Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
L’ARROGANZA DEL M5S E’ INVERSAMENTE PROPORZIONALE AI VOTI CHE PRENDEREBBE IN CASO DI RITORNO ALLE URNE… ZINGARETTI RIBADISCE IL NO MA LASCIA LA PORTA APERTA, RENZI POSSIBILISTA
“Nessun confronto è possibile davanti ai veti, come quello che continua ad arrivare sul premier Giuseppe Conte. Se non si sciolgono i veti e non otteniamo le garanzie adeguate per il Paese diventa tutto molto difficile”.
Così fonti M5S fanno filtrare l’irritazione del Movimento per il no granitico del segretario Pd Nicola Zingaretti alla riconferma della premiership a Conte.
Zingaretti e Di Maio si sono sentiti questa mattina e ognuno è rimasto sulle sue posizioni: i 5 Stelle vogliono Conte come unico premier dell’eventuale governo demostellato, mentre i dem assolutamente no.
Il leader M5S ha ribadito di non accettare alcun veto su Conte. “Tutto il M5S è leale a Conte ed è l’unico nome come premier”, ha ripetuto Di Maio a Zingaretti.
All’irritazione dei 5 Stelle fa da controcanto il “malessere” del segretario Pd per “gli ultimatum” da parte di M5S, fanno sapere fonti della segreteria Pd.
Nella telefonata con Di Maio – spiegano le fonti – Zingaretti ha ribadito il no a un Conte bis, per i motivi che aveva già spiegato al leader M5S, ovvero “per la necessità di marcare una discontinuità ” con l’esecutivo attuale.
Fonti Pd sottolineano che “si sta comunque cercando una soluzione” e il dialogo prosegue. Il segretario dem però avrebbe espresso un certo “malessere” per i continui ultimatum sui nomi lanciati dai 5 Stelle.
Tramontata l’ipotesi – avanzata sottotraccia dal Pd – di Roberto Fico a Palazzo Chigi, la trattativa rimane così al punto di partenza.
A sfilarsi dalla partita per la premiership è stato lo stesso presidente della Camera. “Roberto Fico ricopre l’incarico di presidente della Camera dei deputati e intende responsabilmente dare continuità al suo ruolo”, evidenziano fonti di Montecitorio.
Una soluzione, al momento, ancora non si vede, mentre all’interno del Pd i renziani fanno sapere di “sostenere” il segretario, anche nel caso decidesse di aprire a Conte.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
DI MAIO INSISTE SU CONTE (O SE STESSO) OFFRENDO PIU’ MINISTERI AL PD… VUOLE CONCLUDERE LA MISSION: PORTARE IL M5S ALLA SCOMPARSA E I RAZZISTI AI PIENI POTERI
“Roberto Fico ricopre l’incarico di presidente della Camera dei deputati e intende
responsabilmente dare continuità al suo ruolo”. È quanto viene evidenziato da fonti di Montecitorio. Ad avanzare sottotraccia la proposta di Fico alla guida del possibile governo M5S-Pd era stato il segretario Dem Nicola Zingaretti. Una mossa che ha spiazzato il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, in silenzio assoluto da ieri.
Per ora – a quanto si apprende – l’offerta dei 5 Stelle al Pd è ferma sul nome di Giuseppe Conte, con la promessa ai dem di un maggior numero di ministeri.
Lo squallore di Di Maio ha raggiunto l’apice, vuoe concludere la sua missione: andare a votare e fare il becchino del M5s.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
SE IL M5S DICESSE NO A FICO EMERGEREBBE CHE DI MAIO PENSA SOLO A SE STESSO E CI SAREBBE LA RIVOLTA DEI PARLAMENTARI
«Se non ci date un premier terzo, scelto insieme a un tavolo, allora noi alle consultazioni da Mattarella faremo il nome di Fico, vogliamo vedere come fate a dire di no».
Questa la minaccia che il Pd butta nel campo minato dei Cinque stelle: dove solo a sentir nominare il proprio rivale interno, Luigi Di Maio potrebbe avere uno sbocco di bile. Ma magari sarebbe costretto a capitolare.
Non è dato sapere se nei ripetuti contatti telefonici che hanno avuto anche ieri Zingaretti e il suo omologo grillino, il nodo sia stato affrontato: tenere coperte le carte è un imperativo in queste fasi, ma il rilancio è arrivato lo stesso alle orecchie pentastellate.
