Giugno 7th, 2019 Riccardo Fucile
IL COMUNICATO ESILARANTE SULL’AUMENTO DEL GETTITO IRPEF E IVA DELL’8% QUANDO INVECE E’ IN TOTALE DEL 3,6%
Mercoledì scorso l’Agenzia delle Entrate ha comunicato che nei primi quattro mesi dell’anno il
gettito Irpef è salito del 3,2 per cento e quello Iva del 4,6 per cento.
E qualche giorno dopo è arrivato un comunicato congiunto di MoVimento 5 Stelle e Lega: “Abbiamo maggiori incassi di Irpef e Iva di quasi l’8 per cento”
Ora, però, come tocca spiegare a Marco Ruffolo su Repubblica, non funziona così:
Pierino all’esame di terza media consegna il compito con la risoluzione di un semplice problema di matematica: un fruttivendolo e sua moglie hanno due banchi di frutta al mercato. Nei primi quattro mesi dell’anno lui vende il 20 per cento in più; lei il 30 per cento in più. Quanto vendono in più in totale? Risposta: il 50 per cento. Matita blu dell’insegnante e Pierino è bocciato.
Basterebbe una scolarizzazione di base per sapere che l’aumento totale di Iva e Irpef non può essere dell’8 per cento (per la cronaca, è del 3,6).
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 7th, 2019 Riccardo Fucile
LA LEGA NON E’ RIUSCITA AD AGGREGARE NESSUNO AL GRUPPO, IL M5S E’ RESTATO DA SOLO
La naturale dimensione del successone di Lega e MoVimento 5 Stelle alle elezioni europee è certificato oggi da un articolo a firma di Francesca Basso sul Corriere della Sera, nel quale si racconta che entrambi i partiti hanno molti problemi a trovare una collocazione perchè gli eletti sono troppo pochi:
La Lega con i suoi 28 eletti ostenta sicurezza, ma l’alleanza sovranista di estrema destra lanciata dal vicepremier Matteo Salvini l’8 aprile scorso, sotto l’insegna dell’Europa delle nazioni e della libertà (Enf), non è riuscita ad allargare il fronte quanto avrebbe voluto.
Non ha convinto il Pis del leader polacco Jaroslaw Kaczynski, che per evidenti motivi storici non può condividere le posizioni filorusse di Salvini e dei suoi alleati Marine Le Pen del Rassemblement National (ex Fronte nazionale) e di Jà¶rg Meuthen dell’Alternative fà¼r Deutschland (AfD)
La Lega non è riuscita nemmeno a strappare Fidesz, il partito del premier ungherese Viktor Orbà¡n, dall’abbraccio del Ppe, che ha sospeso la formazione magiara prima delle elezioni. Anche il leader del Brexit Party, Nigel Farage, dopo un iniziale avvicinamento, si è tirato indietro.
Più critica la situazione del M5S: l’Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta) di cui ha fatto parte nella legislatura che si è chiusa ha perso gli esponenti francesi, polacchi e lituani oltre ai britannici di Farage.
I tentativi di alleanze prima delle elezioni non si sono concretizzati e ora il M5S sta valutando i gruppi in cui non ci sono già italiani e con affinità politiche. In base ai voti espressi a Strasburgo le maggiori vicinanze sarebbero con la sinistra (Gue) e i Verdi.
(da agenzie)
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Giugno 7th, 2019 Riccardo Fucile
“L’INTESA AVREBBE RESO PIU’ FRAGILE RENAULT”… “ELKANN NON MERITA CRITICHE, LUI VOLEVA CORRERE, NOI AVERE PIU’ GARANZIE, OGNUNO E’ RIMASTO FEDELE ALLA PROPRIA LINEA”
Dopo un Cda della Renault lungo e complicato, mercoledì sera, la Fca ha ritirato la sua offerta
di fusione. Chi è responsabile di questo fallimento?
