Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
CHI RISCHIA DI PIU’
Marcello Foa vede la sua poltrona di presidente della RAI traballare pericolosamente. Tanto che negli scorsi giorni avrebbe già cominciato a trattare la resa, secondo la quale potrebbe rimanere nel CdA oppure finire in una partecipata.
Ma quelli che tremano sono i promossi all’epoca della sua presidenza. Fa sapere il Fatto che, complice anche la crisi d’ascolti della Rai1 sovranista in molti sentono traballare la poltrona:
Il più vicino a Foa è Marco Ventura, capoautore di Uno mattina (la trasmissione di informazione leggera che, in silenzio, è stata trasformata in un braccio della propaganda leghista). Foa l’ha preso sotto la sua ala. Per lui ha pure mentito in commissione di Vigilanza: ha definito Ventura “uno speechwriter provvisorio”, invece gli ha conferito un secondo incarico stabile (quello di portavoce del presidente) e un ufficio al settimo piano di Viale Mazzini.
Ventura, ex inviato del Giornale, è ancora a Uno mattina: la sua posizione è salda. Ma è uomo dai rapporti cordiali e trasversali: è stato nello staff di Berlusconi ma ha amici pure a sinistra; nella nuova stagione giallorossa sopravviverà .
Un altro dei “big”della breve epoca sovranista in Rai era Fabrizio Ferragni.
Rimosso dalla sua carica —capo delle relazioni istituzionali —da ll’ad Fabrizio Salini, la Lega ha chiesto a lungo (anche con un’interrogazione scritta) che gli fosse restituito un ruolo di prestigio. A fine luglio era arrivata la nomina a direttore del canale istituzionale, ma Ferragni sotto l’egemonia salviniana poteva arrivare molto più in alto (al Tg1?). Eppure viene da sinistra: si è formato, ironia della sorte, con Anzaldi e gli altri della cucciolata rutelliana-margheritina che poi hanno fatto le fortune del renzismo.
Chi lo conosce dice che “ha fatto una sciocchezza, ha fatto un patto col diavolo (Salvini), se fosse rimasto fermo sarebbe diventato direttore del Tg1”. Ma chissà , i giornalisti “rossoverdi”, sanno nuotare sia a destra che e a sinistra, hanno risorse infinite.
Ci sono anche quelli in crescita: Luca Mazzà , Andrea Montanari, Maurizio Ciannamea.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA VITA IN DIRETTA DELLA CUCCARINI BATTUTA DA BARBARA D’URSO… FLOP ANCHE DI UNO MATTINA E LA PROVA DEL CUOCO
Non funzionano. Perdono spettatori. La concorrenza li surclassa. 
“La sovranità appartiene al popolo”, non si stanca di ripetere Matteo Salvini, e il popolo ha deciso: di fuggire dai programmi su cui la Rai del cambiamento gialloverde aveva puntato nell’ultimo anno per sintonizzare la narrazione della tv pubblica sul nuovo potere costituito
Che però adesso è mutato. E il cda ne ha già preso atto. Avviando – alla prima riunione dopo la pausa estiva – una riflessione sul calo degli ascolti di Rai1, sollecitata dalla consigliera pd Rita Borioni, passato nello spazio di una vacanza da strenua oppositrice a paladina della maggioranza.
Magari c’entra anche il recente cambio di governo e il cono d’ombra nel quale l’ex vicepremier padano si è autorelegato, bruciando l’alleanza coi grillini sull’altare dell’azzardo personale, fatto sta che sulla rete a trazione leghista, la stagione autunnale appena incominciata rischia di replicare il flop di quella estiva appena terminata.
Un remake restituito dal deludente avvio dei programmi di punta che la direttrice Teresa De Santis, in combutta col presidente Marcello Foa, ha infarcito di autori e conduttori di provata fede per amplificare la propaganda del Capitano: Roberto Poletti, suo primo biografo, su tutti.
Piazzato fra mille polemiche sulla tolda di UnomattinaEstate, l’ex direttore di Radio Padania confermato anche per l’inverno sta trascinando verso il basso lo share del contenitore pop più seguito in quella fascia oraria.
Le prime tre puntate di UnoMattina, che ha esordito lunedì scorso, hanno registrato un calo – rispetto allo stesso periodo del 2018 – vicino ai 2 punti percentuali (1,7 per l’esattezza). E pure Elisa Isoardi rischia di perdere la sfida con sè stessa: l’anno scorso la Prova del cuoco stava sopra di tre punti e mezzo.
Anche se il podio per l’esordio più disastroso spetta di diritto a La Vita in diretta: la neo-sovranista Lorella Cuccarini, reduce dalla chiusura anticipata del suo varietà estivo conquistato a suon di endorsement pro Salvini, è stata regolarmente battuta da Barbara d’Urso su Canale5. Inchiodata al 13,9% di media, rispetto al 15,2 di dodici mesi fa.
Una crisi certificata anche dal crollo di Porta a Porta, che ha debuttato con un pesante 4,7% in meno. E neanche si può dare la colpa alla fuga dalla tv: la platea che ogni giorno accende il piccolo schermo è infatti cresciuta del 3,2%.
E a guadagnarci sono soprattutto Rete4 e La7, entrambe grazie ai talk – da Stasera Italia a Otto e mezzo, per non parlare delle maratone Mentana – che pian piano stanno rosicchiano ascolti alla corazzata dell’emittente pubblica.
È stata la consigliera Borioni, durante le sette ore di discussione in cda, a denunciare la questione. “Bisogna avviare una riflessione seria, era chiaro fin dall’inizio che le scelte fatte da Rai1 avrebbero portato a questo disastro, è tempo di correre ai ripari”. Trovando manforte nella grillina Beatrice Coletti: “Il problema è la scarsa qualità dei programmi”.
