Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
SILP E SIULP INTERVENGONO SULLE POLEMICHE DELLO STRISCIONE RIMOSSO A BREMBATE
Abbassare i toni, ridimensionare l’esuberanza dialettica per evitare di complicare la vita a chi ogni giorno lavora per garantire l’ordine pubblico. Un discorso che vale per tutti, a cominciare dal ministro degli Interni Matteo Salvini. È l’auspicio dei sindacati di polizia Silp e Siulp, sentiti da HuffPost dopo le polemiche per la rimozione oggi a Brembate, in provincia di Bergamo, di uno striscione anti-Salvini.
L’intervento di oggi dei Vigili del Fuoco, saliti su una gru per far sparire lo striscione che contestava il ministro, segue altri episodi analoghi che hanno suscitato le proteste di chi vede un legame troppo stretto tra Lega e forze di Polizia.
Un fatto che non sorprende i due sindacati di polizia, da cui arriva un invito a moderare i toni per evitare che un episodio come quello di oggi possa essere interpretato come un eccesso di interventismo.
Per Daniele Tissone, segretario del Silp (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia di Stato), ““eravamo abituati a ministri degli Interni molto più prudenti nelle esternazioni e negli atteggiamenti”, osserva Tissone. “Da chi riveste i panni di capo politico e ministro sarebbe auspicale una maggiore sensibilità , soprattutto in un momento delicato come la campagna elettorale”.
Per Felice Romano, segretario del Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia), è importante evitare di creare un clima da stadio. “Forse — riflette Romano – in questo Paese figure istituzionali così delicate come il ministro dell’Interno, della Giustizia e della Difesa non dovrebbero coincidere con personalità la cui caratteristica è soprattutto marcata dal fomentare gli animi per creare consensi intorno alle proprie idee, come può essere il segretario di un partito”.
“Come sindacato — prosegue Romano — abbiamo fatto appello alla politica e agli esponenti di partito affinchè stiano attenti a due aspetti: 1) non voler a tutti i costi schierare la polizia da una parte o dall’altra, creando un clima da stadio curva sud/curva nord; 2) stare attenti ai toni, perchè quando si fa un comizio in campagna elettorale bisogna sempre tenere presente che l’esuberanza dialettica può trasformarsi in scontro fisico e aggressione non civile nei confronti dell’avversario politico”.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
E UN SOGGETTO DEL GENERE FA ANCORA L’INSEGNANTE IN UNA SCUOLA PRIMARIA… SCARICATO DAL CANDIDATO SINDACO, RASSEGNA LE DIMISSIONI
Si chiama Tancredi Sforzin, ha 36 anni e nella vita fa l’insegnante in una scuola primaria in
provincia di Treviso.
L’Osservatorio ha segnalato Sforzin perchè i post razzisti arrivano da un candidato alla carica di consigliere nel Comune di Vittorio Veneto, nella lista del leghista “Miatto Sindaco”.
Il maestro candidato se la prende soprattutto con i migranti ospiti nei centri di accoglienza della sua zona ed è per questo che l’Osservatorio di Treviso ha denunciato l’uomo per istigazione all’odio razziale.
Sforzin, finito nell’occhio del ciclone, ha cercato di cancellare tutte le tracce lasciate sui social del suo odio nei confronti dei migranti. Ma, si sa, il web non perdona e permangono le testimonianze delle esternazioni razziste del candidato veneto.
“Ogni protesta degli immigrati, per come la vedo io, è illegittima. Quando poi la fanno gli africani che sono dei vittimismi cronici, farei sparare sulla folla”, ha scritto su Facebook Sforzin qualche tempo fa.
E ancora: “Fanno pulire il Meschio ai negri quando non sono in grado di lavarsi nemmeno le mutande”. Oppure: “I negri del Ceis guardano i fuochi d’artificio gratis, senza aver versato un euro al comitato festeggiamenti”.
