Destra di Popolo.net

GALLERA FA UN ALTRO VIDEO PER SPIEGARE CHE SUL CORONAVIRUS AVEVA RAGIONE LUI (MA SENZA LEGGERE NON CI RIESCE)

Maggio 24th, 2020 Riccardo Fucile

CONTINUANO LE COMICHE IN REGIONE LOMBARDIA: E’ TUTTA COLPA DEI GIORNALISTI SE LUI DICE CAZZATE

Giulio Gallera non ci sta. Dopo aver spiegato al mondo che bisogna “incontrare due contagiati per ammalarsi di Coronavirus” (è falso) e dopo che il suo video ha fatto ridere il mondo, sulla sua pagina facebook pubblica un altro filmato per spiegare che ha ragione lui. “Capisco benissimo che ci siano blog fatti da pseudogiornalisti in cerca di visibilità  per dimostrare che esistono e anche eurodeputati in crisi di notorietà  e visibilità  che fino a pochi mesi fa erano al centro del dibattito politico cittadino con pagine sui giornali e grandi foto e oggi sono nell’oscurità  e quindi cercano l’occasione perchè un riflettore sia acceso su di loro. Ma anche questa volta hanno commesso un grande errore”, esordisce l’assessore.
Il che è tecnicamente vero, perchè da quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus lui e il suo presidente di Regione Attilio Fontana sono invece spesso in prima pagina e sulla bocca di tutti più di chiunque altro.
Quello che sfugge a Gallera è che sono su queste prime pagine perchè sono accusati di aver commesso errori gravissimi che sono costati molte vite alla Lombardia che amministrano.
Purtroppo gli pseudoassessori che girano su Internet difficilmente riescono a rendersi conto di essere immersi in una marea di ridicolo.
Come quella volta ad Agorà  che disse che aveva “approfondito” la legge sugli enti locali (che in quanto assessore avrebbe dovuto invece conoscere…) per scoprire che la zona rossa poteva farla anche la Regione Lombardia.
Poi Gallera dice che l’altro giorno ha cercato di semplificare il concetto di RT e R0 perchè il suo compito è quello di spiegare ai cittadini e legge la definizione di RT: “Cos’è l’R0? Un parametro utile a ricordare l’andamento dell’epidemia. Rappresenta il numero medio di infezioni causate da ciascun individuo in una popolazione. Quindi nel caso R0 sia pari a 1, un singolo malato, potrà  infettare una persona, se è pari a 2 potrà  infettarne due. Questo era il parametro individuato. Se invece l’R0 fosse uguale a 0,5, lo stesso gruppo di cento individui ne contagerebbe 50 e quindi due individui ne contagiano uno. Questo è il concetto che ho semplificato”.
E quindi, sostiene Gallera, “i concetti scientifici sono corretti e sono stati spiegati in maniera chiara”.
Il povero Gallera non ha ancora capito quello che ha sbagliato. Nel video ha infatti affermato:   “Dobbiamo continuare su una strada che ci sta portando fortemente verso la diffusione del contagio perchè, lo ricordiamo, 0,51 cosa vuol dire? Vuol dire che per infettare me bisogna trovare due persone nello stesso momento infette perchè è a 0,50. E questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone infette per infettare me”. Mentre tutto quello che ha letto dal sito dell’Università  di Padova è vero, quello che ha detto lui è falso.
Infatti l’università  di Padova usa un esempio intelligente per spiegare come funziona l’indice di contagiosità  quando è sotto lo zero. Lui no.
Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze, ha spiegato su Facebook perchè Gallera sbaglia
Lo stesso concetto gli è stato spiegato ieri sera a Stasera Italia da Tommaso Labate del Corriere della Sera, il quale gli ha ribadito che basta una ed una sola persona per infettarne un’altra se viene a contatto con quest’ultima.
La parte divertente è che il coraggiosissimo Gallera a Stasera Italia dice che si scusa se si è spiegato male, mentre nel video “in solitaria” su Facebook dice che non ha sbagliato nulla.
Anche Tito Boeri e Roberto Perotti, evidentemente affamati di visibilità  come direbbe l’assessore, oggi su Repubblica sono indignati per le fregnacce di Gallera:
“Il rifiuto di fare tamponi, lo scempio delle Rsa, le zone rosse mancate sono stati errori tragici, ma altri avrebbero potuto farli, e probabilmente anche i consulenti e i dirigenti delle aziende sanitarie territoriali hanno avuto le loro responsabilità . Ora è diverso: l’affermazione di Gallera è così bizzarra da essere unica al mondo, è persino difficile immaginare come si possa pensarla. Nemmeno Bolsonaro, o Trump con il suo lavaggio dei polmoni con l’alcol, sarebbero riusciti a concepirla. E Gallera non è una persona qualunque: guida (o dovrebbe guidare) la sanità  in uno degli epicentri mondiali della pandemia.”
Ripetiamo quanto abbiamo scritto in precedenza: Rt è una misura fuorviante, dice come si sta riducendo il contagio, non ci dice quanti contagiati ci sono in giro. La Lombardia può avere un Rt più basso di altre regioni ma una percentuale molto più alta di contagiati, e questo è ciò che conta nel calcolare il rischio di contagio.
Anche il direttore dell’ISS Brusaferro è caduto nello stesso tranello, classificando la Lombardia a basso rischio perchè ha un Rt basso. Ma un conto è interpretare Rt scorrettamente; un altro è intestardirsi a guidare la lotta al Covid in Lombardia, dopo tre mesi ininterrotti di disastri, avendo dimostrato di non avere capito nulla persino delle nozioni più elementari della trasmissione di un virus.
Ma come fanno i lombardi a reggere ancora uno così?

