Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DEGLI INTERNI TEDESCO ATTACCA SALVINI: “CHE SENSO HA VIETARE OGNI VOLTA LO SBARCO QUANDO SI SA CHE DEVE FARLI SCENDERE TUTTI?”
La Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta per accertare le condizioni igienico-sanitarie dei migranti che si trovano nel pattugliatore Gregoretti, ormeggiato al pontile Nato della Marina militare nella rada di Augusta.
Al momento nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati.
Il procuratore Fabio Scavone, che ha sentito a lungo il comandante della Gregoretti, ha incaricato tre consulenti in malattie infettive di effettuare un’ispezione.
“Stiamo verificando le condizioni delle persone a bordo, dopo l’esito dell’ispezione potremmo trarre delle conclusioni”, dice Scavone.
Sulla Gregoretti si trovavano 135 migranti soccorsi in mare: un nucleo familiare composto da quattro persone è sbarcato a Catania. Ieri sera sono stati fatti scendere i 15 minori.
“Attualmente vi sono quindi 116 persone a bordo che ad esempio utilizzano un solo bagno. Alcuni lamentano dei fastidi fisici. Dobbiamo accertarne l’entità “, aggiunge il magistrato. Oltre ai tre medici sono saliti a bordo anche i carabinieri del Nas.
Seehofer punge Salvini: “Che senso ha far aspettare le navi?”
“Che senso ha mettere sempre in atto la stessa procedura se finisce sempre che i migranti scendono a terra?”. È la domanda che il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ha rivolto a Matteo Salvini riferendosi al caso della Gregoretti.
“Voglio evitare – ha continuato Seehofer – che si ripeta ogni volta lo stesso schema, con una nave con i migranti che aspetta 8 o 14 giorni davanti alle coste italiane e il ministro dell’Interno italiano che non vuole che scendano a terra. Ma finisce sempre che scendono comunque a terra, vuoi perchè i migranti collassano, si ammalano o ci sono donne incinta”.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
LA REALTA’ E’ UNA MAGGIORANZA CHE VA AVANTI SENZA UN PERCHE’
In un paese normale, ce ne sarebbe già abbastanza per far scorrere i titoli di coda su una legislatura
che va avanti senza un vero perchè.
E invece già si intuisce quale sarà la prossima inutile pagliacciata, che andrà in scena, con grande passione, quando il Senato la prossima settimana sarà impegnato a discutere le mozioni sulla Tav.
Attenzione: le mozioni non “vincolano” il Governo, perchè l’opera si farà come ha ben spiegato il premier. Il che rende il tutto piuttosto inutile.
Ma, nell’intenzione dei 5 stelle, dovrebbero servire a “coprire” l’ennesima Caporetto identitaria. Per la serie: noi in Parlamento ci siamo espressi contro l’opera, l’ha votata il partito degli affari e del cemento, quindi non abbiamo perso la purezza. Ragionamento assai debole quando il presidente del Consiglio ha già chiuso il dibattito, ma nell’era in cui la Comunicazione è l’unico Dio, la mossa è pensata quantomeno per ridurre il danno e salvare l’apparenza, quando tutto è perso, compreso l’onore.
Bene, queste le premesse. Adesso uno spettacolo già di per sè piuttosto singolare, diventa davvero incredibile. Perchè la Lega fa sapere che non presenterà una sua mozione a favore della Tav. Si sottrae cioè al gioco, visto che non serve a niente, questa la motivazione.
E fa sapere che voterà “contro” le mozioni “no Tav” dell’alleato, mentre si asterrà su quelle “pro Tav” delle opposizioni.
Il senso politico di questa storia è facilmente intuibile (nelle intenzioni), ovvero quello di uno schiaffo (l’ennesimo) ai 5 Stelle: fate quello che volete, tanto l’opera si fa sia se la vostra mozione passa, sia se non passa. Comunque.
Ed è un modo per certificare l’inutilità dell’alleato (e del Parlamento), con la stessa protervia di quando è stata snobbata la richiesta, avanzata da Roberto Fico a Matteo Salvini, di riferire in Aula sul Russiagate.
Ce n’è già abbastanza, tornando alla Tav, perchè le opposizioni si alzino, se ne vadano facendo mancare il numero legale, dicendo “vedetevela voi”.
E perchè, nel gioco d’Aula, facciano ciò che suggerisce la logica, svelando la pagliacciata.
