Destra di Popolo.net

NEL M5S PREVALE LINEA ANTI-VOTO E DI APERTURA AL DIALOGO CON CHI CI STA, IL PD PRECETTA I SENATORI PER DOMANI

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

I POSSIBILI SVILUPPI SE NELLA CAPIGRUPPI NON SI RAGGIUNGE L’UNANIMITA’ SULLE DATE

La crisi di governo entra a Palazzo Madama, dove è in corso la conferenza dei capigruppo che dovrà  fissare la data del dibattito — e del voto — parlamentare sulla mozione di sfiducia presentata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini nei confronti del premier Giuseppe Conte.
Ma la presidente del Senato Elisabetta Casellati avverte: se in capigruppo dovesse registrarsi uno scontro e un conseguente stallo, sarà  l’Aula ad avere l’ultima parola: “La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità , non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento”, afferma Casellati. “L’art. 55, comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’Assemblea, che è sovrana. Non il presidente, dunque”, aggiunge, sottolineando che il “rispetto delle regole” è a “garanzia” dei cittadini.
E mentre prende corpo una possibile scissione nel Partito Democratico, il M5s riunisce i gruppi parlamentari per fare il punto su timing e linea da seguire durante la crisi di governo.
Il capo politico Luigi Di Maio fa sapere che chiederà  le dimissioni dei ministri della Lega, forse per prevenire la tentazione di Salvini di ritirare i suoi ministri per accelerare la sfiducia.   “La Lega faccia dimettere tutti i suoi ministri da questo governo – afferma Di Maio –   I ministri della Lega dovrebbero votare contro se stessi. Noi saremo al fianco di Giuseppe Conte. Ha il diritto di presentarsi alle Camere per dire quello che abbiamo fatto, quello che potevamo fare e che non faremo. Ci devono guardare negli occhi”.
“Mattarella è l’unico che decide quando e se andare a votare – continua il ministro del Lavoro – Già  è surreale che ci debba essere crisi a Ferragosto. Ai cittadini viene scaricata addosso la preoccupazione non delle elezioni ma di una crisi che colpirà  misure per loro importanti. Un governo non si insedierà  prima di dicembre: salterà  tutto quello che abbiamo fatto, quindi reddito, quota 100…Stiamo parlando del futuro del nostro Paese”.
Secondo quanto viene riferito, nel corso della riunione è prevalsa la linea del confronto aperto ma più che per un esecutivo di transizione su un esecutivo di largo respiro.
In tanti non intendono andare al voto e hanno sottolineato la necessità  di proseguire il dialogo con le forze che non vogliono le elezioni anticipate.
Altri, come il sottosegretario Buffagni, si sono invece schierati a favore delle elezioni anticipate. Nel dibattito non si è parlato delle deroghe al secondo mandato. È stata proprio la vicepresidente di palazzo Madama, Paola Taverna, a sottolineare come in molti sono in teoria incandidabili, ma probabilmente sul doppio mandato nei prossimi giorni potrebbe esserci un voto sulla piattaforma Rousseau.
Di fatto l’Aula del Senato potrebbe essere convocata già  domani per votare sull’ordine dei lavori, se nella capigruppo non si dovesse trovare una intesa all’unanimità . La partita si gioca sul filo del regolamento di Palazzo Madama che recita che “la convocazione è fatta dal Presidente”. Poi sarà  l’Assemblea a decidere quale calendario adottare.
Per questo tra i senatori del Pd circola il seguente messaggio: “Qualora la presidente Casellati con una assurda forzatura decidesse, a seguito della capigruppo di oggi, di convocare l’aula per il voto sul calendario già  domani, martedì 13 agosto, sarà  fondamentale la presenza di tutti. Vi chiediamo cortesemente di iniziare a valutare come meglio organizzarvi per rientrare a Roma. Seguiranno indicazioni più precise”.
Lo scenario possibile al Senato
Andando in ordine: oggi la conferenza dei capigruppo del Sento deciderà  sul calendario dei lavori e lì l’asse M5S-Pd, che vuole posticipare a dopo il 19 agosto la convocazione dell’Assemblea, avrà  la maggioranza. In assenza di unanimità , però, il calendario può essere discusso e messo ai voti in Aula: la scelta di convocarla spetta appunto al presidente del Senato.
E la seduta può svolgersi subito perchè Palazzo Madama non è convocato a domicilio, circostanza nella quale bisognerebbe aspettare 5 giorni per la convocazione dell’Aula. La prossima seduta dell’assemblea risulta infatti già  fissata per il prossimo 10 settembre.
Se si votasse il calendario già  domani e le truppe del centrodestra fossero al completo come annunciato, Lega, FI e FdI potrebbero contare su 136 voti, a cui si potrebbero aggiungere i due del Maie, arrivando così a quota 138. Il fronte opposto sulla carta ha la maggioranza: sono 107 i senatori 5S, 51 quelli Pd e una decina quelli del Misto, fra cui i 4 senatori di LeU, per un totale di 168 voti. Restano da attribuire i 6 voti del gruppo delle Autonomie, che però in questo caso non fanno la differenza.
Il Partito democratico però non può contare sul pienone in queste ore: le assenze sarebbero numerose, mettendo a rischio qualsiasi votazione. L’unica strada per evitare rischi sarebbe quella di far mancare il numero legale. Sulla carta quest’ultimo è pari a 161 e pur immaginando qualche assenza giustificata per congedo difficile che si abbassi troppo.
Se dovesse mancare il numero legale la seduta potrebbe, da regolamento, essere convocata ogni 20 minuti fino a 4 volte nello stesso giorno, per poi essere rinviata al giorno successivo, ripartendo dallo stesso orario. Questo meccanismo si può ripetere fino a che non si raggiunga in Aula il numero legale per procedere con la deliberazione.

