Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
I DATI NON RISPONDONO A CRITERI UNIVOCI, IN QUESTO MODO LA RIPARTENZA NON E’ ATTENDIBILE
Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe lo sta ripetendo da mesi, da quando è iniziata la conta quotidiana dei casi di coronavirus in Italia.
C’è qualcosa che non torna, più di qualcosa, nei dati che le regioni trasmettono quotidianamente e che determinano il monitoraggio dell’epidemia a livello centrale.
Dati falsi regioni? Semplicemente errori di trasmissione?
Pochi strumenti a disposizione per fornire i numeri corretti e che servirebbero al governo per strutturare una riapertura con criterio? Probabilmente c’è di tutto, in un mix che — da questo momento in poi — potrebbe essere molto rischioso per il Paese, perchè porterebbe inevitabilmente a decisioni sbagliate
Innanzitutto, c’è un criterio molto semplice che deve essere preso in considerazione: se sono le regioni che devono trasmettere i dati che determineranno la loro ripartenza, è quantomeno intuibile che tenderanno a dare delle risposte rassicuranti, sia per evitare di restare indietro rispetto ad altri territori italiani, sia per evidenziare o nascondere elementi della gestione politica e amministrativa dell’emergenza a livello regionale.
Esempi? A bizzeffe. Non è un caso che in Lombardia, ad esempio, non si sia mai fatta una vera e propria distinzione tra i dimessi dagli ospedali e le persone realmente guarite dal coronavirus: come si conteggia il numero dei guariti? Qual è il dato vero dei pazienti non più positivi al Covid? In quel dato rientrano anche le persone che, per sintomi più lievi, vengono dimessi dagli ospedali ma devono ancora terminare di combattere la loro battaglia con il virus?
Altro esempio: nella provincia autonoma di Trento, soltanto a fine aprile, il rapporto tra positivi e tamponi effettuati faceva registrare un pericoloso 4%. Nel giro di due settimane il rapporto scendeva allo 0,14%. Quasi annullato. Il problema stava all’origine: alcuni errori di calcolo avevano permesso la trasmissione di un dato scorretto.
Lo stesso vale per la regione Marche che ha iniziato a conteggiare arbitrariamente, da un momento all’altro, soltanto i casi sintomatici. Ma, come sappiamo bene, sono proprio gli asintomatici positivi le persone che maggiormente rischiano di contagiare gli altri e di far partire nuovi focolai. Per non parlare del numero dei tamponi: in alcune regioni se ne fanno meno per avere meno possibilità di ‘incontrare’ pazienti positivi al coronavirus.
In queste condizioni, sottolineano gli esperti, non è possibile contare su dati precisi per poter organizzare una ripartenza sicura per tutto il territorio italiano. Con il lockdown ci è andata bene: tutti restavano nelle proprie abitazioni, a prescindere dai dati. Adesso che questi sono fondamentali per misurare le diverse reazioni del Paese alla ripresa delle attività , scopriamo tutti i limiti dei sistemi di tracciamento delle regioni. Ed è un grosso problema.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
TAMPONI, CONTACT TRACING E TEST SERIOLOGICI
Dopo quelli elencati a marzo, il Fatto Quotidiano oggi apre con i dieci nuovi errori della
Lombardia, partendo dalla curiosa (o comprensibilissima) riduzione dei tamponi per arrivare all’ospedale in Fiera. Vediamo i primi tre:
1. Tamponi.
La Regione Lombardia è ancora drammaticamente indietro nel numero di tamponi eseguiti. A livello nazionale è al 12° posto, con 64 test per 100 mila abitanti. La media ormai consolidata è di 12 mila tamponi al giorno. Di questi, solo il 50% è diagnostico, cioè eseguito per la prima volta. Con numeri così esigui è difficile aver un quadro epidemiologico chiaro. Rispetto alle segnalazioni di casi sospetti che arrivano alle Ats dai medici di base, è ancora forte il ritardo nell’esecuzione dei test. L’esempio più clamoroso è quello di Brescia: a fronte di 624 casi sospetti Covid segnalati tra il 18 e il 21 maggio, è stata eseguito un solo tampone.
