Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile
MAXI SANZIONE PER LE AZIENDE DA 2.000 A 13.000 EURO… TRANQUILLI CHE POI IL GOVERNO FARA’ UN BEL CONDONO
Lavorano in nero tra Bellagio e Canzo, nel Comasco, ma contemporaneamente da aprile a
giugno hanno anche beneficiato del reddito di cittadinanza.
I finanzieri della compagnia di Erba li hanno scoperti nell’ambito di una serie di controlli che hanno portato alla luce varie irregolarità e in totale sei lavoratori in nero.
I due cittadini italiani che percepivano anche il sussidio sono stati denunciati alla Procura di Como e rischiano da uno a tre anni di carcere.
A carico dei datori di lavoro, invece, sono state applicate le sanzioni amministrative che prevedono, nel caso di impiego di lavoratori percettori di reddito di cittadinanza, una sanzione aggravata non sanabile che va da un minimo di 2.160 euro ad un massimo di 12.960 euro.
Attraverso le banche dati, i finanzieri hanno potuto rilevare che i due lavoratori in nero, residenti entrambi nel Comasco a Valbrona e Bellagio, avevano appunto richiesto il reddito di cittadinanza ottenendo un sussidio del valore complessivo di 2.310 euro per i mesi di aprile, maggio e giugno.
I due responsabili sono stati denunciati appunto per violazione dell’art.7, comma 2 del dl sul reddito di cittadinanza, norma che sanziona con la reclusione da uno a tre anni l’omessa comunicazione della variazione del reddito o del patrimonio nonchè di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile
SE SALVINI SI FA DIFENDERE DA ROMEO L’ERGASTOLO E’ ASSICURATO … INVECE CHE RISPONDERE NEL MERITO IL CAPOGRUPPO DELLA LEGA PARLA DEL NULLA
Il populismo non è solo quello sui social, ma oggi è entrato di diritto nei palazzi italiani del potere.
Al termine dell’informativa di Giuseppe Conte sui presunti finanziamenti russi alla Lega — per cui è indagato l’ex collaboratore di Salvini, Gianluca Savoini — sono intervenuti i vari gruppi parlamentari a Palazzo Madama.
Dopo gli interventi di Pier Ferdinando Casini e di Dario Parrini (Pd) è stato il turno della Lega che ha parlato attraverso la voce del Capogruppo del Carroccio a Palazzo Madama. Il suo intervento è stato condito da hashtag populisti per, come si dice a Roma, ‘buttarla in caciara’ al grido di «E allora Bibbiano?». E non solo.
Nessuna parola su Gianluca Savoini — che ha ricoperto per anni il ruolo di consigliere e collaboratore di Matteo Salvini -, nessun commento sull’intercettazione pubblicata da BuzzFeed e sull’inchiesta de L’Espresso.
Niente da dire — se non l’invito alla stessa solerzia per parlare di altri temi — al presidente Giuseppe Conte che oggi ha informato il Senato dopo le richieste del Pd (che, però, erano rivolte al leader della Lega).
Solo il solito richiamo alle «fantasie» prima di virare dritto verso i soliti proclami che, nelle ultime settimane, hanno strumentalizzato una terribile vicenda come quella di Bibbiano.
«E allora Bibbiano», ha detto Massimiliano Romeo. E giù con le solite argomentazioni che girano sui social e fomentati da questa strumentalizzazione politica di una orribile vicenda che di politico non ha nulla, se non un sindaco (Pd) indagato per abuso d’ufficio solo per l’assegnazione di una stanza. Quindi non per le vessazioni e le violenze psicologiche ai danni dei minori.
Il secondo tema da caciara è stato «E allora il PCI?», riferendosi ai vecchi fondi dell’Unione Sovietica versati al Partito Comunista Italiano negli anni ’70.
Secondo la Lega, il Pd non può chiedere chiarimenti sulla vicende Lega-Russia perchè in loro c’è un peccato originale dei loro padri.
Se valesse questo discorso, però, molte delle persone presenti tra gli scranni di Palazzo Madama non dovrebbe essere lì seduta. E invece lo è.
