Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
A GELA PASSA IL NUOVO ASSE PD-FORZA ITALIA
Sorride M5s che ora cercherà di monetizzare per le europee del 26 maggio, mentre resta a mani
vuote la Lega che perde la doppia sfida con i suoi candidati e non riesce a fare lo sgambetto nell’isola agli ‘alleati’ grillini.
L’esito dei ballottaggi in Sicilia, dove si è votato in cinque comuni, fa segnare l’en plein dei 5stelle, che vincono in due città emblematiche, dopo avere perso Bagheria e Gela conquistate cinque anni fa: Caltanissetta, ancora stravolta dallo scandalo del cosiddetto ‘sistema Montante’, l’ex presidente di Sicindustria condannato due giorni fa a 14 anni di carcere e che proprio dalla città nissena aveva scalato i piani alti del potere; e Castelvetrano, la cittadina del superlatitante Matteo Messina Denaro, chiamata al voto dopo due anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose.
Una vittoria celebrata su Facebook in nottata, quando lo spoglio era a metà ma dall’esito scontato, dal vice premier Luigi Di Maio: “Abbiamo vinto con il nostro candidato Roberto Gambino”, quando ci danno per morti noi ci siamo sempre”.
E nel pomeriggio Di Maio sarà a Caltanissetta per festeggiare, assieme al padrone di casa Giancarlo Cancelleri, la vittoria di Gambino, che ha ottenuto il 58,85%, staccando il rivale Michele Giarratana, del centrodestra, che si è fermato al 41,15%.
Una festa doppia perchè con Di Maio, a Caltanissetta, ci sarà pure Enzo Alfano, eletto nuovo sindaco a Castelvetrano: il grillino al ballottaggio ha totalizzato il 64,67% dei voti, quasi il doppio dell’avversario civico Calogero Martire (35,33%).
A bocca asciutta la Lega, che si deve accontentare del solo comune di Motta Sant’Anastasia, appena 12mila abitanti conquistato al primo turno: i suoi candidati Giuseppe Spata e Giorgio Randazzo perdono i duelli a Gela (Caltanissetta) e a Mazara del Vallo (Trapani) nonostante le piazze riempite da Salvini durante il suo tour elettorale: qui vincono Salvatore Quinci (52,41%) del centrosinistra, ma sostenuto anche da liste civiche e moderati, e Lucio Greco (52,45%), appoggiato da Forza Italia e liste civiche.
A Monreale, invece, vince Alberto Arcidiacono, sostenuto da liste civiche e da Diventerà Bellissima, il movimento del governatore Nello Musumeci: col 55,73% ha sconfitto l’uscente Piero Capizzi (44,27%).
Bassa l’affluenza nei cinque comuni, pari al 43,60%, con un calo del 15,37% rispetto al primo turno. Ai seggi si sono recati 98.783 elettori sui 226.546 aventi diritto. Il crollo maggiore a Gela, dove ha votato il 40,49% degli elettori rispetto al 58,41% del primo turno.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
COSA C’E’ DIETRO LE FRASI DI RENZI SU SALVINI, LA BESTIA E I 49 MILIONI
«Certo, se ha detto così è chiaro che lui non parla a vanvera. Ma no, non posso dire altro»: a parlare è un renziano della prima ora ma anche lui non vuole dettagliare cosa intendesse dire Matteo Renzi nell’intervista rilasciata a Repubblica in cui ha affermato Salvini ha utilizzato parte dei 49 milioni che deve restituire allo Stato per creare “La Bestia”, lo strumento di disinformazione della Lega.
E in effetti dietro la risposta di Salvini c’è un mondo: il leader della Lega ha detto di non voler querelare Renzi che lo aveva sfidato a farlo, perchè “io non querelo quasi mai nessuno, a giudicarlo ci hanno pensato gli italiani”.
Si tratta di una doppia balla, visto che invece il Capitano ha passato gli ultimi cinque anni a querelare gente che lo definiva “il più grande assenteista di Bruxelles” — come ha fatto ieri Lucia Annunziata — o “fascista a ruota libera“, oppure “non ha mai lavorato in vita sua”, perdendo regolarmente in tribunale.
