Aprile 13th, 2018 Riccardo Fucile
ORA GLI DA’ DEL MATTO, MA UN TEMPO HA FATTO DI TUTTO PER FARSI UNA FOTO CON LUI
“Condivido le scelte di Gentiloni. Mi permetto di dire che le sanzioni contro la Russia sono un’idiozia.
Un presidente degli Stati Uniti che twitta sorridendo sul fatto che arrivano missili belli, nuovi e intelligenti è un problema e ha un problema. Gli Stati Uniti sono un alleato storico con cui si può ridiscutere. Il nemico non è Putin ma il terrorismo islamico. Non voglio che l’Italia usi un solo missile per portare democrazia in giro così a caso”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, ai microfoni di Radio anch’io.
In un altro post, una diretta su Facebook, Salvini dice fermate i missili e spiega che «non è normale che il presidente degli USA twitti, come se nulla fosse “arrivano i missili”, come se stessimo parlando di pollo arrosto e patatine. Ragazzi le bombe e i missili raramente sono intelligenti e raramente risolvono i problemi».
E se lo dice uno che pensava di risolvere i problemi dei campi Rom con la Ruspa c’è da credergli.
Del resto Salvini si corregge poco dopo: le bombe servono solo quando c’è da scacciare quelli dell’ISIS. Ed è solo un caso che quelle bombe siano quelle dell’amico Vladimir Putin, orgogliosamente made in Russia.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 13th, 2018 Riccardo Fucile
PER FORTUNA A BORDO C’ERA SOLO L’AUTISTA. L’ATAC APRE L’ENNESIMA INCHIESTA INTERNA
Settimo bus a fuoco dall’inizio dell’anno.
Questa volta è toccato al 409, un cosiddetto “Serpentone” con non più di cinque anni di servizio che intorno alle 6 viaggiava senza passeggeri su via di Portonaccio, all’altezza dei civici 35/37.
“L’autista – spiega in una nota l’Atac, che ha avviato un’indagine interna per accertare le ragioni dell’accaduto – è intervenuto con l’estintore di bordo e contemporaneamente ha allertato i vigili del fuoco che, una volta sul posto, hanno estinto le fiamme”.
Il mezzo è stato completamente distrutto dalle fiamme.
Luceverde rende noto che è chiuso il tratto di strada fra via Tiburtina e largo Domenico de Dominicis in direzione largo de Dominicis
L’ultimo bus a fuoco risale a inizio marzo, quando da una vettura della linea 313 uscita dalla rimessa di Tor Sapienza che transitava in via Prenestina, all’incrocio con via Cocconi, ha cominciato a uscire fumo.
L’incendio precedente era datato solo quattro giorni prima, in pieno giorno, tra Casal Palocco ed Acilia. I passeggeri della linea 03 avevano appena fatto in tempo a scendere prima che la vettura prendesse fuoco.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2018 Riccardo Fucile
LA NUOVA OPERA DI STREET ART APPARSA A DUE PASSI DAL QUIRINALE
Un quadro con tanto di cornice, in stile caravaggesco col titolo ‘I bari’, che ritrae Luigi Di Maio, Matteo
Salvini e Silvio Berlusconi in abiti d’epoca, intenti a giocare a carte, e con accanto la firma ‘Sirante’ e tanto di cartellino in stile museale con il titolo e la descrizione.
E’ la nuova opera di ‘street art’ apparsa questa mattina su un muro di via dè Lucchesi, di fronte alla sede dell’Agenzia ANSA, a due passi dal palazzo del Quirinale dove il presidente Mattarella è impegnato in questi giorni nel secondo giro di consultazioni in vista della formazione del nuovo governo.
L’opera, corredata da una larga cornice dorata in polistirolo attaccata al muro, è accompagnata dal cartellino in semplice carta bianca, anch’esso incollato al muro di fianco a destra, con la data “2018”, la tecnica utilizzata, “stampa grafica su carta” e la descrizione: “Sirante prende spunto da una celebre opera del suo maestro. Il quadro rappresenta una truffa. Un anziano ‘ingenuo’ sta giocando a carte con un suo oppositore il quale in complotto con un suo avversario trucca il gioco della politica. Questa scena, così teatrale, descrittiva e realistica contiene un monito morale, una condanna del malcostume, in particolare delle strategie dei politici”.
