Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile
APPROVATO ALL’UNANIMITA’ IN SEDE LEGISLATIVA
Matteo Salvini oggi li considera il male. Ma solo 3 anni fa il suo partito ha votato a favore della legge sui canapa shop. A confermarlo, resoconti parlamentari alla mano, è Giuseppe Brescia, del M5s, presidente della commissione Affari Costituzionali alla Camera.
“I canapa shop sono legali grazie alla legge 242/2016. Una legge votata all’unanimità nella scorsa legislatura addirittura in sede legislativa, cioè senza passare dall’aula, sia alla Camera e al Senato”, ricorda Brescia.
“Tutto è partito da una proposta di legge M5S. Secondo alcune ricerche accademiche, grazie a questi negozi lo spaccio di marijuana e hashish è diminuito. E allora chi vuole davvero combattere la droga?”, dice ancora il deputato, polemizzando con la posizione di Salvini.
Salvini ha annunciato di voler chiudere i negozi di cannabis light, e ha anche chiesto al senatore M5S Mantero di ritirare la sua proposta di legge sulla liberalizzazione della cannabis in Italia: “Non è nel contratto di governo e non voglio lo Stato spacciatore”, ha detto Salvini.
Di Maio ha subito controbattuto: “Dire di essere contro la droga è come dire di essere per la pace nel mondo, siamo tutti d’accordo: più controlli fa meglio è, nessuna volontà di non sostenere il ministro dell’Interno nella lotta alla droga. Controlli, per carità , e immagino anche lotta alla mafia”, ha detto il capo politico del M5S.
(da TPI)
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Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile
I CALCOLI DELLA CORTE DEI CONTI
Due o tre milioni di euro di danni. Questo è costato l’occupazione dello stabile in via
Napoleone III da parte di Casapound, secondo i calcoli della Corte dei Conti oggi illustrati da Repubblica Roma. L’inchiesta aperta dai pm di viale Mazzini riguarda il palazzo di via Napoleone III all’Esquilino, quartier generale di CasaPound: il movimento di estrema destra lo ha occupato alla fine del 2003. L’edificio occupato, utilizzato in passato dal Ministero dell’Istruzione, è di proprietà del Demanio dello Stato ma per anni i vari enti dello Stato si sono rimpallati la titolarità della gestione dell’immobile, senza rinnovare un’iniziale richiesta di sgombero.
Oggi, spiega Lorenzo D’Albergo, è il momento della resa dei conti e della conta delle rese: il blitz è costato tra i due e i tre milioni di euro che potrebbero essere chiesti ai dirigenti del Demanio e del Miur:
Il ministero dell’Istruzione è stato l’ultimo ad aver avuto in gestione il bene.
Peraltro con la responsabilità di non aver denunciato per tempo l’occupazione, lasciando così naufragare un possibile processo ai danni dei militanti della formazione di ultradestra che ancora oggi abitano senza titolo in un immobile di proprietà dello Stato.
A un passo dalla chiusura dell’indagine contabile, con Demanio e Miur a cercare di scaricare l’uno sull’altro un fardello milionario, è saltato fuori anche l’impronosticabile: al civico 8 di via Napoleone, dove il logo in pietra di CasaPound si staglia a caratteri romani, vivono una maestra che lavora in un asilo comunale al municipio VIII e una dipendente del Cotral con il marito.
Con loro anche un impiegato del policlinico Umberto I.
Occupanti che in alcuni casi guadagnano abbastanza (dai 23 ai 27 mila euro l’anno) da potersi permettere un appartamento in affitto, pur con tutte le difficoltà che comporta cercarsi una casa a Roma, sul mercato immobiliare capitolino.
L’accertamento del danno erariale potrebbe portare l’edificio nella top 20 degli stabili da sgomberare, dopo 15 anni e mezzo di occupazione. Ma c’è di più:
Anche perchè l’occupazione va avanti da ormai 15 anni e mezzo. E non è detto che alla ventesima candelina non scatti la massima delle beffe: l’usucapione.
