Destra di Popolo.net

FOCOLAIO CORONAVIRUS ALLA BARTOLINI DI BOLOGNA: 45 POSITIVI

Giugno 25th, 2020 Riccardo Fucile

NELLA DITTA DI LOGISTICA ATTIVITA’ RIDOTTA AI MINIMI TERMINI, PROSEGUONO I CONTROLLI

Quarantacinque operai positivi, un ricovero in ospedale, centinaia di tamponi già  fatti o ancora da eseguire nei prossimi giorni ai lavoratori e alle loro famiglie.
L’aumento dei contagi a Bologna – 17 quelli registrati soltanto ieri – è dovuto in gran parte al focolaio scoppiato in un’azienda di logistica, la Bartolini, che grazie al superlavoro degli esperti della Sanità  pubblica si sta cercando faticosamente di spegnere.
Il picco di casi era stato comunicato nei giorni scorsi dalla Regione, e riguarda un reparto di stoccaggio dove lavorano i magazzinieri della ditta.
Nei giorni scorsi l’area è stata sanificata e l’attività  lavorativa ridotta ai minimi termini perchè sono tanti i dipendenti finiti in isolamento precauzionale in attesa dei test.
I controlli sono stati allargati a numerosi dipendenti ( che appartengono a più cooperative) e alle famiglie secondo la logica dei ” cerchi concentrici”: parti da un episodio e ti espandi sempre di più alla rete dei contatti. Per questo non si può escludere che, a partire da oggi, i numeri siano destinati a salire ancora.
Il caso è strettamente monitorato dall’Ausl, dal Comune e dall’assessorato alla Sanità . In particolare è il settore della logistica a ricevere attenzioni particolari in questo periodo.
Pierluigi Viale, direttore delle Malattie infettive del Sant’Orsola, invita alla calma: ” Soltanto degli incompetenti possono permettersi di dire che il virus non c’è più. Io ho sempre recitato la parte del gufo chiedendomi non se ci sarebbe stato un focolaio, ma quando. Perchè quando si passa da una fase pandemica a una endemica, il virus circola sotto traccia e può scoppiare un incendio. È proprio il caso che stiamo studiando. C’è poi una considerazione importante da fare: non siamo davanti a un cluster di malati ma di infetti, la stragrande maggioranza di queste persone non ha sintomi e soltanto una è ricoverata in ospedale nel reparto di Malattie infettive. Siamo riusciti a identificare il focolaio proprio perchè il nostro sistema funziona e abbiamo la possibilità  di andare a scovare subito i positivi. La differenza con quattro mesi fa è che oggi siamo pronti, non ci facciamo prendere alla sprovvista. La situazione è sotto controllo, è in corso l’attività  per capire le reali dimensioni del contagio. Non siamo nè ottimisti nè pessimisti”.
Nell’ultima settimana Bologna ha visto un balzo in avanti nei contagi e nelle persone in isolamento. Per quanto riguarda i 17 casi di ieri, 13 persone non hanno sintomi come tosse e febbre. Sempre l’area metropolitana ha registrato il numero di morti più alto rispetto al resto della regione: 5 su 9. Tra le vittime un bolognese di 59 anni.
Anche il bollettino su scala regionale restituisce dati in aumento: 44 i nuovi positivi, di cui 33 asintomatici, numero che non si vedeva da quasi un mese. Il tutto sulla base degli esiti di seimila tamponi e 1.156 test sierologici. Oltre alla provincia di Bologna, i dati di contagio più alti sono a Reggio Emilia (+ 8) e in Romagna (+11). Gli altri 4 decessi sono avvenuti nelle zone di Parma, Reggio e Rimini: 4.245 dall’inizio dell’epidemia. Restano confortanti altri indicatori, come il numero di ricoveri in terapia intensiva (stabile a 12) e quello negli altri reparti Covid (quattro in meno, 117 in tutto). Infine, ci sono altri 50 guariti.

