Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
“FINITA ACQUA A BORDO, BAGNI INSERVIBILI, EMERGENZA SANITARIA, DICHIARATO STATO DI NECESSITA'”…. LA ALAN KURDI PRONTA A IMITARLA
La barca a vela Alex con a bordo 46 profughi e 11 membri dell’equipaggio fa rotta verso
Lampedusa, dopo una notte di attesa e inutili trattative.
I rifornimenti di acqua sono terminati, i bagni inservibili.
La situazione è al collasso e l’unica scelta possibile per la sopravvivenza è quella di forzare il blocco
“Di fronte alla intollerabile situazione igienico-sanitaria a bordo, Alex ha dichiarato lo stato di necessità e si sta dirigendo verso il porto di Lampedusa unico possibile porto sicuro di sbarco”
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
“SALVINI CHIUDENDO I PORTI HA VIOLATO LA COSTITUZIONE”
“Questa politica minacciosa sulle migrazioni non tiene conto di principi fondamentali della Costituzione: il rispetto della persona, della sua dignità , la salvezza degli esseri umani, la solidarietà , non solo all’interno dello Stato, ma anche tra i popoli”.
La professoressa Lorenza Carlassare, docente emerito di Diritto costituzionale all’università di Padova, tra i più importanti costituzionalisti italiani, ha seguito la vicenda della Sea Watch e gli altri scontri tra governo e ong sui migranti con un timore: quello che ci si dimentichi cosa dice la carta costituzionale italiana, e che i diritti delle persone – cui i suoi articoli fanno riferimento costante – siano messi da parte in maniera illegittima.
Anche per questo motivo ha scelto di firmare l’appello, pubblicato su Huffpost, delle giuriste in dissenso con le politiche sui migranti: “Sono d’accordo con il contenuto di quel testo. Quello che poi mi spaventa molto è la violenza usata nei confronti delle persone che cercano di aiutare i migranti”, dice ad Huffpost, riferendosi alle ong.
Non ci sta a paragonare Carola Rackete ad Antigone, quella era un’altra storia, lascia intendere, ma ritiene che la decisione della capitana di Sea Watch di forzare il blocco ed attraccare fosse giusta.
“Lei doveva farlo – sottolinea – non dobbiamo rimanere impassibili davanti a leggi ingiuste”. C’è poi un’altra questione che la inquieta, quando ne parla al telefono la sua voce diventa più forte, ancora più decisa: gli attacchi della politica, e di Salvini in particolare, alla magistratura. “C’è un clima di pericolo per l’indipendenza del potere giudiziario. Attacchi come quello fatto contro la dottoressa Alessandra Vella (la gip che non ha convalidato l’arresto di Carola e ha decretato la sua liberazione) minano alla base della democrazia costituzionale”.
Professoressa Carlassare, lei ha deciso di firmare l’appello “Sappiamo e non vogliamo tacere”, redatto da un gruppo di giuriste donne. Perchè ritiene che sia arrivato il momento di far sentire il dissenso nei confronti delle politiche migratorie del governo?
Io credo che questa politica minacciosa sui migranti sui assurda, perchè non tiene conto di alcuni dei principi fondamentali della nostra Costituzione: penso al rispetto della persona, della sua dignità , all’imperativo di salvare gli esseri umani, al dovere di solidarietà , che si deve declinare non solo all’interno dello Stato, ma anche tra i popoli. Capisco che l’Italia abbia difficoltà enormi nella gestione degli arrivi e dell’accoglienza, ma c’è una cosa che mi sembra disumana, inaccettabile.
Cosa?
Questa violenza, questo disprezzo, contro chi cerca in qualche modo di aiutare i migranti. Non ho una ricetta su come risolvere o gestire il fenomeno degli arrivi in mare. Ma trovo assurdo che si usi questa aggressività contro i volontari delle Ong. Oltre che violento, è un comportamento offensivo sul piano personale. È veramente inammissibile che a compiere questi attacchi sia l’esponente di un governo che, comunque, ha alle spalle i principi della Costituzione.
Principale bersaglio degli attacchi degli ultimi giorni è stata Carola Rackete, la capitana della Sea Watch che ha deciso di forzare il blocco e di attraccare a Lampedusa. Come giudica il suo gesto?