Chi ha utilizzato per 20 anni un bene altrui come se fosse proprio, alla luce del sole e senza subire azioni giudiziarie da parte del legittimo propriretario può tranquillamente dichiarare di essere il nuovo titolare dell’immobile. Un colpo che, senza l’intervento della Corte dei Conti e considerando i bisticci e le distrazioni quotidiane della politica, non sarebbe stato neanche poi tanto impensabile.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile
A FORDONGIANUS, IN SARDEGNA, UN CASO DI SOVRANISMO DEGLI SPORCACCIONI
In uno scontro culturale che, a dirla tutta, avrebbe potuto essere facilmente vinto, gli italiani hanno fatto come sempre la figura dei vandali davanti a un gruppo di turisti cinesi che aveva deciso di passare un giorno alla terme romane di Fordongianus, in Sardegna, un luogo incredibile in cui le antiche acque sulfuree regalano la possibilità di fare un bagno termale nel bel mezzo delle rovine dell’antico insediamento sorto nel I secolo avanti Cristo.
Ma proprio in questo paradiso di natura e storia, alcuni residenti sardi hanno scelto proprio le acque termali per lavare i piatti e le pentole sporchi del loro pic-nic, inondando di schiuma le acque termali e constringendo i turisti a uscire dalla vasca
I cinesi – che pure vivono in uno dei paesi più inquinati al mondo – si sono detti ‘scandalizzati’ dal comportamento degli italiani, che per tutta risposta hanno fatto spallucce e risposto “lo abbiamo sempre fatto, questa è casa nostra e possiamo fare quello che vogliamo”.
Molto maturo, molto patriottico verrebbe da dire, in questo periodo in cui ci si riempie la bocca di italianità . Per qualcuno, sembra, prima gli italiani significa che solo a noi è concesso di deturpare quel che resta del nostro paese.
I turisti, comunque, non si sono arresi e hanno chiamato i carabinieri, che hanno dovuto sedare quella che stava diventando una vera e propria rissa. Nessuno, alla fine, è stato sanzionato.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile
CALA DELLO’ 0,9% AZZERANDO IL TRIMESTRE PRECEDENTE, ADDIRITTURA DELL’1,4% RISPETTO A MARZO 2018
Poco meno di un mese fa il vicepremier e bisministro del Lavoro e dello Sviluppo
Economico Luigi Di Maio ci faceva sapere che «l’Italia spicca ancora una volta» perchè il nostro Paese era «la locomotiva nella produzione industriale di tutta Europa in questo momento».
Era quello che ci voleva dopo le battute di Conte sull’anno bellissimo e straordinario che ci si prospetta dinnanzi, tant’è che per settimane i 5 Stelle hanno ripetuto ovunque la storiella dell’Italia capofila in Europa per la produzione industriale.
Di Maio poi ci aveva spiegato che l’export italiano aveva segnato un record assoluto, un altro segnale secondo il vicepremier che il governo del Cambiamento stava davvero rimettendo in moto il Paese. Oggi sono usciti i dati ISTAT sulla produzione industriale di marzo e la locomotiva non c’è più.
Perchè l’Istat dice che a marzo 2019 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,9% rispetto a febbraio.
Non solo perchè — scrive l’Istituto di statistica — a marzo 2019 l’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dell’1,4% rispetto a marzo 2018 (pari al -3,1% dei dati grezzi).
Si tratta del calo congiunturale più importante dal novembre 2018. L’indice destagionalizzato mensile mostra un modesto aumento congiunturale solo per i beni strumentali (+0,1%); diminuzioni si registrano invece per i beni di consumo (-2,3%) e, in misura più lieve, per l’energia (-0,4%) e per i beni intermedi (-0,3%).
Cosa farà ora il governo? Dirà che in ogni caso le stime sulla produzione industriale del primo trimestre sono confortanti perchè l’Istat scrive che la produzione aumenta dell’1,0% rispetto al trimestre precedente.
Il problema è che questo dato (relativo alla produzione industriale di gennaio e febbraio) è praticamente azzerato dalla performance di marzo.
