Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL SOLITO VIGLIACCO CHE MERITA DUE ERGASTOLI INVECE CHE UNO, NEANCHE LE PALLE DI CONSERVARE UN MINIMO DI DIGNITA’, UOMO DI MERDA
Stephan Ernst ora dice che è stato un errore, ma aveva pianificato da tempo il delitto. In Germania
fortissma la preoccupazione per la rinascita del terrorismo di destra.
L’assassino di Walter Là¼bcke, l’esponente della Cdu ucciso per aver difeso i migranti in Germania, si rammarica di quanto ha fatto.
Nella sua confessione agli inquirenti, secondo lo Spiegel, il neonazista Stephan Ernst ha detto che commettere quell’omicidio è stato «un errore», aggiungendo che pensava da tempo a come colpire Là¼bcke
Ernst, che ora è detenuto, era uno degli estremisti che che nel 2015 disturbarono l’assemblea al municipio in cui Là¼bcke aveva difeso l’accoglienza dei rifugiati, dicendo a chi contestava: «Coloro che non rappresentano questi valori possono lasciare questo Paese in qualsiasi momento».
Da tempo gli 007 e la polizia tedesca è preoccupata per la rinascita del terrorismo di destra e post nazista.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO DI STATO SOTTOLINEA: “IN QUALSIASI MANIERA”
«Io credo che la vita umana va salvata in qualsiasi maniera, ecco. Quindi quella deve essere la stella polare che ci guida, poi tutto il resto è secondario» Lo ha detto il Segretario di Stato della Santa Sede, il Cardinale Pietro Parolin, rispondendo ai giornalisti, a Potenza, a conclusione della Messa celebrata nell’ultima giornata della Festa del quotidiano Avvenire, riferendosi alla vicenda della nave Sea Watch3 della ong tedesca.
«Cerchiamo di sottolineare i segni di speranza che sono presenti, altrimenti come possiamo andare avanti?», ha poi detto il cardinale Parolin, salutando a Potenza una squadra di giovani rugbisti, a chi gli chiedeva un paragone con le difficoltà del mondo attuale e la necessità di affrontarle con forza.
«Qualche volta anche noi abbiamo bisogno di essere un po’ muscolosi – ha aggiunto, sorridendo verso i ragazzi – ma cerchiamo di lavorare o di remare tutti nella stessa direzione».
«L’unica risposta che oggi possiamo dare alle sfide del mondo presente è una testimonianza autentica di vita cristiana, un cristianesimo che vive le fondamenta degli atti di Dio, ma che poi sa tradursi anche in opere a favore della società . La testimonianza è la parola chiave dei cristiani di tutti i tempi».
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
QUESTI SONO DONNE E UOMINI VERI, NON CERTI IGNOBILI SPECULATORI
Ha sicuramente commesso un errore, ma è una capitana che si è presa la responsabilità di far
cessare le sofferenze che una legge ingiusta stava provocando a poveri cristi in fuga da guerra e torture
Così sono arrivate le scuse della Comandante della Sea watch Carola Rackete alla Guardia di Finanza, dopo quanto accaduto la notte scorsa sulla banchina del porto di Lampedusa: “Vi chiedo scusa, ma non era assolutamente nelle mie intenzioni venirvi addosso”, ha detto la ragazza al suo arrivo nella caserma della Finanza di Lampedusa
“La mia intenzione era quella di completare la mia missione, non certo di speronarvi”. E ha spiegato di avere agito così perchè ha seguito “l’addestramento che ha avuto per le manovre per entrare in porto” con quella nave da 600 tonnellate.
La risposta della Finanza
“Prendiamo volentieri atto delle scuse. Si è resa conto che ha causato un danno, ha riconosciuto, come si fa tra la gente di mare, di aver creato una situazione che non avrebbe voluto causare”. Lo ha detto il generale Alessandro Carrozzo, Comandante del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo, commentando le scuse di Carola Rackete, capitana della nave Sea Watch 3, per la collisione con una motovedetta delle fiamme gialle nel porto di Lampedusa.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
E’ ORA DI ARRESTARE IL SEQUESTRATORE DI PERSONE: QUANDO LA LEGGE NON VIENE APPLICATA IL POPOLO SI FA GIUSTIZIA DA SOLO, LA STORIA LO INSEGNA
E’ scontro diplomatico con la Germania, la Francia e il Lussemburgo mentre il premier Giuseppe Conte “non si pronuncia”.
