Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
A DIRLO NON E’ STATA CAROLA RACKETE, MA PROPRIO SALVINI CHE PER ERRORE HA FINALMENTE DETTO UNA VERITA’… E I SENATORI TRINARICIUTI DELLA LEGA HANNO PURE APPLAUDITO SENZA NEANCHE ACCORGERSI DELLA GAFFE
“I porti aperti hanno salvato vite, i porti chiusi hanno condannato a morte migliaia di persone”.
A dirlo in Senato non è Carola Rackete ma Matteo Salvini che per errore, come dice qualcuno, ha detto la verità .
Matteo Salvini, segretario della Lega, lo dice nell’Aula del Senato dopo l’informativa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ribattendo alle proteste che si levano dai banchi della maggioranza quando sostiene che con i “porti aperti” ci sono stati “migliaia di morti”.
La cosa più divertente sono gli applausi sperticati dei senatori della Lega che seguono davvero come un gregge il loro capo.
L’intero intervento di Salvini è stato un affastellarsi di non sequitur: “Tutta Europa sta aiutando il personale sanitario, dovreste avere vergogna per aver bocciato per medici e infermieri il bonus che spetterebbe loro, per mesi avete parlato di eroi e poi neanche un euro”, ha detto nonostante non sia vero.
“I cinesi ci hanno contagiato e gli compriamo anche i monopattini? Non sta nè in cielo nè in terra”, ha continuato. E infine: “La ministra se lo monti in casa sua un bel cubetto di plexiglass, ma lasci stare i nostri figli”.
Un bolso repertorio di bufale e luoghi comuni, l’unica cosa vera l’ha detta per errore.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
MINISTRI E PARLAMENTARI PER CONTINUARE IL GOVERNO CON IL PD
Tommaso Labate sul Corriere della Sera racconta oggi che c’è un patto di ferro tra Beppe
Grillo e Giuseppe Conte per tenere in piedi il governo con il Partito Democratico fino a fine legislatura e per questo il Garante del MoVimento 5 Stelle si è speso contro chi vorrebbe minare l’esecutivo, in primo luogo Alessandro Di Battista ma anche Davide Casaleggio:
L’assicurazione sulla vita della legislatura la siglano in due. Conte, che dice in pubblico e in privato che non prenderà la tessera del Movimento; e Grillo, che considera il simbolo e il nome della sua creatura orpelli ormai desueti e tranquillamente rinunciabili. Come rinunciabile, ed è la chiave su cui tutti i parlamentari al secondo mandato si sono trovati d’accordo, è anche la regola del doppio mandato.
Il tandem ultra-governista ha l’appoggio di tutta la delegazione ministeriale di prima fascia, da Patuanelli a Spadafora, da Fraccaro e Bonafede; oltre al disco verde della vecchia guardia delle pasionarie della prima ora, da Paola Taverna a Roberta Lombardi, pronte a rientrare in gioco nel caso in cui alcuni ministeri (tra cui l’Istruzione) dovessero necessitare di un rimpasto.
Anche Di Maio sottoscrive il patto, pur mantenendosi in una posizione che gli consente ancora di mediare con il correntone ispirato da Davide Casaleggio e guidato virtualmente da Alessandro Di Battista, che ha il sostegno di Barbara Lezzi e degli eurodeputati anti-Mes Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e RosaD’Amato.
Grillo-Conte sostenuti da Di Maio da un lato; Casaleggio (che ieri ha lanciato Level Up, una specie di Rousseau 2.0) e di Battista dall’altro.
Aperti a «qualsiasi cosa» pur di tenere in piedi il governo e l’alleanza col Pd i primi; contrari al Mes e alla prospettiva di un nuovo centrosinistra col Pd i secondi.
Di fronte a loro, nè un congresso nè gli stati generali. Ma una guerra fredda destinata a scaldarsi se e quando i 37 miliardi per la sanità del meccanismo salva-Stati andranno all’ordine del giorno del Parlamento.