Questo significa che il M5S e Di Maio hanno cantato vittoria troppo presto, perchè la locomotiva italiana non sembra essere così lanciata e la performance del primo bimestre dell’anno è stata probabilmente frutto anche dell’effetto scorte dovuto alla ricostituzione dei magazzini.
Gli analisti inoltre ritengono che «effetti di calendario abbiano contribuito a “spostare crescita” dal 2° al 1° trimestre, con un trend di sostanziale stagnazione al netto della volatilità su base trimestrale». Insomma forse Di Maio dovrebbe mettersi a spingere la locomotiva invece che fare propaganda.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile
SHOW DELL’ATTORE CHE SI PRESENTA CON LA MAGLIETTA “PADANIA IS NOT ITALY” E URLA TRA GLI STAND “PADANIA LIBERA”… “IN ITALIA MANCA UNA DESTRA SERIA, SE ESISTESSE FAREBBE BENE ANCHE ALLA SINISTRA”
“Non si parla più di Padania libera. Dov’è finita la Padania, per la quale in tanti si sono sacrificati, non lavorando neanche un giorno della propria vita”.
Parte lo show, Pif diventa “un fiume in piena”, come lo definisce abbracciandolo una signora.
Secondo giorno di Salone del libro, Pierfrancesco Diliberto, presentatore, attore, regista, sceneggiatore, è a Torino per presentare “…che Dio perdona a tutti”, il libro, edito da Feltrinelli, che segna il suo esordio nel romanzo.
Inevitabile, visti gli attacchi reciproci del passato e il dibattito che ha preceduto l’inaugurazione della trentaduesima edizione della kermesse torinese, finire a parlare del Ministro dell’interno, Matteo Salvini.
Quasi un’invenzione dichiarata, vista la maglietta che ha scelto di indossare: verde con scritta bianca: “Padania is not Italy”.
“L’ho trovata su Amazon”, dice ai tantissimi, soprattutto ragazzi, che gli si stringono intorno. Prima aveva detto: “Visto che il pericolo è scampato ho pensato che posso ritornare a mettere magliette minchione”. Selfie, dediche, autografi,
“Padania liberaaaa” gridata a ogni scatto. “Sa – fingerà di scusarsi Pif con HuffPost – sono un cazzone, non sono una persona seria”.
È “quella leggerezza piena di contenuti”, come sospira una signora che si dichiara sua fan. L’antica arte di dire, celiando e col sorriso, cose pesantissime.
Molte bordate sono dirette a Salvini. “Ma io gli voglio bene – ci dice ridendo – lo inviterei a cena. Quasi quasi il giorno in cui non ci sarà mi mancherà ”.
Poco prima, seduto al divanetto dell’Arena Robinson, l’area allestita nel Salone del libro da Repubblica, Pif si era soffermato sulla linea che unisce i partigiani a coloro che hanno combattuto la mafia. Spiegando: “Dire che la lotta partigiana è di sinistra è storicamente falso. La stessa lettura si può applicare alla lotta alla mafia. Borsellino era di destra, Ayala è repubblicano”.
L’auspicio da uomo “di sinistra” è “che nel nostro Paese esista una destra che si sposti dal fascismo, che dica “il fascismo fa schifo”, che si sposti da Berlusconi. Sono convinto che destra seria possa far bene anche alla sinistra”.
Qui una critica alla sinistra: “Andare oltre significa rompere le regole che ci fanno comodo e ci fanno vivere bene. Per molti di noi, di sinistra, l’immigrazione è solo uno che mi vende le calze, fine. Così il problema non esiste più…”.
E a proposito di Europee “quelli che dicono “l’Europa non ci ascolta, in realtà in Europa a parlare non ci sono andati”.
La conclusione, mentre i fan gli si accalcano intorno, è tutta a suon di sfottò, rigorosamente modulati con voce e faccia seria, indirizzati ancora una volta ai leghisti. Si interromperà solo per abbracciare il magistrato Gian Carlo Caselli, di passaggio all’Arena Robinson.
Poi, di nuovo, “Padania libera“, ripeterà Pif distribuendo sorrisi e strette di mano – la Padania è un’altra nazione, che può vivere senza l’Europa. Il Salone del libro era padano fino a qualche anno fa. La capitale morale del Paese è Milano, non Roma ladrona”.
