Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
PERCHE’ SI FA MARCIA INDIETRO
Le numerose richieste di reddito dal diritto di cittadinanza stanno spingendo il governo a redigere un apposito formulario per avviare la procedura di rinuncia auspicata, secondo una prima stima, da un numero di persone variabile tra le 60mila e le 130mila unità , ma si tratta di numeri da prendere con le pinze perchè ancora, come ci ha confermato l’Inps, il fenomeno non è misurabile.
Le domande di reddito di cittadinanza presentate al 30 aprile sono state 1.016.977, la Campania è la regione che più ha sollecitato questa misura (172.175 richieste), seguita dalla Sicilia (161.383) e dal Lazio (93.048). Queste 3 regioni, da sole, compongono oltre il 40% delle richieste.
Molise (6.388), Trentino-Alto Adige (3.695) e Valle d’Aosta (1.333) sono le regioni che meno confidano nell’aiuto di stato.
L’Inps ha potuto analizzare poco meno della metà delle richieste (472.970), 335mila delle quali (il 71%) hanno decretato l’erogazione di un importo superiore ai 300 euro, il 21% delle quali persino al di sopra dei 750 euro mensili. Il vituperato assegno da 40 a 50 euro è toccato al 7% dei percipienti.
A fare richiesta sono soprattutto gli over 40 (circa il 60% delle domande), il 22,4% delle domande è stato avanzato da persone nella fascia d’età che va dai 25 ai 40 anni e il 14,5% da persone che hanno più di 67 anni. Il 3% circa delle domande è stato formulato dagli under 25.
I motivi della rinuncia
Da noi contattato, l’Inps ha confermato che è al vaglio l’allestimento di una procedura per la rinuncia al reddito di cittadinanza, non prevista fino a oggi e richiesta con insistenza dai cittadini i quali, mediante i Caf, stanno cercando le informazioni utili per recedere dalle domande presentate. Un comportamento troppo fresco per avere numeri precisi ma reale.
Al momento attuale possiamo però abbozzare alcuni motivi per i quali, tra i richiedenti, c’è chi ha ingranato la retromarcia.
Troppi controlli e denaro al di sotto delle attese.
Percepire il reddito di cittadinanza prevede di sottostare ad alcuni obblighi, a cominciare dalla Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID) e la sottoscrizione di un Patto per il lavoro e l’inclusione sociale. Quest’ultimo, in particolare, prevede che il richiedente si presti a compiti di pubblica utilità , alla riqualifica professionale o al completamento degli studi.
La prima considerazione da fare è che, sotto la voce “povertà ” o “esclusione sociale” il sito Istat dispone di una lunga serie di rapporti e cifre, il cui totale più fresco parla di 5 milioni di italiani interessati da disagi economici di varia intensità .
La risposta popolare al reddito di cittadinanza è stata di gran lunga inferiore alle attese, anche moltiplicando per un coefficiente di 2,5 (persone per nucleo famigliare) il numero di richieste, si arriva a una platea di richiedenti poco superiore ai 2,5 milioni di persone, suppergiù la metà degli italiani in difficoltà .
Qualcosa non quadra, anche mostrando fede cieca nel numero di meno abbienti dichiarato dall’Inps e sventolato con orgoglio a inizio febbraio del 2019 quando il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, nonchè ministro dello Sviluppo Economico (e vicepremier) Luigi Di Maio, ha mostrato la prima carta per il versamento del reddito di cittadinanza.
La volontà di rinuncia si sta esprimendo proprio in questi giorni, nel pieno della “fase due” dell’iter per la concessione del reddito, quella che prevede i controlli a carico dei richiedenti.
Si può quindi dedurre, per il momento almeno, che permettere all’Inps di setacciare redditi e possedimenti e, nel contempo, prestarsi senza troppe riserve a un impiego, sono deterrenti che spingono alcuni percipienti a non proseguire con la domanda. Il santo non vale la candela
I furbetti dell’aiuto di stato
La legge 26/2019 recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni è stata definitivamente approvata dal Senato lo scorso 27 marzo, per poi essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 29 marzo 2019.
