, è vero che la Turchia ha fatto da ‘tappo’ al flusso di rifugiati dalla Siria all’Europa, ma Erdogan lo ha fatto a nostre spese e usando i profughi siriani come arma di ricatto nei confronti dell’Europa. Quanto poi al protagonismo di Francia e Regno Unito, in questo caso e su questo fronte non dovrebbe suscitare particolare scandalo. La storia, più che la geopolitica, può aiutarci a capirne il perchè. L’Iraq è stato per tanto tempo un dominio britannico o comunque un Paese che ha sentito fortemente l’influenza del Regno Unito. Lo stesso discorso può essere fatto per la Francia con la Siria e il Libano. Si tratta allora di provare a individuare, in chiave europea, interessi condivisi, sapendo che Francia e Gran Bretagna restano le porte d’ingresso in Medio Oriente dei Paesi europei”.
Professor Silvestri, ma in tutto questo che fine ha fatto la guerra al terrorismo che in passato sembrava essere il centro assoluto che tutto giustificava, in Siria e non solo?
“Il problema vero si chiama Bashar al-Assad. Perchè lui si presenta come il perno della lotta al terrorismo jihadista, quando invece anche lui pensa, si muove e agisce come un terrorista, diciamo un terrorista di stato. Forse non avrà commesso o sponsorizzato attentati nei Paesi europei, ma lo ha fatto in Libano. Non dimentichiamo poi che per favorire l’affermarsi della componente jihadista nel fronte dei ribelli, Assad ha rimesso in libertà personaggi che hanno ingrossato le fila dell’Isis anche con funzioni di comando. Se non ci si libera da Assad le ambiguità resteranno. Ma oggi questa via è improponibile perchè vorrebbe dire fare i conti con la Russia su un teatro molto più ampio di quello siriano”.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
LE DUE SOUBRETTE DA AVANSPETTACOLO ARRIVANO MA NON SI INCONTRANO… SOLITE DISCUSSIONE SU CHI DEVE FARE IL PREMIER: HANNO SCASSATO IL CAZZO A MEZZA ITALIA
“Non c’è nessun incontro con Di Maio, incontro gli imprenditori”. Matteo Salvini arrivando alla Fiera di Verona
per Vinitaly conferma di non volere un faccia a faccia con Luigi Di Maio.
Qualche ora dopo, il leader dei 5 Stelle, arrivato nel frattempo alla stessa manifestazione, è sulla stessa lunghezza d’onda: “Non c’è nessun incontro con Salvini. La questione del governo è molto seria e non si affronta al Vinitaly che è un evento importantissimo ma per un settore”.
Salvini e Di Maio non si incontrano al Vinitaly, ma non mancano le frecciatine tra i due.
Che vino offrirebbe al candidato premier dei 5 stelle?, chiedono i giornalisti a Salvini. “Uno Sforzato perchè è un vino di Valtellina e perchè “si deve sforzare a fare qualcosa di più”, risponde il segretario della Lega.
Di Maio, dal canto suo, ribadisce la linea dei 5 Stelle sulla formazione del governo: “Voglio che sappiate che il M5s è al lavoro per un governo che dia risposte, chi si ostina a proporre un centrodestra unito propone una strada non percorribile e che può fare anche danno” al Paese.
A Vinitaly sono presenti anche altri esponenti politici, dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati al reggente del Pd Maurizio Martina.
Salvini spende parole di elogio per Casellati, tra i nomi in lizza per ricevere un mandato esplorativo del capo dello Stato: “È una donna molto in gamba”, dichiara.
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
CHIESTO IL RICONTEGGIO DELLE SCHEDE PER PALESI BROGLI E IL RITORNO DELLA LIBERTA’ DI STAMPA
Sabato a Budapest, in Ungheria, centomila persone hanno protestato contro la vittoria del primo ministro Viktor Orbà¡n alle elezioni di domenica scorsa.
Lo scopo della manifestazione, organizzata attraverso Facebook e chiamata «Noi siamo la maggioranza», era chiedere un riconteggio delle schede elettorali, maggiore libertà di stampa (molto limitata da Orbà¡n in questi anni), una nuova legge elettorale e una migliore collaborazione tra le forze di opposizione, che non erano riuscite a proporre un fronte unito contro la destra durante la campagna elettorale.