Salvini quindi non querela per un altro motivo, non perchè è particolarmente tollerante nei confronti dell’opinione pubblica.
E il motivo può essere anche che abbia paura di perdere: «Sì, è chiaro che ha qualcosa in mano che riguarda proprio la Bestia e i 49 milioni», ci confermano.
“Un po’ come, nell’ormai lontano 2009, Massimo D’Alema «fiutò» l’aria delle procure attorno al governo Berlusconi e avvertì che, di lì a poco,sarebbero arrivate «scosse» e che l’opposizione doveva essere «pronta» ad affrontarle”, ricorda con buona memoria Laura Cesaretti sul Giornale.
Facendo poi l’elenco dei costi attuali della Bestia:
Macchina costosa, la «Bestia», che serve a produrre e propagare i continui messaggi social del Capitano, calibrati nei toni e nei destinatari dall’ampio staff guidato da Luca Morisi: martellamento costante di autopromozione, che ora è quasi interamente a libro paga del Viminale: il «Sistema Intranet» che gestisce le pagine social di Salvini, è curato da Morisi e Andrea Paganella,oggi stipendiati rispettivamente come consigliere strategico e capo della segreteria.
Sotto di loro lavorano i quattro membri del «team social» salviniano (tra cui il figlio di Marcello Foa), tutti assunti al ministero. Il costo totale, per le casse pubbliche, è di 314mila euro l’anno, senza contare i 90mila del capo ufficio stampa Pandini: la «Bestia», ha calcolato l’Espresso, ci costa circa mille euro al giorno.
Di certo non c’è nessun collegamento con la chiusura della pagine di fake news che sostenevano Lega e M5S operata ieri da Facebook dopo un dossier di Avaaz. Matteo Pucciarelli su Repubblica oggi ricorda la genesi della Bestia:
Appena diventato segretario federale, Salvini capì che il vecchio partito, così com’era e vista la fine del finanziamento pubblico, non era più sostenibile economicamente. Nè serviva davvero. In più all’orizzonte si stagliavano le nubi minacciose dell’inchiesta della procura di Genova sui famosi 49 milioni di euro di rimborsi volatilizzati.
Così chiuse mezza sede di via Bellerio a Milano, idem il dispendioso giornale La Padania, vendette le frequenze di Radio Padania, mise in cassa integrazione i dipendenti. E investì le risorse rimaste sul lavoro della coppia Morisi-Paganella, fatturandogli circa 300mila euro l’anno. Non poco per un movimento in dismissione.
E poi ci sono le spese attuali, che sono ingenti:
Nel solo mese di maggio, facendo una media dei range di spesa forniti da Facebook, le casse della “Lega per Salvini premier” – il partito che anche formalmente sta sostituendo il vecchio guscio della “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”, quest’ultimo gravato dal debito che adesso ha con la collettività , cioè i 49 milioni da ridare indietro allo Stato – hanno sborsato 51mila euro per aumentare l’audience del solo leader.
Con una media del genere, solo per “spingere” su Facebook fanno come minimo 600mila euro l’anno.
(da “NextQuotidiano“)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO IL RIATTACCO DELLA LUCE AI POVERI, IL CARDINALE KRAJESKI RIDICOLIZZA IL MINISTRO DEGLI INTERNI
Ieri nella storia dell’elemosiniere del Papa che riattacca la corrente al palazzo occupato di via
Santa Croce in Gerusalemme 55 è voluto entrare anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il quale ha auspicato che Konrad Krajewski pagasse anche le bollette arretrate, che ammontano a 300mila euro.
Oggi Krajewski dice al Corriere della Sera che pagherà le bollette, certo, anche quella del Capitano:
Salvini sostiene che ora deve pagare le bollette arretrate, che ne dice?
«Da questo momento, da quando è stato riattaccato il contatore, pago io, non c’è problema… Anzi, pagherò anche le sue, di bollette».
Il cardinale Konrad Krajewski ride sereno, «vede, non voglio che diventi una cosa politica, io faccio l’elemosiniere e mi preoccupo dei poveri, di quelle famiglie,dei bambini… Intanto, hanno luce e acqua calda, finalmente. Adesso tutto dipende dal Comune, aspettiamo che riaprano gli uffici…».