“La Fca ha fatto la scelta di ritirare la sua offerta. È una scelta che rispetto. Questa operazione rappresentava una bella opportunità sul piano industriale. Questo resta vero. Ma lo Stato, azionista di riferimento della Renault, aveva fissato delle condizioni che dovevano essere tutte soddisfatte. Siamo stati chiari fin dal principio. Volevamo degli impegni sulla preservazione dei livelli occupazionali e dei siti di produzione in Francia. Chiedevamo anche garanzie sulla governance del futuro gruppo, e auspicavamo che partecipasse al programma sulle batterie elettriche. Ma la prima delle nostre richieste era che questa fusione avvenisse nel quadro dell’alleanza tra Renault e Nissan. Questo presupponeva che i rappresentanti della Nissan all’interno del consiglio d’amministrazione della Renault votassero a favore del progetto. Mercoledì sera, questa condizione non era soddisfatta: il nostro partner si sarebbe astenuto in caso di voto nel Cda della Renault. Avremmo potuto prendere più tempo per ottenere il loro sostegno, necessario per lanciare la fusione su basi chiare e solide. Tanto più che il mio viaggio in Giappone alla fine di questa settimana, per il G20 dei ministri economici, mi permetteva di proseguire le discussioni con i nostri partner giapponesi. La Fca ha fatto una scelta diversa”.
Un voto mercoledì sulla proposta della Fca serviva semplicemente ad aprire una nuova fase di discussioni. Questo lasciava tempo per proseguire il negoziato con la Nissan senza uccidere il progetto…
“In un’operazione di questa portata, dove sono in gioco centinaia di migliaia di posti di lavoro, più di 30 miliardi di euro di capitalizzazione di Borsa, tecnologie di avanguardia, non possiamo permetterci il lusso di avere qualcuno che non è pienamente convinto. Se alcuni partner esprimono delle reticenze, si può star certi che il progetto fallirà . Non volevamo prendere nessun rischio, nè per l’alleanza con la Nissan nè per la Renault. L’alleanza tra Renault e Nissan esiste da vent’anni. È uno degli elementi chiave del rafforzamento della Renault, cioè del nostro strumento industriale. La Renault sono circa 4 milioni di veicoli prodotti. Nissan e Mitsubishi, circa 7 milioni. Questa alleanza ci ha permesso di creare delle sinergie sulle piattaforme, di fare la corsa in testa sul piano delle tecnologie a bordo e dei veicoli elettrici. Prendersi il minimo rischio di indebolirla sarebbe stato irresponsabile”.
Questo fallimento rimette in discussione il ruolo di Jean-Dominique Senard alla testa della Renault?
“Jean-Dominique Senard ha la mia fiducia”.
Lei insiste sul rafforzamento dell’alleanza. Ma bisogna essere in due a volerlo e la Nissan dall’inizio dell’anno oppone resistenza agli sforzi di Jean-Dominique Senard. Non è stato un errore dare così tanto peso al gruppo giapponese nel negoziato fra la Renault e la Fca?
“L’azionista pubblico ha mostrato la sua lealtà verso il partner giapponese e la sua costanza nelle scelte strategiche fatte vent’anni fa. La lealtà e la costanza contano, anche nel mondo degli affari. Tuttavia, le cose non possono rimanere così. La governance attuale dev’essere più efficace e più rispettosa degli equilibri fra i due partner. Gli sviluppi tecnologici devono essere accelerati”.
Il fallimento delle trattative con la Fca non rischia di rendere più fragile la Renault, subordinando per di più la sua capacità di movimento strategica alla buona volontà della Nissan…?
“La Renault ha delle carte importanti! La Renault è una casa automobilistica solida, che è un passo avanti a tutte le altre nei veicoli elettrici, che possiede dei marchi forti, dalle auto economiche come la Dacia o la Lada fino alle auto sportive prestigiose come l’Alpine. E la Renault è in una situazione finanziaria sana. Quello che avrebbe reso più fragile la Renault sarebbe stato impegnarsi in un’operazione senza basi chiare, trasparenti e solide”.
