Febbraio 19th, 2020 Riccardo Fucile
REGISTI DELL’OPERAZIONE PAOLO ROMANI E GAETANO QUAGLIARELLO… CON 12 SENATORI NEUTRALIZZANO RENZI
Goffredo De Marchis su Repubblica racconta oggi che il gruppo dei Responsabili che vuole
puntellare il governo Conte è in arrivo e a quanto pare avrà il nome dell’Unione di Centro già protagonista dei fasti (si fa per dire) della Seconda Repubblica.
Lo strumento è l’Udc (Unione di centro) che ha presentato il simbolo con il centrodestra il 4 marzo 2018.
L’eletto è il senatore Antonio De Poli. Ma il vero regista si chiama Paolo Romani.
Più volte ministro nei governi Berlusconi, capogruppo di Forza Italia la scorsa legislatura, uomo vicino alla Fininvest, ormai in rotta di collisione con il partito azzurro piegato dalla deriva salviniana.
«Noi ci costituiamo e diventiamo interlocutori del governo», dice Romani tirando fuori il pacchetto di sigarette dalla giacca. Aveva smesso di fumare 16 anni fa. Interlocutori is the new responsabili, sembra di capire.
Il numero minimo di 10 senatori è un gioco da ragazzi, quando c’è in ballo la sopravvivenza della legislatura. E 10 (se non 12) sono più che sufficienti a neutralizzare l’arma sempre carica dei renziani: le minacce, le fughe in avanti, le condizioni.
Gaetano Quagliariello è il co-regista del piano. Sta facendo lo scouting e organizza le cene dei possibili nuovi partner di maggioranza (anche ieri sera).
Questo slittamento accresce «il malessere dentro il gruppo azzurro, perchè sono in tanti a rifiutare la logica sovranista», spiega Romani.
La sua non è una posizione nuova. Nuova è invece la disponibilità a valutare l’appoggio all’esecutivo giallo-rosso.
Ufficialmente la versione è: «Può nascere un gruppo di forte ispirazione liberale, popolare e riformista, sempre nel perimetro del centrodestra, che non intende fare da stampella a Conte e sostituirsi ai renziani. Un progetto per l’Italia». Nell’anticamera dell’aula Romani, impaziente di accendersi la sigaretta, si sbilancia molto di più.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 19th, 2020 Riccardo Fucile
FDI 12,9%, FORZA ITALIA 6,9%, ITALIA VIVA 3%, LA SINISTRA 3,2%, + EUROPA 2,8%, VERDI 1,8%, AZIONE 1,4%
I sondaggi dell’istituto Ixè per Cartabianca dicono che la Lega è in calo al 27,5% e perde un altro mezzo punto percentuale rispetto alla settimana precedente, mentre il Partito Democratico cresce (+0,4%) e rimane stabile il MoVimento 5 Stelle.
In espansione anche Fratelli d’Italia e Forza Italia che insieme assorbono la caduta del Carroccio, mentre Italia Viva cala di uno 0,2%.
Pochi movimenti nella parte bassa del tabellone, dove cresce La Sinistra, perde voti Europa Verde, sale Azione di Carlo Calenda e cala Cambiamo! di Giovanni Toti. Stabile +Europa al 2,8%.
Per quanto riguarda la fiducia nei politici, è ancora in alto quella di Giuseppe Conte che addirittura cresce al 39% mentre cala quella di Meloni e rimane stabile quella di Salvini.
In crescita anche Nicola Zingaretti, considerato degno di fiducia dal 27% dell’elettorato.
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2020 Riccardo Fucile
SALVINI E’ INDAGATO PER ABUSO D’UFFICIO PER 35 VOLI
Non solo Gregoretti e Open Arms: c’è un altro tribunale dei ministri che indaga su Matteo Salvini.
Quello di Roma, come raccontano oggi Valeria Pacelli e Alessandro Mantovani sul Fatto Quotidiano puntando il dito sui voli di Stato dell’ex ministro dell’Interno.