Pochi giorni dopo, durante il primo scorcio di aprile, il legislatore si è trovato confrontato con il fenomeno delle false separazioni, fatte da coniugi in perfetto stato di salute amorosa, nel tentativo di strappare qualche euro in più dallo stato (ovvero dalle tasche dei propri concittadini).
C’è quindi un movimento sotterraneo fatto di sotterfugi e artifici, mediante i quali i cittadini hanno cercato di inserirsi nelle crepe del sistema. Ora, probabilmente anche tra questi, c’è chi ripercorre la crepa a ritroso.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
L’EMENDAMENTO ALLA LEGGE SUI SIMBOLI DELLO STATO E’ STATO PRESENTATO DAI SOVRANISTI DEL PARTITO NAZIONALE SLOVACCO
Follie del sovranismo e di chi va loro dietro: iIl Parlamento slovacco ha approvato oggi una
legge che vieta suonare e cantare inni dei paesi stranieri in Slovacchia in occasioni non ufficiali.
L’emendamento alla legge sui simboli dello Stato è stato promosso dai deputati del Partito nazionale slovacco (Sns) al governo.
Con l’odierna approvazione il Parlamento ha annullato il veto del presidente Andrej Kiska.
La modifica alla legge permette di suonare o cantare inni stranieri in Slovacchia solo nel caso della presenza delle delegazioni ufficiali degli Stati in oggetto.
La nuova normativa entrerà in vigore a meta maggio.
In pratica anche l’inno delle Nazioni di Giuseppe Verdi potrebbe diventare fuorilegge.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL PAPA CONVOCA I GIOVANI ECONOMISTI DEL MONDO: L’IDEA FRANCESCANA DI UN’ECONOMIA AL SERVIZIO DELL’UOMO
Una scelta rivoluzionaria, quella di Papa Francesco, di convocare ad Assisi, per il prossimo marzo, i giovani economisti di tutto il mondo. Una scelta rivoluzionaria come quella di san Francesco, che rifiutò l’economia del tempo per costruire quella improntata al dono, alla fraternità e all’inclusività .
La scelta di Assisi non è casuale, basti pensare che i francescani hanno dato vita ai monti di pietà , hanno inventato l’economia di mercato come risposta all’imbarazzo della ricchezza. Come ci ha detto il professore Stefano Zamagni:
“L’imbarazzo della ricchezza era stato scoperto dai monaci cistercensi — Bernardo da Chiaravalle — che accumulavano denaro nei loro monasteri, ma non riuscivano a farlo circolare, evidenziando la miseria all’esterno. È cosiÌ€ che San Francesco e i francescani escono dai monasteri e creano i conventi: nel convento eÌ€ un “con venire”, ed i conventi devono essere aperti a tutti, e stare nelle cittaÌ€, non fuori. Un’economia partecipata”.
L’idea francescana di economia è al servizio dell’uomo. Nell’incontro di Assisi ci saranno tantissimi giovani imprenditori che proveranno ad invertire sistemi economici iniqui a favore di sistemi circolari, fraterni e solidali. E se la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale e i governi non hanno mai parlato di san Francesco in relazione all’economia ci penseranno Bergoglio e i giovani ed alcuni dei migliori cultori e cultrici della scienza economica, come anche imprenditori e imprenditrici impegnati a livello mondiale per un’economia coerente con questo quadro ideale.
I giovani sono per Papa Francesco il cuore della società . Più di una volta ha chiesto loro di tirare fuori il coraggio, “di essere rivoluzionari, di andare controcorrente e di ribellarsi a questa cultura del provvisorio. Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! […] Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore”.
Ora, nero su bianco, senza mezzi termini, il papa lancia il nuovo percorso: “l’economia di Francesco”. È questo il titolo dell’evento di Assisi, per siglare “un nuovo patto comune, un processo di cambiamento globale che veda in comunione d’intenti non solo quanti hanno il dono della fede, ma tutti gli uomini di buona volontà , al di là delle differenze di credo e di nazionalità , uniti da un ideale di fraternità attento soprattutto ai poveri e agli esclusi”.
