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PIAZZA FONTANA, 50 ANNI DOPO, LA PACIFICAZIONE: MATTARELLA INCONTRA INSIEME LE VEDOVE PINELLI E CALABRESI

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

“STRAPPO LACERANTE MA LA REPUBBLICA E’ STATA PIU’ FORTE”

“L’identità  della Repubblica è segnata dai morti e dai feriti della strage”. Stringe le mani e si ferma a parlare con le vedove di Mario Calabresi e Giuseppe Pinelli, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prima dell’inizio della seduta straordinaria del consiglio comunale per il 50 esimo anniversario della strage di piazza Fontana.
Il Capo dello Stato saluta Licia Pinelli con le due figlie Silvia e Claudia, e Gemma Calabresi con il figlio Mario. Un momento estremamente importante e significativo.
In aula consiliare anche l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. “La Repubblica è stata più forte degli attacchi contro il popolo italiano – ha continuato il Capo dello Stato – ma i tentativi sanguinari di sottrarre al popolo la sua sovranità  sono falliti”.
Il presidente della Repubblica ha sottolineato l’importanza della memoria: “Siamo qui, oggi, perchè avvertiamo il dovere di ricordare, insieme, avvenimenti per i quali si è fatta verità  e si è cercata giustizia, tra difficoltà  e ostacoli, e sovente giungendo a esiti insoddisfacenti”.
E ancora: “L’identità  della Repubblica è segnata dai morti e dai feriti della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Un attacco forsennato contro la nostra convivenza civile prima ancora che contro l’ordinamento stesso della Repubblica”.
Poi, ancora, il dito puntato contro una parte delle istituzioni: “L’attività  depistatoria di una parte di strutture dello Stato è stata, quindi, doppiamente colpevole”.
Poi lo sguardo rivolto ai parenti delle vittime: “Cinquant’anni dopo piazza Fontana sentiamo insieme ai familiari il dolore profondo per una ferita non rimarginabile”.
Con una telefonata a sorpresa alla redazione di ‘Radio Popolare’, Licia Pinelli, 91enne vedova del ferroviere anarchico Giuseppe, ha rotto un silenzio lungo 10 anni il giorno dell’anniversario della strage di piazza Fontana.
“Quello di quest’anno – ha detto ai microfoni dell’emittente radiofonica – è un passaggio importante, è una svolta. Ogni parola del presidente Mattarella sarà  un incentivo ad andare avanti per la democrazia”. Ieri il sindaco Giuseppe Sala ha chiesto perdono alla famiglia dell’uomo, morto dopo essere precipitato dal quarto piano della Questura di Milano la notte del 15 dicembre di 50 anni fa: “Non mi aspettavo che Sala chiedesse perdono alla nostra famiglia – sono le parole dell’anziana donna – è stato un bel gesto, che ci restituisce qualcosa. Io non mi aspetto niente da nessuno, quello che arriva arriva, come è avvenuto in questi 50 anni”. Infine, sulla morte del marito che cadde durante un interrogatorio in Questura che si protrasse ben oltre i limiti imposti dalla legge: “Su come è morto mio marito la verità  noi la conosciamo, noi le cose le sappiamo, poi se qualcuno ha voglia di parlare, parlerà ”.

(da “Huffingtonpost”)