(da agenzie)

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CONTRABBANDIERI CON IL REDDITO DI CITTADINANZA: DUE ARRESTI

Giugno 25th, 2020 Riccardo Fucile

A BACOLI LA GDF SEQUESTRA SETTE QUINTALI DI SIGARETTE… AVEVANO PRECEDENTI PENALI MA PERCEPIVANO IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato in un deposito di Bacoli sette quintali di sigarette di contrabbando prive del contrassegno di Stato e tratto in arresto due responsabili.
I finanzieri del Gruppo di Nola hanno sorpreso i due contrabbandieri mentre scaricavano da un furgone le stecche di sigarette per custodirle in un magazzino nella disponibilità  di uno di loro.
Entrambi gli arrestati, un 52enne di Napoli e un 67enne di Bacoli, gravati da diversi precedenti, sono risultati percettori del reddito di cittadinanza.
La loro posizione è stata, pertanto, segnalata, oltre che all’Autorità  Giudiziaria, anche all’INPS per la sospensione del beneficio illecitamente incassato, in corso di quantificazione.

(da agenzie)

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NUOVO VIDEO SHOCK SULLA POLIZIA USA: L’ARRESTO DI UN GIOVANE ISPANICO, MORTO DOPO 12 MINUTI BLOCCATO A TERRA

Giugno 25th, 2020 Riccardo Fucile

SI ABBIA IL CORAGGIO DI DIRE CHE LA POLIZIA AMERICANA E’ PIENA DI DELINQUENTI

Il filmato è stato pubblicato due mesi dopo la morte di Carlos Ingram Lopez, che durante i lunghi 12 minuti di arresto implora un po’ di acqua e dice di non poter respirare
A un mese dall’omicidio di George Floyd a Minneapolis, negli Stati Uniti scoppia un nuovo caso dopo la diffusione di un nuovo video che mostra la brutalità  della polizia a Tucson, in Arizona. La vittima questa volta è un ispanico 27enne, Carlos Ingram Lopez, morto durante l’arresto avvenuto lo scorso 21 aprile fa a Tucson.
Solo ora la polizia ha diffuso nel immagini registrare dalla bodycam di uno degli agenti coinvolti, nella quale si vedono i poliziotti inseguire l’uomo in casa, per poi ammanettarlo, tenendolo con la faccia contro il pavimento per circa 12 minuti.
Per tutto il tempo l’uomo implora un po’ di acqua, riuscendo a mormorare a fatica «Non posso respirare», finchè non è morto.
Tre poliziotti che hanno svolto l’arresto, due bianchi e un afroamericano, si sono dimessi, seguiti dal capo della polizia, Chris Magnus.
Prima della pubblicazione del video, ricorda il New York Times, Magnus aveva descritto la polizia di Tucson come una delle più progressiste degli Stati Uniti, in precedenza aveva già  vietato ai suoi uomini l’uso del blocco al collo, spingendo i suoi agenti a seguire dei corsi di formazione culturale e sulla gestione delle situazioni di crisi.
Solo dopo la diffusione del video da parte della stessa polizia, Magnus ha chiarito che gli agenti non hanno usato la tecnica di blocco al collo per arrestare Lopez, ma hanno comunque violato le linee guida di addestramento
Secondo la perizia dei medici legali, Lopez è morto per una combinazione del blocco a terra in posizione prona, con addosso un cappuccio anti-sputo, e di un arresto cardiaco.
L’autopsia ha poi fatto emergere un’intossicazione di cocaina. I tre agenti, Samuel Routledge, Ryan Starbuck and Jonathan Jackson, hanno tentati un massaggio cardiaco su Lopez, oltre a iniettargli il Narcan, un farmaco usato per rianimare persone in overdose, ma inutilmente.
L’intervento della polizia era nato dopo la segnalazione di un uomo dal comportamento scombinato, che andava in giro senza vestiti e aveva creato sospetti, tentando anche di nascondersi dietro un’auto in un garage.
Nel video si sente poi uno dei poliziotti minacciare Lopez che avrebbe usato la pistola taser se non avesse collaborato. L’uomo sembra non opporre resistenza, ma appare solo terrorizzato. Il capo della polizia ha descritto il caso come quello di una crisi mentale con «delirio eccitato».