Se si astengono, succede questo, numeri alla mano: passa la mozione dei 5 Stelle che sono il gruppo più numeroso. E a quel punto va in scena l’incredibile: un partito di maggioranza (la Lega) che vota contro la mozione dell’altro partito di maggioranza (M5S) dicendo che lo fa “perchè sull’opera è d’accordo con Conte”, il Parlamento che si pronuncia “politicamente” per il no alla Tav, dunque contro il presidente del Consiglio.
In altri tempi, uno scenario da crisi di governo che magari non ci sarà neanche questa volta, come non c’è stata la settimana scorsa quando sul Russiagate il premier si è trovato a parlare di fronte ai banchi vuoti del suo partito.
Ma comunque un fatto politico di prima grandezza, che rende plastica lo stato di crisi di fatto in cui versa il governo.
La portata di questa eventualità in queste ore è avvertita anche da chi è piuttosto indifferente al rapporto politico tra Parlamento, di cui è stata più volte certificata l’inutilità , e Governo.
È per questo che il capogruppo pentastellato Stefano Patuanelli ha confidato a qualcuno dei suoi: “Noi alla nostra mozione non possiamo rinunciare, ma se la Lega non ce la boccia assieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia è un serio problema politico”. Ecco. Voi capite la situazione: i 5 stelle confidano che, nel gioco d’Aula, Pd e Forza Italia contribuiscano a bocciare la loro mozione, abdicando al ruolo che opposizioni degne di questo nome dovrebbero esercitare: fare politica e, innanzitutto, provare a far cadere un Governo chiedendo a Conte di salire al Colle qualora passasse in Parlamento una mozione contraria alla linea del Governo sulla Tav.
Non è invece una speranza peregrina quella di Patuanelli, conoscendo come vanno le cose dentro i gruppi parlamentari del Pd e Forza Italia, che vivono un’eventuale crisi con lo stesso entusiasmo con cui i tacchini vivono il Natale.
In fondo la storia di questa legislatura è anche la storia di un’opposizione compiacente — Forza Italia che più volte è stata indulgente con l’“alleato Salvini”, votando “i provvedimenti che erano nel programma di centrodestra” – e di un’altra opposizione, il Pd, che al Senato è ancora al traino di Renzi, gioiosamente impegnato a “compattare” gli avversari per dimostrare che sono “la stessa cosa” e a dividere il suo partito.
Sia come sia, il senso di tutto questo resta quello di una legislatura che assomiglia a una tela slabbrata, che prosegue senza che nessuno sappia dove realmente vuole andare: senza un vero perchè, dicevamo, per andare avanti ma senza neanche un vero perchè per interromperla, che non sia la paura di andare a casa da parte chi uscirebbe dimezzato dalle urne.
Il delirio sulla Tav, il nuovo rinvio a settembre dell’Autonomia, l’incertezza sul dossier europeo: tutti fili di una tela sfilacciata.
In un’orgia di tatticismo e propaganda, in cui tutto viene risucchiato da una baruffa quotidiana che oramai non fa più titolo, ma non si capisce più quali siano i criteri di decisione e di indirizzo da parte del Governo, come nel caso del commissario europeo, il cui nome ancora non c’è, a due mesi dal voto e a due giorni dall’incontro del premier Giuseppe Conte con la neo-presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen.
Perchè, in fondo, Salvini si è disinteressato al dossier preferendo incassare un paio di ministri in Italia e coltivare consapevolmente quell’isolamento europeo che gli consente di porsi come estraneo all’Europa “di Macron, della Merkel e dei tecnocrati”. Poco importa se l’Italia incasserà un ruolo di seconda fascia, nel grande isolamento europeo, se questo serve ad ingrassare la bestia del consenso nostrano.
Di un po’ di paese, se ne parla un’altra volta.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
LA GDF INDAGA PER RICICLAGGIO SUL REGALO DELLA BANCA SI SAN MARINO A UN TIZIO, AMICO DI SIRI, CHE DICHIARA UN REDDITO DI 7.300 EURO L’ANNO
Paolo Colonnello sulla Stampa racconta i dettagli dell’ultimo strano mutuo concesso a due amici di Armando Siri, dopo la storia della palazzina in quel di Bresso.
Hanno ricevuto 600mila euro dalla Banca Agricola di San Marino dopo che a presentarli al direttore generale era andato il capo della segreteria del senatore leghista, Marco Luca Perini.