(da “NextQuotidiano”)

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ANDREA CRISANTI E LA FASE 2 SENZA CRITERIO: “IN VENETO QUALCUNO VUOLE PRENDERSI MERITI NON SUOI”

Maggio 24th, 2020 Riccardo Fucile

“I RAGAZZI DELLA MOVIDA SONO VITTIME DI MESSAGGI SBAGLIATI E INCOERENTI”

Andrea Crisanti, ex Imperial College, ora professore di Microbiologia a Padova, ha rilasciato oggi un’intervista al Fatto Quotidiano per parlare della sua polemica con Zaia e anche della fase 2 senza criterio decisa da governo ed enti locali, spiegando che la colpa non è di chi sta in strada ma di chi governa:
Zaia dice che in Veneto fin da gennaio c’era già  un piano sui tamponi redatto da una funzionaria regionale.
Se in Veneto esisteva un piano regionale sui tamponi al 31 gennaio allora mi devono spiegare come mai l’11 febbraio il direttore della Sanità  regionale mi ha minacciato di danno erariale perchè cercavo di intercettare gli asintomatici che venivano in Italia. Sia chiaro che se non fossi stato fermato, probabilmente le prime infezioni le avremmo intercettate e l’epidemia avrebbe avuto un corso completamente diverso. Chi ha scritto quelle lettere ha una responsabilità  precisa. Mi indigna che queste persone tentino di riscrivere la storia.
Abbiamo riaperto quasi tutto, c’è un sacco di gente in giro, ma cosa lo giustifica?
Ci sono meno persone infette, c’è l’uso delle mascherine, la cautela di evitare assembramenti in spazi chiusi. Ma purtroppo queste riaperture sono state fatte senza analisi di rischio. Non siamo in grado di prevedere nulla. Bisognava cercare di capire esattamente quanti sono i casi reali, facendo emergere tutto il sommerso, tutte le persone che telefonano perchè stanno male a casa. E invece siamo in mano a guanti, mascherine e bel tempo
Anche i grandi assembramenti per l’aperitivo non sono d’aiuto.
Sicuramente. Ma non condivido tutta questa esecrazione dei ragazzi che non osservano le disposizioni. Sono vittime di messaggi assolutamente incoerenti: prima che le mascherine non servono, poi che devono essere marcate Ce, poi che possono andare anche senza il marchio e alla fine che van bene anche se te le fai da solo. Ma un ragazzino di 17 anni che deve pensare? Che non servono! E invece, purtroppo, servono. Vuoi fare la riapertura? Compra 500 milioni di mascherine e distribuiscile. Non si può dire: ‘Eh va bè, le mascherine non ci stanno, fate da voi’. E poi ci lamentiamo che i ragazzi non ci credono?