Il partito conservatore e populista di Orbà¡n Fidesz ha ottenuto il 49,5 per cento dei voti alle elezioni, aggiudicandosi i due terzi dei seggi del Parlamento necessari a modificare la Costituzione.
Secondo gli osservatori internazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) per una serie di fattori, primo tra tutti il fatto che la TV statale non era imparziale, i partiti di opposizione sono stati sfavoriti nella campagna elettorale.
La maggior parte dei 91 collegi uninominali in cui i candidati di Fidesz hanno vinto (in totale i collegi sono 106) si trovano in aree rurali; a Budapest i candidati dell’opposizione di sinistra hanno ottenuto la maggioranza dei voti in due terzi dei collegi.
Secondo un sondaggio del think tank Median le differenze di voto tra gli elettori sono state anche una questione di età : Orbà¡n è andato forte soprattutto tra gli elettori con più di 50 anni.
Molte delle persone che hanno partecipato alla manifestazione sventolavano bandiere ungheresi ed europee. Hanno partecipato alla manifestazione anche i maggiori partiti di opposizione: i Socialisti e Jobbik, il partito di estrema destra che ultimamente ha preso posizioni più centriste e ha ottenuto circa il 20 per cento alle elezioni di domenica scorsa.
Nonostante la presenza di molti poliziotti in tenuta antisommossa non ci sono stati scontri con i manifestanti: la protesta è rimasta pacifica.
Dato che la partecipazione alla manifestazione è stata ampia, gli organizzatori ne hanno indetta una seconda per il prossimo fine settimana.
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
“SONO L’UNICO LEADER DEL CENTRODESTRA A POTER FERMARE L’ESCALATION”
Silvio Berlusconi, messo al margine della trattativa politica per la formazione del nuovo governo dopo il brutto
risultato del voto del 4 marzo, cerca ora di ritrovare una perduta centralità giocando sull’esperienza internazionale di governo, approfittando dell’esplosione delle tensioni tra Usa e Russia in Siria.
Un’offensiva a tutto campo per accreditarsi come il leader naturale, d’esperienza, per mediare tra i due ex protagonisti della guerra fredda.
Un tweet di Forza Italia rivendica il ruolo dell’ex cavaiere nell’aver messo fine alla Guerra Fredda con l’accordo del 2002 di Pratica di Mare.
A campeggiare nel tweet una foto di Berlusconi tra Putin e George W. Bush (tutti giovanissimi).
Ma non solo tweet.
In un intervento sul Corriere della Sera, Berlusconi spiega come l’Italia abbia bisogno “di un governo autorevole sul piano interno e internazionale, interlocutore riconosciuto e capace di farsi ascoltare delle maggiori potenze”.
E ribadisce: “Quindici anni fa – ricorda – il nostro governo mise intorno a un tavolo, a Pratica di Mare, Russia, Stati Uniti, Europa, in uno storico accordo che avrebbe potuto inaugurare una nuova epoca, di alleanza e non più di contrapposizione. Oggi un governo italiano autorevole potrebbe riprendere a lavorare proprio in quella direzione, perchè l’Italia proprio nel Mediterraneo ha grandi interessi in gioco ma ha anche un ruolo strategico imprescindibile”.
Oltre ad accreditarsi come ‘stratega’ internazionale, l’altro pilastro è scavare ulteriormente il solco tra Lega e M5s che sulla crisi siriana non hanno posizioni esattamente coincidenti.
Matteo Salvini ha preso le distanze da Washington più di quanto abbia fatto il MoVimento 5 Stelle, che ha confermato la vicinanza agli alleati Nato.
E dal Quirinale si continuano a registrare queste fibrillazioni e la preoccupazione sulla divaricazione in politica estera non è l’ultimo dei problemi in vista dell’incarico esplorativo che Mattarella dovrà dare nei prossimi giorni.