Non solo i migranti nel mirino di Sforzin. L’aspirante consigliere veneto, infatti, in un post di gennaio in occasione del tradizionale falò dell’Epifania scriveva: “Stasera brucerò tutti i libri di Gramsci che troverò nella biblioteca di Vittorio Veneto. La comunità non ha bisogno di leggere quello schifo. Il fuoco sacro degli antichi curerà e guarirà tutti i mali del corpo e della mente. Panevin vs. Comunismo”.
Ha ritirato la candidatura dopo aver preso atto che anche il candidato sindaco Toni Miatto lo aveva scaricato. E ha spiegato: “Quelle affermazioni sono state fatte tempo fa, ma mi ritiro per il bene della mia città , per rispetto dei miei compagni di lista e del candidato sindaco”. La sua posizione era indifendibile per chiunque.
Lo stesso candidato sindaco Toni Miatto ha commentato: “Purtroppo non ero a conoscenza di quanto detto in passato da Sforzin. Ora di fronte alle evidenti prove non possiamo far altro che dissentire in quanto non sono pensieri che ci appartengono.”
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
DISPOSTO SOLO IL SEQUESTRO PROBATORIO PER EFFETTUARE GLI ACCERTAMENTI TECNICI DEL CASO, UN SEMPLICE ATTO DOVUTO… IL SEQUESTRO PREVENTIVO AVREBBE BLOCCATO INVECE LA NAVE
La procura di Agrigento non ha convalidato il sequestro preventivo della nave Mare Jonio, l’imbarcazione del progetto Mediterranea che ha soccorso in mare 30 migranti, fatti sbarcare venerdì a Lampedusa.
I pm hanno invece disposto il sequestro probatorio dell’imbarcazione per effettuare ulteriori accertamenti.
Il sequestro preventivo della nave Mare Jonio, sbarcata a Lampedusa con a bordo 30 migranti soccorsi nel Mediterraneo, non è stato convalidato dalla procura di Agrigento.
Il sequestro è stato eseguito venerdì e notificato all’imbarcazione solo nella stessa serata, dopo che ad annunciarlo — già in mattinata — era stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini.
La notifica del sequestro non è stata inizialmente inviata all’equipaggio, come aveva confermato a Fanpage.it anche il deputato di Sinistra italiana Erasmo Palazzotto.
Solo in serata è arrivata la notifica, accompagnata dalla notizia che il comandante e tutto l’equipaggio della nave erano indagati.
In questo caso, però, la smentita è arrivata quasi subito: sabato mattina è stato infatti reso noto — dalla procura di Agrigento — che non è stato indagato tutto l’equipaggio.
La procura di Agrigento non ha quindi convalidato il sequestro preventivo della nave, eseguito su iniziativa della Guardia di finanza al momento dello sbarco a Lampedusa. L’imbarcazione aveva soccorso, in acque internazionali, un gruppo di migranti che viaggiavano su un gommone in avaria: tra di loro c’erano anche alcuni minori, tra cui una bambina di un solo anno, e due donne incinte. I pm, invece, hanno disposto il sequestro probatorio della nave: una decisione che dipende dalla volontà di effettuare ulteriori accertamenti. La notizia è stata confermata dal legale del progetto Mediterranea, Fabio Lanfranca.
Si tratterebbe, in sostanza, di un atto dovuto per poter proseguire le indagini
Secondo quanto sottolineano da Mediterranea, questa differenza tra i due tipi di sequestro è “un aspetto importante perchè la Guardia di finanza, su input del Viminale, intendeva usare il ‘preventivo’ per bloccare la Mare Jonio ‘ed impedirgli definitivamente di reiterare il reato’. La scelta della procura invece è orientata dalla ‘necessità di accertare i fatti’ e dunque di verificare attraverso un’indagine se vi sia o meno ‘un reato’.
