Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
I RISULTATI DEL MONITORAGGIO: SEGUONO LE MINORANZE RELIGIOSE, LE DONNE E LA SOLIDARIETA’
L’Italia è un paese che odia e lo fa su Internet: secondo un’analisi di Amnesty International Italia, “Il Barometro dell’Odio – Elezioni Europee 2019”, condotta tra il 26 aprile e l’8 maggio, è “rom” il tema che ha scatenato il maggior numero di polemiche sui social media, col 76% (oltre 3 su 4) di contenuti negativi, seguito da “immigrazione” (73%); “minoranze religiose” (70%), “donne” (65%) e “solidarietà ” e (63%).
Molto negativo il tono generale del dibattito online, che vede gli utenti generici ricorrere in modo più frequente e marcato a un’accezione negativa per parlare dei temi oggetto dell’analisi (“donne”, “lgbti”, “migranti rifugiati e persone con background migratorio”, “rom”, “minoranze religiose”, “povertà socio-economica”, “disabilità ” per quanto concerne i diritti).
Da segnalare il trattamento riservato al tema “donne”: se nel caso dei politici quasi 1 post / tweet su 4 (22,5%) con riferimento a questo argomento è negativo, l’incidenza schizza fino al 72% se ci si focalizza solo sui commenti degli utenti.
Guardando all’incidenza dei singoli temi sul dibattito complessivo (che include tutti contenuti valutati, sia negativi che positivi/neutri) troviamo “immigrazione”, “minoranze religiose” e “solidarietà ” tra gli argomenti più discussi.
In vista delle elezioni parlamentari europee, Amnesty International Italia ha avviato un monitoraggio dei profili Facebook e Twitter dei candidati e delle candidate al Parlamento europeo più attivi online e dei leader di partito ai quali fanno riferimento, per valutare in che modo essi si esprimono, e se usano linguaggio d`odio, su una serie di temi e categorie quali donne, persone Lgbti, disabilità , migranti, rifugiati e persone con background migratorio, rom, minoranze religiose, solidarietà , povertà socio-economica.
Fino al 24 maggio circa 100 attivisti dell`associazione osserveranno anche le reazioni e risposte degli utenti, per rilevare le eventuali correlazioni tra toni e messaggi veicolati dalla politica e sentimento delle persone rispetto a determinati temi.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
SE LA RATEIZZAZIONE VALE PER I LADRI, A MAGGIOR RAGIONE DOVREBBE VALERE PER I POVERI ONESTI
“Conto che l’elemosiniere del Papa, intervenuto per riattaccare la corrente in un palazzo occupato
di Roma, paghi anche i 300mila euro di bollette arretrate”. Il leader della Lega Matteo Salvini interviene così, a un comizio elettorale a Bra (Cuneo), sul caso del palazzo ex Inpdap di Roma e sul gesto del cardinale polacco Konrad Krajewski.
Il cardinale, da parte sua, dice di essere pronto ad ogni conseguenza. “Sono pronto ad ogni conseguenza, sono consapevole di tutto, sono convinto. Ma intanto in 500 ora hanno luce e acqua calda”. Il cardinale Konrad Krajewski, l’elemosiniere del Papa, lo dice all’AGI a proposito dell’intervento che ha effettuato ieri in via Statilia, a Roma, a poche decine di metri dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove c’è un palazzo occupato da anni e dove vivono quasi 500 persone, “tra cui un centinaio di bambini”. Successivamente aggiunge: “Abbiamo salvato la vita a un bambino”.
A quanto apprende l’Adnkronos, si tratta di un atto dovuto da parte del Gruppo Acea, la cui società di distribuzione, Areti S.p.A., era stata obbligata a interrompere la fornitura su incarico del gruppo Hera, cui fa capo il contratto del palazzo.
