Agosto 13th, 2019 Riccardo Fucile
AGGUATO A DUE AMBULANTI REGOLARI DA PARTE DI DIECI DELINQUENTI MINORENNI … QUESTA E’ IL RISULTATO DI CHI ISTIGA ALL’ODIO, FINO A QUANDO NON TOCCHERA’ A LORO
Dieci contro due. Prendersela con i più deboli, un branco violento contro chi è indifeso. Per sbeffeggiare, insultare, derubare.
E poi aggredire a colpi di grosse pietre giocando a chi le lancia con maggiore forza, tiro al bersaglio contro il volto della loro vittima.
È il lato oscuro del lungomare di Napoli, una manciata di metri alle spalle della passeggiata della movida in una domenica sera torrida e affollata di giovani ancora in città ad agosto.
Ne fanno le spese due cittadini del Bangladesh, costretti a lavorare per guadagnarsi la vita senza dare fastidio a nessuno anche a mezzanotte.
Uno di loro ora è grave, ricoverato nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Cardarelli, in prognosi riservata e in attesa di almeno due interventi chirurgici che dovranno tentare di ricostruirgli la faccia, ha un trauma cranico causato da una delle sassate.
E ora è caccia al branco, almeno dieci ragazzini che l’amico della vittima – pure ferito nel tentativo di soccorrere il suo connazionale ma in modo più lieve – ha descritto come per lo più minorenni, tra i quindici e i sedici anni.
Spariti nel nulla, si spera immortalati dalle numerose telecamere di videosorveglianza ora al vaglio della polizia.
La cronaca. Lungomare di Napoli, già scenario di numerosi episodi violenti. Come la sparatoria tra via Chiatamone e via Partenope che provocò il fuggi fuggi generale da ristoranti e bar della zona. O come il caso dell’uomo in scooter con la moglie accoltellato al costato, senza motivo, in piazza Vittoria da due giovani che lo avevano affiancato in sella a un altro motorino.
Nella vicenda avvenuta tra domenica e ieri intorno a mezzanotte ci sarebbe stata anche la premeditazione, le vittime sarebbero infatti state seguite dagli aggressori fino in via Generale Orsini, parallela poco trafficata di via Nazario Sauro. Scena confermata da una testimone, una donna che si è affacciata al balcone di casa attirata dalle urla.
Secondo quanto ricostruito, i due cittadini del Bangladesh, 39 e 42 anni, entrambi con regolare permesso di soggiorno in Italia, avevano da poco imboccato la via alla fine della serata di lavoro.
Venditori ambulanti di cover e supporti per cellulari, stavano spingendo i loro pesanti carrelli con la merce verso casa, ai Quartieri Spagnoli, quando sono stati accerchiati dal branco.
Gli aggressori hanno afferrato custodie e quant’altro minacciando i due immigrati che subito hanno reagito chiedendo la restituzione della merce oppure il pagamento.
Ma nulla, sono stati sommersi da insulti e minacce. Intanto sono spuntate delle grosse pietre. Qualcuno l’ha lanciata contro il ventinovenne, l’ha colpito in pieno volto, ferendolo seriamente. L’uomo ha barcollato, ma intanto sono arrivate altre sassate, ancora al volto e alla testa.
Altri hanno picchiato l’amico della vittima intervenuto per soccorrerla, fino a quando alcune persone hanno sentito il fracasso e si sono affacciate su via Generale Orsini per capire cosa stava succedendo
A quel punto il branco ha lasciato perdere le sue vittime fuggendo verso piazza Plebiscito.
I due giovani immigrati sono stati soccorsi e portati all’ospedale Cardarelli, dove le condizioni del ragazzo preso a sassate sono parse subito gravi. Trauma cranico, ferite estese e fratture multiple al volto, la necessità di almeno due interventi chirurgici nei prossimi giorni. Così non è stato ancora in grado di ricostruire i fatti. Ne ha parlato con la polizia il suo amico, che però non ha saputo ripetere le frasi dette dal branco nè descriverli a causa del buio.