Poi il riferimento ai 49 milioni e ai soldi che il Pd ha versato per salvare l’Unità . Insomma, un mix di tante cose che non hanno un minimo collegamento, condito da risate e atteggiamenti sbruffoni con il solo obiettivo di fare quel che fa il proprio leader: non chiarire il ruolo della Lega nella questione che vede coinvolto Savoini.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile
SIA PER LA POSIZIONE SULLA TAV DI CONTE MA ANCHE PERCHE’ NON DOVEVA ESSERE CONTE MA SALVINI A RISPONDERE
I senatori del M5S sono usciti dall’Aula quando il premier Giuseppe Conte ha iniziato il
suo intervento sui presunti fondi russi alla Lega.
La protesta, ha spiegato il senatore pentastellato Michele Giarrusso, è legata “alle dichiarazioni di Conte sulla Tav”.
Poi arriva un comunicato del MoVimento 5 Stelle che cambia le carte in tavola: in un comunicato i grillini fanno sapere che rispettano il ruolo di Conte ma non doveva essere lui a venire in Senato a parlare dei rubli alla Lega da Mosca.
“Ribadiamo il nostro rispetto per il presidente Conte, ma oggi non era lui a doversi presentare nell’Aula del Senato per rispondere all’informativa sul caso Russia-Lega”, scrive quindi il MoVimento 5 Stelle in una nota, di fatto cambiando le carte in tavola rispetto a quanto dichiarato da Giarrusso che chiamava in causa le scelte sull’Alta Velocità .
Secondo l’agenzia di stampa AGI le due motivazioni sono entrambe valide:
In molti hanno abbandonato l’Aula di palazzo Madama proprio nel momento in cui ha preso la parola il premier Conte sul ‘caso Savoini’. “Non dovevamo esserci noi in Aula ma la Lega. Non doveva esserci Conte ma Salvini”, spiega un senatore del Movimento 5 stelle. Sulla stessa lunghezza d’onda un altro senatore: “E’ la Lega che deve fare chiarezza, non Conte”.
La vicenda delle dichiarazioni di Conte in realtà è stata concordata con Luigi Di Maio, che ieri ha subito risposto al video del presidente del Consiglio chiedendo un voto in Parlamento e ben sapendo di non avere i voti necessari per vincerlo.
Questo è stato il modo del MoVimento 5 Stelle di ammettere una sconfitta politica. Che viene ampiamente sottolineata a Palazzo Madama: “Una parte dei suoi non sono rispettosi, mi riferisco ai banchi vuoti M5s alle mie spalle che sono un fatto politico di prima grandezza che non si può minimizzare come se questo fatto non esistesse”, dice in Aula il senatore Casini subito dopo l’intervento del premier Conte sui presunti rapporti della Lega con la Russia.
“Un uccellino — aggiunge — mi ha detto che è arrivata una comunicazione ai senatori M5s per chiedere di uscire dall’Aula“.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile
BAGARRE ALLA CAMERA, I CINQUESTELLE LASCIANO PER PROTESTA L’AULA, LEGA CON L’ACQUA ALLA GOLA… PARRINI (PD): “SALVINI MINISTRO DELLA FUGA E DEL TRADIMENTO”
“Gianluca Savoini non riveste e non ha rivestito alcun incarico come consulente di membri del governo” e alla cena del 4 luglio con il presidente Putin, come aveva scritto Repubblica, era stato invitato su richiesta di Claudio D’Amico, consigliere di Matteo Salvini.
Sono le 16.35 quando il premier Giuseppe Conte prende la parola al Senato su Moscopoli. “Confermo che la partecipazione del signor Savoini all’evento del pomeriggio del 4 luglio scorso- il Forum italo russo organizzato in occasione della visita di Vladimir Putin, ndr – ha dato luogo alla sua partecipazione automatica ai seguiti come per tutti i partecipanti del forum” ha aggiunto Conte, e ancora: “La visita a Mosca del 17 e del 18 ottobre è stata organizzata direttamente dal ministero dell’Interno, con la partecipazione all’assemblea di Confindustria Russia, a cui ha partecipato anche Savoini. Inoltre risulta presente in una missione ufficiale a Mosca del 15-16 luglio 2018 a seguito del vicepremier Salvini”.