Ieri sera ad Isernia – dove domenica 22 si vota per le regionali – diceva: “Il problema della Siria – ha detto Berlusconi – è molto grave. La sede che se ne deve occupare è quella delle Nazioni Unite. Noi non abbiamo oggi un governo che fa contare l’Italia nè in Europa nè nel mondo. Quindi, non possiamo fare niente. Nella nostra situazione, adesso, è meglio non dare giudizi. Questi li deve dare l’Organizzazione delle Nazioni Unite”.
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
PROVE TECNICHE DI AVVICINAMENTO TRA M5S E PD INTORNO AL NOME DEL GRILLINO MENO INVISO AI DEM… MA SAREBBE NECESSARIO UN PASSO INDIETRO DEL MEGALOMANE DI MAIO
Tommaso Ciriaco su Repubblica racconta in un retroscena di come ci siano prove tecniche di avvicinamento tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle, stavolta benedette e non osteggiate da Matteo Renzi.
La svolta potrebbe arrivare dopo il fallimento delle trattative tra Lega e M5S e prevederebbe il passo indietro di Di Maio e il passo avanti di Roberto Fico:
Non può dirlo adesso, ma il capo del Movimento ragiona come detto di un passo indietro. Senza, il Pd non può sedersi al tavolo delle mediazioni. Matteo Renzi, deciso a scongelare il Pd, ne ha bisogno per non perdere la faccia davanti al suo elettorato. Ecco, Di Maio potrebbe anticiparlo. Ma soltanto a patto che a invocare un gesto di responsabilità per sbloccare lo stallo sia il Colle. Piano B, si diceva. In effetti, i Cinque stelle e il suo leader dovrebbero inghiottire più di un boccone amaro per strappare un accordo al Pd
Renzi ha già fatto sapere agli interlocutori interni al Nazareno che a guidare la partita sarebbe lui. Che nessun veto sulla sua persona sarebbe tollerabile. E che mai accetterebbe la pubblica umiliazione che i grillini hanno imposto a Silvio Berlusconi, non riconoscendogli la dignità di interlocutore politico.
È una via stretta, quella che potrebbe dover attraversare il giovane politico campano. Con un rischio nel rischio, una spina più fastidiosa delle altre: cedere il passo potrebbe significare incoronare Roberto Fico.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
SU FB E TWITTER PESANTI CRITICHE ALLA POSIZIONE DEL MOVIMENTO DEGLI ANTI-USA: “TROPPO ATTENDISTI”
La base M5S contro Luigi Di Maio e i suoi “discorsi da democristiano”. 
La polemica monta sul web dopo le dichiarazioni del leader 5 stelle a proposito della crisi in Siria dopo gli attacchi di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.
Di Maio, infatti, ieri mattina ha espresso preoccupazione e si è augurato che “l’attacco di oggi resti un’azione limitata e circoscritta e non rappresenti invece l’inizio di una nuova escalation”. E ha puntualizzato: “restiamo al fianco dei nostri alleati”.
Ma, racconta l’agenzia di stampa AGI, gli attivisti chiedono una condanna più netta. “Il Movimento deve essere contro la guerra, senza se e senza ma” sostiene Daniele da Cortona, che aggiunge critico: “Vedo troppa ambiguità e perbenismo nel Movimento degli ultimi tempi, stare con un piede in due staffe non portera’ bene al futuro del Movimento” e chiede di “esprimere fermo dissenso per i bombardamenti messi in atto da chi ha condannato di fatto una nazione sovrana senza l’ombra di una prova!”.
Duro anche Patrizio da Cagliari: “Con tutto il rispetto e la comprensione per la diplomazia, posso dire chiaro e tondo che non mi piacciono i discorsi da democristiano? O dobbiamo prendere lezioni da Salvini in merito? Per cortesia sveglia, e’ proprio ora sapete?”.
Un follower che si firma ‘undefined’ attacca: “Io ho votato un Movimento contro la guerra e le fake news, siete voi quel Movimento?”.
E Alessandro rincara la dose: “Stiamo diventando lo zerbino nuovo nuovo. Finito lo zerbino Pdino arriva lo zerbino a 5 stelle per tutti e di tutti!”.