La nuova installazione ricorda l’opera di ‘street art’ con il bacio fra Salvini e Di Maio, a firma ‘Tvboy’, apparsa nelle scorse settimane in via del Collegio Capranica a due passi da Montecitorio.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2018 Riccardo Fucile
GLI ESTRATTI DEL LIBRO DI JAMES COMEY: “GUIDATO ESCLUSIVAMENTE DALL’EGO”
“Immorale, prepotente, e non legato in alcun modo alla verità “: così James Comey, descrive Donald Trump nel suo libro che uscirà la prossima settimana e di cui i media americani danno ampie anticipazioni.
Oltre 300 pagine di memorie intitolate “A Higher Loyalty: Truth, Lies and Leadership” in cui l’ex numero uno dell’Fbi si toglie più di un sassolino dalle scarpe, dopo essere stato licenziato in tronco dal presidente americano nel maggio del 2017 per non essersi piegato al suo volere: quello di chiudere in fretta le indagini sul Russiagate.
Comey paragona l’atteggiamento di Trump per ottenere lealtà nei suoi confronti a quello di un vero proprio boss mafioso: “Un boss in completo controllo”, circondato da una cerchia di persone che lo assecondano in silenzio, vincolati a un giuramento di fedeltà .
“La sua leadership è guidata esclusivamente dall’ego”, scrive l’ex capo del bureau investigativo, spiegando come fin dal primo incontro che ebbe col tycoon, alla Trump Tower nel gennaio del 2017, Trump sembrò “ossessionato” da un dossier in particolare: quello in cui l’ex spia britannica Christopher Steel afferma come Mosca abbia in mano materiale per ricattare il presidente americano.
Materiale che scotta, come incontri con prostitute in un hotel di Mosca nel 2013. In particolare – spiega Comey – Trump gli chiese di indagare sul presunto video in cui il tycoon veniva ripreso nella camera d’albergo dove alcune prostitute urinavano sul letto dove avevano dormito Barack e Michelle Obama.
“Lo deve fare per rassicurare mia moglie Melania, disse Trump secondo il racconto di Comey: “Negò con forza quelle accuse. Vi sembra che sia un ragazzo che ha bisogno di andare con le prostitute, disse. Poi cominciò a parlare di tutti i casi in cui diverse donne lo accusano di molestie sessuali”. Un tycoon molto agitato, dunque, tanto che Comey a un certo punto lo interruppe: “Non siamo qui per indagare su di lei presidente”. “E lui sembrò calmarsì”, spiega l’ex capo dell’Fbi.
Alto oltre due metri, Comey racconta come in quel primo incontro Trump gli sembrò “più basso” di quanto avesse immaginato, “con una cravatta troppo lunga e due mezzelune bianche sotto gli occhi che lasciavano capire l’uso di occhialini durante l’abbronzatura”.
L’ex capo dell’Fbi parla anche delle dimensioni delle mani del tycoon, notando come siano più piccole delle sue. In campagna elettorale Trump aveva replicato ai detrattori: “Le mia mani non sono piccole, e nemmeno altro”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 13th, 2018 Riccardo Fucile
SI TRATTEREBBE DI UN GRUPPO CHE TENTO’ DI METTERE A SEGNO DELLE RAPINE SPRUZZANDO SPRAY URTICANTE … MA ALLORA A CHE SERVIVANO I BLOCCHI DELLA POLIZIA ALL’INGRESSO?
Operazione della questura e della procura di Torino contro le persone sospettate di avere scatenato il
panico in piazza San Carlo il 3 giugno 2017 durante la proiezione su maxi schermo della finale di Champions League.
Si tratta di otto persone per le quali si sta procedendo all’arresto.