Con il rappresentante dei dipendenti Riccardo Laganà a rincarare: “Abbiamo chiamato un sacco di esterni pensando che fossero dei guru e guardate che è successo: quasi tutte le trasmissioni vanno male”.
Parole pesanti, sulle quali a sorpresa sia Foa sia il leghista Igor De Blasio hanno concordato. “Beh sì, effettivamente bisogna rivedere una serie di cose”, ha ammesso il presidente. “Mi pare evidente che qualche problema ci sia”, ha aggiunto l’altro. Dando la sensazione di esser pronti a scaricare la direttrice De Santis, pur di salvare se stessi. Veloce, l’ad Salini, a cogliere l’assist: “Facciamo dare tutti i dati e parliamone al più presto”. Il nuovo corso giallo-rosso promette cambiamenti.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
MA ATTACCA ANCHE I GRILLINI: “LA RESSA DI 100 MENDICANTI PER UN POSTO RESTA VERGOGNOSA”
C’è stata una lunga attesa per quel che riguarda la nomina dei sottosegretari del governo Conte-2. Lunga quasi quanto la coda che stava affollando le stanze di Palazzo Chigi
E Marco Travaglio, nel suo editoriale, definisce questa vicenda vergognosa, ma rimprovera anche il facile populismo che stanno facendo i leghisti che fanno finta di non ricordare le tempistiche per la formazione definitiva del governo Conte-1.«I leghisti che ironizzano sulle cadreghe giallo-rosa — scrive Marco Travaglio nel suo editoriale dal titolo ‘Le processionarie’ di venerdì 13 settembre 2019 — dovrebbero ricordare che nel 2018, quando toccò a loro, fra il giuramento dei ministri e quello dei sottosegretari trascorsero ben 13 giorni (in aggiunta ai 40 concessi dal Colle per il programma). Nei governi di coalizione funziona così».
Una tirata d’orecchie e un richiamo alla memoria che, però, non lesina critiche allo spettacolo di attesa, code e lunghe trattative che si stanno consumando in questi giorni.
E questa situazione, a prescindere dal colore politico, resta imbarazzante. Anzi, peggio: «Ma la ressa-rissa dei cento mendicanti per 42 caselle resta vergognosa».
Poi la critica anche agli esponenti del Movimento 5 Stelle che stanno partecipando a questa cosa tipica della casta che hanno sempre combattuto nel corso degli anni, tra battaglie in Aula e nelle piazze italiane.
Il tutto condito da questi lunghi giorni di attesa per mettere il punto alla squadre del governo Conte-2 e partire, finalmente, con un’operatività fondamentale per l’Italia che è ancora al palo dopo la crisi di agosto, la scissione gialloverde e il caos che ne è conseguito.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
MISIANI E CASTELLI AL DEF, BUFFAGNI AL MISE, MARTELLA ALL’EDITORIA
Il premier avrebbe voluto chiudere ieri la partita di sottosegretari e viceministri. Giuseppe
Conte ha manifestato la sua irritazione per il ritardo del pacchetto di nomine (anche perchè non vuole concedere armi alla propaganda salviniana).
Ma questa mattina, nel vertice a Palazzo Chigi, è arrivata l’intesa: in tutto 42 nomine, 32 sottosegretari e 10 viceministri. La maggioranza va ai Cinquestelle con 21 esponenti, 18 per il Pd, due per Leu, uno al Maie. I viceministri sono 6 in quota M5S, 4 per il Partito democratico.
Partiamo dai viceministri.
All’Economia vanno Antonio Misiani per il Pd e Laura Castelli per i 5Stelle (che dunque ha vinto il derby nel Movimento con Buffagni). Stefano Buffagni (M5s) sarà viceministro allo Sviluppo economico. Marina Sereni (Pd) e Emanuela Del Re (M5s) viceministri agli Esteri.
Gli altri viceministri sono il 5Stelle Giancarlo Cancelleri alle Infrastrutture e il 5s Pierpaolo Sileri alla Salute, mentre la Dem Anna Ascani andrà all’Istruzione. All’Interno saranno viceministri Matteo Mauri (Pd) e Vito Crimi (M5s), che era sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria.
Passiamo ora all’elenco dei sottosegretari.
L’importante delega all’editoria va ad Andrea Martella del Pd. Sottosegretari ai rapporti con il Parlamento sono Simona Malpezzi, Pd (renziana) e Gianluca Castaldi (Cinquestelle). Agli Esteri come sottosegretari vanno Ivan Scalfarotto (Pd), Manlio Di Stefano (Cinquestelle, riconfermato) e Riccardo Merlo (Maie, che ha votato la fiducia al governo). Agli Interni- oltre ai viceministri – vanno Carlo Sibilia (M5S, riconfermato) e Achille Variati (Pd).
Alla Giustizia Antonio Ferraresi (M5S) e Andrea Giorgis (Pd). Agli Affari europei Laura Agea. Alla Difesa: Angelo Tofalo e Giulio Calvisi.
All’economia Alessio Villarosa, Pierpaolo Baretta e Cecilia Guerra. Al Mise Alessandra Todde, Mirella Liuzzi, Gianpaolo Manzella (finora assessore nella giunta Zingaretti) e la renziana Alessia Morani. Alle Politiche agricole: Giuseppe L’Abbate. All’ambiente: Roberto Morassut.
Alle infrastrutture Roberto Traversi e Salvatore Margiotta. Al Lavoro: Stanislao Di Piazza e Francesca Puglisi. All’Istruzione Lucia Azzolina e Giuseppe De Cristofaro. Alla Cultura: Anna Laura Orrico e Lorenza Bonaccorsi (Pd, con delega al turismo). Alla Salute la prodiana Sandra Zampa.
(da agenzie)
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