Il collegio presieduto dal giudice Maurizio Silvestri ha infatti inviato una richiesta di documentazione ai vertici della Polizia e dei Vigili del Fuoco sull’utilizzo dei loro velivoli (tra cui il Piaggio P-180) da parte di Salvini, quando era ministro dell’Interno dal giugno 2018 all’agosto 2019.
L’atto è stato depositato il 9 gennaio, non risulta che la risposta sia arrivata al collegio formato anche dalle giudici Marcella Trovato e Chiara Gallo.
Stiamo parlando dell’inchiesta sugli aerei della polizia e dei pompieri che era stata raccontata prima da Repubblica, e sulla quale la Corte dei Conti aveva disposto l’archiviazione per quanto di sua competenza ma trasmettendo gli atti in procura.
Nel dicembre scorso era emerso che Salvini era indagato con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, proprio per quei 35 voli segnalati a piazzale Clodio.
La legge prevede che il fascicolo venga inviato al collegio per i reati ministeriali «omessa ogni indagine». Che invece dev’essere svolta dall’apposita sezione del tribunale, per verificare se si trattò di un abuso, di un eventuale peculato, oppure niente che possa mandare il leader leghista sotto processo. Il tribunale romano potrebbe comunque archiviare la vicenda.
Il Fatto riepiloga l’escamotage utilizzato dall’ex ministro: agganciare agli impegni istituzionali quelli di partito. Sarebbe successo il 4 gennaio 2019, quando con il volo Milano-Pescara era stato abbinato un vertice sulla sicurezza all’apertura della campagna elettorale abruzzese. E ancora il 10 maggio 2019, quando l’allora ministro alle 7 del mattino partì da Ciampino per Reggio Calabria su un P-180, poi un elicottero Agusta lo portò a Platì per una cerimonia antimafia, quindi a Lamezia Terme e infine a Catanzaro per un comizio. Salvini volò poi a Napoli per la conferenza stampa sugli arresti per il ferimento della piccola Noemi (l’allora vicepremier sarebbe passato in Prefettura) e concluse la lunga giornata atterrando a Milano Linate. Ma perchè la Corte dei Conti ha girato tutto in procura?
I magistrati ricordano che i voli di Stato (decreto legislativo n. 98 del 2011) sono limitati al capo di Stato, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio e al presidente della Corte costituzionale. Le “eccezioni” devono essere “specificamente autorizzate ”.
E l ‘autorizzazione mancava nelle carte in mano ai pm contabili, i quali tuttavia escludevano il danno erariale perchè se Salvini e i suoi avessero preso voli di linea — secondo i magistrati — le spese sarebbero state superiori o uguali al volo di Stato (meno di mille euro all’ora): “I costi sostenuti —scrivono —non appaiono essere palesemente superiori a quelli che l’Amministrazione dell’interno avrebbe sostenuto per il legittimo utilizzo di voli di linea”.
Ora si attendono le risposte della polizia e dei vigili del fuoco. Poi il tribunale dei ministri deciderà .
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2020 Riccardo Fucile
SCESI DEL 5% MENTRE NEI COMUNI LIMITROFI SONO SALITI DEL 10%
Un fatto di cronaca può distruggere il valore di un’intera economia? Purtroppo sì, e a volte i danni da omicidi, processi e vicende mediatiche possono abbattersi su una città e produrre conseguenze paragonabili a quelli di una catastrofe naturale.
La piccola cittadina di Bibbiano, località dell’Emilia Romagna, è stata travolta dal clamore mediatico e politico dell’inchiesta che vede indagate 26 persone su presunte irregolarità in affidi di minori.
La politica aveva giocato un ruolo importante: il Sindaco di Bibbiano è infatti del PD, e complici le imminenti elezioni regionali, la vicenda era stata cavalcata durante la campagna elettorale, con gli show in Parlamento della ex candidata leghista al governo dell’Emilia Romagna Lucia Borgonzoni, che aveva esposto una maglietta con su scritto “Parlateci di Bibbiano”.
C’è poi stata l’apparizione di Matteo Salvini sul palco di Pontida con una bambina in braccio e le urla “mai più bimbi rubati alle loro mamme”, associabile a Bibbiano, e gli innumerevoli striscioni e comunicati di Lega e Fratelli d’Italia sul tema.