E a diventare «guerra nucleare», se l’autunno non presenterà tensioni sociali, alla fine dell’anno. Quando, come spiegano da dentro il governo, «Conte e Grillo battezzeranno il cantiere comune col Pd trovando un accordo sul nome con cui sfidare il centrodestra nella partita simbolicamente più importante dell’anno prossimo: quella per il Comune di Roma». L’avviso di sfratto a Virginia Raggi è già partito.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
LEGA 24,3%, PD 22%, M5S 16,1%, FDI 14,2%, FORZA ITALIA 7,9%, ITALIA VIVA 2,7%
I sondaggi di Ixè illustrati ieri durante la trasmissione Cartabianca dicono che la Lega
perde lo 0,7% in una sola settimana e arriva al 24,3% ma il MoVimento 5 Stelle riesce a fare peggio perdendo l’1,1% e arrivando al 16,1%.
Fratelli d’Italia interrompe la sua continua crescita e perde anche lui lo 0,2% attestandosi al 14,2 mentre sono in crescita il Partito Democratico (+0,6% al 22%), Forza Italia (+0,3% al 7,9%) e Italia Viva che guadagna più di tutti (lo 0,8%) arrivando al 2,7%.
Per quanto riguarda i “piccoli”, Europa Verde è al 2,2% così come +Europa di Emma Bonino, la Sinistra è al 2% e Azione allo 0,9.
I sondaggi sulla fiducia nei leader politici vedono Giuseppe Conte al 56 mentre Zaia continua a crescere nonostante Salvini mangi ciliegie mentre lui parla di bambini morti e malati in un ospedale del Veneto e i suoi fans gli consiglino di mollarlo.
Dopo di lui c’è Giorgia Meloni seguita da Matteo Salvini, ancora in calo al 29. S
ubito dopo c’è Zingaretti stabile e Di Maio anche lui in calo. In crescita la fiducia di Matteo Renzi.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
NON SOLO LE RICHIESTE SONO STATE APPENA 200.000 CONTRO LE 300.000 PREVISTE, MA NON E’ VERO CHE I PENSIONATI SONO STATI SOSTITUITI DA ALTRETTANTI LAVORATORI, IL TURN-OVER E’ STATO SOLO DEL 37%
Matteo Salvini, nella giornata di oggi, è tornato a parlare di quota 100, una misura di anticipo pensionistico rispetto alla Legge Fornero valido per tre anni, a partire da quando il leader della Lega faceva parte del governo Conte 1.
Le stime di questa misura, inizialmente, evidenziavano 300mila pensionamenti anticipati, che avrebbero innescato un cospicuo turn-over creando posti di lavoro. Salvini ha dichiarato questa mattina a Radio Anch’io: «Non è una zavorra per il debito, è l’esatto contrario. Quota 100 ha dato possibilità a 300mila italiani di andare in pensione e ad altrettanti giovani di iniziare a lavorare».
In realtà , i dati annunciati da Matteo Salvini sono quelli previsionali, mentre in concreto l’evoluzione della misura mostra un andamento diverso.
Sia nel numero dei prepensionamenti con quota 100, quanto nei nuovi posti di lavoro creati.
Alla fine del 2019, infatti, si sono registrate meno di 200mila nuove uscite dal mondo del lavoro.
Quel che manca poi è il rapporto 1:1 tra l’uscita anticipata dal mondo del lavoro e le nuove assunzioni, soprattutto per i giovani.
Secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro il tasso di turnover complessivo dovrebbe essere pari al 37%.
Insomma, non siamo nemmeno alla metà di nuove posizioni lavorative create dalla misura previdenziale che ha sospeso per tre anni (ma, dopo il 2021, verosimilmente si tornerà indietro) la Legge Fornero.
Se si aggiunge la particolare congiuntura economica in cui ci troviamo — con posti di lavoro che quasi “naturalmente” si perdono — ecco che l’incidenza di quota 100 sul debito pubblico tenderà ad aumentare.
Pertanto, non è corretto sottolineare che la misura ha dato posti di lavoro per altrettanti giovani rispetto ai nuovi pensionati. Soprattutto nel settore della Pubblica Amministrazione — dove quota 100 ha avuto maggiore presa — i pensionamenti non hanno sortito l’effetto atteso.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
LE RICHIESTE DI REGOLARIZZAZIONE SONO AD OGGI APPENA 32.000 E I 91% RIGUARDANO COLF E BADANTI, PRIMA REGIONE LA LOMBARDIA (ALLA FACCIA DEI SOVRANISTI)
Vi ricordate? Era l’inizio di maggio quando Matteo Salvini e Giorgia Meloni gridavano
all’invasione per la regolarizzazione dei lavoratori agricoli e delle colf che avrebbe portato 600mila clandestini in Italia secondo il Capitano o avrebbe dato “indiscriminatamente” il permesso di soggiorno per la leader di Fratelli d’Italia.