Ancora più duro Lucio da Riccione che si dice “nauseato” per quello che definisce “il massimo del politichese stile prima Repubblica, del vecchio linguaggio democristiano, dell’ambiguità , della doppiezza, con un tocco di collusione (“Restiamo al fianco dei nostri alleati”) verso un presidente e un paese che violano di continuo la legalita’ internazionale, compiendo atto criminali e che molti di quelli che hanno votato il M5s considerano un paese nemico dell’umanità e non un alleato. Farsi superare da Salvini in coerenza e onesta’ intellettuale — prosegue — la dice lunga su quello che sta accadendo nel M5s. C’è un limite all’indecenza intellettuale e politica: ne renderete conto ai cittadini alle prossime elezioni…”.
Amareggiata Lucia che scrive: “Sono svariati anni ormai che crediamo e speriamo solo in voi, ma sembra che piano piano impercettibilmente ma inesorabilmente vi allontanate da noi e vi avvicinate sempre più a quei poteri che dicevate di voler combattere. Dio non voglia, sarebbe la fine per noi e per voi”.
Anche Mila critica il comunicato di Di Maio, parola per parola, ma poi aggiunge: “Nutro ancora fiducia in voi pero’ ci dovete dire se date piu’ ascolto ai poteri forti (Capo dello Stato, con tutto il rispetto, chiesa, unione europea, giornalisti che sono parte del sistema) che provano in tutti i modi a ‘trascinarvi’ dalla loro parte oppure dare ascolto a noi cittadini. Attenti — ammonisce — state assomigliando al Pd! In giro c’è dello scontento, è per questo motivo che non penso che siano tutti infiltrati gli scontenti su questo blog e non solo! Non ci ignorate, dite qualcosa! Poi — aggiunge a proposito delle trattative per la nascita di un governo — si’ al dialogo con Salvini, Fdi e una parte di FI… ma no al Pd!”.
E poi c’e’ Luca: “Credo che Di Maio si dovrebbe vergognare!”. E Pier Luigi: “Mio Dio cosa siam diventati… Di Maio pur di governare si è europeizzato e Atlantizzato, ma anche si è Gentilonizzato e soprattutto si è Renzusconizzato a tal punto da presentarsi come la terza via senza soluzione di continuità del Renzusconismo”.
Rari i commenti in difesa del leader M5s come quello di Massimo da Roma che invita alla calma. “Calma: la posizione di Di Maio sulla risoluzione dei conflitti in modo pacifico, diplomatico e politico e’ evidente e coincide ovviamente con la posizione sempre espressa dal Movimento. In politica, a volte, si va dritti al bersaglio con la freccia facendo una curva, perche’ se si mira direttamente il bersaglio la ‘gravita’ terrestre’ la spingerebbe in basso e fuori rotta. Voi avete sentore della gravita’ melmosa in cui ci stiamo muovendo in questi momenti cruciali? Il nostro obiettivo ora e’ l’Italia — prosegue nel suo ragionamento — non la Siria su cui ora, purtroppo, non possiamo far valere ancora la nostra linea politica di dialogo e di risoluzione pacifica che per noi e’ l’unico metodo per risolvere qualsiasi contrasto. Siamo nel bel mezzo di una decisiva partita ‘nazionale’ a scacchi, con imprevisti internazionali annessi… A coloro che pensassero di poterla risolvere e vincerla come se stessero giocando a bocce, va il mio piu’ caloroso invito alla calma, con la certezza assoluta che il Movimento e il Di Maio non potrebbero mai rinnegare se stessi per costituzione”.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
PAOLO FERRARA, CAPOGRUPPO AL CAMPIDOGLIO, FA SPENDERE AL COMUNE L’AFFITTO DI DUE PORTATILI PER MONTAGGIO VIDEO: “SPESA INUTILE, SONO GIA’ IN DOTAZIONE STRUMENTI SIMILI”
7 mila e 400 euro circa per affittare, per 33 mesi, due MacBook Pro Touch Bar con rispettivi pacchetti softwere Adobe Creative Cloud for teams.
L’affarone lo ha fatto il Campidoglio per soddisfare le esigenze del capogruppo del MoVimento 5 Stelle Paolo Ferrara, come ha raccontato ieri RomaToday.
L’aggiudicazione definitiva è stata data con una determina dell’Ufficio gestione reti informatiche del 2 marzo scorso.
