Destra di Popolo.net

NON UN DIGIUNO PER SALVINI, MA IL DIGIUNO GRAZIE A SALVINI

Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile

CHI NON HA I SOLDI PER PAGARE LA MENSA SCOLASTICA DIGIUNA GRAZIE ALLA LEGA… LA BAMBINA A TONNO E CRACKER E TUTTI GLI ALTRI CHE LA LEGA HA MESSO A DIGIUNO FORZATO

Matteo Salvini continua il suo digiuno per Salvini assieme a quelli che hanno deciso di regalare i propri dati personali alla Lega per essere vicini al sedicente Capitano.
Il capo del Carroccio continua il suo tour elettorale e ci tiene a farci sapere che sta tendendo duro. Questa mattina una tonificante ed energizzante tazza di ginseng.
A pranzo mentre tutti mangiavano “tortellini e polenta” il digiunante si è dovuto accontentare di un calice di tè caldo (ma chi è che mangia tortellini e polenta, e chi è che beve il tè in un bicchiere?).
Siamo tutti umanamente vicini a Matteo Salvini, un politico che coraggiosamente ha detto “lasciate che mi processino”, un’eventualità  alla quale la maggior parte degli italiani (ivi compresi i suoi elettori) non può sottrarsi.
Già , non c’è nulla di eroico nel dire ai propri colleghi di lavoro di votare affinchè concedano l’autorizzazione a procedere. Il coraggio semmai è andare contro i consigli dell’avvocato Bongiorno, che a dicembre spiegava che se Salvini avesse chiesto di essere processato (come ha fatto) sarebbe stato come «dichiarare il falso, dire “io ho fatto questa cosa per un mio interesse privato”».
Ma Salvini è pur sempre quello che per settimane ha detto che si sarebbe fatto processare sulla Diciotti, e poi ha scritto una lettera per chiedere di essere salvato dal processo.
Ma sarebbe ingiusto criticare l’ex ministro dell’Interno per il desiderio di non dover subire un processo e di cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica con l’arma non violenta per eccellenza.
Non tanto perchè come tutti è innocente fino a condanna definitiva (un concetto che alla Lega sembrano spesso dimenticare) quanto perchè quella di digiunare è una sua legittima scelta, che ha fatto liberamente senza che nessuno lo costringesse.
Eppure ci sono altre persone, in Italia, che non per loro volontà  sono state costrette a forme più o meno severe di digiuno.
Emblematico in questo senso il caso dei bambini di Lodi (amministrato dalla Lega), esclusi dalla mensa perchè il Comune aveva scritto un regolamento che imponeva ai genitori stranieri di produrre una corposa documentazione aggiuntiva per ottenere le agevolazioni sulla mensa costringendo i bambini a mangiare in una stanza a parte.
Una decisione sulla quale l’allora governo gialloverde non ebbe nulla da eccepire, pubblicamente. Non che la Lega fosse nuova ad iniziative del genere, visto che nel 2010 ad Adro l’amministrazione comunale decise di lasciare senza mensa 15 alunni, figli di italiani e stranieri che non riuscivano a pagare la retta e che erano in arretrato con i pagamenti. In quell’occasione la vicenda si risolse grazie all’intervento di un benefattore che offrì di pagare i debiti.
Il caso si è ripetuto ad aprile a Minerbe (Verona), a farne le spese una bambina i cui genitori non riescono a pagare la retta. E così alla piccola alunna tocca la mensa ridotta: un pacchetto di cracker e una scatoletta di tonno.
Anche qui l’amministrazione comunale è guidata dalla Lega. Anche qui ci fu un benefattore (il calciatore Antonio Candreva) che mentre il sindaco diceva «i soldi un’amministrazione li trova. Non è quello il problema. È una questione di principio. Noi siamo disposti ad aiutare ma bisogna anche avere voglia di essere aiutati» si offrì di donare i soldi necessari, provocando l’ira dei sovranisti.
Ma le mense negate ai più piccoli, in nome di una letterale applicazione dei regolamenti comunali, sono tante: Inzago e Cologno Monzese, Sesto San Giovanni e Vigevano.
Ma il metodo Lodi non rimase confinato alle mense e ai servizi scolastici. Lega e M5S per mesi dissero che il Reddito di Cittadinanza non sarebbe andato agli stranieri ma solo agli italiani.
Siccome però molti stranieri sono indigenti allora il governo Conte One decise che per ottenere il reddito di cittadinanza   agli stranieri extracomunitari non sarebbe più bastato l’Isee (l’indicatore della situazione economica) a dimostrare lo stato di bisogno, ma era necessaria anche una certificazione di reddito e patrimonio del nucleo familiare rilasciata dallo Stato di appartenenza, tradotta in italiano e “legalizzata dall’autorità  consolare italiana”.
La documentazione a volte impossibile da ottenere che diede il via al caso Lodi. Perchè il pane lo devono avere solo gli italiani, e a volte nemmeno loro. E chi non ha i soldi per pagare la mensa può sempre digiunare. Non un digiuno per Salvini ma il digiuno grazie a Salvini.