Dalla calca qualcuno grida: “Sei grande”. E lui: “Mi sento il ministro dell’interno, che vi devo dire…”.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile
SI MOLTIPLICANO LE PARODIE E GLI SFOTTO’ SULLA TELEVENDITA DELLA LEGA… INVITI A FARE SELFIE CON LUI PER RIDICOLIZZARLO
Torna a grande richiesta il Vinci Salvini, il grande concorso dedicato ai fan del Capitano. Il
funzionamento è identico a quello della scorsa edizione. I fan più attivi su Facebook, Twitter e Instagram accumuleranno punti per vincere favolosi premi messi in palio dallo staff della comunicazione della Lega.
Nell’ordine: un post con la propria foto sulle pagine social di Salvini, una telefonata con il ministro e infine per i più bravi anche la possibilità di prendere un caffè assieme al Capitano.
Salvini nel suo spot dice che con il concorso avremo tutti contro: «i giornaloni, gli intellettualoni, i professoroni, gli analisti, i sociologi» e ovviamente i rosiconi. Ma non importa perchè l’importante è vincere, prima online e poi alle elezioni del 26 maggio. E il Vinci Salvini serve proprio a questo. I partecipanti sono invitati ad essere i più rapidi a cliccare, mettere mi piace e retwittare.
Un sistema che serve per far sì che i contenuti pubblicati sui social dallo staff diventino rapidamente virali e riescano a scalare l’algoritmo di Facebook. Insomma, a vincere è sempre Salvini.
Anche perchè grazie al concorso la Lega ottiene una serie di dati e informazioni personali dei partecipanti ad esempio: nome, cognome, sesso, indirizzo di posta elettronica, Stato, comune e provincia di residenza ma anche il Facebook ID, il riferimento account Facebook, la data di nascita, il numero di cellulare, il riferimento account Instagram e il riferimento account Twitter.
Dati che serviranno non solo a distribuire i premi settimanali ma anche all’invio di materiale illustrativo, di aggiornamento sulle novità , iniziative e attività del Movimento (materiale informativo e comunicazioni di promozione elettorale e politica, informazioni su manifestazioni, incontri, assemblee, dibattiti, conferenze, convegni e simili, vendita di gadget, pubblicazioni o altro, attraverso l’invio di posta tradizionale, posta elettronica, sms, mms, piattaforme di messaggistica istantanea o attraverso contatti telefonici) e soprattutto all’elaborazione di statistiche per promuovere lo sviluppo e le attività del Movimento. Il movimento è la Lega, naturalmente.
Guardando il regolamento a quanto pare Luca Morisi, lo stratega della comunicazione della Lega punta a far crescere molto Salvini su Instagram perchè sono i like che “pagano” di più in termini di punteggio. Anche Twitter però ha un alto rendimento, a patto di retwittare i contenuti di Salvini. Un modo forse per cercare di vincere la battaglia a colpi di hashtag con Laura Boldrini che fino ad ora ha visto in netto vantaggio l’ex presidente della Camera.
Come già nella versione precedente del Vinci Salvini sono spuntate anche parodie e sfottò.
Una è quella segnalata da Federico Mello su Twitter e che circola sui social.
Si tratta di un invito a partecipare ad un Vinci Salvini un po’ diverso, informale. Diciamo più che è uno Sfotti Salvini visto che l’obiettivo è quello di sfruttare le numerose occasioni per scattarsi un selfie con il ministro a margine dei comizi per metterlo in imbarazzo.
Ci sono anche dei suggerimenti, ad esempio “prova a dargli un bacio gay”. Scopo del gioco pubblicare l’impresa sui social per ridicolizzare Salvini.
Approfittando del fatto che il video del Vinci Salvini sembra un po’ una televendita di quelle di Mike Bongiorno c’è anche chi come l’utente Poldo Scissionista ha pubblicato una serie di video parodia.
In un video ad esempio una televendita per delle poltrone (saranno quelle all’Europarlamento dove Salvini si è visto assai poco durante il suo mandato?) viene remixata con il video originale della seconda edizione del Vinci Salvini.