n tutto, dall’inizio della Fase 2, dal 4 maggio, è stato testato — secondo un report riservato della Regione — soltanto 1 caso sospetto su 3. Scarseggiano i reagenti (sempre a Brescia, lo screening su 3 mila lavoratori si è dovuto bloccare e i campioni di sangue sono finiti nel congelatore, in attesa di tempi migliori). Infine, tardiva è stata la scelta di effettuare test prima a medici e infermieri. Risultato: record di operatori sanitari contagiati.
2. Contact tracing.
Lo scopo è individuare in modo rapido possibili nuovi focolai. Anche qui, bersaglio mancato. Secondo il consigliere regionale Pd Samuele Astuti, per ogni contagio le Ats seguono solo due contatti. In Veneto, invece, fino a 12. Il mancato tracciamento epidemiologico è stata una delle cause delle diffusione esponenziale registrata nella Fase 1.
3. Test Sierologici.
Sono partiti in ritardo e la Regione ha puntato su un solo test (Diasorin), con una gara di assegnazione finita anche sul tavolo della procura di Milano. Al 21 maggio i test eseguiti erano 113.709: molto pochi. Il 19% è risultato positivo, cioè 22 mila persone che dovranno essere testate con i tamponi.
Una settimana fa, la Regione assicurava che entro massimo 48 ore a queste persone sarebbe stato effettuato il tampone. A oggi, non è dato sapere se questo sia successo e per quanti. Vi è poi la questione dei test rapidi, sostenuti a gran voce dal virologo Massimo Galli, ma bocciati dalla Regione.
In alcuni comuni —come Cisliano —i sindaci hanno eseguito autonomamente test rapidi, individuando alte percentuali di positivi agli anticorpi. A queste persone l’Ats non ha ancora eseguito il tampone, non considerando valido il test sierologico rapido.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
MANIFESTAZIONE ALLA “BAGGINA” DEI PARENTI DEGLI ANZIANI MORTI PER CORONAVIRUS
Graziella, Ivana, Bruno, Rina, Guido, Concetta, Renzo, Rosario… la lista continua a lungo, riempiendo il lenzuolo bianco appeso sulla cancellata del Pio Albergo Trivulzio e togliendo il fiato di chi si sofferma a leggere.
I freddi numeri che ormai da mesi siamo abituati a sentire nel macabro conteggio di contagiati e vittime del Covid-19 celano storie di persone che non ci sono più, di famiglie che ne piangono la perdita o, nel migliore dei casi, vivono nell’angoscia che la prossima telefonata sia quella che nessuno vuole ricevere.
Per “celebrare il ricordo dei morti e per testimoniare solidarietà ai vivi” oggi pomeriggio di fronte alla “Baggina” si è svolta la manifestazione organizzata dal Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio, con la partecipazione di tanti altri familiari di ospiti di RSA, tutti uniti da storie tristemente simili, che hanno trasformato le case di riposo da luogo di accudimento delle persone più fragili a palcoscenico della vicenda più dura e inquietante di questa dolorosa crisi epidemiologica.
La folla radunata di fronte al PAT non perde il self-control che, in tutta questa vicenda, ha accompagnato il portavoce Alessandro Azzoni e gli altri parenti che ne condividono il destino.
Non ci sono richieste di condanne esemplari, nè sfoghi di rabbia, ma la giusta esigenza dell’accertamento delle responsabilità e, soprattutto, richieste precise per il futuro, a partire dalla possibilità di effettuare visite protette così da ridare agli anziani ospiti delle RSA almeno quel calore familiare che ormai da mesi non possono ricevere.
Le testimonianze di chi si impegna in questa battaglia di civiltà sono toccanti, come i fiori portati all’ingresso della struttura, struggente il cartello con scritto “Papà mi manchi” e quello che ricorda la data dell’addio (“15-5-2020 Sei volata in cielo, ciao Mamma”), ma anche inquietanti come la testimonianza della signora Angela, che ha da poco perso la madre, che frequentava il PAT per attività di riabilitazione.