Mi sono occupata di recente del tema dell’incontro, che a volte può trasformarsi in scontro, tra legalità e giustizia. Credo che Carola – se ha ritenuto che il blocco fosse illegale – doveva farlo, doveva attraccare a Lampedusa. Non dobbiamo rimanere impassibili di fronte a leggi ingiuste e incostituzionali. Certo, il paragone con Antigone mi sembra quantomeno fuori luogo. La protagonista della tragedia di Sofocle dissentiva alla legge del padre in nome di regole non scritte, forse di leggi naturali. In questo caso, invece, le disposizioni scritte ci sono. Carola aveva dalla sua, oltre che la Costituzione, la legge del mare. Io ritengo che si possa disobbedire a una norma quando questa vìola i principi di giustizia contenuti nella Carta costituzionale. Una disposizione che non rispetta la legge fondamentale dello Stato non è costituzionale. A quel punto è opportuno violarla, per provocare – a proprio rischio – un processo nel corso del quale il giudice può decidere di adire la corte Costituzionale. Sarà poi quest’ultima, a quel punto, a dichiararla illegittima.
La capitana della Sea Watch è stata accusata di aver violato uno dei provvedimenti voluti da Salvini. Secondo lei nei decreti sicurezza ci sono disposizioni incostituzionali?
Ci sono alcune norme di questi decreti che urtano contro i principi costituzionali. Mi viene in mente, ad esempio, il diritto all’asilo (che ha subito limitazioni con il primo dei due decreti sicurezza, ndr) che la Costituzione prevede all’articolo 10, terzo comma. Bisogna ricordare cosa dice quella norma: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”. Ecco, se non le lasciamo sbarcare, se non sappiamo da dove vengono, non possiamo sapere se queste persone avevano diritto o no all’asilo? Non accogliendole, mandandole via indiscriminatamente, violiamo la Costituzione. Vorrei inoltre dire che gli slogan, le parole, non servono a niente. Se si vuole davvero incidere sulle politiche migratorie bisogna modificare la normativa europea.
Si riferisce al trattato di Dublino?
Esatto. L’ultima modifica risale al 2013. In quell’occasione l’Italia ha accettato che i migranti debbano chiedere l’asilo nel Paese di arrivo e che se un richiedente asilo sceglie di muoversi, di spostarsi in un altro Stato, quest’ultimo ha il diritto di mandarlo indietro, nel posto di primo approdo. A me questo principio sembra una follia, soprattutto alla luce della conformazione geografica del nostro continente.
L’Unione europea ha lasciato sola l’Italia nella gestione del fenomeno migratorio?
Totalmente. E lo ha fatto violando delle norme. Anche l’Ue, in base alle sue carte, avrebbe i doveri di accoglienza, di rispetto della dignità , di solidarietà .
Torniamo ai proclami e agli slogan del governo. Salvini continua a parlare di porti chiusi e, di recente, ha iniziato a paventare la costruzione sul muro tra Italia e Slovenia. Come giudica questa posizione?
Queste sono cose assolutamente inammissibili. Così si violano non solo i principi ma anche lo spirito della Costituzione italiana. Direi che provvedimenti del genere sarebbero contrari anche all’ordinamento europeo, che nasce per unire, non per creare nuove divisioni.
Abbiamo fatto riferimento agli attacchi subiti dai volontari dell’ong.
Ma c’è anche un’altra protagonista di questa storia che è stata contestata:, la gip di Agrigento che non ha convalidato l’arresto di Carola e decretato la sua scarcerazione.
Salvini inveisce sempre più spesso contro i magistrati che emettono decisioni non di suo gradimento. E’ un atteggiamento che mette a rischio l’indipendenza del potere giudiziario. In questi ultimi tempi si è creato un clima di estremo pericolo per i rapporti tra poteri all’interno di una democrazia costituzionale, fondata sulla divisione dei poteri e sull’indipendenza della magistratura. Questa cosa mi preoccupa e tornerò a far sentire la mia voce sul tema. Qui è in ballo la base della democrazia. Io temo, inoltre, le riforme della giustizia che questo governo possa fare
Voglio precisare una cosa: gli attacchi contro la magistratura non sono nuovi, la politica ha sempre cercato di fare ingerenze nel potere giudiziario. Il ‘sogno’ di alcuni politici è sempre stato mettere la magistratura sotto il tallone del ministro della Giustizia. Ma mai erano giunte invettive fatte con questa veemenza e con questa maleducazione. Adesso gli attacchi arrivano da Salvini, un uomo violento e, come dire, privo di qualunque pudore.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DEI VILI CONTINUA A TENERE OSTAGGIO I DUE GRUPPI DI NAUFRAGHI PERCHE’ A SALVINI SERVE VEDERLI SOFFRIRE… LE AMBULANZE SI SCORTANO IN OSPEDALE NON SI FERMANO ILLEGALMENTE
Mentre Matteo Salvini per la prima volta dichiara la Libia “un porto non sicuro” e il suo
omologo tedesco Horst Seehofer apre all’accoglienza di “alcune” persone salvate “nell’ambito di una soluzione solidale europea”, la situazione è “molto difficile” a bordo della barca a vela Alex, ferma al largo di Lampedusa con 41 persone soccorse.