La lettera di affidamento alla società che si è aggiudicata la commessa riporta la data del 20 marzo. La richiesta di questo materiale è partita il 14 luglio del 2017 dal capogruppo Paolo Ferrara.
“Idoneo e necessario per le attività di comunicazione istituzionali”, in particolare il montaggio dei video che i consiglieri capitolini effettuano in Aula, ma non compreso nelle attrezzature in dotazione a Roma Capitale
La notizia non poteva che far scattare all’attacco il PD in Campidoglio. “Dopo il corso sull’uso dei social network, dal costo di oltre 35mila euro con una società che cura la comunicazione del gruppo grillino alla Camera poi rientrato, ora il capogruppo M5S Ferrara avrebbe affittato per 33 mesi e al costo di circa 8mila euro due portatili MacBook. Motivo: realizzare video per i consiglieri M5S. Peraltro le motivazioni addotte alla richiesta di utilizzo appaiono quantomeno inconsuete, in quanto i normali pc in dotazione degli uffici comunali, specialmente quelli di ultima generazione in dotazione all’Assemblea Capitolina, possono facilmente soddisfare alle esigenze manifestate dal gruppo M5S”, scrive in una nota il Presidente della commissione trasparenza Marco Palumbo.
“Sembra tutto uno scherzo, considerando che giornalmente i consiglieri M5S inondano FB e Twitter di post con tanto di video a volte anche banali e spesso all’insegna delle ovvietà — prosegue Palumbo — Eppure, nonostante i ritocchi dei videomaker arruolati dalla Raggi nell’ufficio stampa capitolino e un esercito di comunicatori più o meno palesi al servizio di Sindaca, giunta e gruppo grillino, al capogruppo Ferrara deve essere sembrato obbligatorio assicurarsi un’adeguata copertura mediatica e social.
Anzichè dotare le strutture capitoline, in particolare quelle decentrate, delle attrezzature più idonee ad informare la cittadinanza, ancora una volta il M5S ha preferito il proprio interesse politico e personale. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, come dimostra anche il divieto di accesso per il giornalista della Stampa Jacopo Iacoboni al meeting organizzato dal padre padrone del M5S Davide Casaleggio.
Più che informazione e trasparenza in casa grillina si preferiscono ‘ritocchi e tarocchi’. Sulla vicenda ci piacerebbe conoscere anche l’opinione del Presidente della Camera Roberto Fico che usa il bus e rinuncia all’auto di servizio”.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
“SARA’ UN GOVERNO DISASTROSO, SEMPRE CHE RIESCANO A FORMARLO”
C’è l’oggi anche in ciò che è successo ieri: “Il Movimento cinque stelle è figlio legittimo di Giorgio Napolitano, il
quale, imponendo il governo Monti, e costringendo il Partito democratico di Bersani ad allearsi con Forza Italia, ha creato le premesse per un moto protestatario”.
Luciano Canfora aveva sedici anni quando suo padre, insegnante di storia e filosofia, gli mise in mano il libro di Albert Mathiez, La rivoluzione francese: “Venticinque anni di storia in cui sono contenuti, in nuce, i due secoli successivi, inclusi gli anni nei quali ci troviamo”.
Storico del mondo antico e filologo, Canfora è uno degli autori italiani più letti e tradotti nel mondo.
Scorrendo l’elenco delle sue opere si trovano saggi sui filosofi antichi e libri su pensatori di qualche decennio fa. C’è Platone e c’è Gramsci, Tucidide e Giovanni Gentile, Tacito e Karl Marx.
E poi il capo di un’impero come Giulio Cesare e il segretario di un partito comunista occidentale come Palmiro Togliatti: “Sono un cultore delle analogie storiche. Credo sia utile mettere in relazione il presente e il passato. Però, bisogna saperlo fare. E considerare, accanto a ciò che è simile, anche ciò che è diverso, comprendendo la differenza”.
Lo stallo politico di oggi cosa le fa venire in mente?
“La quarta repubblica francese, che ebbe una vita parlamentare molto tormentata. Ma pure in Italia ci sono state occasioni in cui in parlamento non c’era una maggioranza precostituita e la discussione parlamentare ne ha prodotta una”.
