Destra di Popolo.net

DISORDINI ANTI ROM DI TORRE MAURA, 41 DENUNCIATI: GUARDA CASO, TRA I “CITTADINI PERBENE” CHE HANNO FATTO LE BARRICATE, MOLTI SONO PREGIUDICATI PER REATI GRAVI

Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile

E MOLTI DI LORO ERANO PRESENTI ANCHE A CASAL BRUCIATO… DENUNCIATO ANCHE IL SEGRETARIO REGIONALE DI CASAPOUND

Dopo la “rivolta” di Torre Maura arrivano le segnalazioni. La Digos, dopo avere rivisto i filmati ed esaminato tutti gli elementi raccolti in quei giorni di barricate e roghi, ieri, ha chiuso il fascicolo e depositato un’informativa alla Procura segnalando all’autorità  giudiziaria 41 persone. Il Messaggero scrive
Tra questi Mauro Antonini, responsabile per il Lazio del partito, la cui sede a Roma si trova in uno stabile occupato. Ma nel lungo elenco approdato sulla scrivania dei pm, figurano numerosi cittadini — circa la metà  — padri di famiglia ma anche pregiudicati, alcuni per reati gravi, che si sono scagliati contro i rom, passando dagli insulti alle azioni
Il nome di Antonini comparirebbe anche in un’altra informativa della Digos, quella in relazione ai fatti di Casal Bruciato, il reato ipotizzato è quello di resistenza a pubblico ufficiale.
Nello stesso quartiere, tre settimane fa, in via Cipriano Facchinetti, venne impedita, sempre sotto la spinta del sodalizio tra residenti e CasaPound, l’assegnazione di un’altra casa assegnata ai rom.
Gli inquirenti ritengono che l’ultradestra abbia cavalcato e fomentato la rabbia dei cittadini istigandoli all’odio e alla rivolta.
Una strategia ben definita, dunque, tanto che i volti di alcuni residenti di Torre Maura sarebbero stati intercettati anche a Casal Bruciato, “arruolati” per la causa.
Mentre, in un’altra periferia, a Casalotti, il partito della tartaruga avrebbe alimentato la tensione contribuendo a diffondere la notizia che presto sarebbero arrivati dei rom e approfittandone per mettere in piedi una manifestazione.
Insomma, dalla rabbia popolare alla strumentalizzazione politica da parte dell’ultradestra, il passo è breve.

(da Globalist)

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IL FRATELLO DI IMPASTATO: “HO CACCIATO IO I GRILLINI DAL CORTEO, SONO DEI CIALTRONI”

Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile

IL FRATELLO DI GIUSEPPE, UCCISO DALLA MAFIA, SPIEGA LA SUA DECISIONE: “SONO VENUTI SOLO PER FARE CAMPAGNA ELETTORALE, SONO PERSINO ENTRATI NELLA CAPPELLA DEL CIMITERO CON LE TELECAMERE, UNA COSA INDEGNA”

Il vento è cambiato e nessuno crede più ai grillini che salvano Salvini dal processo per la Diciotti e per appoggiare tutte le iniziative del ministro amico dei razzist
“Li ho cacciati fuori dal corteo, li ho spintonati e poi ho chiesto alla Digos di portarli via. Quello per Peppino è un corteo antirazzista, che porta avanti le sue idee, e i Cinquestelle sono quelli che hanno consegnato l’Italia ai razzisti”
Così Giovanni Impastato, fratello di Peppino, racconta quanto accaduto ieri durante il corteo per il 41° anniversario dell’omicidio del militante di Democrazia proletaria. Giovanni ha chiesto ai deputati del M5S Mario Giarrusso, Piera Aiello e Roberta Schillaci di lasciare la manifestazione perchè “non graditi”
“Una decisione politica – spiega – e poi ho voluto evitare che la loro presenza potesse scatenare reazioni in altre persone presenti al corteo”.
“I 5Stelle sono dei cialtroni, non ci sono mai stati, non hanno mai fatto nulla per Peppino e ieri si sono presentati – sottolinea – Sono venuti per farsi campagna elettorale. Mi dispiace solo per Piera Aiello (testimone di giustizia e ora deputata del Movimento ndr) di cui tutti conosciamo la storia”.
Ad infastidire il fratello di Peppino anche la scelta dei Cinquestelle di recarsi al cimitero. “Mi hanno raccontato che sono andati li con telecamere e macchine fotografiche – dice – sono entrati nella cappella… questi sono degli arroganti e dei presuntuosi. E’ un fatto gravissimo”.
E conclude: “Oggi ho ricevuto la solidarietà  di tante persone: mi hanno detto ‘hai fatto bene a cacciarli'”.