E in attesa di un porto sicuro — che l’equipaggio definisce “urgente” — resta anche la Alan Kurdi, bloccata in acque internazionali dal divieto di accesso in Italia notificato dalla Guardia di finanza. Lo stallo nel Mediterraneo delle due imbarcazioni, che hanno a bordo 105 migranti trasbordati da due gommoni in acque libiche, continua da oltre 24 ore.
Il ministro dell’Interno, pur ammettendo che Tripoli in questo momento non può essere un safety place per chiunque soccorra migranti in difficoltà , non cede sulla linea illegale nei confronti di Alex e Alan Kurdi.
Salvini delira parlando di “impunità preventiva” richiesta dallla ong: 1) l’unico che fino ad si è salvato dalla galera grazie all’impunità dei servi del M5s è lui 2) le due navi non hano commesso alcun reato, anzi andrebbero premiate con una medaglia per aver salvato un centinaio di esseri umani dalla morte. 3) il diritto internazionale (che prevale su quello nazionale) stabilisce che una nave che ha prestato soccorso va accolta, non respinta da decreti illeciti.
Ma sulle sorti dell’imbarcazione uno spiraglio esiste: dopo la lettera ricevuta venerdì dal Viminale, il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ha annunciato in un tweet che “sia nel caso della Alan Kurdi che nel caso di Alex siamo pronti, nell’ambito di una soluzione solidale europea, a prendere alcune delle persone salvate”.
Tranquilli, non accadrà nulla, a Salvini serve il sequestro delle navi dove i sonori ceffoni ricevuti da Carola o i suoi fans nazisti non godono.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
DEL FALSO COSTRUITO AD HOC PER SCREDITARE LA GIP DI AGRIGENTO SARANNO CHIAMATI A RISPONDERE TUTTI QUELLI CHE L’HANNO DIFFUSO E CONDIVISO… IN TRIBUNALE LA SFILATA DI CENTINAIA LEONI DA TASTIERA
Innanzitutto, una precisazione. Il profilo oscurato di Alessandra Vella su Facebook, in seguito ai commenti di haters nei suoi confronti, non appartiene al gip di Agrigento che non ha convalidato l’arresto di Carola Rackete, nell’ambito del caso Sea Watch.
In secondo luogo, si può confermare invece che lo screenshot del presunto post di sostegno alla nave della ong tedesca — quello con l’immagine del profilo di Europa Verde — è completamente falso.
La conferma si deve all’operazione di ricerca di David Puente per Open: quest’ultimo — dopo due giorni di attesa — ha ottenuto una risposta dal legale di Alessandra Vella, Giovanni di Giovanni di Caltanissetta.
Quest’ultimo ha dichiarato di aver ricevuto mandato per denunciare le persone che hanno diffuso lo screenshot di un presunto post in cui veniva scritto: «Sea Watch, raccolta fondi del mio amico Fabio Cavallo arrivata a 150mila euro in meno di 24h».
Il legale, in base a quanto riferito a Open, non può stabilire se il post sia stato scritto da un’omonima di Alessandra Vella o se sia stato costruito e falsificato ad arte. Tuttavia, il fatto che la persona nominata nel post — quel Fabio Cavallo che ha avviato una raccolta fondi per coprire le spese legali della Sea Watch — abbia affermato di non conoscere nessuna Alessandra Vella, fa propendere per la seconda ipotesi.
Dunque, coloro i quali hanno diffuso quel falso post — che ha avuto ampia risonanza anche in virtù della condivisione di una rappresentante locale della Lega — saranno tutti denunciati.
Lo stesso avvocato Giovanni di Giovanni di Caltanissetta ha affermato che Alessandra Vella non conosce il signor Fabio Cavallo, circostanza che era già stata anticipata da quest’ultimo. Giallo chiarito, dunque: si è trattato dell’ennesima bufala montata ad arte sui social network.
