Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
DI BATTISTA PONE PURE CONDIZIONI (NON SI SA SE PIANGERE O RIDERE)
Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera scrive che per la leadership del MoVimento 5 Stelle prende quota l’idea di un ticket tra Chiara Appendino e Alessandro Di Battista, con Luigi Di Maio che resterebbe in seconda fila, regista dell’operazione.
L’ex capo politico si candiderebbe in prima persona solo per frenare la corsa di qualche big ortodosso, a partire da Paola Taverna, molto attiva in queste ultime settimane come facilitatrice.
Ma l’idea di un ticket tra la sindaca di Torino –che sarebbe il volto del M5S di palazzo, mentre a Di Battista toccherebbe quello di anima delle piazze – ha ancora diversi ostacoli da superare. E non solo le eventuali resistenze dell’ala ortodossa. Anzitutto sulla sindaca pende la sentenza del caso Ream, per la quale la Procura ha chiesto una condanna di 14 mesi (l’imputazione è di falso e abuso).
Di Battista invece è in Iran, ma sta studiando un suo progetto. A chi ha avuto modo di sentirlo, l’ex deputato ha confidato che sta formando una squadra. Non solo. L’ex esponente del direttorio sta fissando dei paletti. Chiari.
Di Battista pone condizioni valoriali e tematiche. «Non interessano nè poltrone, nè incarichi dirigenziali», dicono i suoi fedelissimi. E spiegano che Di Battista è pronto a tornare protagonista a patto che sia libero di agire su una sua linea.
È «determinato» – viene sottolineato – a portare avanti un progetto di lungo respiro, decennale. I rumors parlano di una proposta con due grandi aree: una ambientalista e una antiliberista, centrata sul rilancio in chiave statale della sharing economy.
Linee che dovranno, secondo le intenzioni dell’ex deputato, in qualche modo essere portanti nel Movimento che sarà . Per arrivare agli Stati generali, però, la strada è ancora lunga
Ci sono big che si stanno muovendo silenziosamente con incontri capillari sul territorio, serrando le file. Gli ortodossi per il momento sono in una fase attendista.
Roberto Fico farà la sua proposta politica e tra i falchi c’è un forte richiamo alla collegialità . C’è chi spinge per una candidatura unitaria, ma quello a cui punta l’ala di sinistra del Movimento è definire una volta per tutte la collocazione dei Cinque Stelle nell’alveo progressista.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
IL PM AVEVA GIA’ CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE, SALVINI VUOLE LE SCUSE… IL LEGALE DI DON VIGORELLI: “PREDICARE IL VANGELO NON E’ UN’AZIONE DELLA QUALE SCUSARSI”
E’ stato aggiornato in maggio il processo per diffamazione davanti al giudice di pace di Como che
vede imputato don Alberto Vigorelli, 80 anni, ex missionario in Africa e Perù, citato a giudizio dal leader della Lega Salvini.
Don Vigorelli in una omelia domenicale nel 2016 a Mariano Comense, nel commentare un passo del vangelo dedicato all’accoglienza (“ero straniero e mi avete accolto”) aveva affermato “O siete cristiani o siete di Salvini”.
L’affermazione era stata stigmatizzata da un referente locale della Lega ed era arrivata ai vertici del partito.
Il pm di Como aveva chiesto l’archiviazione della denuncia, che è stata però rigettata, per cui il sacerdote si è trovato davanti al giudice di pace.
Questa mattina l’aula era gremita da alcune decine di persone che hanno voluto mostrare la loro solidarietà all’anziano sacerdote, presente con il suo legale. Non c’era la parte lesa, Salvini, che ieri sui social aveva postato “Disse durante la Messa che un cristiano non può essere della Lega, non ho parole… Se questo prete, che mi odia, chiederà scusa e devolverà 1.000 euro a una Onlus che si occupa di disabili, pace fatta e amici come prima”.
E stamani il legale di Salvini ha ribadito la richiesta di scuse.
“Don Vigorelli ha predicato il Vangelo quel giorno, un’azione del quale non può scusarsi” ha replicato l’avvocato Oreste Dominioni, che assiste il sacerdote. Il giudice ha aggiornato il processo a maggio
Salvini aveva anche scritto a Scola e Stella per chiedere la rimozione del prete.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
SOLO APRENDO ALL’IMMIGRAZIONE REGOLAMENTATA IL SISTEMA POTRA’ REGGERE O SALTERA’ IL SISTEMA PENSIONISTICO, CROLLERA’ IL PREZZO DELLE CASE E SI RIDURRANNO I CONSUMI
In Italia saremo sempre meno persone, se non si inverte la tendenza. Con una perdita di oltre 4 milioni di abitanti, prevista entro il 2050 (Eurostat), e un innalzamento esponenziale dell’età media, l’Italia rischia di collassare per mancanza di abitanti, lavoratori e consumatori attivi.
