Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
“VIENE QUA PER AVERE VISIBILITA’ E METTE UN CAPPELLO DI CUI NON CONOSCE NEANCHE LA STORIA”
Ieri è andata in scena la festa degli alpini a Parco Sempione in quel di Milano, e naturalmente
Matteo Salvini non poteva mancare.
Il Capitone si è preso molti applausi tra i vecchi, ma anche, racconta oggi Repubblica, una contestazione dai giovani:
Non è invece salito sulla blindo armata Centauro, chissà perchè, ha però rilanciato l’idea (dell’Ana) di un servizio civile o militare per i giovani, «nei pronto soccorso, pronto intervento, protezione civile, sarebbe utile per tanti ragazzi e ragazze.
Qui è arrivata una delle contestazioni, da parte di due ragazzi, lei — una studentessa della Cattolica — ha urlato «vergogna! Il servizio militare obbligatorio non lo vogliamo», ed è stata fermata e identificata dalla polizia, ma avuto ancora il tempo di dire che Salvini «non è una popstar, e ci governa anche male».
«Via il cappello! Toglilo subito», da un gruppetto di alpini bresciani giovani arrivano altre urla al passaggio del ministro, «è tutta una pagliacciata, approfitta della nostra manifestazione», protesta Fabio, assieme agli ex commilitoni Virgilio e Ugo, di Palazzolo sull’Oglio.
«È una gran pagliacciata, viene qui perchè siamo in tanti, per avere visibilità , mette su un cappello che ha una storia che non conosce nemmeno, quanti alpini sono morti con questo cappello in testa, ministro, lo sa?».
«E non è neanche il ministro della Difesa, cosa ci fa qua?». In più, ha fatto il militare in fanteria.
E contestazioni più dure il ministro le raccoglie in serata ad Albenga, provincia di Savona, dove viene accolto da un centinaio di persone che in coro gli danno del “fascista”.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
I PORTI SONO DIVENTATI APERTI
Via libera allo sbarco di 64 migranti che alle prime ore dell’alba erano stati soccorsi dalla Guardia Costiera al largo di Crotone.
L’ok è stato dato a causa delle cattive condizioni meteorologiche, in particolare un violento temporale, che hanno indotto le forze dell’ordine locali a chiedere che la motovedetta della Guardia Costiera procedesse allo sbarco.
A bordo c’erano anche 18 bambini. I migranti sono stati soccorsi dalla Croce rossa e trasportati al centro di accoglienza ‘Sant’Annà di Isola di Capo Rizzuto.
Negli ultimi anni la cosiddetta rotta calabrese ha rigurdato soprattutto migranti provenienti dall’est del Mediterraneo, soprattutto curdi.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
L’OPERA “SALVINI OPERAZIONE AFRICA” DI DOMENICO MARTINO
Al Salone del Libro non ci sarà il libro-intervista edito da Altaforte, ma in compenso sarà presente
“Matteo Salvini Operazione Africa”, fumetto di Domenico Martino pubblicato da GonZo Editore di Marco R. Michail. Racconta La Stampa:
Ieri Michail, con l’autore Domenico Martino, hanno offerto il libro, fra le risate, a Michela Murgia e a Roberto Saviano, gli acerrimi nemici del vice premier numero Uno.
Ma che fa il Salvini a fumetti? La storia inizia con il ministro che si lamenta con Toni (Toni Iwobi, il primo senatore della Repubblica di origine nigeriana eletto nella Lega a Bergamo, sdraiato nella cuccia del cane): «’Sti negri che continuano ad arrivare sono un problema». Toni gli risponde che «Se un Di Maio riuscisse ad abolire la povertà in Africa…».
Ideona! Matteo va di corsa dal Grande Sovranista dal forte accento russo che gli propone di usare la macchina del tempo per mettere in atto il piano: trasformare gli africani del XVI secolo in sovranisti, suggerendo loro di non fidarsi dei bianchi.