Ora saranno centinaia le persone denunciate, amnche quelle che hanno condiviso e diffuso il post
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
“SALVINI RISPONDERA’ DI ISTIGAZIONE A DELINQUERE, NON SOLO DI DIFFAMAZIONE”… “SONO EUROPEISTA CONVINTA”… “RICCA? A DIFFERENZA DI QUALCUN ALTRO, QUANDO ERO RAGAZZINA DOVEVO ANDARE A LAVORARE PER PAGARMI LE VACANZE”
La più odiata dai nazi-sovranisti e diffamata dal ministro dell’Interno che l’ha definita
delinquente proprio mentre la Gip di Agrigento le aveva dato ragione annullando l’arresto.
“Ho visto le mie foto ovunque, i graffiti, lo striscione a Notre Dame. Ma non mi sento un’eroina. Spero che ciò che ho fatto sia di esempio per la mia generazione: non dobbiamo stare seduti ad aspettare, non siamo costretti ad accettare tutto nel silenzio e nell’indifferenza. Possiamo alzarci in piedi, possiamo fare qualcosa, usare il cervello e il coraggio. Se ci sono dei problemi, facciamo qualcosa di concreto per risolverli”
Lo afferma, in un’intervista a ‘la Repubblica’ Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3 che parla per la prima volta dopo la mancata convalida dell’arresto
Secondo la capitana tutti devono essere interessati alla politica “perchè influenza le nostre vite. Sono preoccupata dai toni che usa Matteo Salvini, dal modo in cui esprime le sue idee che violano i diritti umani. È pericoloso, ma è tutta la destra sovranista che è così, dall’Ukip inglese all’Afd tedesco. A maggio in Sassonia c’è stata una sfilata di nazisti, in uniforme. È terribile che accada in Germania, oggi”
Alle parole del ministro dell’Interno che l’ha definita una sbruffoncella, Carola Rackete replica: “Non mi sorprende, l’ho querelato per questo. E l’ho denunciato per istigazione a delinquere. I sovranisti sono tutti uguali: distorcono i fatti e li trasformano in opinioni. Le loro opinioni”
”Sono un’ambientalista convinta, atea e cittadina europea. Giro il mondo da quando ho 23 anni. Non mi sento particolarmente tedesca, sto in Germania appena un mese all’anno. Siamo cresciuti con l’idea dell’Unione Europea, e troppo spesso ci dimentichiamo quanto sia importante quest’istituzione. Dovrebbe essere ancora più integrata, così gli Stati sarebbero costretti ad accettare la redistribuzione dei richiedenti asilo, invece di fare quei balletti ridicoli.
“Faccio parte del gruppo inglese Extinction Rebellion, che lotta contro i cambiamenti climatici. Greta sta provando veramente a cambiare le cose- sottolinea Carola Rackete facendo riferimento a Greta Thunberg – lo vedo dalle reazioni che suscita tra studenti, genitori, professori, società civile”. E alla domanda se anche lei non prende l’aereo perchè inquina troppo, la capitana risponde: “Tendo ad evitarlo quando posso, sì. Sono andata in Cina in treno, per dire”.
“Ricca e figlia di papà ? Bugie. Mio padre è in pensione e lavorava in una compagnia che produce giubbotti antiproiettile. Mia madre fa parte di una piccola Ong legata alla Chiesa, si occupa dei detenuti e viene regolarmente insultata per questo. Quando ero teenager dovevo lavorare se volevo andare in vacanza».
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI SALERNO CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE: “NON C’E’ STATA ALCUNA TURBATIVA ELETTORALE, LIBERA MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO E’ TUTELATO DALLA COSTITUZIONE”
La Procura di Salerno ha chiesto l’archiviazione per Ennio Riviello, Giampietro Perruso e per la 71enne che decise di ospitare il 6 maggio sul suo balcone lo striscione dei due “inventori” della protesta con lo slogan “Questa Lega è una vergogna”, ripreso dalla celebre canzone ‘O scarrafone di Pino Daniele.
Racconta Il Fatto Quotidiano:
Il 6 maggio a Salerno intervenne la Digos per rimuovere “l’insulto”dal balcone.