Da leggersi in questo senso anche la scelta di iscrivere nel registro degli indagati solo il comandante e il Capo missione, e non l’intero equipaggio come pretendeva il Viminale”. Dal progetto Mediterranea sottolineano ancora: “Come sempre noi siamo pronti a fornire ogni elemento utile per accertare la verità , certi di avere sempre rispettato il diritto e i diritti, oltre che la dignità della vita umana, al contrario di chi, da posizioni istituzionali, si rende complice della morte in mare o della cattura e della deportazione di donne uomini e bambini verso i lager di un paese in guerra come la Libia”.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
“SALVINI HA CREATO UN CLIMA DI ODIO E DIVISIONI, IO CONTINUO A SEGUIRE UN SOGNO DI UMANITA’, SONO COMMOSSO DAL VOSTRO AFFETTO”… APPENA 50 I MILITANTI DI FORZA NUOVA FERMATI A DISTANZA: FINITA LA SCENEGGIATA, TORNANO A CASA
Arrivato in piazzale Aldo Moro Lucano, accolto dagli studenti accolto dal coro “Siamo tutti
Mimmo Lucano”, ha dichiarato: “Salvini è uno di quelli che ha creato un clima di odio e di divisioni. Vogliamo riuscire a trasmettere altri messaggi per costruire una società più umana, di uguaglianza, libertà e democrazia, dove il popolo conta. Un’emozione indescrivibile, mi sento uno di voi. Sono emozionato. Sono rimasto quello che ha seguito un sogno di umanità e democrazia. Il sogno continuerà fino alla fine”.
“Scortato” da una marea impressionante di giovani (circa tremila) Lucano con pacatezza ha detto: “Chi vuole contrastare questa manifestazione dice che sono un sindaco che vuole riempire i borghi calabresi con coloni africani. Una sorta di sostituzione etnica, ma non conoscono la realtà dei borghi calabresi, che sono spenti. Gli immigrati non hanno occupato alcuno spazio degli italiani, ma anzi gli immigrati hanno dato anche agli italiani la possibilità di cercare riscatto”.
“Volevano impedirgli di parlare, ora lo stiamo accompagnando dentro l’aula dove i fascisti di Forza nuova non volevano farlo arrivare”, ha detto una ragazza al megafono. Ma l’aula non riesce a contenere tutti i partecipanti al seminario.
“Mimmo Lucano è un campione di umanità e noi siamo qui per lui”, hanno detto i manifestanti davanti alla Sapienza armati di megafono e in attesa dell’ex sindaco di Riace.
“Forza Nuova è appena scesa dalla metro Castro Pretorio, a questi 50 cogl…ni vogliamo dire ‘venite qui, vi aspettiamo. Non abbiamo paura”. “I fascisti qui la parola non la prenderanno mai” ha detto uno studente aggiungendo che “al Rettore non frega niente se non dell’ordine pubblico. Siamo qui in tanti e siamo determinati. Vediamo se hanno il coraggio di venire”.
La polizia, per evitare disordini, ha bloccato i militanti di Forza Nuova guidati da Roberto Fiore, che espongono lo striscione: “Mimmo Lucano nemico dell’italia” in piazza Confienza, a diverse centinaia di metri dalla città universitaria. Sono circa 50 persone, tra cui una decina di donne, con fumogeni e bandiere nere con il simbolo FN Il corteo di Forza Nuova è poi terminato terminato davanti alla biblioteca Nazionale. I circa 50 militanti, seguiti dalla polizia, hanno lasciato piazza Confienza e sono ripartiti per tornare a casa senza passare da piazzale Aldo Moro dove è in corso il presidio a sostegno del sindaco sospeso di Riace, Mimmo Lucano.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
ESILARANTE GAFFE DELLO STAFF LEGHISTA PER IL COMIZIO A SANREMO, ORMAI SONO IN TILT
Gaffe per Matteo Salvini e il suo staff. Il vicepremier leghista scivola su una locandina e viene travolto dalle polemiche. Siamo in piena campagna elettorale e il ministro dell’Interno, come è solito fare, prima di ogni spostamento avvisa i suoi sostenitori, con post sui social e locandine del luogo in cui si recherà .
L’ultimo viaggio di Matteo Salvini, quello di domenica 12 maggio, è stato tra la Liguria e il Piemonte.