(da “La Repubblica”)

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SI COMINCIA: I POSSIBILI SCENARI E TUTTI I NUMERI IN CASO DI SFIDUCIA A CONTE

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

LA CONFERENZA DEI CAPIGRUPPO IN CORSO PER DECIDERE LA DATA DELLA MOZIONE DI SFIDUCIA

Alle 16 la conferenza dei capigruppo del Senato deciderà  la data della mozione di sfiducia della Lega a Conte.
Cosa succederà ? Conte sì, Conte no. Voto di sfiducia sì, voto di sfiducia no. Tutto è ancora in ballo per quanto riguarda le sorti del Governo.
Quando il Senato sarà  chiamato a esprimersi sul premier, come richiesto dalla Lega nella stessa sede durante le ore successive all’annuncio della crisi, lo decideranno i capigruppo di palazzo Madama nella Conferenza di oggi lunedì 12 agosto.
Il giorno più probabile è il 20 agosto, anche se la Lega vorrebbe arrivare al momento della verità  già  martedì.
Tra le varie incertezze, l’unica cosa sicura sembra essere che in quell’occasione il premier parlamentarizzerà  la crisi, passando ufficialmente la palla al Colle.
Intanto, in vista della presenza del premier in Senato, gli scenari possibili iniziano a delinearsi.
Molto dipenderà  dal gioco che sceglierà  di fare il Partito Democratico con i suoi 51 senatori, anche in prospettiva della mozione di sfiducia proposta dagli stessi dem a sfavore di Matteo Salvini per lo scandalo dei presunti fondi russi al suo partito.
Questione che il Pd spera di poter discutere già  oggi durante la riunione dei capigruppo.
La (debole) alleanza Lega-FI-FdI
La Lega da sola non ha la forza numerica di mandare a casa Conte e il suo esecutivo e conquistare le elezioni anticipate. Per sperare di incassare il risultato, ai 58 voti leghisti devono necessariamente aggiungersene altri. L’alleanza con i 62 senatori di Forza Italia e i 18 di Fratelli d’Italia, non sarebbe sufficiente, perchè porterebbe a un totale di 138 voti su 315.
L’ago della bilancia? A ridisegnare gli equilibri ci sono gli 8 voti dei senatori delle Autonomie e i 15 voti del gruppo Misto, di cui fanno parte 5 ex M5s (Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Carlo Martelli, Saverio De Bonis e Maurizio Buccarella), i due senatori del Maie (Movimento Associativo Italiani all’Estero) Adriano Cario e Riccardo Merlo e i senatori di Leu e +Europa.
L’astensione delle opposizioni
In alternativa, se le opposizioni non dovessero partecipare al voto sulla sfiducia, come chiedono Pietro Grasso e Loredana De Petris, i numeri parlano chiaro: la Lega con i suoi 58 senatori non avrebbe alcuna possibilità  da sola di mettere la parola fine sul governo e la mozione di sfiducia potrebbe essere respinta facilmente dai 107 voti dei 5 stelle.
In sintesi: la capigruppo oggi fissa il primo calendario dei prossimi appuntamenti. Ma il pallottoliere della sfiducia segna ancora risultati incerti.