Sono i famosi corsi e ricorsi storici?
“No, perchè l’idea di Giambattista Vico rientra in una concezione ciclica della storia, secondo cui tutto torna sempre al punto di partenza”.
Come si muove, invece, la storia?
“La figura geometrica che meglio rappresenta il suo moto è la spirale”.
Ovvero?
“Nell’antichità , c’era l’idea che la storia si muovesse lungo un cerchio, seguendo sempre lo stesso ciclo e tornando continuamente al punto di partenza”.
Poi, cos’è successo?
“Con la modernità , il moto della storia è stato raffigurato come una linea retta, come se tutto andasse verso una progressione continua”
Invece?
Le cose tornano, ma tornano sempre in maniera diversa: per questo, nell’ambito delle figure geometriche, quella che mi sembra più adeguata è la spirale”.
Può fare un esempio per aiutarmi a capire?
“Prenda la schiavitù: si crede sia finita da molti secoli. E, in effetti, se si pensa alla schiavitù del mondo antico, non si può dire che ci sia qualcuno, oggi, che pensa — come Aristotele — che gli schiavi siano macchine che parlano. Eppure, nonostante già Seneca criticasse l’istituto della schiavitù, negli Stati Uniti d’America a metà dell’ottocento si è combattuta una guerra civile per la sua abolizione. E, in Russia, la servitù della gleba è stata rimossa nel 1861. Eppure, non è finita per sempre. Nel nostro secolo, iniziato da nemmeno venti anni, la schiavitù è tornata in altre forme e fa parte del sistema con cui il capitalismo produce profitto”.
A cosa si riferisce?
“Alle delocalizzazioni nell’Oriente meno sviluppato, oppure ai sistemi con cui si produce in alcune zone meno sviluppate del nostro paese: sono le forme della nuova schiavitù. Eppure — ecco perchè parlo di spirale — noi oggi siamo più pronti ad affrontare e criticare questi meccanismi dello sfruttamento”.
Si sente ancora comunista?
“Insieme a molti altri, considero questa parola una parola nobilissima. Peraltro, più antica della Lega di Marx ed Engels”.
Cos’ha di nobile?
“L’idea che — come è stato scritto nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 — gli uomini nascono e rimangono uguali. E sottolineo: “Rimangono.” Un verbo impegnativo, piuttosto difficile da attuare”.
Qualcuno, in Italia, lo sta facendo?
“Il Movimento cinque stelle è nato pronunciando una frase vecchia almeno quanto il movimento fascista: ‘Non siamo nè di destra nè di sinistra’. L’ha potuto fare perchè c’è stato davvero un abbraccio tra la destra e la sinistra, prima in sostegno del governo Monti, e poi, in parte, anche dopo, con il patto del Nazareno. Matteo Renzi ha fatto di tutto per dimostrare che il Pd era una partito come tutti gli altri. Si è creato così lo spazio per un movimento di protesta poco colto, se non del tutto incolto, la cui nascita è però da imputare a chi ha creato le condizioni perchè ciò accadesse”.
Che cosa ha pensato quando ha sentito Di Maio rivolgersi sia a destra sia a sinistra per formare un governo?
“Che non siamo di fronte al classico fenomeno di trasformismo del nostro paese, in cui — da De Petris in poi — si passa serenamente da destra a sinistra, poichè il trasformismo implica l’esistenza di una destra e di una sinistra. Invece, quella del Partito democratico è una ex sinistra. E questo agevola la possibilità del Movimento cinque stelle di dire che gli uni o gli altri sono equivalenti”.
La sinistra rischia di scomparire?
“La disgregazione mentale del Pd ha creato un grande vuoto. Per fortuna, ci sono dei ceti sociali, dei conflitti e delle organizzazioni — penso ai sindacati — che difendono gli interessi concreti di chi lavora. E questo assicura che la sinistra non si estingua”.
Se i Cinque stelle si alleassero con Salvini cosa succederebbe?
“Il Movimento perderebbe pezzi del suo elettorato, pezzi cospicui. Nè li aiuterebbe la cultura politica: ne hanno poca, e questa sarà la causa del loro probabile declino”.
Se però trovassero un accordo?