“La semplice esposizione di uno striscione —scrive il procuratore aggiunto Luigi Alberto Cannavale —non può essere considerato un episodio di turbativa elettorale ed infatti tale condotta non ostacola nè impedisce il comizio. In realtà si evince che la polizia giudiziaria era preoccupata per eventuali reazioni di sostenitori della Lega ma occorre rilevare che l’articolo 21 della Costituzione garantisce la libera manifestazione del pensiero e anche il dissenso rientra tra le forme di manifestazione del pensiero mentre invece reazioni scomposte a tale manifestazione avrebbero potuto questesì costituire reato. La Digos evidenziava la presenza di facinorosi che in precedenza avevano cercato di portarsi sulla piazza per manifestare contro Salvini ma non risulta che tra costoro vi fosse il Riviello, il Perusso o la 71enne del balcone.
E un’altra buona notizia per le proteste dei balconi arriva ierida Cagliari:
Lo striscione “Salvi ni, Meloni & company siete c… sterile”non doveva essere sequestrato per “radicale mancanza di motivazioni”, in pratica chilo ha vergato ed esposto ha esercitato il “diritto di manifestare il proprio pensiero sotto forma di critica politica”; lo scrivono i giudici del Riesame di Cagliari nelle motivazioni del provvedimento con cui è stato annullato il sequestro del lenzuolo incriminato e fatto ritirare dai carabinieri il 21 maggio.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
SE ENTRA CON ALEX AVVISATE LA GUARDIA DI FINANZA DI RADDOPPIARE LE MOTOVEDETTE CHE FANNO SU E’ GIU PER IL MOLO PER DIFENDERE UN ORDINE ILLEGALE E DI CUI RISPONDERANNO PENALMENTE
“Dopo aver salvato 65 naufraghi navighiamo ora verso Lampedusa”. Lo scrive su Twitter la
ong Sea-Eye sulla situazione della nave Alan Kurdi. “Non ci facciamo intimidire da un ministro dell’interno, piuttosto ci dirigiamo verso il porto sicuro più vicino – conclude Sea Eye – La legge del mare dovrebbe essere applicata sempre, anche se un rappresentante del governo si rifiuta di seguirla”.
Una motovedetta della Guardia di Finanza ha notificato in mattinata al comandante della Alan Kurdi il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane.
Già ieri la situazione della Alan Kurdi aveva allarmato cancellerie e organizzazioni umanitarie. “Salvare vite in mare è un compito europeo”: così una portavoce del governo tedesco Martina Fiez. “Siamo al corrente della notizia della nave Alan Kurdi”, ha proseguito, “sottolineiamo ancora una volta che il nostro obiettivo come governo tedesco è trovare una soluzione veloce: si tratta di trovare un porto sicuro e di chiarire la questione della redistribuzione” in ambito europeo.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
L’INTESA SOTTOBANCO CON MALTA PER FAR ARRESTARE L’EQUIPAGGIO ONDE POTERLO ESIBIRE COME SCALPO… ALEX HA DIRITTO DI ENTRARE IN PORTO, CHI SI OPPONE VA MESSO IN GALERA, COSI’ DICE IL DIRITTO… ARRIVA ANCHE ALAN CURDI PER SBARCARE A LAMPEDUSA
Nell’accordo tra Salvini e Muscat per la soluzione politico giudiziaria della vicenda Alex, non c’era solo lo ‘scambio di prigionieri’ (Malta prende i migranti della Alex e in cambio l’Italia prende i migranti ora a La Valletta, l’assurda partita di giro).
Ma c’era la richiesta del ministro degli Interni italiano al governo maltese di sequestrare l’imbarcazione a vela che giovedì scorso ha salvato 54 persone (tra cui 11 donne, tre incinte) su un barcone, e processare l’intero equipaggio.
Insomma, Salvini aveva chiesto a Muscat la testa di Mediterranea
Era questa ‘la trappola’ che temevano ieri sera i volontari. E i suoi meccanismi sono emersi distintamente nel corso della notte, la seconda, trascorsa a bordo dai 46 migranti e dagli 11 membri dell’equipaggio alla deriva fuori dalle acque nazionali di fronte a Lampedusa il cui porto è chiuso da un’ordinanza ad hoc.
Ma che adesso rimane l’unica possibilità , tanto che Mediterranea è tornata a chiedere a Roma di averlo assegnato come porto sicuro. Una sorta di preavviso di entrata
Venerdì sera, al termine di una giornata di trattative convulse, l’Mrcc (Maritime rescue coordination center) Roma e Mediterranea erano arrivati ad un accordo.
