Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile
NEL VOTO SEGRETO LA PROPOSTA DELLA LEGA SCONFITTA 36 A 32… QUALCHE ESPONENTE DEL CENTRODESTRA SI E’ DISSOCIATO, E’ CACCIA AI “TRADITORI”… RICORDATE QUANDO SALVINI ALLE POLITICHE FACEVA MILLE PROMESSE AI DISABILI? ECCO LA SUA COERENZA
Ieri a Milano l’aula del Pirellone ha approvato con 36 sì contro 32 no la mozione presentata dal Pd, che chiedeva alla giunta regionale della Lombardia di «rivedere» la delibera approvata lo scorso 23 dicembre, che aveva ridotto da 600 a 400 euro il contributo a favore dei disabili e introdotto la soglia di 50mila euro Isee per poterne usufruire.
La storia risale appunto allo scorso dicembre, quando l’assessore regionale alle Politiche sociali Stefano Bolognini della Lega aveva motivato la scelta con il taglio delle risorse del governo, che, invece, secondo il Partito Democratico sono state aumentate.
Le stime prevedono che quest’anno le persone con disabilità gravissime saliranno a 9.200. La maggioranza aveva proposto di reintrodurre il contributo di 600 euro, ma mantenendo il limite di reddito.
A rappresentare pubblicamente il disagio del centrodestra ci ha pensato ieri Viviana Beccalossi del gruppo misto, che nel suo intervento ha parlato di «leggerezza» della giunta.
Un malessere che evidentemente ha contribuito ad affossare il taglio previsto dalla delibera approvata dalla giunta nell’ultima seduta prima della pausa per le festività natalizie.
Alla Lega, non è bastato nemmeno presentare un emendamento con Emanuele Monti per riportare il contributo a 600 euro. A chiedere il voto segreto è stato il Movimento Cinque stelle
Ora è stata approvata la mozione che impegna la giunta. E nel centrodestra è caccia ai “traditori”.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile
INCREDIBILE FACCIA DI TOLLA: I MILLE PASTORI INDAGATI GRAZIE AL DECRETO SICUREZZA DI SALVINI PER AVER MANIFESTATO ORA RICEVONO LA SOLIDARIETA’ PATACCA DELLA LEGA
Dario Giagoni è uno dei consiglieri regionali della Lega in Sardegna, nonchè Vice
Commissario del partito di Salvini sull’isola.
Insomma, è uno che senza dubbio sa quello che ha fatto la Lega negli ultimi mesi e che ha sotto mano il polso della situazione. Ad esempio sicuramente sa che Matteo Salvini aveva promesso ai pastori sardi di risolvere entro 48 ore la vertenza sul prezzo del latte di pecora. Era quasi un anno fa: il 12 febbraio 2018 e in Sardegna la campagna elettorale per le regionali era entrata nel vivo.
Dopo un anno però non solo i pastori non hanno visto l’aumento promesso ma molti di loro rischiano il processo proprio a causa delle proteste. Niente paura però, ora al governo in Sardegna c’è la Lega. E proprio Giagoni ha voluto far sapere ai pastori sardi che il partito è al loro fianco. In un comunicato il consigliere regionale annuncia «la nostra vicinanza alla protesta, che abbiamo sin da subito ritenuto giusta, non è mai venuta meno e oggi intendiamo ribadirla con il medesimo convincimento», ha detto Giagoni a proposito delle indagini a carico di circa un migliaio di pastori.
Il vice commissario del partito di Salvini ci tiene a ribadire che «manifestare pacificamente per vedere riconosciuto il giusto valore al loro prodotto merita rispetto e solidarietà , non di certo repressione». E perchè i soliti maligni non vadano a pensare che la Lega è brava solo a parlare Giagoni annuncia che «la nostra solidarietà non si riduce alle sole parole ma si estende nella volontà di mettere a disposizione di quanti si sono ritrovati dall’oggi al domani indagati un sostegno legale che porti a conclusione la vicenda con l’archiviazione di tutte le accuse».