(da agenzie)
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Agosto 13th, 2019 Riccardo Fucile
RISCHIA UN’AMMENDA FINO A 250.000 EURO PER AVER PUBBLICATO SENZA PERMESSO (DENIGRANDOLO) LA FOTO DI UN MEMBRO DELL’EQUIPAGGIO DELLA ONG LIFELINE
Matteo Salvini è stato condannato da un tribunale tedesco per violazione del copyright per
aver utilizzato la foto di un membro dell’equipaggio della Mission Lifeline senza permesso.
Ad annunciarlo è la stessa ONG su Twitter spiegando che si tratta di un’ingiunzione provvisoria alla rimozione dello scatto in attesa di quantificare l’eventuale risarcimento.
La foto che Salvini ha utilizzato (su Twitter e su Facebook) è questa ed era corredata dal seguente testo: “Questo signore è nell’equipaggio della nave della Ong tedesca che, in attesa di caricare immigrati, mi dà del “fascista”… Rassicurante direi!”.
La storia è quella della Lifeline, che venne sottoposta a inchiesta di bandiera come da annuncio del ministro Danilo Toninelli, che all’epoca faceva tutto quello che conveniva a Salvini mentre oggi lo vede come il fumo negli occhi.
La storia finì con l’approdo a Malta e con la divisione dei naufraghi fra otto paesi, tra cui l’Italia.
Sul suo sito internet Mission Lifeline spiega che il Landgericht Frankfurt ha emesso un’ingiunzione preliminare contro il ministro degli Interni italiano e con ordinanza del 12 agosto: sul tribunale ha vietato a Matteo Salvini di usare la foto in attesa di quantificare gli eventuali danni (fino a 250mila euro) dopo una richiesta del membro dell’equipaggio della missione scattata dal giornalista Friedhold Ulonska. Il post cita questo tweet del 28 giugno 2019.
(da agenzie)
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Agosto 13th, 2019 Riccardo Fucile
OGGI QUESTI LURIDI INFAMI FINGONO CORDOGLIO DOPO AVERLE AUGURATO LA MORTE
Oggi Matteo Salvini ha tenuto a salutare Nadia Toffa, morta per cancro a 40 anni che il Capitano ha salutato ricordando come abbia lottato come una leonessa (anche contro gli haters).
Quello che il Capitano però probabilmente non ricorda è che Nadia Toffa era una ambasciatrice di Oxfam, “movimento globale di persone che vogliono eliminare l’ingiustizia della povertà ”.
Oxfam Italia ha aderito nel 2010 alla confederazione internazionale Oxfam e nasce dall’esperienza di Ucodep, organizzazione non governativa italiana che per oltre 30 anni si è impegnata con passione e professionalità per migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone povere nel mondo, dando loro il potere e l’energia di costruirsi un proprio futuro, di controllare e orientare la propria vita, di esercitare i propri diritti.
E infatti tra i followers del Capitano c’è chi se la prende con la sua “visione filo-immigrazionista”.
Il noto sito di bufale Voxnews qualche tempo fa la attaccava perchè difendeva i diritti degli immigrati.
Ma oggi la morte di Nadia Toffa fa dimenticare al sovranista che lei era un nemico da additare al pubblico ludibrio.
Infami rifiuti dell’umanità .
(da agenzie)
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Agosto 13th, 2019 Riccardo Fucile
LE LACRIME DE LE IENE: “NULLA SARA’ PIU’ COME PRIMA, SEI STATA UN ESEMPIO PER TUTTI NOI”
Nadia Toffa è morta. Lo hanno annunciato Le Iene sulla loro pagina facebook: “Hai
combattuto a testa alta, col sorriso, con dignità e sfoderando tutta la tua forza, fino all’ultimo, fino a oggi. D’altronde nella vita hai lottato sempre. Hai lottato anche quando sei arrivata da noi, e forse è per questo che ci hai conquistati da subito. È stato un colpo di fulmine con te, Toffa. È stato tanto facile piacersi, inevitabile innamorarsi, ed è proprio per questo che è così difficile lasciarsi. Il destino, il karma, la sorte, la sfiga ha deciso di colpire proprio te, la NOSTRA Toffa, la più tosta di tutti, mentre qualcuno non credeva alla tua lotta, noi restavamo in silenzio e tu sorridevi”.