(da “NextQuotidiano“)

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LE MINACCE DI MORTE A PREGLIASCO PERCHE’ METTE IN GUARDIA DAI PERICOLI DELL’EPIDEMIA

Maggio 24th, 2020 Riccardo Fucile

GUAI A CRITICARE IL “LIBERI TUTTI”, PREOCCUPARSI DELLE CONSEGUENZE PER LA SALUTE DEI CITTADINI E’ UN REATO PER CERTI COGLIONI DA TASTIERA

Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene e medicina preventiva all’Università  Statale di Milano, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi e supervisore scientifico del Pio Albergo Trivulzio, parla oggi con il Corriere della Sera delle minacce che sta ricevendo in questi giorni a causa dei suoi inviti alla cautela in questa fase 2, sconfinate anche in minacce di morte.
Professore, che effetto fa scoprire che anche quello del virologo può essere un mestiere pericoloso?
«Inizialmente sono rimasto basito. Ma è stato un attimo, perchè è evidente che dietro a quei messaggi ci sono soltanto dei leoni da tastiera. Non fanno paura, ma fanno cadere le braccia. È un effetto indiretto della pandemia».
Ma gli italiani si stanno comportando così male?
«Ma no. Soprattutto nella prima fase, quella della chiusura generalizzata, nell’insieme la risposta è stata molto buona. Adesso, purtroppo, stiamo assistendo a un allentamento dell’attenzione che potrebbe essere pericoloso».
Ma lei è stato bersagliato da insulti proprio per aver detto queste cose.
«Eh sì, mi hanno dato del menagramo, hanno scritto che rovino la vita della gente sulla base di nulla e mi hanno augurato la morte. È un paradosso legato alla prevenzione: perchè si riferisce a un rischio potenziale, non visibile, non concretizzato. E aggiungo: per fortuna. Perchè poi chi sta male davvero non si lamenta mai per le cure che riceve».
Ma siamo davvero di fronte a quei rischi?
«Noi abbiamo il dovere di lavorare nell’ottica di prevenire lo scenario peggiore possibile. Dopodichè io per primo mi rendo conto dello stato d’animo di chi lavora con partita Iva ed è bloccato da due mesi. Ma il mio compito è la prevenzione e quindi ho il dovere di dire quelle cose».

(da agenzie)

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A NAPOLI LUNGOMARE BLOCCATO FINO ALLE 4: “NOTTE DI FOLLIA”

