Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
L’INTERVENTO DI DOMENICA FERRAGU’, CONSULENTE VERONESE, HA PERMESSO A SIRI DI OTTENERE UN ALTRO PRESTITO DI 200.000 EURO SENZA GARANZIE … E SIAMO A OLTRE 1,5 MILIONI DI EURO
Un altro prestito sospetto da San Marino, il terzo collegato al caso Siri.
Lo rivela l’Espresso che dedica spazio al ruolo di quella che definisce Lady Lega, Domenica Ferragù, la consulente veronese che avrebbe presentato alla Bac di San Marino il senatore leghista Armando Siri facendogli ottenere un prestito da 750 mila euro, per il quale è finito sotto indagine a Milano.
Nel rapporto finale dell’indagine sammarinese gli ispettori rimarcano che sia per il prestito ormai famoso concesso direttamente a Siri, che per il secondo (quello da 600 mila euro concesso agli amici presentati dal suo portaborse, un barista suo ex partner d’affari e di militanza politica), l’esistenza di documenti bancari “alterati, nascosti o cancellati”.
Solo ora spuntano altri 200 mila euro di cui Bac non avrebbe fatto cenno nonostante il prestito in questione fosse collegato alla consulenza della mediatrice che ebbe un ruolo chiave nel contatto con Siri. Domenica Ferragù, per l’appunto.
Le autorità di vigilanza ne hanno scoperto l’esistenza solo recentemente, grazie ad una segnalazione che avrebbe spinto la Banca Centrale ad una nuova ispezione cartolare sulla Bac, tutta dedicata alle carte di questo nuovo filone, considerato legato all’“affaire Siri”.
Chiusa la prima istruttoria degli ispettori AIF, si indaga su strani parallelismi, che -il settimanale rivela — farebbero pensare ad un unico pacchetto con tre regali.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
MONSIGNOR MOGAVERO: “LA MADONNA SI STA PREPARANDO A LACRIMARE DI FRONTE A QUESTA MANIFESTAZIONI INDECENTI”
Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo – in provincia di Trapani -, non usa mezzi termini per commentare il comizio di Siracusa in cui Matteo Salvini ha mostrato e baciato il rosario insieme a un santino: “Sfruttare la devozione e i sentimenti popolari più puri per bassi interessi elettorali – dice il sacerdote all’AdnKronos – è un comportamento inqualificabile”.
“Il primo settembre celebreremo il 65esimo anniversario della lacrimazione della Madonna di Siracusa: chissà , forse la Madonna si sta preparando a lacrimare ancora di fronte a queste manifestazioni così indecenti”, dice in modo provocatorio Mogavero.
Il vescovo di Mazara del Vallo, da sempre impegnato a favore dell’accoglienza, non è nuovo a simili prese di posizione. Dopo il comizio di Milano dello scorso maggio, durante il quale Salvini aveva mostrato il rosario sul palco, era intervenuto in modo deciso: ”È ora di finirla. Non possiamo più stare zitti di fronte alle sparate di un sempre più arrogante ministro della Repubblica. Non possiamo più permettere che ci si appropri dei segni sacri della nostra fede per smerciare le proprie vedute disumane, antistoriche e diametralmente opposte al messaggio evangelico”.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
PIAZZA ARMERINA, L’ASSASSINO ERA OSSESSIONATO DAI MIGRANTI, SU FB I SUOI POST RAZZISTI
Prima ha postato su Facebook un lungo attacco contro i migranti, la sua ossessione quotidiana,
Richard Gere, i massoni, i “poliziotti corrotti”
Poi ha ucciso il padre sgozzandolo con un coltello. La scena ha avuto come testimoni inorriditi i clienti di un supermarket della carne a Piazza Armerina, antico borgo del cuore della Sicilia, e un’altra figlia della vittima, sorella dell’assassino, Elide di 21 anni.
La matrice del delitto viene ora cercata nei pensieri deliranti di Carlo Lo Monaco, 30 anni, All’apparenza nulla però lasciava pensare che il giovane avesse maturato l’idea di uccidere il padre Armando, 53 anni, giunto in Sicilia tre giorni fa dalla Germania dove si era formato un’altra famiglia.
Carlo è uscito di casa con il coltello che poi, all’improvviso, ha tirato fuori dalla tasca per scagliarsi violentemente contro il padre impegnato nell’acquisto della carne.
Dal negozio, in via Muscarà , nel centro della cittadina, si è quindi allontanato per rientrare a casa. E qui è stato alla fine prelevato dalla polizia, avvertita intanto da un avvocato che aveva in passato assistito Carlo Lo Monaco.