(da “NextQuotidiano”)

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SALVINI E’ ALLA FRUTTA SE SI E’ RIDOTTO A CITOFONARE A UN TUNISINO PER CHIEDERE: “LEI SPACCIA?”

Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile

TRA URLA, CONTESTAZIONI E SPINTONI, IL PROVOCATORE VA AL PILASTRO DI BOLOGNA IMPEGNANDO DECINE DI AGENTI PER PROTEGGERLO… IL SINDACO: “SI VERGOGNI, ATTO DA IRRESPONSABILE PER QUALCHE VOTO IN PIU’, CI PENSANO LE FORZE DELL’ORDINE A CONTRASTARE LO SPACCIO”

“Buona sera signora, suo figlio è uno spacciatore?”. Così l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, si è rivolto suonando un citofono di via Deledda, nel cuore del quartiere popolare del Pilastro a Bologna.
E’ stata una donna di mezza età , fan del leader leghista, a indicare questo citofono e ad accompagnare Salvini in un giro nel quartiere.
Nel corso del suo tour elettorale nella zona un gruppo di manifestanti l’ha contestato con urla, spintoni, insulti, cori e esplodendo alcuni petardi. Nonostante le contestazioni, Salvini, scortato dalle forze dell’ordine, ha proseguito comunque la sua visita e ha anche suonato al campanello chiedendo esplicitamente a chi gli ha risposto se lì abitassero degli spacciatori. La persona gli ha risposto che non c’era nessuno in casa.
“E’ necessario – ha aggiunto il leader leghista, prima di lasciare il Pilastro – ripulire questa zona dallo spaccio e dalla criminalità “.
Mentre suonava al citofono della casa indicata dalla donna, Salvini era sotto i riflettori delle telecamere, e circondato da numerosi agenti delle forze dell’ordine.
La provocazione di Salvini è stigmatizzata dal sindaco di Bologna Virginio Merola: “I cittadini del Pilastro non meritano di essere additati come persone che vivono in un luogo di spaccio e di degrado. E Bologna non merita che uno che ha chiesto i pieni poteri si faccia passare come un cittadino: i cittadini segnalano alle forze dell’ordine le cose che non vanno e non si sostituiscono a loro. Salvini continua ad aizzare all’odio anche in situazioni delicate dov’è non c’è proprio bisogno di aumentare la tensione”.
Il sindaco ribatte con un post in Facebook che conclude così: “Ci sono, al Pilastro, anche persone agli arresti domiciliari come deciso dalla magistratura. Io credo che si debba vergognare, caro Salvini. Lei non è un cittadino qualunque. Ha fatto il ministro dell’interno, come mai in quel caso non ha avuto lo stesso interesse? Forse perchè adesso è solo propaganda e si comporta da irresponsabile per qualche voto in più”.

(da agenzie)

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ALTRI DUE DEPUTATI M5S VANNO NEL GRUPPO MISTO

Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile

MICHELE NITTI E NADIA APRILE: “DERIVA AUTORITARIA DEL MOVIMENTO”… “MOROSA SOLO PERCHE’ NON VOGLIO VERSARE SU UN CONTO DI ORDINE PRIVATO”