Maggio 24th, 2020 Riccardo Fucile

TRAFFICO IN TILT, ASSEMBRAMENTI, SCHIAMMAZZI E RISSE NEL PRIMO SABATO DEL LIBERI TUTTI

Traffico bloccato fino alle 4 del mattino, assembramenti e bivacchi, schiamazzi, risse tra giovani e residenti esasperati a filmare il tutto. Chi si è trovato dalle parti del lungomare di Napoli la scorsa notte per il primo sabato post lockdown parla di “una follia collettiva”.
Migliaia di persone, anche senza mascherina, si sono riversate in strada, a piedi o con le auto, con i marciapiedi utilizzati come corsie preferenziali da auto e moto, nonostante i locali della movida abbiano rispettato il limite della chiusura alle 23
Nella foto si vedono dei ragazzini, senza mascherina, che bevono e fumano e sono seduti sul cofano, di un’auto della municipale in vico Belledonne-Alabardieri nel cuore dei baretti di Chiaia.
Sono circa le 23 e l’equipaggio della pattuglia non c’è,   impegnato probabilmente a controllare le strade dei baretti come i vigili urbani e carabinieri hanno fatto per tutta la giornata per tentare di far rispettare obbligo di mascherine e distanziamento di sicurezza.
E come se non bastasse, due agenti della Polizia municipale di Napoli sono stati aggrediti ieri sera mentre erano impegnati in controlli a via Aniello Falcone, strada panoramica del quartiere Vomero molto frequentata dai giovani la sera e nel weekend per la presenza di numerosi bar.
Un giovane avrebbe reagito alla richiesta di documenti da parte dei due agenti, colpendoli con calci e pugni. Il giovane è stato identificato e denunciato, mentre i due agenti sono stati refertati con prognosi di 7 giorni.
La Polizia municipale di Napoli, diretta dal comandante Ciro Esposito, è stata impegnata ieri sera in tutte le zone della “movida” partenopea nei controlli anti assembramenti e sul rispetto dell’orario di chiusura delle ore 23 per bar, “baretti’, vinerie, gelaterie, pasticcerie, chioschi ed esercizi di somministrazione ambulante di bibite, previsto dall’ordinanza numero 49 della Regione Campania.
Divieto, quest’ultimo, rispettato dagli esercenti in tutti i luoghi di maggior aggregazione, dai “baretti” di Chiaia alla zona degli chalet di Mergellina, così come a piazza Bellini e nel resto del Centro storico.

(da agenzie)

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ARRIVANO PUNTUALI GLI AUMENTI DEI PREZZI DEI VOLI IN AEREO

Maggio 24th, 2020 Riccardo Fucile

LE TARIFFE ALITALIA SCHIZZANO AL RIALZO: 1072 EURO IN ECONOMY CON SOLO BAGAGLIO A MANO PER NEW YORK

Alitalia da inizio giugno reintrodurrà  alcune tratte su cui volerà  con aerei a capienza dimezzata. Risultato: l’assenza di concorrenza (specie delle low-cost) e la disponibilità  limitata ha fatto schizzare le tariffe al rialzo.
Per un volo Roma-New York – i prezzi si riferiscono a un’andata e ritorno dall’11 al 14 giugno – si pagano 1.072 euro viaggiando in economy con solo bagaglio a mano e cento euro in più per mettere un collo da 23 kg. in stiva.
Ettore Livini su Repubblica spiega come cambiano i prezzi dei voli in aereo nell’era del Coronavirus:
Volendo fare uno scalo (e allungando il percorso di cinque ore) la Turkish propone a giugno nelle stesse date un biglietto a 318 euro, Delta (12 ore) a 795 e Klm a 843. L’assenza di Ryanair e Easyjet consentirà  a giugno alla ex compagnia di bandiera di vendere la rotta da Roma per Bruxelles a 420-460 euro, per Londra (con i posti in economy già  esauriti) a oltre 600, Parigi attorno ai 400. L’India, alle prese con un netto rialzo dei prezzi dei biglietti nel post-coronavirus, ha imposto alle compagnie un prezzo minimo e uno massimo cui si possono vendere i posti sulle tratte domestiche.
La situazione migliora un po’ per i passeggeri, ma nemmeno troppo, quando a luglio dovrebbero riprendere a volare (con obbligo di mascherina a bordo e aerei pieni) anche le low-cost.
L’impressione, a giudicare dalle tariffe disponibili ora, è che il prezzo dei biglietti tenda a ridursi, ma che rispetto all’era pre-covid – pur considerano la stagione estiva – le tariffe siano un po’ più alte del solito.
Ryanair (voli tra i 5 e il 12 luglio) ha offerte molto convenienti se si vola solo con un bagaglio a mano molto piccolo. Ma portando il trolley in cabina, il Roma-Londra costa già  più di 200 euro (Alitalia negli stessi giorni viaggia sui 300), la rotta su Atene – ancora non si sa se la Grecia aprirà  ai turisti italiani – viaggia su un ragionevole 133 euro (Alitalia offre le stesse tariffe), il Milano-Porto sui 150. Easyjet invece è sotto i 100 euro sia per il Milano-Parigi che su Londra.
Su tutte queste tratte però le disponibilità  iniziano a essere già  abbastanza limitate.