Nel caos mediatico, si è contata qualche vittima: il Sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, ha riacquistato la sua libertà . Rimane indagato, ma secondo la Cassazione non c’erano le condizioni per infliggere l’arresto come misura cautelare.
Dopo alcuni mesi, Bibbiano è tornata a respirare. Sono diminuite le telecamere, gli hashtag e le menzioni, ma i danni economici e morali di questa vicenda sono ancora tutti da calcolare.
Bibbiano è l’unico comune sopra i 5mila abitanti di tutta la provincia di Reggio Emilia ad aver registrato una diminuzione dei prezzi degli immobili su tutti gli indicatori del portale immobiliare Idealista.it (per variazione mensile, trimestrale ed annuale).
La diminuzione dei prezzi è iniziata proprio nel luglio 2019, passando da una mediana di 1.395 euro/m2 a 1.331 euro/m2 (-4.6 per cento). È curioso osservare che mentre Bibbiano sprofondava, i prezzi delle case dei comuni limitrofi crescevano a dismisura.
Nello stesso periodo, a Montecchio Emilia, 5 chilometri da Bibbiano, il prezzo delle case è aumentato di oltre il 10 per cento, passando da 1.331 euro/m2 a 1.469 euro/m2, e lo stesso trend di crescita, anche se con valori inferiori, si è registrato anche nei vicini comuni di Cavriago e Albinea.
Il trend di riduzione dei prezzi degli immobili di Bibbiano risulta davvero isolato: se consideriamo tutti i comuni della provincia di Reggio Emilia, la crescita media da luglio 2019 è stata positiva. Si può considerare un effetto “fuga” da un luogo divenuto noto per una vicenda controversa, o azzardare che in condizione di concorrenza, le località vicine, ma caratterizzate da un diverso “naming” abbiano avuto la meglio nel conquistare i compratori indecisi.
Questo fenomeno non è nuovo: la reputazione di una città subisce le stesse variazioni tipiche della popolarità di un brand o di un personaggio pubblico. Una macchia di negatività , un errore, una gaffe, un incidente o un fatto di cronaca possono costare, in valore economico, milioni di euro.
Crolli dei prezzi si registrano, tipicamente, in località legate ad omicidi. Uno studio dell’Università di Sydney ha dimostrato che la variazione di prezzi per quartieri vicini al luogo di un omicidio arriva circa al -4.4 per cento, un dato simile a quello di Bibbiano.
Negli Stati Uniti Finder.com aveva calcolato una perdita di valore di oltre 2 miliardi di dollari ogni anno, dovuta all’impatto psicologico dei fatti di cronaca.
In Italia a farne le spese era stata anche la città di Perugia, che a seguito dell’omicidio di Meredith Kercher, aveva visto crollare il numero di studenti stranieri che frequentavano l’Università , con conseguenze sui costi degli affitti.
Danni reputazionali sono stati subiti anche da Erba, Garlasco, Cogne, Avetrana, Novi Ligure e altri piccoli comuni dove si sono consumati dei delitti. Ma se nei casi di omicidi, media e politica possono essere ritenuti poco responsabili del danno, nel caso di Bibbiano, e di un’inchiesta ancora da portare a termine, forse qualche responsabile lo potremmo individuare.
Una cosa è certa: la strumentalizzazione politica ha distrutto il valore economico e sociale di un’intera città . Ne valeva la pena?
(da TPI)
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Febbraio 19th, 2020 Riccardo Fucile
MALUMORI IN FORZA ITALIA E FDI NEI CONFRONTI DI CHI AVEVA PROMESSO CHE SAREBBE RIMASTA “A GUIDARE L’OPPOSIZIONE”
Dopo i fasti dell’Emilia Romagna quella di ieri a Cartabianca è stata la prima uscita nazionale di
Lucia Borgonzoni. Ma la senatrice e consigliera regionale è riuscita anche nell’occasione a non rispondere alla domanda di Bianca Berlinguer sulla scelta tra senatrice o consigliera che dovrebbe effettuare il prima possibile verso l’incompatibilità dei due ruoli.