«Sarete costretti a emigrare, le vostre donne saranno le loro prostitute, vi useranno per i loro scopi politici, incolpandovi di tutti i mali», dice Salvini.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
L’AGENTE LA PORTAVA PURE IN LOCALI PER SOLI ADULTI
Un poliziotto nato nel 1984 è stato arrestato con l’accusa di realizzazione ed esibizione di spettacoli pedopornografici e produzione e cessione di materiale pedopornografico (che girava ad altri uomini). La protagonista delle immagini era una ragazzina di 16 anni.
La storia la racconta oggi Repubblica Roma:
Gli episodi contestati risalgono al 2017 e 2018, la vittima aveva 16 anni. E, come hanno dimostrato le indagini, le cose tra i due andavano avanti da un po’: lui l’aveva adescata quando lei aveva poco più di 14 anni.
La ragazzina, studentessa, viveva una situazione complicata: genitori divorziati e mamma lontana, lei viveva con il papà il quale, però, lavora molto. E forse per questo per lungo tempo non si è accorto di nulla. O forse non ha dato peso agli atteggiamenti strani della sua piccola. Soltanto all’inizio dell’anno ha realizzato che dietro i comportamenti insoliti della figlia si nascondeva qualcosa
Ha prima provato ad affrontare con lei la questione: ma la figlia si rifiutava di parlare, voleva difendere l’uomo con il quale riteneva di avere una relazione. Solo a quel punto, ha deciso di sequestrarle il cellulare: quello che ha trovato non lasciava dubbi. L’uomo si è così deciso ad andare a denunciare, consegnando anche il telefono della figlia. Nonostante le raccomandazioni del poliziotto di cancellare tutto, infatti, l’adolescente aveva ancora qualcosa salvato.
Il procuratore aggiunto Maria Monteleone e i pm Stefano Pizza e Pantaleo Polifemo hanno fatto arrestare l’uomo.
Nell’ordinanza con la quale il gip ha disposto l’arresto, sono citati diversi locali “per soli adulti” frequentati dai due: da San Giovanni a Prato Fiorito passando per la Cassia e Casal Palocco.
(da agenzia)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
I DATI CERTIFICANO CHE SALVINI HA FATTO PEGGIO DI MINNITI: 15 RIMPATRI AL GIORNO CONTRO 18 DI MINNITI… “IL DECRETO SICUREZZA BIS NON PASSERA’ MAI, PER NOI NON ESISTE”
Per uscire dall’angolo Matteo Salvini piazza, nel campo minato delle prossime due
settimane, il decreto Sicurezza bis. E l’alleato di governo Luigi Di Maio, che non molla la presa, forte della risalita nei sondaggi, lo provoca sul conflitto di interessi e lo attacca sulla questione rimpatri: il vero nervo scoperto del ministro dell’Interno che aveva messo questo punto in cima alla sua agenda.
“Se Salvini al Viminale non c’è mai, come può risolvere il problema dei rimpatri? Sono 500mila gli irregolari, come ha fatto scrivere nel contratto di governo, o 90mila come va dicendo adesso?”, è la stilettata lanciata dai pentastellati mentre il leader leghista tenta il colpo di coda mandando una doppia missiva al premier Giuseppe Conte e al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi in cui chiede “un salto di qualità ” nel contrasto all’immigrazione.
Parole che suonano alle orecchie di Di Maio come le scuse di uno scolaro che non ha fatto i compiti a casa.
Poco dopo, fonti del Viminale fanno sapere che sia Conte e sia Moavero Milanesi hanno risposto alla lettera di Salvini parlando di “piena sintonia e condivisione degli obiettivi”. Tutto vero ma da ambienti vicini a palazzo Chigi viene precisato che il premier avrebbe fatto notare a Salvini che un tavolo permanente alla Farnesina con il ministro della Difesa e supervisionato dallo stesso presidente del Consiglio c’è già e si occupa proprio dell’emergenza in Nord Africa e in Africa.
