Gennaio 28th, 2020 Riccardo Fucile
LA DETERMINAZIONE DELLA PENSIONATA TORINESE VITTIMA DELLA SCRITTA SUL SUO PIANEROTTOLO
“Non la voglio cancellare, è una testimonianza di un atto incivile, ignorante e razzista”.
A parlare è Maria Bigliani, 65 anni, pensionata, con una vita passata negli uffici tecnici del verde pubblico di Palazzo Civico di Torino. “Ieri sera ho avuto anche l’onore di ricevere la telefonata della sindaca Appendino che mi ha espresso solidarietà sua e di tutta la città “.
Maria sta facendo colazione, i tecnici mandati dalla prima cittadina stanno verificando con l’assessore comunale Alberto Unia come cancellare quelle tre parole che non sporcano solo un muro ma la memoria di Torino. “Crepa sporca ebrea”, scritto con un pennarello nero sul muro del pianerottolo.
Se ne è accorta ieri mattina, proprio nel Giorno della Memoria, quando è uscita dalla sua abitazione dove vive con il compagno conosciuto 5 anni fa durante l’Hanukkah, la festa ebraica della consacrazione del tempio. “Ho visto la scritta, sono andata subito al commissariato di via Bologna per denunciare il fatto e mi hanno detto di rivolgermi alla Digos, sono stati loro ieri a raccogliere la mia denuncia in Questura. Ho capito che la scritta era rivolta a me perchè credo di essere l’unica con un’origine ebrea qui nel palazzo”.
Sua madre, Ines Ghiron Bigliani, era una staffetta partigiana “ha combattuto molto fortemente contro fascismo e razzismo e questa scritta ora per me rappresenta un motivo di orgoglio nella sua brutalità . Non mi era mai successo un gesto così forte, solo una volta sul lavoro un collega mi riempì di frasi ingiuriose dopo aver saputo delle mie origini e mi disse “Sei molto fortunata a essere viva, perchè tua madre doveva essere cancellata””.
In quel caso Maria scelse di non denunciare ma ne parlò con il suo dirigente e i colleghi. “Da quel momento non ci sono stati altri episodi fino a oggi, posso sospettare di qualcuno ma sono solo sospetti”.
Sul caso gli agenti della Digos, coordinati dal dirigente Carlo Ambra, stanno indagando raccogliendo le testimonianze per risalire ai colpevoli di quella scritta. “Ma per ora non ho fretta di cancellarla, è pur sempre una testimonianza”.
Intanto oggi alle 13,30, proprio nei pressi della sua abitazione davanti alla chiesa della Gran Madre ci sarà un presidio di solidarietà .
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2020 Riccardo Fucile
AUMENTANO LE PARTENZE A CAUSA DELLA GUERRA, CENTINAIA DI ESSERI UMANI IN FUGA DAI LAGER LIBICI…LA GUARDIA COSTIERA LIBICA ORA SOSTIENE DI NON AVER MEZZI DI SOCCORSO (E NOI GLI ABBIAMO REGALATO LE MOTOVEDETTE E MILIONI DI EURO CHE SI SONO FOTTUTI)
Centinaia di persone in fuga dai centri di detenzione libici, quindici barche con 900 migranti a
bordo soccorse in 72ore dalle navi umanitarie e dalla marina maltese mentre la guardia costiera libica si limita a rilanciare gli Sos sostenendo di non avere mezzi a disposizione.
L’ultimo salvataggio all’alba di oggi dalla Open Arms, tornata nel Mediterraneo nonostante la nave in precarie condizioni, a dare manforte alle altre dud Ong presenti, la Ocean Viking di Sos Mediterranee e Msf e la Alan Kurdi della tedesca Sea eye che fannola spola da sud a nord con interventi multipli.
Centodue stamattina e 56 ieri sera i migranti salvati da Open Arms. E adesso sono 643 i migranti a bordo delle tre Ong, 407 (quelli sulla Ocean Viking) dovrebbero sbarcare a Taranto dove la nave si sta dirigendo dopo aver avuto l’autorizzazione del Viminale.
Una situazione di estrema criticità che riapre molti interrogativi alla vigilia della riconferma degli accordi tra Italia e Libia senza nessuna delle modifiche che erano state annunciate dal governo italiano come condizione per il proseguo del patto
Alla ripresa massiccia di partenze dalle coste libiche negli ultimi giorni ha fatto da contraltare una quasi totale assenza di motovedette della guardia costiera libica e le ripetute richieste di soccorso di imbarcazioni in difficoltà diffuse attraverso il centralino Alarm phone ai centri di ricerca e soccorso di Tripoli e talvolta anche di Malta nelle zone Sar libica e maltese sono rimaste inascoltate.
Solo le navi Ong hanno risposto alle chiamate salvando la vita a oltre 600 persone che adesso a bordo delle tre navi, ancora in acque internazionali, aspettano di sapere dove poter sbarcare. “Nel Mediterraneo in questo fine settimana centinaia di persone sono sopravvissute solo grazie all’intervento delle navi umanitarie. E’ evidente ilvuoto spaventoso di capacita’ di ricerca e soccorso” , dice Carlotta Sami portavoce dell’Unhcr.
Fino ad ora l’unico porto concesso è stato quello di Taranto, ancora in attesa di risposta la Alan Kurdi e la Open Arms mentre la commissione europea lavora sulla ricollocazione dei migranti.
E domenica prossimo, nel silenzio più assoluto sulle annunciate modifiche agli accordi Italia-Libia che avrebbero dovuto essere la condizione per la continuità dell’impegno italiano, il memorandum verrà rinnovato per i prossimi tre anni.
Con l’Italia che continuerà a fornire uomini, mezzi e soldi alla guardia costiera libica per riportare i migranti in un Paese in guerra nei centri di detenzione dove le agenzie delle Nazioni Unite non sono in grado di garantire il rispetto dei diritti umani.
(da agenzie)
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