(da Globalist)

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LA PROTESTA CONTRO SALVINI A CATANZARO

Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile

STRISCIONI AI BALCONI E IN PIAZZA PIU’ CONTESTATORI CHE FANS

Ieri a Catanzaro è andata in scena una singolare protesta contro Matteo Salvini. La contestazione si è manifestata fin dalla mattinata, con l’esposizione su alcuni balconi del centro storico del capoluogo calabrese di striscioni di protesta: “Mai con Salvini”, “Questa Lega è una vergogna ”, “Catanzaro non si lega”.
Oggi il Fatto parla con Jasmine Cristallo, una delle organizzatrici della protesta:
Come è andata la visita del vicepremier?
Salvini è stato fortemente contestato. Una cosa che ci ha colpito è che c’erano molte mamme con bambini, molte donne con il velo e ragazzi di colore. Sono rimasti in un angolo ma hanno voluto partecipare a questa manifestazione in cui Salvini è stato fischiato e si è infastidito. Noi siamo meridionali e il Sud non se lo dimentica chi è questo signore e qual è il suo partito di appartenenza. Lui ha semplicemente cambiato il bersaglio: ieri eravamo noi e oggi sono i migranti.
Catanzaro ha risposto alla Lega?
La città  non ha risposto. Di Catanzaro non c’era quasi nessuno. Molti sono venuti con i pullman da altre città . Tuttavia eravamo più noi dei sostenitori di Salvini.
Avete avuto paura del fatto che queste proteste potessero essere utilizzate in chiave elettorale dalla Lega?
Siamo stati molto attenti. Abbiamo voluto fare l’iniziativa dei balconi sia per ricordare che cosa sono stati i balconi del ‘900 in Italia, sia per dire che non abbiamo apprezzato l’episodio di Forlì (quando il ministro ha parlato proprio da un balcone, ndr) e che non abbiamo tollerato che quella signora di Avellino sia stata censurata per aver messo lo striscione “Questa Lega è una vergogna   ”sul suo balcone. La Digos le ha chiesto di toglierlo, appellandosi a non si sa quale legge: non è proibito protestare civilmente.

(da agenzie)

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E’ MORTO GIANNI DE MICHELIS, AVEVA 78 ANNI

Maggio 11th, 2019 Riccardo Fucile

EX ESPONENTE DI SPICCO DEL PSI DI CRAXI, PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI, ERA DA TEMPO MALATO

È morto Gianni de Michelis, ex esponente di spicco del Psi di Craxi e per molti anni ministro degli Esteri. Lo si è appreso in ambienti parlamentari.
Aveva 78 anni. De Michelis si è spento nella notte. Nato a Venezia il 26 novembre del 1940, era malato da tempo. I funerali si terranno nel capoluogo veneto in forma strettamente privata.
Fra i politici simbolo degli anni ’80 e dell’ascesa socialista, al fianco di Bettino Craxi, venne poi travolto da Tangentopoli come tutto il vertice del partito. Ma De Michelis, più volte ministro, viene ricordato spesso per la sua folta chioma e per la passione per le serate in discoteca e le belle donne.
Si è laureato in Chimica industriale ed è stato docente universitario. Il suo percorso in politica inizia nel 1964 con l’elezione a consigliere comunale del capoluogo veneto e con il successivo incarico di assessore all’urbanistica.
Nel 1969 diventa componente della direzione socialista e poi responsabile nazionale dell’organizzazione del partito. Più volte ministro, alle Partecipazioni statali nel secondo governo Cossiga e nel governo Forlani, riconfermato alla guida dello stesso dicastero nei governi Spadolini e nel V governo Fanfani.
Diventa poi ministro del Lavoro e della previdenza sociale durante i due governi di Craxi. Nel governo De Mita ha il ruolo di vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri nel VI governo Andreotti dal 1989 negli anni in cui l’Italia firmò il Trattato di Maastricht e nei giorni storici della caduta del Muro di Berlino.   De Michelis è stato deputato per più legislature con il Psi ed europarlamentare con il Nuovo Psi, nonchè Presidente onorario dell’Aspen Institute.
De Michelis venne travolto, come tutto il Partito socialista, nello scandalo Tangentopoli. Dal 1992 è stato sottoposto a 35 procedimenti giudiziari e condannato in via definitiva a 1 anno e 6 mesi, patteggiati per corruzione, per tangenti autostradali del Veneto; a 6 mesi patteggiati per lo scandalo Enimont.