Appena reduce dall’isola greca di Lesbos, dove ha portato la solidarietà del Pontefice ai profughi visitando il campo di Moria, il card. Krajewski ha risposto all’appello di due giorni fa degli occupanti dello stabile. “Siamo senza acqua e luce da tre giorni. Qui vivono 420 persone (tra cui 98 minorenni)”
Lo stabile di Via di Santa Croce è stato occupato il 12 ottobre 2013 dal movimento “Action” a scopo abitativo. Oggi all’interno ci sono anche un’osteria, un laboratorio di birra artigianale, una falegnameria, una sala prove e “un punto di approdo, aperto a tutti, attento ai giovani, agli ultimi e ai più bisognosi
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
CHI E’ KONRAD KRAJEWSKI, L’ELEMOSINIERE POLACCO CHE HA TOLTO I SIGILLI AL CONTATORE… AVEVA RINUNCIATO AL SUO APPARTAMENTO PER OSPITARE UNA COPPIA SIRIANA
Il cardinale Konrad Krajewski, 55enne polacco, elemosiniere di Sua Santità , ha preso sul serio l’incarico datogli da Francesco nel 2013.
“La scrivania non fa per te, puoi venderla; non aspettare la gente che bussa, devi cercare i poveri”, gli disse al momento della nomina. E lui, fin da subito, si è adoperato in questo senso.
Don Corrado, come lo chiamano tutti Oltretevere, gira di notte per le strade di Roma con un furgoncino carico di viveri, coperte, generi di prima necessità e li distribuisce ai senzatetto. Si deve a lui la creazione di una barberia sotto il colonnato si San Pietro, così l’installazione di alcune docce.
Due anni fa, saputo dell’arrivo tramite i corridoi umanitari promossi da Sant’Egidio di una coppia siriana, Krajewski ha ceduto l’appartamento che il Vaticano gli aveva concesso in quanto dipendente.
E si è trasferito in ufficio, all’ultimo piano della piccola palazzina in dotazione all’elemosineria entro le mura leonine. Per qualche settimana ha abitato in una stanza al pian terreno, dove sono conservate le pergamene che l’elemosineria compila con la benedizione apostolica a chi ne fa richiesta.
Poi, lo spostamento a un piano superiore dove ha almeno garantita un po’ di privacy.
“È una cosa normale, nulla di eccezionale”, raccontò allora Krajewski a Repubblica. Così scorrono le giornate del braccio destro del Papa per la carità . Tutte spese per gli ultimi, in giro per Roma, rispondendo nel limite del possibile alle esigenze di oguno.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
ROMA, NELLO STABILE VIVONO 400 PERSONE TRA CUI NUMEROSI BAMBINI E MALATI… IL CARDINALE KRAJEWSKI HA SCELTO LA DISOBBEDIENZA CIVILE MENTRE COMUNE E STATO SE NE FOTTONO
Un bellissimo gesto di una Chiesa che mai, come adesso, mostra nel concreto di stare vicino agli
ultimi: è’ arrivato in un palazzo occupato al centro di Roma, ha visto lo stato di difficoltà per tante persone prive della luce da giorni e ha riallacciato la corrente elettrica che era stata staccata dall’azienda per morosità .
Tutto per l’azione del cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, di ritorno da Lesbo dove ha portato la solidarietà di Papa Francesco ai profughi presenti nell’isola greca.
Il porporato “è stato informato di una grave situazione in uno stabile occupato in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma in cui si trovavano oltre quattrocento persone, tra cui numerosi bambini – hanno spiegato fonti vaticane vicine all’Elemosineria Pontificia – Come elemosiniere, ha sentito il dovere di compiere un gesto umanitario, provvedendo personalmente a riattivare la corrente elettrica all’edificio”, che non è di proprietà del Vaticano
Questo gesto, sottolineano ancora le fonti vaticane, “è stato compiuto dal cardinale Krajewski nella piena consapevolezza delle possibili conseguenze d’ordine legale cui ora potrebbe andare incontro, nella convinzione che fosse necessario farlo per il bene di queste famiglie”.