(da “NextQuotidiano”)

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DUE ANNI DI GIUSEPPE CONTE, SEMPLICEMENTE IL MENO PEGGIO AL POTERE

Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

UN PERFETTO SCONOSCIUTO ARRIVATO DAL NULLA CON DUE PROTETTORI, PADRE PIO E SERGIO MATTARELLA… IL SUO SEGRETO? LA POCHEZZA DEI PROPRI RIVALI… COME DICEVA SANT’AGOSTINO: “NULLA SE MI CONSIDERO, MOLTO SE MI CONFRONTO”

Due anni fa era il perfetto sconosciuto. Quel 23 maggio 2018, quando ricevette l’incarico di Governo, Conte veniva ancora confuso con Antonio, l’allenatore (entrambi pugliesi).
Ora perfino Trump sa che il nostro premier si chiama “Giuseppi”. E soprattutto adesso nessuno più si metterebbe a spulciare il suo curriculum vitae per vedere se è taroccato o meno: la pigrizia collettiva si affida a Wikipedia, che lo celebra con un ritratto napoleonico.
Lo statista di Volturara Appula, “il primo presidente del Consiglio proveniente dall’Italia meridionale dal 1989″ (all’epoca era De Mita). In realtà  Ciriaco, al confronto, fu una meteora; da segretario della Dc resistette a Palazzo Chigi soltanto 466 giorni laddove Conte, senza essere leader di niente, si è già  arrampicato a 723, undicesimo nella speciale graduatoria dei premier più longevi. Un altro anno di Governo gli basterebbe per scavalcare in un colpo solo Mariano Rumor, Antonio Segni e Matteo Renzi. Se poi arrivasse in fondo alla legislatura, si piazzerebbe tra Aldo Moro e Amintore Fanfani, cioè nella Cupola dell’Italia post-bellica. Comunque lo si giudichi, l’uomo evidentemente possiede delle qualità  che gli permettono di restare a galla, e che sarebbe rozzo ignorare.
Anzitutto Conte ha due santi in paradiso. Il primo si chiama Padre Pio, del quale si dichiara devoto al punto da portarne con sè nel portafoglio l’immaginetta. L’altro protettore, non meno potente, sta sul Colle più alto della Repubblica. Sergio Mattarella ci si è trovato bene fin dal loro primo incontro nel salottino presidenziale, quando avrebbe potuto rifiutarsi di consegnare il Paese all’avvocato del piano di sotto, come pretendevano Di Maio e Salvini, in pratica a un loro prestanome; invece sorprendentemente il capo dello Stato non sollevò obiezioni. Diede via libera incassando un bel po’ di critiche preconcette. Ma c’era forse un perchè.
Un giorno si scriverà  la storia di questo settennato e si vedrà  che Mattarella, con spietata dolcezza, è riuscito a imbrigliare uno dopo l’altro tutti gli aspiranti “caudillos” della politica italiana.
Non ha manovrato spregiudicatamente come alcuni suoi predecessori, tuttavia anche lui si è mosso (senza darlo a vedere). Può darsi che in Conte, oltre alle comuni radici cattolico-democratiche, 24 mesi fa Mattarella avesse intravisto il personaggio giusto, l’antidoto che non ti aspetti alle ambizioni di 5 stelle e Lega, con le doti di astuzia, determinazione, ipocrisia e cinismo necessarie per contenere l’onda populista.
Sia come sia, Mattarella gli ha coperto le spalle in tutti i passaggi più scabrosi. Così in parte si spiega il mistero della sua resilienza. È fuor di dubbio che, senza un sostegno da lassù, Conte sarebbe già  caduto da un pezzo. Non gli sarebbero bastate nè l’abilità  alla Tarzan di saltare da un’alleanza all’altra, nè l’onnipresenza televisiva ai confini del narcisismo su cui il fido Rocco Casalino ha edificato buona parte della sua vasta popolarità .
L’altro segreto di Conte sta nella pochezza dei propri rivali. “Nulla se mi considero, molto se mi confronto”, è un modo di dire risalente a Sant’Agostino. Nel caso del premier, il detto sembra cucito su misura da un sarto.
Lui perlomeno ha una professione liberale, una laurea, un riconoscimento accademico e sa come destreggiarsi nei cavilli giuridici. Quando si esprime nella lingua di Shakespeare, che è l’esperanto dei consessi internazionali, non suscita l’ilarità  dei suoi più agguerriti rivali.
In patria trasmette un senso dèmodè di educazione che fa ancora presa sulla gente semplice, quella che si spellava le mani per Berlusconi e ora cerca un erede del Cav
La vera grande risorsa di Conte sta nella mediocrità  dei tempi, nel crollo delle ambizioni collettive, nella ricerca spasmodica dei surrogati. Il suo successo politico si riassume in una formula: è il classico monocolo «in terra caecorum». Ovvero, il meno peggio al potere.