La sua posizione però è paradossale: lei afferma che il ruolo dello Stato non è quello di gestire imprese commerciali, ma al tempo stesso il governo è onnipresente nel dossier Renault.
“Perchè lo Stato è l’azionista storico della Renault. Che cosa avrebbero detto se avessimo svenduto gli interessi industriali della Francia? Che cosa avrebbero detto se non avessimo tenuto contro delle preoccupazioni del nostro partner giapponese? La situazione attuale è che lo Stato possiede il 15 per cento della Renault. E deve assumersi le sue responsabilità “.
Non aveva nessuna stretta al cuore, all’idea che la Renault, l’antica Règie Nationale, potesse passare sotto il controllo di una società olandese?
“Quello che mi fa stringere il cuore è quando vedo delle fabbriche che chiudono e dei lavori nell’industria minacciati. E per garantire un futuro solido alla Renault e ai dipendenti della Renault, che siano a Clèon, a Sandouville o altrove, bisogna portare a termine la rivoluzione tecnologica in corso. Continuo a sostenere che questa operazione era un’opportunità industriale. Avere una sede in Olanda era un’idea che si poteva contemplare, considerando che la Francia conservava una sede operativa che copriva l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. Guardate l’Airbus, che è uno straordinario successo. La sede sociale è ad Amsterdam. Ma la sede dello sviluppo aeronautico è a Tolosa”.
John Elkann, il presidente della Fca, è stato troppo intransigente e troppo goloso?
“John Elkann ha svolto il suo ruolo di presidente della Fca. Aveva la libertà di ritirare la sua offerta. Lui voleva andare avanti rapidamente, mentre noi volevamo prenderci più tempo per mettere in sicurezza un progetto che poteva avere impatti industriali e tecnologici considerevoli. Ognuno è rimasto fedele alla sua logica, nessuno merita critiche”.
Il matrimonio tra Renault e Fca non è andato in porto. Quello tra Psa e Fca è possibile?
“Ci saranno dei movimenti di concentrazione nell’industria automobilistica nei mesi e negli anni a venire. È indispensabile per finanziare gli investimenti nei veicoli elettrici, autonomi e connessi, che sono quantificati in decine di miliardi. Non sono al corrente di nuove operazioni”.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 7th, 2019 Riccardo Fucile
CARLOTTA SAMI (UNHCR): “IN 24 ORE 700 PERSONE ALLA DERIVA NEL MEDITERRANEO”
La Asso 25, la nave commerciale che ieri pomeriggio ha salvato 62 migranti nel Mediterraneo, sbarchera’ a Pozzallo.
La destinazione e’ stata comunicata dalla Guardia costiera al comandante che ieri sera aveva cominciato a fare rotta verso Lampedusa.
La nave, rimorchiatore di appoggio alle piattaforme petrolifere off shore, e’ stata coinvolta ieri pomeriggio per dare soccorso ad un gommone che sembra fosse stato avvistato gia’ mercoledi da alcuni aerei in perlustrazione senza che pero’ alcun mezzo navale intervenisse.
I migranti a bordo erano riusciti a mettersi in contatto con il centralino Alarm phone mentre erano in zona Sar maltese ma nessuno sarebbe andato in loro soccorso e avrebbero passato la notte in mare.
I 62 a bordo della Asso 25 erano a bordo di una delle tante imbarcazioni fatte partire mercoledì dai trafficanti libici, tre delle quali con 370 persone salvate dalla Marina maltese, altre riportate indietro dai libici intervenuti quando alcuni erano già in acqua.
E Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, denuncia:” 700 persone alla deriva in 24 ore nel Mediterraneo. Non parliamo per decenza di pull factor. Nessuna Ong puo’ essere presente. E ancor peggio nessun sistema di soccorso. Stiamo perdendo vite umane e l’esperienza preziosa di anni di salvataggio che rendevano onore a chi li faceva’.