Alex — scortata da una motovedetta della Capitaneria di porto e da una della Guardia di finanza — avrebbe fatto rotta verso Malta. Sarebbe stata rifornita di acqua e carburante e, prima di intraprendere il viaggio, alle 22 di venerdì, avrebbe spostato sulle imbarcazioni di supporto la quota di 39 migranti, in modo da rimanere a bordo con sole 18 persone (il limite dell’omologazione dell’Alex). Motivi di sicurezza.
Tra le altre condizioni poste dal comando della Alex c’era anche la richiesta di effettuare in acque internazionali il trasferimento a Malta dei migranti salvati e la garanzia che nè l’equipaggio nè la Alex sarebbero stati oggetto di misure giudiziarie. La richiesta originava da due ovvie considerazioni: 1) nessun reato è al momento stato commesso nè contestato a nessuno; 2) Il porto sicuro di La Valletta è stato offerto da Malta che dunque non dovrebbe avere nessun problema ad accettare.
E infatti Malta aveva accettato tranquillamente.
Tanto che alle 21 di venerdì, l’equipaggio della Alex era pronto a partire e aveva già cominciato a spiegare ai migranti a bordo che la prossima destinazione era appunto Malta. Poi, però, Salvini ha deciso di far saltare il banco. Quelli di Mediterranea “cercano l’impunità ” ha accusato in un comunicato facendo riferimento alla richiesta di trasferire i migranti in acque internazionali. “No, semplicemente non vogliamo cadere nelle trappole”, è stata la risposta dell’equipaggio che si è sentito preso in giro dall’Mrcc Roma con cui aveva tranquillamente parlato per tutto il giorno.
Mediterranea a quel punto ha guardato le carte che le erano rimaste in mano, e si è accorta che erano, sostanzialmente, solo due: forzare il blocco salviniano al porto di Lampedusa; accettare di andare a Malta “senza garanzie”. La pancia dell’equipaggio diceva la prima, la testa ha suggerito la seconda
E così il capitano Stella e il capo della missione Erasmo Palazzotto hanno deciso di inviare una mail — l’ennesima — all’Mrcc Roma in cui spiegavano che per tutte “le cose non di loro competenza”, come le modalità di sbarco delle persone, se la sarebbero vista autonomamente con le autorità maltesi. E che dunque le condizioni erano cambiate.
Anche il tema del rifornimento del gasolio sarebbe stato affrontato autonomamente, magari riducendo la velocità dei motori all’andata. Restava solamente da garantire oltre a una partenza sollecita, entro le 24, i rifornimenti di cibo e acqua (specie quella ad uso sanitario, chè la situazione a bordo è al collasso) e la navigazione con sole 18 persone a bordo. Niente più “impunità ”, per dirla con Salvini. Mrcc Roma a quel punto dà l’ok
La provocazione dell’acqu
Passano pochi minuti e da Lampedusa arriva davanti alla Alex una pilotina con 400 bottiglie da due litri di acqua (in mattinata un carico identico era stato stivato a fatica dall’equipaggio). Ma l’acqua che mancava, e le comunicazioni erano state chiarissime in questo senso, era quella dei sistemi sanitari, i bagni per capirsi. Che dopo tre giorni sono a secco. Parte una seconda mail: “Per noi l’acqua è fondamentale per intraprendere il viaggio, le condizioni igieniche qui sono al collasso”. In calce alla comunicazione, la richiesta di chiarimenti circa un articolo pubblicato in quei momenti dall’Huffington post in cui si faceva riferimento all’intenzione del Governo Maltese di arrestare tutti appena la barca fosse giunta a Malta. La risposta è schietta: dell’articolo non ne sappiamo nulla, chiedete al giornalista. Quanto all’acqua: a Lampedusa non abbiamo imbarcazioni per fare rifornimenti del genere, “mettetele nei serbatoi a una a una”.
Il punto è che trasferire a due a due 800 litri d’acqua in un serbatoio è già di per sè una richiesta bizzarra che porta via un giorno intero di lavoro in condizioni normali. Chiederlo a un capitano al comando di una barca a vela di 18 metri con quasi sessanta persone accampate sul ponte da tre giorni è ai limiti della provocazione, basti pensare che per i primi tre giorni è stato impossibile persino contare le persone effettivamente a bordo. Il carico viene dunque respinto
Le due mail e la ‘trappola’
Più o meno negli stessi minuti da Roma arriva un’altra sinistra comunicazione. L’ufficiale di turno si premura di avvertire il comandante che, una volta arrivati sarà necessario fare un’altra manovra: ricaricare tutti i migranti a bordo della Alex, prima di sbarcarli. Perchè nessuna motovedetta straniera può entrare in acque nazionali. La comunicazione fa tilt — e sarà il tilt definitivo — con una serie da due mail consecutive in arrivo da Malta.