(da agenzie)

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L’IVA FUNESTA DI CONTE

Giugno 24th, 2020 Riccardo Fucile

“UN’IDEA, NULLA DI DECISO”…GELO DI PD E M5S

L’Iva funesta che infinite discussioni addusse al governo, si potrebbe dire.
Nel day after da Palazzo Chigi escono segnali che smussano, che mirano a buttare acqua sull’incendio prima che divampi. Spiegano che lo stesso Giuseppe Conte sia rimasto stupito del clamore intorno alla sua proposta.
“Eppure è uno dei temi che più è ricorso durante gli Stati generali – il ragionamento che fa ai suoi – non solo da parte del mondo delle imprese, ma anche da molti degli economisti accorsi a Villa Pamphili. Ma ”è solo un’idea” filtra dal suo entourage, che specifica che nulla è stato deciso.
L’annuncio di voler procedere al taglio dell’Iva ha colto di sorpresa anzitutto Roberto Gualtieri. Il ministero dell’Economia è febbrilmente a lavoro per simulare costi, impatti e coperture di quella che si annuncia come una manovrina da fare entro luglio, e l’Iva non c’è. Tagliare un punto costerebbe dai 3 ai 10 miliardi, a seconda del come e del cosa, soldi che non sono minimamente stati previsti nelle tabelle del Mef.
Il premier con chi lo ha sentito ripete che la sua idea sarebbe quella di un taglio selettivo e limitato nel tempo, legato al meccanismo del cashback. Idea che ha impattato sul gelo del Pd: “Partire dalla riforma fiscale e dall’Irpef potrebbe dare un risultato più strutturale”, spiega il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta.
Non è un mistero che sia questa anche l’idea di Luigi Di Maio, e l’intero mondo 5 stelle è da due giorni sul crinale di non sconfessare il presidente da un lato e predicare prudenza dall’altro.
Federico D’Incà , uno dei ministri ritenuti più vicini al capo del Governo, quasi derubrica la proposta: “E’ sicuramente un’ottima idea, pero’ fa parte di un grande numero di idee condivise uscite da villa Pamphilj e che nelle prossime giornate saranno al centro di un attento confronto in maniera tale che si possa procedere spediti”.
Il sottosegretario Gianluca Castaldi, il capogruppo alla Camera Davide Crippa e il presidente della commissione Bilancio del Senato Daniele Pesco escono con una dichiarazione in fotocopia in cui rilanciano la relazione della Corte dei conti, che proprio oggi ha parlato dell’inderogabilità  di un taglio delle tasse. Tutti e tre hanno prudentemente circumnavigato la questione. Pesco ha spiegato che “siamo già  a lavoro per un piano organico di riduzione del prelievo fiscale che riguarderà  le aliquote Irpef”, e solo in seconda battuta “prenderà  in considerazione anche ipotesi di riduzione dell’Iva”.
A Palazzo Chigi la testa ce la sta mettendo Mario Turco, sottosegretario con la delega alla Programmazione economica, vera mente grigia del premier su questi temi, che spiega: “La riduzione dell’Iva può avere l’effetto di aumentare i consumi e permettere alle imprese di innovarsi. Stiamo pensando se associare questa riduzione dell’Iva per qualche mese ad un utilizzo dei pagamenti elettronici. Questo potrebbe essere uno strumento concreto ed effettivo per la lotta all’evasione fiscale”. Da Italia viva e Leu sono già  arrivate robuste prese di distanza, il quadro generale su come e quanto tagliare le tasse verrà  affrontato – secondo quanto riferito ad Huffpost – in un vertice di maggioranza ad hoc previsto tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima.
L’ennesima discussione in cui rischia di impantanarsi il governo, che annuncia blitzkrieg per poi trincerarsi in logoranti guerre di trincea.
Un punto di caduta sui decreti sicurezza, altra questione che agita molto soprattutto i pentastellati, non verrà  trovato come annunciato in prima battuta entro questa settimana.
Appena per martedì prossimo Luciana Lamorgese ha riconvocato gli esponenti di maggioranza per sottoporre un nuovo testo che ne recepisca le osservazioni, ma le posizioni sono ancora distanti.
“Servirà  uno o più confronti tra Conte e i capi delegazione”, spiega un ministro. Una discussione che prosegue nelle more del paletto piantato in mezzo alla strada dal Movimento 5 stelle: parliamone, ma dopo l’estate. “Non esiste, si chiude prima”, replica a muso duro Federico Fornaro, esponente di Leu, un timing condiviso da gran parte del Pd e di Iv.
Il partito che fu di Beppe Grillo è sempre più malmostoso nei confronti del premier. Lo spettro del Mes si aggira sui pentastellati, che spingono Palazzo Chigi a rimandare il passaggio parlamentare a dopo l’estate: “E’ l’unico dossier sul quale rischiamo seriamente di cadere – dice un big M5s – perchè non abbiamo garanzie di tenuta del gruppo”.
Quel che contestano a Conte è di aver deciso in totale autonomia la strategia europea, di cui pur gli riconoscono i meriti, salvo poi non assumersi l’onere della decisione più divisiva, scaricandola sul gruppo parlamentare.
Ad aumentare la diffidenza il vertice convocato su Autostrade, senza che fosse presente un esponente 5 stelle, nonostante il tema della revoca delle concessioni sia stato un cavallo di battaglia dell’ultimo anno. “Erano presenti i ministri competenti, non c’è nessuna volontà  di tagliare fuori il Movimento”, la risposta. “Stanno trattando, ci hanno tenuto fuori perchè sanno della nostra intransigenza”, la replica.
Il Pd osserva sconsolato un terreno di confronto che, nonostante oltre due settimane di appelli al cambio di passo, rimane un pantano.
Il decreto Semplificazioni, di cui si parla da maggio, non arriverà  prima di luglio, dopo che il decreto aprile ha dovuto cambiare nome per aver clamorosamente bucato il mese in cui era stato previsto. “Se andiamo avanti così – allarga le braccia un dirigente Dem – vareremo la manovrina di luglio come allegato della legge di stabilità ”. Una provocazione, forse.