Non sono ancora chiari i contorni di questo salvataggio di cui e’ stata informata la sala operativa della Guardia costiera di Roma. Che questa mattina ha finalmente dato l’indicazione di dirigersi verso Pozzallo
E’ la prima volta, dall’emanazione delle direttive Salvini, che una nave commerciale soccorre migranti e li sbarca in Italia.
Del nuovo caso ieri sera era stata informata la Procura della Repubblica di Agrigento ma adesso la competenza passa a Ragusa.
(da agenzie)
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Giugno 7th, 2019 Riccardo Fucile
SCENDE IN STRADA INVECE CHE CHIAMARE LA POLIZIA O SPARARE IN ARIA E UCCIDE UNO DEI MALVIVENTI CHE STAVA FORZANDO LA SARACINESCA
Furto con sparatoria, nella notte, a Pavone Canavese, alle porte del quartiere San Bernardo di
Ivrea.
Secondo le prime ricostruzioni il tabaccaio, che abita sopra il locale, ha sentito dei rumori ed è sceso armato.
Di fronte ai tre uomini muniti di palanchino, ha fatto fuoco, sparando sette colpi, dalla soglia della tabaccheria e colpendo al petto la vittima, un incensurato.
La sparatoria è avvenuta poco dopo le 3 in via Torino. Sarebbero stati sparati sette colpi. La vittima è un uomo originario della Moldavia. I due complici sono riusciti a scappare. Il tabaccaio è stato indagato per eccesso colposo di legittima difesa.
Questa mattina l’uomo, il 67enne Marcellino Iachi Bovin (detto “Franco”), è stato ascoltato in Procura a Ivrea ed è indagato per eccesso colposo di legittima: si è avvalso della facoltà di non rispondere.
(da agenzie)
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Giugno 6th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO CATANIA E AGRIGENTO, SI MUOVE ANCHE LA PROCURA DI PALERMO, IL CERCHIO SI STRINGE: NEL MIRINO ATTI E DIRETTIVE… SULLA SEA WATCH C’ERANO ANCHE MINORI
Sono almeno tre le procure italiane che stanno indagando sul Viminale e le procedure con cui ripetutamente sono state ostacolate le operazioni di soccorso e sbarco dei migranti alla deriva nel Mediterraneo.
Matteo Salvini si aspetta un nuovo avviso di garanzia da Catania. Ma stavolta a investigare c’è anche la procura di Palermo
I reati ipotizzati nell’indagine dei magistrati del capoluogo isolano non sono noti.
Ma di certo la polizia giudiziaria ha acquisito gli atti del ministero dell’Interno e quelli del ministero delle Infrastrutture per il caso della Sea Watch, arrivata a Lampedusa dopo il soccorso di 65 persone salvate il 15 maggio, poi sequestrata e infine dissequestrata dalla procura di Agrigento.
A bordo c’erano anche dei minori, la cui tutela è affidata al Tribunale dei minorenni di Palermo
A rivelare l’esistenza dell’indagine non sono fonti della magistratura, ma il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto. Rispondendo alla richiesta di accesso agli atti depositata il 21 maggio, gli uffici ministeriali spiegano di non poter fornire la documentazione relativa al caso e neanche la copia delle comunicazioni interne alle autorità italiane perchè «l’evento in parola è oggetto di indagine da parte della procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo e, pertanto, sui relativi atti sussistono le limitazioni all’accesso».
L’avvocato Alessandra Ballerini aveva chiesto per conto dell’Associazione Diritti e frontiere (Adif), la consegna del «contenuto dei provvedimenti emessi e delle comunicazioni trasmesse, a far data dal 15 maggio scorso, da parte del ministero dell’Interno, ovvero, del ministero delle Infrastrutture», in riferimento al «divieto di approdo delle nave nei porti italiani».
I migranti vennero poi fatti sbarcare su ordine della procura di Agrigento, che aveva aperto un’inchiesta indagando il comandante della nave umanitaria, che aveva disobbedito all’ordine di non avvicinarsi ai porti italiani, accertando poi che l’equipaggio non aveva commesso alcun reato e aveva agito nell’interesse delle vite umane.