Nadia Toffa era stata ricoverata nel dicembre 2017. La direzione dell’Azienda sanitaria universitaria Trieste aveva precisato dopo poche ore che la prognosi era riservata «per patologia cerebrale in fase di definizione» e, subito dopo, si era anche parlato della necessità di un trasferimento, nel corso della notte, all’ospedale San Raffaele di Milano con elisoccorso, un’operazione ritardata per via del forte vento di bora che ieri lì soffiava.
Nadia Toffa aveva contratto il cancro in una delle declinazioni peggiori: quello al cervello. Avete mai conosciuto qualcuno con il lobo frontale in metastasi? Oltre alla chemioterapia, al dolore, alle operazioni, agli interminabili momenti di attesa passati negli androni degli ospedali, in attesa di un referto sempre indecidibile; oltre ad un’esistenza che si fa incauta per obbligo e non per scelta, il cancro al cervello ci metteva il carico da novanta, tra cambi di personalità , mal di testa, problemi alla vista e addirittura allucinazioni sensoriali.
“Nadia Toffa ha avuto un tipo di tumore per il quale la ricerca sta lavorando molto a livello internazionale, ma anche in Italia”, afferma Stefania Gori, presidente degli oncologi dell’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica, interpellata dall’Agi sulla malattia della storica conduttrice delle Iene, deceduta a 40 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro.
“Su alcune forme tumorali dobbiamo acquisire ancora maggiori conoscenze — ammette l’oncologa — ma anche per queste la ricerca sta avendo notevoli progressi. In generale la ricerca oncologica ha fatto molti passi avanti — osserva Gori — il 60% dei pazienti con una diagnosi di tumore ha una sopravvivenza di 5 anni, e per il carcinoma alla mammella e alla prostata la percentuale di sopravvivenza sfiora il 90%”. Il cammino e’ ancora lungo ma oggi, proprio grazie alla ricerca, si comincia a parlare di guarigione, “un concetto che fino a due anni fa non si prendeva in considerazione”.
“C’e’ un esercito di persone — sottolinea la presidente dell’Aiom — che hanno avuto un tumore e che oggi sono vive in Italia e sono oltre 3 milioni e 400mila”.
Ma quand’e’ che ci si puo’ considerare guariti? “Una certa quota di pazienti — spiega Gori — puo’ essere considerata guarita perche’ ha raggiunto, dopo un numero di anni dalla diagnosi che e’ diverso a seconda della neoplasia dalle quale era affetto, la stessa aspettativa di vita di una persona della stessa eta’ e dello stesso sesso che non ha mai avuto un tumore”.
Nel suo libro Nadia Toffa aveva parlato del cancro come di un dono in un libro in cui raccontava la sua vita da quando, il 21 dicembre 2017 aveva scoperto di avere un tumore.
Su Instagram la conduttrice aveva detto che in questo libro spiegava «come sono riuscita a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, il cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità ».
La Toffa aveva aggiunto un invito agli altri malati «Non sospendiamo la vita per colpa del cancro, non diamogliela vinta. Bisogna sorridere sempre perchè noi siamo più forti. Trasformare il cancro in un dono è possibile».
Oggi le Iene scrivono:
“Sei riuscita a perdonare tutti, anche il fato, e forse anche il mostro contro cui hai combattuto senza sosta… il cancro, che fino a poco tempo fa tutti chiamavano timidamente “Il male incurabile” e che, anche grazie alla tua battaglia, adesso ha un nome proprio.
“Non bisogna vergognarsi di guardarlo in faccia e chiamarlo per nome il bastardo, — dicevi — che magari si spaventa un po’ se lo guardi fisso negli occhi”.
E dato che sei stata in grado di perdonare l’imperdonabile, cara Nadia, non ci resta che sperare con tutto il cuore che tu sia riuscita a perdonare anche noi, che non siamo stati in grado di aiutarti quanto avremmo voluto.
Ed ecco le Iene che piangono la loro dolce guerriera, inermi davanti a tutto il dolore e alla consapevolezza che solo il tuo sorriso, Nadia, potrebbe consolarci, solo la tua energia e la tua forza potrebbero farci tornare ad essere quelli di sempre
Niente per noi sarà più come prima.