Ci sarebbe da ridere se non fosse che la situazione per alcuni rischia di essere davvero pesante.
A cavallo tra il 2019 e il 2020 una ventina di pastori sardi ha ricevuto avvisi di garanzia per le proteste sul prezzo del latte di pecora. In totale sono quasi mille i pastori sotto indagine e sono già iniziate le udienze di alcuni procedimenti, a Nuoro e nel sassarese. Quello che il consigliere regionale leghista evita accuratamente di dire è che molti pastori sono indagati per “blocco stradale”, un reato che era stato depenalizzato a illecito amministrativo ma che è stato ripristinato dal Decreto Salvini (o Decreto Sicurezza) approvato dal Governo Conte 1.
È stata quindi la Lega a introdurre quel reato per cui oggi sono indagati pastori nei confronti dei quali solidarizza Giagoni. I quali non si sono trovati indagati “dall’oggi al domani” per qualche oscura e incomprensibile legge scritta da chissà chi ma a causa di una legge voluta proprio da Matteo Salvini e dalla Lega.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile
INVIATA AL SEGUITO, SERVIZI IN ESTASI, ENFASI DA MAGGIORDOMI, NESSUN DIRITTO DI REPLICA AGLI ALTRI… LA CHICCA FINALE: SALVINI RISPONDE ALLA LAMORGESE MA IL TG2 NON HA MAI FATTO UN SERVIZIO SU QUELLO CHE HA DETTO LA MINISTRA, QUINDI I TELESPETTATORI NON CAPISCONO UNA MAZZA DI CHE PARLI
«Correre è la parola del giorno e Matteo Salvini in terra emiliana lo fa davvero», in occasione delle elezioni regionali in Emilia-Romagna il Tg2 a trazione sovranista di Gennaro Sangiuliano rispolvera i toni enfatici dei cinegiornali dell’Istituto Luce per raccontarci la battaglia del Grana del leader della Lega, a caccia di voti in lungo e in largo per la regione che dovrà poi essere governata da Lucia Borgonzoni.
E già il fatto che i riflettori del telegiornale della seconda rete Rai siano puntati su Salvini e non sulla futura presidente dell’Emilia-Romagna la dice lunga su quanto la cronaca delle tappe del tour elettorale di Salvini non siano che un pretesto per narrare le epiche imprese del capo del Carroccio.
Ne è convinto il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi, membro della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi che ieri e oggi ha pubblicato due servizi di Maria Antonietta Spadorcia decisamente adoranti e agiografici mandati in onda dal Tg2.
Il primo, andato in onda ieri. E Salvini lo ha apprezzato davvero tanto, visto che lo ha pubblicato tale e quale sulla sua pagina Facebook, con tanto di riquadro a sottolineare l’attacco del servizio del telegiornale: “l’Emilia-Romagna che corre”.
Chissà se è l’ufficio stampa della Lega che ha suggerito ai giornalisti l’idea del Salvini che scende in pista per correre per la Borgonzoni (ma non dovrebbe essere lei a correre?) oppure se è la fantasia della cronista che ha talmente affascinato Morisi e soci da meritarsi la menzione d’onore.
Ma non ci si limita a parlare delle performance atletiche dell’ex ministro dell’Interno. Nel servizio si sottolinea come Salvini abbia detto che «i diritti acquisiti non si toccano e non si tocca il Decreto Sicurezza perchè il caso Gregoretti non sia vano».
Non solo si accosta il Decreto Salvini a non meglio precisati “diritti”, facendo passare il messaggio che sia un provvedimento sulle libertà civili.
Si lascia anche intendere che Salvini abbia in qualche modo compiuto l’estremo sacrificio impedendo lo sbarco di un centinaio di migranti da una nave della Guardia Costiera. Il bello ovviamente è che non c’è alcun “sacrificio”, perchè Salvini spera ancora di essere salvato dal processo, come accadde per Nave Diciotti.