Mentre il tribunale dei ministri di Catania procede con l’inchiesta su un altro episodio avvenuto a gennaio tra Siracusa e Catania, ancora una volta con la Sea Watch al centro degli strali del ministro dell’Interno.
In quella occasione, come rivelato da Avvenire pochi giorni dopo, avvennero una serie di anomalie e omissioni a danno dei minori non accompagnati. I magistrati etnei hanno già interrogato alcuni funzionari, tra i quali il capo di Gabinetto di Salvini, e i riscontri finora ottenuti sembrano confermare il contenuto delle inchieste giornalistiche su cui, inizialmente, aveva indagato la procura di Roma che poi aveva trasmesso gli atti in Sicilia.
Nel mirino della magistratura ci sono anche le ultime due direttive di Salvini: quella del 15 aprile con al centro la Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Human, e quella del 15 maggio emanata subito dopo il salvataggio effettuato da Sea Watch.
(da “Avvenire”)
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Giugno 6th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO ITALIANO ERA INFORMATO… “NESSUNO SI OCCUPA DI POLITICA INDUSTRIALE, MANCA UNA VISIONE, RESTANO SPETTATORI INERMI”
Nel governo francese, a iniziare da Emmanuel Macron, la proposta lanciata da Fca per una
fusione con Renault era conosciuta da tempo.
Prima cioè del 27 maggio, quando è stata resa pubblica. E tutti avevano detto sì
Sapeva tutto anche il governo italiano, che è però rimasto disallineato e soprattutto impotente.
E proprio perchè tutti sapevano e soprattutto nessuno aveva sollevato obiezioni, l’atmosfera era positiva. Anche perchè tutti, spiegano le stesse fonti, erano a conoscenza anche del fatto che si stava parlando di un memorandum of understanding non vincolante, qualcosa insomma di amichevole, non per questo poco serio, ma sicuramente meno perentorio, in termini di conseguenze, di un vero e proprio accordo. Questa tipologia di memorandum ingloba in sè anche la possibilità per uno dei due contraenti di dire grazie e arrivederci, la cosa non ci interessa più.
Le richieste dello Stato francese erano: una sede operativa in Francia, garanzie stringenti su occupazione e siti industriali, un posto per il governo nel consiglio di amministrazione della società che sarebbe nata dalla fusione e la poltrona dell’amministratore delegato.
Quando mercoledì il consiglio di amministrazione di Renault ha messo nero su bianco la strategia del rinvio pensata dal governo francese, i piani alti di Fca hanno deciso che era arrivato il momento di ritirare la proposta.
Giovedì mattina la comunicazione pubblica, accompagnata a metà pomeriggio dal commento del presidente di Fca, John Elkann, illustrato in una lettera inviata ai dipendenti
Oltre alle parole di Elkann lo confermano fonti vicine al gruppo, che mettono in evidenza come oramai la strada sia compromessa. Quel che poteva essere non sarà più.
La storia recente aiuta a comprendere quanto il fattore politico, sul fronte francese, abbia sempre condizionato le relazioni economiche tra i player dell’automotive.
E il ruolo dello Stato in Italia? Meglio del governo gialloverde? Secondo quanto riferiscono fonti di governo, il management di Fca ha informato i rappresentanti dell’esecutivo fin dall’inizio, tenendoli costantemente aggiornati sull’evoluzione della trattativa con Renault.
Ci sono stati contatti telefonici con Luigi Di Maio, in qualità di ministro dello Sviluppo economico, e con Giovanni Tria.
Una volta informato cosa ha fatto il governo? Dal 27 maggio a oggi Di Maio si è limitato a dire che la situazione era sotto monitoraggio, ma non risultano interventi di dialogo o pressione, al di là della direzione auspicata, nei confronti del governo francese.