Nei colloqui tra generali dei due schieramenti, continua infatti ad andare in scena un ping pong: «Conte o Di Maio», dicono i grillini; «sapete che non si può fare», replicano i Dem.
L’argomento dei 5 stelle a favore del premier uscente (ormai icona del Movimento) e di Di Maio premier (come unica alternativa), è che andrà messo sulla piattaforma Rousseau un nome che non possa essere bocciato.
E a quel punto, «come farebbero a dire di no a Fico?», chiede un renziano doc. «È anche presidente della Camera e ha sulla carta lo standing istituzionale…».
Ecco, l’altra notizia è che in questa fase tattica sia Zingaretti che Renzi sono d’accordo: lo schema principale è dire ai grillini «troviamo un’intesa su un nome terzo».
Se dicono «no, il premier tocca a noi che abbiamo il 33% dei parlamentari», allora il Pd lancerà tra le gambe di Casaleggio e Di Maio il nome di Fico, depositandolo nei taccuini del Quirinale alle consultazioni.
Il ragionamento di chi conduce la partita sul campo è che i grillini non hanno più il secondo forno con la Lega perchè un governo gialloverde ora non avrebbe più i numeri al Senato, in quanto diversi senatori M5S non voterebbero più un esecutivo con Salvini.
(da “La Stampa“)
argomento: governo | Commenta »
Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
LA CRIMINOLOGA MERZAGORA: “LA SINDROME SI MANIFESTA QUANDO LA TUA SOPRAVVIVENZA DIPENDE DAL TUO SEQUESTRATORE”
Isabella Merzagora, che insegna Criminologia alla Statale di Milano, a colloquio oggi con
Antonello Caporale del Fatto Quotidiano spiega la sua interessante teoria sui grillini per Salvini, ovvero su quegli attivisti del MoVimento 5 Stelle che vorrebbero il ritorno dell’alleanza con la Lega:
“La sindrome prende il nome da un evento delittuoso, una rapina in banca a Stoccolma con sequestro di persone. Le conseguenze anche psicologiche che subirono i sequestrati furono analizzate e ne fu studiato l’impatto più sorprendente: quel trasporto positivo che i sequestrati ebbero nei confronti dei sequestratori”.
Nel caso in esame, il “seviziato”sarebbe Luigi Di Maio, il “seviziatore” invece Matteo Salvini.
“Resto nel cortile delle mie competenze: la sindrome si manifesta quando la tua sopravvivenza dipende in tutto o in parte dall’altro. Che sarà anche un tuo nemico, ma che ha in mano le sorti del tuo futuro.
Professoressa, però qui Di Maio, senza voler far torto alla casistica criminologica, potrebbe interromperci e dire: quando passerà mai un altro treno, un’altra offerta come questa per i Cinquestelle? Di Maio premier, addirittura. Si chiama utilità marginale.
“Infatti non mi avventuro nell’analisi politica dei rapporti tra i due. Le trasmetto i canoni, la cornice selettiva, null’altro che un banale riepilogo di ciò che la scienza ha scoperto e narrato sulla sindrome di Stoccolma.
Non è che la passione per la politica, esondando, produca ai protagonisti un’alterata percezione della realtà ? È colpa dei moijto o di una eccessiva dose di autostima se Salvini adesso sta pagando il pegno di una crisi di governo aperta così avventurosamente?
“La storia contemporanea e anche quella meno recente dimostrano che personaggi con qualche sintomo psicopatologico hanno realizzato cose grandi, nonostante tutto. Drammaticamente grandi. Il carattere paranoico di Hitler, ampiamente studiato, purtroppo non gli ha impedito una politica sciaguratamente coerente e anche un seguito popolare enorme. È sì un caso estremo, ma assai significativo. Così come è vero che la passione, quando si impossessa totalmente della nostra mente, ci rende più vulnerabili”
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
OGGI IL SONDAGGIO SOLE24ORE LI SMENTISCE: DUE TERZI DELL’ELETTORATO GRILLINO VUOLE L’ALLEANZA CON IL PD, UN TERZO LE URNE E SOLO IL 10% IL RITORNO CON LA LEGA
Ci sono profili social che rimediano un sacco di like che “hanno caratteristiche che li accomunano più a troll manovrati ad arte che a fan sinceramente delusi: lista degli amici nascosta, alti livelli di privacy, pochi messaggi e foto personali, bacheche piene di immagini di cani e gatti”.