“Tuttavia Salvini non ha mai partecipato. È il benvenuto”, dicono le stesse fonti mentre i leghisti fanno trapelare che a breve ci sarà un incontro al ministero degli Esteri sui rimpatri e a questo proposito il leader legista cita i dati: 2.301 nel 2019. I pentastellati fanno notare come questo sia l’unico dato che Salvini non mette a confronto con quello del 2018: “Minniti ne rimpatriava 18 al giorno, Salvini 15”.
Il clima è tutt’altro che sereno e il cortocircuito a due settimane dal voto delle Europee è totale. Dal Movimento 5 Stelle garantiscono che il decreto Sicurezza bis così com’è non vedrà mai luce: “Anzi, neanche esiste. Nessuno lo ha visto nessuno”.
Stando però a quanto trapelato fino ad ora, i dubbi sarebbero molti, sia politici sia tecnici.
Di Maio si spinge oltre il metodo e andando a guardare i contenuti di quello schema ne sottolinea la vacuità , avanzando il sospetto che si tratti di un’arma di distrazione di massa usata da Salvini per nascondere mediaticamente il caso Siri: “Non vorrei che il decreto sicurezza fosse l’ennesima iniziativa per coprire il caso Siri e per coprire quello che è successo sulla corruzione in queste tre settimane, perchè all’interno non vedo grandissime novità sui rimpatri, che sono oggi il tema centrale per l’immigrazione”, sottolinea il capo del Movimento 5 Stelle.
Il tema dei rimpatri non potrà essere contenuto nel decreto Sicurezza bis, piuttosto si tratta di avviare una serie di tavoli bilaterali con i Paesi stranieri affinchè ci sia una stretta collaborazione che, per adesso, vi è solo con la Tunisia e con non poche polemiche: “Noi siamo pronti a dare una mano al ministero dell’Interno se serve. Io non faccio il ministro dell’Interno, ma non può essere sempre colpa degli altri”, scrive Di Maio.
“Non daremo a Salvini competenze che non sono sue come il controllo delle acquee”, i 5Stelle non hanno dubbi e smontando il decreto Sicurezza bis spostano l’attenzione sul conflitto di interessi.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
MUSUMECI (QUELLO CHE CITAVA SEMPRE BORSELLINO E CHE NON SI POTEVA CRITICARE A DETTA DI TANTI EX AMICI DI SEDICENTE DESTRA) INDOVINATE CHE FA: SI ACCODA AL CARRO DELL’INDAGATO PER VOTO DI SCAMBIO
La questione è presto detta. Ventimila voti, forse qualcuno in meno, si stanno spostando a Messina e dintorni da Forza Italia alla Lega.
Sono i voti posseduti da Francantonio Genovese, già segretario regionale del Pd, già deputato, già condannato (undici anni in primo grado) e già incarcerato per voto del Parlamento e perciò trapassato, come puntigliosa reazione, da sinistra a destra.
Ma Francantonio, il cui corpo esile nasconde un tesoro in pancia che nessuno nell’isola può vantare, è papà di Luigi che soltanto ventenne e soltanto universitario, mingherlino e ignoto alla passione politica è stato appena eletto, come conseguenza dell’affronto al babbo, all’Assemblea regionale siciliana come rappresentante neoberlusconiano (17mila preferenze, urca!), e ora però e purtroppo già dato come transfuga.
I Genovese sono i Caronte di Sicilia. Hanno avuto per anni il business del trasporto marittimo nello Stretto, e gli investimenti nell’industria alberghiera e nell’immobiliare, hanno procurato un dominio economico che nella politica ha trovato la stanza di compensazione.
Il giovane Luigi ha il papà fortissimo, ma anche il nonno, da cui ha preso il nome, era super ferrato in fatto di preferenze (fu senatore Dc dal ’72 al ’94). Per non parlare del prozio Nino Gullotti (otto legislature al Parlamento) e nume democristiano dell’isola.