(da Open)

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IL QUOTIDIANO SPAGNOLO “EL MUNDO”: “TUTTE LE LEGGI CHE VIOLA SALVINI”

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

L’ELENCO DI TUTTE LE NORMATIVE NON RISPETTATE DALL’ITALIA… E NON RISPARMIA I LEADER SOCIALISTI DI SPAGNA E MALTA

Dalle dichiarazioni dei diritti internazionali, dalla convenzione di Ginevra alle norme europee e locali, nonchè dalle leggi del mare, politici come Salvini hanno messo i calcoli elettorali, economici o demografici prima di conformarsi alle leggi che, con il giuramento, hanno promesso di difendere”.
L’attacco alle politiche anti-migranti portate avanti dal ministro degli Interni italiano arriva da uno dei principali quotidiani spagnoli, El Mundo, che nella sue edizione online elenca tutte le leggi che il leader della Lega non rispetta con la decisione di chiudere i porti alle navi delle ong che trasportano i migranti soccorsi nel Mediterraneo. Con lui, sotto attacco ci sono anche Malta e la Spagna. Ecco l’elenco
Diritto del mare
L’obbligo di assistere le persone in pericolo in mare è uno dei principi di base del diritto marittimo, come riconosciuto dall’articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Inoltre, l’articolo 98.2 del presente accordo marittimo 1982 stabilisce che i suoi firmatari (l’Ue è firmataria) devono “promuovere la creazione, l’esercizio e la manutenzione di un servizio di ricerca e salvataggio adeguato ed efficace per garantire la sicurezza marittima”. Ma i leader europei si fanno scudo del “cosiddetto effetto chiamata” in modo da non mettere in campo un’operazione di salvataggio propriamente detta”.
Convenzione sulla ricerca e sul salvataggio in mare
Con questo trattato, gli Stati firmatari devono impegnarsi con il capitano della nave “per condurre le persone soccorse in mare in un luogo sicuro”. Questi governi europei considerano la Libia quel “luogo sicuro”, anche se si tratta di uno Stato fallito gestito da milizie di schiavisti in cui i diritti umani più elementari vengono violati in modo degradante e disumano.
L’Open Arms, una nave che ora viaggia con 160 persone a bordo, è stata temporaneamente trattenuta in Sicilia a causa di una denuncia contro il suo capitano che non ha consegnato i migranti alle guardie costiere libiche. Il tribunale di Ragusa ha dato ragione al capitano nel 2018, il quale è stato assolto per il fatto che la Libia non può essere considerata un “luogo sicuro” quando le stesse Ong sono minacciate con le armi”.
Dichiarazione universale dei diritti umani
Salvini e altri leader europei stanno violando l’articolo 14: “In caso di persecuzione, ogni persona ha il diritto di chiedere asilo in altri paesi”. In Europa, tale diritto è stato limitato alle quote di rifugiati nella crisi del 2015 e del 2016 e oggi è totalmente violato dalla chiusura di frontiere o porti per impedirne l’arrivo”.
Convenzione di Ginevra
Molti leader dell’Ue, non solo Salvini, calpestano questa carta dei diritti universale del 1951, di cui sono tutti firmatari. Gli articoli che non vengono rispettati sono lo statuto del rifugiato, cioè “la protezione che uno Stato offre alle persone che non sono cittadini propri e la cui vita o libertà  è in pericolo a causa di atti, minacce e persecuzioni delle autorità  di un altro Stato”. Inoltre, è vietato che questi rifugiati o richiedenti asilo vengano riportati “nei territori in cui la loro vita o libertà  è messa in pericolo a causa della loro razza, religione, gruppo sociale o opinioni politiche”.
Carta dei diritti fondamentali dell’Ue
E’ un documento legalmente vincolante dall’approvazione del Trattato di Lisbona nel 2009 e non sono rispettati l’articolo 9 (Diritto di asilo) e l’articolo 6: “Registrazione obbligatoria di tutte le domande di protezione internazionale presentate”.
Convenzione europea dei diritti dell’uomo
Il governo di Salvini viola gli articoli 3, 13 e il quarto protocollo, anche se non è la prima volta”. Era già  successo, ad esempio, nel 2011 quando la Spagna ha espulso 30 richiedenti asilo nel Sahrawi”.