(da “Huffingtonpost”)

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L’INCREDIBILE GAFFE DI GALLERA: “SE IL CONTAGIO E’ 0,50 SERVONO DUE PERSONE PER INFETTARNE UNA”

Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

L’INDICE RT E’ UN INDICE STATISTICO CHE INDICA SOLO IN TERMINI DI PROBABILITA’, NON E’ CERTO LA SOMMA CHE FA IL TOTALE… MA GALLERA SA DI COSA PARLA?

Scivolone imperdonabile di Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia.
Il frontman dell’emergenza coronavirus nella regione d’Italia più colpita è tornato in conferenza stampa: il 23 maggio, infatti, si è presentato davanti alle telecamere dopo aver abbandonato questa prassi al termine della fase più acuta dell’epidemia. Giusto in tempo per commettere uno strafalcione Gallera su indice contagio.
Giulio Gallera voleva commentare il buon dato dell’indice di contagio Rt della regione Lombardia al 23 maggio, ovvero 0,51. «Perchè, lo ricordiamo, 0,51 cosa vuol dire? — ha detto Gallera -. Che per infettare me, bisogna trovare due persone nello stesso momento infette perchè è a 0,50 no? E questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone nello stesso momento infette per infettare me. Questa è l’efficacia dell’azione e ciò che ci fa stare più tranquilli e confidenza. Quando è a 1 — ha concluso — vuol dire che basta che io incontro una persona infetta che mi infetto anche io».
L’errore è presto spiegato. L’indice Rt è un indice statistico che indica — in termini di probabilità  — quante persone è in grado di infettare un soggetto contagiato.
Non è certo la somma che, in questo caso, fa il totale, citando un famoso passaggio di Totò.
Invece, Giulio Gallera ha dimostrato una certa approssimazione nella lettura di un dato che invece è frutto di un calcolo più complesso di una semplice addizione.
Il concetto, che voleva essere il più divulgativo possibile, è stato ridotto praticamente a un discorso da salotto. Dove gli interlocutori, quando l’hanno sentito, sono rimasti più spaesati di prima. Prevalentemente perchè non credevano alle proprie orecchie.
In ultimo, andrebbe ricordato che, guardando al quadro individuale, la Lombardia ha più casi positivi della Cina e ogni giorno la metà  di quelli italiani. Però l’Rt sotto l’1. Ed è quindi delicata la scelta sull’apertura dei confini regionali anche se il governatore Fontana dice che il giro d’affari della regione dovrebbe essere tenuto in conto.

