Dicembre 5th, 2019 Riccardo Fucile
DA “PARLATECI DI BIBBIANO” A UN GENERICO “ASPETTIAMO LA FINE DELLE INDAGINI”
Nel corso di un suo intervento in Senato, Lucia Borgonzoni aveva sfoggiato la maglietta
Parliamo Di Bibbiano (10 settembre 2019), con tanto di riferimento al Partito Democratico, grazie alla sottolineatura — attraverso la P e la D rossa — della sigla PD. Oggi, dopo la notizia della sentenza della Cassazione che ha di fatto eliminato il divieto di dimora per il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, la candidata presidente della regione in Emilia-Romagna ha affermato che non ritorna sui suoi passi.
In tanti, sulla sua pagina Facebook le hanno chiesto di commentare la sentenza della Cassazione sul sindaco Carletti. Lei ha risposto: «Io non cambio idea: chi ha sbagliato deve pagare» ( che si prepari ad autodenunciarsi?)
Poi, il solito riferimento alle sofferenze dei bambini. Il sindaco di Bibbiano, tuttavia, è indagato per abuso d’ufficio per la concessione diretta di un appalto nell’ambito del settore dei servizi sociali del comune del Reggiano. Ma quasto non c’entra nulla con i presunti abusi che sarebbero stati compiuti sui bambini e sulle loro famiglie.
Dopo aver mostrato la t-shirt, Lucia Borgonzoni era stata accolta da un’ovazione e dagli applausi dei colleghi della Lega seduti intorno a lei, allo stesso tempo era stata fortemente criticata dal Pd.
Ora, la vicenda di Bibbiano, dopo una fase di silenzio, è tornata a essere al centro dell’agenda politica, soprattutto vista la campagna elettorale per le elezioni regionali.
A chi le chiedeva di dare un suo parere sulla liberazione del sindaco Andrea Carletti, Lucia Borgonzoni aveva risposto: “La fine delle indagini dovrebbe essere imminente. Minori e famiglie hanno bisogno di tutela e protezione».
Glissando sulla figura barbina sostenuta per mesi
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2019 Riccardo Fucile
ANDREA NOCERA: BIGLIETTI PER ALISCAFI E RIMESSAGGIO DI UN GOMMONE IN CAMBIO DI NOTIZIE SU UN PROCEDIMENTO PENALE IN CORSO
Andrea Nocera, capo degli ispettori del ministero della Giustizia che vigilava sul lavoro dei magistrati, è indagato per corruzione.
Lo scrive oggi il Corriere della Sera, che racconta in un articolo a firma di Giovanni Bianconi e Fulvio Bufi che ha lasciato l’incarico dopo aver appreso di essere inquisito dalla Procura di Napoli per una presunta corruzione: biglietti per aliscafi e il rimessaggio di un gommone in cambio di notizie su un procedimento penale in corso.
L’ipotesi di reato è scaturita da un’inchiesta condotta dai pm Henry John Woodcock e Giuseppe Cimmarotta, coordinati dal procuratore Giovanni Melillo, che s’è trasformata in un’altra tegola per le toghe italiane, già messe a dura prova dal «caso Palamara» che ha investito il Consiglio superiore della magistratura.
E proprio al Csm Nocera ha comunicato la decisione di lasciare l’incarico apicale che ricopriva, chiedendo di tornare a lavorare all’Ufficio del massimario della Cassazione.
La segnalazione su Nocera indagato, oltre che al Csm, è giunta anche al «palazzaccio» di piazza Cavour, dove però per il momento il pg Giovanni Salvi attenderà gli sviluppi dell’indagine penale.
Non ha atteso ad accettare le dimissioni, invece, il ministro Bonafede, considerate le evidenti ragioni di inopportunità che al vertice di uno degli uffici più delicati del suo dicastero restasse un inquisito.
L’inchiesta a carico di Nocera deriva da quella sul conto dell’imprenditore sorrentino Salvatore Di Leva, sessantatreenne amministratore del gruppo Alilauro, con interessi anche nei settori turistico, alberghiero e della ristorazione
Nelle intercettazioni, attivate per verificare manovre sospette intorno ad alcune concessioni demaniali, sono state registrate conversazioni che hanno fatto emergere l’ipotetico ruolo del magistrato in servizio al ministero–amico dell’imprenditore–come «informatore» su un’altra indagine in corso a Napoli, a carico dell’armatore Salvatore Lauro.
Come contropartita Nocera, che ha una casa sull’isola di Capri, avrebbe ricevuto «numerosi biglietti e tessere per usufruire gratuitamente dei servizi di trasporto marittimo mediante aliscafi esercitati da società del gruppo Alilauro, soprattutto sulla tratta Napoli-Capri e Capri Napoli»; in più, gli viene contestata «l’erogazione gratuita dei servizi di manutenzione e rimessaggio di un gommone» da 8 metri e mezzo.
(da agenzie)
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