Ci sono tutti i riferimenti critici per la Lega dagli sconti sui diamanti al numero di telefono in sovrimpressione che ci ricorda di quei 49milioni di euro scomparsi dalle casse della Lega.
Chissà , magari invece che vincere un caffè gli italiani potrebbero vincere un rimborso e guadagnare anche un ministro dell’Interno che passi più tempo al Viminale.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile
STAVOLTA NON SONO ANDATI A BUSSARE ALLE PORTE… FISCHI E CONTESTAZIONI ANCHE AL COMIZIO, SALVINI E’ NERVOSO: NIENTE BACIONI AI ROSICONI MA “TOGLIETEVI DALLA PALLE”… IL VENTO STA GIRANDO, SI AVVICINA LA RESA DEI CONTI
Oggi Salvini è a Catanzaro in Piazza Prefettura per un comizio. Uno dei tanti di questa campagna elettorale che si protrae dal 4 marzo 2018.
L’accoglienza a quanto pare però non è stata delle migliori. Decine di cittadini hanno deciso di esporre lenzuola, cartelli e striscioni per far sapere al vicepremier che non è persona gradita in città .
Anche durante il comizio in piazza erano presenti numerosi contestatori, tenuti a debita distanza dal palco ma perfettamente visibili, e udibili.
Tant’è che i fischi e le grida di protesta non si sentono solo nel video pubblicato su Facebook da Potere al Popolo ma si distinguono anche nel video pubblicato sulla pagina del vicepremier.
Nessuna novità , perchè come Salvini ama ricordare spesso quando gioca a fare la vittima, ai suoi comizi ci sono sempre maleducati e rosiconi cui mandare abbracci e inviti a mangiare pane e Nutella.
«Taci, ascolti oppure ti togli dalle palle», ha detto questo pomeriggio Salvini.
Ben sapendo che quello sul palco e con il microfono in mano era lui e che gli altri non avrebbero certo avuto possibilità di partecipare ad un inesistente dibattito.
Non risulta invece che questa volta- a differenza di quanto accaduto a Salerno qualche giorno fa — la polizia sia intervenuta per far togliere gli striscioni appesi in giro per la città .
Forse non creavano i presupposti per quel “turbamento dell’ordine pubblico” o forse per questa volta si è pensato di non intervenire perchè erano troppi.
In questo caso sarebbe un precedente per una nuova tattica: non più uno striscione solo ma più di uno.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile
IL FRATELLO DELL’ATTIVISTA INVITA GIARRUSSO, AIELLO E SCHILLACI A TOGLIERE IL DISTURBO
“Siete al governo con i razzisti. Qui non potete stare”. Nel giorno del corteo per Peppino
Impastato gli amici e il fratello dell’attivista di Democrazia proletaria ucciso da Cosa nostra allontanano gli esponenti del Movimento 5 Stelle accorsi a Cinisi, in provincia di Palermo per commemorare il quarantunesimo anniversario dell’omicidio: ad allontanare la deputata regionale Roberta Schillaci e i parlamentari nazionali Piera Aiello e Mario Michele Giarrusso è stato prima il presidente del centro di documentazione “Peppino Impastato”, Umberto Santino, che ha chiesto “a tutti i politici” di lasciare la commemorazione al casolare teatro dell’omicidio, e poi il fratello di Impastato, Giovanni, che invece li ha fatti allontanare dal corteo.
“Quelle persone — ha detto alla fine del corteo Santino — non si erano mai fatte vedere qui, dunque si erano presentate solo per fare campagna elettorale. Spiace per Piera Aiello, la cui storia conosciamo tutti, ma loro sono al governo con i razzisti”.
Al corteo di ieri hanno partecipato circa 10mila persone, secondo le stime fatte nella serata di ieri dallo stesso Giovanni Impastato.
La manifestazione, partita dalla sede di Radio Aut a Terrasini, è arrivata davanti alla Casa memoria intitolata al militante di Democrazia proletaria e alla madre Felicia, morta nel 2004, due anni dopo la condanna all’ergastolo del boss Tano Badalamenti come mandante dell’omicidio.