La storia del palazzo occupato
Qui vivono 420 persone (tra cui 98 minorenni) e ci sono 25 realtà culturali. Ma non sarà certo il buio a fermarci, questo è un appello alla città di Roma”, aveva affermato gli attivisti di Spin Time Labs, incitando alla partecipazione “con torce e ogni fonte di luce possibile ad una serata a sostegno di chi si fa strada tra il buio creato da chi alimenta odio, razzismo e disparità ”
Lo stabile ex sede dell’Inpdap è stato occupato il 12 ottobre 2013 dal movimento “Action” a scopo abitativo. Oggi all’interno si trovano un’osteria, un laboratorio di birra artigianale, una falegnameria, una sala prove e “un punto di approdo, aperto a tutti e attento ai giovani, agli ultimi e ai più bisognosi”.
Secondo gli occupanti, il Campidoglio non salderà le bollette della luce arretrate dovute dagli occupanti della palazzina, dopo che, nei giorni scorsi, la società di fornitura di energia, Hera, ha staccato la corrente per morosità . Sembra che il debito accumulato dal 2013 sia di oltre 300mila euro.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
“SONO UNA BANDA DI ENERGUMENI ASSETATI DI POTERE, PER MOLTIPLICARE I CONSENSI SONO DISPOSTI A TUTTO”
Tra i danni collaterali, c’è anche il tana libera tutti: “Questo governo ha lasciato la briglia sciolta a una serie di personaggi che dicono con leggerezza patologica cose irreali e irrealizzabili, beffeggiando chiunque li riporti a un minimo senso della realtà : il debito pubblico, il bilancio dello stato, le compatibilità economiche… tutte bazzecole, secondo loro. Sono così eccitati dalla grande occasione del potere da essere disposti a tutto pur di moltiplicare i consensi. È un fatto che al governo e, ancor di più, al sottogoverno dell’Italia, si sia installata una banda di energumeni insensibile alle regole classiche della ragione. Non possiamo farci niente”.
La vita di Giampiero Mughini è un’avventura intellettuale al confine — e contro — quella che un tempo si sarebbe definita l’egemonia culturale della sinistra, della quale oggi è rimasto solo un paesaggio di macerie su cui si stagliano i nuovi arrivati: “I miei amici erano tutti di sinistra, i libri che circolavano erano di sinistra, la sinistra era il cavallo su cui è entrato al galoppo tutto ciò che era moderno, dalla minigonna, al rock ‘n roll”.
Il suo ultimo libro, il ventinovesimo, Memorie di un rinnegato (Bompiani), racconta le redazioni dei giornali in cui è stato (dalla fulminea esperienza de il manifesto a Panorama), i grandi direttori con cui ha lavorato (su tutti, Claudio Rinaldi, “il più grande della mia generazione”), le fascinazioni giovanili che ha subito e l’ora in cui dovette fare i conti con i propri abbagli, andando incontro al rischio che i fanatici gli appiccicassero addosso il marchio del traditore.
“Quando fondai la rivista Giovane Critica, a Catania, il capo dei fascisti scrisse sul quotidiano della città che gli facevo ‘pena’. La rivista accompagnò il nascere del ’68 da un luogo periferico, come poteva essere la Sicilia di quegli anni. Mi presi le maldicenze e gli insulti, tra cui quelli di un professore democristiano, futuro collaboratore di Arnaldo Forlani, che mi derise facendo riferimento al fatto che i miei genitori fossero separati. Una vergogna, all’epoca”.
Nella sua casa, a Roma — dove basta fare due passi per partecipare della celebrazione del design, della fotografia, del fumetto, dell’erotismo, della donna, che è allestito — il culto più sacro è riservato ai libri, l’oggetto più venerato, il più intoccabile.
Al Salone del libro di Torino alcuni libri sono stati vietati.
È stato da pazzi negare lo stand ad Alta Forte, la casa editrice vicina a CasaPound. Gli antifascisti del terzo millennio hanno allontanato un libro come se si trattasse di materiale contaminato. Facendo gesti così solenni, con parole così roboanti, neanche stessero difendendo Stalingrado dall’assalto dei carri armati nazisti. Si trattava solo di una manciata di libri, in fondo.