Il dissenso di qualche grillino per il governo PD-M5S è legittimo, ma sotto alla cenere c’e’ qualcosa di più, una operazione di troll e fake per accreditare una “rivolta del popolo grillino contro l’intesa con il Pd” che in realtà è una bufala
La prima prova sono le reazione sulla pagina di Grillo quando “apre al Pd”: migliaia di commenti, il 70% sono favorevoli perchè l’operazioe tarocco non era stata ancora avviata.
Il 22 agosto Di Maio pubblica su Facebook il suo discorso al Quirinale, pronunciato dopo l’incontro con il Capo dello Stato.
In poche ore accumula 17 mila commenti.
Il più popolare (4.300 like) è quello di Ciccio M. («Voi dovevate essere il cambiamento, siete diventati esattamente come gli altri…»), che non è un profilo fake, anche se non è il grillino che ti aspetti, considerati i suoi interessi e il gradimento per un discorso dell’ex calciatore Paolo Di Canio sulla destra fascista.
C’è Michele G., sedicente sostenitore M5S, che scrive «Tassativo, come ha sempre detto Luigi: mai con il partito di Bibbiano, comunque fino a martedì perchè non consultate noi elettori?», guadagnandosi 1497 like: dal suo profilo (chiuso) si scopre che segue, oltre a quella di Di Maio, le pagine di Salvini e di “Nessuno tocchi Salvini”.
Poco sotto Anna B., a cui piace la Lega Giovani: «Stop Inciucio M5S/Pd» (1.503 like). Seguono altri commenti molto cliccati: quelli di Carmen C., profilo chiuso e sette amici appena, di Silvia C. che è fan di Salvini, di Luigi C., leghista e animalista.
Sono profili a volte privi della foto di presentazione dell’utente.
Scendendo in profondità nel dibattito della cosiddetta base grillina, dunque, si ha l’impressione che ci sia un grande “inquinamento” eterodiretto, con l’obiettivo di amplificare, si potrebbe dire “dopare”, la voce della dissidenza interna.
C’è la solita manina che vuole fermare l’alleanza di governo?
Non a caso il dato fasullo vien rilanciato nelle riunioni interne da Pietro Dettori, membro dell’associazione Rousseau, vicinissimo a Davide Casaleggio e tra i più stretti collaboratori e consiglieridi Di Maio
Nonchè uno dei principali fautori del ritorno del Movimento con la Lega, per cui spinge in silenzio anche l’erede di Gianroberto. L’asse milanese del M5S insomma tifa per una difficile riappacificazione con il Carroccio.
Il problema però è che, scrive Federico Capurso su La Stampa, i parlamentari del Movimento 5 stelle sono pronti a chiedere la testa di Luigi Di Maio, se il capo politico farà naufragare la trattativa con il Pd e porterà le truppe a nuove elezioni.
Ancora una volta, il gruppo parlamentare lancia un segnale al capo. Prima vengono attaccati i pochi che appoggiano la ricucitura con il Carroccio, tra cui Alessandro Di Battista, Max Bugani, Stefano Buffagni e soprattutto Gianluigi Paragone, che a una festa della Lega aveva detto «no al Pd, si voti o si torni con la Lega».
La deputata Guia Termini va giù dura: «Come abbiamo perso 6 milioni di voti? Quando abbiamo imbarcato camaleonti che a poco a poco hanno rivelato il loro vero colore. Anche se su certi, il colore era scritto sul loro curriculum», scrive su Facebook, riferendosi al passato da direttore della Padania di Paragone.
Ma non basta. Il gruppo, della Lega non ne vuole sentire più parlare e nel pomeriggio, con questo intento, inizia a rimbalzare la voce di parlamentari pronti a dare l’addio al Movimento qualora si tornasse tra le braccia di Salvini.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
CROLLA LA BUFALA DELLA BASE GRILLINA CONTRO IL GOVERNO CON IL PD: LA MAGGIORANZA E’ FAVOREVOLE
Il prezzo della crisi di governo per Matteo Salvini è un calo di credibilità . Lega 5 punti giù in
un mese, Pd e M5s in leggera risalita.