Come molti altri parenti di vittime, Angela non ha saputo niente di quanto stesse accadendo, fino a quando non è stato troppo tardi. Nel suo caso, la circostanza davvero incredibile è che Angela ha lungamente lavorato proprio al Trivulzio, fino allo scorso dicembre. Tutti la conoscevano, così come sua madre, ma nessuno ha sentito il bisogno di avvisarla, anche informalmente.
“Mi hanno tolto la vita”, afferma, mostrando una foto della mamma quando ancora non c’erano ragioni per temere nulla di tutto questo. Un dolore lancinante, soprattutto per chi, dopo una lunga militanza lavorativa, si sente tradito dalla struttura: “Lo hanno fatto per uno scopo ben preciso: per realizzare”, ci dice, con le lacrime agli occhi.
(da Open)
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Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
E’ STATA UNA DELLE PRIME ITALIANE A VINCERE IL CONCORSO IN MAGISTRATURA… LA RINUNCIA COSCIENTE AD AVERE FIGLI “PERCHE’ NON SI METTONO AL MONDO ORFANI”
Bisogna ammettere che di Francesca Morvillo si è sempre detto poco, ma non certo perchè lei fosse
una “costola”, un accessorio muto del marito, ma perchè Giovanni Falcone ieri come oggi è sempre stato considerato un eroe, la sua di luce avrebbe messo all’ombra chiunque, anche una moglie come la Morvillo.
Era una donna mite e discreta ma il suo ruolo nella vita del marito è stato così importante che oggi molti amici della coppia affermano che forse il Falcone che abbiamo conosciuto non avrebbe avuto tale forza e determinazione senza di lei.
Prima di tutto partiamo da una considerazione. Quando il 23 maggio del 1992, alle 17.58, una carica di cinque quintali di tritolo fece saltare in aria un pezzo dell’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, vicino a Palermo, azionata dalla mano Giovanni Brusca, uccidendo il giudice Giovanni Falcone insieme alla sua scorta, e alla moglie appunto, Francesca non era lì per caso. Non fu un inciampo. Sapeva che prima o poi la mafia avrebbe ucciso anche lei e lei non si è mai tirata indietro.
Francesca Morvillo è la prima e unica magistrata assassinata nel nostro Paese. E’ stata una delle prime italiane a vincere il concorso in magistratura nel 1968, ha avuto una carriera brillante molto prima di conoscere Giovanni. E’ stata Sostituto Procuratore al Tribunale dei Minori di Palermo, prima che l’italiano media conoscesse il nome di Falcone.
Si conoscono a casa di amici nel 1979. Sono entrambi sposati e lui era appena tornato a Palermo dopo 14 anni di assenza. Succede che si innamorano e lasciamo i loro compagni. Francesca sa molto bene cosa fa. Sa che non sarà facile che lui non è un uomo come tanti. E Giovanni dal canto suo sa che solo una collega che si batte con passione per la giustizia come Francesca può sopportare tutto quello che gli anni insieme riserveranno a entrambi.
Da subito una scorta che non li lascerà mai e poi la rinuncia ad avere figli perchè come le disse un giorno Giovanni “Francesca, non si mettono al mondo orfani”.
Le foto che abbiamo di lei sono quasi tutte sorridenti, ma possiamo immaginare quanto sia stata dura. Dopo il periodo all’Asinara, è tornata a lavorare, non ha mai lasciato il suo impiego di magistrata e ha sempre aiutato Giovanni, per senso di giustizia e amore per la legalità ogni volta che lui le sottoponeva i suoi provvedimenti più delicati. Spesso lei è stata in disaccordo e glielo ha detto.
Si sposano, e poi arriva il momento in cui dopo il primo attentato sventato mentre sono in vacanza lui vuole divorziare per salvarla, ma lei resta, non solo per amore ma perchè Lei è una donna di Stato e quella è anche la sua guerra alla Mafia.