Tutti i libri sono uguali?
Certo che no. Maio sono lietissimo di aver letto I protocolli dei Savi di Sion, così come molti altri libri disgustosi. Eppure, se qualcuno non li avesse già pubblicati, avrei tanto gradito che lo facessero al più presto. O vogliamo proibire pure quelli?
Salvini avrebbe potuto essere più prudente?
Che vuoi che ti dica: io non capisco cosa c’entri Salvini con il fascismo. Va bene, ha fatto pubblicare una sua intervista con la casa editrice contigua a CasaPound. E questo farebbe di lui un fascista?
Come lo definiresti, allora?
Salvini è un animale politico astuto. Per quanto io possa trovare miserevole lasciare degli uomini su una nave in preda alla fame e alla sete, la democrazia deve fare i conti anche con chi invece si sente rassicurato da una decisione del genere. La maggior parte delle persone non va a votare dopo aver letto Adam Smith o Norberto Bobbio. Va a votare per motivi piuttosto meschini
Non c’è anche una cultura di destra dietro tutto questo?
No, se Pino Rauti potesse incontrare Salvini non direbbe: “Ecco un mio allievo”. L’Italia, a differenza della Francia, non ha avuto e non ha una vera e propria cultura reazionaria. L’Italia ha avuto Guareschi. Ha avuto un gran bastian contrario come Leo Longanesi. Ha avuto Julius Evola, che ha fatto da maestro ai missini, ma tutto questo non c’entra niente con Salvini e con quello che fa.
Sono tutti energumeni, come mi dicevi?
Chi più, chi meno, in gran parte questi sovranisti e populisti sono riconducibili alla fisionomia dell’energumeno. Tutti, no: per esempio, Giorgetti è uno che conosce la realtà dei fatti. Come Roberto Maroni, oppure Luca Zaia. Non è un energumeno nemmeno Paolo Savona. Le sue critiche al modo in cui è stata costruita l’Unione Europea sono obiezioni da prendere in considerazione seriamente.
L’Europa ha fatto male all’Italia?
No, non credo. Credo, invece, che l’Euro abbia riportato l’Italia alla realtà della sua economia, che è un’economia fragile. Per molti anni, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità . Non potevamo continuare a svalutare la lira all’infinito. L’Euro è stata una grande operazione verità . E, di fronte alla verità , molti preferiscono scappare.
Tu sei mai scappato?
Io sono cresciuto in una famiglia della piccola borghesia impoverita. D’inverno, quando faceva freddo, stavo a tavola con il cappotto. Non avevamo i riscaldamenti. Non inquinavamo nemmeno un po’. Non so se a Greta Thunberg sia mai capitato. Di certo, non glielo auguro. Mio padre mi ha insegnato a prendere un foglio bianco e scrivere da una parte la voce ‘dare’, dall’altra la voce ‘avere’. Alla fine del mese, il totale della seconda colonna doveva superare il totale della prima. Altrimenti, era un problema
A cosa ti è servito?
A cercare di avere di più di quanto devo dare, sempre. È per questo che ho trattato al rialzo ogni offerta di lavoro che ho ricevuto. Non perchè penso che i soldi mi debbano essere regalati, ma perchè penso di meritarmeli.
Sei sempre riuscito a farti pagare di più?
Sempre. Ma certo, ho perso anche molti lavori.
Ti manca scrivere sui giornali?
Mi manca molto. Il vizio della mia generazione è stato la carta stampata. Mi rendo conto che è un vizio fuori tempo. Oggi, per la maggior parte della società , la carta stampata è solo un feticcio. Qualcosa di superfluo. Per me, invece, scrivere è una tossicodipendenza. E provo un piacere insostituibile ad andare al mattino in edicola e tornare a casa con i miei cinque quotidiani.
Che conseguenze ha avuto nella tua vita non scrivere più su un giornale?