“Sarebbe un’alleanza mostruosa, da tutti i punti di vista”.
Mostruosa?
“Sì, è una parola della lingua italiana che viene dal latino monstrum e indica qualcosa che stupisce e fa spavento”.
Perchè dovremmo avere paura?
“In campagna elettorale, Salvini ha promesso una riduzione delle tasse indiscriminata. Il Movimento Cinque stelle, invece, ha sventolato la bandiera del reddito di cittadinanza. Le due cose non possono essere messe insieme. Per questo, sarà un governo disastroso. Sempre che riescano a formarlo”.
Vede un’altra soluzione?
“Se l’avessi, avrei già telefonato al capo dello stato. Che, ne sono sicuro, non desidera altro che ascoltare il mio parere”.
Si è occupato anche di utopie: sogna una società ideale?
“Sognare è un’attività sterile, preferisco lottare per una società più giusta, con le armi del ragionamento, della cultura, della lettura, della discussione”.
Per cosa combatte?
Per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, come dice l’articolo 3 della nostra Costituzione”.
Non è un intento po’ retorico?
“Questo lo pensavano coloro che non volevano scrivere quell’articolo nella Costituzione”.
Scriverlo cosa ha significato?
Delineare la possibilità di cambiare radicalmente la società “.
Perchè, settant’anni dopo che è stato scritto, si sente ancora la stessa necessità ?
“Perchè indica la via da seguire per avvicinarsi il più possibile al risultato”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
IN VENETO CHI SI ASSENTA IN BASE ALLA LEGGE 104 E’ PASSATO DA 23.292 A 31.164 CASI
“Quando c’è spreco di denaro pubblico ci troviamo di fronte a un diritto sociale negato. E anche quello degli abusi della legge 104 è un filone di indagine che perseguiremo sempre con maggiore severità a beneficio di chi, questa norma,la utilizza in maniera corretta».
Ad annunciare la stretta sui controlli era stato, all’ inaugurazione dell’ anno giudiziario, il procuratore regionale della Corte dei Conti, Paolo Evangelista.
E che quello delle norme che regolano il diritto ad assentarsi dal lavoro se si è disabile grave o per assistere parenti invalidi sia un tema dalle mille implicazioni, lo conferma proprio l’ interesse della magistratura.
Si va a caccia dei furbetti, innanzitutto. Ma anche del modo migliore per aggirare gli ostacoli, come ha fatto il piccolo Comune di Trevenzuolo, duemila anime in provincia di Verona, alle prese con una dipendente assente per un congedo di due anni ottenuto proprio per accudire un familiare malato.
Lo scorso anno il sindaco Roberto Gazzani si era rivolto ai giudici, chiedendo se i costi per l’ assunzione di un sostituto dovessero rientrare nei già strettissimi limiti di spesa dell’ ente.
«La Corte dei Conti ci ha risposto di sì – racconta – e il risultato è che, per pagare il “supplente”, abbiamo dovuto ridurre l’ orario di servizio del segretario comunale. Lo trovo inconcepibile, anche perchè in altre zone d’ Italia i dipendenti pubblici sono perfino in esubero».
Insomma, quando la coperta è corta, le rinunce ricadono sulla collettività .
A preoccupare è soprattutto la rapidità con la quale il ricorso alla 104 e al congedo straordinario sta crescendo, col risultato che le somme versate dall’ Inps (quasi sempre attraverso i datori di lavoro) per i permessi retribuiti nelle imprese e – in via indiretta – le prestazioni lavorative non rese dai dipendenti pubblici, costano allo Stato 3,1 miliardi: 1,3 miliardi nel privato e 1,8 nel pubblico.
Gli ultimi dati Inps disponibili sono quelli relativi al 2016 e riguardano soltanto il settore privato.
In Veneto i beneficiari di permessi per assistere i familiari sono stati 31.164, ai quali si possono aggiungere i 3.515 che hanno goduto di permessi personali (quelli fruiti dal lavoratore per sè stesso) e i 3.703 che hanno ottenuto un prolungamento dei congedi parentali e straordinari.
Totale: 38.382, senza particolari differenze tra uomini e donne.
Ebbene, nel 2012 avevano goduto dei permessi di assistenza in 23.292.