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C’E’ UNA GOLA PROFONDA NELL’INCHIESTA SUI 49 MILIONI DELLA LEGA

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

SIAMO A UNA SVOLTA, QUALCUNO HA INIZIATO A PARLARE:   DIVERSE TRANCHE ANCHE CON SALVINI SEGRETARIO

L’inchiesta sulla “scomparsa” dei 49 milioni che la Lega avrebbe dovuto restituire allo Stato per averli indebitamente percepiti ma sui quali ha ottenuto una rateizzazione fino al 2060 è a una svolta.
Grazie a nuovi testimoni, fa sapere oggi Il Fatto Quotidiano.
Davide Milosa e Ferruccio Sansa fanno sapere che secondo i pm, i 450 mila euro (una parte del denaro proveniente dalla truffa ai danni del Parlamento) dalle casse della Lega sarebbero andati all’Associazione Maroni Presidente e da qui a due tipografie lombarde cui sarebbe stato commissionato materiale elettorale mai realizzato.
Così, alla fine, i denari sarebbero tornati nelle casse della Lega.
Si parla di diverse tranche che vanno dal 2013 all’aprile 2018, quindi già  durante la segreteria di Matteo Salvini.
L’unico indagato, finora, è Stefano Bruno Galli (assessore della giunta lombarda guidata da Attilio Fontana) che la presiedeva.   Ma i vertici del Carroccio sono in fibrillazione perchè in quell’associazione e nella sua gemella Prima il Nord siedono molti pezzi grossi leghisti (tutti estranei all’inchiesta).
Secondo il Fatto una “fonte preziosa”è già  passata dai pm genovesi e ha fornito elementi nuovi.
I rimborsi elettorali spettanti alla lista che nel 2013 ha portato 11 consiglieri in Regione sono infatti 900 mila euro.
Denaro che resta sui conti dell’associazione e della cui presenza Marco Tizzoni e i suoi consiglieri si accorgeranno solo nel 2018. A febbraio Tizzoni, ex capogruppo della lista Maroni, porta un esposto in Procura.
Quando viene interrogato dai magistrati di Genova, che indagano sui 49 milioni, emerge che parte del pacchetto totale dei rimborsi è finito direttamente alla Lista Fontana, in sostanza la formazione nata sulle ceneri di quella di Maroni che però ha avuto un destino diverso.
Dunque dei 900 mila euro totali, 450 mila, come dimostra il decreto di perquisizione di martedì, sono finiti alla tipografia Boniardi e a un’altra società  per poi rientrare sui conti della Lega, l’altra metà , invece, stando a quanto verificato dagli investigatori sarebbe andati alla Lista Fontana.
Risultato: l’associazione Maroni presidente è stata svuotata. Ad oggi si sa solo che fine hanno fatto i primi 450 mila euro.
Denaro, va detto, che l’associazione dà  alla Lega come restituzione di un prestito del quale (prestito) però non si ha traccia. Dove è finita la seconda parte di denaro?
Tutto parte da un esposto dell’ex capogruppo leghista Tizzoni. Secondo gli inquirenti una parte dei 900mila euro andò alla Lista del governatore Attilio Fontana
A gennaio Tizzoni arriva nella sede della Lega in via Bellerio per discutere i nomi della Lista Fontana. Sulla carta i consiglieri della Maroni dovrebbero essere presenti. Al colloquio c’è sempre Grimoldi.
“Ci disse —ha spiegato Tizzoni —che dovevamo dare 20 mila euro”. Nulla di strano, se non fosse che, scoprirà  Tizzoni, quel denaro non doveva essere bonificato sul conto della Lista Fontana, ma sul conto della Lega con causale: “Devoluzione”, ovvero contributo volontario.
“Terminata la riunione — conclude Tizzoni — Grimoldi mi presentò Giulio Centemero, il tesoriere della Lega, con lui c’era Davide Caparini, parlamentare e non ancora assessore al Bilancio in Regione”.
I tre non sono indagati nè a Genova nè a Milano. La vicenda dei 20 mila euro chiesti da Grimoldi, Tizzoni l’ha messa nel suo esposto depositato nel febbraio 2018 e poi archiviato nel giugno scorso. Un’indagine che ora, alla luce degli sviluppi genovesi, potrebbe essere ripreso dalla stessa Procura di Milano che ha recentemente chiuso il fascicolo a carico di Centemero, accusato di finanziamento illecito per i 40 mila euro dati da Esselunga alla associazione Più voci.