Prima tappa la città ligure di Sanremo. Per allertare i suoi supporters, il ministro dell’Interno ha diffuso sul web una locandina con tutti gli appuntamenti. Il faccione sorridente del vicepremier leghista in primo piano, la scritta in maiuscolo dello slogan ormai noto a tutti “Prima l’Italia” e poi il logo della Lega — Salvini premier che campeggia su un cielo limpido di una località marina.
Sanremo? Una cittadina qualsiasi della costa ligure? Macchè.
In barba al motto “Prima l’Italia e gli italiani”, quella raffigurata sulla locandina di Salvini è Mentone, ridente cittadina situata in Costa Azzurra.
Ovviamente il dettaglio non è passato inosservato e gli utenti sui social si sono fatti sentire. Nei commenti sotto al post si sono moltiplicate le prese in giro e l’ironia per un errore tanto grossolano quanto imbarazzante per un personaggio politico che predica insistentemente la necessità di mettere davanti a tutto l’Italia e l’italianità .
Insomma, una brutta figura a cui lo staff del vicepremier leghista ha cercato di mettere una toppa cambiando in fretta e furia lo sfondo incriminato.
Subito la località marina di Mentone è stata sostituita dall’italica Sanremo, ma il guaio ormai era fatto. E si sa, il web non perdona.
Così il post di Salvini ha fatto il giro dei social incassando il sarcasmo e l’ironia immancabili del web.
(da TPI)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA SVOLTA IMPREVISTA: SALVINI SCHIACCIATO DA UN FUOCO DI FILA DI COMMENTI NEGATIVI, TRAVOLTA LA SUA MACCHINA DI CONSENSO ELETTORALE
Le ultime due settimane di campagna elettorale ci potrebbero aver restituito una svolta
imprevista. Una grande, forte e virale pressione dell’opinione pubblica digitale contro Matteo Salvini.
Il mattatore assoluto della rete si è trovato per la prima volta schiacciato da un fuoco di fila di commenti, post e tweet al vetriolo durato appunto per molti giorni consecutivi.
In realtà già da tempo si segnalava l’attivismo di un network, #facciamorete, che aggregava una prima community di utenti schierati contro le ben più rumorose organizzazioni ombra dei sovranisti di estrema destra.
I fatti legati alle dimissioni di Siri, indagato per corruzione, e alle polemiche per l’intervista di Salvini pubblicata con un casa editrice neofascista, hanno travolto la reputazione online del ministro dell’Interno, colpendo duramente la sua macchina del consenso digitale.
Il 30 aprile scoppia sulla rete la polemica sulle relazioni tra il ministro dell’interno e la forza neo-fascista Casa Pound. In questa giornata #casapound diventa il quinto argomento più discusso nella twittersfera italiana, rimanendo nei trending topic italiani per più di 16 ore. La bufera dura per tutta la giornata del giorno successivo.
La sentiment del web vede una schiacciante vittoria a favore della community #facciamorete: il 52% dei commenti su casapound è negativo, solo il 5% è un intervento per difendere i neo-fascisti.
Il 4 maggio arriva invece una seconda ondata di critiche, specificatamente rivolte contro Salvini. In occasione del suo comizio a Forlì dal balcone usato da Benito Mussolini, la rete degli antifasciti si mobilita su Twitter, facendo diventare #forlì il quinto argomento più dibattuto sul social network.
La sentiment è estremamente negativa: una delle parole più associate a #forlì è #capitone, un modo dispregiativo per sbeffeggiare il soprannome capitano scelto dai fan per Salvini.
Tra il 5 ed il 6 maggio si impone in maniera netta, rimanendo per alcune ore il primo trending topic di twitter, la richiesta di dimissioni di Matteo Salvini.
L’hashtag #salvinidimettiti fa da traino a #QuestaLegaèUnaVergogna, lo slogan usato dagli utenti online per rimarcare il metodo con cui Salvini userebbe la polizia di stato per impedire le proteste dei cittadini.
Non è mancata neanche un’incredibile boomerang nei confronti delle strategie social adottate da Matteo Salvini per uscire dall’angolo. Dopo aver lanciato il concorso #vincisalvini, in premio caffè e selfie con il ministro dell’interno, la rete si è scatenata facendo diventare #GRATTA_e_VINCI_49milioni, il terzo argomento più twettato in Italia.