(da agenzie)
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Agosto 13th, 2019 Riccardo Fucile
“LI UNISCE IL DISPREZZO DELLO STATO DI DIRITTO”
“Il Governo gialloverde è stato il perfetto rappresentante di una cultura che ha eretto il disprezzo dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali a fondamento dell’azione di governo. Le leggi in materia di giustizia e di sicurezza, per non parlare delle sinistre riforme costituzionali per ‘rottamare’ la democrazia rappresentativa, portano la firma di entrambi i partiti e sono state approvate con i voti dei parlamentari della Lega e del M5S, che condividono tutte le responsabilità di questi quattordici mesi di governo.” Lo dichiara Silvja Manzi, segretaria di Radicali Italiani
“A dividere Lega e M5S non sono state le idee, ma gli interessi e i rapporti di potere. Le liti e gli scambi di accuse tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio non cancellano questa realtà . La Lega non è una alternativa al M5S e il M5S non è una alternativa alla Lega. Sono due facce della stessa medaglia antiliberale e antieuropea, due terminali della stessa rete internazionale populista che risponde agli ordini del Cremlino.
Oggi, con l’Associazione Radicale Certi Diritti, siamo stati a Torino e Milano, davanti alla Prefettura e al Consolato russo, proprio per ricordare, con la lettura degli articoli della Costituzione italiana, della Costituzione della Federazione Russa e della Convenzione europea dei diritti umani, le violazioni costanti da parte del regime putiniano cui molti nostri governanti guardano con favore.
L’impegno di quanti vogliono contendere l’Italia a questa deriva, che oggi coinvolge vaste maggioranze sociali, dovrebbe essere — conclude Silvja Manzi — quello di costruire una vera alternativa politica e culturale ai campioni della democrazia illiberale.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA NON HA I NUMERI AL SENATO PER IMPORRE LA MOZIONE DI SFIDUCIA IL 14 AGOSTO… M5S-LEGA-MISTO HANNO 23 SENATORI IN PIU’: SE VINCE CONTE PARLERA’ IL 20 E POI SI DIMETTERA’ SENZA ESSERE SFIDUCIATO
L’attenzione è tutta puntata alle 18 , quando il giallo della crisi di ferragosto si comincerà , forse, a
risolvere.
Solo a quell’ora, infatti, nell’emiciclo di Palazzo Madama si conoscerà il calendario dei lavori. A capire, insomma, se si discuterà o meno il 14 agosto la mozione di sfiducia nei confronti di Giuseppe Conte, presentata dalla Lega di Matteo Salvini.
O se alla fine prevarrà la linea della “nuova” maggioranza “tecnica”, composta dal Pd, dal M5S, dal gruppo Misto e dal cespuglio della Autonomie, che invoca di calendarizzare le comunicazioni del presidente del Consiglio, non prima del 20 agosto.
Tutto passerà da un’Aula che si trasformerà in un ring perchè da lì sapremo di più sul destino della corsa del Capitano della Lega, oppure sull’ipotesi di un nuovo esecutivo di tipo istituzionale. Per salvare il Paese dall’esercizio provvisorio e dall’aumento dell’Iva.
Voto, o non voto, succede che la conferenza dei capigruppo, che avrebbe dovuto schiarire il rebus calendario, non scioglie alcunchè. Anzi, infiamma un clima già avvelenato. Volano gli stracci nel corso della riunione.
Due ore ad alta intensità con il centrodestra che, dopo mesi in solitaria del Capitano leghista, torna compatto e parla lo stesso verbo. E con il Pd che si trova al fianco dei “compagni” del M5S con i quali Matteo Renzi desidererebbe far nascere un esecutivo di scopo. Questo è il contesto dell’ennesima giornata di crisi ai tempi del governo Conte.
Fischio di inizio alle 16. Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega, non perde tempo e riporta il diktat di Salvini: “Presidente, noi vogliamo subito votare la mozione di sfiducia. Anche domani”.
Andrea Marcucci, frontman del Pd, ma soprattutto renzianissimo, sbraita e si oppone fermamente: “Non esiste”. Si registra una netta spaccatura che non rientra dopo oltre un’ora e mezzo di confronto acceso.