Altro che ombra… Francesca Morvillo è stata luce, è stata la degna compagna di un uomo non certo comune.
Sapete, forse è stata più coraggiosa, più caparbia, ostinata, eroica, perchè ha sempre saputo che non sarebbe stata ricordata mai quanto lui, ma è andata incontro alla morte lo stesso. Per amore di giustizia e per amore di un Uomo.
(da Globalist)
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Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
IL CORONAVIRUS NON HA BLOCCATO LA VOGLIA DEI GIOVANI DI DIRE NO ALLA MAFIA
Erano le 17.57 quando il giudice Giovanni Falcone, insieme alla moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e ai suoi tre agenti di scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, sono stati fatti saltare in aria mentre attraversavano un tratto dell’autostrada A29.
Era il 23 maggio 1992 e le immagini di quel brutale attentato mafioso, nei pressi di Capaci (Palermo), sconvolsero tutta l’Italia. Cosa Nostra si era voluta liberare di uno dei magistrati antimafia più temuti, un uomo con la schiena dritta.
Un’uccisione fortemente voluta dal boss Salvatore Riina anche se poi fu Giovanni Brusca a coordinare i dettagli dell’attentato. Da quel giorno sono trascorsi 28 anni.
Oggi, per la prima volta, a causa dell’emergenza sanitaria del Coronavirus e del conseguente divieto di assembramenti, non si terranno manifestazioni pubbliche, non ci sarà la cerimonia nell’aula bunker dell’Ucciardone e non salperà la nave della Legalità . Ci sarà , invece, un flash mob, “Palermo chiama Italia”, organizzato dalla Fondazione Falcone: verranno sventolati lenzuoli bianchi per ricordare sia la strage di Capaci che quella di via D’Amelio (in cui perse la vita Paolo Borsellino e i suoi cinque agenti della scorta il 19 luglio 1992). “Il coraggio di ogni giorno” è il tema di questa edizione, dedicata inevitabilmente a chi si è distinto nel quotidiano anche e soprattutto in questi mesi di emergenza per il nostro Paese.
Il discorso di Mattarella
Alle 8.35 è cominciata la diretta dal Ministero dell’Istruzione: sono già state srotolate le gigantografie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e delle loro scorte. Pubblicato anche il video-messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella:
I due attentati del 1992 segnarono il punto più alto dell’assedio della mafia nei confronti dello Stato colpendo magistrati di grande prestigio e professionalità che, con coraggio e determinazione, gli avevano inferto colpi durissimi svelando nell’organizzazione legami e attività illecite. I mafiosi, nel progettare l’assassinio dei due magistrati, non avevano previsto un aspetto decisivo, quel che avrebbe provocato nella società . Nella loro mentalità criminale non avevano previsto che l’insegnamento di Falcone e Borsellino, il loro esempio, i loro valori, sarebbero sopravvissuti rafforzandosi oltre la loro morte, diffondendosi e trasmettendo aspirazione di libertà dal crimine, radicandosi nella coscienza e nell’affetto delle tante persone oneste. La mafia si è sempre nutrita di complicità e di paura, prosperando nell’ombra. Le figure di Falcone e Borsellino hanno fatto crescere nella società il senso del dovere e dell’impegno per contrastare la mafia e per far luce sulle sue tenebre, infondendo coraggio, suscitando rigetto e indignazione, provocando volontà di giustizia e legalità . I giovani sono stati tra i primi a comprendere il senso del sacrificio di Falcone e Borsellino e ne sono divenuti i depositari, anche gli eredi. Dal 1992, anno dopo anno, nuove generazioni di giovani si avvicinano a queste figure esemplari e si appassionano alla loro opera e alla dedizione alla giustizia che hanno manifestato. Cari ragazzi, il significato della vostra partecipazione in questa giornata è il passaggio a voi del loro testimone, siate fieri del loro esempio e ricordatelo sempre.