Ovviamente la bufera contro Salvini è scoppiata anche su Facebook, il social dove il ministro dell’interno risulta il più popolare a livello europeo. Gruppi come “Mai Con Salvini” o “Noi contro Salvini” hanno pubblicato molti post contro il ministro dell’interno, risultando nelle ultime settimane più virali addirittura della pagina facebook ufficiale della Lega.
Negli ultimi 99 messaggi pubblicati le fanpage citate hanno ottenuto una media di oltre 120 condivisioni per singolo post, mentre la Lega ne ha ottenuti solo 35.
Molto forte e virale l’attacco di Roberto Saviano, il giornalista italiano più popolare su Facebook. Lo scrittore ha consegnato agli utenti del social network una riflessione “sulla condizione nella quale il Ministro ha ridotto la Polizia di Stato. Un servizio d’ordine a disposizione della campagna elettorale di un partito. Uomini costretti a sequestrare striscioni a persone anziane, a sequestrare telefonini che turbano la grave forma di selfite del Ministro. Che pena”.
Al di là delle opinioni personali questo messaggio ha trovato il favore della rete che lo ha condiviso per oltre 2.500 volte. Numeri che certificano bene come le ultime due settimane abbiano aperto la prima crepa nell’efficacissima macchina del consenso digitale sovranista.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL COMANDANTE DEI VIGILI DEL FUOCO CONFERMA: “INTERVENUTI SU ORDINE DELLA QUESTURA”… IN UNO STATO CIVILE OGGI IL QUESTORE SAREBBE GIA’ STATO RIMOSSO
“Quello striscione contro Salvini esposto a Brembate non costituiva alcun pericolo per l’incolumità pubblica, non era certo un cornicione pericolante…perchè quindi l’hanno fatto rimuovere a noi?”.
Se lo chiede Costantino Saporito, agguerrito segretario del coordinamento nazionale Usb, sigla sindacale dei Vigili del Fuoco, che ha appena finito di scrivere una lettera indirizzata alla prefetta di Bergamo, Elisabetta Margiacchi, per chiedere chiarimenti.
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, atteso a Brembate di Sotto per un comizio elettorale, ha dichiarato di non saperne niente della rimozione.
Saporito, però, offre qualche dettaglio in più su come si sia mossa la catena di comando. “Ho parlato con i miei colleghi del comparto di Bergamo, e mi hanno confermato che l’ordine è arrivato ‘da molto in alto’, quindi la prefetta ha ordinato a una delle nostre squadre di portarsi sul posto e di togliere lo striscione esposto da una privata cittadina. Tutto questo non è normale e non è opportuno. Se lo striscione generava un problema politico, perchè non è intervenuta la Digos? Invece di preoccuparsi del dissenso, il ministro Salvini si occupi del contratto nazionale dei pompieri, che ancora manca della tutela dell’Inail”.
Nella lettera rivolta a Margiacchi, ma anche ai dirigenti territoriali dei vigili del fuoco Calogero Turtorici e Dante Pellicano, Saporito scrive: “Ci chiediamo quale tipo di pericolo, all’incolumità delle persone o delle cose, abbia spinto chi in indirizzo a utilizzare l’opera del Corpo Nazionale, distogliendo il personale da altri eventuali interventi di soccorso tecnico urgente che sarebbero potuti accadere in concomitanza”.
Per il comandante dei vigili del fuoco di Bergamo, Calogero Turturici è stato un “intervento tecnico” eseguito “sulla base di una decisione della questura”. “Abbiamo ricevuto una chiamata dalla questura – spiega il comandante – in cui ci veniva chiesto un supporto tecnico”, ad una decisione “presa dal dirigente del servizio di ordine e sicurezza pubblica predisposto dalla questura” in occasione della visita del ministro”.
Un supporto che è regolato da norme precise e che rientra nella “collaborazione istituzionale tra corpi della Stato”. La richiesta è arrivata alle 7.58 ed è stata presa in carico dal turno montante delle 8. Una volta sul posto il caposquadra “ha chiesto al funzionario della polizia la conferma dell’intervento e quest’ultimo ha ribadito la decisione della questura”.