Non c’è l’unanimità , c’è solo una maggioranza ponderata (Pd, M5, Misto e Autonomie) ma non basta. La parola allora deve passare all’aula, che la presidente del Senato convoca per le 18 di domani.
Eppure quando si sfideranno in aula il pallottoliere propenderà per Pd, 5Stelle, Misto e Autonomie, che toccano quota 181. Mentre Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si fermano a 158.
Sarà fondamentale il numero dei senatori presenti per ciascuna formazione politica. Con lo spettro del numero legale a impensierire il centrodestra. Anche perchè a ranghi compatti la coalizione di Salvini, Meloni e Berlusconi non lo raggiungerebbe.
Pallottoliere alla mano si sfideranno due ipotesi di calendario.
La maggioranza “tecnica”, Pd-M5S-Misto-Autonomia, propone la calendarizzazione delle comunicazioni del presidente Conte il 20 agosto. Qualora passasse questa linea il presidente del Consiglio dirà la sua sull’esperienza di governo gialloverde e sulla crisi. Di certo, se prenderà atto di non avere più una maggioranza, si presenterà al Quirinale per aprire definitivamente la crisi con tanto di dimissioni.
In questo modo eviterà di mettere ai voti le risoluzioni, che potrà presentare qualsiasi gruppo. E soprattutto eviterà il voto di sfiducia.
Ed è questa la ragione per cui la nuova maggioranza “tecnica”, che potrebbe diventare presto anche politica, caldeggia più la calendarizzazione delle comunicazioni e non la mozione di sfiducia diretta al premier.
L’altra ipotesi di calendario, voluta dal centrodestra, prevede invece la discussione e la votazione, mercoledì 14 agosto — dopo le commemorazioni del Ponte Morandi – della mozione sfiducia nei confronti del premier Conte, presentata dal Carroccio.
Eppure dietro la sfida del calendario si muovono i fili di un intreccio ben più grande. In questo contesto Matteo Salvini ha compreso che da solo non può vincere.
Se si tornasse al voto rischierebbe nei collegi uninominali del sud, dove Forza Italia e Fratelli d’Italia sembrerebbero essere determinanti.
Gli ultimi report che sono arrivati sul tavolo del Capitano fotografano un centrodestra unito sopra il 50%, una percentuale che gli consentirebbe di governare con una maggioranza netta. Ecco perchè Salvini, già nelle prossime ore, incontrerà il Cavaliere per formalizzare un accordo elettorale.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
IL M5S DOVREBBE FARE AUTOCRITICA E CAMBIARE ROTTA, COME PUO’ PENSARE DI FARE UN ACCORDO SOLO SU UN TEMA IRRILEVANTE COME LA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI… GLI ACCORDI SI FANNO SU UN PROGRAMMA E CAMBIANDO LA CLASSE DIRIGENTE FALLIMENTARE
C’è un salto di qualità nella crisi. Perchè l’iniziativa di Matteo Renzi ha prodotto il suo primo, devastante effetto, nel momento più difficile, proprio adesso che si spalancano i rischi di una “minaccia democratica”, con la prospettiva di una radicale svolta a destra nelle urne.
L’effetto è una spaccatura nel Pd, sostanziale anche se non ancora certificata da una scissione formale. E la “risurrezione” del centrodestra, unito.
Una massa d’urto che, da sola, stando ai sondaggi e ai voti veri, ha “potenzialmente” la maggioranza assoluta nel paese, in grado di eleggere presidente del Consiglio, Capo dello Stato quando sarà e cambiare pelle alla Corte costituzionale.
“Potenzialmente”, soprattutto se qualcuno a sinistra si diletta a indebolire il suo campo più che a preparare una battaglia che assomiglia un “nuovo 1948”: l’Europa contro la Russia, la democrazia contro il populismo, l’Italia tranquilla contro l’Italia della paura.
Ecco la novità , che si è manifestata alla riunione dei capigruppo al Senato. E che domani trasformerà l’Aula in un inferno.
Perchè il “patto” tra Salvini e Berlusconi è stato già siglato, suggellato dall’intervista del ministro dell’Interno all’ house organ di famiglia, il Giornale, e l’incontro tra i due previsto per domani.
Il “patto” prevede questo: in cambio di un aiuto da parte di Forza Italia nell’accelerazione parlamentare, Salvini, almeno così ha garantito, accetta un’alleanza, i cui termini sono in via di definizione.