I suoi post su Facebook offrono ora il quadro di un soggetto che prendeva di mira Richard Gere e i personaggi che, a suo giudizio, lavorerebbero per attuare il “piano Kalergi”. Il piano prende il nome da un filosofo austriaco E si basa sulla credenza che esista un complotto per l’incentivazione dell’immigrazione africana e asiatica verso l’Europa.
In un post pubblicato ieri Lo Monaco prendeva di mira anche l’attore americano che ha visitato i migranti raccolti dalla Open Arms. «Io non chiamerei Richard Gere neanche il mio barboncino…», scriveva.
«Siamo in pericolo», scriveva indicando i suoi «nemici» con nomi, funzioni e perfino fotografie.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
ORA A BORDO SONO 356 … IN GRECIA 1500 ARRIVI IN UN GIORNO A LESBO… CONTINUA L’EMERGENZA NEL MEDITERRANEO MENTRE POLITICI CRIMINALI PENSANO A CHIUDERE I PORTI
Un altro soccorso nel Mediterraneo per la Ocean Vikings, il quarto in tre giorni. E ora sulla nave di Sos Mediterranèe sono in 356, un numero molto elevato di persone considerato soprattutto che nulla si muove nella trattativa per concedere alla nave un porto di sbarco.
La nave aveva appena lanciato i giubbotti di salvataggio ai 105 occupanti di un gommone in difficoltà , quando uno dei tubolari dell’imbarcazione stipata fino all’inverosimile si è bucato e molti dei migranti sono finiti in acqua.
Per fotuna essendo stati tutti provvisti di giubbotto sono stati tutti salvati e hanno raggiunto a bordogli altri 251 dei precedenti soccorsi.
Sono adesso più di 500 i migranti in attesa di un porto nel Mediterraeo, i 356 della Ocean Viking e i 151 della Open Arms.
Il tempo buono sta favorendo le partenze e non soltanto nel Mediterraneo centrale.
La rotta più percorsa è quella dalla Turchia alla Grecia. Proprio oggi il governo greco ha scritto alla Ue chiedendo una ripartizione più equa dei migranti.
Solo Lesbo, il principale porto di arrivo durante la crisi migratoria del 2015, ha visto un aumento del 44 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il 9 agosto è stato uno dei giorni peggiori durante il periodo estivo per Lesbo, con l’arrivo di sei barche con 250 persone”.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
NEL DELIRIO SOVRANISTA NON C’E’ PIU’ RISPETTO NEANCHE PER I MORTI
Nel giorno della nascita del sindacalista Giuseppe Di Vittorio, avvenuta l’11 agosto del 1892, ignoti
hanno vandalizzato la stele commemorativa che si trova a Orta Nova (Fg), in località Cirillo, nel luogo in cui il sindacalista ebbe il suo primo lavoro.
“Chi ha distrutto la stele commemorativa di Di Vittorio, a Orta Nova, certamente è un miserabile, figlio di un’epoca tristemente segnata dai seminatori d’odio. Apprezziamo l’immediata presa di posizione del sindaco Mimmo Lasorsa che ha assicurato l’immediato ripristino della stele”. E’ Franco Persiano, segretario provinciale dello SPI Cgil Foggia, a intervenire riguardo all’atto vandalico.
“Abbiamo un ministro della Discordia che, invece di lavorare al bene di tutto il Paese, va in tour sulle spiagge a disseminare parole d’odio e di contrapposizione. Quanto accaduto a Orta Nova, e quanto sta succedendo in tutta Italia, è la dimostrazione che occorre ricostruire e rafforzare le basi della cultura democratica nel segno del rispetto e della conoscenza”.
“L’ignoranza genera miseria e partorisce gli imbecilli che, con gesti come quello che stiamo commentando, si appuntano sul petto la medaglia di latta che certifica il loro vuoto. Giuseppe Di Vittorio era rispettato da tutti, anche dai suoi avversari, perchè fu un uomo capace realmente di lottare per il bene di tutti, partendo dagli ultimi, dai braccianti, dai lavoratori e dalle lavoratrici, favorendo il loro riscatto da condizioni di povertà e sopraffazione” ha concluso Persiano.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
LA RETORICA DI TRUMP NON FA PIU’ PRESA: I CONTI PARLANO CHIARO
Era prevedibile. E, forse, anche già messo in conto dal diretto interessato. La visita di Donald Trump sui luoghi teatro delle ultime stragi della follia negli Usa, Texas e Ohio, non si è rivelata un bagno di folla, nè una cartina di tornalsole incoraggiante in vista dell’inizio formale della campagna elettorale per le presidenziali del 2020. C
erto, le proteste erano in gran parte organizzate da cittadini e movimenti dichiaratamente e aprioristicamente contrari al Presidente e anche l’annosa e divisiva questione delle “armi facili” ha giocato a favore delle contestazioni ma resta il fatto che, al netto della sacralità bipartisan per l’americano medio del Secondo Emendamento, qualcosa nell’America profonda che ha mandato Donald Trump a Pennsylvania Avenue comincia a scricchiolare. Sempre di più.