Ma qual è la motivazione? “A noi non c’è stata detto – conclude Turturici – tutte le valutazioni sono state adottate dalle questura e dunque vanno chieste alle Questura”.
La rappresentanza della Cgil nazionale dei pompieri ha affermato: “Non è lavoro per i vigili del fuoco. Quanto accaduto a Brembate, in provincia di Bergamo, poco prima dell’arrivo del ministro dell’interno, Matteo Salvini, è inaccettabile”, hanno affermato. Il gesto dei colleghi di Brembate è stato giudicato “inaccettabile” perchè i pompieri “fanno soccorso, non propaganda”.
Nella nota si legge ancora: “Non si può consentire che si utilizzi una squadra dei vigili del fuoco, rimuovendola dal lavoro quotidiano, per costringerla a rimuovere uno striscione. Si opera un danno all’erario, perchè i vigili del fuoco non fanno ‘pubblica sicurezza’ ma operano per portare soccorso, e si colpisce un diritto inalienabile del cittadino, quello al legittimo dissenso. Siamo solidali con i colleghi costretti ad operare in questa non prevista operazione e chiediamo ai vertici del corpo e del Viminale che si faccia immediata chiarezza”, conclude.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
“IL CARDINALE HA OBBEDITO AL VANGELO, LA LEGALITA’ VA COLLEGATA ALLA GIUSTIZIA SOCIALE”
“Nel caso in cui l’elemosiniere del Papa venisse denunciato, siamo pronti ad autodenunciarci
tutti”. Lo annuncia Andrea Alzetta di Spin Time commentando il gesto di padre Konrad Krajweski, cardinale di strada alla dirette dipendenze Papa Francesco, che ieri ha rotto i sigilli al contatore di uno stabile occupato a Roma, via Santa Croce in Gerusalemme, per riattaccare l’elettricità , staccata sei giorni fa per morosità .
“Il Cardinale Krajweski ha obbedito al Vangelo – ha aggiunto Alzetta – ha guardato prima ai bisogni delle persone che soffrono. La legalità se non è collegata alla giustizia sociale è un contenitore vuoto”. Nello stabile, ex Inpdap, vivono da anni 450 persone, in tutto 170 nuclei con 98 bambini. E sempre il palazzo è sede di una ventina di associazioni culturali e dei diritti.
Azione alla Robin Hood, che ieri il ministro dell’Interno ha fortemente criticato
“Di fronte a un problema di salute e di vita delle persone, non mi aspettavo dal ministro Salvini una risposta del genere. Mi aspettavo ben altro, mi aspettavo un intervento suo, anche personale, all’interno di questo posto” afferma all’Adnkronos suor Adriana Domenici, la missionaria laica che si è battuta per il ripristino dell’elettricità nel palazzo occupato e che si è rivolta per prima all’elemosiniere Krajewski.
Secondo suor Adriana, Salvini dovrebbe venire a vedere con i suoi occhi la situazione nel palazzo occupato: “Farebbe un’azione giusta anche per vedere come funziona l’occupazione, chi sono le persone all’interno, la loro storia, la loro vita”.
Per la missionaria laica “le istituzioni devono rispondere a un problema così grave e diffuso. L’occupazione è diventata quasi una norma perchè non c’è più possibilità di sopravvivenza – sottolinea – Se non fosse per la chiesa questa gente dove starebbe? Dove sarebbe se non ci fossero le mense, le offerte di vestiario?”.
Areti, la società di Acea che gestisce la rete di distribuzione a Roma, ha presentato l’esposto contro ignoti alle forze dell’ordine per l’allaccio effettuato da cardinale Konrad Krajewski nello stabile occupato da Spin Time.