La società dei due baristi, la Tf Holding, è stata perquisita ieri dalla Gdf su ordine dei pm Spadaro e Ruta. Anche questo prestito infatti, secondo gli ispettori antiriciclaggio, non avrebbe dovuto essere concesso data l’esiguità delle garanzie, esattamente come quello di 580 mila euro erogato l’ottobre scorso a Siri per l’acquisto di una palazzina a Bresso, intetstaa poi alla figlia. L’ipotesi di accusa è di autoriciclaggio.
Il finanziamento alla Tf Holding, sarebbe stato erogato nonostante i pareri negativi degli organismi interni della banca, scavalcati però da un intervento dei vertici dell’istituto di credito sanmarinese.
I due baristi-immobiliaristi infatti hanno come principale attività immobiliare la gestione di due bar sotto la stazione della Mm di Rogoredo.
In particolare del Marilyn Cafè, comprato nel 2008 da una società , la Metropolitan coffee and food srl che prima di trasferirsi nel paradiso fiscale del Deleware (Usa) era gestita, proprio da leghista Siri.
Il socio-barista della Tf Holding immobiliare si chiama Fiore Turchiarulo, così rivela il settimanale l’Espresso che alla vicenda ha dedicato un servizio nell’ultimo numero con sia le relazioni sia della banca Centrale di San Marino che degli ispettori antiriciclaggio dell’Agenzia d’informazione finanziaria (Aif), trasmesse alla procura milanese.
Istruttorie partite dallo strano prestito a Siri, rilasciato il 16 ottobre del 2018 senza alcuna garanzia ma solo in virtù dell’allora carica ricoperta di sottosegretario.
E ora c’è questo nuovo mutuo ottenuto appena nel marzo scorso del barista Torchiarulo, il quale ha dato come garanzia oltre alla propria società , l’affitto ottenuto da un altro bar sempre a Rogoredo, già ipotecato però presso un’altra banca.
Garanzie che non valgono per i comuni mortali ma per gli amici di Siri sì, visto che Torchiarulo dichiara un reddito di 7. 300 euro all’anno e il suo socio uno stipendio da barista da 1. 300 euro al mese.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
ANDREA SCANSI SUL FATTO: “DI MAIO SPARA CAZZATE A GETTO CONTINUO, STA DISINTEGRANDO IL M5S CON UNA EFFERATEZZA AL CUI CONFRONTO TED BUNDY ERA MINNIE: SEDATELO”
Nella sua rubrica Identikit sul Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi oggi parla di Luigi Di Maio, che
identifica come “lo spietato rottamatore, sì, ma di se stesso”.
Scanzi prima elenca gli ultimi errori di Di Maio e poi si lancia in un paragone che, è molto probabile, scontenterà tutti:
La cosa meno grave, paradossalmente, è il Tav: l’errore, come per Ilva e Tap, è stato non tanto perdere una battaglia politica quanto promettere fino a ieri la Luna. L’entità parossistica delle cazzate a getto continuo di Di Maio è altrove: nel litigare sempre con Salvini, sciorinando questi penultimatum che fanno pena; nell’andar via tre minuti prima che al Senato Conte parlasse sul caso Rubli; nel continuare ad avallare (benchè talora con approccio finto-imbarazzato) le porcate insite nel Dl Sicurezza 1 e Bis; nell’aver creato questa situazione “lose lose”, in cui i 5 Stelle come si muovono sbagliano, che facciano cadere il governo (dando la stura a un altro ben peggiore) o che continuino con questo stolido nichilismo poltronista.
E poi in questo capolavoro di deficienza politica che è il “mandato zero”. È lecito voler allungare la vita politica ai consiglieri locali, ma giustificarlo —invece di ammetterlo serenamente —con questa boiata aritmetica del “mandato zero” significa farsi prendere per il culo in eterno. Di Maio negli ultimi mesi sta al M5S come Renzi al Pd: uno spietato rottamatore di se stesso e di tutti coloro che lo circondano. Sta disintegrando il M5S con un’efferatezza al cui confronto Ted Bundy era Minnie. Qualcuno lo aiuti. Lo sedi. Lo fermi. A meno che l’obiettivo grillino, per le prossime elezioni, sia quello di fare arrivare l’astensione al 70%.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
PER I CAZZARI SOVRANISTI CHE SPAREREBBERO ANCHE AI PASSERI ORA IL CARABINIERE NON E’ PIU’ UN EROE PERCHE’ ERA DISAMATO
Mario Cerciello Rega era disarmato la sera in cui è stato ucciso. A confermarlo è il comandante provinciale dei carabinieri di Roma il colonnello Francesco Gargaro che durante la conferenza stampa oggi ha detto ai cronisti che «Cerciello non aveva arma con sè, ma aveva le manette. La pistola probabilmente l’aveva dimenticata. Solo lui sapeva perchè».