Ma la clausola principale è stata già siglata: Silvio Berlusconi non si ricandiderà in Italia, mantenendo un ruolo defilato in campagna elettorale. Detta in modo tranchant: si toglie dal ruolo di bersaglio, per consentire a Salvini di sterilizzare la narrazione di “Matteo che è tornato nell’ovile del Caimano”.
E garantisce liste addomesticate, senza disturbatori del salvinismo, che pure abitano il suo partito. Per capire l’aria che tira, nell’euforia del momento, alcuni big già si stanno dilettando a immaginare una nuova lista di ministri.
Mentre dall’altro lato Renzi e la Boschi, telefonano ai parlamentari di Forza Italia per raccattare qualcuno da portare nel suo partitino personale.
È, dicevamo, una novità politica che crea una massa d’urto parlamentare. E che prefigura uno scenario destinato a pesare su tutta la discussione di un eventuale nuovo governo.
Il punto è questo: può un “accrocchio” di Palazzo, chiamatelo come volete — governo di transizione, di scopo o ricorrendo a tutte le formule della fantasia politica italiana – reggere di fronte a una spinta del genere che c’è nel Paese o rischia di amplificarla?
C’è poco da fare, e al Nazareno hanno tutta la consapevolezza della gravità del momento: comunque si configuri sarebbe presentato come il “governo del ribaltone”, “abusivo”, nato per impedire che il popolo eserciti la sua sovranità .
Con l’effetto non secondario che, per evitare che Salvini elegga il prossimo presidente della Repubblica, si assista allo spettacolo delle ruspe sotto questo Quirinale con l’accusa di un “golpe”.
Oggettivamente non può reggere un governo degli sconfitti, all’opposizione del paese fuori, tra quelli che urlavano al “partito di Bibbiano” i “complici” della più grande svolta a destra della storia della Repubblica, che solo una settimana fa hanno votato il decreto sicurezza bis, favorendo la violazione dei più elementari principi di accoglienza.
Il rischio è questo, che quelli attorno a Zingaretti hanno ben presente. E lo sa bene Matteo Renzi, il gioco cinico e spericolato è chiaro, frutto di un narcisismo revanchistico per il nemico è più Zingaretti che Salvini: “Matteo — dicono i suoi fanatici — ha ben presente che il tentativo di un governo è destinato a fallire, ma sta precostituendo le condizioni per dire che è Zingaretti che vuole il voto ed è lui che passerà alla storia per aver dato l’Italia ai fascisti”.
È questo il senso politico della mossa attorno al governo di scopo, ipotesi già franata in meno di 24 ore, perchè era inevitabile che il grosso del Pd bocciasse l’ipotesi di un accordicchio di pochi mesi, che fungerebbe solo da moltiplicatore di consensi per Salvini.
È chiaro che Nicola Zingaretti sa bene quale sia la posta in gioco. E su di lui è in atto un pressing, molto forte, a tutti i livelli.
Non solo chi ha paura di perdere la cadrega e, per l’occasione, ha riscoperto la “responsabilità nazionale”, ma anche padri nobili, gerarchie ecclesiastiche, in nome del “non possiamo lasciare l’Italia a Salvini”.
Ora, per capirci, il punto è questo, il cosiddetto “lodo Bettini”: soluzioni pasticciate, di breve periodo, non sono praticabili, ma se ci sono i margini per un accordo politico di legislatura, serio, perchè non andare a vedere?
È presumibile che il segretario andrà a vedere, salvaguardando quell’unità del Pd che è precondizione per salvare l’Italia, anche attraverso la battaglia elettorale. Consapevolezza diffusa è che i margini sono stretti perchè, per fondere due metalli che hanno cozzato, è necessario alzare la temperatura.
Insomma: per un patto politico serio, occorre sapere il “con chi” e il “per che cosa”. E qui non è chiaro nè l’uno nè l’altro.
Perchè i Cinque stelle non sono nè i rivoluzionari puri del 2013, nè quelli, diciamo così, in doppio petto del 2018. Sono coloro che hanno prodotto quel “barbaro” che oggi vorrebbero fermare per paura di andare a casa.