Tutta una famiglia, tecnicamente una Spa, che coniuga felicemente imprenditoria e politica, affari e comizi, commesse e promesse. E allunga il passo sebbene sempre inseguita dalla magistratura che nella famiglia trova gli indizi e le basi delle sue accuse. Ma i Genovese per un popolo largo di fedelissimi (appunto il popolo dei ventimila voti) sono speranza e mito. “Non c’è giorno — disse Francantonio con un sussulto — che nel mio studio non entri un messinese in cerca di una parola di conforto, di un aiuto o solo di un consiglio”.
Ora i Genovese sono amicissimi di Angelo Attaguile, eurodeputato ai tempi di Raffaele Lombardo, indagato per voto di scambio e oggi ricandidato a Strasburgo per opera della Lega.
Angelo a sua volta è figlio di Gioacchino (ex senatore e ministro democristiano) e cugino di Francesco (ex sindaco di Catania).
Già in splendida forma per fatti suoi, Attaguile si ritrova sul groppone i voti potenziali della dinasty messinese. E il colpo è miracoloso perchè finalmente eleva Matteo Salvini, l’ex padano, a uomo di potere anche siciliano, da causare questo primo e straordinario caso di overbooking politico.
Perchè nella Lega, già ingrassata da parecchi trasferimenti nella recentissima campagna acquisti siciliana, qualcuno ha persino temuto di ingozzarsi troppo.
Un assessore di Catania, Fabio Cantarella, tentando di arginare l’esodo, ha urlato: “Non vogliamo i transfughi”. Da incorniciare la risposta della maggioranza silenziosa leghista, a opera di Antonino Rizzotto, detto Tony, già fedelissimo di Raffaele Lombardo (ricordate? l’ex governatore sotto processo per concorso esterno alla mafia e voto di scambio aggravato) e oggi rappresentante leghista all’assemblea regionale: “Non togliamo ai siciliani la voglia di votare”.
E infatti, la voglia sembra esserci. I Genovese hanno smentito il trapasso nella Lega ma hanno confermato l’amicizia con Attaguile, il traghettatore.
“Sì, è così, i voti di Genovese potrebbero prendere la direzione di Salvini”, dice addolorata Stefania Prestigiacomo, berlusconiana della prima ora e oggi testimone del declino forzista. Aggiunge, un po’ sdegnata: “Non so cosa voglia fare Nello Musumeci, il presidente della Regione. So che in queste ore è impegnato, con tutti i suoi uffici, a organizzare una corsa di cavalli nella sua città , Catania. Mi hanno spiegato che i quadrupedi sarebbero di una razza autoctona, quindi una risorsa da valorizzare”.
Anche Musumeci, che guida un suo movimento a cui ha dato come nome una frase di Paolo Borsellino (“Diventerà bellissima”) contribuirà certamente all’annunciato, fantastico risultato salviniano, essendosi impegnato in un patto stretto insieme al governatore ligure Giovanni Toti, a sostenere le ragioni di una rifondazione del centrodestra immaginata come fronte sovranista a guida padana.
Se la Lega succhia al centro e svuota Forza Italia (nelle mani dell’eterno ma un po’ affaticato Gianfranco Miccichè) nelle sue postazioni più prestigiose, Fratelli d’Italia, l’altro alleato, morde alle caviglie Berlusconi.
Che tra i continui rovesci ha dovuto annoverare anche la dipartita di alcuni big territoriali, come il deputato Nino Minardo e il sindaco di Catania Salvo Pogliese che devono ora decidere dove andare: meglio Meloni o Salvini?
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
A CALTANISSETTA LA LEGA FA VOTARE IL CANDIDATO M5S CONTRO QUELLO DEL CENTRODESTRA, A GELA E MAZARA DEL VALLO I CINQUESTELLE CONTRACCAMBIANO
Nessun apparentamento, nessun endorsement, neppure un comunicato ufficiale. Ma
neanche dichiarazioni di guerra: tutt’altro. La vigilia dei ballottaggi in Sicilia è fatta soprattutto di mezze frasi. Anche domenica, che a votare andranno solo cinque città , l’isola riuscirà a diventare laboratorio politico per sperimentare nuove intese e vecchie guerre intestine. In vista delle Europee, i riflettori sono ovviamente puntati sulla Lega e sul Movimento 5 stelle. Sarà una sorta di derby di governo incrociato: dove al ballottaggio sono andati i candidati di Luigi Di Maio, non ci sono quelli di Matteo Salvini. E viceversa.