Nel corso della giornata interverranno la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho, il capo della Polizia Franco Gabrielli. A seguire verrà depositata una corona, in memoria degli agenti uccisi da Cosa Nostra, alla Stele di Capaci: a farlo saranno Maria Falcone, sorella di Giovanni, e Tina Montinaro, moglie di Antonio.
Alle 17.58, invece, è previsto il momento del silenzio sotto l’Albero Falcone e, in contemporanea, dal Giardino di Capaci. Quest’anno, per la prima volta, non ci sarà la partecipazione dei cittadini.
Quest’anno, come dicevamo, non ci sarà il tradizionale viaggio da Civitavecchia a Palermo che ogni anno ospitava centinaia di studenti e docenti da tutta Italia. Ci sarà , invece, un collegamento dalla nave delle legalità per raccontare le storie delle scuole italiane che negli anni passati hanno partecipato a questo viaggio.
La nave Splendid della SNAV, che in questi anni ha accompagnato i ragazzi nella traversata del 23 maggio, è attraccata al porto di Genova dopo essere stata trasformata in un ospedale galleggiante per i malati di Covid-19.
Il corteo per le vie del centro di Palermo, invece, sarà sostituito da un flash mob voluto dalla Fondazione Falcone che ha chiesto a gran voce di appendere un lenzuolo bianco sui balconi di casa, affacciandosi tutti insieme alle ore 18
Sarà possibile seguire tutte le manifestazioni sui canali social del Ministero dell’Istruzione e della Fondazione Falcone oltre che sui canali Rai. Due i programmi dedicati da Ra 1: “Uno Mattina in Famiglia” dalle 7.45 e “Italia sì” dalle 16.40.
(da Open)
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Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
LA TELEFONATA DEL GUP DI CATANIA A SALVINI PER RASSICURARLO VIENE FATTA ANCHE AI POVERI CRISTI?… E CHE GARANZIE DA’ UN PM CHE DOVREBBE SOSTENERE L’ACCUSA A SALVINI DI SEQUESTRO DI PERSONA QUANDO POTREBBE TRATTARSI DELLO STESSO CHE AVEVA CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE?… IL MINISTRO BONAFEDE NON HA NULLA DA DIRE?
Dopo la lettera di Salvini al presidente Mattarella in cui chiede che si faccia portavoce con la
Procura di Catania, dove a ottobre si svolgerà l’udienza preliminare che lo vede imputato di sequestro di persona aggravato, affinchè gli sia “garantito un processo imparziale” (neanche fossimo in un regime sovranista) oggi ci tocca leggere che il presidente dei gup di Catania Nunzio Sarpietro ha contattato l’imputato per dirgli: «Non si preoccupi, senatore Salvini. Avrà un processo giusto, sereno e imparziale. Io sono un magistrato al di sopra di ogni sospetto”,
Siamo arrivati al punto che un magistrato si deve giustificare di fronte a un potente politico o forse la procura di Catania telefona a tutti, anche a chi ha rubato una gallina per rassicurarlo che avrà un processo imparziale?
Se fosse vera la prima ipotesi è la premessa di un “giudizio sereno”?
Ma andiamo avanti.
E’ vero che il pubblico ministero, salvo sorprese, dovrebbe essere il sostituto procuratore Andrea Bonomo, ovvero colui che a conclusione delle indagini aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo?
L’esito dell’udienza (o delle udienze, se la trattazione del procedimento non dovesse esaurirsi in una sola giornata) non è per niente scontato.
Se Salvini non dovesse chiedere di essere giudicato con il rito abbreviato, le alternative sarebbero solo due: proscioglimento o rinvio a giudizio.