(da “Huffingtonpost”)

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LA CANDIDATA LEGHISTA CECCARDI SI PRESENTA ALL’INCONTRO CON SALVINI CON UNA MASCHERINA DI PIZZO TUTTA TRAFORATA

Giugno 24th, 2020 Riccardo Fucile

FORSE PER PROTEGGERSI DAL CORONAVIRUS BISOGNA RIADATTARE LA BIANCHERIA INTIMA?

Susanna Ceccardi, candidata leghista alle regionali in Toscana, è stata immortalata in compagnia di Matteo Salvini con una mascherina di pizzo traforata.
In una serie di scatti apparsi sulla pagina Facebook della candidata a Santa Croce sull’Arno si può notare la mascherina della candidata che si è prestata a diversi selfie con i suoi sostenitori.
Nel 2017 Susanna Ceccardi era balzata agli onori della cronaca quando aveva sostenuto che la differenza tra gli stipendi dei medici calabresi più bassi rispetto a quelli dell’Emilia Romagna fosse giusta e che “non dovrebbero essere uguali”.
““Ho visto i dati della differenza degli stipendi tra i medici calabresi e i medici dell’Emilia Romagna. Ci saremmo tutti stupiti negativamente se gli stipendi dei medici calabresi fossero stati più alti di quelli dell’Emilia Romagna. Meno male che non è così”, aveva detto ospite ad Agorà  la candidata leghista alle regionali toscane.
Il 16 maggio aveva poi attaccato Silvia Romano pubblicando una vecchia notizia del 2019 in cui si parlava di un attacco da parte del gruppo Al-Shabaab contro alcuni militari italiani a Mogadiscio. “Vedo che i 4 milioni di euro pagati per il riscatto di Silvia Romano sono stati subito messi a frutto!”, aveva detto la candidata lasciando intendere che quei soldi fossero stati usati dal gruppo terroristico per finanziare l’attentato.
Peccato che l’attentato fossse di un anno prima rispetto al rapimento di Silvia.
Dopo le numerose critiche aveva cancellato il post originale

(da agenzie)

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ALESSANDRA MUSSOLINI A “BALLANDO CON LE STELLE”: FINALMENTE HA TROVATO LA SUA COLLOCAZIONE