Significa che in quattro anni l’ utilizzo di questo strumento è aumentato del 33%, più della media nazionale, ferma al 30%.
Eppure va meglio che altrove: nel Lazio i beneficiari sono 55.796 e in Lombardia addirittura 81.870. «Ci sono diverse spiegazioni per ciò che sta accadendo», avverte Paolo Righetti, segretario Cgil Veneto con delega al welfare.
«In generale riscontriamo un aumento delle patologie nella popolazione, anche a causa del fatto che siamo una società sempre più anziana. Inoltre, allo stile di vita moderno si accompagna una maggior incidenza delle malattie psichiatriche e professionali».
C’ è poi un altro fatto determinante: la crisi economica. «Molte persone sono costrette a farsi carico dei familiari infermi perchè non possono permettersi i costi di una badante o delle strutture assistenziali. In alcune zone ci sono Ipab con posti letto liberi: fino a qualche tempo fa era impensabile».
Righetti non nasconde, però, che tra i beneficiari si nasconda più di qualche truffatore. «Quelli vanno puniti severamente – conclude – e per farlo servono più ispettori».
Anche se nessun imprenditore mette in discussione il diritto alla tutela della salute dei lavoratori o dei loro familiari malati, per chi guida un’ azienda non è un fenomeno facile da gestire.
Maria Raffaella Caprioglio, delegata alle relazioni industriali di Confindustria Veneto, la mette in questi termini: «La 104 è una legge di civiltà che ha una importante valenza sociale ma è chiaro che, se non vengono fatti gli opportuni controlli e si lasciano indefinite le regole, si mette in gioco la credibilità stessa della legge».
Il problema nasce dall’ uso distorto delle norme.
Fino ad arrivare a situazioni estreme: il governatore della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ha scoperto dipendenti che si sono fatti adottare da anziani malati, pur di non doversi presentare al lavoro.
«In caso di abuso dello strumento – spiega la delegata di Confindustria – le imprese subiscono un palese danno all’ organizzazione interna che si ripercuote sul lavoro di tutti i dipendenti. Chi ne approfitta commette infatti una doppia violazione: contro la norma e l’ azienda, ma soprattutto contro chi ne ha realmente necessità ».
Se il numero dei beneficiari nel settore privato è cresciuto, in quello pubblico è letteralmente esploso.
Il presidente dell’ Inps Tito Boeri ha denunciato come l’ utilizzo della 104 tra gli statali sia pari a circa quattro volte quello dei privati. Ancora il presidente della Sicilia, pochi giorni fa è sbottato di fronte ai giornalisti: «Possibile che qui, su 13mila dipendenti, 2.350 usufruiscano della legge 104?».
Stime ufficiali non ce ne sono ma alcuni dati si possono ricavare dal Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, che riporta la distribuzione dei permessi suddivisa per Regioni e autonomie locali (che comprendono anche i Comuni): in Veneto, i giorni impegnati in permessi dai dipendenti sono mediamente circa tre all’ anno, decisamente meno dei 5 dell’ Umbria o dei 4,5 della Puglia.
Nel settore della pubblica istruzione, stando a un recente studio realizzato da Tuttoscuola su dati del Miur, «un maestro su cinque per trasferirsi si è avvalso della precedenza per assistenza a familiari con disabilità . Uno su 100 al Nord, più di uno su due nel Meridione».
I dati si riferiscono agli spostamenti da provincia a provincia ottenuti dai docenti di scuola primaria, e il confronto tra diverse zone d’ Italia è impietoso: solo lo 0,7 per cento di coloro che hanno chiesto il trasferimento in Veneto si sono avvalsi della precedenza che spetta a chi assiste un familiare.
In numeri assoluti, un’ unica maestra tra le 143 trasferite nella nostra regione.
In Sicilia, invece, oltre 7 su 10, in Calabria quasi l’ 80 per cento dei docenti.
In questo modo, i maestri titolari della 104 hanno ottenuto lo spostamento a scapito di altri insegnanti provvisti di maggior punteggio ma senza familiare da assistere. E così, numeri alla mano, il sospetto che qualcuno ne stia approfittando diventa certezza.
(da “il Corriere della Sera”)
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