È la quarta volta di Bergoglio ad Assisi in soli sei anni. Un record se pensiamo che Giovanni Paolo II in un quarto di secolo ha visitato la città di Francesco sei volte.
“Quando al centro del sistema non c’è più l’uomo ma il denaro — sono parole ricorrenti del Pontefice -, quando il denaro diventa un idolo, gli uomini e le donne sono ridotti a semplici strumenti di un sistema sociale ed economico caratterizzato, anzi dominato da profondi squilibri. E così si ‘scarta’ quello che non serve a questa logica: è quell’atteggiamento che scarta i bambini e gli anziani, e che ora colpisce anche i giovani”.
Ad Assisi nel nome di Francesco, per un’economia diversa, che non uccide, non esclude, ma dà vita e umanizza.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROVOCAZIONE ARTISTICA DELLA STREET ARTIST CRISTINA DONATI MEYER
Matteo Salvini, il ministro dell’Interno, picchia con un manganello Luigi Di Maio, il
ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico: è il nuovo murale comparso a Milano, sui Navigli.
La scena del graffito è violenta e sconcertante. Il vicepremier leghista schiaccia con la violenza il collega grillino e lo prende a manganellate.
Circa un anno fa, marzo 2018, a Roma avevamo visto il leader della Lega e il leader del Movimento 5 Stelle raffigurati mentre si baciavano, con alle spalle un cuore rosso.
Era l’inizio della relazione al governo, tempi gioiosi dopo la vittoria elettorale. Ma con il tempo l’amore tra i Matteo Salvini e i Luigi Di Maio si è consumato e, dopo un anno, li vediamo sempre litigare.
Non vanno più d’accordo su nulla: dai migranti alla cannabis light, Tav, Province, Tap, Trivelle, sgomberi, Roma e la sua sindaca Virgina Raggi. Il governo è spaccato praticamente su tutto. La rottura per molti infatti è vicina.
Chiuso il caso Siri i due si sono messi subito alla ricerca di qualche altro terreno di scontro e propaganda. È sufficiente un qualsiasi tema per rinverdire una contrapposizione.
Il murales feroce apparso su uno dei ponti dei Navigli di Milano è stato intitolato “Stato di Polizia“. L’autore è la street artist Cristina Donati Meyer.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
PECCATO CHE IL CAPO DELLA POLIZIA DIMENTICHI DI AVER CONSENTITO LA IGNOBILE AGGRESSIONE ALLA FAMIGLIA ROM A CASALBRUCIATO, SALVO CHE LA POLIZIA NON SIA DIVENTATA UN’AGENZIA FOTOGRAFICA, DEDITA SOLO A FARE FOTO E NON A IMPEDIRE REATI… E GIUSTIFICA PURE SALVINI QUANDO COMMETTE IL REATO DI INDOSSARE ILLECITAMENTE LA DIVISA DELLE FORZE DELL’ORDINE
Franco Gabrielli, capo della polizia, rilascia oggi un’intervista a Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera per difendersi dalle accuse di “favoreggiamento politico” nei confronti del ministro degli interni dopo il sequestro dello striscione di contestazione a Salerno e, soprattutto, l’indegna scenetta del sequestro del telefonino: l’intera intervista rappresenta una difesa d’ufficio delle posizioni del ministro.
E il telefonino sequestrato a Salerno alla ragazza che s’è ripresa con Salvini mentre lo apostrofava sui «terroni»?
«Dopo aver visto quel video ho valutato che potessero esserci profili di illiceità nel comportamento dei poliziotti, e ho dato disposizione al questore e all’ufficio ispettivo di avviare accertamenti, attivando una procedura disciplinare. Vedremo quale sarà l’esito, ma l’ho fatto prima che alla polizia venissero mosse accuse false e fuori luogo».