L’ufficiale di turno dapprima rassicura l’Alex che “lo sbarco dei migranti avverrà in acque internazionali”, senza problema. Poi, probabilmente pentito da tanta chiarezza, invia una seconda mail: “Per quanto riguarda il luogo del trasferimento non possiamo dare informazioni precise perchè questa decisione non ricade tra le competenze di questo Mrcc. Vi preghiamo inoltre, siccome tutto avverrà sotto la vostra responsabilità , di accertavi che le persone che portate qui stiano bene e siano consenzienti”.
Il punto è che le modalità di trasferimento di una persona a mare sono, a differenza di quanto affermato dall’ufficiale maltese — di evidente competenza dell’Mrcc nazionale. E allora cosa significa quella precisazione?
Per capirlo basta tornare a quanto accaduto venerdì mattina, quando la Open Arms, per sbloccare lo stallo di una situazione che era già disperata allora, aveva chiesto a Malta che le fosse concessa la Valletta come “porto sicuro” per portare i migranti della Alex in salvo. Anche in quel caso, la risposta era stata più esplicita del consentito: “Abbiamo dato il porto sicuro ad Alex in seguito ad accordi politici. A voi non possiamo darlo”.
Insomma, sin dal primo momento, a Malta non stanno aspettando i migranti raccolti giovedì tra le piattaforme libiche. Ma la Alex, con il suo carico fisico e simbolico, e il suo equipaggio da perseguire.
Verso Lampedusa
A quel punto è stato inevitabile bloccare i motori e riconsiderare da capo l’intera questione. Con l’ipotesi Malta “bruciata” dall’evidente trappola salviniana, al ponte di comando non è rimasta che un’unica carta: forzare il blocco ed entrare a Lampedusa. Magari anche unendo il proprio destino a quello della Alan Kurdi la nave dell’Ong tedesca Sea Eye che, nel frattempo, dopo aver salvato 65 persone da un naufragio sta anch’essa facendo rotta verso Lampedusa
Ma questa è una scelta tutto sommato secondaria. Con Alan Kurdi o no, la partita della Alex si sta per concludere, a Lampedusa. Un passo difficile da compiere, che avrà necessariamente un costo altissimo. Ma che, per come si stanno mettendo le cose qui a bordo, con l’emergenza igienico sanitaria ogni giorno più pesante, sembra essere ormai l’unica scelta possibile.
E così dal ponte di Alex è partita una richiesta ufficiale a Mrcc Roma di assegnazione di Lampedusa come porto sicuro più vicino (Pos). Una sorta di preannuncio di ingresso “Si informa la signoria vostra che in assenza dei requisiti minimi da noi richiesti, vista la notifica da voi comunicata cicca la modalità dello sbarco e in considerazione dello stress psicofisico a cui sono sottoposti i nostri ospiti a bordo, riteniamo impraticabile l’ipotesi di andare a Malta. Vi chiediamo pertanto il Pos dell’isola di Lampedusa, per garantire alle persone soccorse assistenza sanitaria e accoglienza. In conformità con il diritto internazionale”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 5th, 2019 Riccardo Fucile
LA PARTITA DI GIRO CON MALTA, SBARCHI CONTINUI E MURO SLOVENO SVELANO IL GRANDE BLUFF
Come può un ministro della Repubblica dire “è una nave olandese, se li prenda l’Olanda”, e il
giorno dopo sostenere di fatto “è una nave italiana, se li prenda Malta”? Come può cantare vittoria perchè nemmeno una delle persone raccolte dalla Mediterranea metterà piede nel Belpaese (salvo i 13 sbarcati perchè vulnerabili) quando l’accordo con La Valletta è una partita di giro che ne porterà altrettanti dal suolo maltese a quello italiano?
Come può sostenere che gli sbarchi “sono diminuiti del 97%” e allo stesso tempo additare le Ong come nemiche del popolo italiano quando le barche delle organizzazioni non governative sono latrici di una percentuale residuale di quel pur scarno 3% di carico umano che per la maggior parte viene raccolto dalle imbarcazioni della Marina, della Guardia costiera, o arriva con barchini fantasma?
E come può additare all’emergenza nazionale a fronte di quegli stessi numeri che attestano, bontà sua, che di emergenza non si tratta?