(da agenzie)

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ORA IN VENETO LITIGANO SU CHI HA IL MERITO DI AVER LIMITATO I MORTI PER IL CORONAVIRUS E CRISANTI SBOTTA: “IL PIANO VENETO SUI TAMPONI ERA UNA BAGGIANATA”

Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

ZAIA IN IMBARAZZO: “SI FA CONFUSIONE, DOVRO’ METTERE A POSTO I COCCI”… CRISANTI: “IO NON HO INTERESSI POLITICI, SE VOLETE CREDERE ALLE FAVOLE SIETE LIBERI DI FARLO”

Qualche settimana fa sui social girava un fotomontaggio: un album di figurine Panini ma non dei calciatori, bensì dei virologi. Era una burla ma probabilmente è anche per questo senso comune nei confronti degli scienziati che ora in Veneto si consuma uno dei testa a testa più duri dall’inizio della pandemia: quello tra il governatore del Veneto Luca Zaia e il direttore del laboratorio di Microbiologia di Padova Andrea Crisanti.
A nessuno dei due dispiace l’idea di essere ricordato come l’uomo dei tamponi, colui che ha salvato il Veneto dal coronavirus. Ma mentre all’inizio la diplomazia governava il rapporto tra questi due uomini con il piglio da leader, ora volano gli stracci.
Zaia sostiene che il merito vada al piano redatto dal suo Dipartimento di prevenzione ma Crisanti gli risponde senza tanti giochi di parole: “Baggianate”.
E così il governatore leghista, alla vigilia delle elezioni regionali e con un gradimento superiore al 60%, si ritrova nella paradossale di situazione di avere come contendente principale non un esponente della corrente avversa, bensì un virologo.
Non uno qualunque, peraltro. Andrea Crisanti, scienziato di fama internazionale dopo un lungo periodo all’Imperial College di Londra, emerge a livello nazionale in contrapposizione alla Regione Veneto subito 24 ore dopo il primo morto di coronavirus in Italia, che fatalità  è successo proprio a Vo’, in provincia di Padova.
Un carteggio datato 11 febbraio fa riferimento all’idea di Crisanti di sottoporre al tampone non solo coloro che mostravano sintomi compatibili con l’infezione, ma tutti coloro che rientravano dalla Cina.
“Esistono infatti pazienti asintomatici: portatori sani che pur non mostrando alcun segno della malattia sono stati contagiati e possono contagiare altre persone. Una verifica su tutti i potenziali malati, quindi, sarebbe auspicabile proprio sulla base delle indicazioni della comunità  scientifica internazionale”, fa presente il virologo.
La Regione gli risponde con il direttore della sanità  veneta Domenico Mantoan (in quota Lega): “Si chiede di conoscere sulla base di quali indicazioni ministeriali o internazionali si sia ipotizzata tale scelta di sanità  pubblica o se il suddetto percorso rientri all’interno di un progetto di ricerca approvato dal Comitato Etico per la Sperimentazione Clinica di riferimento”, si legge nel documento.
Il richiamo è al coordinamento centrale, “elemento imprescindibile per la corretta risposta all’emergenza”. Si precisa poi che “eventuali proposte in ambito assistenziale, discostanti da quanto ad oggi definito, devono essere condivise con la Direzione Prevenzione”.
Il documento si chiude facendo riferimento al fatto che una spesa del genere non rientrerebbe tra le prestazioni coperte dalla sanità  nazionale”.
L’aumento esponenziale dei contagi, dei decessi e delle zone rosse, metterà  a tacere i contendenti. Ma la ferita rimane aperta.
Andrea Crisanti si concentra su Vo’ e coordina la ricerca scientifica   unica al mondo sulla popolazione del paese colpito dal coronavirus, con ben tre cicli di tamponi a tutti i 3.300 abitanti.
Le interviste si moltiplicano sui media nazionali e internazionali ma anche il governatore Zaia, al ritmo di una conferenza stampa al giorno, guadagna terreno in termini di consensi. E mentre la Lombardia va a picco, il Veneto regge lo tsunami del virus.
Zaia e Crisanti, Crisanti e Zaia. In un paio di occasioni finiscono insieme in conferenza stampa ma non ci vuole tanto a interpretare lo spirito individualista di entrambi.
Giovedì arriva il giorno in cui in Veneto si registrano “zero contagi”.
Crisanti, ad Agorà  e a Radio3, spiega che il Veneto ha tagliato l’importante traguardo con largo anticipo rispetto alla simulazione statistica. Orgoglio da scienziato. Ma Zaia non apprezza e, ancora una volta, sottolinea che la vittoria è della squadra diretta dalla professoressa Francesca Russo, capo del Servizio di Prevenzione del Veneto.
Dice anche che la Russo aveva già  un piano tamponi. Crisanti ribatte: “Se la dottoressa Russo aveva un piano sui tamponi, deve spiegare perchè l’8 febbraio il suo ufficio mi ha intimato di non fare più i tamponi a chi tornava dalla Cina. Dire che aveva un piano è una baggianata. Vogliamo prendere in giro tutti?. Io non ho interessi politici, se volete credere alle favole siete liberi di farlo. Fino a ieri pensavo che collaborassimo e che i meriti venissero riconosciuti, io posso dimostrare tutto e loro no. La dottoressa Russo non scriverà  nessun report scientifico, perchè non ha nessun dato in mano”.