Ebbene, nelle prime due settimane dall’apertura della procedura telematica, lo scorso 1 giugno, sono arrivate al Viminale quasi 32mila domande di emersione: 23.950 già perfezionate e 7.762 in corso di lavorazione.
Sebbene, segnala il ministero, il dato «è in costante crescita», il governo ieri ha comunque annunciato di voler prorogare di un mese — dal 15 luglio al 15 agosto — la scadenza della presentazioni della domande con un apposito articolo nel decreto sulla Cassa integrazione. E chi sono quelli che hanno fatto richiesta?
Come detto, le richieste finora sono per la stragrande maggioranza da parte di colf e badanti, che rappresentano il 91% delle domande già perfezionate (21.695) e il 76% di quella in lavorazione (5.906).
Il collaboratore familiare è la categoria più gettonata (16.469 domande), segue l’assistente alla persona non autosufficiente (4.960) ed il lavoratore agricolo (2.233).
Per quanto riguarda colf e badanti, le maggiori richieste sono arrivate dalla Lombardia (7.951), seguita da Campania (2.716) e Lazio (2.230). Per il lavoro agricolo, la Campania è invece al primo posto (554), seguita dalla Sicilia (448) e dal Lazio (408).
Nella distribuzione delle richieste per paese di provenienza del lavoratore, ai primi posti risultano il Marocco, l’Egitto e il Bangladesh per il lavoro domestico e di assistenza alla persona; l’India, l’Albania e il Marocco per l’agricoltura e l’allevamento.
Su 23.950 datori di lavoro che hanno perfezionato la domanda di regolarizzazione, 17.294 sono italiani (il 72% del totale).
In queste due settimane sono 1.208 le richieste di permesso di soggiorno temporaneo presentate agli sportelli postali da cittadini stranieri.
Insomma, al netto del fatto che i numeri dicono che la regolarizzazione dei braccianti è stata un flop (com’era prevedibile), a un mese dalla chiusura delle domande e in attesa della proroga siamo a 32mila e non a 600mila come diceva Salvini.
Strano, no?
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
FONTANA IL 23 FEBBRAIO INDICA AL PREFETTO NOVE COMUNI DA TRASFORMARE IN ZONA ROSSA TRA LODI E CREMONA , POI HA CAMBIATO IDEA
Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Davide Milosa racconta oggi di una registrazione in cui il governatore della Lombardia Attilio Fontana parla in una riunione del 23 febbraio assieme ad alcuni sindaci e ai rappresentanti del governo sul territorio di nove comuni da trasformare in zona rossa per l’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19.
La riunione con collegamenti telefonici si svolge la domenica 23 febbraio:
Da lì a poche ore scatteranno i check point per chiudere i dieci comuni della Bassa lodigiana così come indicato dal governo. Fontana inizia e dice: “Casalpusterlengo”. Subito viene bloccato. Si corregge: “C’era già ”. E infatti Casalpusterlengo rientra nella lista dei dieci paesi che saranno cinturati. Questo l’elenco: Codogno, Castiglione d’Adda, Casale, San Fiorano, Bertonico, Fombio, Terranova dei Passerini, Somaglia, Maleo e Castelgerundo. Il presidente riprende allora con l’elenco dei “nuovi ” comuni. Nessuno, però, rientra nel decreto diramato dalla presidenza del consiglio: “Santo Stefano Lodigiano, San Rocco al Porto, Corno Giovine, Cornovecchio, Caselle Landi, Pizzighettone, Formigara, Gombito, Brembio”.
Sono nove, di questi tre sono della provincia di Cremona e cioè Pizzighettone, Formigara, Gombito, il resto, come fa notare il prefetto di Lodi Marcello Cardona, anche lui collegato durante la riunione, “sono tutti miei, sono tre Cremona e il resto tutto Lodi”.