D’altronde i 5 stelle, di cui Di Maio è il capo politico, non hanno nascosto la loro contrarietà a un atteggiamento interventista in questa partita
Il dato dell’incapacità del governo italiano di giocare un ruolo in questa vicenda è evidente. Lo dicono le opposizioni, i sindacati, ma lo dicono anche le mancate azioni. Giuseppe Berta è ritenuto il massimo storico dell’industria automobilistica in Italia. Spiega chiaramente al nostro giornale questa sfaccettatura: “Il governo è assente. Di Maio non parla mai di politica industriale, ma solo di welfare, di reddito di cittadinanza. Chi si occupa di politica industriale? Non c’è una visione, ma solo interventi quando magari c’è una crisi aziendale. Nella cultura dei 5 stelle, così come in quella della Lega, non c’è una persona che abbia la strumentazione adattata per questo. Non c’è nessuno che si occupa delle politiche delle imprese”.
Non è una novità secondo Berta perchè “con eccezione del piano industria 4.0 di Calenda, l’Italia non ha una politica industriale da tempo”, ma le partite si giocano oggi e soprattutto in tempi strettissimi, come ha dimostrato la storia di Fca-Renault. E il governo è rimasto alla finestra. Spettatore inerme di dinamiche ideate e alimentate a Parigi.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 6th, 2019 Riccardo Fucile
SANDRO GOZI, REFERENTE DI EN MARCHE, SPIEGA LE VERE RAGIONI SULLA MANCATA FUSIONE FCA-RENAULT … E SMETTIAMOLA DI FARLA PASSARE COME UN ATTO “SOVRANISTA” DI MACRON CONTRO I BENEFATTORI DI FCA (SOCIETA’ APOLIDE CON SEDE IN OLANDA), MACRON VOLEVA GIUSTAMENTE GARANZIE SULL’OCCUPAZIONE DEGLI OPERAI FRANCESI
Sandro Gozi, che idea si è fatto del fallimento delle trattative tra Fca e Renault?
Premessa: non dispongo di informazioni particolari sull’operazione, che è stata preparata in vari mesi di lavoro serio. Dal mio punto di vista, generale, andava senza dubbio nella direzione giusta: creare un grande campione dell’auto europeo e globale, per puntare sopratutto su forti sinergie e maggiori efficienze tra grandi gruppi, scommettendo sulle nuove tecnologie verdi e elettriche e apertura di nuovi mercati. E poi avrebbe avuto un valore simbolico forte di rilancio della cooperazione Franco-italiana, a prescindere dalle vicende strettamente politiche. Cooperazione in cui credo fortemente e per cui vedo grandi spazi in Europa e senza la quale è difficile pensare ad un vero rilancio europeo.
Chi ha sbagliato? Macron europeista convinto ma in economia è nazionalista: vede contraddizioni in questo?
È una lettura superficiale, anche se capisco che possa funzionare molto bene in Italia. Perfetta per Twitter e talk show… Il governo francese, azionista col 15% di Renault, aveva indicato quattro priorità tipiche di qualsiasi stato azionista. Renault ha già un’alleanza con Nissan, e questo era il quadro in cui l’alleanza andava fatta. Andavano tutelati i posti di lavoro e i siti industriali già presenti in Francia. Cioè il governo francese fa il suo mestiere, a differenza di quello italiano che su questi temi mi sembra un poco distratto, per usare un eufemismo. È stata poi richiesta una Governance equilibrata tra FCA e Renault. E su questo, dobbiamo capire se gli equilibri richiesti corrispondessero veramente alla due realtà industriali. Poi veniva richiesta la partecipazione del nuovo colosso dell’auto che sarebbe emerso all’iniziativa sulle batterie elettriche lanciata da Francia e Germania: cioè al più importante progetto industriale europeo degli ultimi anni, necessario per recuperare il grave ritardo che abbiamo accumulato rispetto a cinesi e coreani. Sembra che l’accordo fosse stato trovato. Ma rimaneva da convincere Nissan e per questo era necessario altro tempo. D’altra parte, immagino che FCA abbia tenuto conto dei suoi interessi industriali e dei suoi stakeholder. Per un’operazione di questa portata è necessaria piena fiducia reciproca e garanzie di una gestione aziendale molto fluida. Forse queste condizioni sono venute a mancare dal punto di vista di FCA.