Giugno 24th, 2020 Riccardo Fucile

MENO PARLA DI POLITICA, MEGLIO E’ PER TUTTI

Da Ballarò a Ballando con le stelle il passo è breve. Alessandra Mussolini a Ballando con le stelle è la notizia del giorno, secondo quanto confermato a Libero: l’ex parlamentare del centrodestra (in varie sfumature) parteciperà  al talent show di Milly Carlucci che andrà  in onda prossimamente su Raiuno. Con l’edizione 2020 non andata in onda a causa del coronavirus, l’appuntamento è stato rinviato nell’autunno prossimo. Per questo si sta definendo il cast e l’ex europarlamentare di Forza Italia ne farà  parte.
Non sarà  un’edizione semplice. Oltre che in pista da ballo, Alessandra Mussolini dovrà  confrontarsi con persone che, politicamente, la pensano molto diversamente da lei. Personaggi storici di Ballando con le Stelle come Selvaggia Lucarelli o Guglielmo Mariotto sono pronti a confrontarsi con l’inedita partecipazione di Alessandra Mussolini al talent show.
Una scelta ponderata, come ha detto a Libero, che è stata alternativa rispetto alla proposta — che pure le era stata avanzata — per entrare nella casa del Grande Fratello Vip. Probabilmente, un modo per avere una visibilità  legata alla televisione pubblica (Ballando con le stelle è uno dei programmi tv più visti della Rai) e di avere un palcoscenico e un target di spettatori diverso al quale rivolgersi.
Negli ultimi tempi, Alessandra Mussolini aveva frequentato altre trasmissioni televisive, non facendo mai mistero di avere una particolare predilezione per il dibattito in tv. Fino a questo momento, si era trattato però di un dibattito che aveva sempre uno sfondo di natura politica. Adesso siamo all’intrattenimento puro.

(da agenzie)