Il primo ad intervenire è il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Mass: “Salvare vite umane è un dovere umanitario” dice al ministro dell’Interno italiano.
“Soccorrere vite umane – ammonisce poi Mass – non può essere criminalizzato”. “Tocca alla giustizia italiana ora chiarire le accuse”, conclude.
Dopo Berlino, un’altra capitale europea prende posizione contro la politica del Viminale ed è un nuovo fronte di polemica con il ministro dell’Interno.
“La chiusura dei porti è una violazione del diritto del mare”, dichiara il ministro dell’Interno francese, Christophe Castaner.
Dopo Berlino e Parigi, interviene anche il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, che dà la sua interpretazione giuridica del caso Sea-Wacht. “Carola Rackete sia rimessa in libertà ” è il suo appello contenuto in un post su Facebook indirizzato all’ “amico” e collega Enzo Moavero Milanesi.
“Salvare vite – dice poi – è un dovere e non può mai essere un reato o un crimine. Non farlo, al contrario, lo è”.
Asselbron è stato protagonista in passato di un violento scontro con Salvini, accusandolo di “usare metodi nazisti”. E ricordandogli a muso duro “di quando migliaia di italiani cercavano lavoro in Lussemburgo”.
Anche l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, bacchetta il suo alleato di governo per i toni violenti. “C’è della rabbia e lo comprendo – dichiara il capo politico 5S – capirla non significa alimentarla, perchè poi altrimenti la rabbia si trasforma in insulti violenti” che “vanno sempre condannati”.
Poi anche lui si affida alle decisioni della magistratura. “La capitana – aggiunge – verrà giudicata da giudici sulla base delle leggi dello Stato italiano”.
Francia: “Chiusura porti vìola legge del mare”
“È sbagliato affermare che l’Ue non ha dimostrato solidarietà con l’Italia” e comunque ora il governo italiano, con “la chiusura dei suoi porti in violazione del diritto internazionale del mare”, “sta assumendo soluzioni non concertate con i suoi partner europei”: così il ministro dell’Interno francese, Christophe Castaner, interviene nella crisi della Sea-Watch. In un lungo comunicato pubblicato sul sito del ministero, Castaner aggiunge che la Francia è disposta ad accogliere 10 migranti di quelli sbarcati nella notte a Lampedusa dalla Sea-Watch.
Anche il Gregorio De Falco, ex comandante della Guardia Costiera e senatore ex M5s che sin dall’inizio si è schierato dalla parte della ong, continua nella difesa della capitana della Sea Watch, richiamando la legge del mare: “Il comportamento di Carola Rackete, che approvo, è stato quello di una persona che ha piena consapevolezza del gravoso onere che incombe sul comandante di una nave soccorritrice di completare l’operazione di soccorso attraverso lo sbarco delle persone. Non è liberato dai propri obblighi finchè non porta a terra le persone, lo dicono le convenzioni internazionali che sono imperativi giuridici ed entrano nell’ordinamento a un livello superiore rispetto alle leggi ordinarie. Ecco perchè non c’è violazione di legge, tuttavia scriminate dalla sussistenza dello stato di necessità : a bordo c’è una emergenza, persone salvate dall’acqua che la nave deve portare in salvo”.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
“CI HA SCHIACCIATO VERSO LA BANCHINA MA POI PERO’ HA MOLLATO E CI HA PERMESSO DI SFILARCI”… LEI SUBITO DOPO HA CHIESTO SCUSA: “NON ERA MIA INTENZIONE VENIRVI ADDOSSO”
Parlano i cinque finanzieri che la scorsa notte erano a bordo della motovedetta 808 — una classe
800 di base a Crotone — che ha tentato, invano, di impedire alla Sea Watch, un bestione da 650 tonnellate, di attraccare al molo di Lampedusa,
Carola Rackete non voleva però “speronare“, come ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’unità delle Fiamme gialle. I finanzieri ci pensano un attimo prima di rispondere: “Lei voleva attraccare a tutti i costi, questo è chiaro. E noi abbiamo avuto fortuna ad avere il tempo di uscire da quella situazione ed evitare danni irreparabili“. Intanto, come apprende l’Adnkronos, al suo arrivo in caserma la stessa comandante ha detto: “Vi chiedo scusa, ma non era assolutamente nelle mie intenzioni venirvi addosso”. “La mia intenzione era quella di completare la mia missione, non certo di speronarvi“, ha chiarito Carola.