Quando dissi a Maurizio Belpietro che avrei smesso di scrivere per Libero, perchè avvertivo uno stridore troppo forte tra ciò che scrivevo e il giornale in cui era pubblicato, per la prima volta dopo quarant’anni sono rimasto senza un giornale che mi ospitasse. Era come avere nelle mani della sabbia che cadeva. La mia prima depressione irruppe nella mia vita così. Non che ci fosse un rapporto di causa effetto così stretto. Però, quando hai fatto della tua vita una continua ricerca della parola scritta sui giornali, sulle riviste, sui libri; quando percepisci che tu senza di essa non potresti vivere, mentre invece il mondo non solo può vivere, ma va avanti bene anche senza di essa, ho avvertito un vuoto atroce
Che cos’è la parola scritta, per te?
La parola scritta sulla carta, così come un dipinto, un palazzo, un mobile, una musica, le immagini di un film, non è opinabile, come tantissime altre cose nella vita. Sta lì. In un certo senso, ti aspetta. Non fa nulla per cercare di sedurti. È bloccata nel tempo. Eppure, viva. Nel momento in cui la incontri veramente, ti investe con le sue domande. In una pagina soltanto, possono essere racchiusi dieci anni di vita. Sono schiaffi che ti arrivano in faccia, che ti scuotono dalla testa ai piedi. Quando scoprii Dieci inverni di Franco Fortini, un libro che dava dignità all’essere di sinistra anche fuori dal fiancheggiamento dell’Unione Sovietica, lo leggevo ad alta voce tremando. La parola scritta, quando il contatto con essa è reale, ti chiede soprattutto di essere alla sua altezza. Ecco quello che ho cercato di fare nella mia vita: essere all’altezza dei libri che ho letto.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
ORMAI SI GUARDA AL CALENDARIO PER INDIVIDUARE UNA DATA PER ELEZIONI ANTICIPATE
Il decreto sicurezza bis di Salvini è una mina piazzata sotto la sedia del governo Conte. L’offensiva
lanciata dal ministro dell’Interno con la lettera in cui “incolpa” il premier e il ministro degli Esteri Moavero per il flop dei rimpatri e la bozza di intervento legislativo che prevede il passaggio della responsabilità dei porti sotto il ministero dell’interno e le “multe” da 5mila euro a persona per le ONG che salvano i migranti.
Monica Guerzoni sul Corriere della Sera spiega che a Palazzo Chigi ormai si guarda il calendario per capire se c’è una finestra di date possibile per andare al voto addirittura a luglio dopo le elezioni europee e non a ottobre.
Il problema è che la bozza del decreto sicurezza, atto secondo, non parla solo di migranti, ma anche di sgomberi, manifestazioni, agenti sotto copertura… Per DiMaio è un «qui decido io» declinato a 360 gradi.
A Palazzo Chigi il testo è approdato venerdì a tarda sera, Conte lo ha valutato attentamente e raccontano sia rimasto impressionato dalla forza esplosiva con cui è stato congegnato. I tecnici che lo hanno letto vi avrebbero ravvisato profili di incostituzionalità e ora ai piani alti del governo si confida nello stop del Quirinale, anche se il testo è stato reso noto via Facebook e non per le vie istituzionali.
E il fatto che ci si attenda lo stop del Quirinale (ahahah) invece di quello del Consiglio dei Ministri, visto che il decreto non è stato ancora approvato, dà l’idea di come anche stavolta in Italia la situazione sia disperata, ma non seria.
Prima del blackout ante-voto i sondaggisti hanno dato in calo la Lega, secondo una traiettoria cominciata qualche tempo fa ma ancora troppo lineare per essere considerata una tendenza irreversibile.
Certo è che la giravolta elettorale del M5S, che dopo aver portato l’acqua con le orecchie a Salvini per mesi ha deciso di aver perso abbastanza voti e ha cominciato a fare opposizione al suo stesso governo, ha accentuato l’emorragia del Capitano.
Che ora potrebbe cercare di fermare con una chiamata alle armi per la battaglia decisiva: o lui o Di Maio.