“Non ho ricevuto informazioni dal ministro competente” chiarisce ancora Conte nella sua informativa. Conte aggiunge: “Nessun membro del governo si è discostato dalla linea di adesione alla Nato. Nessuna forza politica avrebbe potuto imprimere rapporti internazionali in forza dei rapporti intrattenuti con altre forze politiche di altri Paesi”.
“Se oggi sono qui davanti a voi, è in ragione del mio ruolo e del fatto che nutro profondo rispetto che nutro nei confronti di quest’Aula. Non mi sono mai sottratto al confronto con voi. Da questo consesso ho ricevuto la fiducia per l’incarico di presidente del consiglio e in questo consesso tornerò ove maturassero le condizioni per la cessazione anticipata del mio incarico” aveva esordito Conte, con i banchi 5S semivuoti.
Il premier ha anche ricordato che su Moscopoli c’è un’inchiesta aperta dalla Procura di Milano dove, “come noto, Savoini risulta tra gli indagati”. La conclusione della sua informativa Conte la riserva al futuro: “Mi adopererò perchè tutti i miei ministri e gli altri membri del governo vigilino con massimo rigore affinchè negli incontri governativi siano presenti solo ed esclusivamente persone accreditate ufficialmente che siano tenute al vincolo della riservatezza. Questo per avere la massima garanzia che le informazioni riguardante l’attività di governo siano gestire con la massima cura”.
Per il Pd parla di Dario Parrini che attacca il convitato di pietra, Matteo Salvini, definendolo “il ministro della fuga e del tradimento” e ricostruisce i punti che restano oscuri nel caso Moscopoli, dicendo a Conte “che D’amico non merita di stare un minuto di più nel suo incarico perchè si è macchiato di una colpa grave come quella di aver spinto imprenditori italiani a investire nel Donbass in violazione di accordi internazionali”.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile
L’AMBASCIATORE RUSSO SCRIVE A SALVINI E IL PREFETTO VIETA ASSEMBRAMENTI DAVANTI ALLA RAFFINERIA RUSSA
I sovranisti che alla fin fine si dimostrano servi dei veri potenti. 
E così oggi sappiamo che il duro e puro ministro dell’Interno Salvini, tra un Savoini, un viaggio a Mosca e un osanna a Putin, accettava di buon grado le richieste dell’ambasciatore russo in tema di ordine pubblico.
Che poi, detta in soldoni, voleva dire che la Russia non voleva proteste e manifestazioni davanti ai suoi stabilimenti.
La Russia ordina, Salvini esegue e il prefetto di Siracusa ci mette faccia e firma: così Luigi Pizzi ha subito dopo vietato manifestazioni di protesta nei varchi di ingresso degli stabilimenti del polo industriale di Priolo (Isab/Lukoil, Sasol, Sonatrach, Versalis e Sasol) che – diceva dopo aver ricevuto l’indicazione di Salvini – hanno determinato difficoltà e rallentamenti sia per i dipendenti sia per i mezzi pesanti
Il prefetto ha disposto quindi il divieto di “assembramenti di persone e/o di automezzi” davanti alle portinerie degli stabilimenti industriali Isab/Lukoil, Syndial, Versalis, Sonatrach e Sasol, nel rettilineo della Ss114 e nei punti nevralgici della rete stradale urbana ed extraurbana da adesso e fino a settembre 2019.
Peccato che ora spunti il retroscena: una lettera dell’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov a Salvini che con toni molto affabili e amichevoli chiedeva che i lavoratori non rompessero le scatole agli interri russi.
Pugno duro contro cortei e manifestazioni che sono poco gradite alla Russia. Intanto le scuse non mancano, perchè ogni protesta o blocco tecnicamente può essere vietata per motivi di ordine pubblico.
Poi se lo chiede l’uomo di Mosca, allora si fa di corsa.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile
IN CENTRO A MILANO L’ESIBIZIONE DI UN RAZZISTA LEGHISTA CONTRO DUE RAGAZZE
A Milano in via Vittor Pisani Rukaia, una volontaria che raccoglieva fondi per una Onlus, è stata insultata e oltraggiata da un passante che si è dichiarato “leghista” e “salviniano“. Mentre lavorava nella raccolta fondi, racconta lei, ha cominciato a inveire contro una sua amica dicendo che i venezuelani sono come “i neri” e poi è passato a lei, dicendo che la ragazza avrebbe dovuto affondare con i barconi o “bruciare vivi”
Nel video si sente il tizio che dice: “Sono leghista e salviniano e non sei del mio colore, se non sei del mio colore per me… io ho tre appartamenti in centro a Milano e va’ a da’ via el ciap…”; poi aggiunge: “I negri devono bruciare vivi”.