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IL GOVERNO CONTE E LA MAGGIORANZA CHE BALLA AL SENATO

Giugno 24th, 2020 Riccardo Fucile

IL PALLOTTOLIERE SI FERMA A 160 MA IN REALTA’ ARRIVA A 168 CON I VOTI DI SENATORI DEL MISTO E I SENATORI A VITA

Con l’addio di Alessandra Riccardi il governo Conte non è più sicuro di avere la maggioranza al Senato. La senatrice passata ieri alla Lega garantiva numericamente la quota 161 e ora l’esecutivo si ritrova ufficialmente con un senatore in meno rispetto alla maggioranza assoluta. Ma non è detto che i conti siano giusti.
Stando ai numeri ufficiali dei gruppi che al Senato sostengono il governo, oltre ai 95 di M5S, fanno parte della maggioranza 35 senatori del Partito democratico, 17 di Italia viva, 5 di Liberi e uguali, 2 di Maie e 6 delle Autonomie.
A questi, a seconda delle votazioni, si potrebbero aggiungere o meno alcuni ex 5 stelle che in diverse occasioni hanno sostenuto il governo puntellando la maggioranza.
Il Corriere della Sera però fa altri conti e dice che le forze giallorosse arrivano a quota 162 senatori, con uno stretto margine di voti (senza i senatori a vita) sull’opposizione perchè assegna un senatore in più in appoggio al governo nel MAIE e uno in più nelle Autonomie. Ecco quindi che il margine di due voti sarebbe per ora rispettato. Ma c’è dell’altro:
La situazione rischia anche di aggravarsi. Già , perchè tra i parlamentari a rischio cacciata figurano anche due senatori, Marinella Pacifico (ferma a maggio 2019) e Fabio Di Micco (in ritardo di dieci mesi).
Un quadro complesso, con una deadline (la prima) scaduta lo scorso 15 giugno. A fine mese, la resa dei conti: un pugno duro che potrebbe far vacillare il governo.
Ieri ha lasciato il M5S anche la deputata Alessandra Ermellino, pugliese, passata al Misto: «Il M5S è diventato uno spazio privo di confronto e competenza, dove il rispetto delle regole e dei valori, che ci avevano illusi che un cambiamento fosse finalmente possibile, sono stati calpestati dalle aspirazioni personali», ha spiegato, ma nel Movimento molti fanno notare che Ermellino era tra i parlamentari   ritardatari» con le restituzioni: ferma a giugno 2019 secondo tirendiconto.it.
Anche per il Fatto Quotidiano sono 160 i voti certi a Palazzo Madama, uno in meno della maggioranza assoluta:
E presto potrebbe andare peggio, perchè ci sono almeno altri tre senatori in bilico nel Movimento. Senza dimenticare che altri   rischiano l’espulsione per le mancate restituzioni. Di certo la prima da recuperare è la catanese Tiziana Drago, che   qualche settimana fa si era astenuta nel voto sulla mozione di sfiducia per il Guardasigilli del M5S, Alfonso Bonafede. “Con questi numeri non reggiamo, diventerà  indispensabile appoggiarci a Forza Italia”, ammettono dai 5Stelle.
Ma la maggioranza c’è o non c’è?
Il capogruppo M5S al Senato Gianluca Perilli però non si scompone se qualcuno gli fa notare che la maggioranza è sempre più risicata: “Abbiamo superato la prova, difficile, dell’ultima volta, con due richieste di numero legale, l’ultima delle quali superata alla prima chiama, e il gruppo ha risposto compatto. Per quel che mi riguarda — ha spiegato all’Adnkronos — dinanzi ad ogni difficoltà  sono uno che combatte e non si arrende…”. Repubblica invece stima l’attuale maggioranza a 167, sei in più della maggioranza assoluta.
Sarebbero numeri rassicuranti, se non fosse che questa somma include anche due senatori a vita — Mario Monti ed Elena Cattaneo — e sette peones del Misto. Una compagine eterogena. Un margine preoccupante: che succede, ad esempio, se sul Mes si sfilano cinque grillini, come stimano a Palazzo Chigi?
Succede che Forza Italia rischia di risultare determinante, i renziani diventano l’ago della bilancia, il Senato si trasforma in una palude.
“In corso c’e’ una offensiva del centro destra per andare al voto ancora prima della fine dell’estate”, spiega una fonte parlamentare all’agenzia di stampa AGI.
Matteo Salvini punta a fare cadere il governo prima dell’autunno perchè sa che dopo quella dead line sarebbe più difficile fermare la legislatura e andare al voto, è il ragionamento che si fa all’interno della maggioranza.
Per evitarlo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dovrebbe “mettere a segno due o tre mosse” che darebbero respiro alla maggioranza e all’esecutivo.
“E’ chiaro a tutti che se il quadro si stabilizza e il governo mette a segno tre mosse buone si arriva al 2022 senza problemi. Se blocchi questo lavoro, invece, il banco salta”, sottolineano da Palazzo Madama.
A guardare i numeri della maggioranza al Senato, d’altra parte, c’è poco da stare tranquilli. All’ultima votazione, venerdì scorso, i numeri della maggioranza si sono fermati a 168. Ora, con l’addio di Riccardi, si arriverebbe a 167, ma si tratta di una stima che comprende anche senatori a vita e senatori passati al Misto che continuano a votare con la maggioranza.
Da questo nascerebbe il pressing ormai asfissiante del Pd su Conte per chiudere quei dossier, da Alitalia ad Autostrade passando per Ilva e decreti Salvini, rimasti sul tavolo di Palazzo Chigi.
Sullo sfondo resta la partita per la conquista della leadership del Movimento. Il numero 1 di Rousseau Davide Casaleggio ha ribadito che sulla scelta del capo politico decidono gli iscritti grillini. “Alessandro Di Battista ha sempre dato tanto al Movimento 5 Stelle, vedrà  in che modo vorrà  dare supporto al Movimento 5 Stelle in futuro”, ha affermato in una intervista a ‘Fanpage’, precisando però di non voler entrare “nel merito di singole candidature o singole persone”: “Siano gli iscritti a scegliere qualunque cosa importante per il Movimento 5 Stelle per la direzione del Movimento 5 Stelle”, ha aggiunto.
Anche due lutti hanno segnato il gruppo. Il 22 novembre è mancato Franco Ortolani (al suo posto e’ subentrato Sandro Ruotolo, ma al Misto) e il 17 marzo è scomparsa Vittoria Bogo Deledda. E tra poco in Sardegna si svolgeranno le suppletive.

(da “NextQuotidiano”)

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INTERVISTA A GIUSEPPE SALA: “GOVERNATE O SARA’ UN AUTUNNO DI LICENZIAMENTI”

Giugno 24th, 2020 Riccardo Fucile

“NEL GOVERNO NON VEDO L’IDEA DI PAESE”… “CONGRESSO PD ORA NON E’ UNA BUONA IDEA”… “BONOMI NON E’ DI DESTRA”