La domanda è scontata: non è che grillini e salviniani si scambieranno i voti? Nessuno smentisce apertamente, anzi.
Soprattutto a Caltanissetta, la città del caso Montante, l’ex paladino dell’Antimafia appena condannato per associazione a delinquere. Nell’unico capoluogo al voto, al primo turno la Lega ha preso il 12% correndo da sola. Tutti voti che ora tornerebbero utili all’aspirante primo cittadino dei 5 stelle, Roberto Gambino. “I nostri voti ai grillini? È inevitabile che ciò accada anche se non c’è nessun accordo o apparentamento”, dice Alessandro Pagano. Il deputato e uomo forte del Carroccio in provincia non vuole sentire parlare del candidato della destra, Michele Giarratana. “Noi ci siamo presentati da soli e abbiamo detto agli elettori che 100 motivi ci separavano da Giarratana. Dopo la campagna elettorale quei motivi sono diventati 110. Come si fa a farlo votare?”, dice sdegnato il leghista. Che era addirittura pronto a fare un comunicato ufficiale per invitare i suoi a votare per i grillini: “Ma erano i giorni del caso Siri. Ho preferito evitare”.
Già berlusconiano di lungo corso, poi migrato con Angelino Alfano, Pagano è quindi saltato sul carro di Salvini. Un parabola che fa storcere il naso ai 5 stelle: in tanti lo considerano un cambiacasacca dal quale stare lontani.
Caltanissetta, infatti, è la capitale di Giancarlo Cancelleri, pupillo di Di Maio e storico leader del M5s sull’isola. Che nella sua città ha allestito un laboratorio nel laboratorio: i 5 stelle, infatti, erano pronti a ufficializzare l’alleanza con una lista civica, il movimento Più città . “Il post sul blog di Di Maio dopo le elezioni di Abruzzo apre chiaramente alle civiche. Noi eravamo pronti a fare tre liste, poi però quel procedimento si è bloccato”, dice il leader dei 5 stelle siculi. Nessuna apertura esplicita ai leghisti: “Io dico solo che in città c’è grande voglia di rinnovamento e quel rinnovamento è Gambino”.
Ma che fine faranno i voti dei grillini nella città dove non sono andati al ballottaggio? “Noi abbiamo lasciato liberi i nostri elettori, votino per chi vogliono ma studino i programmi”.
È quello che dovranno fare a Gela, dove la Lega è arrivata al secondo turno con Giuseppe Spata, un passato da attivista di Libera. Che ci fa uno che viene dall’antimafia sociale di don Luigi Ciotti con Salvini? “Io sono cattolico, non potevo certo andare con chi ha fatto le unioni civili”, ha ripetuto più volte il diretto interessato. Dovrà vedersela con Lucio Greco, candidato del Pd e di un pezzo di Forza Italia: praticamente un Nazareno con vista sul Petrolchimico.
La Lega spera di incassare i voti dei 5 stelle anche a Mazara, la città più araba d’Italia, dove Giorgio Randazzo sfida il civico di Salvatore Quinci.