(da “NextQuotidiano”)

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MERCATO DELLE VACCHE: I DUE SENATORI M5S A CENA CON I LEGHISTI DOPO IL VOTO SUL MES

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

DI MAIO: “SIAMO COME AI TEMPI DI BERLUSCONI, INTERVENGA LA MAGISTRATURA”

Ieri abbiamo raccontato dei tre senatori del MoVimento 5 Stelle pronti a passare alla Lega, non avendo votato la fiducia al governo sul DL Sisma.
In serata due di loro hanno votato la mozione del centrodestra sul MES.
E La Stampa racconta che due di loro, Ugo Grassi e Francesco Urraro, sono stati avvistati a una cena di senatori della Lega:
Ugo Grassi, 55enne docente di diritto civile all’Università  di Napoli, uno dei senatori più forbiti dei Cinque stelle, dopo un’argomentata avversione al Mes, ha scandito la frase-chiave: «Constato di non riconoscermi più nelle politiche del mio movimento». Voto in dissenso anche per Francesco Urraro e per Gianluigi Paragone.
In dissenso si esprime anche Stefano Lucidi: «Qualcuno ha detto che le elezioni in Umbria sono state un esperimento. Io non mi sento una cavia e neanche un criceto, quindi esco dalla ruota e voto no».
Grassi e Urraro hanno poi votato a favore della risoluzione presentata dalla Lega, mentre Grassi si è espresso a favore anche di quella di Forza Italia.
In serata il timbro finale: la coppia Grassi e Urraro viene avvistata a una cena di senatori della Lega in un ristorante dietro palazzo Madama.
Tra i presenti, Simone Pillon e l’ex ministro Erika Stefani. A fine giornata i conti erano chiari: la maggioranza aveva tenuto rispetto al tentativo di “spallata”, la dissidenza pentastellata si è dimostrata di portata limitata, ma ora che la porta si è aperta, i capi Cinque stelle devono subito richiuderla.
Lo confermano le parole gravi e minacciose di Luigi Di Maio: «Siamo, come ai tempi di Berlusconi, al mercato delle vacche. Se ci sono gli estremi intervenga l’autorità  giudiziaria».
La parte divertente della vicenda è che uno dei due senatori avvistati secondo la Stampa alla cena con la Lega quando era in campagna elettorale con il M5S sosteneva che il vincolo di mandato e la clausola da 100mila euro per chi lasciava il gruppo grillino fosse valida. Poi, il 27 settembre scorso, proprio quando erano scoppiati i suoi maldipancia nei confronti dell’esecutivo, cambiò idea e in un’intervista al Mattino dichiarò: «Non lo può fare. Di Maio stia bene attento a invocare l’applicazione della clausola antidefezione da 100mila euro. È in contrasto con l’articolo 67 della Costituzione».

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

IL DEPUTATO BENDINELLI PASSA DA FORZA ITALIA A RENZI

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

ERA IL COORDINATORE AZZURRO IN VENETO

Davide Bendinelli, deputato di Forza Italia e sindaco di Garda, passa a Italia Viva.
Lo ha annunciato oggi Matteo Renzi in Senato.
Bendinelli, attuale coordinatore regionale azzurro in Veneto, ha partecipato alla Leopolda 2019: “Non ho fatto nulla di male, sono andato alla Leopolda — disse all’epoca l’esponente forzista — perchè mi ha incuriosito questa azione che ha portato avanti Renzi. Ho ascoltato le sue parole, penso che abbia parlato di contenuti e alcuni contenuti da lui trattati sono temi cari a Forza Italia, come la flat tax e il garantismo. Non vedo il problema: siamo il partito in cui la libertà  è sempre stata il cavallo di battaglia, ognuno può andare in giro dove vuole, purchè lo faccia nel rispetto della bandiera”.
Bendinelli aveva anche contestato la presenza di Forza Italia alla manifestazione della Lega a San Giovanni.
“Il suo apporto sara’ interessante, per le sue idee, per strutturare Italia viva in Veneto, che e’ la chiave per il futuro”, ha detto Renzi annunciando il passaggio di Bendinelli dal gruppo di Forza Italia a quello di Italia viva.
“È una persona di grande livello — ha aggiunto — e sa come funziona l’esperienza dell’amministratore e ha tutte le caratteristiche per fare di Italia viva un cosa seria”. L’interessato non ha confermato nulla sulla sua pagina facebook.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Forza Italia | Commenta »