(da agenzie)

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“MATTEO HA PERSO LA TESTA”: DI MAIO RESPINGE IN TONO SPREZZANTE IL DELIRANTE DECRETO SICUREZZA BIS DI SALVINI

Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile

MENTRE CONTE SORPASSA IL VIMINALE, APRE I PORTI E SBARCANO TRE NAVI CON MIGRANTI… “QUELLO PENSA DI ESSERE IN COREA DEL NORD”… E ANCHE SULLA MARE IONIO SALVINI VIENE SCONFITTO

“Non rispondete. È l’ennesima invenzione per coprire il fallimento sui rimpatri. Matteo ha perso la ragione”.
È sera quando Luigi Di Maio dà  la linea sul decreto sicurezza bis, un nuovo provvedimento messo in cantiere da Matteo Salvini che escluderebbe totalmente il ministero dei Trasporti dalla filiera decisionale che dell’immigrazione.
Un pressing a tutto campo dipanatosi per tutta la giornata, una vera e propria strategia per togliere aria alle trombe dell’alleato colto in un momento di difficoltà . Un film cominciato ieri, che per essere capito va riguardato a partire dai titoli di testa.
Giovedì sera. Un telefono squilla a Sibiu, Transilvania. È quello di Giuseppe Conte. “Presidente, la nave Stromboli della Marina militare ha soccorso 36 migranti da un’imbarcazione che stava per affondare…”.
È l’inizio di una girandola di contatti, messaggi, incontri, telefonate. Solo l’inizio, perchè di lì a poco ci saranno anche i 30 raccolti dalla “Mare Jonio”, battente bandiera Ong.
Conte è in Romania per il vertice informale dei capi di governo Ue. Si intesta da subito la trattativa. Una girandola di messaggi e faccia a faccia fino a tarda serata, quando Palazzo Chigi dà  il via libera: c’è l’intesa sulla redistribuzione, si sbarchi.
La Lega attacca la Difesa sul presunto ruolo avuto dalla Stromboli, la risposta è secca: incompetenti, nessun giro per il Mediterraneo, quella è una nave di appoggio per i nostri militari che aiutano nell’addestramento le forze libiche, e che seguendo le regole del mare ha raccolto un Sos.
Alcune fonti del Carroccio spiegano che Salvini non sia stato avvisato, ma i contatti nella notte di giovedì del triumvirato di governo sono stati intensi. Il ministro dell’Interno ha dato il via libera allo sbarco, avvisando gli alleati: “Sulla Mar Jonio non transigo”.
Di fatto il leader verde è stato scavalcato, il premier ha preso in mano la situazione e si è limitato a informare il Viminale degli sviluppi.
E lo ha fatto quando aveva già  concesso un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais, deflagrato nel dibattito pubblico questa mattina con la rivendicazione dello scettro del comando: “In Italia comanda Salvini? È una vostra illusione ottica. Il capo del governo sono io”.
Di Maio spara un post su Facebook in cui esalta il lavoro di Conte: “Se quando nasce un problema il tuo primo primo pensiero non è risolverlo, ma finire sui giornali, allora c’è qualcosa che non va”.
Salvini vede nero, twitta scompostamente “ultimo viaggio per la nave dei centri sociali Mare Jonio: bloccata e sequestrata. Ciao ciao”. Perchè l’imbarcazione viene messa sotto sequestro, uno scalpo da sventolare per non subire una Caporetto mediatica, dopo che già  sul caso Siri il presidente del Consiglio aveva fatto la mossa del cavallo vincolando via Bellerio a un aut aut senza possibilità  d’uscita.
”Figurati, lo fanno apposta — commenta una fonte di governo stellata — se vogliono qualche piccola irregolarità  la trovano, è tutto strumentale”.