Borgonzoni aveva pubblicamente detto che sarebbe rimasta a guidare l’opposizione in Regione in caso di sconfitta nella corsa per la poltrona di governatore dell’Emilia-Romagna. La sconfitta è arrivata ma a quel punto la senatrice ha cominciato una lunga retromarcia rispetto alla parola data, in questo accompagnata e coperta dal Capitano Matteo Salvini che ha già cominciato a dire che a causa del suo ruolo di responsabile cultura del Carroccio dovrebbe rimanere a Roma.
E così anche ieri la Borgonzoni non ha sciolto la riserva: “Io non sono ancora stata… non c’è stato ancora il primo consiglio regionale, non lo so…”, ha cincischiato con la Berlinguer, “Il primo consiglio regionale sarà il 28 e sarò lì”, ha aggiunto senza rispondere. Però lei sarà in Senato?, ha chiesto la Berlinguer. “Perchè tu mi vuoi sempre qui?”, ha risposto lei ridendo. Proprio a Cartabianca la senatrice aveva promesso che sarebbe rimasta in consiglio regionale
E proprio per questo alcuni alleati sono piuttosto nervosetti con lei, accusandola di mancanza di rispetto nei confronti degli elettori dell’Emilia-Romagna. Ma d’altro canto dopo il risultato delle elezioni avete mai sentito nominare Bibbiano da un leader di centrodestra?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 19th, 2020 Riccardo Fucile
ADOTTATO DA UNA FAMIGLIA ITALIANA: “E’ NEL MIO STATO DI FAMIGLIA, HA LA RESIDENZA, HA IL NOSTRO COGNOME, LA CARTA D’IDENTITA’, LA TESSERA SANITARIA, E’ NOSTRO FIGLIO, E’ ITALIANO”… MA SECONDO IL DECRETO SICUREZZA NON BASTA PER AVERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO, ROBA DA MANICOMIO
Di Bakary Pozzi Dandio, , doppio cognome, italiano e senegalese, arrivato minorenne in Italia con un barcone dopo qualche mese nei lager libici, adottato dal signor Paolo Pozzi e dalla moglie Angela Bedori, abbiamo parlato un anno fa quando la madre si rivolse all’allora ministro degli Interni Matteo Salvini quando il ragazzo era vittima di insulti razzisti attraverso scritte sulla porta di casa e del suo androne.
Oggi Repubblica racconta che il ragazzo, adottato da maggiorenne, con sentenza del 2018 («quindi secondo la legge solo tra tre anni potrà fare domanda di cittadinanza italiana», spiega il padre) ha il permesso di soggiorno per motivi umanitari scaduto, «cancellato dai decreti sicurezza, che sarebbe proprio ora di abolire».
Che ingenui, i Pozzi. «Pensavamo di essere a posto, con l’adozione. È nel mio stato di famiglia, ha la residenza, ha il nostro cognome. La carta d’identità , la tessera sanitaria della Regione Lombardia. È nostro figlio. È italiano». Pare di no.
Tocca quindi iniziare una pratica piuttosto complicata, già per ottenere il permesso di soggiorno. Pozzi e il figlio sono andati a Milano, al consolato del Senegal, «c’era una lunga fila di ragazzi, in attesa, fuori…», senza peraltro riuscire ad essere ricevuti.
«Dobbiamo chiedere il passaporto, e un documento che attesti che Bakary Dandio e Bakary Pozzi Dandio sono la stessa persona, e credo che sarà un’avventura».
È la vita normale di chi azzarda e adotta un cittadino extracomunitario, peggio se è maggiorenne. «Nel frattempo non può godere in maniera piena dei diritti civili. Non può votare, ad esempio. Non può vincere una gara, portare punteggio alla sua società ».
«I decreti sicurezza hanno messo in strada un sacco di persone. Gli Sprar funzionavano, ma sono stati cancellati. Sono rimasti senza lavoro anche psicologi, medici, operatori, mediatori, assistenti sociali, qui come in tutta Italia».
Non è questione di «regalare la cittadinanza, come dicono alcuni politici di destra. Peraltro, non è affatto regalata. Ma bisogna riconoscerla a chi ha un inserimento sociale effettivo, perchè è il riconoscimento della dignità . Sennò, condanni un sacco di persone a vivere in un limbo senza nome. Loro, e anche chi li aiuta». Poi, «in Italia c’è questo clima tremendo», scritte contro gli ebrei e i neri, il razzismo è realtà .