E con essa, la retorica e la narrativa da boom epocale che la Casa Bianca ha spacciato finora, fra alluvioni di tweets e proclami propagandistici.
E a confermare che il malessere americano, oltre che profondo, è soprattutto radicato nel cuore della Real America, ci ha pensato l’ultima inchiesta del Wall Street Journal, dedicata alla lenta e incessante agonia della classe media statunitense
Al netto della retorica anti-establishment e anti-elites del sovranismo presidenziale, le cifre parlano chiaro: la mitica middle-class americana, protagonista di centinaia di film hollywoodiani, sta infatti precipitando sempre più nell’indebitamento strutturale, soltanto per mantenere il proprio stile di vita.
Insomma, nessun miglioramento, nessun ascensore sociale. A fronte di almeno due decadi di dinamiche salariali stagnanti, il potere d’acquisto dell’americano medio si è eroso in maniera esponenziale. E la sua discesa nel limbo dell’indebitamento non è appunto finalizzata all’ottenimento di un lifestyle migliore, bensì un necessario riaggiustamento rispetto al costo della vita nelle sue voci primarie: abitazione, bollette, spesa per mangiare e vestirsi, mutuo scolastico, automobile.
Tutto aumentato e sensibilmente, in ossequio alla cosiddetta “inflazione reale” che campeggia da sempre nelle statistiche ma che ora sta limando pericolosamente verso il basso i risparmi di una fetta non più maggioritaria di America, la quale dal 2000 in poi ha cominciato a non riuscire più a tenere il passo con dinamiche salariali e del lavoro destinate a tramutarsi in stock di debito in lenta ma continua espansione.
Oggi, proprio nel momento di maggior tensione economica, ecco che un primo redde rationem post era della globalizzazione clintoniana comincia a mostrare la testa.
Tanto per mettere la questione in prospettiva, basti sottolineare come alla fine del 2017, il reddito medio negli Usa fosse di 61.372 dollari, poco superiore a quello del 1999, una volta aggiustato all’inflazione.
Ma a fare sensazione è il dato puro, ovvero senza revisione rispetto al costo della vita: in quel caso, il reddito appare in aumento del 135% nelle ultime tre decadi. Peccato che nel medesimo arco temporale, le tasse universitarie per mandare i figli al college siano salite del 549%, le spese mediche del 276% e quelle legate alla casa del 188%.
Per Adam Levitim, professore alla facoltà di legge della Georgetown University, “occorre ammettere che il costo per il mero mantenimento del proprio status di middle class è salito in maniera esponenziale“.
E se la crisi finanziaria del 2008 ha già di suo operato una drammatica “scrematura” al ribasso, facendo aumentare a dismisura il tasso di proletarizzazione forzata del ceto medio negli Stati che maggiormente hanno patito il contraccolpo sull’economia reale, restano dati incontrovertibili di crisi generalizzata di un modello.
Fra il 1989 e il 2016, infatti, l’economia Usa è quasi raddoppiata nel suo controvalore, mentre nello stesso lasso di tempo il net worth medio statunitense è cresciuto solo del 4%. Ecco, quindi, il fenomeno di polarizzazione che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca: in un contesto simile, ovviamente la discrepanza fra 10% delle popolazione più ricca e 90% che fa i conti con l’inflazione reale che morde i redditi, si fa più stridente e inaccettabile, tanto da portare a scorciatoie populiste come quelle offerte da Steve Bannon e dalla sua crociata politica al fianco del tycoon newyorchese, tramutato in Robin Hood.
Ora, però, la favola pare finita. Così come l’incantesimo. Numeri alla mano.
Ad esempio, quelli forniti dall’American Bankruptcy Institute, a detta del quale a luglio di quest’anno il numero di bancarotte è aumentato del 5% su base mensile, arrivando a 64.283.