Quali informazioni fornisce il servizio? Nessuna, a parte elencare le tappe del viaggio di Salvini. Ma come già era avvenuto in occasione delle passeggiate romane del leader della Lega, cui il Tg2 dedicò ampia copertura e toni da conquista di Marte la saga continua. Oggi un altro bel servizio dove la giornalista esordisce così «i chilometri anche oggi saranno tanti, perchè Matteo Salvini la campagna elettorale la fa così».
Non manca la cronaca del gazebo della Lega a fianco di «un gruppetto di Sardine» che canta Bella Ciao cui Salvini ricorda che ora la sinistra sta con quelli che hanno il Rolex.
E ancora «a Bologna un altro gruppetto di manifestanti e lui improvvisa un comizio: “diremo no all’innalzamento dell’età pensionabile e porteremo avanti le politiche sull’immigrazione”».
La giornalista sembra essere piacevolmente sorpresa della capacità di uno che fa decine di comizi al giorno di improvvisare un comizio ma non riesce a spiegare cosa c’entrino le pensioni e le politiche sull’immigrazione con l’Emilia-Romagna.
Perchè la risposta sarebbe che i “comizi” di Salvini sono quelli di uno disco rotto che da anni ripete sempre le stesse cose ovunque e che ha appunto bisogno di una felpa con il nome del posto dove le dice per far capire che non è sempre lo stesso comizio.
Sempre Anzaldi fa notare come a Salvini sia stato concesso di replicare alle affermazioni del ministro Lamorgese, la quale però non si sa cosa abbia detto perchè il Tg2 non le ha dato spazio.
Il deputato di Italia Viva sottolinea inoltre come il leader della Lega sia il leader che ha più spazio nelle tv e nei telegiornali: «Salvini ha parlato più di tutti i leader al Tg2, al Tg5, nei talk show di Rai3 e di Rete4, al Tg1 risulta secondo solo sotto a Conte. La Lega risulta prima a Porta a porta, nei programmi di Rai3 e negli approfondimenti delle reti Mediaset». Con buona pace di quelli che si lamentano che Rula Jebreal va a Sanremo a parlare di violenza sulle donne “senza contraddittorio”.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile
IL PRIMO CITTADINO DI BOBBIO: “”ME NE SONO ANDATO DALLA LEGA DUE ANNI FA, DOPO OTTO ANNI DI MILITANZA, HO VOTATO IL PIANO SANITARIO PERCHE’ BONACCINI E’ UN PRESIDENTE CAPACE”
Lui si chiama Roberto Pasquali, è sindaco di Bobbio e il 27 maggio è stato riconfermato
primo cittadino con l’83% delle preferenze.
Il punto è che era stato eletto con la Lega ma nel 2017 ha mollato il Carroccio. Il Corriere della Sera racconta oggi la sua storia:
Roberto Pasquali si è portato avanti con il lavoro. «Se voti il piano sanitario di Bonaccini, Salvini ti espelle». Tarda primavera del 2017, al telefono Matteo Rancan, consigliere regionale nonchè fedelissimo del leader leghista. «Digli di non scomodarsi che me ne vado da solo», è la risposta. Inverno del 2020, e Pasquali, il plurisindaco di Bobbio, premiato come borgo più bello d’Italia, è capolista della lista personale del presidente uscente.
Se non una nemesi, senz’altro uno schiaffo per la Lega alla quale si iscrisse nel 2009, portandola dal 10 al 44 per cento alle ultime provinciali, in un territorio dove Salvini ha vinto 45 Comuni su 46. «Mi chiamano traditore, ma sono soltanto un sindaco che vorrebbe sopra di sè un presidente capace. La politica si fa a Roma,qui si parla di amministrazione».
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA CONTRO LA SCELTA DI DI MAIO
“Non possiamo, soprattutto come Movimento 5 stelle, accettare una candidatura di questo tipo perchè sembrerebbe essere un messaggio di un certo tipo”: lo ha detto il presidente della commissione antimafia Nicola Morra commentando con la stampa italiana, a margine di una visita della commissione in Usa, la candidatura a governatore della Calabria di Luigi Aiello per il movimento 5 stelle, cui appartiene lo stesso Morra.