Il dato più significativo, infatti, che emerge dal sondaggio Winpoll-Sole24ore, pubblicato oggi dal quotidiano economico, sulle intenzioni di voto degli italiani è il calo di consensi del Carroccio.
Quanto ai trend sulle intenzioni di voto registrati da altre rilevazioni, l’indagine sottolinea che solo 4 italiani su 10 vogliono andare a votare subito, che il 62% degli elettori Pd vuole l’accordo con il M5s. Mentre gli elettori pentastellati ricambiano la prospettiva del matrimonio con un 43%.
Il calo della Lega
Se alle Europee il Carroccio ha registrato il 34,3% dei consensi, “nel sondaggio del 30 luglio era stimata al 38,9%, oggi è scesa al 33,7%”, si legge nell’indagine.
Mentre il M5s “recupera rispetto al sondaggio di luglio e il Pd conferma la crescita che si era già manifestata negli ultimi mesi”.
Dal sondaggio emerge che nelle intenzioni di voto al 25 agosto il Pd riscuote il 24% dei consensi “in aumento di sette decimali di punto rispetto alla rilevazione del 30 luglio e di 1,3 punti rispetto al risultato delle europee”.
Il consenso del M5s è “nelle intenzioni di voto al 25 agosto del 16%, in ripresa di 1,8 punti percentuali rispetto al sondaggio del 30 luglio, ma sotto di mezzo punto rispetto alle europee”.
L’ipotesi di governo giallo-rosso
Per quanto riguarda le preferenze degli elettori rispetto alla soluzione della crisi, dal sondaggio del quotidiano economico emerge che gli elettorari di Lega e M5s danno ormai per morto il rapporto con il M5s.
Infatti “solo il 7% degli elettori leghisti e il 16% dei grillini vedono una nuova alleanza gialloverde”. Il 41% degli interpellati si dichiara favorevole al voto in autunno.
Nel dettaglio però “solo il 21% degli elettori del Pd vorrebbe le urne mentre il 62% preferisce un governo con il M5s. Dall’altra parte – viene spiegato – l’83% degli elettori della Lega vogliono le elezioni insieme a quelli di FdI e di Forza Italia”.
Per quel che riguarda gli elettori grillini “solo il 22% vuole il voto in autunno, mentre il 43% preferisce un governo con il Pd”. Fino a poche settimane fa, si sottolinea, “erano molto meno”.
La diffidenza dei 5Stelle per i Dem non si cancella in pochi giorni e infatti, come sottolinea Roberto D’Alimonte commentando i dati del sondaggio, questo atteggiamento spiega “perchè tra gli elettori del M5s, che pure sono in maggioranza (relativa) favorevoli a un governo con il Pd, solo il 34% crede che un tale governo possa durare tutta la legislatura mentre il 37% pensa che durerà pochi mesi”.
Sul fronte dem, il presidente del partito Paolo Gentiloni invita a dare un’occhiata al sondaggio con un tweet: “Avviso ai naviganti. Date uno sguardo al sondaggio di D’Alimonte sul @sole24ore”.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
SE IL NOME NON VIENE FORNITO CON RELATIVE REALI ACCORDI NON CI SARANNO NEANCHE LE CONSULTAZIONI DI MARTEDI
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella attende per domani sera, lunedì, il nome del presidente del Consiglio del governo PD-M5S.
E se non c’è un accordo tra le forze politiche e nessuna possibilità di ricomporre anche l’asse tra MoVimento 5 Stelle e Lega, a dispetto degli sms in stile “Cara ti amo” tra Di Maio e Salvini, scioglierà le camere e indirà nuove elezioni.
L’intenzione del Quirinale è chiara: non si vuole consentire che il secondo giro di consultazioni, martedì e mercoledì, si trasformi in una farsa inconcludente.
Per questo, scrive oggi Repubblica, il calendario del secondo round dei partiti nello studio alla Vetrata sarà stilato solo nella serata di domani, proprio perchè il Presidente prima vuole avere contezza delle varie posizioni in campo.
Si va verso un governo M5S-Pd? Oppure torna grottescamente l’alleanza gialloverde, con Di Maio premier? Oppure è il caso di prepararsi al voto?
Nessuna delle tre opzioni al momento sembra prevalere nettamente sulle altre.