Si tratta della crisi demografica più importante dal dopoguerra in poi, un tema che sta interessando anche i principali media internazionali.
L’emergenza più importante riguarda i giovani. Secondo i dati delle Nazioni Unite, la popolazione tra i 15 e i 24 anni, che negli anni Ottanta aveva raggiunto il suo picco (oltre 9 milioni di persone), oggi è diminuita di oltre il 30 per cento (poco meno di 6 milioni) e verrà dimezzata nel 2040, tra 20 anni.
Per quanto riguarda la popolazione anziana, invece, la curva è esattamente opposta, con un picco previsto tra il 2045 e il 2050, quando nel nostro paese gli over 60 dovrebbero diventare 25 milioni (oggi sono 18 milioni).
Si tratta di stime probabilistiche, che tengono conto del tasso di fertilità e dell’aspettativa di vita media, e che segnano un futuro nero per il nostro Paese.
Avere un numero così ridotto di giovani, e in generale di popolazione, significa avere meno consumatori, meno lavoratori, meno popolazione attiva.
L’impatto sull’economia può essere devastante: dal crollo dei prezzi delle case (specialmente in provincia, dove la popolazione diminuisce di più) alla riduzione dei consumi, fino al collasso del sistema pensionistico, tuttora basato su un sistema del tutto insostenibile.
La diminuzione del numero medio di figli è un fatto comune per paesi che hanno garantito l’accesso a metodi anticoncezionali, e all’occupazione delle donne, e deve essere visto come un successo, e non come un insuccesso, di scienza, tecnologia e democrazia.
È utile far notare che paesi relativamente vicini, come la Francia, non presentano stime di decrescita comparabili a quelle dell’Italia. Tra il 2020 e il 2040 è previsto che in Francia il numero di residenti tra i 15 e 59 anni resti sostanzialmente invariato.
Considerando che la questione demografica non può risolversi da sola, molti Paesi hanno adottato politiche di immigrazione regolamentata e incentivata unite a sistemi di welfare (asili, sanità ecc… ) che sostengano la volontà di mettere al mondo dei bambini.
Ad oggi in Italia mancano l’una e l’altra proposta. Non solo, con circa 250.000 italiani in fuga all’estero ogni anno, il problema demografico potrebbe persino peggiorare.
Se le proposte di welfare prevedono un investimento sostenuto dalle finanze pubbliche, la promozione di politiche di immigrazione regolamentata prevederebbe più introiti che spese.
A studiare il tema sono stati molti economisti, appartenenti anche all’ala conservatrice- liberale degli Stati Uniti, che sono riusciti a dimostrare il costo e il vantaggio inespresso dovuto all’eccesso di burocrazia che impedisce la libertà di circolazione dei lavoratori.
Uno di questi è Michael Clemens (Center for Global Development) e un altro economista, Bryan Caplan, ha messo questo stesso concetto su un libro a fumetti “Open Borders — The ethics and science of immigration”. L’approccio è quindi economico, più che umanistico, e in molti Paesi questo elemento ha garantito crescita e sviluppo per decenni.
Sebbene manchi dall’agenda di dibattito pubblico, questo tema diventerà cruciale per il futuro del Paese. E una soluzione che guardi agli effetti nel lungo periodo dovrà necessariamente entrare nelle proposte dei partiti che vorranno guidare l’Italia e portarla fuori dalla stagnazione e dalla crisi.
(da TPI)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL MEDICO DI LAMPEDUSA
“Sì, mi sono commosso incontrando Kebrat, la ragazza data per morta e che io…”. Pietro Bartolo, il
medico di Lampedusa, ora eurodeputato, lascia la frase in sospeso per pudore di dire che è lui ad avere salvato la giovane naufraga eritrea già sistemata tra i cadaveri sul molo Favaloro, accorgendosi di un flebile battito del cuore.
Ieri a Bruxelles con il “comitato 3ottobe 2013” e 150 ragazzi delle scuole, Bartolo dice: “I ragazzi sono grandi e mettono noi adulti sulla strada maestra dell’umanità e del rispetto”. E invita: “I decreti sicurezza vanno cancellati com e il memorandum sulla Libia”.