Sindaco Giuseppe Sala, lei condivide le critiche di Giorgio Gori a Nicola Zingaretti?
Ci sono degli elementi di verità  in quello che dice Gori, concreti, su cui si può discutere. Non capisco il “modo”, nel senso che una proposta del genere, se non preparata e condivisa, rischia di essere dimenticata in pochi giorni.
Andiamo al dunque: serve un Congresso, per cambiare la segreteria?
Non credo che in questo momento sia una buona idea cambiare il segretario del Pd. Non ha senso, non lo sentirebbero in primo luogo gli elettori. Il punto è un altro. Non vorrei rischiare di passare per una Cassandra, ma io vedo un autunno durissimo. Il Congresso non si organizza dall’oggi al domani, e non mi sembra una buona idea mettersi a fare una cosa del genere, mentre ci sarà  un passaggio così delicato.
Autunno durissimo. Il Governo è seduto su una bomba sociale pronta a esplodere se non cambia passo?
Sì, c’è seduto il Governo e più in generale il Paese. Io sono molto preoccupato. In questo momento tutti i nodi sociali stanno venendo al pettine e noi stiamo rimandando il problema, ma arriveranno al dunque: il 17 agosto finisce il divieto di licenziare, la Cassa integrazione finisce, insomma a un certo punto ci sarà  un limite. Io parlo con gli imprenditori, è facile intuire che stanno preparando dei piani di licenziamento significativi per l’autunno.
E a quel punto altro che Salvini, solo Dio sa quel che arriva.
Proprio così, solo Dio lo sa. Sa perchè ho detto “basta con lo smart working”? Perchè se tu imprenditore hai a casa tutta questa gente, ti chiedi: “Siamo sicuri che proprio non posso rinunciare a qualcuno in una situazione di calo dei profitti?”. È inevitabile. Vede, a me non convince l’idea di ridurre l’Iva. Non è che se tagli l’Iva di 4 punti corro a comprare una macchina o una camicia, l’idea che i consumi possano essere la panacea di tutti i mali è discutibile. Le ripeto, sono preoccupatissimo.
Paralisi, stallo, rinvio. Scelga lei il termine. Non c’è un solo dossier su cui si riesce a decidere.
Si, alcune questioni stanno lì da anni come Alitalia, sin dai tempi dei capitani coraggiosi. Altre sono più complesse come l’Ilva, su altre c’è un colpevole ritardo. Mi auguro che il Governo stia coltivando una idea di ricostruzione del paese che, al momento, non c’è o non è riuscito a esprimere. E questo è davvero un paradosso.
In che senso?
Il paradosso è che da un lato la politica non sembra essere in grado di essere centrale proprio nel momento in cui stanno per arrivare un sacco di soldi per la ricostruzione. Sarà  finanziato lo Stato, non le imprese, e dunque è necessario che lo Stato, la politica, abbiano idee chiare, progetti, capacità  realizzativa. Io credo molto all’idea del “Big State”, dello Stato centrale nei processi industriali.
Questa squadra di Governo le sembra all’altezza?
A Conte ho suggerito senza polemica di cambiare qualcuno. Lui dice di no, ma secondo me, lo dico con grande rispetto, sarà  costretto a cambiare prima o poi.
Ha suggerito di cambiare qualcuno o le piacerebbe che cambiasse il Governo?
No, non vedo alternative. Per quante criticità  ci siano non vedo alternative all’alleanza con i Cinque stelle. Anche se non mi pare così “organica” come in parecchi speravano. Guardi le Regioni: l’opposizione è unita ovunque, la maggioranza è separata. La situazione dei Cinque Stelle non è ancora definita. All’interno c’è un’anima di destra e una di sinistra, ci sono realtà  territoriali dove prevale quella di sinistra tipo Torino e Milano e altre dove prevale la destra. C’è un travaglio in atto, parlando con Beppe Grillo avverto che si sta interrogando su quale sia il suo ruolo, avendo comunque una idea chiara sul posizionamento del Movimento.
Lei ha una consuetudine con Grillo?
Sì, ci diciamo come la pensiamo in modo sincero e disinteressato.
Torniamo alla questione del paese. Anche lei, come Bonomi, pensa che sia squadernata una questione settentrionale, intesa come rivolta dei ceti produttivi e incapacità  della politica di rappresentarli?
Con Bonomi ho parlato più volte in queste settimane, lui sostiene di essere poco ascoltato dal Governo. Ho l’impressione che anche questa idea degli Stati Generali, con l’ascolto di tutti, abbia fatto sentire gli industriali una parte di tante. Forse avrebbero preferito un’interlocuzione più strutturata.
Per lei Bonomi esprime una cultura di destra, alternativa al sovranismo, o pone istanze legittime?
Ma no, gli industriali non sono nè di destra nè di sinistra. Credono nell’economia, nel profitto, nella crescita delle loro aziende. Il tema è che loro ritengono, anche giustamente, di essere il motore della ripresa e chiedono attenzione e misure concrete. E la politica a loro deve chiedere di essere partecipi del momento rispettando i diritti dei lavoratori.
Crede anche lei, come De Bortoli, che ci sia un clima anti-industriale e anti-settentrionale?
Un po’ sì. Ed è un po’ ingiustificato. Gliela dico così: è ripartito il campionato? Sì, ed è tornato più o meno tutto come prima: vince la Juve, il Napoli, l’Inter. Non riparte con valori stravolti. Il paese riparte solo se la Lombardia gioca un ruolo da protagonista. Non so se ho reso l’idea. Invece anche io ho letto in alcune reazioni un po’ di invidia e un certo compiacimento nel vedere colpita una Regione modello.
Le rigiro la questione. Non crede invece proprio che sul Covid si sia manifestato il default del modello lombardo? Non parlo solo di Fontana e della sanità  regionale.   Ma proprio della crisi di un modello e di una mentalità : Milano non si ferma, Bergamo non si ferma. L’idea che il Pil sia sempre più forte della salute.
Non so se è il Pil o la nostra attitudine a essere ottimisti e positivi, a volte non rendendosi conto del fatto che non può essere così. Anche io, nella fase iniziale di fronte a un’ondata popolare, ho rilanciato “Milano non si ferma”. Non mi giustifico, ma fa parte della nostra natura.
Sta facendo un’autocritica?
Sì, ho sbagliato, dovevo non farmi trascinare. Ma non era il Pil, erano gli umori della gente che ha il “non fermarsi” proprio nell’indole.
A proposito: ha deciso se ricandidarsi o meno?
Entro fine settembre lo chiarirò. Non ho un “piano b” dal punto di vista politico, il punto è che dieci anni a tirare la carretta, tra Expo e primo mandato, sono duri, voglio interrogarmi sul fatto di essere la persona giusta. Se mi ricandido, lo faccio in discontinuità  con me stesso, anche interpretando alcune sensibilità  che non hanno casa in nessun partito, come per esempio quella ambientale.