La tensione sale oltre la soglia di guardia. I 5 stelle continuano per tutto il giorno a bombardare l’alleato. E uno strano vento soffia nei rapporti fra i due alleati, con un chiacchiericcio di Palazzo che sempre più insistentemente ventila possibili altre inchieste, allude a svolte giudiziarie improvvise, e viene ripreso e alimentato dalle gole profonde del grillismo.
“Hai visto Giorgetti?”, chiede uno. Basta la domanda. Perchè oggi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha lasciato cadere una goccia di piombo fuso nel marasma politico di queste ore: “Quando la Lega sale nei consensi e nei sondaggi, arrivano sempre delle cose strane”. E chi ha orecchie per intendere intenda.
“Sono diversivi”, “Alzano solo la voce”, “Si sentono le inchieste alle calcagna”.
Quel che i pentastellati si dicono tra di loro rivela una sensazione di improvvisa, ritrovata forza. Non si sa quanto sia destinata a durare, ma tant’è. Salvini prende carta e penna, scrive una lettera a Conte e al ministro degli Esteri, Enzo Moavero.
Chiede un serrate i ranghi intorno al Viminale sulle politiche sui rimpatri, negli “ambiti che travalicano le competenze” del suo dicastero.
I 5 stelle lo sbertucciano platealmente. Diffondono una velina che vale la pena riportare tutta per durezza e strafottenza politica. “Salvini scrive a Conte per chiedergli un salto di qualità  sui rimpatri? Ma per favore, sono di sua competenza, non faccia lo gnorri. Il fatto che abbia scritto a Conte e Moavero è come una dichiarazione di fallimento. Si prenda anche lui le sue responsabilità . Non aveva detto che avrebbe rimpatriato 600mila migranti in un mese?”.
Più sobriamente alcune fonti di governo parlando con Huffpost lo bollano a “un modo per uscire dall’angolo, perchè la strategia dei porti chiusi semplicemente non esiste. E oggi lo abbiamo visto”.
Il ministro dell’Interno risponde annunciando trionfalmente da Napoli. Ecco il decreto sicurezza bis di cui fa diffondere le bozze. C’è dentro quella che sarebbe un uscita di campo totale del M5s dalla gestione dei migranti. Si legge nelle bozze l’intenzione di “attribuire al Ministro dell’Interno la competenza a limitare o vietare il transito e/o la sosta nel mare territoriale qualora sussistano ragioni di ordine e sicurezza pubblica”. Dopo un breve consulto, la war room pentastellata decide di non rispondere, anche nella convinzione che un’impostazione del genere troverebbe ben altri ostacoli sui colli pià  alti di Roma. “Nemmeno in Corea del Nord una roba simile”, spiega sobriamente un 5 stelle all’agenzia Dire.
“Fino al 26 maggio questo tipo di dialettica è naturale, dopo torneremo a lavorare serenamente”, le parole tranquillizzanti profuse a più riprese da Conte. Il quale, però, ha visto paurosamente sbandare la fiducia che a via Bellerio si nutre nei suoi confronti. Metterne in discussione così pesantemente il suo core business, immigrazione e sicurezza, non sarà  indolore.

(da “Huffingtonpost”)

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LA GRANDE PAURA LEGHISTA: LE INDAGINI SULLA SANITA’ LOMBARDA

Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile

SALVINI SENZA TOCCO MAGICO HA IL TERRORE CHE VENGA COINVOLTA LA SUA EX MOGLIE, CONSIDERATA “GOVERNATRICE OMBRA” DELLA LOMBARDIA… E “IL FATTO” NON A CASO TITOLA: “IL CENTRODESTRA RINASCE A SAN VITTORE”