Bartolo, quanti migrati ha visto e aiutato…
“Ho fatto il medico per 30 anni a Lampedusa, ho ricevuto dai migranti sempre un ringraziamento, sono persone straordinarie. E la gratitudine ti dà la forza di andare avanti nel momento dello sconforto, quando vorresti mollare per le situazioni terribili che vedi. A me è capitato. Allora mi sono detto: dai, Pietro, sta per cambiare tutto, invece è cambiato poco”.
Lei ha sempre chiesto che i decreti sicurezza fossero cambiati?
“Devono essere cancellati. Non lo dico io, ma anche Zingaretti, le Sardine e tutti coloro che mi hanno votato perchè sanno che porto avanti valori indiscutibili e universali”.
Poche modifiche non bastano?
“La ministra Lamorgese sta cercando di mettere mano a questi decreti. Per ora c’è solo una bozza, quindi è un primo passo, che però deve andare verso una soluzione definitiva”.
Per lei cosa è indispensabile?
“Lo ius soli. Chi nasce e studia in Italia è cittadino italiano. Non dargli la cittadinanza è un danno a loro e anche a noi stessi”.
I porti chiusi devono diventare un ricordo?
“I porti chiusi non ci sono mai stati se non per le Ong, per le motovedette, per la Diciotti, la Gregoretti… come se tutti i cattivi salissero su quelle navi. Ma i terroristi difficilmente arrivano con i gommoni e i barconi perchè non hanno intenzione di morire prima di fare il danno. E poi su quelle navi c’erano molti bambini: terroristi anche loro? Le politiche di Salvini sono state un abuso”.
Neppure sul memorandum con la Libia lei è d’accordo?
” Ci facciamo vanto del calo degli arrivi, Ma chi non parte è detenuto nei campi libici che sono lager. Dobbiamo evacuare quei campi attraverso corridoi umanitari; agire in Africa con la cooperazione. Non ci sono flussi, ci sono donne, uomini, bambini”.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
IL LAVORO PRECARIO PENALIZZA LA STABILITA’ DEI GIOVANI
Crollano i mutui erogati agli under 35 e si dimezzano di conseguenza le richieste. Ma è un circolo vizioso: meno si dà fiducia ai giovani, meno i giovani si sentiranno di poter rischiare
Come è cambiata l’idea di stabilità nel corso degli ultimi decenni? Per la concezione delle banche, nemmeno di un tono.
È stabile chi ha un rapporto di lavoro continuativo da oltre 18 mesi, chi ha un contratto da dipendente a tempo indeterminato e chi ha uno stipendio non suscettibile al numero di ore lavorate. A loro, e solo a loro, è concesso accedere alla «montagna di liquidità » (come l’ha definita Tito Boeri) che le banche mettono a disposizione per i mutui.
Se si guardano le cose da questa prospettiva, le generazioni degli under 36 sembrano essere il prototipo della precarietà e dell’inaffidabilità finanziaria. Meglio rimanere sicuri sugli anziani, sembrano dire le banche, e puntare a concedere prestiti a chi ha davanti a sè la sicurezza di una pensione.
A rafforzare questa credenza c’è la scarsa attenzione che la legislatura italiana pone sul tema del lavoro autonomo.Ancora lontani dal creare una rete di tutele sociali, il freelance — o chiunque tenti una strada diversa dalla subordinazione — viene lasciato a se stesso, portando avanti la vulgata della precarietà come unica dimensione al di fuori del contratto da dipendente. La conseguenza, per quanto riguarda il lato abitativo (ma non solo), è che le banche non rischiano e i giovani non ci provano più nemmeno a chiederlo.
«Certo che esiste un problema», ha dichiarato a la Repubblica Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi (l’Associazione bancaria italiana) Ma non è creato dalle banche, è del Paese: che non cresce, non crea lavoro, non dà occupazione ai giovani». Ma la verità , aldilà degli interessi della parti, è che è un circolo vizioso: meno si investe sul futuro, meno futuro si avrà a disposizione. Meno si dà fiducia ai giovani, e meno i giovani si sentiranno di poter rischiare.
Stando all’ultima rilevazione di MutuiOnline.it, la quota di mutui erogati a chi ha fino a 35 anni si è dimezzata nel giro di 15 anni. Si è passati dal 44,8% del 2006 all’attuale 22,6%.