L’elemosiniere però smentisce di avere esperienza da elettricista:
Ma è stato lei a calarsi nel tombino per staccare i sigilli?
«Cosa vuole, era una situazione particolare, disperata… Lo ripeto: mi assumo tutta la responsabilità . Dovesse arrivare, pagherò anche la multa».
Uno degli inquilini dice che lei era pratico e in Polonia, prima di prendere i voti, lavorava in questo campo…
«Ma no, questo no! In Polonia abbiamo avuto un presidente, Lech Walesa, che era stato elettricista, si saranno confusi con lui! Io non sono un elettricista, sono un liturgista. Ma in fondo i liturgisti accendono candele, spostano i microfoni, qualcosa ne capiscono…».
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
A BREMBATE PROVE DI REGIME, IL SINDACO INDIGNATO: “CHI HA DATO L’ORDINE DI RIMUOVERLO?”… I SERVI ZELANTI SONO DEGNI DEI LORO MANDANTI
Non solo la Digos, ora anche i vigili del fuoco rimuovono striscioni di protesta contro Matteo Salvini.
Uno striscione con la scritta “Non sei il benvenuto” affisso sulle finestre di una casa privata è stato fatto rimuovere questa mattina dai vigili del fuoco a Brembate (Bergamo), dove è giunto in visita il ministro dell’ Interno Matteo Salvini, che si è poi intrattenuto con alcuni simpatizzanti in un bar.
Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha pubblicato su Twitter le foto della rimozione: i pompieri sono intervenuti con una scala intervenendo dall’esterno dell’edificio, senza entrare nella casa che aveva esposto lo striscione. Come mai?
La scelta si deve probabilmente a ragioni logistiche: dopo i fatti di Salerno in molti si sono chiesti se la Polizia possa entrare in una casa senza mandato della magistratura.
Ora naturalmente i “guai” o ci sono — e vengono contestati — o non ci sono e quindi non c’è motivo di levare lo striscione.
Certo, in alcuni casi e per motivi di urgenza (e sicuramente visto che il comizio era una situazione temporanea) la Polizia può intervenire anche senza mandato — spiega su Twitter un avvocato — ma solo in situazioni ben specifiche. Ad esempio se c’è un’imminente situazione di pericolo oppure se c’è il rischio che alcune prove di reato vengano distrutte o nascoste. Quindi, dopo l’imbarazzatissima intervista del capo della polizia Franco Gabrielli probabilmente qualcuno si è reso conto che a forza di violare leggi e regole la polizia avrebbe passato dei guai. E allora ecco i vigili del fuoco.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
DOPPIETTA GRILLINA, SI SALVANO CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA, MALE LA LEGA
Si votava in cinque comuni siciliani
CALTANISSETTA
Per Gambino è fatta: sarà lui il nuovo sindaco di Caltanissetta. Quando mancano solo tre sezioni da scrutinare sulle 56 complessive, il vantaggio del candidato grillino è ormai incolmabile: 58,91 per cento contro il 41,09 per cento di Giarratana (Centrodestra).
GELA
A Gela, manca poco per l’ufficialità della vittoria di Greco (Forza Italia e centrodestra): quando mancano appena 7 sezioni sulle 71 complessive, Greco è al 52,43 per cento, mentre il suo avversario Spata (Lega-Fdi-Udc e una lista civica) è staccato al 47,57 per cento.
MAZARA DEL VALLO
A Mazara del Vallo, Quinci (Centrosinistra e civici) a un passo dalla vittoria: quando mancano appena 4 sezioni, è avanti di oltre 5 punti sull’avversario Randazzo (Lega): 52,62-47,38 per cento.
CASTELVETRANO
A Castelvetrano, quando le sezioni scrutinate sono poco meno della metà (13 su 30), Alfano (M5s) è nettamente in vantaggio su Martire (Civico-centrista): 63,46-36,54 per cento.
MONREALE
quando le sezioni scrutinate sono 11 su 36, in testa Arcidiacono col 59,91 per cento. Distante Capizzi col 40,09 per cento.