Giancarlo Giorgetti è uno che non parla mai a caso, anche se dice solo una minima parte di ciò che pensa: “Quando la Lega sale nei consensi e nei sondaggi, arrivano sempre delle cose strane per cui bisogna interrompere quel percorso”.
Il riferimento, neanche tanto velato, è all’inchiesta lombarda che ha travolto un pezzo di centrodestra e nella quale è indagato il governatore Attilio Fontana.
Adesso, raccontano i ben informati, il timore è che l’inchiesta si allarghi, sviluppandosi su altro filone, che finora non è ancora emerso: la sanità .
Da giorni si rincorrono le voci nei Palazzi della politica lombarda, e non solo, di “sviluppi”, che andrebbero a toccare il cuore del sistema di potere leghista, frutto di un lungo lavoro di indagine.
E da giorni, il leader della Lega, così lo descrive chi ha parlato con lui, è “terrorizzato” che, in un qualche modo, possa finire coinvolto il suo assessore alla Sanità  Giulio Gallera, e soprattutto Giulia Martinelli, la sua ex compagna e attuale capo della segreteria del presidente Fontana, considerata al Pirellone la vera “governatrice ombra”.
Per ora non è indagata e figura nelle carte come una delle figure che si sarebbe opposta alle pressioni del presunto corruttore, Gioacchino Caianiello.
Però, nel Palazzo, si ricorrono voci e sinistri interrogativi sul “che cos’altro potrà  uscire” in queste inchieste frutto di un capillare lavoro di intercettazioni di una buona fetta del centrodestra lombardo. Come ai tempi di Tangentopoli, ora che parecchi imprenditori (siamo arrivati a tre) hanno iniziato a collaborare con i giudici, in Regione Lombardia la domanda che rimbalza negli assessorati e in Consiglio è “chi sarà  il prossimo’”.
È uno scenario da incubo, in una campagna elettorale che doveva essere una marcia trionfale e, invece, registra proprio sulla giustizia i primi scricchiolii nei sondaggi. Questo spiega la grande tensione di Matteo Salvini, descritto dai suoi in piena sindrome da assedio.
Perchè la “stranezza” sarebbe proprio nel timing dell’offensiva giudiziaria, a poche settimane dal voto, e nella perfetta “sincronia”, tra l’assalto delle toghe e gli attacchi dell’alleato-avversario.
Con un lessico che evoca le antiche suggestioni berlusconiane sulle toghe rosse e i comunisti, in parecchi vedono una regia pentastellata in quel che sta accadendo.
A Milano come sull’inchiesta su Siri o nell’indagine dalla Dda di Latina con l’ipotesi di scambio di voti e favori tra politici e clan, in un territorio dove la Lega ha iniziato a mietere consensi: “È nervoso perchè sa che il bersaglio è lui, e sta provando a schivare i colpi”.
Si spiega così questa campagna elettorale in fondo poco lucida, senza un vero disegno, l’iper-attivismo, il tentativo frenetico menare le mani dopo settimane di schiaffi: prima gli aut aut sulla cannabis, poi il ritorno a Napoli con l’annuncio di un decreto sicurezza bis che toglie poteri a Toninelli e attribuisce al ministro dell’Interno tutte le competenze sul traffico in mare.
Dietro tutte queste raffiche di proposte che neanche si sedimentano c’è la scoperta della fragilità  di un consenso. E l’assenza di una vera “proposta” mobilitante, come fu la flat tax ai tempi della scorsa campagna elettorale.
Anzi, proprio il “tradimento” di molte promesse in questa arena con i Cinque stelle sta producendo delle crepe nel proprio mondo.
I dati di Giorgia Meloni sono vissuti, nella Lega, come un campanello d’allarme, in un clima di cupio dissolvi del berlusconismo.
La leader di Fratelli d’Italia, che Salvini aveva la certezza di “asfaltare”, sta iniziando a intercettare una certa opinione pubblica di destra, che vede in quel voto lo strumento per liberare Salvini dai Cinque Stelle. È cioè un voto non di testimonianza, ma di “prospettiva”.
Una preoccupazione che, qualche giorno fa, il vicepresidente della Regione Veneto Gianluca Forcolin ha condiviso con alcuni commensali in un pranzo: “Sull’economia — questo il senso del suo ragionamento — parlano a un pezzo dei nostri, rischiamo una flessione”.
È la stessa dinamica che è avvenuta qualche giorno fa, quando agli Stati generali dei commercialisti, la Meloni è stata accolta con grande calore da una platea piuttosto critica verso la “paralisi” del governo gialloverde.
E, sempre qualche settimana fa, è accaduto in una iniziativa in cui il famoso “partito del Pil”, che lo scorso ottobre scese in piazza sotto il governo ha accettato un confronto in una iniziativa con il simbolo di Fratelli d’Italia.
Il paradosso di questa situazione è che proprio l’assedio giudiziario rischia di creare una trappola politica. Perchè aumenta l’insofferenza verso l’alleato-avversario e la “voglia di rompere”, ma rende l’ipotesi più difficile da gestire, anche dopo il voto.
E rende ardita l’uscita dalla stanza dei bottoni, che è sempre una trincea di resistenza. Quella prima pagina del Fatto quotidiano coglie un nervo scoperto: “Il centrodestra rinasce a San Vittore”. È un ragionamento logico, che pure dentro ai Cinque Stelle circola e alimenta questa nuova, arrembante spavalderia di Di Maio sul “nervosismo” dell’alleato. Perchè rompere come reazione a una nuova Tangentopoli è complicato assai.