A Castelvetrano, invece, sono i 5 stelle che potrebbero conquistare il municipio con Enzo Aiello. Quello in provincia di Trapani, è l’unico comune dove il Pd ha presentato il simbolo, con tanto di comizio di Nicola Zingaretti. Risultato: fuori al primo turno il candidato Pasquale Calamia. Adesso molti dem sembrano preferire il candidato grillino a quello della destra Calogero Martire. Per i 5stelle sarebbe una vittoria ad alto valore simbolico: Castelvetrano è pur sempre la città di Matteo Messina Denaro.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
“IL M5S FERMI SALVINI O CI PORTERA’ ALL’AUTORITARISMO, LA BOZZA DI DECRETO DI SALVINI E’ UNA FOLLIA GIURIDICA”
“Sono state salvate vite umane, non si può parlare di favoreggiamento di immigrazione clandestina”. L’ex senatore del Movimento 5 Stelle Gregorio De Falco è pronto a imbarcarsi sulla nave Mare Jonio della Ong Mediterranea Saving Humans, per il momento ferma nel porto di Lampedusa.
“Confido nel fatto – dice il comandante della Marina militare – che la nave possa riprendere la navigazione. Non è stato commesso alcun reato bensì è stato rispettato l’ordinamento vigente. Invece Matteo Salvini, quando parla di multe per chi salva vite umane in mare, pretende che si infranga la legge. E la legge prevede la galera se si lasciano morire le persone in acqua”.
Senatore De Falco, procediamo con ordine. La mare Jonio al momento è sotto sequestro. Ritiene che nelle prossime ore questo sequestro sarà convalidato?
“Non credo ci siano motivazioni per il sequestro perchè la nave è un oggetto, è una nave commerciale, l’esercizio che ha svolto non è illecito. Le persone salvate sono naufraghi sottratti alla morte. L’immigrazione è un fenomeno che si sviluppa su due punti della terra ferma, il punto di partenza e quello di arrivo. Invece la mare Jonio ha effettuato un soccorso in mare, sottraendo queste persone alla morte. Le he prese in mare, salvate e portate a terra. Tutto il resto è propaganda”.
Si sta riferendo alla campagna elettorale di queste settimane con al centro anche l’immigrazione?
“Sono state giornate abbastanza convulse. Nei giorni scorsi abbiamo avuto 70 persone che sono arrivate a Lampedusa in maniera autonoma, altre 40 sono state salvate dalla marina militare e 30 dalla Mare Jonio. Ciò significa che le partenze non sono diminuite, quel sillogismo propagandato da Salvini, secondo il quale ci sono meno sbarchi, è falso e fuorviante. Così come l’annuncio del sequestro della mare Jonio prima ancora che venga convalidato”.
Insieme all’annuncio del sequestro della nave mare Jonio, Salvini ha parlato del decreto Sicurezza bis. Da comandante della Marina militare, prima che da senatore, cosa ne pensa?
“Ho letto che ci sarà una multa di 5000 euro per ogni vita umana salvata in mare. Questa norma contraddice l’ordinamento. Significa che chi salva paga, ma bisogna tener presente che chi non salva le persone va in galera perchè noi abbiamo l’obbligo di salvare i naufraghi in difficoltà ”.
Un altro passaggio della bozza del decreto prevede di “attribuire al ministro dell’Interno la competenza a limitare o vietare il transito e/o la sosta nel mare territoriale qualora sussistano ragioni di ordine e sicurezza pubblica”. Ritiene ci sia un conflitto di competenza?
“Il Ministero dell’Interno per definizione lessicale si deve occupare dei fatti interni al territorio e il mare non è totalmente territorio dello Stato. Perchè fa capo all’amministrazione dei Trasporti o come si diceva una volta alla Marina mercantile. La decisione di Salvini ha solo un motivo di carattere personalistico, cioè attribuire a se stesso un potere che gli consente di continuare a fare campagna elettorale ma non ha alcun senso istituzionale. I ministri del Movimento 5 Stelle non possano approvare una follia di questo genere”.
I 5Stelle però in questi giorni stanno tenendo il punto sul tema dell’immigrazione.