I deputati M5s Michele Nitti e Nadia Aprile hanno lasciato il MoVimento 5 Stelle e formalmente fatto richiesta di aderire al gruppo Misto.
La Aprile era indicata nei giorni scorsi come una dei deputati a rischio espulsione a causa delle rendicontazioni e delle restituzioni mancate. Era anche indicata come una delle parlamentari vicine al ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti.
Nel 2019 Aprile non aveva restituito alcunchè. Domani i probiviri giungeranno ad una conclusione sulle sanzioni ai parlamentari morosi.
La Aprile ha rilasciato alcune dichiarazioni all’AdnKronos dopo l’addio al MoVimento 5 Stelle: “”Non posso nascondere che i fatti che mi hanno visto protagonista nell’ultimo periodo mi hanno seriamente scossa. La situazione in cui mi sono trovata è dipesa esclusivamente da un’inesorabile deriva autoritativa del MoVimento e dalla mancata considerazione in cui sono stata tenuta come parlamentare e, cosa per me ancor più grave, come persona”.
Nitti e Aprile, presentati come candidati della società  civile del MoVimento 5 Stelle e quindi scelti personalmente dal Capo Politico Luigi Di Maio, sono stati eletti alla Camera nel collegio uninominale della Puglia. Nitti è direttore d’orchestra e Aprile commercialista.
“Mi ha offeso l’ingiustificato attacco mediatico a cui sono stata sottoposta (venendo dipinta, da quasi tutti gli organi di stampa nazionale, come ‘morosa’ e inadempiente agli obblighi assunti per vili fini personali di natura economica), senza ricevere alcuna tutela da parte del MoVimento, benchè (circostanza ben nota ai vertici), io abbia solo cercato, sin dallo scorso mese di aprile, di avere chiarimenti sull’autoritaria costituzione del ‘Comitato per le rendicontazioni/rimborsi del MoVimento 5 Stelle’ e sull’imposizione di destinare le restituzioni al predetto organo privato, costituito, ad hoc, dopo l’inizio della legislatura”
“Mi ha ancor di più offeso l’aver ricevuto, di tutta risposta, dopo circa nove mesi di silenzio, la comunicazione, inviatami dai probiviri il 13 gennaio u.s., dell’apertura di un procedimento disciplinare a mio carico. Ebbene, dopo aver riflettuto a fondo sull’intera vicenda, ritenendo illegittimo ed infondato il procedimento aperto a mio carico (con il mio comportamento non ho violato nè le previsioni dello Statuto, nè quelle del Codice Etico), ma certa di aver contribuito, con la mia presa di posizione, a rendere pubblici comportamenti di dubbia legittimità , sono giunta alla determinazione di non poter più continuare a militare nel MoVimento di cui, sebbene condivida ancora i principi ispiratori, non mi è più possibile tollerare i metodi. Pertanto ho formalmente comunicato al Presidente della Camera Roberto Fico la mia decisione di lasciare il Gruppo Parlamentare MoVimento 5 Stelle”.

(da “NextQuotidiano“)

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RAGGI BATTUTA DUE VOLTE SULLA NUOVA DISCARICA: 12 CONSIGLIERI M5S LE VOTANO CONTRO

Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile

MA NON E’ CRISI: “PIENA FIDUCIA MA SINDACA RIVEDA LA DELIBERA”… LA RAGGI PARE INTENZIONATA A NON FARE PASSI INDIETRO SULLA NUOVA DISCARICA