E una variazione simile si è avuta anche nelle richieste, che sono passate dal 49,2% al 27,2% — il restante 20% si è perso tra le due fasce di età superiori, dai 36 ai 55 anni.
Di base, quindi, solo un mutuo su 5 va nelle tasche degli under 35. Se si guardano le fasce di età più nello specifico, si vede che a essere meno finanziati sono gli under 25 (con uno 0,6% di mutui erogati), seguiti dalla fascia tra i 26 e i 35 (con il 22% dei mutui erogati).
Le fasce più coperte nell’ultima rilevazione dei mesi del nuovo anno sono quelle tra i 36 e i 45 e quelle tra i 46 e i 55 anni. Considerando l’annata completa, per gli under 35 è stato il 206, con un totale di 27,1% di mutui erogati. Certo, i mutui sono alti e spesso di difficile onere per chi guadagna attorno ai 1.000/1.500 euro al mese come molti di coloro che si affacciano al mondo del lavoro. «Non vogliamo rischiare», dicono dalle banche.
Ma quanti ragazzi e quante ragazze vivono da soli, senza avere le spalle coperte, facendo sacrifici e pagando comunque puntualmente un affitto ogni mese — che può arrivare a chiedere fino al 40% del proprio stipendio? Quello dei costi elevati che gravano sulle giovani generazioni (e non solo) è un altro enorme problema. Ma che non va sovrapposto a quello dell’erogazione dei mutui.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
MOLTI SONO STATI ESCLUSI, ALTRI HANNO RICEVUTO UNA CIFRA INFERIORE AL PREVISTO, TANTI NON VOTANO NEPPURE
Il reddito di cittadinanza ha fatto perdere voti al MoVimento 5 Stelle. Nonostante l’enorme
impegno economico e debitorio per allargare la platea del REI e mettere insieme il sistema di ricerca di lavoro tramite i Navigator (con scarsi risultati) il rapporto fra le domande di assistenza accolte dall’Inps e i risultati elettorali dei grillini è così negativo da meritare una riflessione.
Spiega oggi Diodato Pirone sul Messaggero:
La Calabria è il caso più eclatante. Qui il Reddito di cittadinanza è stato sinora assegnato a circa 74.000 nuclei familiari e coinvolge grosso modo 170.000 persone (parte dei quali minorenni e dunque senza diritto di voto) ma nelle ultime Regionali del 26 gennaio la lista grillina ha ottenuto appena 48.784 voti non riuscendo ad eleggere neanche un rappresentante in consiglio regionale. Avete letto bene: alle regionali i 5 Stelle hanno preso un terzo dei voti rispetto ai calabresi che percepiscono il “Reddito”.
Eppure il serbatoio elettorale calabrese aveva garantito ai 5 Stelle oltre 400.000 voti appena due anni fa, alle politiche del 4 marzo. E anche alle difficili elezioni europee i pentastellati nella punta dello stivale avevano racimolato quasi 200.000 voti, dimezzando lo straordinario risultato del 2018 ma segnando un risultato considerevole.
La stessa cosa è accaduta in Sardegna, dove le famiglie che possono contare sull’indennità sono 47.434, il che significa che ne godono quasi 100.000 sardi, ma i voti sono calati: 396.000 voti alle politiche del 2018; 126.000 alle Europee del 2019 e appena 70.000 alle regionali di qualche settimana dopo.
I “fedeli” che hanno confermato il proprio voti ai grillini sono stati il 25% a Sassari e solo il 19% a Cagliari — si legge nel report dell’Istituto Cattaneo — Un numero inferiore a quello dei “disillusi“, ovvero coloro che hanno scelto l’astensione: sono il 33% a Cagliari e il 27% a Sassari, il gruppo più consistente. Ora la domanda è: perchè?
«Il punto è che il Reddito di Cittadinanza è una misura che riguarda una parte relativamente piccola della società italiana», spiega Enzo Risso, docente della facoltà di sociologia della Sapienza.
In effetti la misura viene erogata a circa un milione di famiglie e coinvolge 2,5 milioni di italiani. Numeri di peso ma niente a che vedere con i 10 milioni di beneficiari degli 80 euro del governo Renzi e comunque va ricordato che a dicembre 2018 già 350.000 famiglie italiane avevano il Reddito di Inserimento, misura anti-povertà implementata dai governi di centro-sinistra.