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
GIA’ SI SENTIVANO PRESI IN GIRO, ORA SONO PURE ARRIVATI 14 AVVISI DI GARANZIA CON OBBLIGO DI DIMORA PER ALTRETTANTI PASTORI
I pastori sardi si sentono presi in giro, e sono pronti a ripartire con una nuova, imponente, manifestazione.
Già la soluzione trovata non andava proprio a genio, poi sono arrivati gli avvisi di garanzia con 14 obblighi di dimora. La goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Il Movimento Pastori Sardi, con uno dei suoi leader storici Felice Floris, fa sapere di essere nuovamente sul piede di guerra.
“In questi giorni – si legge nel comunicato – si sta procedendo alla notifica di atti giudiziari da parte della Procura della Repubblica nei confronti di persone ree di aver manifestato il proprio disagio sociale nei confronti di una politica assente, di una burocrazia al limite della legalità e di un sistema produttivo che schiaccia i pastori imponendo prezzi stracciati sia per il valore del latte che per il valore degli agnelli”.
Ripercorre quanto accaduto a febbraio, Mps, quando i pastori, “stanchi di questa situazione, in maniera spontanea hanno iniziato a ribellarsi buttando per terra il frutto del loro duro lavoro”.
Ricorda la solidarietà dei sardi, ma anche “dei pastori toscani, laziali e siciliani”, le “innumerevoli” dimostrazioni di simpatia e solidarietà . Lo sciopero delle scuole, le manifestazioni di piazza, le chiusure delle attività commerciali e le lenzuola bianche sui balconi delle case. E l’enorme impatto mediatico che ha avuto la protesta, anche a livello nazionale.
E in tutto ciò la politica cosa ha fatto? “Ha cavalcato la questione, non in maniera scientifica e cercando soluzioni al problema, ma solo all’interno di una visione elettorale”.
Si sentono sfruttati da una politica che ha incassato il tornaconto elettorale e oggi “attraverso la magistratura presenta il conto contro persone la cui unica colpa è quella di essere pastori”
“Oggi – è l’affondo – i destinatari di quelle notifiche giudiziarie non dovevano essere i pastori, ma tutti quelli che in cambio di qualche voto hanno determinato tutto ciò”.
Di qui l’appello a tornare in piazza. “Siamo pronti a ricominciare. Tutti i comitati del Mps sono mobilitati alla convocazione delle assemblee per lanciare una nuova grande mobilitazione che ricorderà le giuste responsabilità alla politica regionale e nazionale”.
E ovviamente, “piena solidarietà ai pastori destinatari delle denunce”.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
LA ANNUNZIATA IN TV GLI CONTESTA LE ASSENZE E LUI IMBARAZZATO FA COME TOPO GIGIO: “MA COSA DICE MAI”… MA QUANDO SI TRATTAVA DI RITIRARE LO STIPENDIO DI 15.000 EURO AL MESE ERA BEN PRESENTE
Dalle parole alle assenze: la presenza di Salvini come parlamentare europeo si potrebbe
racchiudere in uno di quegli slogan che piacciono tanto al ministro dell’Interno.
Ma cosa succede quando qualcuno gli chiede conto di aver bigiato come quasi nessun altro durante il suo mandato in Europa?
È quello che è successo oggi a Mezzora in più, il programma di Lucia Annunziata su Rai3.
La Annunziata chiede “lei mentre guidava questa sua strabiliante presa del potere e crescita della Lega in Europa era un parlamentare europeo e non ci è mai andato in Europa. Finalmente adesso vedremo il contrario?”.
E il Capitano si trasforma in Coccolino in un nanosecondo: “Nooo, perchè, perchè dice così”, risponde mentre la conduttrice gli ricorda che era uno dei più assenteisti, “semplicemente eravamo all’opposizione, noooo, nooo, semplicemente quando sei all’opposizione puoi protestare, puoi suggerire quando sei al governo puoi fare”.
Peccato che lo stipendio di 12.000 euro al mese valga sia per chi governa che per chi sta all’opposizione e non risulta che Salvini vi abbia mai rinunciato per 10 anni.