(da “Huffingtonpost”)

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I SONDAGGISTI SUL CALO DELLA LEGA: “GLI ELETTORI INIZIANO A STUFARSI DELLE SPARATE DI SALVINI”

Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile

WEBER, NOTO E FONDA: “GLI ITALIANI SI STANNO STANCANDO DELLE CONTINUE POLEMICHE CHE SALVINI ALIMENTA”

Elettori stanchi per l’eccessiva invasività  sui temi più disparati e per l’eterna conflittualità  che alimenta nel Governo con i suoi comportamenti polemici nei confronti del M5S.
Il calo della Lega nei sondaggi delle recenti settimane e soprattutto nell’ultima prima del “blackout” a due settimane dal voto europeo, è stato fotografato da tutti gli istituti demoscopici: al netto delle differenze in termini percentuali, l’arretramento seppur limitato segnala certamente una tendenza nell’elettorato leghista.
A sostenerlo sono diversi sondaggisti che, contattati dell’HuffPost, analizzano il contesto politico in cui la discesa della Lega nel consenso popolare sta maturando.
Secondo Roberto Weber, presidente dell’Istituto Ixè, nessun risultato è scontato alle prossime elezioni del 26 maggio: “Ci può essere a mio avviso un effetto sorpresa sull’esito elettorale, dovuto essenzialmente all’impatto che avrà  l’astensionismo”.
C’è però un calo leghista: “La mia sensazione è che la quantità  di micro-issues, dai grembiuli nelle scuole alle cannabis, che Salvini continua ogni giorno a mettere in campo, alla fine stanca. E fa perdere di credibilità  al messaggio originario della Lega”. Alla quale resta certamente la sua solidit�
“Ma su tutto il resto, Salvini sta producendo l’effetto di una invasività  eccessiva. Polemiche a cui talvolta non seguono fatti, e la sensazione che si faccia tanto rumore per nulla. Per cui ho l’impressione che un po’ di fatica la stiano iniziando a soffrirla, al netto di una solidità  di fondo della Lega, che resta”.
Per Antonio Noto dell’Istituto demoscopico Noto Sondaggi, “gli italiani non cambiano idea nell’arco di un paio di settimane, nè in così poco tempo maturano una scelta elettorale diversa. La formazione del consenso non avviene quindi nel giro di qualche giorno ma si consolida nel tempo, e non subisce immediato impatto da un fatto specifico”. In altre parole, il rallentamento della Lega “non è dovuto al caso Siri in particolare ma riguarda più il sentiment degli elettori: gli italiani non amano la conflittualità  politica, tantomeno se si alimenta non già  tra maggioranza e opposizione ma tra le due forze che partecipano al Governo. E dal Governo gli elettori si aspettano di essere rassicurati, non preoccupati per le continue liti. Il calo è quindi relativo a una strategia politica, se vogliamo, e non a un fatto politico” come l’inchiesta per corruzione a carico dell’ex sottosegretario leghista ai Trasporti. “Mi viene da fare il paragone con il 2006, con l’Unione di Romano Prodi, quando nel Governo convivevano sia Fausto Bertinotti sia Clemente Mastella. Quel governo fu sconfitto dall’eccessiva conflittualità  tra i due poli presenti nell’esecutivo”.
“Il calo lo stiamo rilevando già  da un mese”, dice Rado Fonda, direttore di ricerca di SWG, “ed è un calo progressivo. Si tratta a mio avviso di un logoramento normale per una forza che governa ormai da un anno. Una tendenza abbastanza usuale, lo abbiamo già  visto in passato. Soprattutto perchè la Lega è il partito che è cresciuto di più dopo le elezioni politiche del 4 marzo: significa che il nuovo elettorato non è fidelizzato ma si è aggiunto successivamente all’esercizio del voto. Dalle nostre rilevazioni registriamo una preoccupazione per i temi economici, ma ritengo che ad avere avuto un ruolo nella lieve perdita di consenso della Lega sia stato il cambio di atteggiamento dell’alleato grillino: da quando M5S è diventato più aggressivo nel rispondere colpo su colpo agli affondi del Carroccio, sono emerse alcuni punti di debolezza di Salvini che prima non erano così chiari”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA RIVELAZIONE DEL SOLE 24 ORE SVELA IL BLUFF: I MIGRANTI RISPEDITI IN ITALIA DA GERMANIA, FRANCIA, SVIZZERA E AUSTRIA SONO MOLTI DI PIU’ DI QUELLI CHE SALVINI RIMPATRIA

Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile

A CONTI FATTI A FINE ANNO GLI IMMIGRATI “IRREGOLARI” SONO QUINDI AUMENTATI, ALTRO CHE LE BALLE DI SALVINI

Altro che porti chiusi. Germania, Austria e Francia rispediscono in Italia un numero di migranti superiore a quelli che sbarcano.
Si tratta dei cosiddetti “Dublinanti”, i migranti sbarcati in l’Italia, poi passati nei paesi confinanti attraversando la frontiera a Ventimiglia, a Bolzano o altrove, intercettati dalla polizia e identificati in base ai dati della rete Eurodac, la banca dati europea delle impronte digitali.
Se dai dati si scopre che sono arrivati in Italia questi migranti “Dublinanti” vengono rispediti indietro, verso il paese di primo sbarco.
Germania, Austria e Francia lo possono legittimamente fare in base al trattato di Dublino, che impone che i migranti chiedano asilo e restino nel paese di sbarco. Trattato che l’Italia non ha mai ottenuto di modificare.
Dal primo gennaio 2019 a fine aprile il numero di “Dublinanti” rispediti in Italia supera e di molto il numero di migranti sbarcati dai barconi.
La notizia arriva da fonti alte ed accreditate a Radio24 Il Sole 24 Ore ed è confermata anche dai numeri chiesti e ottenuti dal Ministero dell’Interno tedesco.
Dal primo gennaio all’8 maggio 2019 sono sbarcati in italia 857 migranti, nello stesso arco di tempo ben 710 “Dublinanti” sono stati rispediti indietro soltanto dalla Germania.
Senza considerare quelli rispediti dall’Austria, che in percentuale è il paese che rimanda in Italia più “Dublinanti”. E poi ci sono quelli che vengono rispediti da Parigi.
Nel 2018, la Germania ha trasferito un totale di 2.848 persone in Italia in base al regolamento di Dublino (come da dati del ministero tedesco) e il trend continua.
Le statistiche del governo federale, rese note a seguito di una interrogazione parlamentare di una deputata della Linke, e pubblicate dalla Suddeutsche Zeitung dicono che nei primi 11 mesi del 2018, su 51.558 casi esaminati, la Germania ha chiesto ad altri paesi dell’Unione europea di riprendersi i migranti arrivati in Germania dal resto d’Europa, e in 35.375 casi la richiesta tedesca è stata accolta in quanto inoppugnabile.
Il paese che ha dovuto riaccoglierne in maggior numero è l’Italia, che ha dovuto riprendersi un migrante espulso su tre. Rispetto al 2017 la quota dei migranti espulsi dalla Germania è salita nel 2018 dal 15,1 al 24,5%.
La pacchia è finita, ma per l’Italia.