«Per capire poi perchè il Reddito non produce consenso elettorale — chiosa Risso va detto che i percettori dell’indennità in gran parte sono poco interessati alla politica e sono rimasti nell’area del non-voto».
C’è da aggiungere anche un altro motivo, strettamente collegato all’ultimo segnalato da Risso: il M5S durante la campagna elettorale 2018 ha presentato la sua misura come un reddito di cittadinanza vero e proprio, ovvero che spettava a tutti (gli indigenti o i “poveri”) e che sarebbe arrivato a 780 euro.
Le norme del provvedimento hanno quindi rappresentato una doccia fredda per un’aspirante platea di votanti che si è rivolta ai grillini convinta che avrebbe percepito un sussidio di quella cifra. Quando in molti si sono accorti di essere esclusi o di aver diritto a una cifra più bassa (la media è di 480 euro) hanno scelto di punire il M5S. Come era ampiamente preventivato, del resto.
E come è successo per altre promesse grilline, come la TAP, il TAV, l’ILVA e prossimamente Whirlpool.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
FUORI DAL TEATRO CONTINUANO AD AFFRONTARSI MANIFESTANTI ANTI-SALVINI E FORZE DELL’ORDINE
Problemi agli impianti elettrici al Teatro Augusteo di Napoli, durante il comizio di Matteo Salvini per la campagna elettorale, oggi, 18 febbraio: mentre il leader della Lega era sul palco col microfono in mano è saltata la corrente elettrica. E il microfono, ovviamente, ha smesso di funzionare.
L’imprevisto è accaduto intorno alle 19:30. Il comizio si è interrotto, lasciando sorpresi per qualche secondo i presenti, che subito dopo si sono resi conto di quello che era successo.
Mentre i presenti nel teatro avevano capito la difficoltà e hanno cercato di sostenerlo, al grido di “Matteo, Matteo” e di “resisti”, dal fondo della sala è arrivato anche un “vaffan…”, che subito è stato coperto da un altro coro che parte dagli attivisti: “C’è solo un capitano”.
Intanto, all’esterno, ai Quartieri Spagnoli, continua il faccia a faccia tra attivisti dei centri sociali e le forze dell’ordine.
Un gruppo di manifestanti si è staccato dal corteo principale, che è partito da largo Berlinguer per arrivare nei pressi del Teatro Augusteo, e ha cercato di raggiungere piazzetta Duca d’Aosta dai Quartieri Spagnoli, aggirando il cordone delle forze dell’ordine; gli attivisti sono stati raggiunti da un gruppo di poliziotti in tenuta antisommossa e sono stati bloccati.
Ci sono stati momenti di tensione, che si sono tradotti in un corpo a corpo con spintoni tra i due gruppi, senza arrivare alla carica di alleggerimento. Al momento, poco dopo le 19:30, i manifestanti sono bloccati nel vicolo e stanno cercando di proseguire oltre, continuando a intonare cori contro Matteo Salvini e contro le forze dell’ordine.
(da Fanpage)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
FINISCE IN FARSA IL SUO DESIDERIO DI APPARIRE: “POTEVATE DIRMELO, PERCHE’ NON L’AVETE CANCELLATA?… IN EFFETTI DA CINQUE ANNI NON LO CONSIDERA PIU’ NESSUNO
Aveva scoperto la scritta sul muro qualche giorno fa e l’aveva denunciata sui social network. Il
governatore della Liguria Giovanni Toti aveva mostrato a tutti i suoi followers una scritta con vernice nera Toti a testa in giù, incassando anche la solidarietà di diversi esponenti del mondo politico, compresi Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Tuttavia, gli hanno fatto notare che quella scritta si trovava su quel muro dal 2015 e che soltanto qualche giorno fa è stata nuovamente tirata fuori per denunciare il ‘clima d’odio’ che circonderebbe i politici di centrodestra.
Telenord ha individuato il contesto all’interno del quale quella scritta era stata lasciata sul muro, prima di essere stata cancellata in seguito alla denuncia di Giovanni Toti. Risaliva al tempo in cui il rappresentante del centrodestra si era candidato a governatore della Liguria. La denuncia era stata fatta dal gruppo Facebook I Gufi Sampierdarenesi.
Tuttavia, il fatto che la scritta sia più antica rispetto all’attuale contesto politico ha comunque infastidito il governatore della Liguria, che ha affidato ai social network il suo pensiero in merito: «Ma di che annata è la scritta d’odio? Ah 2015 … Ma se l’avevate vista tutti, perchè nessuno l’ha segnalata o cancellata?”