E come può seraficamente andare sul confine orientale del nostro paese, sollevare la necessità di “un muro” di trumpiana memoria a difesa dei patri confini quando men che meno in quelle terre siamo in presenza di un’emergenza umana, sociale e sanitaria? “Venti, trenta gli ingressi irregolari riscontrati nella settimana”, ha detto Salvini riferendosi al Friuli, tre o quattro al giorno, forse un migliaio l’anno: una tale marea da giustificare una barriera fisica per fermare l’orda?
La risposta a queste poche domande è semplice: può, perchè la bolla comunicativa sapientemente creata dal leader leghista convoglia paure e tensioni di un paese nel quale, secondo l’Istituto Cattaneo, il 73% della popolazione sovrastima la presenza di immigrati nel nostro paese, creando la comfort zone di una narrazione che vede assedianti respinti valorosamente dagli assediati per tutelare l’incolumità della res pubblica.
Il principale corollario alla risposta è: perchè conviene.
Il dossier immigrazione è la più classica delle win-win situation. Se lo sbarco viene impedito, si grida al successo, al “io non mollo”, al “se voi ci siete, io ci sono”, al “ho io la testa più dura della loro”.
Se lo sbarco viene consentito non è mai “a carico del contribuente”, o “previo accordo di redistribuzione con altri paesi europei”. Le persone entrano, tante si disperdono, e finiscono di essere un problema da palcoscenico pubblico, perchè non più funzionali alla grande storia.
Infine se lo sbarco viene consentito e i migranti entrano nel sistema d’accoglienza nostrano, c’è un grande complotto da additare, un magistrato complice a liberare una capitana pirata, un nemico più grande che ci abbandona nonostante il nostro indomito valore. Alimentando un sentimento di rivalsa e una voglia di ribaltare il tavolo che rende il prossimo giro di giostra ancora più solido nella grande strategia del nemico alle porte.
L’Europa è immune da critiche? Assolutamente no. Veti e contro veti bloccano da anni una riforma seria dei trattati di Dublino, che alla prova dei fatti si sono dimostrati quanto di meno comunitario ci possa essere in una comunità , scaricando sui paesi rivieraschi la responsabilità del problema.
Come, se non si vuole essere manichei, non si può essere ciechi di fronte all’evidente vantaggio in termini di notorietà di quella che è diventata una battaglia politica di molte delle Ong che operano nel Mediterraneo, il cui peso sull’agenda pubblica è almeno pari alla natura pura della missione che si prefiggono, quella di salvare vite umane.
La controparte di governo, quella del Movimento 5 stelle, va un po’ a rimorchio, un po’ sbanda, un po’ rischia frontali.
Appena ieri Giuseppe Conte insieme a Vladimir Putin ha posto l’accento sull’escalation cui si sta assistendo in Libia, ai bombardamenti sui campi profughi, alla delicatezza della situazione. Oggi Luigi Di Maio, come nulla fosse, accusa Mediterranea di strumentalizzare l’accoglimento a bordo di persone che “potrebbero essere salvate dalla marina libica”, improvvisamente non più lo sgangherato corpo di dubbia affidabilità di uno stato sull’orlo della guerra civile.
Ma è proprio il capo politico del Movimento 5 stelle a dire quel che è nascosto solo agli occhi di chi non vuol guardare: “Dobbiamo anche dire che nell’ultimo mese sono sbarcate 300 persone, qui stiamo parlando di 55 persone su una barca”.
D’altronde la soluzione sarebbe semplice. Salvini ha battuto mani e piedi per ottenere l’approvazione del Decreto sicurezza bis (ampiamente criticato su queste pagine), che gli conferisce tre potenti strumenti: una multa salata per chi supera le acque territoriali dopo aver ricevuto l’alt, procedimenti giudiziari per il comandante, il sequestro dell’imbarcazione. Basterebbe che le autorità italiane, intimato il divieto, lasciassero entrare le imbarcazioni nelle acque territoriali e procedessero a norma di legge dopo aver concesso lo sbarco in un porto sicuro.
E per le Ong farsi carico di un rischio calcolato nel momento del via libera.
Ma cadrebbe il castello di carta di strali, editti e titoli di giornale che in loop alimenta rumore di fondo e consensi, sulla pelle di cinquanta malcapitati di turno, mentre altri 300 (Di Maio dixit) toccano la terraferma nel silenzio generale, poco più di comparse nel grande romanzo del nemico alle porte.
(da “Huffingtonpost”)
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