Clamoroso ko in assemblea capitolina per la giunta Raggi, messa sotto dalla sua stessa maggioranza al momento del voto di due mozioni ‘gemelle’ di FdI e Pd, approvate con i voti del M5s, la prima con 28 favorevoli, 3 contrari e 3 astenuti, la seconda con 21 favorevoli, 1 contrario e 10 astenuti.
Atti che impegnano la sindaca e i suoi assessori a ritirare la delibera di giunta che stabilisce la realizzazione di un impianto di smaltimento dei rifiuti nell’area di Monte Carnevale a Roma ovest, tra Malagrotta e l’autostrada Roma-Civitavecchia, sito non a caso soprannominato “Malagrotta 2”
I consiglieri di maggioranza, subito dopo il voto, hanno comunque   “ribadito la piena fiducia alla sindaca” a patto però che riveda la delibera che designava l’area a Roma ovest.
Il voto favorevole dei due provvedimenti è arrivato al termine di una giornata nera per la maggioranza capitolina iniziata col presidio in piazza del Campidoglio di centinaia di residenti della Valle Galeria, che per decenni ha ospitato la maxi-discarica di Malagrotta che per quasi 50 anni ha raccolto i rifiuti della Capitale e che venne chiusa sei anni fa dal sindaco Marino.
Una delegazione di “no alla discarica” è poi salita nell’aula Giulio Cesare per assistere ai lavori consiliari e ha accolto con applausi ed esultanze il voto dell’assemblea.
A spiegare le ragioni dei consiglieri M5s che hanno votato contro la linea dell’amministrazione è stata la ‘leader dei ribelli’ pentastellati sulla questione rifiuti, Simona Ficcardi: “Siamo contrari alle discariche in generale, ma oggi bisogna prendere atto di una situazione emergenziale e della necessità  di individuare una discarica che sarebbe ingiusta sia a Roma che in provincia”.
Con la Ficcardi, ecco gli altri 11 consiglieri M5s che hanno votato contro la giunta e a favore della mozione FdI: Allegretti, Catini, Coia, Di Palma, Diaco, Donati, Ferrara, Ficcardi, Guadagno, Paciocco, Seccia e Sturni. Tre si sono astenuti (Bernabei, Spampinato e Stefà no) mentre altri tre consiglieri (Ardu, Chiossi e Diario) hanno votato contro.
Ancora Ficcardi: “Bisogna riaprire il tavolo tecnico che ha individuato gli 11 siti, in gran parte dentro cave, perchè l’istruttoria è stata carente fin dall’inizio, fin dall’individuazione delle aree. Inoltre l’atto votato nel 2019 in quest’aula, la delibera per la salvaguardia della Valle Galeria, prevedeva una variante di tutela, non certo una nuova discarica”.
E aggiunge: “Io voto a favore delle proposte dei due gruppi politici perchè dopo la discarica di Malagrotta quel territorio va risanato. La richiesta di ritirare la delibera di giunta –   ha concluso la consigliera M5s- è perfettamente coerente con quello che abbiamo sempre detto in quest’aula e con il programma che come M5s ci ha visto vincere le elezioni”.
A quanto si apprende dal Campidoglio, la sindaca Virginia Raggi non avrebbe comunque intenzione di tornare indietro e ritirare delibera di giunta tanto criticata dello scorso 31 dicembre che individua la località  di Monte Carnevale come sito per la realizzazione della nuova discarica della capitale.

(da agenzie)

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DI MAIO FORSE TOGLIE IL DISTURBO: VOCI DI SUE DIMISSIONI IMMINENTI

Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile

DOMANI VERTICE CON I MINISTRI: POTREBBE LASCIARE GIA’ NELLE PROSSIME ORE O ARRIVARE COME “DIMISSIONARIO” FINO A MARZO (MA RESTANDO REGGENTE)

Potrebbe essere giunto per Luigi Di Maio il giorno della verità . Il capo politico del Movimento 5 Stelle e ministro degli Esteri ha convocato per domani 22 gennaio alle ore 10 i ministri e i viceministri del Movimento.
Fondi ritenute qualificate dell’agenzia Adnkronos riferiscono che, sebbene si tratti di un appuntamento usuale per Di Maio quello di un vertice dei rappresentanti pentastellati dell’esecutivo, questa volta sarebbe molto vicino il passo indietro dell’ex vicepremier dalla guida del M5S.
Inoltre domani il ministro presenterà  a Roma i nuovi facilitatori regionali del Movimento, occasione che potrebbe essere propizia per l’annuncio.
Si vocifera di un abbandono di Di Maio addirittura prima delle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria di domenica: dallo staff del capo politico l’indiscrezione viene liquidata come non corrispondente al vero, ma molti segnali fanno pensare che questa volta davvero Di Maio sarebbe pronto a lasciare.
In quel caso il ruolo di reggente sarebbe affidato al senatore Vito Crimi, in quanto figura più anziana fra i parlamentari 5 Stelle, primo portavoce in Parlamento nel 2014 insieme a Roberta Lombardi.
Tra le ipotesi che circolano in Transatlantico c’è anche quella che Di Maio possa decidere di arrivare agli Stati generali di marzo come “dimissionario” mantenendo fino all’assise M5S il suo ruolo di reggente.
A commentare l’indiscrezione anche Nicola Zigaretti, che, durante le registrazioni della trasmissione Porta a Porta ha dichiarato: «Di Maio lascia la direzione del M5S? Non commento indiscrezioni e non entro nella loro vita interna. Nel M5S c’è una grande sottovalutazione ovvero che non si può dire Salvini e Zingaretti sono la stessa cosa». Ha poi aggiunto «Se mi farebbe piacere? No, abbiamo preso un impegno anche tra persone che rispettiamo. Io non solo scommetto sul Pd ma insisto sempre nel dire che bisogna ricostruire un campo largo, essere alleati e non avversari. E’ un messaggio che non sempre arriva ai leader ma molto alla base».
Sibillino il commento del senatore, espulso dal Movimento dopo la decisione dei provibiri, Gianluigi Paragone, che su Facebook ha scritto: «…si dimette prima delle regionali. Dicono».