Salvini ha parlato di un atto di guerra, di un gesto criminale da parte della capitana: “Si è rischiato il morto”. I cinque uomini che erano a bordo sono più cauti anche se tutti sono consapevoli del rischio corso.
Quando c’è stato lo ‘scontro’ tra le due imbarcazioni, attorno alle 2 di notte, a bordo c’erano il comandante, il direttore di macchina, il motorista e due radaristi: due erano in plancia, uno a poppa e due a prua. In due, uno avanti e uno dietro, hanno tentato con le mani di allontanare la motovedetta dalla Sea Watch, in modo da guadagnare quel minimo spazio per sfilarsi e non rimanere incastrati con la banchina. Ci sono riusciti, anche se la 808 ha urtato parte del molo prima di svincolarsi.
“Avevamo tentato di fermarla più volte — racconta il direttore di macchina — prima ancora che entrasse in porto, quando ha messo la prua in direzione Lampedusa, e poi quando è arrivata in prossimità del molo, mettendoci di traverso. Ma il comandante non ha risposto all’alt, non ha voluto sentire ragioni e ha continuato a manovrare, venendo verso di noi“.
Una volta entrata in porto, di poppa, la Sea Watch ha cominciato ad avvicinarsi alla banchina commerciale dove solitamente attracca il traghetto che fa servizio con Porto Empedocle, l’unico posto dove una nave di 50 metri potesse fermarsi.
“Ci siamo messi a protezione della banchina — prosegue il racconto dei finanzieri — e la sea Watch si è avvicinata manovrando con le eliche di prua, spinta dal vento. Da bordo ci hanno detto ‘spostatevi’ e nient’altro, il comandante non ha fatto nulla per evitarci“. A quel punto la ‘toccata’ tra le due imbarcazioni è stata inevitabile. “C’è stato una sorta di movimento ‘elastico’, prima ci ha schiacciato verso la banchina e poi ha mollato. Solo in quel momento ci siamo potuti sfilare“.
Ma perchè non vi siete tolti di mezzo prima? “Perchè il nostro compito — rispondono a bordo — era quello di non far attraccare la nave che era priva di autorizzazione. Ed è quello che abbiamo fatto finchè abbiamo potuto. Poi ci siamo dovuti sfilare”
A terra ad assistere alla scena c’era un gruppo di sostenitori della giovane capitana e un altro gruppo, guidato dalla ex senatrice e sindaca di Lampedusa leghista Angela Maraventano. Per tenerli separati ed evitare tensioni sono dovute intervenire le forze dell’ordine. La nave è stata adesso portata dalla Finanza in rada a Licata, in Sicilia.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
OVVIAMENTE NESSUNA AUTORITA’ HA PENSATO A DENUNCIARE LEI E I SUOI ACCOLITI PER ISTIGAZIONE A DELINQUERE E MINACCE
Ha gridato davanti alla nave Sea Watch appena attraccata parlando di legalità , portando dietro di sè tutti i suoi sostenitori della Lega a Lampedusa.
Il suo nome è Angela Maraventano, ristoratrice e politica di professione, ex senatrice del Carroccio ed ex vicesindaco dell’isola e di Linosa.
Le sue urla chiedevano, quelle di stanotte, chiedevano legalità in una terra che — secondo lei — non ne ha più per colpa dei migranti.
Peccato che nel 2012 fu proprio lei a esser condannata per non aver versato quanto dovuto all’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Si trattava dei contributi di un suo dipendente che lavorava nel suo ristorante.