E non si tratta soltanto di aziende che portano i libri in tribunale o in concordato per il Chapter 11 ma, soprattutto, cittadini costretti a indebitarsi per ripagare i prestiti già in essere e verso cui si è morosi per una o più scadenze. E per somma sfortuna di Donald Trump, la collocazione geografica delle sempre crescenti criticità economico-finanziarie della classe media Usa è ubicata in aree a stretta osservanza repubblicana, ovvero bacini elettorali potenziali dell’inquiliino della Casa Bianca.
Se infatti l’aumento delle bancarotte e dei default su indebitamento vede ai primi posti gli Stati del Sud, come Alabama, Mississippi, Tennessee e Georgia, una criticità in rapido deterioramento arriva dal Mid-West agricolo, di fatto la mappa di quello che gli analisti hanno già ribattezzato come Farmageddon, dopo la decisione cinese di bloccare l’import di beni agricoli statunitensi da parte delle aziende statal
Non a caso, proprio per rispondere all’espandersi della macchia rosso fuoco dei fallimenti di aziende agricole, Donald Trump ha immediatamente rassicurato gli allevatori con un tweet, nel quale prometteva aiuti per il prossimo anno.
Se però la crisi si aggraverà e i ricaschi dei tonfi azionari andranno a colpire il sentiment bancario, anche e soprattutto delle banche locali e territoriali, il rischio è quello di una catena auto-alimentante di default a causa del taglio di fidi e linee di credito per le imprese più piccole e fragili del comparto.
E che il Mid-West sia l’epicentro vitale della battaglia politica declinata in ambito economico lo dimostra il fatto che una finanziaria del Wisconsin ma con licenza operativa in 48 Stati, la Waterstone Mortgage Corporation, abbia dato vita a quello che ha eufemisticamente denominato Non-Traditional Credit Program, di fatto uno schema di concessione prestiti a clienti subprime senza alcun rating creditizio.
Le garanzie richieste all’atto della sottoscrizione? Bollette telefoniche del cellulare o di altre utiities, contratti d’affitto e premi assicurativi.
E la questione si fa seria, visto che stando agli ultimi dati forniti dal Consumer Financial Protection Bureau (Cfpb), sono circa 26 milioni i cittadini statunitensi senza alcun rating di affidabilità creditizia, mentre altri 19 milioni hanno una credit history limitata od ormai risalente ad anni fa.
E cosa che fa ancora più paura, rimandando sinistri echi della crisi subprime del 2008, questo nuovo programma di finanziamento è specificatamente designato per mutui legati a compravendite immobiliari.
Il tutto, infine, in un contesto generale di Paese che, stando agli ultimi dati della Fed di New York, vede il debito privato aver sfondato quota 14 trilioni di dollari, in netto aumento dai 13 del 2008. E, come già detto, quelle spese extra che necessitano il ricorso all’indebitamento sono riconducibili a voci essenziali come abitazione, cibo e sanità . Non a vizi o spese voluttuarie.
Infine anche la più ottimista e conservativa delle banche d’affari, JP Morgan, nel suo ultimo report ha rivisto al rialzo le probabilità di un ingresso anticipato degli Usa in recessione, portandole ora al 40% entro i prossimi 12 mesi, il massimo livello mai raggiunto nel ciclo economico in atto.
Insomma, Donald Trump potrà anche non dare troppo peso alle proteste di El Paso e Dayton ma la situazione pare aggravarsi di giorno in giorno.
E la favola del working class hero che abbandona la Fifth Avenue per salvare gli ultimi e rifare grande l’America un’altra volta, potrebbe rivelare e riservare un finale amaro.
Degno proprio di un’epopea letteraria a stelle e strisce come quella di John Steinbeck.
(da “Business Insider”)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
SERVE UN VOTO DI CONFERMA PER LE COMUNICAZIONI DI CONTE IL 20 AGOSTO, IL CENTRODESTRA LO VOLEVA IN AULA GIA’ IL 14
Accelerazione sul calendario: l’aula del Senato è convocata per domani alle 18, tra le proteste di
Pd e LeU.
Lo ha stabilito la presidente del Senato Elisabetta Casellati nel corso della capigruppo di Palazzo Madama.
Tuttavia, sull’ordine dei lavori, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia avevano chiesto che la mozione di sfiducia in aula a Giuseppe Conte fosse messa in calendario per il 14 agosto. È passata la linea invece dei grillini, dem, LeU e Misto fissando le comunicazioni di Giuseppe Conte per il 20.
Queste decisioni dovranno però essere approvate dal Senato, dal momento che sul calendario non c’è stata unanimità in capigruppo.