(da agenzie)

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IL PADRE DELLA BORGONZONI POSTA LE FOTO CHE DIMOSTRANO CHE LA FIGLIA RACCONTA BALLE QUANDO DICE CHE L’HA ABBANDONATA QUANDO AVEVA 5 ANNI

Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile

POI AVVISA I DIFFAMATORI SOVRANISTI: “FIRMATEVI, INVECE DI INSULTARMI NASCONDENDOVI DIETRO NICK FASULLI”

Lui non sopporta i leghisti e chissà  come si sente nel vedere la figlia diventata rotella della macchina social più discussa in Italia
Giambattista Borgonzoni, il padre della candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, la leghista Lucia, sul suo profilo Facebook attacca ‘La Bestia’ di Matteo Salvini.
Queste – scrive – sono “frasi di Lucia Borgonzoni al padre detestato dai leghisti, affinchè contengano le pulsioni d’odio: ‘perchè non alzi la cornetta e mi parli come farebbe un qualsiasi padre?” 2018; ‘non gli parlo più da quando avevo cinque anni’ 2019; ‘da quando avevo sei anni ha deciso che non voleva frequentarmi’ 2020; ‘Lucia Borgonzoni e l’attacco   delle Sardine, contro di lei utilizzano il padre che l’ha abbandonata a sei anni’. Quotidiano Libero 19 gennaio 2020″.
“Cari amici leghisti – prosegue -, utilizzate l’energia al servizio della realtà  dei fatti, bacchettando mia figlia Lucia che merita di avere accanto consiglieri più seri della ‘Bestia’, una sorta di ‘squadrismo digitale’ fatto solitamente da faccette di cagnetti, gattini, volpette non rintracciabili”.
Giambattista Borgonzoni posta anche una serie di foto in compagnia della figlia ragazzina e maggiorenne, quindi ben oltre l’età  di 6 anni.

(da Globalist)

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IL REGALO CHE LA BORGONZONI VUOLE FARE ALL’EMILIA-ROMAGNA: SANITA’ PRIVATA AL 50%

Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile

AI PRIVATI CONVENZIONATI   I GUADAGNI SULLE PRESTAZIONI PIU’ REMUNERATIVE, AL PUBBLICO RESTANO QUELLE IN PERDITA: CHE BEL MODELLO SOVRANISTA