La Procura (guidata da Zuccaro), verosimilmente, insisterà per il proscioglimento ma non è detto, ancora una volta, che il giudice si dica d’accordo, e quindi potrebbe ben accadere che l’ex ministro si veda rinviato a giudizio dinanzi ad una sezione penale del Tribunale di Catania, ossia quella competente in materia di reati contro la persona e il patrimonio.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
BRAVO COMUNICATORE, IMPEGNATO NEL SOCIALE, CONTROCORRENTE, MODERATO, CON FANS CLUB SUI SOCIAL: UN PROFILO CHE PIACEREBBE A MOLTI PARTITI
Per la coalizione, sostiene una fonte dai piani alti di Forza Italia, “sarebbe una speranza per tutti, una candidatura unitaria e un segnale di forte discontinuità ”. Un senatore della Lega vede “attorno a lui un favor ampio e trasversale”. E tutti concordano nel far notare che piace anche a Fratelli d’Italia.
Insomma, decidesse davvero di darsi alla politica militante, Catello Maresca, nella Campania che si appresta a nuove elezioni regionali, troverebbe già pronto un campo in cui scendere.
Supportato dal centrodestra contro l’attuale governatore Vincenzo De Luca, sicuramente ricandidato – dopo l’abilità anche mediatica con cui ha superato la prova dell’emergenza Covid – dal Pd e alleati.
Ma il pm antimafia, già sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale Antimafia e oggi sostituto procuratore della Procura Generale di Napoli, non dispiacerebbe neanche al Movimento Cinque Stelle – “anche se non c’è stato alcun abboccamento”, si affrettano a chiarire i grillini napoletani.
E c’è pure chi pensa di riunire attorno al suo nome un grande schieramento civico moderato senza bandiere di partito, sul modello del primo de Magistris.
In un’intervista a fanpage.it, Maresca ha scandito: “Il politico di professione non lo farò mai”, aggiungendo (con l’augurio “che questo avvenga il più tardi possibile”): “Se si dovessero creare le condizioni per poter dare un contributo da uomo delle istituzioni in un palazzo diverso da quello di giustizia, allora valuterò”. Parole che hanno acceso le speranze di tanti dentro e fuori i palazzi della politica.
Quarantotto anni tra tre giorni, Maresca, napoletano di Portici – la città limitrofa al capoluogo dove ha frequentato il liceo – ha molti ammiratori, come dimostrano le tante pagine, veri e propri fan club stile rock star, che lo sostengono su Facebook. “Ma ha anche tanti detrattori – sostiene una persona che ha lavorato al suo fianco – questione di carattere, non si è mai preoccupato di andare controcorrente”.
Di recente tra i protagonisti della scena nazionale per aver denunciato le scarcerazioni dei mafiosi causa coronavirus e sferrato un attacco frontale al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, il magistrato, che da dodici anni vive sotto scorta, era già molto noto a Napoli e in Campania.
Grande tifoso degli azzurri, autore di articoli e libri contro le mafie, spesso ospite nelle scuole per promuovere la cultura della legalità , impegnato nel sociale e sul fronte della contrasto alla criminalità anche con l’associazione “Arti e mestieri”, che si occupa del recupero di ragazzi a rischio.
Ripete sovente: “Io faccio politica tutti i giorni, stando vicino alla gente, nei quartieri difficili”. In realtà – anche se non tutti lo ricordano – la politica militante l’ha già fatta: aveva 21 anni, fu candidato con una lista civica ed eletto consigliere comunale a San Giorgio a Cremano, la città di Massimo Troisi.
Una passione mai nascosta, quella per la politica, alla quale il magistrato controcorrente col pallino della comunicazione – “per criticarlo gli dicono che va spesso in tv, ma è per far sapere quello che fa lo Stato contro le mafie, per opporre il fascino della legge alla fascinazione della criminalità ”, precisa un amico – potrebbe decidere di tornare. Troverebbe sicuramente ad aspettarlo, si è detto, il centrodestra, in cerca di un candidato forte da opporre “al generale De Luca, che va destituito assolutamente” e diviso sul fatto che si riesca a raggiungere l’obiettivo puntando sull’ex Governatore Stefano Caldoro. Maresca gode di grande stima specie nei forzitalioti vicini a Mara Carfagna.