(da agenzie)

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SUCCESSO DEL FLASH MOB VIRTUALE PER COMMISSARIARE LA SANITA’ IN LOMBARDIA

Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

MASCHERINE LISTATE A LUTTO, MOLTI PARENTI DELLE VITTIME E PERSONALE SANITARIO METTONO SOTTO ACCUSA FONTANA E GALLERA

“Una farmacista oggi lavorerà  con addosso il fiocco. Due ragazzi prima di salire in moto ci hanno mandato la loro foto. E poi altra umanità . Così per tutto il giorno. Sulle vostre bacheche. Sulle nostre pagine”.
Oggi è il giorno clou della protesta contro la gestione dell’epidemia di coronavirus in Lombardia con le foto pubblicate sui social dai cittadini con le mascherine listate a lutto.
Sta registrando centinaia di adesioni il flash mob virtuale lanciato da I Sentinelli, Milano 2030 e Casa Comune.
Sulla pagine Facebook delle associazioni rimbalzano i selfie dei manifestanti virtuali con le coccarde nere o con le mascherine marcate col pennarello nero.
L’hashtag è   #SalviamoLaLombardia o #CommissariateLasanità inLombardia. Fra le persone che hanno aderito ci sono lavoratrici e lavoratori di ogni settore, ma anche molti infermieri, alcuni farmacisti, e poi giovani e tanti che hanno perso i famigliari per il Covid 19.
Centinaia e centinaia di foto con mascherine ‘a lutto’ con un nastrino nero applicato o solo disegnato e cartelli che chiedono il commissariamento della Sanità  di Regione Lombardia per la gestione dell’emergenza Coronavirus.
Tra le foto scattate e postate con la mascherina a lutto anche diverse di personale sanitario, medici e infermieri: una di loro, guarita e contagiata, chiede nel suo cartello “le dimissioni di Fontana e Gallera”.
“Per le persone care che ho perso — scrive ancora una ragazza -, per 32 giorni di quarantena senza diagnosi, senza assistenza medica, stando male per gli effetti collaterali dell’idrossiclorichina e per il sierologico che mi sono dovuta pagare per scoprire che non è mai stato Covid”. O ancora: “voler conoscere cause e responsabilità  di un disastro non è sciacallaggio”.

(da agenzie)

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