Poi sempre il prefetto in modo professionale aggiunge: “Sto facendo il calcolo, credo che dobbiamo aggiungere altri venti, ci stiamo muovendo sulle 70mila persone. Noi stiamo lavorando su quei dieci che Attilio aveva già individuato, già individuati i check, già individuato il numero dei rinforzi”.
Il quadro è chiaro: sui dieci paesi che saranno cinturati e che contano 40mila persone si sta operando da tempo. Il discorso ora, seguendo il ragionamento del prefetto, si sposta sui nuovi comuni da inserire presumibilmente nella lista. La maggior parte sono a sud di Codogno, uno, Brembio, invece è appena fuori Lodi. Spiega il dottor Cardona: “Appena Attilio mi formalizza questi comuni, ma già lo sapevo perchè me lo aveva comunicato Giulio (Gallera, assessore al Welfare), lavoriamo sui nuovi check perchè li dobbiamo mettere su carta”.
Da 24 febbraio iniziano i controlli che però non riguarderanno mai quei comuni citati da Fontana nella riunione del 23 febbraio
In realtà la versione del Viminale, ricostruita informalmente dal Fatto, spiega che l’allargamento riguardò i primi paesi attorno a Codogno. Inizialmente, secondo questa spiegazione, l’area comprendeva meno di dieci comuni. Una posizione che pare in contrasto rispetto ai discorsi fatti durante la riunione. […] Tra i motivi della mancata chiusura, c’è l’assenza di contagi al 22 febbraio, come si legge in una nota del sindaco di Lodi, la leghista Sara Casanova.
In realtà , ci dice una fonte interna all’ospedale di Lodi, già il 21 febbraio erano ricoverati due positivi al Covid. “Siamo rimasti sorpresi —prosegue il medico —che la zona rossa non comprendesse Lodi. Fin dal 21 era palese: la malattia era già fuori dalla zona rossa. Tanto più che abbiamo avuto focolai importanti in comuni attaccati a Lodi, come Sant’Angelo, Ospedaletto, Lodi Vecchio”.
Tutti risultati infetti da subito, e non compresi nella lista fantasma di cui parlò Fontana il 23 febbraio.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
E LA STRATEGIA DEL FINTO TONTO CHE METTE IN SCENA QUANDO VIENE MASSACRATO SUI SOCIAL E’ ANCORA PIU’ CONTROPRODUCENTE
Anche se i suoi espertoni social dicono ogni volta che così si rafforza il Capitano (e certi
intelligentoni lo ripetono a pappagallo nei commenti sui siti dei giornali), Matteo Salvini è stato evidentemente toccato dalla storia di lui che mangia ciliegie mentre Zaia parla dei neonati morti all’ospedale di Borgo Trento a Verona.
E non solo perchè i fans del governatore del Veneto hanno colto la palla al balzo per chiedergli di mollare l’imbarazzante leader della Lega, ma anche perchè non è mica la prima volta che il Capitano finisce in una situazione del genere.
E così ieri ha pubblicato un nuovo video in cui annuncia “un gesto rivoluzionario” e mangia di nuovo ciliegie, facendo finta di non comprendere che il problema non è quello che mangia o i selfie, ma quando lo mangia e quando decide di scattarseli, come gli ha ricordato Tiziana Panella in diretta su Tagadà .
Per soprannumero, stamattina anche Renato Farina su Libero ha capito che qualcuno sta accusando Salvini di essere colpevole della disgrazia dell’ospedale, dove tre neonati sarebbero stati uccisi dal batterio Citrobacter e ci sarebbero anche altri due casi: Leonardo è morto lo scorso aprile a sei mesi mentre il figlio di una coppia pakistana residente a Verona è deceduto la scorsa estate. Ma ci sono anche alcuni neonati che si trovano in stato vegetativo. Alice era nata sana lo scorso marzo, anche se prematura di 30 settimane, ma è poi stata colpita da danni neurologici. La stessa situazione riguarda un altro piccolo, anche se i casi in totale sarebbero una dozzina. Ma il problema che il Capitano e il Betulla fanno finta di non capire è questo:
Ovvero che Salvini non sembra essere molto presente a sè stesso in molte occasioni e non si rende evidentemente conto che alcuni gesti, normalissimi in sè, diventano inopportuni all’interno di un contesto sbagliato.