«Il programma di Lucia è stato fatto assieme ai governatori del Veneto e della Lombardia e delle altre regioni che   proprio per avere della concretezza e degli argomenti che siano portati avanti in modo credibile», così il 16 gennaio a Telereggio il segretario regionale della Lega e deputato Gianluca Vinci durante la trasmissione La Prova del Candidato.
Come è noto la candidata in questione sarebbe Lucia Borgonzoni, che però non ha partecipato all’incontro coi giornalisti (come al solito).
Uno dei primi punti del programma di Lucia Borgonzoni «ZERO Irpef come in Veneto», una balla perchè in Veneto l’addizionale regionale non è “a zero”, ma si paga l’aliquota minima indipendentemente dal reddito.
Il che a proposito di giustizia ed equità  sociale non è il massimo.
In un passaggio dell’intervista Vinci sostiene che «in Veneto l’addizionale Irpef è stata tolta dalla Regione Veneto» e che il programma è di «ridurla fino a togliere quel tipo di addizionale». In Emilia-Romagna però l’Irpef dà  un gettito pari a circa un miliardo di euro l’anno, soldi che vengono utilizzati per finanziare i servizi pubblici regionali come la Sanità .
La Lega promette di riuscire ad “azzerare” l’addizionale regionale Irpef senza tagliare i servizi. In attesa dell’autonomia regionale differenziata che dovrebbe portare indietro il residuo fiscale si pensa ad altro.
Cosa e come? Secondo l’onorevole Vinci si può fare «risparmiando in determinati settori e rimodernando quello che riguarda la sanità  perchè l’85% del bilancio che abbiamo e della sanità  con un modello diverso     che premi di più la sanità  privata ma non perchè la sanità  uno la debba pagare ma perchè ha dei manager privati che la fanno funzionare meglio a parità  di costo addirittura entrando sul libero mercato abbassando quel costo e abbassare di pochi punti la sanità  significa recuperare quelle risorse».
Tutti sanno naturalmente che la sanità  privata non funziona esattamente così, basti pensare al fatto che vengono erogate principalmente quelle prestazioni che sono economicamente convenienti, vale a dire quelle in cui il rapporto tra costi e ricavi è a vantaggio dei secondi.
Ma qual è il modello cui si ispira Lucia Borgonzoni secondo l’onorevole leghista? La Lombardia. Perchè, spiega al minuto 37 dell’intervista, «in Lombardia il 50% delle erogazioni sanitaria è privata in Emilia-Romagna il 20% quindi anche procedere in questo senso».
Ed è proprio lo stesso modello verso il quale sembra stia puntando anche il Veneto di Luca Zaia. E non bisogna cadere nell’errore che la sanità  privata non costi nulla al pubblico.
Le strutture private che operano in regime di convenzione ricevono un finanziamento da parte della Regione. Secondo un gruppo di associazioni di cittadini della provincia di Treviso in Veneto nel 2018 il peso del privato nella sanità  è stato di 2,8 miliardi di euro su un totale di circa 10 miliardi, il 28% di sanità  privata sul totale della spesa della Regione.
Ed è curioso che Vinci citi il modello Lombardia dimenticando però di aggiungere che nella regione governata da Attilio Fontana non è stata affatto “azzerata” l’addizionale regionale.
Ovvero: i cittadini pagano l’addizionale regionale Irpef e al tempo stesso hanno la sanità  privata “al 50%” (come dice l’onorevole leghista).
La professoressa Maria Elisa Sartor del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità  dell’Università  degli Studi di Milano rilevava qualche mese fa come questo passaggio della Lombardia alla sanità  privata non sia stato certo pubblicizzato in maniera trasparente e chiara, e che anzi sia avvenuto un processo di dissimulazione del passaggio verso la sanità  privata da parte degli organi di governo regionali.
Ora al di là  di queste considerazioni è indubbio che Vinci abbia detto che vuole andare verso il modello Lombardia e abbia parlato del “tabù” dell’Emilia-Romagna nei confronti della sanità  privata.
Ma dopo che Stefano Bonaccini ha ripreso in un post l’intervista a Telereggio scrivendo che «il segretario della Lega Emilia ci spiega il loro progetto per la sanità  in Regione: privatizzazione del 50% dei servizi. Dice inoltre che il loro programma è stato scritto con i presidenti di Lombardia e Veneto» il segretario regionale della Lega ha deciso di sporgere querela.
Lo ha annunciato in un post su Facebook dove contesta a Bonaccini di avergli messo in bocca parole che non aveva pronunciato.
Quali? L’accusa «di voler fare discriminazioni in sanità  tra ricchi e poveri» che l’onorevole leghista precisa di non avere «mai pensato e mai detto».
Riguardo invece il fatto di voler privatizzare la Sanità  regionale invece Vinci non scrive che il candidato del centrosinistra ha detto il falso, anche perchè è quello che ha detto. L’aspetto interessante è che di questa privatizzazione nel programma di Lucia Borgonzoni non se ne parla esplicitamente.
Ma non era stato scritto assieme ai presidenti di Lombardia e Veneto? Non sarà  per caso che certe cose si fanno ma non si dicono, come successo in Lombardia?