UGO GRASSI LASCIA IL M5S E VA NELLA LEGA: SEGUE LO SLOGAN PARTECIPA, SCEGLI E CAMBIA (PARTITO)

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

ERA UNO DEI SOSTENITORI DEL VINCOLO DI MANDATO E DELLA MULTA DI 100.000 EURO PER CHI TRADISCE

Il senatore Ugo Grassi, eletto con il MoVimento 5 Stelle, ha aderito al gruppo della Lega. Il passaggio è stato formalizzato oggi.
È quanto comunica la Lega in una nota accompagnata dalla soddisfazione espressa da Matteo Salvini: “Diamo il benvenuto al senatore Grassi. Porte aperte per chi, con coerenza, competenza e serietà , ha idee positive per l’Italia e non è succube del Pd. Su riforma ed efficienza della giustizia e rilancio delle università  italiane, col senatore Grassi lavoreremo bene”.
Grassi, secondo quanto raccontato dalla Stampa, ieri era a cena con i senatori leghisti insieme a Francesco Urraro dopo il voto sul MES in Senato.
La parte divertente della vicenda è che Grassi quando era in campagna elettorale con il M5S sosteneva che il vincolo di mandato e la clausola da 100mila euro per chi lasciava il gruppo grillino fosse valida.
Poi, il 27 settembre scorso, proprio quando erano scoppiati i suoi maldipancia nei confronti dell’esecutivo, cambiò idea e in un’intervista al Mattino dichiarò: «Non lo può fare. Di Maio stia bene attento a invocare l’applicazione della clausola antidefezione da 100mila euro. È in contrasto con l’articolo 67 della Costituzione». Insomma, aveva cambiato idea.
Com’era lo slogan? Partecipa, scegli, cambia (partito).

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

FELTRI RINVIATO A GIUDIZIO PER IL TITOLO “PATATA BOLLENTE” SU VIRGINIA RAGGI

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

IL GIP DI CATANIA HA ACCOLTO LA RICHIESTA DELLA PROCURA, SI PROCEDE PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA

“Molti ricorderanno un ‘raffinatissimo’ titolo che mi dedicò oltre due anni fa il quotidiano Libero, ‘La patata bollente’, ed un articolo di Feltri condito dai più beceri insulti volgari, sessisti rivolti alla mia persona: nessun diritto di cronaca esercitato nè di critica politica… semplicemente parole vomitevoli”.
Lo scrive su Fb la sindaca di Roma Virginia Raggi, annunciando che il Gup di Catania “accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri” per diffamazione aggravata”

(da agenzie)

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TRAVOLGIAMOLI A CASA NOSTRA

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

COME CAMBIA LA MORALE SOVRANISTA SE IL PIRATA DELLA STRADA E’ UN’ITALIANA E LE VITTIME SONO STRANIERE

Salvini: “Immigrato INDIANO investe bimbo di due anni e SCAPPA. BASTA! ESPULSIONI: noi tireremo diritto!”. Meloni: “Risorsa boldriniana al volante, pericolo costante”. Feltri: “Se sei baluba, invece della macchina devi guidare il somaro”. Belpietro: “Siamo sicuri che non fosse un depravato? Quelli del gender sono bravi col cambio, mica coi freni”. Speciale Quarta Repubblica, con Nicola Porro: “Stranieri, patente con solo 5 punti? Ne parliamo con Matteo Salvini, Hoara Borselli, Francesco Facchinetti e un nipote di Italo Balbo”. Quinta Colonna, con Paolo Del Debbio: “Investire dieci migranti per ogni investito italiano? La parola a Brasile, i Nazisti dell’Illinois, i Forza Nuova dream man e Matteo Salvini”. Mattino 5: “Pugno di ferro, come abbinarlo con gli stivali a punta più trendy. In studio, Federica Panicucci, Matteo Salvini”.
Avete letto come poteva essere stata trattata la vicenda di Coccaglio, Brescia, dove un pirata della strada ha ridotto in coma un bambino dopo averlo travolto insieme alla madre.
Solo che alla guida c’era un’italiana e le vittime sono indiane.
Quindi, dai, ne parliamo un’altra volta.