(da “Fanpage”)

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SALVINI PREMIER DEI NABABBI CON PRECEDENTI PENALI: BRIATORE SI OFFRE COME MINISTRO

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

IN FONDO NON E’ “UN RICCO COMUNISTA”, E’ SOLO UN RICCO CONDANNATO PER BISCHE CLANDESTINE E LATITANTE ALLE ISOLE VERGINI, RIENTRATO IN ITALIA GRAZIE A UNA AMNISTIA E CON UN PROCEDIMENTI PENALE IN CORSO PER OMESSO VERSAMENTO DELL’IVA

Parlano di popolo, se la prendono con i ‘ricchi comunisti’ e poi a chi guardano? Ai nababbi, ai teorici del lusso e ai proprietari di locali nel quale un appartenente al ‘popolo’ non potrebbe mai entrare.
Del resto Capitan Nutella è un assiduo frequentatore del Papeete, un luogo che non è esattamente da operai in cassintegrazione
Viva la sincerità : Flavio Briatore potrebbe dire di sì ad una chiamata di Matteo Salvini nel caso in cui il leader della Lega gli offrisse un incarico di governo, magari nel turismo. “Potrei dirgli di sì, a patto di esser messo nelle condizioni di fare le cose”, sottolinea Briatore in un’intervista a ‘Il Foglio’.
“Il tempo – rileva Briatore – è prezioso, specie alla mia età . Se ne sottraggo un po’ a mio figlio e alla mia famiglia, non voglio sprecare le giornate in commissioni inutili a sentire idioti che non hanno mai viaggiato in vita loro”
In merito alla crisi di governo tra M5S e Lega, Briatore sottolinea che “in generale, io evito di lavorare in società  perchè sei più vincolato; quando lo faccio mi garantisco sempre la quota di maggioranza e, appena ho il sentore che le cose non vadano per il verso giusto, sciolgo la società . Mi pare che quella costituita da Matteo con il M5s con tanto di ‘contratto’ abbia esaurito la propria funzione: i due non vanno d’accordo su nulla. Gli italiani di chiacchiere ne hanno già  sentite troppe. Matteo farebbe bene ad andare per la sua strada: la gente gli manifesta affetto nelle piazze perchè si aspetta da lui gesti concreti per dare una scossa al paese con una squadra di gente preparata e capace”.