MilanoToday ha sentito la ragazza che si è presa gli insulti dal “salviniano”: “Queste cose non dovrebbero accadere, lo denuncerò sicuramente — spiega Rukaia — Le sento sin da quando sono bambina, ma quando si esagera allora anche io perdo la pazienza. Si deve vergognare, è una persona che non sta bene. Nessuno si deve permettere di giudicare una persona dal colore della pelle”.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile
PREOCCUPAZIONE PER IL CORTEO DI SABATO, CI SARANNO PROBLEMI DI ORDINE PUBBLICO”
Il premier Conte “dimostra di non conoscere la determinazione dei No Tav”. E’ quanto si
legge in un post di area No Tav in cui si riprendono le dichiarazioni di ieri del presidente del Consiglio che sulla Torino-Lione ha detto che non farla costerebbe più che realizzarla.
“Non sa quanto costerebbe, non lo sa nessuno”, si legge tra l’altro nel messaggio “ma sa perfettamente che il debito pubblico aumenterebbe”.
E ancora “sa che creerà un problema di ordine pubblico” e “sa che la Torino-Lyon non serve a nulla”. “Conosce perfettamente il rapporto costi/benefici” prosegue il messaggio, “ha ben chiaro che perderà tanti voti e rispetto politico ma dimostra di non conoscere la determinazione dei No Tav”, conclude il post.
E rincara la dose Alberto Perino, storico leader No Tav in Val Susa: «La tensione in Valle c’è sempre stata e la decisione del premier Conte non cambia niente nemmeno da quel punto di vista. Quello che però voglio dire a tutti è che facciano attenzione perchè se pensano di inasprire le sanzioni e la repressione fanno un grande errore. Se vogliono fare dei martiri in Valle si ricordino che i martiri possono essere molto pericolosi».
Le dichiarazioni dei No Tav aumentano la preocupazione per la manifestazione contro la Torino – Lione prevista per sabato e che deve concludere il tradizionale campeggio estivo No Tav “Alta felicità ” a Venaus.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA: “C’E’ UNA LISTA CON I NOMI DELLE PERSONE DA FARE FUORI E LA POLIZIA RUSSA NON MUOVE UN DITO”
“Ci sono due elementi che colpiscono molto riguardo l’omicidio di Elena Grigoryeva: il primo è il fatto che Elena sia stata uccisa a San Pietroburgo, una città dal respiro europeo e tendenzialmente aperta; il secondo è che il nome di Elena era su un lista nera di un sito russo minacciava esplicitamente l’attività di alcuni attivisti Lgbt. La polizia russa ha bannato il sito la scorsa settimana ma non ha cercato gli autori. Questo provoca molto timore negli altri attivisti i cui nomi erano su quella lista”.
A parlare è Yuri Guaiana, attivista per i diritti Lgbt, nel 2011 è stato nominato segretario nazionale dell’associazione Radicale Certi Diritti.
L’11 maggio 2017 si stava recando alla procura generale di Mosca per consegnare le firme raccolte con una petizione contro il trattamento degli omosessuali in Cecenia, ma fu stato fermato dalla polizia russa che lo portò in caserma insieme agli altri quattro attivisti ai quali si accompagnava.
Yuri riporta a TPI il sentimento degli amici attivisti russi dopo la morte di Elena Grigoryeva, uccisa dopo essere stata accoltellata otto volte e infine strangolata. Il corpo della 41enne è stato ritrovato da un passante domenica 21 luglio a San Pietroburgo, a un centinaio di metri di distanza dalla sua casa.
In passato Elena aveva denunciato più volte di aver ricevuto attacchi omofobi e minacce ma non le era stata data alcuna protezione. L’attivista lgtb uccisa in russia era in una lista nera.