Fca si è ritirata: sono i limiti di un’azienda alla fine apolide?
Non credo. Anche perchè con l’attuale governo italiano, talmente screditato sulla scena europea e internazionale, meglio agire da soli anche per imprese italiane al 100%…
Lo Stato italiano poteva toccare palla?
Ripeto: certamente non questo governo. E tanto meno l’attuale Ministro dello Sviluppo economico, che peraltro non mi sembra neppure che si sia accorto di questa operazione, se non a cose fatte… Poi mi sembra che l’attività “diplomatica” del Presidente Elkann sia stata veramente impeccabile, da manuale.
Se non ora, in passato quando Fiat era ancora italiana?
In passato il rapporto tra Stato e Fiat è stato fortissimo. Ma ora siamo ormai in un’altra epoca. Peraltro, anche in questi giorni, la borsa sta premiando FCA e non Renault…Io spero comunque che in futuro questa collaborazione possa ripartire.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 6th, 2019 Riccardo Fucile
IRONIA E SDEGNO PER L’ULTIMA USCITA DI SALVINI… IMPAZZA LA RISPOSTA: “FIGLIO TUO? MEGLIO ESSERE ORFANI”
Matteo Salvini in comizio a Foligno ha detto di essere il padre di 60 milioni di italiani. Le
reazioni della rete smentiscono “l’esame del Dna”: no, non tutti gli italiani vogliono essere figli del leader della Lega
Da “Meglio orfani” alla “paghetta settimanale”. Il web risponde con #60MilioniMenoUno
Nel corso dell’ultimi anno ha detto di esser stato votato da 60 milioni di italiani, di rappresentare il pensiero di 60 milioni di italiani e di combattere le battaglie di 60 milioni di italiani.
Già così potrebbe bastare, ma mercoledì dal palco dell’ennesimo comizio elettorale in vista dei ballottaggi (questa volta a Foligno) Matteo Salvini ha ‘rivelato’ di essere il padre di 60 milioni di italiani. Forse un po’ troppo.
E sui social è nato l’hashtag #60MilioniMenoUno perchè, a quanto pare, nessuno vuole essere figlio di Salvini.
«Se mio figlio ha fame e mi chiede di dargli da mangiare e Bruxelles mi dice ‘No Matteo, le regole europee ti impongono di non dare da mangiare a tuo figlio’, secondo voi io rispetto le regole di Bruxelles o gli do da mangiare? Secondo me viene prima mio figlio, i miei figli sono 60 milioni di italiani — ha detto Matteo Salvini in comizio a Foligno -».
A parte che potrebbe destinare a chi ha fame intanto i 49 milioni sottratti dalla Lega, la dichiarazione di paternità non è piaciuta a molti.
L’ironia si è mischiata allo sdegno per parole così azzardate di un uomo, Matteo Salvini, che continua a ergersi protagonista di tutte le faccende che coinvolgono gli italiani, auto-celebrandosi come il deus ex-machina dei pensieri e della volontà dei cittadini.
Quel numero, 60 milioni di italiani, non rientra neanche in quel 34% di elettori (quindi aventi diritto al voto, al netto dell’astensione alle ultime Europee) che lo ha votato il 26 maggio.
E nonostante la cruda e fredda matematica, il leader della Lega ora si è affibbiato anche l’onere del padre degli italiani.
Ma su Twitter l’hashtag #60MilioniMenoUno è in testa alle tendenze.
Una mozione d’onore va al tweet scritto da Dario Ballini che richiama l’attenzione del Telefono Azzurro per le «molestie» (ovviamente morali e psicologiche) subite da ‘Papà Salvini’.
Un post che vale più di mille parole, non per quanto scritto, ma per il nome che ha deciso di adottare per l’occasione: ‘Meglio orfani’.
(da agenzie)
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