Secondo quanto si apprende, si tratta di un gruppo che avrebbe già messo a segno rapine analoghe spruzzando dello spray urticante. A coordinare le indagini sono il procuratore Armando Spataro e i pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo.
Il gruppo è stato individuato grazie alle intercettazioni telefoniche nel corso di un’altra indagine: stavano parlando di una collanina, rubata in piazza, del valore di diverse centinaia di euro.
«Non conosco i dettagli dell’operazione, ma da quel che ho potuto capire mi pare che si sia trattato di un lavoro investigativo straordinario». Così il procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo, in merito al blitz della polizia che ha portato in carcere le persone sospettate di avere scatenato il panico in piazza San Carlo.
Il magistrato si è complimentato con il questore, Francesco Messina, e con i colleghi della procura presso il tribunale che hanno coordinato l’inchiesta. «Un’indagine complessa – dice – e condotta in modo molto intelligente».
«Per noi non cambia nulla: Erika, purtroppo, non ce la restituisce più nessuno». Angelo Rossi commenta così l’arresto dei presunti responsabili del caos di piazza San Carlo, lo scorso 3 giugno, in cui morì la nipote di 38 anni, Erika Pioletti.
«Gli arresti? Lo apprendo ora da voi – ribadisce – ma non cambia nulla. A giugno saremo a Torino, con i genitori di Erika, per la posa di una targa ricordo».
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2018 Riccardo Fucile
“BISOGNA USCIRE DAL VICOLO CIECO, IL M5S RISPETTI BERLUSCONI”
Sarà lei a chiudere il secondo giro di consultazioni al Quirinale, alle 12. Dice che “la svolta ancora non si vede”, ma si rende disponibile per un ruolo in prima persona, perchè “bisogna uscire dal vicolo cieco”.
Maria Elisabetta Alberti Casellati, prima donna alla presidenza del Senato, parla in un’intervista alla Stampa della situazione politica, fa un appello per un “vero clima di pacificazione” fra i partiti, necessario per superare i veti, a cominciare da quello dei 5 Stelle su Silvio Berlusconi.
“Berlusconi è sempre in campo. Lui è il leader di Forza Italia e resta la figura di riferimento, noi tutti ci auguriamo che sappia trovare una soluzione. Bisogna per forza uscire da un vicolo cieco che paralizza la formazione del nuovo governo. Berlusconi rappresenta milioni di italiani che lo hanno votato e il veto nei suoi confronti è assolutamente ingiustificato”.
Casellati dà al capo dello Stato la sua disponibilità per un mandato esplorativo.
“Se me lo chiedesse il presidente della Repubblica non potrei certo dire di no. Questo significherebbe però che i partiti non hanno trovato punti di convergenza, continuando a far prevalere il pregiudizio sulla ragione”.
La seconda carica dello Stato ritiene che la riforma fiscale sia la prima delle priorità , con un “taglio delle tasse per ridare slancio all’economia, alle imprese e anche alle famiglie”. Inoltre “ci sono troppi giovani precari e disoccupati che non riescono a formare una famiglia e chi perde il lavoro a 50 anni finisce ai margini. Il fisco come priorità assoluta – spiega- poi la sicurezza e la legge sulla legittima difesa”.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2018 Riccardo Fucile
IL FALLIMENTO DI CHI SI RITIENE L’UNICO POSSESSORE DEL DIRITTO MORALE SULLA TERRA
Livido, deluso e arrogante. Il gran fallimento della seconda giornata di consultazioni ci svela il vero
volto di Di Maio.
Spettacolo ultraterreno vedere quel viso levigato, impassibile sotto ogni pressione, quella fronte senza mai una ruga di fatica, cedere sotto la umanissima mazzata della delusione.
Sembra un po’ di rivedere la stessa trasformazione che ha attraversato poche ore prima, oltreoceano, un altro trentenne di successo, Mark Zuckerberg, la cui immacolata immagine di sicurezza si è sciolta nelle gocce di sudore che hanno alla fine invaso la sua implacabile fronte, sotto lo sgarbato interrogatorio del Congresso americano.