Non una autocritica, nè un riconoscimento del nuovo interlocutore e della sua cultura democratica, non un riconoscimento di “moralità ”, non un cambio di leadership, non una frase densa su un nuovo clima, se non i post di Grillo per iniziati.
Nè un segnale sul “che fare” assieme, se non la proposta di votare il taglio dei parlamentari che, senza il cambio della legge elettorale, è un’altra torsione che favorisce la democrazia plebiscitaria, per non parlare dell’agenda economica.
Si dice: ci penserà Mattarella, chiedendo al presidente di esercitare il ruolo non di facilitatore politico di un accordo tra partiti, incapaci di un dialogo limpido alla luce del sole.
Cosa che il presidente non farà , limitandosi ad esercitare le sue prerogative: se c’è una maggioranza in grado di formare un governo, bene, sennò si vota.
Ecco, è tutto questo che il segretario del Pd ha ben presente in testa nel predisporsi a un tentativo in cui credono davvero in pochi.
Andare a vedere, col Pd unito, nella consapevolezza che, al momento, le condizioni, al netto della paura, non ci sono.
Un accordo politico non è un contratto: è sintesi, condivisione, comprensione delle ragioni dell’altro, visione dell’interesse nazionale, rispetto della Costituzione e della grammatica istituzionale.
Ecco, l’inghippo di fondo è tutto qui.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
A SECONDA DELLA DURATA POTREBBERO AVERE L’INCARICO DRAGHI, CARTABIA, FLICK, COTTARELLI, ONIDA… MA POTREBBE RIENTRARE IN GIOCO ANCHE CONTE
Quattro carte da giocare sul Colle più alto. 
Quattro ipotesi di governo: uno solo per portare il Paese alle urne, altre tre proposte con obiettivi diversi.
Solo una potrebbe essere quella con cui, quando finirà la fase 1 di questa crisi (sfiducia o dimissioni di Conte), il Presidente della Repubblica tenterà di mettere ordine nel caos della legislatura.
Sotto il profilo del premier un Professore, o una Professoressa, avrebbero più chance di un politico. Dal punto di vista dei numeri – il Magic Number è 161, la maggioranza al Senato – escluso il gruppo Lega (58 senatori) tutte le carte “giocano” partendo dalla necessità di un patto Pd (51 senatori) e M5s (107) a cui si aggiunge buona parte del gruppo Misto (15 senatori) dove siedono i 4 senatori di Leu e i 4 ex M5S (Buccarella, Martelli, Nugnes, De Falco). Il totale fa 166 voti.
Garanzia elettorale
Sulla prima carta, la prima ipotesi, c’è scritto «governo di garanzia elettorale». Si tratta di un esecutivo che dovrebbe portare il Paese al voto il prima possibile. Molto difficile prima di novembre. Da qui ad allora sarà necessario avere un governo elettorale visto che molti costituzionalisti concordano sul fatto che non si possa fare una campagna elettorale da candidato premier al ministero dell’Interno, che è anche la macchina elettorale. Anche Salvini lo sa.
Si fanno i nomi di due ex presidenti della Corte Costituzionale: Valerio Onida e Giovanni Maria Flick. Possibile però anche l’incarico a Giuseppe Conte (Conte bis) o a Giovanni Tria. Nel caso l’esito elettorale non garantisse subito una nuova squadra di governo, Tria potrebbe restare in carica per definire la manovra. Il centrodestra compatto non darebbe l’appoggio a questo esecutivo.
Governo no Tax
La seconda carta si chiama «governo no Tax», altrimenti detto «di tregua». Presuppone un esecutivo che resta in carica fino a febbraio-marzo e scrive la legge di bilancio. Nell’ambito dei parametri europei. Il candidato premier sembra poter essere solo uno: il professor Carlo Cottarelli che già nel maggio 2018 entrò col trolley al Quirinale per poi uscirne dopo la nascita del patto Lega-M5S.