Non si capisce perchè Toti accusi di doppiopesismo chi ha fatto notare questa evidenza, dal momento che è stato lui a denunciare la natura della scritta, precipitandosi con il fotografo a farsi immortalare davanti alla scritta di cinque anni fa.
La mania di protagonismo fa brutti scherzi.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
“E’ FANTASTICO, CI DA’ SICUREZZA, UN CAPITANO CORAGGIOSO”… CON LO STAFF DI SEI UFFICIALI ITALIANI STA GESTENDO CON NERVI SALDI E UMANITA’ UNA EMERGENZA DA FAR TREMARE I POLSI… PER SAN VALENTINO HA FATTO AVERE I CIOCCOLATINI AI CROCERISTI CON BIGLIETTINO DI INCORAGGIAMENTO
Il codice della navigazione stabilisce che il capitano sia l’ultimo ad abbandonare la nave. Non dice però che debba anche tenere allegri i passeggeri, rassicurarli e confortarli nei momenti difficili con bigliettini di incoraggiamento e cioccolatini a San Valentino.
Questo fa parte del codice d’onore e il comandante della Diamond Princess Gennaro Arma, dicono i passeggeri prigionieri a bordo, lo interpreta con la stessa naturalezza con cui indossa la divisa. Arma e gli altri sei ufficiali, tutti italiani, resteranno a bordo finchè l’ultimo dei 2.581 passeggeri non avrà toccato la terra ferma.
Sarà il capitano originario di Meta di Sorrento, dove vive con la moglie Marianna e la figlia, a occuparsi della nave dopo l’evacuazione: sarà trasportata in cantiere per una bonifica sanitaria dopo la lunga permanenza di oltre 500 persone contagiate dal Coronavirus.
Il «brave captain», il capitano coraggioso come lo ha definito un passeggero in un video, riscatta così l’immagine della gloriosa marineria della costiera sorrentina, gettata nella polvere dal comportamento tenuto dal suo ex collega Francesco Schettino che abbandonò precipitosamente la Costa Concordia per salvarsi dal naufragio.
Arma resta al suo posto e mantiene i nervi saldi: «E’ una situazione difficile, soprattutto inedita per tutti noi. Ma tenuto conto delle condizioni in cui ci troviamo, siamo tranquilli. A bordo c’è tanto da fare, la mia unica preoccupazione è prendermi cura dei passeggeri e dell’equipaggio. Speriamo solo che finisca presto», ha detto.
Ogni giorno, tramite l’altoparlante, motiva gli ospiti della nave, fornendo loro supporto e speranza, organizzando la vita a bordo nel migliore dei modi tra mille difficoltà per gli ambienti angusti e i contatti ravvicinati.
Le notizie che deve comunicare raramente sono positive, ma in un video di un passeggero si sente Arma parlare con voce sempre cordiale, ma ferma, proprio per infondere sicurezza alle migliaia di persone bloccate sulla nave.
«Grazie per la vostra costante pazienza e perseveranza mentre affrontiamo insieme questo evento unico», è il messaggio con cui conclude il bollettino quotidiano sul numero dei malati.
«È fantastico, ci dà sicurezza, è un eroe. Prego per lui ogni giorno», afferma Yardley Wong, passeggera cinese di Hong Kong.
La moglie lo aspetta nella casa di Meta di Sorrento: «Siamo tutti un po’ in ansia, ma sereni. Ci sentiamo qualche volta in più, certo, ma credo sia normale. Speriamo che mio marito Gennaro riesca a dormire un po’. Le sue responsabilità sono tante».
Arma è da ventun anni alla compagnia di navigazione statunitense di proprietà della Carnival Corporation e ora è al comando della Diamond Princess, nave da 290 metri e i 13 ponti costruita sedici anni fa nei cantieri della Mitsubishi.
Gli ufficiali, insieme a lui, gestiscono una situazione carica di tensione e incertezza, fanno di tutto per risollevare il morale dei viaggiatori diventati ostaggi del Coronavirus.
Il giorno di San Valentino Gennaro Arma ha fatto distribuire cioccolatini e tortine a forma di cuore, accompagnate da biglietti di incoraggiamento, e lui stesso ha recitato all’altoparlante una poesia dedicata agli innamorati. Tutti hanno gradito e qualcuno gli ha risposto con una lettera di ringraziamento. Indirizzata all’«impavido comandante».
(da “il Mattino”)
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