Quando si trattava di incassarlo era sempre presente.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
NECESSARIA UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA SUL TENTATIVO DI INQUINARE IL VOTO PER LE EUROPEE
C’era da aspettarselo. Le fake news stanno inquinando la campagna elettorale per le europee e rischiano di indirizzare il consenso verso direzioni predeterminate.
L’ultimo inquietante episodio riguarda le segnalazioni di Avaaz, una Ong che si occupa di campagne sociali, che hanno consentito a Facebook di chiudere 23 pagine con quasi 2,5 milioni di follower, che diffondevano fake news e odio in violazione delle regole di quel social e sostenevano Lega e Cinque Stelle.
Ma quelle 23 pagine oscurate potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Ci sarebbero, infatti, 14 sottoreti coordinate che avrebbero violato le regole di Facebook. Si tratterebbe in tutto di 104 pagine divise in sei gruppi con un totale di 18,26 milioni di follower e 23,09 milioni di interazioni negli ultimi tre mesi.
Le regole di Facebook non risultano violate soltanto per via dei contenuti di odio diffusi attraverso quelle pagine.
Si ravvisa anche il cosiddetto riciclaggio di follower. In altri termini le pagine nascono in modo corretto e con finalità spesso anche nobili, ma poi nel corso del tempo cambiano nome fino a diventare veicoli di diffusione di contenuti propagandistici o falsi. In questo modo è possibile manipolare gli ignari follower che continuano a dare credito a pagine in realtà diventate altro rispetto alle loro caratteristiche originarie.
Questi espedienti risultano particolarmente utilizzati da estremisti di destra che pubblicano contenuti fortemente ideologici sfruttando pagine web apparentemente neutre. Tre network di estrema destra che diffondevano disinformazione attraverso 17 pagine e 1,4 milioni di follower erano stati chiusi da Facebook in Spagna, alla vigilia delle elezioni politiche nazionali del mese scorso.
La situazione fake news sui social rimane quindi una grande emergenza per le democrazie europee.
I colossi della Rete hanno dimostrato nell’ultimo anno buona volontà nell’aderire al codice di autoregolamentazione anti-fake news prodotto dalla Commissione europea e hanno sin qui assicurato la massima collaborazione nella tempestiva rimozione di contenuti fake o riconducibili a linguaggi d’odio. Ma evidentemente non basta. Si tratta di armi spuntate.
I filtri tecnologici predisposti da Facebook e dagli altri social per stroncare sul nascere la diffusione di questi messaggi fuorvianti sono tutt’altro che infallibili.
Negli Stati Uniti il social fondato da Mark Zuckerberg ha preso in considerazione l’idea di attrezzare vere e proprie task force di giornalisti ed esperti di informazione in grado di monitorare costantemente il traffico di notizie e di smascherare le fake news più marchiane. Tuttavia, si tratta di progetti annunciati, ma incompiuti, ai quali invece bisognerebbe dare seguito e continuità .
Quanto all’Italia, stupisce che forze politiche molto presenti sul web e, a quanto emerge da vicende inquietanti come questa, ampiamente beneficiarie della diffusione di pagine fake, strillino contro alleati e avversari invocando leggi sul conflitto di interessi nei media tradizionali.
Forse lo fanno proprio per far passare in secondo piano emergenze come questa, che minano le fondamenta del diritto dei cittadini-utenti ad essere correttamente informati anche attraverso internet.
Le fake news sono un virus pericoloso e potenzialmente devastante per la formazione del consenso, tanto più se si pensa che almeno un terzo degli aventi diritto non ha ancora deciso per chi votare e dunque risulta facilmente influenzabile.
Normative nazionali ed europee, codici di autoregolamentazione, soluzioni tecnologiche, cultura ed educazione digitale sono strumenti da potenziare per raggiungere l’obiettivo di rendere il web un luogo più sicuro e affidabile, neutralizzando i continui attacchi di organizzazioni e centri di potere che vorrebbero trasformarlo definitivamente in una giungla.