Tra loro, il deputato Paolo Russo, che del magistrato napoletano elogia la grande competenza professionale, sottolineando “il privilegio che abbiamo avuto di ascoltarlo su questioni di politica giudiziaria assai rilevanti, per esempio contro l’abolizione della prescrizione, e da ultimo, contro le scarcerazioni a go go”
Il pm antimafia accetterebbe il corteggiamento dello schieramento di cui farebbero parte anche Lega, Fratelli d’Italia e con buona probabilità pure gli ex esponenti di Scelta Civica? Difficile ipotizzare una risposta.
Di certo Maresca è un moderato – fanno notare quelli che lo conoscono bene – come dimostra anche il fatto che la sua corrente in magistratura sia Unicost, per l’appunto la più moderata. Ha il profilo dell’uomo di legge del tipo che piace anche ai Cinque Stelle.
Al punto che, fa notare più d’uno tra i grillini napoletani, qualora il Pd rinunciasse a ricandidare De Luca, si potrebbe ragionare sulla possibilità di puntare su di lui, uniti e dalla stessa parte.
E se Maresca decidesse, invece, di candidarsi al Comune? Maggio 2021, la data del rinnovo del Consiglio di Palazzo San Giacomo è lontana, l’ipotesi che il pm anticamorra possa replicare l’esperienza del magistrato due volte sindaco de Magistris, pure. Almeno per il momento. L’attenzione di tutti resta concentrata sulle regionali. E sulle mosse di Catello Maresca.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
UNA FOTO DI MATTARELLA CHE RIDE ACCOMPAGNATA DA DUE RIGHE IN CUI UN GIORNALE SOVRANISTA LO ACCUSA DI NON AVER CELEBRATO LA “FESTA DELLA FAMIGLIA” SCATENA GLI INSULTI DEI SOLITI LEONI DA TASTIERA (TIMORATI DI DIO)
Ancora una volta i social si dimostrano lo specchio del Paese, o di parte di esso. E così accade che
la Onlus Pro Vita & Famiglia condivide una serie di considerazioni in cui si attacca il governo e la Presidenza della Repubblica per non aver rilasciato dichiarazioni sulla Festa della Famiglia pubblicate su un giornale (nella giornata di ieri), e quel post inizia a raccogliere una serie di insulti a Mattarella.
Non tanto per il contenuto dell’articolo, ma per la foto scelta che mostra il capo del Quirinale ridere.
Insomma, la foto scelta — non da Pro Vita & Famiglia Onlus, ma dal giornale che ha riportato in un piccolo box le parole di Toni Brandi e Jacopo Coghe — ha, di fatto, aizzato i toni nei commenti degli utenti che seguono la pagina dell’associazione.
Il contenuto del pezzo, pochissime battute, è un’accusa alle istituzioni che non hanno rilasciato alcuna dichiarazione per la Festa della Famiglia mentre ne hanno lasciate per la giornata mondiale contro l’omofobia.
Ovviamente, per motivi di deontologia professionale, i nomi degli utenti (non possiamo parlare di persone dato che alcuni di loro commentano con profili palesemente fake, con nomi di fantasia e foto prese dal web) sono stati oscurati. Ma la mole di commenti e insulti a Mattarella è notevole.
Si tratta, per l’ennesima volta, di un attacco al Presidente della Repubblica, la carica più alta dello Stato. Accuse e insulti anche per la sua risata, decontestualizzata e che non ha nulla a che vedere con il contenuto di quell’articolo
(da Giornalettismo).
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Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
UN’ALTRA PAGINA IGNOBILE DELLA POSSIBILITA’ DI DARE UN VOUCHER INVECE CHE IL RIMBORSO, COME PER ALTRI SETTORI DEL TURISMO… NON SI ‘E MAI VISTO UNO STATO CHE LEGALIZZI L’APPROPRIAZIONE INDEBITA (INFATTI L’EUROPA CI HA INTIMATO DI REVOCARE LA NORMA ENTRO FINE MESE)
Arrabbiati con gli organizzatori dei due attesissimi concerti italiani di Napoli e Lucca, cancellati il 18 maggio scorso, i fan italiani le cantano chiare a Sir Paul McCartney, ma lo fanno educatamente, in richiesta di un suo aiuto.