(da “il Sole 24 Ore”)

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CATANZARO, CORI E FISCHI CONTRO SALVINI PER TUTTO IL COMIZIO: “BUFFONE, VATTENE, IL SUD NON DIMENTICA”

Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile

INVECE DEL BAGNO DI FOLLA HA TROVATO TRECENTO CONTESTATORI, STRISCIONI ALLE FINESTRE E HA CHIUSO IN FRETTA IL COMIZIO

Fischi, cori, slogan contro il ministro dell’Interno, in una città  tappezzata di cartelloni e striscioni che lo invitano ad andare via. Arrivato a Catanzaro da capo politico della Lega per un comizio elettorale in vista delle prossime europee, Salvini non è stato accolto solo da militanti e simpatizzanti del Carroccio, ma anche da una protesta per nulla simbolica. E che ha infastidito non poco il ministro dell’Interno che sperava nel consueto bagno di folla.
Nonostante i tentativi di arginare la protesta lontano dal palco dominato dal gigantesco cartello “Prima gli italiani”, i manifestanti sono riusciti comunque a raggiungere piazza prefettura. E con cori, slogan e fischi hanno visibilmente disturbato il ministro, che non ha per nulla gradito l’accoglienza che gli è stata riservata.
“Sento delle zanzare, delle mosche” ha detto dal palco. E poi “anche per questo al governo ci stiamo occupando di educazione e regole. No a 50 sfigati dei centri sociali”. In realtà , i manifestanti erano molti più di 50. E oltre a militanti dei centri sociali, in piazza c’erano anche centinaia di studenti e persone comuni, più una folta rappresentanza di vigli del fuoco, arrabbiati “perchè questo qua non si deve permettere di utilizzare la nostra divisa per i suoi spot”.
Una protesta organizzata da Usb, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista e Anpi, cui si sono spontaneamente aggregati cittadini e gente comune, che per tutta la durata del comizio non hanno dato tregua al ministro.
Lui, inizialmente ha tentato di far finta di niente, ma proteste e cori hanno coperto spesso il suo breve intervento, e la cosa – è palese – non gli è andata giù.
“Mi hanno insegnato che quando non sei d’accordo, tu ascolti e parli dopo o ti togli dalle palle” ha urlato arrabbiato alla folla che lo irrideva.
Ma la folla non ha dato peso alcuno alle sue parole e ha continuato a contestare. E lui non ce l’ha fatta ad ignorarli “a qualcuno – ha gridato inviperito – non farebbe male qualche mese di servizio militare”.
Ma i manifestanti hanno solo iniziato ad urlare ancora più forte e a scandire “Porti aperti”.   E Salvini, ancora una volta, infastidito ha risposto: “Chi sceglie la Lega in Calabria fa una scelta precisa cioè che in Calabria vengono prima gli italiani”
Ma la piazza è tornata a coprire con cori e urla le sue parole. “Buffone, torna a casa tua” e “Il Sud non dimentica” gli slogan più gridati.
La più pesante bordata di fischi è arrivata invece quando Salvini ha indossato una sciarpa del Catanzaro calcio.
Visibilmente infastidito, il ministro sbotta “qui cari compagni dei miei stivali non ci sono fascisti ma italiani orgogliosi di essere italiani”. Ma le sue parole sono state coperte da nuovi slogan e urla.
E lui, seccato, ha perso staffe e aplomb ed è andato decisamente per le spicce, chiudendo   ben prima del previsto il proprio intervento.
“E voi andate a fare il volontariato prima di rompere le palle qua. Hasta la victoria siempre e un bel barcone per il Venezuela per tutti, via, sciò” sbotta.
Poi si concede per i selfie di prammatica e dà  istruzioni per fare la fila . “Per le foto si entra da là , senza spingere, piano piano e facciamo tutto per tutti” dice ai suoi fan che si assiepano sotto il palco. Ma forse con la paura di qualche contestazione o beffa ulteriore, dopo quelle incassate negli ultimi giorni, c’è.

(da agenzie)

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