Capita ai giovani leader quando escono dal terreno di sicurezza che si sono costruiti intorno. Nulla di male. Son giovani e si faranno. Le loro debolezze non gli fanno male sul piano personale.
Quello che ci riguarda è invece che il nuovo Di Maio, nell’ora della sua difficoltà , ci ha anche rivelato la debolezza e la supponenza etica che si celano dietro il teorema politico su cui si sono mossi i 5 Stelle in questo periodo.
Abbandonato da Salvini, irriso da Silvio Berlusconi, anche di fronte alle macerie in cui un anziano leader ha ridotto l’attento piano di arrivare a palazzo Chigi, Luigi Di Maio si presenta sulla tribuna del Quirinale e non fa un minimo di autocritica. Ripropone i propri mirabili sforzi, la propria giustezza, e ancora ha la forza di dare ordini e condanne a tutti. “Berlusconi deve fare un passo di lato”, “la posizione di Salvini non la comprendo”, “il Pd è fermo su posizioni che non aiutano”.
A che titolo gli altri debbano fare quello che lui dice loro si fa finalmente chiaro nell’affanno del momento. I pentastellati sono i possessori unici del diritto morale nella terra della politica. Per cui ognuno deve fare quello che loro vogliono, se vogliono essere salvati.
Che è poi il vero pensiero accuratamente nascosto della presenza politica dei 5 Stelle. È proprio infatti con la stizza da predicatore stufo dei suoi peccatori che Di Maio chiude con secchezza il discorso e se ne va.
Lasciando il povero elettore che lo segue da casa senza un straccio di proposta per la sua resurrezione, per non parlare del futuro prossimo.
Eppure, bastava che Di Maio, o chi per lui, facesse meno giochi, avesse un minor alto senso di sè, e forse avrebbe capito che è difficile mettere qualcuno nel sacco in politica.
La politica essendo il posto dove si scaricano, in generale, tutti i più competitivi e furbi del pianeta. In politica valgono reti di rapporti seri, costruzioni di relazioni non strumentali, e concretezza.
Ma i pentastellati si sentono al di sopra di queste cose. In questo senso sembrano già Renzi senza nemmeno essere andati a palazzo Chigi.
E infatti alla fine sono stati messi nel sacco proprio da colui che è il più resistente inquilino della politica, nonchè il più furbo dei furbi, Silvio Berlusconi.
Un Silvio doc che esercitando la sua forza di trattativa in privato e accennando qualche mossa da cabaret in pubblico ha in un colpo solo distrutto il piano “dei due vincitori”, ha sminuito Di Maio, ha convinto Salvini a stare nel centrodestra, dandogli il diritto all’incarico, e si è intestato una leadership moderata e rassicurante sulla politica estera in un momento in cui il Quirinale ha bisogno di ogni possibile aiuto per formare un governo che appaia solido a sufficienza da reggere i tremori delle esplosioni in Siria.
Anche questa nel centrodestra è stata una molto dovuta operazione chiarezza.
Sul Pd invece non c’era da far chiarezza perchè la inadeguatezza dell’organizzazione è stata alla luce del sole per tutto questo mese post elettorale: oggi alle consultazioni questa assenza di iniziativa è stata solo confermata dalla catatonica fibra delle dichiarazioni della delegazione.
L’unica verità che luccicava, dietro le solite parole di ragionevole necessità di “dare al più presto un governo al paese” è che il Pd oggi ha un’unica speranza: quello di essere la plastilina in mano a Mattarella.
A sei settimane dal voto possiamo dire che un giro vero di vincitori e vinti cominciamo a vederlo.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 12th, 2018 Riccardo Fucile
I RETROSCENA DEL VERTICE, IL TESTO SCRITTO DA GIANNI LETTA… DOPO BELPIETRO E DEL DEBBIO TOCCA A GIORDANO: MEDIASET FA PULIZIA DEGLI ISTIGATORI ALL’ODIO…MATTARELLA SPINGE PER UN GOVERNO IN TEMPO BREVI… SI FA IL NOME DELLA CASELLATI
La zampata arriva alla fine, come è nello stile dell’uomo, esondante a incapace di interpretare il ruolo del secondo. Incapace solo di vincere, ma con la tendenza a stravincere e a strabordare.