(da “La Repubblica“)

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LA BANCA D’ITALIA SEPPELLISCE LE FREGNACCE DI SALVINI E MELONI SUL MES

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

IN NOVE PUNTI SMONTATE TUTTE LE BALLE SOVRANISTE

Nell’inutile e tardivo dibattito sul MES scende in campo anche la Banca d’Italia.
La settimana scorsa il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha spiegato alla Commissione Bilancio della Camera il senso della riforma del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità .
Chi non avesse assistito all’audizione o non volesse leggersi la relazione (tecnica, ma in italiano) ha ora la possibilità  di leggersi le FAQ sul Fondo salva stati redatte — in italiano e in forma non tecnica — da Bankitalia.
Nove punti, chiari e semplici, che affrontano i principali temi del dibattito politico sul MES. Come ad esempio la ristrutturazione automatica del MES («la riforma non prevede nè annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani, non affida al MES compiti di sorveglianza macroeconomica» scrive Bankitalia).
A partire dalla domanda fondamentale: è vero che il MES non serve all’Italia e che anzi addirittura la danneggia? La risposta è la seguente:
Il MES non è un organismo inutile e, certo, non danneggia il nostro paese; serve all’Italia tanto quanto a ciascun altro paese dell’area dell’euro.
Il MES attenua i rischi di contagio connessi con eventuali crisi di un paese dell’area dell’euro, rischi che in passato si sono materializzati e hanno avuto gravi ripercussioni sul nostro paese (come è accaduto, ad esempio, a partire dal 2010 con la crisi della Grecia). La presenza del MES riduce la probabilità  di un default sovrano, almeno per i paesi le cui difficoltà  sono temporanee e possono essere risolte con prestiti o linee di credito (per gli altri non cambia nulla).
La riforma introduce la possibilità  per il MES di fare da backstop per il Fondo di risoluzione unico delle crisi bancarie. E su questa possibilità  il governo Conte 1, per voce dell’ex ministro degli Affari Europei Paolo Savona, era d’accordo. Ma Bankitalia risponde anche alle obiezioni di Giorgia Meloni che nei giorni scorsi ha iniziato a dire che se l’Italia continua a stare dentro al MES farà  più fatica a finanziare il proprio debito pubblico perchè i mercati avranno paura di una possibile ristrutturazione del debito.
Naturalmente la Meloni non dice che già  oggi l’Italia ha a disposizione diversi strumenti che le consentono di ristrutturare il debito in maniera autonoma. E la Banca Centrale aggiunge: «il rifinanziamento dell’elevato debito pubblico del nostro paese può avvenire in maniera più ordinata e a costi più contenuti se le condizioni sui mercati finanziari restano distese».
Ma, sostengono dalle parti di Fratelli d’Italia, con il MES è più facile che il nostro Paese vada in default. Tutto per colpa delle “clausole in cauda venenum” come Matteo Salvini ha definito le CACs. Bankitalia spiega che la riforma delle CACs   (collective action clauses) ha lo scopo «di rendere più ordinata un’eventuale ristrutturazione del debito, riducendo i costi connessi con l’incertezza sulle modalità  e sui tempi della sua realizzazione, che danneggiano sia il paese debitore sia i suoi creditori».
Continua Palazzo Koch aggiungendo che la modifica ora proposta «non aumenta la probabilità  di insolvenza ma riduce l’incertezza relativa al suo esito» ribadendo «che la probabilità  di un default dipende in primo luogo dalle politiche economiche messe in atto dai paesi».
Tradotto: non è il MES che aumenta le probabilità  di un default ma le politiche economiche messe in atto dai governi, sulle quali il Trattato non ha alcun potere.
Anche in questo caso la risposta di Bankitalia è molto chiara: «la riforma non prevede nè annuncia un meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani» esattamente come previsto dal Trattato oggi in vigore. In questo senso quindi la riforma del MES non introduce le tanto temute condizioni peggiorative ed anche il rischio di un coinvolgimento del settore privato (ovvero la storia che prenderanno i risparmi degli italiani per salvare lo stato italiano) nella ristrutturazione del debito «rimane strettamente circoscritto a casi eccezionali».
Con la bozza di riforma del MES le condizioni per l’accesso ai finanziamenti del «rimarrebbero sostanzialmente inalterate». Le verifiche sul debito e sulla capacità  di ripagare il prestito da parte del Fondo «sono clausole a tutela delle risorse del MES, di cui l’Italia è il terzo principale finanziatore».
Un paese che non rispetta tutti i parametri di Maastricht potrebbe accedere alla linea di credito “a condizionalità  rafforzata” (Enhanced Conditions Credit Line, ECCL) per la quale vengono richieste misure correttive. Per quanto riguarda la concessione di una linea di credito PCCL (Precautionary Conditioned Credit Line) che già  esisteva «non sarebbe più richiesta la firma di un Memorandum of Understanding: la linea di credito verrebbe concessa a fronte di una lettera di intenti del paese richiedente».
Il MES ha un capitale sottoscritto pari a 704,8 miliardi, di cui 80,5 sono stati versati; la sua capacità  di prestito ammonta a 500 miliardi. L’Italia ha sottoscritto il capitale del MES per 125,3 miliardi, versandone oltre 14 (pari al 17% delle quote del Fondo). Lucia Borgonzoni ed altri esponenti della Lega sostengono che con questa riforma ad un certo punto il MES potrebbe chiedere all’Italia di versare il restante del capitale sottoscritto “entro sette giorni”.
Bankitalia spiega che «già  nel trattato in vigore il versamento di ulteriore capitale entro sette giorni è previsto solo in condizioni di assoluta emergenza, e cioè nel caso in cui il MES dovesse rischiare di trovarsi in default nei confronti dei suoi creditori».
Vale a dire: se il Fondo salva stati dovesse rischiare di non riuscire a ripagare i suoi debiti (e ricordiamo che è il MES che presta denaro) allora tutti i paesi membri dovrebbero intervenire.
Ma, come ha detto Visco in audizione, questa possibilità  oltre ad essere remota configura uno scenario così disastroso per l’Eurozona che il dover versare o meno quei soldi nel fondo sarebbe l’ultimo problema per l’Italia (o la Germania o la Francia e così via).
Vale la pena ricordare che la decisione di richiedere ulteriori versamenti di capitale spetta al Consiglio dei Governatori (ovvero i ministri delle Finanze dei paesi membri del MES) e che segue le usuali procedure di voto quindi l’Italia avrebbe diritto di veto.