Morra aveva già nei giorni scorsi criticato Aiello per non aver rivelato una parentela con un boss mafioso.
“A precisa domanda due volte ripetuta – ha spiegato Morra – il prof. Aiello avrebbe risposto di non avere affatto problemi di alcuna natura nell’ambito delle relazioni di parentela. O sei consapevole del fatto di avere un cugino ammazzato a pallettoni nel 2014 in una faida che finora ha causato 6 morti o, se non ne sei consapevole, hai qualche problema con il principio di realtà , direbbe Sigmund Freud. Inoltre se lo sapevi e l’hai omesso scientemente allora c’è un problema di buona o cattiva fede”.
“Io poi – ha aggiunto – sono dell’avviso che soprattutto in alcuni contesti, come quello calabrese, non si possa non tener conto della valenza simbolica di certe scelte. Se noi oggi come Paese omaggiamo magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, tra i defunti, e tributiamo grande venerazione ad altri come Nino di Matteo e Nicola Gratteri, non possiamo accettare, soprattutto come Movimento 5 stelle, una candidatura di questo tipo perchè sembrerebbe essere un messaggio di un certo tipo”.
E ancora: “Nel 2014 per le regionali e nel 2016 per le comunali a Cutro, come M5s ci siamo confrontati con situazioni analoghe e abbiamo preso decisioni nette, radicali, che però hanno connotato il movimento a livello nazionale come un movimento che non accettava il puzzo del compromesso morale”, ha detto citando Borsellino.
Il presidente della commissione parlamentare antimafia ha poi continuato: “Per me non è possibile assicurare che ci sia una assoluta garanzia antimafia su tutte le liste calabresi”.
E ancora: “Oggi non posso che rilevare la difficoltà nell’effettuare controlli sui candidati, anche perchè la nostra commissione è tenuta a far rispettare le regole del codice di autoregolamentazione che ci siamo dati ma poi ci sono altre cose che possono essere meritevoli di attenzione, da valutare insieme attraverso analisi ed investigazione approfondite. La Calabria è una regione particolarmente difficile, a mio avviso è la regione più difficile attualmente, ben più della stessa Sicilia”.
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile
MENTRE DI MAIO VIENE ORMAI SFIDUCIATO COME LEADER DEL M5S: IL 49% RITIENE DEBBA ANDARSENE, SOLO IL 25% LO VORREBBE ANCORA CAPO POLITICO
Mancano poco meno di due settimane al voto per le elezioni regionali in Emilia-Romagna
e la politica attende il risultato con speranze e timori sulle conseguenze che il voto locale potrebbe avere sul destino del governo nazionale.
Ma secondo i sondaggi Ipsos diffusi dalla trasmissione DiMartedì su La7 gli italiani non attribuirebbero alla consultazione un peso così decisivo per la tenuta della maggioranza. Meno rosee però sono le considerazioni sulla leadership di Luigi Di Maio.
Per quanto riguarda il futuro del premier Conte soltanto il 26% pensa che chi risulterà vincitore fra Bonaccini e Borgonzoni ne condizionerà le sorti politiche. Per la maggioranza assoluta (52%) il voto non avrà ripercussioni sul destino del presidente del Consiglio.
Opinione simile quella a proposito di Matteo Salvini
Soltanto il 38% degli interpellati crede che le elezioni regionali del 26 gennaio cambieranno la sua posizione nello scacchiere della politica nazionale. Per il 43% tutto resterà com’è.
Numeri molto simili a quelli che riguardano il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti. Per il 33% del campione sondato le elezioni emiliano-romagnole muteranno il destino del governatore della regione Lazio, mentre per il 42% le cose non cambieranno.
Ma, al di là del voto in Emilia-Romagna, Luigi Di Maio, in base ai rilevamenti dell’istituto diretto da Nando Pagnoncelli, non sarebbe più il leader migliore per il Movimento 5 Stelle. A pensarla così il 49% degli interpellati. Per il 26% Di Maio sarebbe ancora la guida migliore per il movimento, mentre il 25% non sa o non si esprime (25%).