L’atto, come spiegano le fonti, è dovuto perchè l’allaccio è abusivo e, sostanzialmente, il reato che si prefigura è quello di furto di energia. In attesa di decisioni, sottolineano le fonti, sarebbe fondamentale rientrare nello stabile per mettere in sicurezza la cabina. L’esposto ora è atteso in Procura
“Puoi partecipare con una tua donazione alle opere di carità in favore dei più poveri e bisognosi, compiute dall’Elemosineria a nome del Santo Padre”.
E’ l’avviso con cui il sito di informazione vaticana “Il Sismografo”, di solito molto informato sulle vicende legate alla Santa Sede ha lanciato la campagna “Come donare soldi all’Elemosiniere del Papa per pagare il debito elettrico dei poveri del palazzo romano occupato da 450 persone senza casa”.
“Ormai la vicenda è nota non solo in Italia e riguarda la persona del cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere del Santo Padre – scrivono il direttore editoriale Luis Badilla e il coordinatore Robert Calvaresi – che, personalmente, ha riallacciato la corrente elettrica ad una palazzina con 450 occupanti, bambini, anziani e malati gravi, persone senza questo servizio da diversi giorni. Agli occupanti non è mai stato contestato sino ad oggi nessun debito e l’Acea ha promesso oltre una settimana fa di riattaccare i contatori alla rete, ma non è mai accaduto”.
Intanto oggi pomeriggio alle 18 viene confermata da Spin Time Labs, l’organizzazione che gestisce l’occupazione, un’assemblea aperta a tutti.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile
L’OPERAZIONE ANOMALA SEGNALATA DALL’AIF ALLA BANCA D’ITALIA
Stasera su Raitre a Report va in scena la seconda puntata sul mutuo di Armando Siri a San Marino.
Nella prima puntata abbiamo scoperto che il senatore ed ormai ex sottosegretario ha acquistato una palazzina a Bresso in provincia di Milano con un finanziamento concesso dalla Banca Agricola Commerciale del Titano.
Un mutuo concesso senza garanzie particolari nonostante il patteggiamento per bancarotta.
Su tutto questo indaga la procura di Milano, per ora senza ravvisare reati o indagati. In più, l’avvocato di Siri ha detto che “la banca ha erogato un regolare finanziamento, per altro per un importo pari al prezzo dell’acquisto del bene”.
Un mutuo al 100% quindi, cosa che a un normale italiano verrebbe negata all’istante.
Il resto lo racconta il Fatto:
Nuovi particolari sul mutuo a là carte a favore di Siri emergono dal racconto di Report che ha appurato che già a dicembre del 2018 1’Aif, l’Agenzia di informazione finanziaria di San Marino, segnalò a Banca d’Italia l’anomalia di quel prestito. Ingente, a coprire l’interovalore dell’immobile e senza garanzie da parte di Siri.
Non solo. Il mutuo che Report ha potuto visionare ha durata decennale con tre anni di preammortamento.
Significa che per i primi anni si pagano solo gli interessi quindi rate basse, ma poi va restituito in pochissimi anni l’intero capitale.
Il tutto senza garanzie per la banca che si espone al grande rischio che Siri non riesca a onorare le pesantissime rate di rimborso del capitale
Manca qualcosa? Sì, manca l’elenco delle società di Siri:
C’è il Siri olistico e spiritualeggiante con il suo spazio Pin, il Siri politico che incanta Salvini con la sua flat tax; e il Siri imprenditore che lascia dietro di sè più di un fallimento. Oltre a Mediaitalia fondata con i soci Andrea Iannuzzi e Milan per cui ha patteggiato la bancarotta, c’è il fallimento nel 2009 della Mafea Comunication Srl, la società costituita dagli ex soci lannuzzi e Milan nel 2006 che aveva rilevato contratti e beni senza pagarli dalla Mediaitalia fallita.
Il tutto spostando nel paradiso fiscale del Delaware le società . E infine la liquidazione nel giugno 2018 della Mafea re Srl posseduta dai fratelli Milan e con Siri presente nel capitale con una piccolissima quota ma soprattutto amministratore unico dal 2005.
Un filotto di società liquidate, bruciate senza più attivi e beni. Solo debiti. Quelli lasciati dietro di sè
(da “NextQuotidiano“)
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