Quando comparve la svastica contro i Pozzi, ci fu una manifestazione di solidarietà , 1500 persone in piazza. Ma poco prima di Natale altre scritte sono comparse sotto casa di «una famiglia ghanese.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 19th, 2020 Riccardo Fucile
IL FIGLIO DEL’AGENTE SCHIFANI: “PURTROPPO CHI RIMANE LI’ O MUORE O DIVENTA COME LORO”
“Con mio zio non c’erano rapporti. Da tempo. Zero rapporti”. A dirlo all’Adnkronos è Emanuele
Schifani, figlio di Vito Schifani, l’agente di scorta di Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci, commentando l’arresto dello zio Giuseppe Costa, fratello della madre Rosaria, perchè ritenuto uomo d’onore della Famiglia mafiosa dell’Arenella di Palermo.
Poi, il giovane Schifani, che è capitano della Guardia di Finanza, aggiunge: “Purtroppo, chi rimane lì o muore o diventa come loro…”. E aggiunge: “Per combattere bisogna allontanarsi, riorganizzarsi e tornare più forti”.
La madre Rosaria, in un’intervista a Repubblica Palermo, afferma di essere “devastata per tutto questo”. La vedova di Schifani commenta l’arresto del fratello Giuseppe, avvenuto ieri nel blitz antimafia White Shark: ”È come se fosse morto ieri purtroppo”, dice la donna a proposito del fratello accusato di associazione mafiosa.
“Di Costa possiamo fidarci – disse il capomafia di Resuttana a un suo fidato, Maurizio Spataro, poi diventato collaboratore di giustizia – si è comportato bene, ha preso le distanze da sua sorella”.
Giuseppe Costa era davvero un uomo fidato del clan, teneva addirittura la cassa, si occupava della riscossione del pizzo e dell’assistenza alle famiglie dei detenuti. “Per me è come se fosse morto ieri”, dice sua sorella.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
“AVANTI CON LA SFIDUCIA A BONAFEDE SE NON SI CAMBIA SULLA PRESCRIZIONE”… ORMAI LA POLITICA E’ IN MANO A MEGALOMANI
Tornato dal Pakistan, Matteo Renzi si presenta in Senato con tanto di selfie che sa di sfida agli alleati e al premier Conte: “In Aula puntualissimo. Con un pensiero affettuoso a tutti quelli che hanno detto che per sciare saltavo i lavori parlamentari”.
Il leader di Italia Viva, nei fatti, non sembra sia tornato con toni distensivi nonostante si dica “tranquillissimo”. §
Le voci di una pattuglia di responsabili pronta a sostenere il premier Giuseppe Conte, qualora Italia Viva si sfilasse, si fanno sempre più insistenti. Dunque l’ex premier passeggia in Transatlantico e di fronte ai taccuini dei cronisti prova a ribaltare questa narrazione, forte del passaggio di una deputata da Leu e di un senatore dal Pd. Vuole tenere il governo sulle spine, lanciando minacce più o meno velate: “I nostri numeri sono decisivi. Conte deve ascoltarci. Altrimenti, se ha i numeri, ma non credo, ce ne andiamo all’opposizione”.
Renzi vuole i riflettori su di sè per continuare a indebolire il presidente del Consiglio, convinto che si possa formare un nuovo governo con la stessa maggioranza. Dipenderà dai 5Stelle e da Luigi Di Maio, i contatti sono in corso. Intanto il leader di Italia Viva domani sera sarà nel salotto di Porta a Porta a prendersi la scena provando a dettare la sua di agenda. L’obiettivo è fare ancora battaglia sulla prescrizione, “tema che può portarci un po’ di voti”, sostengono i suoi, e che diventa anche un pretesto casomai per far venire giù tutto.