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile
COME SE FOSSERO VELENO PER TOPI… COME UN AUTOVELOX PER RESPINGERE I POVERI… ED E’ ANCHE UN ILLECITO IN QUANTO LA REGIONE NON HA ALCUNA COMPETENZA PERCHE’ E’ MATERIA ESSENDO DI COMPETENZA ESCLUSIVA DELLO STATO
Se siete tra quelli che hanno disperatamente sorriso per il muro sul confine del Messico voluto da Trump allora mettetevi comodi, perchè la regione Friuli Venezia Giulia è riuscita a fare di meglio (o di peggio, secondo i punti di vista): l’assessore leghista Pierpaolo Roberti, con delega a Sicurezza e Politiche dell’immigrazione, ha proposte l’installazione di fototrappole (le ha chiamate proprio così, come se fossero veleno per topi) come “soluzione di rapida e semplice attuazione che faciliterebbe in maniera rilevante il lavoro degli agenti di pattuglia sui confini”.
Spiega Roberti che il software delle telecamere potrebbe rilevare le presenza umane e trasmettere i dati alle forze dell’ordine che potrebbero così aumentare il numero di respingimenti verso la Slovenia.
Una sorta di autovelox dedicato agli uomini (più precisamente ai disperati) che nelle idee del governo friulano permetterebbe di risolvere lo stesso problema che l’Italia e l’Europa non sono riuscite a dirimere in tutti questi anni.
Ciò che conta però è tenere sempre alto il livello di propaganda, anche con progetti irrealizzabili, per sembrare impegnati in una lotta senza quartiere, e l’idea dell’assessore leghista risulta perfetta anche nella disumanizzazione dei migranti (trattati come selvaggina da localizzare) e il tifo trova benzina per infiammarsi.
Non è solo una questione di irrealizzabilità tecnica (servirebbero milioni di telecamere per controllare tutto il territorio, in una nazione in cui mancano i fondi già solo per le Forze dell’Ordine) ma la proposta dell’assessore è anche assolutamente illegittima.
Come fa notare il Consorzio Italiano di Solidarietà che, assieme alla Caritas, gestisce a Trieste l’accoglienza diffusa degli immigrati richiedenti asilo) “ai sensi del nostro ordinamento costituzionale (artt. 117 e 118 Cost.) la Regione non ha alcuna competenza in materia di controlli di frontiera e regolazione delle dinamiche migratorie trattandosi quest’ultima di una competenza esclusiva dello Stato.
La ripartizione di competenza — continua la nota di Ics — vale ovviamente anche sul piano finanziario: la Regione, con i fondi dei cittadini, non può nè acquistare, ne posizionare, nè gestire neppure indirettamente alcun sistema di rilevazione e controllo lungo la linea confinaria”.
Quindi? Quindi per qualche giorno si parlerà come al solito del nulla. Però volete mettere quanto sia divertente aizzare la propaganda e contemporaneamente fomentare la distrazione? Funziona proprio così.
(da Globalist)
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Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile
PER LA POLIZIA E’ LA SOLITA MATRICE RAZZIALE DEI GRUPPI NEONAZISTI… IL GOVERNO E’ ANCORA IN GRADO DI TUTELARE I PROPRI AMMINISTRATORI? SCOPPIA LA POLEMICA… QUESTI NON HANNO ANCORA CAPITO DOVE SI STA ANDANDO
Ancora una volta. Ancora ad Halle. Nella città della Sassonia Anhalt sono stati rinvenuti
due fori di proiettile sul vetro dell’ufficio del deputato della Spd di origine senegalese, Karamba Diaby.
La polizia sta indagando sull’accaduto, ma, sebbene l’evento non abbia ancora dei colpevoli, si ipotizza la matrice razziale. L’attacco segue quello dello scorso ottobre, quando Stephan Balliet, neonazista tedesco, nel giorno dello Yom Kippur aveva prima cercato di fare irruzione nella sinagoga della città uccidendo due persone con un’arma da fuoco.