(da agenzie)

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IL VIROLOGO GALLI CONTRO I “COLLEGHI OTTIMISTI” CHE NON SONO VIROLOGI MA PARLANO DI VIROLOGIA

Giugno 24th, 2020 Riccardo Fucile

LO SFOGO DEL DIRETTORE DELLE MALATTIE INFETTIVE DEL SACCO DI MILANO

C’è un meme che circola su internet da diverse settimane: in Italia si è passati dall’essere virologi a esperti di economia in un batter di ciglia, per poi diventare (o tornare a essere) allenatori di calcio alla ripresa dei primi match ufficiali.
Una presa di posizione ironica che, però, nasconde alcune verità . E se a farlo è un cittadino rimane un problema di poco conto, ma se questi sconfinamenti arrivano all’interno del comparto medico allora la questione è più seria.
E proprio su questo tema si è sfogato Massimo Galli ieri sera a CartaBianca, su Rai3, con un messaggio indignato rivolto ai suoi colleghi non virologi che, però, si accalcano tra televisioni, radio e giornali parlando di virologia.
Il tema è quello in discussione in queste settimane: da una parte ci sono esperti medici che parlano di un virus «diventato più buono», dall’altro c’è chi sostiene che i numeri indicano tutt’altro che la fine dell’emergenza sanitaria. Tra questi ultimi c’è proprio Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, che sottolinea come questo ottimismo sia del tutto fuori luogo.
«Dire che il virus si è rabbonito è una grossolana sciocchezza», sostiene Massimo Galli. Secondo lui, infatti, i nuovi focolai in Italia sono l’esatto sintomo di come il Coronavirus sia ancora vivo in mezzo a noi e che le storie che arrivano dalla Cina e dal focolaio nel mattatoio in Germania (che ha costretto il governatore del Nordreno-Westfalia a imporre un nuovo lockdown fino al 30 giugno nell’area di Guetersloh) non possono far fare proclami ottimistici.
Poi l’attacco diretto: «I miei illustri colleghi si sono improvvisati una competenza su virus e epidemia, venendo da fantastici curricula in altri campi e altri ambiti. Io non mi metto a fare l’oncologo, il nefrologo. Io non mi metto a fare altri mestieri in termini di valutazioni di elementi e di esperienza. Sono veramente esausto: non posso dover contrastare posizioni di colleghi che si basano su impressioni e non sui numeri. È necessario parlare sulla base di dati, non sulle opinioni».

(da agenzie)

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