(da Globalist)

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ALTRI 14 MIGRANTI ARRIVANO INDISTURBATI AL MOLO MADONNINA DI LAMPEDUSA

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

CHE NON ABBIANO VISTO IL CARTELLO “PORTI CHIUSI” ?

Mentre il Ministro Salvini dal suo comizio per pochi intimi a Siracusa continua a straparlare di “porti chiusi” per i beoni, a Lampedusa sono approdati direttamente in porto, intorno alle 20 sul Molo Madonnina 14 migranti scortati da una motovedetta dei Carabinieri.
Si tratta di 12 uomini e 2 donne, provenienti dal Marocco, dalla Costa d’Avorio e dall’Egitto. Adesso si trovano presso l’hotspot.
I migranti sono approdati autonomamente al molo Madonnina di Lampedusa. Ad intercettare, praticamente davanti all’imboccatura del porto, l’imbarcazione di 8 metri è stata una motovedetta dei carabinieri che ha subito avvisato le squadre di terra.

(da agenzie)

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PRIORITA’ SCONFIGGERE IL SOVRANISMO: PRIMA DELLA GUERRA CIVILE NULLA PUO’ ESSERE COME PRIMA

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

E NON CONFONDIAMO IL POPOLO CON LA PLEBE CHE SCEGLIE SEMPRE BARABBA

Il 29 maggio 1453 d.c. cadde Costantinopoli, ultimo baluardo dell’Impero romano che aveva governato il mondo per secoli.
Eduard Gibbon, lo storico inglese che ci ha lasciato, nel XVIII, uno dei saggi fondamentali sul declino e la caduta dell’Impero romano, descrisse così i giorni che precedettero quell’evento:
“Molto diverse erano le condizioni dei cristiani, che con forti e impotenti lamenti piangevano le loro colpe o la punizione dei loro peccati…. I cittadini accusavano l’imperatore per aver rifiutato ostinatamente di arrendersi al momento opportuno, prevedevano gli orrori della loro sorte e desideravano la tranquillità  e la sicurezza della servitù turca”.
Come i cristiani descritti da Gibbon, tanti oggi, esponenti politici e commentatori dell’opposizione di sinistra, sono diventati i migliori alleati di Matteo Salvini nel chiedere di andare al voto il più presto possibile. E come i cristiani di Costantinopoli sembrano desiderare ”la tranquillità  e la sicurezza della servitù” leghista.
Credo che, in cuor suo, nessun dem possa credere di essere in grado di misurarsi con ”il Barbarossa in campo”. Anche perchè non saprebbe che cosa dire agli elettori.
Così Nicola Zingaretti vuole andare alle urne non per competere nel grande gioco, ma per capitalizzare — se sarà  possibile in serie B — il risultato delle elezioni europee e, soprattutto, per comporre delle liste che, a elezioni avvenute, gli diano il controllo dei gruppi.
”Al voto! Al voto!” gridano tutti come forsennati.
Le regole, le procedure, gli assetti dei poteri istituzionali sembrano diventati tanti lacci e laccioli — è stato detto — di un’area ambigua della Costituzione (sic!) in cui interviene (arisic!) un presidente non votato.
Ma quali sarebbero le linee si condotta conformi alla sovranità  popolare? Seguire i diktat di una forza politica che (con il 17% dei voti in Parlamento) crede di poter parlare a nome di 60 milioni d’italiani?
E’ vero, il 26 maggio questa percentuale è stata raddoppiata, ma per un altro Parlamento, che si guarda bene dall’avvalersene, come se fossero voti affetti da un virus pandemico.
Ma quali sono le regole lasciateci dai Padri costituenti?
1°) Quando si apre una crisi di governo, il pallino passa nelle mani del Capo dello Stato che agisce secondo la sua discrezione ed il suo convincimento.
2°) E’ suo diritto/dovere procedere a consultazioni, dare mandati esplorativi, tentare la formazione di un nuovo esecutivo (di cui nomina sia il premier che i ministri) che è vivo già  all’atto del giuramento, ma che, per essere vitale, ha bisogno di un voto di fiducia delle Camere.
3°) Tocca comunque al Presidente della Repubblica — e non a Salvini – convincersi che non esistono alternative alla fine anticipata della legislatura e procedere di conseguenza, sentiti i Presidenti delle Camere.