Dopo la manifestazione si sono esibiti Antonio Di Martino, Corrado Fortuna, La Rappresentante di lista, Chris Obhei, Roy Paci, Christian Picciotto, Igor Scalisi Palminteri, Angelo Sicurella.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2019 Riccardo Fucile
IL LIBRO DI PADELLARO: NEGLI ANNI DEL TERRORISMO I DUE POLITICI DI DESTRA E SINISTRA FECERO PREVALERE LA TUTELA DELE ISTITUZIONI, NIENTE A CHE VEDERE CON LE CIALTRONATE DELLA CLASSE POLITICA ATTUALE
Giorgio Almirante, compostissimo, entrò nel palazzo in via delle Botteghe oscure a Roma, sede del Pci, in cui era stata allestita la camera ardente per Enrico Berlinguer.
Trentacinque anni fa, giugno 1984, quasi l’indicibile e impensabile in politica: il leader del Msi, partito di destra nato dalle ceneri della Repubblica di Salò, repubblichino egli stesso, per la sinistra “uno sporco fascista, un reietto, un rottame della storia”, andava a rendere omaggio al suo principale avversario politico, capo del Partito comunista più forte d’Occidente, morto dopo un comizio a Padova.
Antonio Padellaro ci racconta, oggi, che Almirante e Berlinguer ebbero 6 incontri privatissimi, quasi tutti però in Parlamento, tra il 1978 e il 1979.
Non sappiamo altro, sappiamo solo questo.
In verità , “Il gesto di Almirante e Berlinguer”, Paper first, 89 pp., 8 euro, serve all’ex inviato del Corriere della sera, ex direttore dell’Unità , fondatore ed ex direttore del Fatto Quotidiano, per fare un po’ di ordine, senza però seguire un vero e proprio ordine nel racconto, di quegli anni duri, difficili, ma anche “strani”- come racconta Padellaro-. Nei giornali la mattina si aggiornava la contabilità dei morti falciati dai terroristi. Il pomeriggio si chiacchierava amabilmente”. Un ordine personale, pubblico e politico.
Padellaro è paziente e lucido, senza mai alzate di tono, sulle miserie politiche del tempo presente. Quelle del libro sono folate nella storia politica di quarant’anni fa e nei suoi drammi, con citazioni apparentemente prive di significato, ma che servono a Padellaro per tenere il “suo” filo del discorso.
Demitizzare letture intrise di troppi clichè su fatti del passato, in particolare sul caso Moro, e parlare ai troppi vuoti frastuoni del presente. Il direttore (perchè resti sempre direttore anche quando non lo sei più operativamente) rivela nulla su Almirante e Berlinguer, e tantissimo.
Ma più di tante parole quel che importa è la scelta, il gesto, appunto.
Quando essere avversari politici non cancellava l’essere uomini avvolti da paure, ansie, per motivi diversi certo.
In cui, quel vedersi, quel parlarsi, immaginiamo anche, quei silenzi, ricomponevano le ragioni profonde di uno Stato, sotto i colpi del terrorismo rosso e nero.
“Pensate: due personaggi che hanno come principale strumento di lavoro la parola, ma che decidono di non fare parola, mai e per nessuna ragione sulle loro confidenze – scrive Padellaro-. Poichè, soltanto l’assoluta riservatezza avrebbe potuto, nelle loro intenzioni, produrre qualcosa di buono per il loro paese. Pensate ora al frastuono che oggi accompagna ogni inutile sospiro della politica che ci circonda”.
Ecco, Padellaro, che ne ha viste molte in cinquant’anni di giornalismo, tra i primissimi cronisti parlamentari, propone e invoca per il tempo presente un senso vero e autentico, mostrando come due mondi e uomini lontani avevano un filo comune, nonostante tutto, al di là dell’immaginazione.
Un filo, dei gesti necessari oggi per non restare solo con scetticismo e sarcasmo “che dominano
discorso pubblico”, come avverte il nostro illustre collega.
(da “Huffingtonpost”)
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