La pistola di ordinanza era rimasta nell’armadietto in caserma quando il vicebrigadiere aveva preso servizio per quello che sarebbe stato il suo ultimo turno.
Non sappiamo e probabilmente non sapremo mai per quale motivo Cerciello non aveva l’arma con sè. Non sappiamo se avrebbe potuto salvarsi se l’avesse avuta.
Magari se i colleghi che hanno fermato lo spacciatore Italo P. nel momento in cui cedeva la droga a Natale-Hjorth avessero fermato anche lo studente americano forse ora non staremmo qui a parlare di questa vicenda.
Purtroppo non ci è dato di esplorare realtà alternative diverse dalla nostra. E nulla ci dice il fatto che Cerciello fosse disarmato a riguardo della sua professionalità . Ma questa dimenticanza non piace ai molti che in questi giorni avevano già iniziato a tessere le lodi del carabiniere eroe, caduto per mano di malviventi nordafricani.
Come se non bastasse il fatto che nella vicenda sono coinvolti cittadini italiani e due cittadini USA (uno dei quali di origini italiane) ora ai patridioti tocca misurarsi con questa “notizia shock”.
La prima reazione è unanime: è colpa delle sinistra che non vuole che le forze dell’ordine possano sparare (pensate: in Regno Unito, notoriamente covo di bolscevichi, la polizia è in larga parte disarmata).
Ovviamente non manca il genio che dà la colpa a Carlo Giuliani, un ragazzo ucciso da un carabiniere.
Improvvisamente il vicebrigadiere inizia a non essere poi così simpatico. Chissà se alcuni di quelli che oggi sono lì lì per scrivere che Cerciello non ha agito in maniera corretta sono quelli che ieri scrivevano che non volevano partecipare alla raccolta fondi a favore della famiglia della vittima.
Qualcuno teme che sia un complotto per nascondere “qualcosa” o “qualcuno” e alla fine è molto più comodo far ricadere tutte le responsabilità su una persona che è morta.
In molti non ci credono, credono che sia tutta una bufala, un’invenzione dei giornali. Oppure un depistaggio da parte dei vertici dei Carabinieri per nascondere qualcos’altro.
Qua e là spunta qualcuno che scrive cose come “Cerciello era uno che avrebbe preferito un bel funerale a un brutto processo. Ed è quello che ha avuto”.
Ma la maggior parte è sotto shock. Loro sono quelli che la difesa è sempre legittima e che sostengono il diritto ad armarsi per sparare e uccidere i malviventi. E ora scoprono che un carabiniere esce in servizio disarmato.
Inaccettabile e incomprensibile. Si invocano nuove leggi (perchè prima c’era la sinistra), una revisione dei regolamenti, dei metodi di selezione, degli arruolamenti e delle regole d’ingaggio. Più di qualcuno scrive che questa è una situazione simile a quelle delle barzellette sui carabinieri. Eppure fino a poco fa questa era gente che si commuoveva per la sorte dell’eroe.
Si parla di una “dinamica ridicola” del collega che era “addormentato” e che non ha sparato mentre Cerciello veniva ferito mortalmente. In meno di una settimana stiamo passando rapidamente dalla storia del carabiniere vittima delle “risorse” alla storia del carabiniere distratto che esce senza pistola e “si fa uccidere”.
La storia però è sempre la stessa: quella di un servitore dello Stato morto mentre faceva il suo dovere. Sono i contorni della vicenda che rimangono poco chiari.
La gestione di tutta l’operazione, a partire dal primo intervento di Varriale e Cerciello è stata corretta in base al regolamento?
È stato fatto tutto il possibile per garantire che l’incontro si svolgesse in sicurezza?
Come mai i colleghi delle volanti non hanno sentito le urla di Cerciello mentre Brugiatelli (che era rimasto presso l’auto civetta) le ha udite distintamente?