Se il lodo Conte arriverà in Aula, inserito nel disegno di legge sul processo penale, Italia Viva annuncerà immediatamente la mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Sarà questo uno dei passaggi dell’intervista di domani insieme all’ostentazione che difficilmente potrà esserci un nuovo governo senza Italia Viva: “A noi va bene anche il Conte ter. Andiamo all’opposizione. Conte è contento e sono contento io. Io però questi 10 senatori di Italia Viva che vanno via non li vedo. Per il momento è entrata una deputata”, Michela Rostan, arrivata da Leu.
Cambio di casacca che Renzi rivendica dal momento che, dopo giorni di rumors che riferivano di parlamentari in uscita da ‘Italia viva’ per fare da stampella al governo Conte, in disaccordo con la linea dell’ex presidente del Consiglio, in realtà gli unici ‘movimenti’ che al momento si segnala è verso il senatore di Rignano sull’Arno. Come quello del senatore Tommaso Cerno.
Forte di questo Renzi andrà in tv. È possibile che chieda un patto di legislatura “per far ripartire l’economia e il lavoro cominciando con lo sblocco dei cantieri”. Su questi temi il leader di Italia Viva chiederà a Conte di arrivare al 2023 modificando prima di tutto la riforma sulla prescrizione “che io non condivido, la porto in discussione in Aula e su questo vado avanti fino in fondo”.
L’offensiva dei renziani sulla giustizia continua anche se, dopo una giornata di suspense, si è trovato un accordo sulle intercettazioni. Ma a metà pomeriggio mentre sorseggia un succo di frutta nella buvette del Senato, il leader di Italia Viva incrocia Pietro Grasso, che ha presentato l’emendamento della discordia poi ritirato: “Così la situazione politica si fa sempre più incasinata”. Domani Renzi proverà a dettare le condizioni per proseguire la legislatura sfidando il premier e senza fare marcia indietro sulla prescrizione.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
CHI ORGANIZZA VIENE DA FORZA ITALIA, MA ANCHE TRA I RENZIANI CI SI CHIEDE: “QUESTA TATTICA DI RENZI CI STA FACENDO SOLO PERDERE VOTI”
Ilaria Proietti e Gianluca Roselli sul Fatto Quotidiano ci raccontano che per oggi è previsto un
conclave “segreto” dei Responsabili anti-Renzi per il Conte Ter (potrebbe essere il nome del nuovo gruppo, non sarebbe male!) e fa i nomi di alcuni che sarebbero della partita:
Quanti saranno a riunirsi non è noto, anche se pare certo chi sia a organizzare l’iniziativa: Renata Polverini alla Camera e Paolo Romani al Senato sono indaffaratissimi. Avevano sperato che Mara Carfagna s’intestasse un’iniziativa di rottura con Forza Italia. Ma poi quella “si è convinta che i tempi non erano maturi e ha smesso di scalpitare pensando in prospettiva. La sua”.
I nomi sono quelli circolati negli ultimi giorni: pezzi di “liberal”di FI, adepti del centro di Lorenzo Cesa, totiani, cani sciolti del “misto ”, ex pentastellati e pure renziani di ritorno.
A Palazzo Madama ce ne vorrebbero 17, tanti quanti i senatori di Italia Viva, ma potrebbero bastarne anche una decina, dovendo pescare tra le sensibilità più varie.
C’è chi non vuole morire salviniano e chi giura “mai col centrosinistra”.
Giovanni Toti la mette così: “Se questo esecutivo andasse in crisi, la via maestra sarebbe un governo elettorale, scelto dal presidente Mattarella, visto che il voto subito è impossibile: prima c’è il referendum sul taglio dei parlamentari, poi le Regionali di primavera…”. Ma di qui all’autunno la strada è lunga e può succedere di tutto.
Poi ci sono i renziani. Tra di loro alcuni, se non proprio pentiti, sono “perplessi”.
Non capiscono lo scopo di questa guerriglia a bassa intensità con Conte e Zingaretti, se non ad alzare il prezzo in vista di una maggiore voce in capitolo su legge elettorale e nomine.
Perchè “questa tattica finora non ci ha portato un voto in più”. E “se Renzi strappa, e non lo farà mai sulla prescrizione, non tutti lo seguiranno”, assicura una fonte.
(da “NextQuotidiano”)
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