Però nel video si sente Salvini che ordina di cancellare il video dal telefonino della ragazza
«Io non ho il potere di censurare l’azione del ministro. Se ravviso comportamenti scorretti dei miei uomini agisco di conseguenza. Senza attendere le reprimende di chicchessia».
Ovvero, Saviano. Ma Gabrielli dice pure che è contento se il ministro indossa la divisa della polizia
Ma al di là degli ordini illegittimi, come può non essere un problema un politico che indossa la giacca della polizia mentre fa i suoi comizi di partito?
«Questa della divisa mi sembra davvero una polemica pretestuosa. Lei crede davvero che il ministro abbia bisogno di indossarla per dimostrare a tutti di essere l’autorità politica nazionale di pubblica sicurezza? Lo è per legge, non per come si veste».
Appunto. Allora perchè lo fa?
«Preferisco leggerlo come un segno di attenzione nei nostri confronti. E se c’è un problema di opportunità che lui non ha ritenuto di porsi, non sono io a doverglielo porre. Del resto mi pare che da qualche tempo non se ne parla più, e lui non indossa le nostre giacche”
Insomma, Salvini, secondo Gabrielli, indossa divise della polizia non per propaganda elettorale, come pare a chiunque, ma per affetto nei confronti dei poliziotti. Che acuto spirito di osservazione, eh?
Quando all’aggressione alla famiglia rom di Casal Bruciato Gabrielli pensa di cavarsela dicendo che è stata garantita l’incolumità della famiglia. Allora dica che la polizia è una agenzia fotografica, intenta solo a fare foto e non a sciogliere a manganellate le adunate sediziose e violente.
Non lo diciamo più solo noi, oggi anche travaglio sul Fatto sottolinea:
“A Casal Bruciato lo Stato non si è visto. Quando ci sono persone che delinquono e minacciano di stupro, vanno disperse, vanno arrestate, vanno portate via. Deve vedersi lo Stato, deve vedersi il ministro dell’Interno, devono vedersi il prefetto, il questore, la polizia., anche per disperdere chi non può stare lì a minacciare delle persone inermi e oneste”.
Vero Gabrielli?
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
E SUL SEQUESTRO ANNUNCIATO DI SUA INIZIATIVA DALLA GDF PER ORDINI SUPERIORI LA PROCURA DI AGRIGENTO DECIDERA’ LUNEDI SE AVALLARLA O MENO
Alla fine la metà delle cose dette erano propaganda. 
Perchè un conto sono i proclami trionfalistici di Salvini un altro è l’azione penale che deve essere condotta in autonomia dalle Procure e nel nostro paese – per fortuna – non ci sono ancora le regole care ai ‘sovranisti’ e ai regimi autoritari secondo le quali la magistratura è uno dei bracci armati del governo.
Ora è emerso che l’equipaggio della Mare Jonio non è mai stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Agrigento per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
La notizia, come detto, era stata diffusa dopo il sequestro di iniziativa della nave della Ong italiana che ha sbarcato a Lampedusa i 30 migranti soccorsi il giorno prima, ma è stata smentita dai pm agrigentini.
Al momento questa è solo l’ipotesi di reato formulata dalla polizia giudiziaria ma spetterà alla procura di Agrigento pronunciarsi sul sequestro della nave operato su indicazione del Viminale.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL BARCHINO VELOCE INTERCETTATO IN PROSSIMITA’ DELL’ISOLA
Settanta migranti sono stati recuperati dalle motovedette della guardia costiera e della guardia di finanza a 11 miglia nautiche da Lampedusa
“So che stanno per sbarcare sull’isola ma non sappiamo dove sia la barca sulla quale sono stati fermati. Che fine ha fatto?”, è la domanda che pone il sindaco di Lampedusa, Totò Martello
Un barchino veloce, di quelli usati per i cosiddetti ‘sbarchi fantasma’, le traversate dirette dalle coste africane a quelle italiane ‘bucando’ la vigilanza marittima.