Come mai Natale-Hjorth non è stato fermato in piazza Mastai quando venne fermato lo spacciatore Italo P.?
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL CAPO DELLA POLIZIA: “HO POCO MENO DI 99.000 UOMINI RISPETTO AI 117.000 CHE DOVREBBERO ESSERE. E IL PERSONALE DIMINUIRA’ ANCORA”
“Siamo nel corso di una tempesta perfetta”. Il capo della Polizia Franco Gabrielli solleva con forza il
tema della carenza di organico, un problema che non solo non ha trovato risposte negli ultimi anni, ma che è prevista in peggioramento nei prossimi anni.
“Abbiamo un buco di organico che non è stato colmato in questi anni” afferma Gabrielli rispondendo ad alcune domande nel corso della sua visita in Prefettura e Questura a Catania. “La mia amministrazione in questo momento ha poco meno di 99 mila uomini rispetto ai 117 mila che avrebbe dovuto avere ed ai 106 mila che poi la legge Madia ha ripristinato”.
Gabrielli invita a guardare al futuro, perchè la questione degli uomini a disposizione della Polizia e della preparazione degli agenti si aggraverà . “Siccome siamo in un Paese che non ha la capacità prospettica e non riesce a guardare oltre un palmo dal proprio naso – ha aggiunto il capo della Polizia – oggi raccogliamo tutto quello che è stato seminato e molte cose hanno tempistiche che non sono assolutamente comprimibili. Siamo nel corso di una tempesta perfetta perchè oggi noi siamo i gestori di quella che è stata la stagione del blocco del turnover. Essendo stati gli arruolamenti fatti massivamente negli anni Ottanta – ha proseguito Gabrielli – la gente ora sta andando in pensione. Arriverà personale, ma nel frattempo altri se ne andranno e quindi il saldo nei prossimi anni lungi dall’aumentare, diminuirà . Si abbasserà l’età media. Avremo una significativa presenza sul territorio di ragazzi e ragazze più giovani, ma avremo un deficit di professionalità perchè le persone anziane che vanno via si portano dietro l’esperienza”.
Gabrielli si è poi soffermato sulla situazione particolare di Catania, dove è stata programmata la costruzione di una Cittadella della Polizia. “Credo che questa città e gli operatori della Polizia di Stato che vi lavorano meritino condizioni di lavoro migliori. Le tempistiche per la costruzione della ‘Cittadella della Polizia’ sono troppo lunghe e credo che ormai la pazienza, soprattutto quella delle nostre donne e dei nostri uomini, sia arrivata ad un limite non procrastinabile” ha detto.
“La cittadella della Polizia è stata finanziata – ha aggiunto – ma purtroppo non siamo in Paesi dove le opere pubbliche si realizzano in poco tempo e quindi con il prefetto ed il questore abbiamo convenuto sulla necessità di dare risposte più immediate per consentire alle nostre donne ed ai nostri uomini di aver condizioni accettabili e ai cittadini di trovarsi in luoghi dignitosi”.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
“USO IMPROPRIO DI MEZZI DELL’AMMINISTRAZIONE” MENTRE SALVINI SI FACEVA IL SELFIE CON DUE POLIZIOTTI POCO PRIMA
La Questura di Ravenna ha fatto sapere di aver avviato accertamenti per verificare cosa sia accaduto sulla spiaggia di Milano Marittima, quando il figlio di Matteo Salvini (13 anni) è stato fatto salire a bordo di una moto d’acqua della Polizia e, insieme a un agente, è stato portato a fare un giro a poca distanza dalla costa.
Il tutto con il padre, ministro dell’Interno, che si era scattato una fotografia con due poliziotti solo qualche minuto prima. Il caso figlio Salvini diventa anche una questione politica.
«È in corso un accertamento per verificare se ci sia stato un uso improprio di mezzi dell’amministrazione», riportano fonti interne alla Questura di Ravenna all’AdnKronos. Nel frattempo il caso è diventato non solo mediatico, ma anche politico. La questione figlio Salvini è stata criticata immediatamente dal Partito Democratico e il primo a parlare è stato Emanuele Fiano: «I mezzi della Polizia servono per garantire la nostra sicurezza, non per far divertire la famiglia del Salvini di turno, e i poliziotti non possono essere messi in difficoltà dalla deferenza verso il Ministro con rischi per loro e per il ragazzo».