Silvio Berlusconi, appena Matteo Salvini ha terminato la sua comunicazione a nome di tutto il centrodestra approfondisce, a modo suo, il solco con i Cinque Stelle: “Mi raccomando — dice ai giornalisti — fate i bravi e sappiate distinguere i veri democratici da chi non conosce l’abc della democrazia”.
Parole impreviste, che irritano gli alleati, visibilmente contrariati all’uscita dal Quirinale. Perchè, come un dito negli occhi dopo uno schiaffo politico, rendono impossibile il confronto già incrinato dal grande ritorno in scena del leader del centrodestra.
A fine giornata la fotografia scattata al Quirinale è lapidaria.
È franato, al secondo giro di consultazioni, quel “quasi patto” che sembrava a un passo solo 24 ore fa, fondato sull’asse tra Salvini e Di Maio.
E la situazione è tornata di nuovo ingarbugliata, tale da rendere necessaria al Quirinale una riflessione approfondita. Perchè l’unica certezza, per il capo dello Stato, è che ci vuole un governo in tempi ragionevoli e lo stallo non può protrarsi ancora a lungo nè è immaginabile un nuovo giro di consultazioni.
Ma ogni schema immaginato e pensato nei giorni scorsi, dal pre-incarico al conferimento di un mandato esplorativo, è da rivalutare alla luce della situazione nuova che si è creata.
Situazione nuova creata innanzitutto dalla crisi siriana, perchè l’annunciata escalation rende necessario un governo in tempi brevi e non consente di procedere per tentativi con pre-incarichi o incarichi esplorativi. Ma spinge a individuare una figura, istituzionale o meno, a cui conferire un mandato pieno.
Ed è chiaro che non si può tener conto del cambio radicale di schema che è maturato: al netto dello show finale del Cavaliere e di qualche presa di distanza leghista, la verità è quell’asse — tra Salvini e i Cinque Stelle – è franato sulla posizione, per una volta granitica, assunta dal centrodestra nel suo insieme nel corso delle consultazioni. È stato Silvio Berlusconi assieme a Giorgia Meloni a chiedere a Salvini di parlare a nome della coalizione proprio per “inchiodarlo” al ruolo di “leader” dell’intero centrodestra e non solo del suo partito.
E il comunicato letto alla Vetrata è stato vergato da Gianni Letta per poi essere condiviso da tutti.
Nelle sue parole essenziali non si discosta da quello letto dall’ex premier nel corso del primo giro di consultazioni, al netto della sparata su “populisti, giustizialisti, pauperisti”.
Gli assi politici di fondo sono tre, non irrilevanti: 1) una chiara scelta atlantica nella collocazione internazionale dell’Italia, evocando il celebre spirito di Pratica di Mare del governo Berlusconi, scelta su cui lo stesso Salvini ha dato assicurazioni al capo dello Stato nel corso del colloquio; 2) l’invito a trattare con la coalizione di centrodestra, arrivata prima alle elezioni, rivolto — e questo è un dettaglio fondamentale – “a tutte le forze politiche responsabili, a partire dai Cinque Stelle”; a partire, ma evidentemente rivolto a tutti, anche all’innominato Pd, qualora decidesse di abbandonare l’Aventino; 3) l’indicazione di un governo di “alto profilo”, con un candidato premier, che spetta alla Lega, come da patti elettorali della coalizione.
Nel corso del colloquio con Mattarella più volte Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni hanno sottolineato come il candidato premier sia Matteo Salvini, ma in parecchi iniziano a sussurrare, per un eventuale pre-incarico il nome di Giancarlo Giorgetti.
La svolta nel centrodestra, come spesso accade, matura a un passo dalla rottura.