E’ bene ricordare che, dopo le elezioni del 2018, Mattarella, pur di far decollare la legislatura (per come era composto il quadro politico uscito dalle urne, anche allora vi sarebbero state le condizioni per rimandare tutti a casa) arrivò persino a promuovere un governo (Cottarelli) con inclusa una clausola di dissolvenza automatica, qualora fossero   maturate   le condizioni di una soluzione stabile.
Poi, pur di dare un esecutivo al Paese, accettò persino il parto podalico del governo Conte, a procedura del tutto invertita. E non si venga a dire che la maggioranza giallo-verde avesse avuto il mandato dagli elettori e che i programmi fossero conformi.
Si trattò di un inciucio talmente spregiudicato da fare il giro del mondo e dall’essere assunto come modello del sovranpopulismo in marcia.
Che cosa ci sarebbe non solo di illegittimo, ma anche di scorretto, se un eventuale governo di garanzia – promosso dal Capo dello Stato, con un programma limitato ad affrontare talune delle tante emergenze del Paese e a mantenere attivo il canale di comunicazione con Bruxelles aperto da Conte e da Tria — ottenesse via libera, ancorchè travagliata, in Parlamento?
Una scelta siffatta sarebbe preferibile anche nel caso che al nuovo governo, privo di fiducia, toccasse di gestire soltanto l’ordinaria amministrazione. A fronte di tale prospettiva (che inevitabilmente dovrebbe coinvolgere il Pd e il M5S — Grillo lo ha capito, forse anche Renzi – magari anche qualche forzista non ”totizzato”) si è urlato all’inciucio.
Non solo da parte di Salvini il quale reagisce come se la disobbedienza ai suoi ukase equivalesse ad un colpo di Stato; ma persino da parte di Zingaretti e compagni. In sostanza, il Capitano, per arroganza, bullismo, tracotanza si è messo nel sacco da solo.
Se ne è accorto e cerca di uscire (la sua ultima conferenza stampa ha dato assicurazioni a tutti, dalla Ue ai mercati).
Invece di legarcelo dentro i suoi oppositori lo aiutano a uscire, perchè — sostengono — tutto ciò che si fa contro Salvini lo aiuta e lo rafforza. E chi lo ha detto?
Che cosa potrebbe fare il Capitano: mettere in sciopero l’UGL? Inventarsi una marcia su Roma? Ma Salvini non è il leader del partito più vecchio d’Italia che ha preso parte a tutti i governi Berlusconi?
Un anno fa un osservatore che avesse previsto il finale a torte in faccia del governo del cambiamento sarebbe stato considerato un po’ folle. Si dice che non si possono alleare i partiti che hanno fatto il jobs act e quelli del reddito di cittadinanza.
Ma risulta forse che il M5S — al di là  delle sparate di Di Maio – abbia messo in discussione il pacchetto-lavoro del governo Renzi se non per aspetti tutto sommato secondari?
Poi vi è lo spettro del Russiagate. Sul piano politico vi sono delle novità  da considerare. Se l’atteggiamento verso l’Unione europea e l’euro è il vero discrimine della lotta politica, non si può dimenticare che i parlamentari pentastellati sono stati determinanti con i loro voti per la elezione di Ursula Von der Leyen, sia pure a conclusione di una campagna che era iniziata reggendo la coda ai gilet gialli.
Questa ”svoltina” ha una ricaduta positiva anche in Italia. Giuseppe Conte è riuscito a convincere i pentastellati a non reagire alla sconfitta elettorale del 26 maggio, tornando sulle barricate. Li ha persuasi, invece, a ”romanizzarsi” quel tanto che basta per tirare a campare (e trovare una posizione nel nuovo quadro politico).
Un filo questo che porta a Bruxelles, passando per il Quirinale. Nell’ultima chiamata prima della guerra civile — sono parole di Rino Formica — nulla può più essere come prima, anche sul piano delle alleanze.
L’Italia, con l’aiuto dell’Europa, ha un problema primario: combattere i conati di sovranismo ovvero di un mix maleodorante che amalgama populismo, culto della personalità  e fuhrerprinzip. In questa battaglia c’è posto per tutti. Ognuno è benvenuto; lo sono persino i ”badogliani” del M5S.
Quanto al popolo, non facciamoci illusioni. Ricordiamoci l’invito di Hanna Arendt a non confondere il popolo con la plebe che è sempre pronta a scegliere Barabba.