Ruben Razzante
Docente di Diritto dell’Informazione
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile
FINTI VIDEO DI MIGRANTI, FALSE CITAZIONI DI SAVIANO E PAGINE DI ALLEVATORI CHE IMPROVVISAMENTE DIVENTANO LEGHISTE… QUELLO CHE AVREBBE DOVUTO FARE UNO STATO SERIO: METTERLI IN GALERA PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Grazie alle segnalazioni di Avaaz, una Ong che si occupa di campagne sociali, Facebook ha
appena chiuso 23 pagine con quasi 2,5 milioni di follower che diffondevano fake news e odio in violazione delle regole di Facebook stessa. Tra queste la metà erano a sostegno di Lega e M5S alla vigilia delle elezioni europee.
La pagina più attiva era “Vogliamo il movimento 5 stelle al governo”, pagina non ufficiale a sostegno del M5S con quasi 130.000 follower e che negli ultimi tre mesi aveva raggiunto 700.000 interazioni.
Questa pagina diffondeva vere e proprie false informazioni per esempio attribuendo a Roberto Saviano una dichiarazione secondo la quale lo scrittore avrebbe preferito «salvare i rifugiati e i fratelli clandestini piuttosto che aiutare qualche terremotato italiano piagnucolone e viziato».
Un altro contenuto falso, diventato virale e pubblicato dalla suddetta pagina, la foto dell’ex primo ministro Matteo Renzi insieme al fondatore di Facebook Mark Zuckerberg: in questo caso la pagina dichiarava che, durante un incontro, Renzi avrebbe preso accordi con Zuckerber per censurare internet.
La foto è vera ma si riferiva a un anno prima e i contenuti non erano stati certo quelli descritti da “Vogliamo il movimento 5 stelle al governo”.
Punta di diamante a supporto della Lega era invece “Lega Salvini Premier Santa Teresa di Riva”, pagina da oltre 16.000 follower con 283.000 interazioni negli ultimi tre mesi.
La pagina è quella più impegnata a diffondere un video che mostra alcuni migranti intenti a distruggere una macchina dei carabinieri. Un filmato che raggiunge quasi 10 milioni di visitatori, ma che è una bufala più volte smascherata: si tratta della scena di un film.
“Lega Salvini Premier Santa Teresa di Riva”, tra l’altro, è una di quelle pagine che violano le regole di facebook attraverso il cosiddetto riciclaggio di follower.
Nata come pagina di un’associazione di allevatori di Messina, nel corso del tempo ha gradualmente cambiato nome (una parola alla volta per non incorrere nei controlli automatici di Facebook) fino a diventare un canale di diffusione di contenuti politici e di disinformazione mantenendo però gli amici raccolti tra gli allevatori.
Altre pagine chiuse si sono comportate nella stessa maniera.
Per esempio “Vogliamo il movimento 5 stelle al governo” era in origine la pagina “Bombe sexy”, la pagina “Noi siamo 5 Stelle” era “Calcio passione”, “Lega Salvini Sulmona” era in realtà “Il peggio del Grande Fratello 2018”, “Beppe Grillo for President” era “Fai crescere la tua pagina in modo esponenziale” mentre “Catena umana” era “Da quando ti ho conosciuto non faccio altro che pensare a te”.
Spam fuori tema e falsi account
Ci sono poi altri trucchi utilizzati da questo genere di pagina. Per esempio la pagina “I valori della vita” con oltre 1,5 milioni di follower a prima vista sembra mostrare contenuti di vita generica, ma a un esame più approfondito si scopre che in realtà condivide in modo coordinato e programmato contenuti di un altro sito, noto per la sua ideologia di estrema destra: leggilo.org.
Altre pagine, invece, utilizzano finti profili faceboook per evitare i controlli da parte della piattaforma social.
La punta dell’iceberg
Le 23 pagine oscurate da Facebook potrebbero essere solo la punta di un iceberg. In realtà il rapporto completo di Avaaz è molto più ampio e ha individuato 14 sottoreti coordinate che avrebbero violato le regole di Facebook.
Si tratterebbe in tutto di 104 pagine divise in sei gruppi con un totale di 18,26 milioni di follower e 23,09 milioni di interazioni negli ultimi tre mesi.
(da agenzie)
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