(da “NextQuotidiano”)

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LA SCENA MUTA DI SALVINI CON L’EX EURODEPUTATA ELLY SCHLEIN CHE GLI RINFACCIA LE ASSENZE AL PARLAMENTO UE ALL’EPOCA DELLE RIFORMA DI DUBLINO

Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile

NON SOLO: LA LEGA HA VOTATO IL TRATTATO E LA SUA RATIFICA   E ORA DICE CHE E’ CONTRO MA NON NE HA MAI CHIESTO LA MODIFICA

Elly Schlein, ex eurodeputata oggi candidata alle elezioni regionali in Emilia-Romagna con la lista “Emilia Romagna coraggiosa” ha pubblicato su Facebook un video in cui chiede conto a Matteo Salvini delle assenze della Lega alle riunioni sui negoziati per la riforma del regolamento di Dublino, che oggi obbliga gli stati d’approdo dei rifugiati a fornire loro assistenza.
Salvini e la Lega hanno sempre osteggiato il regolamento di Dublino ma   all’Europarlamento i leghisti votarono contro la proposta di modifica del trattato. §
Va anche ricordato che fu un governo del quale faceva parte la Lega Nord a ratificare quell’accordo che oggi a Salvini non piace:   l’attuale versione del del regolamento di Dublino (Dublino III) è stata sottoscritta nel 2013 quando il Presidente del Consiglio era Enrico Letta.
Ma è l’accordo di Dublino II (ratificato dal nostro Paese nel 2003) che ha reso operativo il regolamento sulla gestione dei meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo.
Il regolamento di Dublino II trasformò e rese operativa la Convenzione di Dublino (detta appunto Dublino I) che risale al 1990 e che fu ratificata nel 1997. Non risulta che nel 2003 la Lega abbia chiesto di modificare quella parte del trattato che regolava la gestione delle richieste d’asilo ( (l’articolo 13, che è rimasto invariato dalla II alla III)

(da “NextQuotidiano”)

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DA MINISTRO DEL NOCCIOLATO AD ASCETA ALLA GANDHI: PER ABITUARSI ALLA GALLETTA DI PANE NERO E ALLA BROCCA D’ACQUA?

Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile

DAL BACIO AL SALUME AL #DIGIUNOPERSALVINI FINO ALLA POSA ASCETICA

Se sono autori satirici, sono degli autentici geni. Se invece sono solo suoi sostenitori meritano un qualche premio per la satira inconsapevole.
Dico quelli che hanno messo su l’idea (e l’hashtag e la pagina) “Digiuno per Salvini”: un invito a una sorta di catena di solidarietà , con un giorno (intero, accidenti) di digiuno per manifestare solidarietà  al Capitone sul voto della giunta per le autorizzazioni a procedere per la Gregoretti.
Perchè, obiettivamente, immaginare un digiuno per sostenere Salvini è come chiedere di iscriversi alla Crusca o fare esercizi di sintassi dei verbi per sostenere Di Maio, o di cucinare kebab (ma anche solo tortellini di pollo) per sostenere la Meloni.
Se sono autori satirici — ripetiamo — hanno un grande futuro gli autori di questa campagna di grande ardimento: si tratta di rovesciare un immaginario fin qui pantagruelico, con tanto di bacio al salume, che aveva lo scopo di avvicinare il più possibile l’ex Ministro del Culatello alla parte più importante del suo elettorato, la pancia.
In un’orgia di Nutelle, porchette, filoncini e tiramisù. Rovesciare e reindirizzare l’immaginario (che qui ormai la lotta politica non ha nulla a che vedere con idee, programmi o — dio ce ne scampi — fatti, ma è questione di sentiment e storytelling e messaggi subliminali e pulsioni profonde e persino fasi della digestione: il dottor Freud con la Bestia ci farebbe miliardi…): adesso il modello è più o meno il Mahatma Gandhi. E l’immagine scelta per la pagina dei digiunatori volontari è quella dell’ex Ministro del Nocciolato con le mani giunte: la svolta spiritualista (a cui invero ci avevano preparati le sceneggiate col rosario, il vangelo e il cuore immacolato di Maria, che si alternavano opportunamente con lasagne, pizzette e coratella), ma stavolta in senso persino ascetico.
Perchè, se conoscessero appena l’italiano (hashtag #primalitaliano) saprebbero che “digiuno per Salvini” può essere, oltre che un’iniziativa di solidarietà , un… programma dietetico del mangione stesso: che cominci lui, a digiunare. Gli farebbe tanto bene, e gioverebbe anche a tutta l’ecosfera digitale.
Chissà , magari alla nostra collezione potremo aggiungere un selfie dell’ex Ministro della Fede e Difensore dei Confini con una galletta di pane nero e un bicchiere d’acqua liscia: “Che dite, amici, posso rompere il digiuno? Bacioni”.

(da “Huffingtonpost”)

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