E un indicatore molto importante è ciò che sta accadendo nel mondo Mediaset, dove, proprio nelle ultime ore, sta cambiando l’intero asseto di Videonews — la super-testata trasversale che opera sui tre canali dell’azienda — con la cancellazione dal palinsesto, in tempi rapidissimi, di alcuni dei volti più popolari, Belpietro, Del Debbio ma anche Mario Giordano, rei di aver intrepretato una sorta di salvinismo televisivo.
Una fonte degna di questo nome spiega, a microfoni spenti: “La linea dura di Berlusconi ha avuto la benedizione di Letta e delle aziende”.
La linea dura consiste nel rifiuto categorico del passo di lato, per favorire la nascita di un governo: “Lo schema di Salvini — prosegue la fonte — era: un passo di lato di Berlusconi, chiedendogli di favorire la nascita del governo, in nome della tutela delle aziende. La risposta è stata: noi o siamo dentro a pieno titolo o stiamo fuori, ma se stiamo fuori faremo un’opposizione dura contro di te. E diremo che sei tu ad aver tradito il centrodestra”.
Ecco. E chissà se è un caso che a fine giornata sembra rovesciato lo schema seguito fin qui, con la Lega che non minaccia più il ritorno alle urne e, per la prima volta, evoca un governo istituzionale: “Casellati? — dice Giorgetti a Porta a Porta — potrebbe muovere le acque”. È la seconda carica dello Stato, votata anche dai Cinque Stelle che però, nella sostanza politica, rappresenta una tomba per le ambizioni di Luigi Di Maio.
È cambiato tutto.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 12th, 2018 Riccardo Fucile
SI SIEDE ACCANTO A MATTARELLA, TIENE IL CONTO DEI PARAGRAFI, ATTACCA FRONTALMENTE I CINQUESTELLE PRIMA DI ANDAR VIA… LA LEGA SI DISSOCIA
A un certo punto, nel bel mezzo dello show, tutti si aspettano il gesto delle corna, come nel celeberrimo
vertice Ue del febbraio del 2002. Non ostentate, ma nemmeno troppo nascoste, arrivano anche quelle.
Quando Salvini legge il decimo punto del programma del centrodestra per il governo che verrà , lui, Silvio Berlusconi, invece che indicare il numero dieci con entrambe le mani aperte, fa proprio quello. Pollice e mignolo della mano destra. Il gesto delle corna.
È l’ennesimo effetto speciale della «prima» di Silvio Berlusconi da secondo. Un inedito storico, il leader per antonomasia che cede lo scettro a uno che, semplicemente, ha preso più voti di lui.
Ma visto che, nella testa dell’ex Cavaliere, un paio di punti percentuali alle elezioni non possono eguagliare Milano Due, Milano Tre, il colosso Mediaset, le case editrici, gli scudetti, le coppe dei campioni, nove anni a Palazzo Chigi e altro ancora, ecco che il leader di Forza Italia estende il perimetro scenico del «numero due» come la pasta della pizza, arrivando a farlo più grande di quello di Salvini.
Si siede accanto al capo dello Stato. È il primo entrare nell’uscita della Vetrata e l’ultimo ad andarsene. Tiene il conteggio dei paragrafi concordati nel comunicato congiunto. E attacca frontalmente i Cinquestelle, senza mai citarli, prima di andare via.
Tutta l’irritazione di Salvini, sulle prime viaggia di bocca in bocca tra le voci di corridoio dei leghisti. Ma pochi minuti prima delle 20 prende corpo in una dichiarazione ufficiale del capogruppo a Palazzo Madama Gianmarco Centinaio che si dissocia dalle parole del Cavaliere: «I veti non ci piacciono a prescindere dalla provenienza. Non era condiviso e non lo sarà mai da parte nostra un no al dialogo con il Movimento 5 Stelle, seconda forza politica in Parlamento. Le parole finali di Berlusconi oggi al Colle non rispecchiano la posizione della Lega, nè quella del centrodestra che oggi si è espresso in maniera unitaria e concordata».
(da “Il Corriere della Sera”)
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