(da “NextQuotidiano”)

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SONDAGGIO EMG EMILIA ROMAGNA: BONACCINI IN VANTAGGIO SULLA BORGONZONI

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

BONACCINI 46,5%, BORGONZONI 44%. CANDIDATO M5S 5,5%

I sondaggi di EMG Acqua per Agorà  di Raitre sulle elezioni regionali in Emilia Romagna dicono che Stefano Bonaccini è in vantaggio su Lucia Borgonzoni di 2,5 punti mentre il MoVimento 5 Stelle non ha ancora deciso chi sarà  il suo candidato e non sono ancora state presentate le liste.
Agorà  ha presentato anche i sondaggi sulle preferenze degli elettori su scala nazionale: la Lega perde mezzo punto percentuale, mentre il Partito Democratico è sotto il 20% e il MoVimento 5 Stelle è al 15,7%.
Anche il sondaggio EMG Acqua dà  Giorgia Meloni sopra il 10% e Fratelli d’Italia è l’unico partito di centrodestra a guadagnare visto che Forza Italia perde un altro 0,2% mentre Italia Viva è sotto di uno 0,1%.
Intanto Azione di Carlo Calenda arriva al 2% e appaia +Europa, in crescita, mentre gli altri partiti guadagnano tutti voti ma le percentuali sono troppo basse per superare le soglie di sbarramento.

(da “NextQuotidiano”)

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