Il brano si intitola YesterPay – No voucher please – Paul, help us! e riprende chiaramente la melodia di Yesterday dei Beatles: “Paul, ho la metà dei soldi in banca che avevo prima/ Mi dicono che posso andare da un’altra parte ma non dicono dove/ Ho pagato per te Paul ma ora vorrei tanto essere rimborsato”.
Il video mostra i fan dell’ex Beatle con in mano i tagliandi acquistati in prevendita e ormai inservibili, con accanto le cifre spesso ingenti, spese per assicurarsi un posto in platea. Giovani, anziani, ragazzi alla prima esperienza live con il grande Macca, mostrano anche gli album della loro collezione, forse gli stessi che avrebbero portato con loro con la speranza, forse, di un autografo.
Gli organizzatori intanto rispondono così alle critiche che arrivano da associazioni dei consumatori e dai tanti fan delusi. Sostenendo la loro posizione su quanto prevedono i decreti del governo a proposito dei voucher, i promoter italiani di McCartney D’Alessandro & Galli, scrivono: “Il voucher è di fatto un rimborso. È lo strumento introdotto dal Governo con appositi provvedimenti normativi per dare concreto supporto alle imprese del settore martoriate dalla sospensione dell’attività ”.
Poi D’Alessandro e Galli sottolineano le difficoltà che la pandemia e il successivo lockdown ha determinato per l’industria della musica dal vivo: “Tutta la filiera della musica live, che annovera più di 400.000 lavoratori tra le sue fila, ha dovuto subire la decisione della chiusura e della sospensione con danni incalcolabili. Ai consumatori viene assicurato il controvalore economico di una prestazione divenuta ahimè impossibile, non certo per una scelta nostra, ma in forza di disposizioni di legge necessarie per fare fronte ad una emergenza senza precedenti”
Intanto, il Codacons pensa ad una class action europea contro il ricorso ai voucher. In una nota sottolinea come “dal Lucca Summer Festival all’Arena di Verona, fino a tantissimi altri live” sono stati annullati a causa del coronavirus, e chiede quindi “l’immediata restituzione di quanto pagato dagli utenti per eventi e concerti saltati, e le dimissioni del Ministro della cultura Dario Franceschini”.
All’associazione sono arrivate le richieste di aiuto di migliaia di spettatori che si sono visti cancellare concerti e altri spettacoli previsti per i prossimi giorni.
Il Codacons sta per questo pensando ad un ricorso alla Commissione Europea: “In questo momento i diritti dei consumatori sono calpestati sia dal Governo, che col Decreto rilancio ha introdotto la misura dei voucher come forma di rimborso di eventi annullati, sia dagli organizzatori degli spettacoli, che pur consapevoli che i concerti di alcuni artisti non saranno più replicati, rifiutano di restituire quanto pagato dagli spettatori, concedendo solo buoni da spendere per altri spettacoli” ha spiegato il presidente Carlo Rienzi.
“E’ un po’ come se un consumatore acquistasse una automobile, e al suo posto gli venisse concesso un buono per acquistare una barca, nonostante l’acquirente non sappia nuotare o non ami il mare. Di fronte a tale situazione il Ministro della Cultura Franceschini farebbe bene a dimettersi”.
Di qui l’esposto alla Commissione Europea affinchè apra una procedura di infrazione contro l’Italia per aver introdotto l’illegale strumento del voucher come unica forma di rimborso, e una azione collettiva contro gli organizzatori di eventi da parte degli spettatori che hanno acquistato i biglietti per spettacoli annullati.
“Da oggi possono scaricare sul sito dell’Associazione il modulo di diffida da inviare per ottenere il rimborso in denaro”, fa sapere il Codacons, “siamo disponibili anche a dare informazioni su come compilare il documento”.
(da agenzie)
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