(da “Huffingtonpost”)

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CASELLATI: “SENZA UNANIMITA’, NON DECIDO IO, MA L’AULA”

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

IL PERCORSO DELLA CRISI: OGGI ALLE 16 CAPIGRUPPO IN SENATO… GRASSO PROPONE UNA TRAPPOLA ANTI-SALVINI

L’obiettivo è definire il percorso della crisi di Governo, ma potrebbe non bastare la giornata di oggi.
Alle 16 è prevista al Senato la conferenza dei capigruppo e gli occhi sono puntati sulla presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Casellati. In una nota, la seconda carica dello Stato chiarisce però da subito che se non ci sarà  unanimità  fra i presidenti dei senatori dei partiti non sarà  lei, ma l’Aula del Senato a doversi pronunciare.
La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità , non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento” dichiara il presidente del Senato: “L’art. 55, Comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’Assemblea, che è sovrana. Non il presidente, dunque”… “In un momento cosi’ delicato per il paese, l’unico metro possibile da adottare a garanzia di tutti i cittadini è il rispetto delle regole”.
Il senatore Pietro Grasso, in un post su Facebook, propone una ‘trappola’ che le opposizioni unite possono mettere in campo per impedire il blitz di Matteo Salvini per sfiduciare il Governo e andare al voto al più presto. “Se 5 Stelle, Pd e Misto sono scaltri, Salvini non potrà  vincere questa partita e umiliare il Parlamento col suo 17% di voti” scrive il senatore di Leu, ex presidente del Senato   Pietro Grasso (LeU), che già  guarda a un voto dell’Aula di Palazzo Madama sul calendario: “Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia in Senato NON hanno la maggioranza di 161 voti necessaria per imporre nulla. Basterà  contarsi prima: se i senatori di centrodestra sono meno degli altri si potrà  votare il calendario in Aula, e fissare la discussione per il 20 agosto (o il 21, o il 22). Se invece sono di più, semplicemente se gli altri non entreranno in Aula il centrodestra non avrà  mai il numero legale per il blitz, e saranno costretti a rimandare di giorno in giorno l’Assemblea. In questo modo Salvini, ogni giorno più nervoso e contestato, capirà  che il Parlamento non è a sua disposizione, per ora”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL PIANO RENZI: “SEPARAZIONE CONSENSUALE DAL PD E GOVERNO FINO AL 2013”

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

PRONTA LA SCISSIONE PARLAMENTARE CON “AZIONE CIVILE”: “SE IL GOVERNO TIENE, SALVINI SI SGONFIA”… IPOTESI PREMIER DI UNA FIGURA NON DIVISIVA COME CANTONE O BELLONI