Legalità a giorni alterni, perchè dalla politica — lo sappiamo — non ci si può attendere coerenza.
§Ed è così che questa notte ha deciso di mettersi in mostra gridando la propria ribellione contro i migranti e la Sea Watch: «Non fate scendere nessuno perchè stasera ci scappa il morto», ha minacciato davanti alle telecamere l’ex senatrice ed ex vicesindaco leghista Angela Maraventano.
«L’Italia è stata invasa da questi», grida Angela Maraventano. Poi il richiamo all’atteggiamento illegale tenuto dalla capitana Carola Rackete: «Sono entrati in fretta e furia». Insomma, il richiamo alla legalità . Però, la fonte di queste accuse dovrebbe essere linda e pinta prima di poter giudicare gli altri, ma sulla sua testa c’è una sentenza di condanna nel 2012 per non aver versato 4.200 euro di contribuiti relativi a un dipendente che lavorava nel suo ristorante.
Inoltre la pasionaria Angela Maraventano salì agli onori della cronaca per aver proposto di annettere l’isola di Lampedusa alla provincia di Bergamo. Un’idea che non era frutto di una momentanea provocazione, ma che è stata portata avanti nel corso del tempo e riproposta in più occasioni.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
FORTE COI DEBOLI, VILE COI FORTI: RAPPRESENTA BENE DI CHI LO VOTA
“Giustizia è fatta” è questo lo slogan con il quale Matteo Salvini ha accolto l’arresto da parte della
Guardia di Finanza di Carola Rackete.
Alla violenza con la quale un Ministro dell’Interno si scaglia contro una trentenne che salva vite c’è da aggiungere un tassello che rende questa storia, se possibile, ancora più tragica: Matteo Salvini dall’alto del suo scranno urla e chiede la punizione della legge per gli altri ma quando si tratta di sè stesso invoca l’immunità parlamentare.
È la logica che Salvini applica da sempre, forte con i deboli, debole con i forti.
Come i suoi amici e finanziatori del gruppo Atlantia (i Benetton e Autostrade per l’Italia per capirci). Contro di loro si è scagliato il Movimento 5 Stelle all’indomani del crollo del ponte Morandi mentre Matteo Salvini faceva orecchie da mercante e se ne guardava bene dal prendere una posizione contro una famiglia a cui tutto il centrodestra deve tanto.
C’è poi il caso della Nave Diciotti. Il Ministro degli Interni è accusato di sequestro di persona e non appena le cose iniziano a mettersi davvero male Salvini fa una cosa che nessun cittadino comune potrebbe fare: invia una lettera al Corriere della Sera. Una lettera in prima pagina in cui invoca l’immunità parlamentare (che poi prontamente otterrà ) e lo fa senza avvisare gli alleati di governo.
Salvini è questo: “una tigre di carta”, un “guappo di cartone”, forte con i deboli, debole con i forti. Non una parola sui 49 milioni di euro sottratti dal suo partito; non una parola sulle collusioni tra parti della Lega e la criminalità organizzata; non una parola sui capi ultras arrestati per spaccio con cui amava farsi fotografare.
Nei suoi post c’è sempre e solo odio verso gli ultimi, i più deboli. Perchè sono quelli più facili da colpire, quelli che non hanno mezzi per difendersi. Uomini comuni, a volte anche con problemi psichiatrici, che vengono dati in pasto alla sua macchina della propaganda.
E così propaganda dopo propaganda si arriva alle urla rivolte alla capitana della Sea Watch in questo video: “Ti devono violentare”, “ti piace il c..o nero”. No Ministro, questa non è giustizia, è odio contro chi salva vite umane, è invocare allo stupro contro una donna. Ma anche stavolta lei non dirà nulla perchè questo è il ruolo che si è scelto: quello di chi sta dalla parte dei più forti e mai dei più deboli.
(da Fanpage)
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Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
CONTESTATA UN’ACCUSA CHE NON STA IN PIEDI.., CODICE “INAPPLICABILE A UNA NAVE STRANIERA, NON C’E’ SCRITTO”
Alla comandante Carola Rackete, arrestata in flagranza e adesso agli arresti domiciliari, viene contestato di aver violato l’articolo 1100 del codice della navigazione: “Resistenza o violenza contro una nave da guerra”.