E’ il mezzo intercettato da due motovedette della Guardia costiera ed una della Guardia di finanza mentre puntava verso Lampedusa
I passeggeri, una settantina, sono stati trasbordati sui mezzi italiani ed ora sono diretti verso l’isola
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
LA SOFFERENZA DEI MIGRANTI NEL REPORTAGE DI FRANCESCA MANNOCCHI SULLA GUERRA CIVILE IN LIBIA
È una situazione surreale quella che sta vivendo Tripoli, raccontata nel reportage di
Francesca Mannocchi andato in onda ieri sera a Propaganda Live: se in centro si manifesta contro le milizie di Haftar, 15 chilometri più a sud, in piena periferia, la città è un campo di battaglia
Le telecamere che seguono la giornalista riprendono una città desolata, con le case dei civili utilizzate come nidi per i cecchini e le auto blindate crivellate di colpi abbandonate sul ciglio della strada.
Mannocchi raccoglie le testimonianze dei giovanissimi combattenti, della loro impreparazione davanti all’assalto di Haftar, i loro ricordi e la loro umiliazione per la rivoluzione persa del 2011 ma nei cui valori non hanno smesso di credere, almeno alcuni di loro.
E infine, per aggiungere orrore all’orrore, la giornalista si reca in un centro di detenzione per i migranti, dove centinaia di uomini, spesso provenienti dal Sudan, sono impossibilitati a fuggire mentre le truppe di Haftar guadagnano sempre più terreno. Le interviste alle donne e agli uomini detenuti sono racconti dell’orrore, di stupri, uccisioni e violenze di inaudita ferocia.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
“NON E’ FACILE ROMPERE, VEDIAMO DOPO LE EUROPEE”
Era un’impresa difficile, ma Luigi Di Maio è riuscito a far raddoppiare i voti alla Lega e a Matteo Salvini grazie al Governo del Cambiamento rispetto al 4 marzo, come certificherà il voto del 26 maggio alle elezioni europee anche se attualmente il Carroccio perde voti.
Oggi però il vicepremier e bisministro aggiunge un tassello di importanza fondamentale alla strategia della giravolta che lo porta a fare opposizione al suo stesso governo. E punta il dito sulle telefonate tra Salvini e Berlusconi per far cadere il governo.
Per riuscirci, Di Maio cita un retroscena di Repubblica a firma di Tommaso Ciriaco (perchè i giornali raccontano bufale a meno che non raccontino qualcosa che fa comodo):
L’antefatto della rivolta risale a mercoledì scorso, al primo piano di Palazzo Chigi. Nello studio di Giancarlo Giorgetti ci sono tutti, ministri e big della Lega. C’è, soprattutto, Matteo Salvini. Qualcuno tira fuori un foglio A4 con la convocazione della conferenza stampa di Di Maio e Bonafede, diffusa dal gruppo 5S di Montecitorio poche ore dopo le manette in Lombardia. «Alla luce degli arresti che hanno coinvolto anche alcuni politici e dei recenti casi di corruzione emersi…». I ministri sono furiosi. «Vogliono massacrarci — ha detto Gian Marco Centinaio — non vedete quel ghigno quando parlano dei nostri indagati?»
Il leader ascolta, è nero. Ma non offre certezze. Per la prima volta, però, si intravede uno spiraglio. Poche ore prima ha sentito al telefono Silvio Berlusconi.
«Non è facile rompere, vediamo il risultato delle Europee — il succo del ragionamento dopo il contatto con l’antico alleato — ma il 27 maggio ho già pronto un ultimatum ai 5S: dobbiamo approvare immediatamente Autonomie, flat tax e Tav, oppure la chiudiamo qui».
Tre punti mirati, estratti dai diciassette del “libro nero” antigrillino anticipato ieri da Repubblica.
E allora eccolo su Facebook a minacciare a suo modo l’alleato:
Come? Rilanciando la legge sul conflitto d’interessi e chiedendo alla Lega di votarla, allo scopo di allontanarla ulteriormente dal Cavaliere.
(da “NextQuotidiano”)
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