Perchè la bomba non esploda prima del tempo, il premier ha scelto prudentemente di tacere: non vuole offrire pretesti alla strategia di Salvini. Nell’entourage del capo del governo si valuta il provvedimento come il tentativo di «buttare fumo negli occhi» degli italiani, per distoglierli dai problemi della Lega.
L’ex sottosegretario Armando Siri accompagnato alla porta. L’inchiesta lombarda che ha coinvolto il presidente Attilio Fontana. Giulia Martinelli, capo della segreteria del «governatore» nonchè ex moglie di Salvini, ascoltata nell’ambito dell’inchiesta sulla nuova Tangentopoli.
Tutte ragioni che, per i collaboratori di Conte e Di Maio, avrebbero indotto i leghisti a inventarsi «un’arma di distrazione di massa»
Ora però, spiega La Stampa, è arrivato il redde rationem, da qui le telefonate con Berlusconi:
Che il governo possa reggere dopo le elezioni dentro la Lega non lo crede più nessuno. Le punture di spillo di Salvini a quelli che sono ormai i più cari nemici sono continue
Eppure il dubbio che a urne chiuse tutto si sgonfi è ancora vivo. Perchè sulle poltrone si sta comodi, quando si va alle elezioni si sa come si inizia, ma mai come si finisce.
(da “La Stampa”)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
IL PREMIER: “IL DECRETO SICUREZZA NON ARRIVERA’ IN CDM”
Giuseppe Conte assiste serafico alle convulsioni di Matteo Salvini. I rapporti ormai tesi, consumati da settimane di aperta ostilità , raccontano le resistenze di un presidente del Consiglio in equilibrio tra il suo ruolo di mediatore nel governo e le convinzioni più profonde in materia di immigrazione.
A due settimane dal voto, Salvini è tornato con il suo vecchio bagaglio di idee. Norme molto punitive, aggressive verso le Organizzazioni non governative, securitarie nello spirito e nelle intenzioni.
Il leghista torna cioè su un terreno per lui familiare, nella speranza di recuperare il consenso che in una settimana si è volatilizzato anche per colpa dell’inchiesta sul sottosegretario Armando Siri.
Le condizioni però sono mutate.
I 5 Stelle non sembrano più disposti a srotolare i tappeti rossi al passo marziale del ministro dell’Interno. Anzi. E il premier sta attento a non concedere alcun alibi a Salvini.
Il vicepremier leghista lo tira in ballo sui rimpatri, con una lettera indirizzata a lui e al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi? Conte risponde ufficialmente con la massima disponibilità alla richiesta di una maggiore «collegialità » nella gestione dei rimpatri, ma poi con i collaboratori ragiona così: «Ci chiede una mano quando è più in difficoltà . Perchè sa bene che la realtà è molto più complessa delle sue promesse».
Per rimandare indietro anche un solo migrante servono soldi, tanti, ma soprattutto sono necessari accordi bilaterali che al momento non si vedono all’orizzonte. Bisognava stanziare fondi, che invece Salvini ha preferito dirottare altrove. §
La Libia è la frontiera del caos, al di sotto della quale ci sono Paesi africani che si aspettano soldi e aiuti umanitari, con i quali il governo italiano dovrebbe intavolare delle trattative.
«Salvini è in difficoltà proprio su questo», dice Luigi Di Maio: «Un conto è bloccare i porti, altro rimandare a casa migliaia di persone…Tra il decreto sicurezza e la lettera sui rimpatri vuole alzare solo un gran polverone, nella speranza di farsi dire di no e poi di accusare noi o Conte dell’impossibilità di fare le cose».
Il discorso vale per i rimpatri come per la flat tax: Conte si mostra disponibile, ma su testi tutti da verificare e senza una scadenza precisa. «Vuole la flat tax? Ci dica dove trova le coperture».
È quello che pensano sia Di Maio sia Conte. «Non lo aiuteremo certamente noi a fare la vittima». Nella fase finale della campagna elettorale il M5S e la Lega sembrano sfidarsi su tutto, galleggiando però in una nuvola di propaganda, attenti entrambi a disinnescare le trappole dell’altro.