“Voglio che sia una separazione consensuale, amichevole”. Matteo Renzi annuncia ai suoi che è necessario passare subito all’azione: “Azione Civile” è il progetto che l’ex premier metterà  in campo già  da oggi per separare dal Pd un nuovo gruppo parlamentare che dia pieno sostegno a un Governo istituzionale, affidato a una figura terza, un tecnico, che non solo impedisca di andare al voto in autunno, ma guardi all’obiettivo 2023, alla fine della legislatura.
Già  nella giornata di oggi c’è spazio per prime mosse: un’ora prima della Conferenza dei capigruppo del Senato, prevista alle 16 e chiamata a decidere il percorso della crisi di Governo, si riunirà  infatti il gruppo parlamentare del Pd di Palazzo Madama.
Renzi confida che la sua posizione trovi terreno fertile anche nel Pd, visto che molti padri nobili del centrosinistra si sono già  espressi contro il voto subito e per una stabilità  istituzionale nel Paese.
Per Renzi l’obiettivo primario è far saltare lo schema di Salvini sul voto subito. “Se c’è un Governo che tiene, Salvini si sgonfia” ha assicurato l’ex premier parlando con i suoi fedelissimi, spiegando che certamente verrebbero al pettine tanti nodi che riguardano il leader leghista, dai rapporti con l’Europa fino alle vicende giudiziarie.
Azione Civile si porrebbe come base parlamentare del nuovo Governo istituzionale. Renzi immagina un esecutivo affidato a una figura terza, non divisiva. Tra i profili su cui si ragiona, il magistrato Raffaele Cantone, già  presidente di Anac, e la diplomatica Elisabetta Belloni, segretario generale del Ministero degli Affari Esteri.
“Dobbiamo ribaltare la posizione di Salvini e togliere di mezzo l’ipotesi del voto, che sarebbe deleteria per l’Italia” è la convinzione di Renzi, che guarda ben oltre il Governo di scopo, immaginando un esecutivo capace di guardare alla fine della legislatura, quindi anche affronti il tema dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, visto che il mandato settennale di Sergio Mattarella scade nel 2022.

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI, IL NAUFRAGO CHE CHIEDE AIUTO ALLA ONG BERLUSCONI

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

SI PROSPETTA IL RITORNO AL VECCHIO CIARPAME CHE AVEVA PORTATO LO SPREAD A 500 E L’ITALIA AL FALLIMENTO, TRA SCANDALI E MIGNOTTE: E’ IL NUOVO CHE AVANZA

Matteo Salvini va al voto con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Dopo gli annunci sulla corsa solitaria e i conti dei sondaggi che gli spiegavano il rischio sconfitta di un soffio, il Capitano annuncia in un’intervista al Giornale che il vecchio caro centrodestra, che sembrava giubilato dal contratto Lega-M5S, tornerà  in campo per le prossime elezioni.
Con l’annuncio Salvini si trae d’impaccio dal rischio che Forza Italia faccia il governo con Renzi e il PD contro di lui ma si porta a casa anche il malumore di chi considerava Silvio come parte del problema e un sostenitore dell’Europa.
Nell’intervista che rilascia ad Alessandro Sallusti, Salvini alla fine annuncia che chiede a Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi “di andare insieme oltre il vecchio centrodestra”, qualunque cosa ciò voglia dire.
Il dato di fatto è che Salvini si porta con sè il “vecchio” Berlusconi che aveva svillaneggiato in più occasioni all’inizio della legislatura, quando il patto con i grillini sembrava più solido, e fa il contrario di quello che gli suggeriva la Meloni, che invece voleva tenere fuori dalla corsa il Cavaliere per spartirsi più facilmente il potere tra Lega e Fratelli d’Italia.
Con la mossa Salvini si assicura la pole position nei sondaggi e ipoteca il risultato finale visto che adesso soltanto una clamorosa (e inaspettata) rimonta di uno dei due poli può distoglierlo dalla soglia del 41% che basta con il Rosatellum per portare a casa la vittoria in entrambe le Camere. Poi però inizierà  il difficile. Ci sarà  da governare.
E la situazione si riproporrà  identica a quella che ha lasciato sciogliendo il governo Conte.

(da agenzie)

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