“Ho sentito subito gli amici attivisti in Russia per far loro le condoglianze, per sapere se stavano bene e quale fosse la loro sensazione. Quello che ha colpito è come questo omicidio sia avvenuto proprio a San Pietroburgo che è una delle città più europee della Russia, non parliamo della Cecenia, questo porta a grande timore”.
Cosa vuol dire essere giovani e gay in Russia oggi, qual è la situazione attualmente?
La situazione è peggiorata. Non è una novità . Elena è la prima a essere stata uccisa. Ci sono stati altri episodi. A gennaio del 2018 un attivista era stato ucciso all’ingresso della propria casa, esattamente con Elena. Adesso siamo arrivati a due casi di uccisioni e assasini brutali. La cosa grave è che Elena è stata minacciata online e offline, è stata oggetto di violenze, costantemente denunciate alla polizia, ma le atuorità non ha mai fatto nulla.
Quanto interessa ha la polizia ha proteggere queste persone?
Questo è il punto. Preoccupa l’atteggiamento delle autorità anche in Cecenia. Lo Stato tende a guardare dall’altra parte. La polizia non fa nulla per proteggere la vita degli attivisti. È stato aperto un caso, è stato arrestato un sospetto per l’omiciio di Elena. Non è detto che venga aperto un caso con l’aggravante dell’odio. Ma per dare un quadro completo della situazione, la cosa più grave secondo me e gli attivisti riguarda il sito che si chiama “la sega”, dove era comparsa una lista di attivisti e attiviste con sotto una chiarissima minaccia di morte.
E la polizia?
Non c’è un’indagine per prendere le persone che hanno fatto queste gravissime minacce. Elena era su questa lista. Il sito è stato oscurato una settimana fa. La stessa associazione di Elena, e altre come “Coming out” hanno ricevuto aggressioni. A questo punto diventa veramente inquientante. Se cominciano ad ammazzare chi era su quella lista e la polizia non fa nulla c’è da preoccuparsi. Sembra chiaro che le autorità russe non fanno tutto quello che dovrebbero per proteggere gli attivisti. La Russia è un paese dove oppositori, giornalisti vengono imbavagliati. Questo è il contesto. Ci preoccupa molto.
E le leggi?
È arrivata una condanna della corte europea dei diritti dell’uomo sulla legge sulla propaganda ma non c’è stato alcun riscontro. Il problema è che le leggi hanno fomentato questo odio.
Qual è il clima?
Alcuni degli attivisti che conosco sono su quella lista. Il clima è molto teso, hanno paura. Altri attivisti sono stati minacciati molte volte, la paura che c’è riguarda questa lista che è stata oscurata. Hanno iniziato ad ammazzare le persone che stavano su quella lista. Gli episodi si susseguono con frequenza maggiore e con escalation di violenza. La sensazione di non essere al sicuro è sempre più forte.
(da Tpi)
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Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile
“MOSCA INTERFERI’ IN MODO VASTO E SISTEMATICO NEL VOTO USA”
Il rapporto sul Russiagate non esonera Donald Trump ed evidenzia una interferenza della
Russia nelle elezioni americane “vasto e sistematico”.
È quanto detto dall’ex procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller, nel corso della sua attesissima testimonianza alla Commissione Giustizia della Camera.
Mueller ha respinto l’affermazione di un “totale esonero” del presidente nelle sue indagini. “Non è quello che il mio rapporto dice”, ha detto, sottolineando che Donald Trump potrebbe essere incriminato a fine mandato, ma di non aver trovato prove sufficienti della colpevolezza di Trump nella cospirazione con i russi e ha sottolineato che cospirazione e collusione non sono sinonimi.
Donald Trump, ha aggiunto poi, rifiutò di farsi interrogare dal suo team; non ha collaborato nonostante il team del procuratore avesse spiegato agli avvocati del presidente che la sua testimonianza sarebbe stata “vitale” per l’inchiesta.
Nessuna risposta invece alle domande sulle origini delle indagini del Russiagate e sul dossier Steele (redatto da un ex spia britannica).
Mueller ha detto anche che non commenterà alcuna azione presa dall’attorney general William Barr o dal Congresso. “La nostra indagine ha scoperto che il Governo russo interferì nelle nostre elezioni in modo vasto e sistematico” ha poi detto l’ex procuratore speciale del Russiagate.
(da agenzie)
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