Di Maio ha dato ordine di non replicare alle forzature contenute nel decreto sicurezza mentre lui si fa sferzante: «Sono deluso – dice il capo politico grillino – Non c’è niente sui rimpatri. Se vorrà , noi siamo pronti a dare una mano al ministro dell’Interno. Ma non può essere sempre colpa degli altri».
In un passaggio, il testo – che ipotizza multe salate per ogni migrante salvato – stravolge le competenze ministeriali e scippa al ministro delle Infrastrutture i suoi poteri sul transito e l’attracco delle navi.
In caso di approvazione, sarebbe il Viminale – che fino a oggi ha facoltà di intervenire solo nel momento in cui i passeggeri mettono un piede a terra – a decidere del destino di ogni imbarcazione. Di fatto Salvini in questo modo formalizzerebbe quanto imposto in questi mesi ai grillini e al governo sulle politiche migratorie.
Nonostante la clamorosa invasione di campo però il ministro Danilo Toninelli resta silente. Nemmeno un accenno di replica.
Dal M5S e da Palazzo Chigi fanno sapere che difficilmente il decreto sicurezza bis passerà . Sicuramente non arriverà presto in Consiglio dei ministri, come sembra suggerire qualcuno nella Lega, sempre che si farà un Cdm prima delle elezioni del 27 maggio. Conte sarebbe orientato a evitare di convocarne uno prima, proprio per non dare un ulteriore palcoscenico ai due contendenti.
Entrando più nel dettaglio, i 5 Stelle sono convinti che diversi capitoli del decreto non passeranno il vaglio di costituzionalità .
Hanno già cercato di coinvolgere il Colle, ma il Capo dello Stato Sergio Mattarella per adesso si tiene lontano dalla rissa politica. Se e quando ci sarà un testo approvato, il presidente potrebbe dire la sua.
Nel frattempo una bocciatura arriva da Magistratura democratica, corrente di sinistra del Csm che definisce i contenuti del dispositivo, specialmente nella parte che prevede sanzioni per chi salva vite umane, «inquietanti e pericolosi». «Dare una multa a chi salva una persona e non combattere chi uccide come mafia, camorra e ‘ndrangheta? – si chiede il leader della Cgil Maurizio Landini – Di cosa stiamo parlando: è solo l’ennesimo provvedimento elettorale contro l’intelligenza degli italiani».
(da agenzie”)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
L’ODIO NON BASTA PER RACCATTARE VOTI
La sensazione è che le provocazioni del ministro dell’interno Matteo Salvini funzionino sempre
meno: la retorica dei porti chiusi in realtà viene sbugiardata tutti i giorni (e le ultime 70 vittime non aiutano di certo) mentre il nord continua ad aspettare dalla Lega riforme che incidano sulla produttività e sul lavoro. Forse il Paese reale è molto diverso da come lo racconta il vicepremier.
Dice che i porti sono chiusi. Insiste. Come se si fosse incantato il disco. E invece i porti sono belli aperti, ieri la Guardia Costiera ha salvato ben 70 persone, le 70 persone che sono morte nel Mediterraneo rientrano nella vergogna di molti italiani e europei, la Mare Joniio della missione Mediterranea ne ha salvati altri 40, tra cui donne e bambini.
Lui insiste, ci dice che la Mare Jonio è vero che è entrata nel porto ma l’equipaggio è indagato. A sbugiardarlo interviene addirittura la Procura che precisa che il tutto è in mano alla Polizia Giudiziaria.
Sui rom di Casal Bruciato glissa dopo l’attacco vergognoso alla famiglia assegnataria (di diritto) della propria casa popolare e quasi contemporaneamente il Papa invece decide di incontrare la famiglia e attacca l’imbruttimento feroce che ha portato all’attacco sconsiderato.