Poco dopo, sempre attraverso i social, ha parlato anche Maria Elena Boschi: «Le moto d’acqua servono alle forze dell’ordine per garantire la nostra sicurezza, non per giocare. E i poliziotti non sono baby sitter. Anzichè minacciare di togliere la scorta a Roberto Saviano o Federica Angeli, Salvini usi correttamente i mezzi della Polizia. Pensa di essere in un film, ma è al governo».
Duro anche il commento di +Europa, attraverso le parole del vicesegretario Piercamillo Falasca: «Matteo Salvini dovrebbe ormai dimettersi per Moscopoli e per la sua inadeguatezza come ministro dell’Interno, evidenziata persino nella tragica vicenda della morte del carabiniere Rega Cerciello. Ma tra i tanti danni finora compiuti, c’e’ la beffa della moto d’acqua della Polizia usata per divertimento dal figlio di Salviniin vacanza a Milano Marittima. Dopo il Trota, continua la saga dei figli dei segretari della Lega che imbarazzano l’Italia». Ricordiamo, però, che nel caso figlio Salvini non si possono dare responsabilità al 13enne: sia perchè minore, sia perchè le responsabilità sono evidentemente di altri”
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
LUNA PARK ITALIA: ORA I MEZZI DELLE FORZE DELL’ORDINE SERVONO PER FAR GIOCARE I FIGLI DEL MINISTRO… SALVINI “ERRORE MIO”: BENE, ATTENDIAMO LE SUE DIMISSIONI
A Milano Marittima Federico, il figlio sedicenne del ministro dell’Interno Matteo Salvini, sale su una
moto d’acqua della Polizia di Stato per un giro davanti alla spiaggia.
Due uomini cercano di bloccare il videomaker che filma la scena: “È un mezzo della polizia, non ci mettere in difficoltà ”.
Si qualificano come poliziotti e adducono ragioni di “privacy” in un luogo pubblico. Alle richieste di chiarimenti del giornalista, omettono che sul mezzo delle forze dell’ordine ci sia il figlio del vicepremier.
Il giornalista resta sul posto e i due innervositi lo seguono per l’intera mattinata fino all’ora di pranzo, cercando di oscurare le riprese mettendosi davanti alla telecamera. Poi uno dei due cambia versione: “Non abbiamo mai detto di essere poliziotti, se vieni con me ti faccio spiegare chi sono”.
Mentre a terra c’era questo confronto, qualcuno chiamava il pilota della moto in questione e lo invitava a tornare a riva in un punto della battigia molto distante dal reporter.
Interpellata da Repubblica sull’episodio, la Questura di Ravenna spiega di aver avviato “un accertamento per un eventuale utilizzo improprio dei mezzi dell’amministrazione”.
A due ore dalla pubblicazione del video, il commento del ministro dell’Interno Salvini: “Mio figlio sulla moto d’acqua della Polizia? Errore mio da papà , nessuna responsabilità va data ai poliziotti”.
Bene, attendiamo le dimissioni come avverrebbe in qualsiasi Paese civile.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL PROCURATORE SCAVONE VUOLE CAPIRE LE CONDIZIONI A BORDO: “I MINORENNI SIAMO RIUSCITI A FARLI SCENDERE, PER GLI ALTRI NON CI VORRA’ MOLTO”… “PER I MINORI L’ACCOGLIENZA E’ UN DIRITTO, NON UNA FACOLTA'”… PATRONAGGIO ALL’ANTIMAFIA: “NESSUNA RESPONSABILITA’ PENALE DELLE ONG”
“Questa volta i minorenni siamo riusciti a farli scendere velocemente. Credo che anche per gli altri non ci vorrà molto”. C’è una decisa azione congiunta del procuratore reggente di Siracusa Fabio Scavone e della procuratrice dei minori di Catania Caterina Ajello dietro l’ok del Viminale allo sbarco di 16 dei 131 migranti da cinque giorni a bordo della nave Gregoretti della Guardia costiera italiana ormeggiata dall’alba di domenica al pontile Nato del porto militare di Augusta.
Così come era accaduto a gennaio con la Sea watch, rimasta per diversi giorni alla fonda davanti al porto di Siracusa, anche questa volta il primo obiettivo dei magistrati è stata la tutela dei minori migranti a bordo.