Si tratta della stessa scenetta che abbiamo visto da Giovanni Floris a DiMartedì che è diventata ormai un meme leggendario
Davanti a questa, che dovrebbe essere un’ovvietà ma evidentemente per l’ex ministro dell’Interno non lo è, la strategia del “finto tonto” con cui è solito rispondere non sembra portargli molto vantaggio, anzi è controproducente perchè rischia di far pensare che sia davvero tonto.
E, come certificano tutti i sondaggi, la sua popolarità è in picchiata
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
OGGI CHE CONTE E’ IN PARLAMENTO LEGA E FDI TROVANO UNA SCUSA PER NON ESSERE PRESENTI
La scorsa settimana Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno fatto sapere che non avrebbero presenziato agli Stati Generali convocati dal governo a Villa Pamphilj perchè il luogo del confronto tra maggioranza e opposizione è uno ed uno solo: il Parlamento. Salvini ha spiegato che Villa Pamphilj non è una sede istituzionale e subito dopo si è confrontato con Orietta Berti da Barbara D’Urso.
La Meloni, vera artefice del no a cui il resto del centrodestra si è accodato, ha spiegato: “Siamo pronti a confrontarci con il governo in qualsiasi momento, ma soltanto nelle sedi istituzionali. A Palazzo Chigi siamo sempre andati, ma a una kermesse mediatica no, non faremo questo regalo a Conte”.
Ma, a sorpresa, oggi l’Aula della Camera era semi vuota nonostante l’attesa informativa del premier Giuseppe Conte in vista del prossimo Consiglio Ue sul Recovery Fund.
E semivuote, di conseguenze, erano le nuove postazioni dei deputati nel Transatlantico allestite per compensare gli scranni lasciati liberi in aula per assicurare il distanziamento anti coronavirus.
I posti vacanti erano proprio quelli dei deputati di Fratelli d’Italia e Lega.
I primi hanno scelto di non essere presenti per l’informativa di Conte lasciando la sola Wanda Ferro a spiegarne le motivazioni e criticare le scelte del governo.
I leghisti hanno lasciato la Camera dopo l’intervento del capogruppo Riccardo Molinari, anche lui molto critico con Conte, probabilmente copiando quello che ha fatto FdI visto che da tempo ormai vanno a rimorchio.
A presidiare aula e Transatlantico sono quindi rimasti i deputati di maggioranza.
Sia FdI che Lega avevano già pronte le rispettive risoluzioni, in cui si chiedeva di non utilizzare il Mes. Infine Forza Italia: i deputati azzurri sono rimasti in Aula, sia durante l’informativa di Conte che nel successivo dibattito.
Forza Italia è a favore dell’utilizzo del Mes. Quindi è il centrodestra ad essersi spaccato. E nonostante questo sia lampante Giorgia Meloni ha il coraggio di scrivere su facebook che “la maggioranza scappa dal voto in Parlamento per non dare a Conte un mandato chiaro durante il Consiglio europeo. Vogliono fare il gioco delle tre carte per non assumersi la responsabilità delle loro scelte”.
Ecco perchè la situazione è disperata, ma non seria.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 16th, 2020 Riccardo Fucile
DA MATTARELLA A SOUMAHORO, LA RICHIESTA DI CONCRETEZZA ROMPE LA NARRAZIONE DI CONTE… TUTTE LE RIFORME E I DOSSIER SONO FERMI
Anche Confcommercio, dopo quattro chiacchiere alla Casina del Bel Respiro con Conte,
all’uscita rilascia la dichiarazione, diventata ormai un classico in questi giorni, “bene, ma ora serve concretezza”.
Concretezza, come aveva chiesto Mattarella, sindacati, anche Colao, già congedato dopo la presentazione del suo ambizioso piano, già finito negli sterminati archivi delle “bozze” periodicamente bruciate dal grande forno dell’indecisionismo italiano.
E pure Aboubakar Soumahoro, che non è stato invitato ma si è incatenato davanti a Villa Pamphili finchè il governo non ascolterà gli “invisibili”, chiede “atti concreti”. Non ci vuole una Cassandra per prevedere analoga sollecitazione da parte di Confindustria domani o dalla miriade delle sigle chiamate a ripetere l’ovvio in questa campagna d’ascolto per l’ascolto.