Di Maio lo attacca senza sosta, ricordando le sue posizioni estremiste e le sue simpatia antistoriche e nostalgiche (a proposito, benvenuto al leader del M5S che fino a qualche giorno fa non si accorgeva di tutto questo e che è stato risvegliato dalle prossime elezioni europee)
I suoi fedelissimi dicono sottovoce (con la vigliaccheria dei servitori del sovrano) che la gente, soprattutto al nord, che ha votato Lega si aspetterebbe qualcosa di più della solita caccia al negro, magari qualche riforma che parli di lavoro, di economia, di ripresa economica che è l’unica vera cosa che tutti aspettano e soprattutto di una riforma vera delle regioni che da anni continua ad essere promessa.
Il Paese reale è molto diverso da quello raccontato da Salvini, che si accontenta di un concorso per vincere una telefonata con lui oppure rovistando tra i rifiuti di una cronaca nera che possa sfamare gli intestini.
L’odio non basta per continuare ad alimentare i voti e anche i sondaggi (di cui il ministro dell’interno e un vero e proprio cultore) dicono che qualcosa si è bloccato, un granello di sabbia si è infilato negli ingranaggi della retorica leghista e non si tratta solo della vicenda Siri, gestita con grande scioltezza dal premier Conte, ma di una più ampia insoddisfazione che comprende anche lo stancante accanimento come gli ultimi che risultano poco credibili come unico vero problema per gli italiani.
Qualche analista abbozza anche l’ipotesi che la vicenda dell’editore capo di Altaforte (che ha pubblicato il libro intervista di Salvini ed è stato denunciato per apologia di fascismo e escluso dal Salone del Libro di Torino) abbia infilato Salvini in un cul de sac che i suoi elettori faticano a capire. Perchè Salvini deve scegliere un piccolo editore che ha l’unica caratteristica di professarsi fascista con tutte le opzioni a disposizione?
Le provocazioni (anche quelle social) funzionano sempre meno e ora qualcuno fa notare che l’umanità sembra avere preso il sopravvento anche tra qualcuno dei suoi.
Il giochetto, si sa fin dall’inizio non sarebbe durato per sempre, e forse il declino è davvero cominciato.
(da Tpi)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
LA PREVISIONE SULLE EUROPEE: “IL PD GUADAGNERA’ VOTI”
“Il Pd ha scelto una strategia di coinvolgimento e inclusione: andremo peggio del 2014, ma meglio del 2018. E dunque questo sarà un segnale positivo per il centrosinistra”: così Matteo Renzi sul voto europeo, in un’intervista a Repubblica
A Zingaretti riconosce che “ha tenuto insieme tutti e questo è un suo merito, oggettivo. Voteranno Pd persone che lo scorso anno hanno votato altro: D’Alema e Bersani votarono Leu, Casini votò la Lista Popolare, Calenda votò la Bonino, persino Prodi non votò il Pd, ma una lista creata ad hoc per l’occasione. Tutti costoro ‘tornano a casa’: si parte da una base che lo scorso anno stava intorno al 25%. Mi sembra che questo obiettivo indicato dal segretario con le primarie sia riuscito. Per il futuro vedremo che cosa servirà ancora”
Di Salvini dice: “non è un pericolo per la democrazia. Dirlo lo trasforma in martire e ci porta a giocare la partita che lui vuole giocare. Salvini è qualcosa di diverso, forse persino di peggio: Salvini è un seminatore di odio, un predicatore di intolleranza”, “il pericolo per la democrazia casomai deriva, come acutamente fatto notare da certa stampa internazionale, dall’utilizzo spregiudicato di fake news sui social. Per questo ho chiesto a Salvini e Di Maio di fare una commissione di inchiesta parlamentare sulla propaganda, ma qualcosa mi dice che Luca Morisi e Casaleggio non autorizzeranno questa decisione.
Nel frattempo affermo pubblicamente che Salvini ha utilizzato parte dei 49 milioni per creare ‘La Bestia’, lo strumento di disinformazione della Lega. Sono curioso di capire se sarò querelato”.
(da agenzia)
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