“Bisogna vedere cosa faranno tra due settimane quando la campagna elettorale sarà finita. Questo decreto bis è l’anticamera dell’autoritarismo. Salvini lo ha presentato per forzare la mano così l’opinione pubblica può vedere in lui ancora lo sceriffo nonostante la debacle della questione che ha riguardato il sottosegretario Siri e le sue dimissioni. Se i ministri M5s non si oppongono, il loro giuramento viene meno. Il fatto che il premier Giuseppe Conte, ieri nella circostanza del soccorso, abbia risposto immediatamente, mi lascia ben sperare che forse qualche anticorpo, in Italia, ancora potrebbe esserci”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile
E IL PRESIDENTE LEGHISTA FONTANA E’ FINITO DRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI
In Lombardia è impossibile fare affari con la pubblica amministrazione senza “accordarsi”
con imprenditori concorrenti, foraggiare amministratori prezzolati e oliare politici disonesti.
Non solo, gli eletti sono, in larga parte, semplici “yes man” con un dominus nascosto — spesso un relitto di Tangentopoli -, al quale obbediscono a bacchetta.
Sono alcune delle tristi verità che si evincono dall’inchiesta sulle tangenti che in questi giorni sta falcidiando i vertici di Forza Italia in Lombardia e che ha portato il presidente leghista della regione, Attilio Fontana, dritto nel registro degli indagati.
Un’indagine che appare ben lungi dall’essere conclusa. Una storia già vista, si potrebbe pensare — anche perchè era dai tempi di Tangentopoli che dalle parti del Palazzo di giustizia di Milano non si vedevano imprenditori con l’avvocato al seguito presentarsi spontaneamente dai magistrati per autoincolparsi di corruzione -, ma non è così.
Le 712 pagine dell’ordinanza predisposta dalla Dia (cioè dall’antimafia, perchè oltre alla corruzione nella regione più industrializzata d’Europa c’è anche tanta ‘ndrangheta), che hanno portato a 23 arresti e a 90 indagati, al di là dei singoli reati tutti da dimostrare, raccontano molto.
Per esempio, dicono che chi decide candidature, giunte comunali e provinciali, governi regionali, presidenti di commissioni, direttori generali di ospedali, partecipate e enti vari, non sono i vertici politici “ufficiali”, quelli visibili, ma oscuri personaggi “attovagliati” in un costoso ristorante nei pressi del Pirellone.
Attilio Fontana, leghista doc, segue tutti i “consigli” suggeritigli da Nino Caianiello, il Burattinaio, il “Mullah” già condannato per concussione, uno che ha appena tentato di corromperlo. E non sembra importargli il fatto che Caianiello sia il dominus occulto di Forza Italia, in teoria un competitor politico. È quel Caianiello che incassa il primo stipendio da consigliere regionale di Angelo Palumbo, planato al Pirellone solo grazie ai voti veicolati da “Nino”.
È quel Caianiello che dà della “cretina” a Laura Comi, ufficialmente un pezzo grosso del partito di Silvio Berlusconi (eurodeputata, vice presidente del Parlamento europeo, coordinatrice provinciale di Forza Italia di Varese), la quale invece viene trattata come una scolaretta alla quale fare “uno shampoo”, perchè non ha ancora ridato parte dei soldi giunti grazie alle consulenze conferitele dall’ente pubblico Afol…
E al tavolo di quel costoso ristorante, trovano spazio anche relitti (pluricondannati) di Mani pulite come il craxiano Loris Zaffra, già presidente di Aler (un altro buco oscuro della regione), che maneggiano il potere usando gli stessi metodi del 1992, piazzando le persone lì dove possono poi ricevere appalti, dare consulenze, elargire posti di lavoro ad altri amici, i quali saranno a loro volta in debito. In un gioco di specchi infinito. L’unica differenza col 1992 è che ora i soldi questi non li danno più al partito, ma se li tengono per sè.
Ma quell’inchiesta dimostra anche come gran parte degli affidamenti pubblici sia frutto di accordi spartitori tra imprenditori, che ritengono la “decima” ai politici di cui sopra un fatto scontato e che si rifanno dell’investimento concertando irrisori ribassi d’asta, depredando le casse pubbliche.
Così lo Stato si ritrova a pagare le tangenti necessarie per fregare lo Stato.
(da “Business Insider”)
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