Il Quirinale assiste con crescente allarme alle piroette in corso, al valzer dei due forni. Se questo stato di confusione permarrà fino all’ultimo allora il Capo dello Stato non esclude di indire consultazioni rapidissime, tutte concentrate in un giorno, o addirittura in mezza giornata.
Non vuole show, con i leader che al suo cospetto dicono una cosa e al popolo dei social un’altra. È anche una questione di rispetto verso l’istituzione che rappresenta.
Anche perchè il tempo stringe: già adesso, in caso di fallimento, si rischia di andare al voto ai primi di novembre, il che signicherebbe avere un Parlamento operativo sul finire del mese; resterebbero circa trenta giorni per scongiurare l’esercizio provvisorio e mettere in piedi una legge di Stabilità complicatissima.
Anche Ugo Magri sulla Stampa disegna uno scenario simile, pur essendo più possibilista sulla conclusione parlamentare della crisi. Altrimenti potrebbe arrivare un esecutivo ponte per portarci alle urne:
Comunque vada a finire, mercoledì sarà il giorno dell’incarico di governo.
Mattarella lo conferirà a chi gli suggeriranno M5S e Pd (a patto che si mettano d’accordo), oppure a qualche personalità neutra, nel caso si debba formare un governo di garanzia incaricato di portarci in fretta a votare.
Il governo elettorale sarebbe formato da sette-otto ministri tecnici con molte deleghe e avrebbe un programma politico semplicissimo, di tre sole parole: «Tornare alle urne». Dovrebbe presentarsi in Parlamento, perchè così vuole la Costituzione, ma solo per essere bocciato.
Un attimo dopo, il presidente firmerebbe il decreto che manda tutti a casa.
(da agenzie)
argomento: Mattarella | Commenta »
Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
E I RICAVI VANNO IN DONAZIONI PER LA SEA WATCH
Un successo inatteso e improvviso. Nato quasi per gioco, sul web e sui social. 
E che in questi giorni, per via della crisi di governo, sta avendo una nuova impennata con oltre 100 t-shirt vendute quotidianamente.
Parliamo delle magliette Mattarella Rocks, le magliette di cotone con il nome del Presidente della Repubblica scritto con il font grafico utilizzato dal gruppo rock dei Metallica.
“Siamo tutti orgogliosi, non ce lo aspettavamo”, ha raccontato all’Adnkronos Michele De Paola, uno dei tre amici che hanno avuto l’idea. “L’idea è nata per caso il primo gennaio 2019, dopo il discorso di fine anno del presidente Mattarella. Discorso in cui aveva sottolineato, tra le varie cose, il bisogno di una gestione più umana dell’immigrazione”.
Da lì l’ispirazione, continua De Paola: “Quel pomeriggio abbiamo visto che sui social girava un’immagine con la scritta ‘Mattarella’ realizzata con il lettering dei Metallica e così, per scherzare, parlando via chat, ci siamo detti ‘Perchè non ci facciamo una maglietta e diamo il ricavato alle Ong?”.
L’iniziativa ha anche un risvolto benefico: tutto il ricavato infatti viene devoluto alla Sea Watch. “Dopo le prime vendite abbiamo mandato una mail ai 10-15 clienti che l’avevamo acquistata, proponendo una sorta di questionario con l’elenco delle Ong che al momento operavano e chiedendo quale preferissero per devolvere il ricavato. Hanno scelto la Sea Watch”.
Oltre alle magliette, l’effige Mattarella Rocks viene stampata su tazze, gadget e cover per smartphone. Tutti gli oggetti sono in vendita su Teespring, un portale che dà la possibilità di devolvere parte del ricavato a Ong e associazioni benefiche. Fino ad oggi sono stati donati a Sea Watch più di 6mila euro, grazie alla vendita di oltre 1500 articoli.
Il successo del marchio è nato sui social, grazie ad alcune “fan” d’eccezione. Tutto è partito da una foto della conduttrice Andrea Delogu su Instagram. “La sua è stata una spinta incredibile”, confessa De Paola. “non sapevamo nulla. Lei l’ha indossata ripetutamente, dandoci una grandissima mano. E’ così che abbiamo registrato i primi picchi di vendita”. Oltre a Delogu poi c’è Geppi Cucciari, che su Instagram ha postato una foto al mare con la versione canottiera.