Governo istituzional
La terza carta è «il governo istituzionale», quello ipotizzato da Renzi e a suo modo vagheggiato anche da Grillo per «fermare i barbari». Questa carta è più impegnativa rispetto alle altre perchè prevede il voto a maggio del 2020 e avrebbe in agenda alcune importanti riforme: la legge di bilancio, il taglio dei parlamentari, condizione imprescindibile per i 5 Stelle, con tutto quello che si porta dietro (referendum e riforma dei collegi) e correzione delle legge elettorale che diventerebbe un proporzionale puro. In questo caso la scelta del premier diventa per il presidente Mattarella un po’ più creativa. Dal mazzo delle opzioni potrebbero uscire i nomi della presidente del Senato Elisabetta Casellati se l’obiettivo dovesse essere quello di strizzare l’occhio al centrodestra e convincere un pezzo di Forza Italia. Oppure quello di Roberto Fico per blindare il consenso del M5S. Ma il Capo dello Stato potrebbe tirare fuori dal mazzo un jolly: la vicepresidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, 56 anni, entrata alla Corte nel 2014 nominata proprio da Mattarella. Una soluzione innovativa.
Governissimo
C’è infine la quarta carta, l’unico vero «governissimo» che presupporrebbe un accordo politico oltre che tecnico. Nessuno ne parla a voce alta, visto che resterebbe in carica fino al 2022. Dunque anche per l’elezione del successore di Mattarella che, in caso contrario, sarebbe eletto dal governo Salvini.
Un azzardo, non c’è dubbio. Il cui scalpore – la Lega resterebbe fuori – potrebbe essere taciuto solo con una carta choc per tutti: Mario Draghi, che a novembre lascerà la guida della Bce. In alternativa anche Giuseppe Conte, il nuovo leader del Movimento. Dipende, anche, come andrà il faccia a faccia con Salvini a palazzo Madama. Da non perdere.
(da “La Stampa”)
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Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
RIFLESSIONI DI UN GIORNALISTA CHE L’HA SEGUITO PER DUE GIORNI NEL TOUR BALNEARE AL SUD
Per motivi di lavoro ho trascorso due giorni al seguito di Matteo Salvini in questa sua incursione tra gli spiaggiati d’Italia.
Avevo in mente il coast to coast di Silvio Berlusconi che, all’apice della popolarità , requisì una nave, la nave azzurra, entrando nei porti principali e illustrando la sua profezia. Lui ricco, avrebbe fatto l’Italia più ricca, lui liberale, avrebbe concesso agli italiani la piena libertà , li avrebbe affrancati dai soprusi di una legislazione oppressiva, avrebbe riscattato la loro voglia di fare, l’avrebbe premiata, e avrebbe dunque reso tutti un po’ come lui. Entravano in massa gli angeli del Cavaliere, i suoi fan, che chiamava combattenti e li insigniva, con un simil giuramento, dello spadone della libertà .
I comizi di Berlusconi non avevano mai una durata inferiore all’ora. Parlava e conquistava. Parlava e parlava.
La grande novità di questo nostro tempo è che Salvini neanche intende impegnarsi molto nella parola, a spiegare per quale diavolo di motivo ha aperto la crisi.
A giustificare, illustrare il movente dopo aver assicurato che cinque anni sarebbe stato il minimo per questo governo.
Non spiega perchè ha mandato in frantumi il suo giocattolo quarantotto ore dopo aver richiesto e ottenuto la fiducia sul decreto a cui ha legato tutti i suoi successi: il decreto sicurezza.
Non ragiona sul fatto che se accusa gli altri di essere attaccati alle poltrone come può chiedere per sè tutte le poltrone disponibili (“datemi pieni poteri”)?
Sa bene che ogni parola obbliga a una seconda e a una terza. E la parola può ingarbugliare il pensiero, può ingigantire una preoccupazione, provocare dei dubbi in chi ascolta. Parlare, dunque perchè
Il suo comizio dura infatti pochissimo, e spiega niente. I selfie invece non hanno fine. Cosicchè l’affollamento ai suoi ritrovi da esperienza politica si trasforma in una esperienza puramente sensoriale.
Gli italiani, almeno quelli che lo amano, non hanno capito bene. Ma è davvero necessario comprendere tutto? E’ indispensabile usare la logica o la ragione per campare? Saprà ben lui. E’ pronto per il clic. Lui sorride e dà una pacca sulla spalla, nessuna esclusa. Anche un bacio, se richiesto. Il gioco è fatto.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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