“Uno spettacolo indegno”, una “forzatura gravissima quando nella capigruppo c’era l’accordo della maggioranza su Conte che avrebbe riferito il 20 in Aula”.
Così il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci al termine della capigruppo, parlando di “ennesimo oltraggio al Parlamento”. “La Casellati – aggiunge – non doveva prestarsi”.
Anche Leu denuncia la scelta di “piegare il regolamento – dice Loredana De Petris -a chi ha deciso dalla spiaggia”, “attentando alla possibilità dei senatori di svolgere il proprio mandato”.
Se domani si votasse in Aula sul calendario del Senato, potrebbero essere presenti 102 senatori M5s su 107, 45 Dem su 51 e 12 senatori del Misto: in totale 159 parlamentari, contro i 136 voti potenziali di Lega, Fi e Fdi.
Sono questi, a quanto si apprende, i numeri aggiornati secondo calcoli del Pd, al netto di chi non riesce a rientrare dalle vacanze.
Il nuovo asse di M5s, Dem, Leu più altri del Misto, potrebbe approvare il suo calendario e programmare l’informativa di Conte non prima della prossima settimana.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
LO SPOT DELLA VISITA ALLA FAMIGLIA DEI DUE CUGINETTI TRAVOLTI DA UN SUV SI TRASFORMA IN AUTOGOL… ACCOLTO DALLO STRISCIONE: “IL DOLORE NON E’ PROPAGANDA”
Matteo Salvini a Vittoria stamane ha programmato lo spot della visita alla famiglia D’Amico, quella che — l’11 luglio scorso — ha perso due bambini, cugini tra loro, travolti da un suv mentre stavano giocando davanti casa.
Ma la popolazione di Vittoria è stata gelida nei confronti del ministro dell’Interno che giovedì scorso ha dato ufficialmente il via alla crisi di governo, pochissimi i fan.
Salvini ha consegnato una medaglietta con la Madonna di Medjugorje ai genitori delle due vittime (deve averne preso uno stock)
Contro Salvini è stato organizzato anche un flash mob silenzioso. Un centinaio di persone, tutte vestite di bianco, in silenzio, hanno protestato con un cartello con su scritto ‘Il dolore non è propaganda’.
I sostenitori del leader della Lega che lo hanno incontrato sono stati davvero pochi, la cittadina, in questo 12 agosto, non sembrava molto felice della visita del ministro.
Alcuni gruppi di contestatori si sono disposti lungo il tratto di strada che il ministro Salvini a Vittoria ha coperto per raggiungere la casa della famiglia D’Amico e il municipio di Vittoria.
All’uscita di Salvini dal Comune, alcuni lo hanno apostrofato con l’insulto ‘sciacallo, assassino’. Stesso tenore dell’insulto anche nei commenti che hanno accompagnato la diretta video della visita sui social network.
Non tira proprio una bellissima aria per il ministro dell’Interno.
Non accade più come un mese fa: quello che tocca non si trasforma soltanto in oro.
(da agenzie locali)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTI A PALAZZO MADAMA CONTRARI A SALVINI SUL CALENDARIO DEI LAVORI … LEGA. FI E FDI SI FERMANO A 136
Se domani si votasse in Aula sul calendario del Senato, potrebbero essere presenti 102
senatori M5s su 107, 45 Dem su 51 e 12 senatori del Misto: in totale 159 parlamentari, contro i 136 voti potenziali di Lega, Fi e Fdi.
Sono questi, a quanto si apprende, i numeri aggiornati secondo calcoli del Pd, al netto di chi non riesce a rientrare dalle vacanze.
Il nuovo asse di M5s, Dem, Leu più altri del Misto, potrebbe approvare il suo calendario e programmare l’informativa di Conte non prima della prossima settimana.
La capigruppo.
L’obiettivo è definire il percorso della crisi di Governo, ma potrebbe non bastare la giornata di oggi. Alle 16 è prevista al Senato la conferenza dei capigruppo e gli occhi sono puntati sulla presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Casellati. In una nota, la seconda carica dello Stato chiarisce però da subito che se non ci sarà unanimità fra i presidenti dei senatori dei partiti non sarà lei, ma l’Aula del Senato a doversi pronunciare.
La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità , non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento” dichiara il presidente del Senato: “L’art. 55, Comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’Assemblea, che è sovrana. Non il presidente, dunque”… “In un momento cosi’ delicato per il paese, l’unico metro possibile da adottare a garanzia di tutti i cittadini è il rispetto delle regole”.
(da “Huffingtonpost”)
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