Non è la prima volta che il parlamentare viene intimidito, già nel 2015 le finestre dell’ufficio erano state distrutte.
Immediata la presa di posizione di Diaby, “non mi farò certo intimidire, queste persone non ci riusciranno”, e il supporto da parte di Saskia Esken, co-leader del Partito Socialdemocratico che ha definito l’atto come “un attacco al cuore della democrazia”. Numerosi altri politici Spd, tra cui il ministro degli Esteri Heiko Maas, hanno assicurato a Diaby il proprio sostegno e hanno condannato l’atto: “Continueremo a stare al tuo fianco per una democrazia libera, tollerante e diversificata”, ha twittato Maas.
L’atto non è certo un caso isolato. Infatti, secondo un rapporto del Ministero dell’interno tedesco, i crimini d’odio nel 2019 contro i politici ammontano a 1.241, molti dei quali con una matrice di estrema destra.
Secondo un sondaggio per il canale Report Mà¼nchen il 40% degli amministratori locali avrebbe ricevuto minacce o intimidazioni, mentre l’8% avrebbe ricevuto aggressioni fisiche.
Tra i casi più eclatanti quello della sindaca di Colonia, Henriette Heker, che, cinque anni fa, venne accoltellata da un estremista di destra. Lo scorso giugno, invece, Walter Là¼bcke, ex presidente del distretto di Kassel, venne ucciso con un colpo di arma da fuoco mentre era sul terrazzo di casa sua. Anche in questo caso venne arrestato un estremista di destra. È recente il caso di Andreas Hollstein, sindaco di Altena favorevole all’accoglienza dei profughi che si è ritrovato un coltello alla gola.
Martina Angermann, ex sindaco di Arnsdorf in Sassonia, aveva condannato l’attacco di quattro uomini a un rifugiato malato di mente.
A novembre, ha chiesto il pensionamento anticipato in seguito a minacce da parte dell’estrema destra. Il sindaco di Kamp-Lintfort nel Basso Reno, Christoph Landscheidt, aveva richiesto il porto d’armi dopo aver ricevuto minacce da estremisti di destra.
La richiesta ha scatenato un dibattito sulla protezione dei politici. Alla luce dei crescenti attacchi agli amministratori locali, la presidente della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, si è appellata alle autorità per una maggiore protezione, ma rifiutandosi tassativamente di armare i politici.
Il dibattito sul tema è tornato ad essere così forte che addirittura il quotidiano Bild si chiede se, alla luce degli eventi, il governo federale sia ancora in grado di proteggere i propri amministratori.
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile
IL GIUSTO INTERVENTO DEL MINISTRO AZZOLINA E DEL PRESIDENTE DEI PRESIDI
La scuola di via Trionfale, sul proprio sito web, presenta una descrizione a dir poco raccapricciante del suo istituto.
Essendo formato da quattro plessi, alla voce presentazione, chi ha curato il portale ufficiale della scuola ha tenuto a sottolineare quanto segue, suscitando il disappunto del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina:
«La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono, infatti, alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il Plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)».
«La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione — ha scritto in un tweet la nuova titolare del dicastero di Viale Trastevere -. Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l’istituto romano di cui ci racconta oggi Leggo possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido».
Anche il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Peppe De Cristofaro ha avuto modo di commentare la vicenda: «Sono davvero sconcertato che nel 2020 una scuola pubblica possa presentarsi sul proprio sito internet distinguendo i propri plessi in base al rango socio-economico dei propri alunni andando contro ogni valore espresso dalla nostra Costituzione. Sto già intervenendo per richiederne l’immediata rimozione dal sito web».
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’associazione presidi italiani della sezione del Lazio, Mario Rusconi: «La scuola non può evidenziare eventuali differenziazioni socio-culturali degli alunni iscritti poichè, tra l’altro, oltre a dare una cattiva rappresentazione di se stessa agli occhi di chi legge corre anche il rischio di originare idee o forme classiste».
(da agenzie)
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