I tre amici sono molto orgogliosi del successo della loro iniziativa: ”È partito come uno dei tanti ‘giochini’ che si fanno tra amici e poi è diventato qualcosa di davvero grande e importante. Siamo davvero soddisfatti”.
(da agenzie)
argomento: Mattarella | Commenta »
Agosto 24th, 2019 Riccardo Fucile
DI MAIO E UN PD VICEPREMIER, GABRIELLI AGLI INTERNI…. BRUCIATA LA POSSIBLITA’ DI UN RITORNO CON LA LEGA: AL SENATO NON AVREBBE LA MAGGIORANZA PERCHE’ MOLTI GRILLINI FAREBBERO MANCARE I VOTI
L’imponderabile succede alle nove di sera, quando una fiammata riaccende una partita che pareva destinata a morire di tatticismo.
Perchè non solo riparte prepotentemente il treno del governo Pd-M5S, che solo qualche ora prima sembrava destinato a un binario morto.
Ma anche perchè, sul filo dei contatti incrociati dei rispettivi pontieri, emerge con nettezza il nome di Roberto Fico.
Il presidente della Camera passa, nel giro di pochissimo, dalle retrovie alla pole position del toto-premier. Tutto appeso ancora a tantissimi punti di domanda, ovviamente. Due su tutto.
Di fronte a una candidatura «istituzionale» come quella del presidente della Camera, può il Partito democratico permettersi di dire no in nome della discontinuità rispetto al governo precedente? No, è la risposta; non foss’altro perchè di quel governo, e soprattutto di Matteo Salvini, Fico è sempre stato un oppositore.
La seconda domanda, invece, riguarda Luigi Di Maio. Per quanto Fico guidi l’opposizione interna, può il capo politico del Movimento 5 Stelle mettersi di traverso rispetto all’eventualità storica che un iscritto (tra l’altro della prima ora) diventi il capo del governo? Difficile, molto.
La riaccensione dei motori del treno giallorosso e la pole position della candidatura Fico sono due degli effetti collaterali dello «schiaffo di Biarritz», come dal Pd – ironizzando sull’analogia con lo «schiaffo di Anagni» reso celebre da un film di Verdone – hanno ribattezzato la mossa di Giuseppe Conte dal G7, che ha ridotto al minimo la capacità del forno con la Lega.
Al minimo vuol dire quasi vicino allo zero, visto che i trattativisti del M5S avvertono gli omologhi del Nazareno che «quella strada, ormai, non avrebbe neanche i numeri per mettere su una maggioranza in Parlamento».
Di sicuro non a Palazzo Madama, dove una pattuglia di almeno dodici pentastellati ha già minacciato – di fronte al riavvicinamento con Salvini – di formare un gruppo autonomo e votare contro.
Difficile dire se, alle nove di ieri sera, Di Maio senta di essere finito in un vicolo cieco o ci sia finito per davvero.
Di certo c’è che Nicola Zingaretti, che per l’occasione ha trasformato il Nazareno in un gabinetto di crisi aperto anche nel weekend, aspetta una telefonata del capo politico del Movimento Cinque Stelle che è in programma. Ma non arriva.
Scontati il no del Pd al Conte bis, come scontato ovviamente anche il fuoco di sbarramento rispetto all’ipotesi che il governo venga guidato da Di Maio in persona, l’uscita dai blocchi di Fico sembra la mossa destinata a scandire l’ultimo miglio della partita. In un senso o nell’altro.
Difficile che il Pd possa mettere veti sulla riconferma del capo politico dei M5S al ruolo di vicepremier, magari con una delega pesante. Ai democratici, ovviamente, toccherebbe spendere il nome di uno dei suoi «pezzi da novanta» per affiancarlo, sempre come numero due dell’esecutivo.
In nome della discontinuità col governo precedente, dopo l’esperienza Salvini, è molto probabile – per esempio – che per la casella del Viminale venga scelto un profilo come quello di Franco Gabrielli.
Rimangono i punti di domanda, ovviamente. Ma una strada adesso c’è. Non è escluso che porti a un governo che si pone come scopo la legge elettorale proporzionale, che riporterebbe Pd e M5S al tavolo subito dopo le elezioni.
Così come non è escluso che il governo parta per durare. Quanto, chi può dirlo.
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: governo | Commenta »