E cioè che di fronte al collasso economico di cui si vedono già tutti i segni, occorrono decisioni, tempestività , determinazione
Neanche l’abilità comunicativa dei brillanti spin doctor del premier è riuscita finora nel miracolo di dare corpo a ciò che corpo non ha, affidando il messaggio di ricostruzione solo alla grandeur ambientale di una villa in stile Luigi XIV, senza uno straccio di idea. Anzi, il paradosso è che questi Stati Generali si sono trasformati in un caso di scuola di eterogenesi dei fini: una mossa di propaganda che ha finito per disvelare l’estrema fragilità del quadro, inteso come progetto, visione, insomma governo.
Perchè, con la fine del lock down, la realtà , con la sua “concretezza” e i suoi bruschi principi ha squarciato ogni velo di Maja di una narrazione “separata”, da somministrare a un popolo chiuso in casa con gli artifici della comunicazione.
Così prepotentemente da aver relegato in un cono d’ombra financo un appuntamento pensato da Re Sole.
Adesso anche il pomposo ottimismo sul “modello Italia”, la “valanga di soldi che arriveranno”, le “grandi riforme” pare risucchiato nel gorgo dell’indecisione e del rinvio, col premier che annuncia il “Recovery plan”, ovvero il piano per ottenere i denari europei per settembre, il che rende lecito chiedersi di cosa si sia parlato in questi giorni se non di un piano di riforme per accedere ai fondi europei.
Sempre che ci sia per quella data il Recovery fund, dato troppo presto per acquisito nell’ansia di miracol mostrare, prima ancora che si manifestassero tutte le prevedibili asperità della trattativa europea.
In compenso, ci sarebbero, a proposito di concretezza e di problemi di liquidità , i soldi del Mes, pronti da utilizzare, ma di questo il premier non parlerà nella sua “informativa” in Aula, perchè l’intero governo è prigioniero della contesa deflagrata dentro i Cinque stelle.
E dunque si rinvia, nell’ambito di una sorta di gioco dell’oca, che assomiglia a uno sciogli-lingue per i non addetti ai lavori, per cui di Mes si parla dopo il Recovery, ma il Recovery è rinviato a livello europeo, e quindi si resta inchiodati alla casella di partenza, con l’unica certezza che gli italiani pagheranno l’Imu.
Si dirà : fate presto a parlare voi iene dattilografe, avvezze a criticare dalla vostra scrivania chi si ritrova a gestire una situazione senza precedenti.
Obiezione già sentita che avrebbe qualche fondamento se qualcosa andasse liscio, spedito, senza intoppi, come richiederebbe, appunto una situazione senza precedenti. L’elenco, invece, è impietoso.
Il decreto semplificazione, annunciato a metà maggio come la “madre di tutte le riforme” nella prima conferenza stampa all’aperto, di rinvio in rinvio è entrato in una terra di nessuno.
Il decreto rilancio ha iniziato il suo iter in Commissione oggi e sarà una corsa contro il tempo votarlo entro fine luglio, quando scade, con 260 articoli e 1200 emendamenti. Su Autostrade: la De Micheli ha annunciato la decisione entro i prossimi 15 giorni, e non è la prima volta per un dossier aperto dal giorno successivo al crollo del Ponte di Genova.
Di quindici giorni in quindici giorni sono passati due anni e due governi (con lo stesso inquilino a palazzo Chigi).
E poi i soldi per Alitalia, promessi e non stanziati, Ilva con Mittal da riconvocare dopo la presentazione di cinquemila esuberi.
È un bilancio impegnativo, che diventa davvero senza precedenti se si aggiungono incertezze e ritardi sul già varato: i decreti attuativi che mancano sul Cura Italia e sul decreto Rilancio, il labirinto burocratico del decreto liquidità che comporta ritardi nell’erogazione dei prestiti, la Cassa integrazione, che in parecchi aspettano ancora, prolungata per quattro settimane, con la scoperta, solo ora che il meccanismo è “farraginoso” e necessita anch’esso di una riforma.
Il bonus per le partite Iva e gli autonomi coperto fino a fine maggio. E tralasciamo, per necessità di sintesi, la questione della scuola, la fornitura d’armi all’Egitto, i decreti sicurezza da cambiare da un anno.
A proposito di concretezza e di chiacchere a Villa Pamphili. Punto.
(da “Huffingtonpost”)
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