Così recita: “Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La pena per coloro che sono concorsi nel reato è ridotta da un terzo alla metà “.
Una contestazione che ha già aperto un dibattito.
Per Gregorio De Falco, ex comandante della Guardia Costiera e attualmente senatore del Gruppo Misto, è un’accusa che non regge: “L’arresto di Carola Rackete è stato fatto per non essersi fermata all’alt impartito da una nave da guerra, ma la nave da guerra è altra cosa, è una nave militare che mostra i segni della nave militare e che è comandata da un ufficiale di Marina, cosa che non è il personale della Guardia di finanza. Non ci sono gli estremi”.
Per De Falco, “la Sea Watch è un’ambulanza, non è tenuta a fermarsi, è un natante con a bordo un’emergenza. La nave militare avrebbe dovuto anzi scortarla a terra”.
C’è poi un’altra questione giuridica. “Si può applicare una norma del nostro codice della navigazione a una nave straniera in assenza di espressa indicazione?”, si chiede l’avvocato Giorgio Bisagna.
Il legale, impegnato sul fronte della tutela dei migranti, dice: “Quando una norma si può applicare a una nave straniera, viene espressamente detto. E in questo caso, non ci sono specificazioni in tal senso”.
Bisogna ricorda un caso di quindici anni fa. La nave Cap Anamur forzò il blocco navale imposto dal governo Berlusconi, per impedire lo sbarco a Porto Empedocle dei naufraghi salvati.
Ci furono 15 giorni di stallo in acque internazionali. Poi, il comandante e il presidente della Ong Cap Anamur furono arrestati e la nave sequestrata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
“Dopo 5 anni – dice l’avvocato Bisagna – il tribunale di Agrigento ha assolto gli imputati per aver agito in presenza di una causa di giustificazione: avevano adempiuto un dovere, quello di salvare delle persone in mare”.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
NON DOVEVA ENTRARE NELLE ACQUE TERRITORIALI, NON DOVEVA SBARCARE NEANCHE A NATALE? E’ ARRIVATA SOTTO CASA ALLA FACCIA SUA E I MIGRANTI SONO SBARCATI (E RIMARRANNO IN ITALIA)
La vera missione compiuta, in termini di legalità e leggi approvate sarebbe dovuta arrivare oltre due
settimane fa: Sea Watch 3 ti chiede di entrare nel porto di Lampedusa (o in qualsiasi altro molto italiano), tu dai il via libera, fai sbarcare le persone a bordo, contatti i Paesi UE per la redistribuzione, poi lasci valutare ai giudici se sia stato commesso o meno un reato.
Ma il ministro dell’Interno ha preferito lo show mediatico attorno a questa vicenda
Per questo motivo non si capisce perchè Matteo Salvini (o chi per lui) debba esultare sui social gridando: «MISSIONE COMPIUTA».
C’è poco da esultare: nessuna delle sue indicazioni (quindi muscoli mostrati come un bodybuilder davanti allo specchio di una palestra vuota) è stata rispettata.
Partiamo dall’inizio. Matteo Salvini disse: «Non entreranno in acque italiane». Ovviamente, qualche giorno dopo, queste sue parole sono state accartocciate e spedite in un cestino con mossa cestistica.
Poi, dopo il primo boccone amaro, ecco la seconda presa di posizione con la faccia da duro: «Possono stare lì fino a Natale». Siamo già al 25 dicembre o ci siamo persi qualcosa?
Dal caldo torrido, forse, il calendario al Viminale deve segnare date sbagliate.
Poi la vena sul collo si fa sempre più evidente ed ecco arrivare la minaccia: «Schiereremo la forza pubblica».
Ed ecco che la capitana Carola Rackete forza i posti di blocco fino ad arrivare sotto casa.
«Missione compiuta», dice Matteo Salvini. Un tweet che conferma come la sua battaglia fosse contro Sea Watch e non nell’interesse dei migranti soccorsi.
(da Giornalettismo)
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