Ma mentre a gennaio c’erano voluti diversi giorni e un braccio di ferro con il Viminale, ieri – a poche ore dalla richiesta delle due Procure – Salvini ha dovuto acconsentire allo sbarco dei 16 ragazzi che hanno dichiarato di avere un’età compresa tra i 15 e i 17 anni.
“Per loro l’accoglienza e la possibilità di chiedere immediatamente asilo è un diritto e non una facoltà “, taglia corto il procuratore Fabio Scavone che, con un passato da ufficiale di Marina, si muove con particolare competenza in questo campo minato.
Il suo primo atto, appena informato dell’approdo ad Augusta della nave Gregoretti, è stato quello di aprire un fascicolo, modello 45, al momento senza ipotesi di reato, quanto basta per potergli consentire un intervento intanto a tutela dei minori e poi anche degli altri migranti trattenuti a bordo su ordine del Viminale fino a quando dagli Stati europei non arriverà la disponibilità ad accogliere tutte le persone salvate il 25 luglio nel Mediterraneo.
“Al momento a noi compete la verifica della situazione a bordo – spiega a Repubblica il procuratore che sta ascoltanto il comandante della nave per capire quale sia la situazione sulla Gregoretti – Abbiamo ricevuto informazioni dalla Capitaneria di porto che testimoniano condizioni delicate difficilmente tollerabili ancora. I migranti sono tenuti sul ponte scoperto, esposti al sole e al vento, a Catania hanno ricevuto dalla Croce Rossa dei kit di emergenza e un rifornimento di viveri e farmaci che sono già in esaurimento. E sono troppi per essere tenuti a bada in piena sicurezza dagli uomini dell’equipaggio. È evidente che la nave è in un pontile militare ma devono essere portate a terra in tempi rapidissimi”.
Urgenti informazioni” al comandante generale della Guardia costiera, ammiraglio Giovanni Pettorino, sono state chieste dal Garante per i diritti dei detenuti, Mauro Palma, sulle condizioni dei migranti trattenuti sulla Gregoretti nel porto militare di Augusta e “sulle circostanze del negato sbarco”. La situazione delle persone a bordo, sottolinea Palma, si configura “come una privazione de facto della libertà personale”. Il Garante chiede “delucidazioni in relazione alla risposta o meno alla richiesta di un ‘posto sicuro'”.
Oggi intanto la commissione regionale Antimafia, guidata da Claudio Fava, ha ascoltato in audizione il capo della Procura di Agrigento, Luigi Patronaggio, a proposito delle indagini relative ai salvataggi dei migranti, delle minacce ricevute dal magistrato e della situazione di Girgenti acque, la società che gestisce le risorse idriche nell’agrigentino.
“Non è compito mio valutare le politiche migratorie e di contenimento del governo nazionale”, ha detto Patronaggio secondo l’agenzia Adnkronos, che riporta il virgolettato di frasi che sarebbero state pronunciate nell’audizione a porte chiuse.
“I porti della Libia non sono sicuri”, ha continuato Patronaggio secondo l’Adnkronos: “Il porto sicuro non è solo quello dove si mette in salvo la vita umana ma anche quello che assicura i fondamentali diritti umani e della persona”.
Quanto ai rapporti con le Ong “per noi c’è una rilevanza penale solo se c’è un accordo tra chi mette in mare i gommoni e le ong, altrimenti c’è il rischio che si presti a strumentalizzazioni. Ci siamo occupati della zona Sar libica e del comportamento di alcune ong solo per valutare il loro operato, quando si rifiutano di portare in Libia i migranti. Non c’e dubbio che la zona sar libica non è adeguatamente presidiata”.
“Il procuratore Patronaggio – ha detto il Presidente della Commissione regionale antimafia all’Ars Claudio Fava dopo l’audizione del Procuratore capo di Agrigento – ha ritenuto di smentire, alla luce delle inchieste che ci sono state fino adesso, responsabilità penali delle ong, cioè collegamenti organici tra criminalità organizzata libica e le navi che hanno offerto assistenza. Questo fuga ogni ombra e pregiudizio sul fatto che ci sia un accordo tra ong e organizzazioni libiche”.
Molti migranti, quando vengono recuperati dalla Guardia costiera libica “preferiscono ammazzarsi piuttosto che essere riportati in Libia”, ha detto Patronaggio secondo l’agenzia.
(da agenzie)
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